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Dazzling display

The suitcase sessions

Live at Big Mama

STEVE WYNN

Biografia Steve Wynn

Biografia Dream Syndicate

Biografia Danny & Dusty


Dazzling display

[cd]

È difficile parlare di un disco di Steve Wynn senza nominare i Dream Syndicate, ed è anche logico, essendo quel gruppo insostituibile in una certa parte del cuore e dell'anima. Questo Dazzling display, secondo disco solista di Wynn, si fa apprezzare per alcune buone canzoni, ma non riesce a sopire il rimpianto ancora forte (dopo più di vent'anni) per quel grandissimo gruppo. Sono consapevole del fatto che Steve Wynn dovrebbe avere il diritto di lasciare alle proprie spalle l'esperienza precedente, senza che qualcuno sia pronto a ricordargliela ad ogni occasione, ma in fondo è colpa sua: ha reso epocali e indimenticabili i Dream Syndicate, che colpa ne abbiamo noi?

La fine dei Dream Syndicate è seguita dall’esordio solista di Steve Wynn, Kerosene man (1990), seguito da questo Dazzling display (1992). Difficile parlare di Steve Wynn e non rievocare la sua vecchia band, è un riflesso incontrollabile, come un tic che mi perseguiterà per sempre. Per questo, forse, non sono stato così attento alla carriera solista di Wynn e per questo i primi ascolti di Dazzling display mi delusero profondamente: quando non ascolti con le orecchie e il cervello, ma con il cuore, i suoni arrivano indistinti e le incomprensioni affiorano in ogni dove. Dazzling display non è un brutto disco, tutt’altro, tolta una propensione all’accumulo di suoni che in qualche passaggio stona non poco (la produzione è di Joe Chiccarelli).

L’iniziale Drag è già una bella scossa, bella di quella bellezza che pervadeva le vecchie imprese del nostro: spiace solo che la traccia sia riempita di tutto e di più (un sitar, una sezione fiati, rumori e voci). Gli ospiti di rilievo: Russ Tolman (vecchio socio di Wynn nei Suspects) e Chris Cacavas (ex-Green On Red) ai cori.

Tuesday conferma la buona forma compositiva di Wynn, che in questo caso si cimenta in una ballata veloce di non grande spessore, ma convincente. Tra gli ospiti, le chitarre acustica e a dodici corde di Peter Buck dei REM, i cori di Flo & Eddie (Turtles e Mothers of Invention) e il basso di Mark Walotn (ex-Dream Syndicate).

When she comes around è dedicata a Hubert Selby jr., lo scrittore: una ballata tenue e delicata, non fosse per una produzione che spinge l’acceleratore su qualunque suono di questo album.

A proposito di spingere, Dazzling display, il brano che titola l’album, presenta una batteria sintetica, sinceramente strana da sentire in un disco di Steve Wynn. La mano melodica è ancora buona, con quel tocco inconfondibile presente nelle canzoni dell’autore. Ancora Peter Buck tra gli ospiti, con chitarra acustica e mandolino (sinceramente difficile da individuare in un tale marasma chitarristico).

Halo vede ancora Peter Buck alla chitarra acustica, l’ospite più assiduo di questo disco, nella prima canzone autenticamente lenta del disco, ma non molto interessante. Dandy in disguise indugia ancora una volta sul troppo, compresi gli ospiti (Chris Cacavas al piano, Mark Walton e Russ Tolman), anche se il brano riesce ad attecchire per la forza melodica. Grace presenta una formazione ridotta all’osso rispetto al resto della scaletta, ancora con Mark Walton al basso, ma la tendenza all’ipertrofia sonora è ancora la medesima, tanto che la splendida voce di Wynn viene quasi sommersa: la canzone è splendida.

Peter Buck alla chitarra acustica e Chris Cacavas alla fisarmonica farciscono As it should be, una sorta di nenia lentissima senza batteria, una ninna nanna se confrontata con le canzoni del restante lotto. Uno Steve Wynn intimista che raddoppia con Bonnie and Clyde, una cover di Serge Gainsbourg, tradotta in inglese dallo stesso Steve Wynn. Ad interpretare la parte di Bonnie, Johnette Napolitano, anche bassista: la melodia stupenda è costruita con le chitarre acustiche ed elettriche di Wynn e del chitarrista di tutte le canzoni, Robert Mache e da un grido in loop che può sembrare stridente: dipende da come la si vede (o la si ascolta).

405 è uno dei pezzi più convincenti dell’album, un riff che sembra estratto di peso dai Dream Syndicate più arcigni e la solita (è una tiritera infinita, ormai) accumulazione di suoni, ma il brano funziona, eccome! Compreso il lancinante assolo di violino di Richard Greene e il finale stoppato improvvisamente. Canzone dedicata a un altro scrittore, James Ellroy.

Siamo al doppio finale. Close your eyes conclude la scaletta listata sul retro-copertina del cd, con una canzone che sembra carpita di peso dal songbook dei REM e Peter Buck, non per nulla, si riserva la chitarra a dodici corde (e l’acustica). È un finale all’insegna del tranquillo dopo un album vibrante di suoni e di canzoni. Il vero finale è un altro e arriva dopo una manciata di secondi dalla fine di Close your eyes. Light of hope, secondo il libretto del cd, sarebbe stata scritta da Matthew Wynn nel 1917: data l’età di Steve Wynn, Matthew potrebbe essere il nonno. La registrazione è volutamente vintage, ma non fino in fondo. Tra i musicisti troviamo Chris Cacavas protagonista al piano e alla fisarmonica e al coro, tra gli altri, John Wesley Harding.

Sfrondati i ricordi dei Dream Syndicate, Steve Wynn è un artista che può regalare ancora momenti emozionanti, bisogna tenerne conto.

Curiosità

Gli ospiti: Peter Buck (REM), John Wesley Harding, Chris Cacavas (ex Green On Red), Flo & Eddie (Zappa e dintorni e Turtles).


[cd]

The suitcase sessions

Un cd in edizione limitata che raccoglie cover, inediti e versioni alternate di vecchie canzoni del nostro. Why, in apertura del disco, è un pugno nello stomaco, violenta, veloce e splendida. Il resto scorre tra ballate e cover varie, sino all'ennesima versione di John Coltrane stereo blues: "Ancora!", potrebbe pensare qualcuno, "Ma allora non si è dimenticato dei Dream Syndicate?" Penso sia difficile cancellare quell'esperienza, tanto costruttiva dal punto di vista artistico, quanto misera dal punto di vista monetario e allora, perché non godersi la millesima versione di John Coltrane stereo blues e perché non amarla follemente, come in tutte le precedenti occasioni?

Curiosità

Disco in edizione limitata (2000 copie). Le prime sei canzoni (Why, Waiting like Mary, This deadly game, The difference between right and wrong, Make it up to you, The way you punish me), provengono da session registrate a Chicago nel 1995; The actress risale al 1992 (ospite Stephen McCarty, ex Long Ryders); Venus e Tighten up datano 1996 (ospite Dennis Duck, ex Dream Syndicate); The blue Drifter e John Coltrane stereo blues sono state registrate ad Oslo nel 1996 (ancora Dennis Duck tra gli ospiti).


STEVE WYNN & the MIRACLE 3

Live at Big Mama

[cd]

Disco dal vivo allegato a Il Mucchio Extra (le belle sorprese che il Mucchio ancora mi regala dopo trent'anni di frequentazione). L'equazione è matematica (e cos'altro dovrebbe essere?): Steve Wynn, uguale, Dream Syndicate. I pezzi della vecchia band suonano ancora splendidamente (bella Burn: bella, bella, bella e potrei continuare all'infinito) e anche la produzione solista regge la prova live (anche se Crawling misanthropic blues, nella versione di studio, era molto più devastante). Mi stupisco della mancanza di John Coltrane stereo blues, ma penso che a Wynn, ormai, esca dagli occhi. Bravo Steve, continua a far sognare noi iscritti al vecchio sindacato del sogno.

Curiosità

È un cd in regalo con la rivista Il Mucchio Extra (n° 5).- Tra i membri della band, Chris Cacavas (ex Green On Red).


DISCOGRAFIA

Kerosene man (1990)

Dazzling display (1992)

Fluorescent (1993)

Still in Hollywood (1994)

Howl... A farewell collection on unreleased songs (1994)

Take your flunky & dangle (1994)

Melting in the dark (1995)

Sweetness and light (1997)

Advertisement for myself (1998)

My midnight (1999)

The suitcase sessions (2000)

There will come a day (2001)

Sustain (2001)

The Emusic singles collection (2001)

Here comes the Miracles (2001)

Live at Big Mama (2002)

Static transmission [come Steve Wynn and the Miracle Three] (2003)

Riding shotgun (2004)

...tick ...tick ...tick [come Steve Wynn and the Miracle Three] (2006)

Live tick [come Steve Wynn and the Miracle Three] (2006)

Crossing Dragon Bridge (2008)


LINKS

Steve Wynn

La scheda di Scaruffi, molto generosa in lunghezza e giudizi positivi. [Italiano]

Steve Wynn

Dovrebbe essere il sito ufficiale di Steve Wynn. Grafica elegante e molte pagine: la discografia non è dettagliata, ma comprende tutte le produzioni Wynn, dai Dream Syndicate alla carriera solista, da Danny & Dusty ai Gutterball; la pagina dei file permette di scaricare alcuni mp3 e una selva di video (nella maggior parte, documenti live). Nutrita la sezione articoli, con tre recensioni in aggiunta. Per finire, qualche fotografia, il negozio on line e poco altro. [Inglese]

Here comes the miracles

Recensione di Here comes the Miracles, disco di Wynn del 2001. [Italiano]


VAI A...

Steve Wynn era l'anima dei Dream Syndicate. Morta quell'esperienza straordinaria, ha intrapreso una carriera dalle pubblicazioni molto nutrite, da solo o in compagnia. Seguendo il suo esempio, elencherò i solisti della mia discoteca che un tempo facevano parte di un gruppo.

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