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"Neil Young"

"Everybody knows this is nowhere"

"After the gold rush"

"Electric prayers"

"Harvest"

"Time fades away"

"On the beach"

"Tonight's the night"

"Zuma"

"American stars and bars"

"Comes a time"

"Rust never sleeps"

"Live Rust"

NEIL YOUNG

La disponibilità di vinile e cd marchiati Neil Young è quanto mai ampia in casa mia, anche se non completa. La scheda, obbligatoriamente, sarà quanto mai lunga (e divisa in più pagine) e seguirà un rigoroso ordine cronologico, a prescindere dai gruppi accompagnatori del nostro. Il protagonista è sempre il nostro Neil, in fin dei conti. A differenza delle altre schede, questa di Neil Young seguirà la discografia disco per disco, annotando anche i casi in cui l'album non è presente (per il momento) nella mia discoteca.

Un piccolo promemoria per chi si fosse perso le schede dove Neil Young appare come membro di altri gruppi.

Per la scheda dei Buffalo Springfield, premere il bottone.

Buffalo Springfield

Per la scheda di Crosby, Stills, Nash & Young, premere il bottone.

Crosby, Stills, Nash & Young


(1968)

Neil Young

"Neil Young"    

[vinile]

Dopo l'avventura Buffalo Springfield, inizia il grande viaggio solista per Neil Young. Due capolavori, "The loner" (il primo grande classico del Neil solista, rovinato un po', forse, dalla produzione troppo orchestrale) e la lunghissima e conclusiva "Last trip to Tulsa". Quasi al livello delle due precedenti, la splendida "I've been waiting for you". È facile dire si farà: il disco successivo s'intitola "Everybody knows this is nowhere", non so se mi spiego. Per il momento, sembra che Neil sia indeciso sulla direzione da prendere e affoga tra troppe soluzioni orchestrali cervellotiche. Al di là di tutto, un buon esordio.

Curiosità

Per leggere la presentazione dell'album, contenuta nel libretto del cd, premere il pulsante.

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(1969)

[vinile e cd]

Neil Young & the Crazy Horse

"Everybody knows this is nowhere"

Uno dei più bei dischi di tutti i tempi. "Cowgirl in the sand" andrebbe ascoltata al buio: la mente partirebbe per un viaggio tra la sabbia e il deserto e le immagini sarebbero chiare e nitide, come vedere un film. Pochi (o troppo pochi) hanno valutato l'influenza di Neil Young sui gruppi degli anni ottanta e novanta; io penso sia stata un'influenza innegabile e fortissima. Queste chitarre non hanno paragoni e il riff di "Cinnamon girl" è punk in anticipo di un lustro, mentre, le estenuanti cavalcate chitarristiche di "Cowgirl in the sand" e "Down by the river", non riescono mai a stancare (paradosso, me ne rendo conto), a dispetto del loro minutaggio. Il grande successo arriverà con le morbidezze di "Harvest", ma il vero Neil Young, secondo me, è questo.

Curiosità

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(1970)

Neil Young

"After the gold rush"    

[vinile]

È forse il Neil Young più amato, il cantore morbido che ogni tanto alza il volume. La tensione, a livello musicale, rispetto al precedente "Everybody knows this is nowhere", si è stemperata nettamente ed è così che in "After the gold rush" abbiamo in prevalenza ballate morbide come la title-track o "Don't let it bring you down" e solo in un'occasione il volume e la potenza schizzano verso l'alto: "Southern man" è uno splendore elettrico dei migliori. Io continuo a preferire il Neil che strapazza la chitarra elettrica più a lungo, ma il fascino di queste canzoni è innegabile, come pure la grandezza complessiva di questo album.

Curiosità

Il disco è attribuito al solo Neil Young, ma sul retro-copertina, sotto all'elenco delle canzoni, c'è questa scritta: "Neil Young and Crazy Horse with Greg Reeves, Steve Stills and Nils Lofgren".- I musicisti: al basso Billy Talbot (dei Crazy Horse) e Greg Reeves, al piano Nils Lofgren, alla batteria Ralph Molina (Crazy Horse), alla chitarra Neil Young e Danny Whitten (Crazy Horse), alla voce solista Neil Young, ai cori Danny Whitten, Nils Lofgren, Steve Stills, Ralph Molina, all'armonica Neil Young, ai rattoppi (?) Susan Young.- Al termine delle note, questa frase: "Molte di queste canzoni sono state ispirate dalla sceneggiatura di After the gold rush di Dean Stockwell e Herb Berman".- La bella foto di copertina è di Joel Bernstein.


(1972)

Neil Young & the Crazy Horse

     "Electric prayers"

[cd]

Un bootleg contenente un concerto del 1970, poco dopo l'uscita di "Everybody knows this is nowhere". Poteva essere una chicca, ma la registrazione scandalosa non permette di gustare a pieno un Neil Young ai primordi della carriera solista.

Curiosità

Bootleg registrato a Cleveland nel febbraio 1970.


(1972)

[cd]

Neil Young

"Harvest"

Dopo la tempesta sonora di "Everybody knows this is nowhere" e la relativa calma di "After the gold rush", Neil conosce un brutto periodo, martoriato da dolori alla schiena e da altri problemi più o meno gravi e registra questo album semi-elettrico, con (a volte pesanti) arrangiamenti orchestrali e centra i soli numero uno statunitensi della sua carriera, l'album stesso e il singolo "Heart of gold". Buone emozioni da "Old man" e soprattutto "Alabama", quest'ultima una splendida canzone in tutti i sensi, musica e testo (famoso lo scambio a distanza generato da "Alabama", a suon di canzoni, con i "sudisti" Lynyrd Skynyrd). Un album bello nel senso classico del termine, ma che, a mio parere, non è tra i capolavori del canadese.

Curiosità

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(1972)

Neil Young

"Journey through the past"

Colonna sonora dell'omonimo film


(1973)

Neil Young & the Crazy Horse

"Time fades away"

[vinile]

Contro ogni logica commerciale e contro il buon senso, Neil Young, dopo il grande successo di "Harvest" (suo unico numero uno statunitense, come il singolo "Heart of gold"), esce con un album dal vivo con pezzi inediti; non bastasse, l'album è la cronaca del tour successivo ad "Harvest", nel quale Young era accompagnato dagli Stray Gators e proponeva solo canzoni nuove. L'ennesima dimostrazione di miopia commerciale da parte del canadese, ma anche la conferma che Neil Young non ha mai badato a nient'altro se non a seguire il proprio istinto. "Time fades away" stupì chiunque quando uscì: è un album duro, ostico, per niente ammiccante verso il pubblico (quello in sala e quello che aspettava un seguito sulla falsariga di "Harvest"). Fosse antipatico per altri motivi, Neil Young bisognerebbe stimarlo anche solo per questo.

Curiosità

I testi sono scritti a mano su un foglio enorme ripiegato in tre volte e stampato su una sola facciata; le note e i credits sono sulla busta, i musicisti di ogni singolo brano sul foglio.- Gli ospiti: David Crosby, chitarra e voce in "Yonder stands the sinner" e lo stesso Crosby alla voce e Graham Nash, chitarra e voce, in "Last dance".- La rosa rossa sul palco della copertina, dovrebbe ricordare la morte di Danny Whitten, il chitarrista dei Crazy Horse morto di overdose proprio durante la preparazione della tournèe di "Time fades away" (ed escluso dalla stessa da Neil Young a causa della sue condizioni penose, cosa che il canadese non riuscì mai a perdonarsi).


(1974)

Neil Young

"On the beach"    

[cd]

È il disco dell'introspezione, delle scelte improvvise, delle tragedie. Dopo la morte di Danny Whitten, se ne va, ancora per overdose, un roadie di Crosby, Stills, Nash & Young, Bruce Berrie. Neil registra il paranoico "Tonight's the night", ma poi cambia idea e pubblica "On the beach". Il disco si presenta nel migliore dei modi: "Walk on" è una canzone younghiana fino al midollo, quasi allegra, ma poi le atmosfere si fanno più pesanti. Non si respira aria di morte, come nel successivo "Tonight's the night" (che in realtà, è precedente, come già detto), c'è la voglia di andare avanti, ma la tristezza è palese (e la copertina malinconica - e strana - è un segno chiarissimo di tutto questo). "On the beach" è un grande album, zeppo di blues, musicale e intimo, quel blues dell'animo che solo i grandi artisti riescono a trasformare in arte.

Curiosità

Foglietto del cd ripiegato, con le note e una lettera di Rusty Kershaw, il tizio che influenzò non poco le scelte di Neil Young in quel periodo.- Gli ospiti: Levon Helm alla batteria in "See the sky about the rain" e "Revolution blues"; Rick Danko al basso in "Revolution blues"; Graham Nash al piano Wurlitzer in "On the beach"; Rusty Kershaw alla slide guitar in "Motion pictures (For Carrie)" e alla fiddle guitar in "Ambulance blues".- "Motion pictures (For Carrie)" è dedicata alla moglie di Neil del periodo, l'attrice Carrie Snodgress.


(1975)

Neil Young

      "Tonight's the night"

[cd]

L'album della sofferenza esce dopo essere rimasto un paio d'anni nel cassetto. È il disco che racconta le tragedie delle persone a lui vicine: Neil accusò la perdita, in poco tempo, di Danny Whitten, membro dei Crazy Horse e Bruce Berrie, roadie di Crosby, Stills, Nash & Young. La paranoia e la sofferenza escono a pacchi dalle canzoni di questo disco: non è la raccolta di canzoni di Neil Young che mi vien voglia di ascoltare, anche se alcuni pezzi sono notevoli ("Roll another number" e "New mama" su tutte). Pochi, in ogni caso, avrebbero avuto il coraggio di pubblicare un tale concentrato di sofferenza e di morte e tra quei pochi non può mancare Neil Young.

Curiosità

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(1975)

[vinile]

Neil Young & the Crazy Horse

"Zuma"

Il classicissimo e stupendo Neil Young che si divide tra acustico ed elettrico. "Zuma" può rientrare a pieno diritto tra i migliori lavori di sempre del canadese e potrebbe essere il manifesto dell'artista di quegli anni, eternamente diviso tra sonorità ai limiti del punk (ebbene sì), come in "Drive back" e le ballate alla "Through my sails". Un disco che non potrà mai stancare, come non stanca un brano lunghissimo come "Cortez the killer", l'emblema di questo disco, canzone elettrica, ma dal ritmo lentissimo e malsano, come la storia che racconta. A parte la copertina, eccellente in tutti i sensi.

Curiosità

In "Through my sails" (registrata nel 1973 e solo ora, 1975, pubblicata), cantano Crosby, Stills & Nash e lo stesso Stills suona il basso.- Sulla copertina (orrenda!), disegnata da un certo Mazzeo, si vede una specie di cactus che, in definitiva, non è altro che una mano che fa il "dito".- La versione spagnola del disco cambiò il titolo "Cortez the killer" in "Cortez Cortez". Il motivo (letto nel libro "Neil Young", della collana Manuali Rock della Arcana) sarebbe il seguente: in quel paese l'assassino conquistatore Fernando Cortés è una delle vergogne nazionali e questo può pesare anche sulla copertina di un disco rock.


(1977)

Neil Young

     "American stars 'n bars"

[vinile]

Un album dalle due facciate nettamente distinte (non solo fisicamente, essendo un LP in vinile): sulla prima, le nuove canzoni dominate dal country e dal violino di Carole Mayedo (stupenda "Bite the bullet", dove si incrociano il violino e la chitarra elettrica di Neil), mentre sulla seconda troviamo canzoni vecchie di uno, due o anche tre anni, tra le quali la roboante "Like a hurricane", uno dei futuri cavalli di battaglia live. Raccontato così sembra un disco slegato e frammentario e invece scivola liscio come un bicchiere di whiskey.

Curiosità

Gli ospiti: ai cori Linda Ronsadt e Nicolette Larson, alle musiche i Crazy Horse.- Le canzoni veramente nuove sarebbero quelle della prima facciata; nella seconda trovano posto un pezzo tratto dalle session di "Homegrown" ("Star of Bethlehem", con Emmylou Harris alla voce), un pezzo del '76 e due risalenti al '75 (entrambi con i Crazy Horse).- Copertina e retro non riportano alcuna notizia, nemmeno i titoli delle canzoni.


(1977)

Neil Young

"Decade"


(1978)

Neil Young

"Comes a time"

[cd]

Uno degli album più famosi di Neil. Bello, classico, acustico o timidamente elettrico, è il Neil Young più conosciuto dal grande pubblico. La title-track e "Lotta love" sono due classici famosi ancora oggi dopo tanti anni. Musica leggera, disimpegnata, a tratti quasi anemica: non è il Neil Young che preferisco e anche il canadese sembra pensarla allo stesso modo.

Curiosità

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(1979)

Neil Young & the Crazy Horse

"Rust never sleeps"

[vinile]

Nello stesso periodo uscì il film omonimo (La ruggine non dorme mai, frase presa da una canzone dei Devo! Neil è una persona intelligente e senza pregiudizi), cronaca dei concerti del 1978; il set era diviso nettamente, come questo disco, tra una prima parte acustica e una seconda elettrica (molto elettrica!). Le canzoni sono younghiane, specie nella prima facciata (bellissime "Thrasher" e "Ride my Llama"), ma come non riconoscere l'influenza del periodo nel riff di "Sedan delivery" e nella durezza di "My my, hey hey (Into the black)"? Il punk voleva sotterrare i dinosauri del rock anni '70, ma Neil Young fu tra i pochi che benedì il movimento (vedi la scelta del titolo), anche perché, viste le scelte musicali della sua carriera, chi può essere definito punk, se non Neil Young?

Curiosità

"My my, hey hey (Out of the blue)" e l'intera seconda facciata, sono state registrate dal vivo durante il tour del 1978.- Note completamente assenti.


(1979)

Neil Young & the Crazy Horse

"Live Rust"    

[vinile]

Il Neil Young di fine anni '70 era un musicista rispettato, di successo; tutto questo sembra disturbare il canadese, come ha dimostrato il periodo di "Harvest". "Live rust" chiude una fase della carriera di Neil, per aprirne una nuova, tremenda, che durerà per quasi tutti gli anni '80. In questo doppio live è riconoscibile lo stato di grazia di Neil: il fascino della prima facciata acustica, la versione stupenda, scremata dagli archi del primo album solista, di "The loner", l'elettricità amica di "Cinnamon girl" e "Sedan delivery", il metallo rovente di "Hey, hey, my, my (Into the black)". "Live rust" resterà per molto tempo l'ultimo Neil Young da ascoltare con vera passione e senza i "se" e i "ma"; poi, per fortuna, arriverà "Freedom".

Curiosità

"Live rust", colonna sonora del film "Rust never sleeps", rimanda inevitabilmente all'album omonimo (il quale, nella seconda facciata, ospitava performance live tratte dallo stesso tour di "Live rust"): scelte cromatiche simili, caratteri uguali e soprattutto, la stessa divisione musicale tra acustico ed elettrico (una facciata per uno in "Rust never sleeps", una facciata acustica e tre elettriche in "Live rust").- Il disco è doppio con copertina apribile, ma le informazioni sono ridotte all'essenziale; sul retro è perfettamente (e volutamente penso) visibile, sulla tracolla della chitarra di Neil, un piccolo tondo con una foto di Jimi Hendrix.- Il Bernard Shakey, co-produttore del disco, è Neil Young.

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