WHO
My generation

[vinile]
È uno dei dischi più importanti della storia del rock, non tanto e non solo per la musica ivi contenuta (irruente, a ruota libera e in alcuni casi, ancora acerba), quanto per il ruolo storico di queste canzoni: basta citare il capolavoro che titola l'album, uno degli inni generazionali di tutti i tempi per i giovani appassionati di musica rock. Che poi l'Inghilterra dell'epoca fosse divisa tra mods e rockers è un altro paio di maniche. Un gran bel disco, nel quale all'inno già citato si affiancano due altri piccoli capolavori di Townshend, Substitute e A legal matter. Tra gli altri pezzi, le cover di James Brown e di Bo Diddley e la batteria stratosferica di Keith Moon in molti brani, con una punta di autentico parossismo in The Ox.
A quick one

I Who degli esordi, imprevedibili, divertenti e già geniali (anche se il genio vero e proprio, a livello compositivo, si concentra nella mente di Pete Townshend). Alcuni classici (la marcetta di Happy Jack, la tenebrosa Boris the Spider, firmata da John Entwistle, Run run run) e molte cover (tra le quali una versione di Batman e una di Barbara Ann, non proprio memorabili). Si faranno?
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[cd]
Rock-opera: solo la definizione può far venire il latte alle ginocchia, ma quando si tratta di Tommy non lasciatevi ingannare dai maniaci dei generi. Tommy è semplicemente uno dei più sensazionali dischi rock di ogni tempo. Certo, racconta una storia, le canzoni sono tutte collegate tra loro, c'è un tema principale, ma fottiamocene e balliamo con questa musica immortale. Detto questo, come riuscire a citare qualche brano? È un'opera (e mai definizione è stata più calzante, in tutti i sensi) che va ascoltata dall'inizio alla fine, possibilmente con i testi sotto gli occhi. Proviamo a elencare le nostre preferite sotto il profilo strettamente musicale: la fantastica Pinball Wizard, uno dei classici assoluti usciti dalla penna di Pete Townshend, I'm free, con la sua ritmica in controtempo, la commovente Tommy can you hear me, il finale di We're not gonna take it, ma potrei continuare ancora per molto. Vi preoccupa la prospettiva di spendere un bel po' di tempo per un'opera, anche se rock? Al sottoscritto sono bastati un paio di ascolti per familiarizzare e un altro paio per amare questo disco. Adesso lo adoro, vedete voi.
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Live at Leeds

[vinile]
È uno dei live della storia del rock, questo secondo la critica ortodossa. Io (che non seguo professioni particolari o correnti del dio Kritiko) non riesco ancora ad accodarmi e probabilmente, avrò ancora bisogno di tempo e di ascolti per arrivare a un giudizio definitivo. Mi succede la stessa cosa con un altro paio di dischi (in questo momento, mi vengono in mente altri due live, Happy trails, dei Quicksilver Messenger Service e Live Bullet, di Bob Seger & the Silver Bullet Band). Avrei preferito giudicarli dal vivo a quell'epoca, ma nessuno mi ci portò, a sei anni, a un loro concerto. Studierò ancora...
Curiosità
Copertina di color marroncino chiaro, il titolo scritto in un angolo, a mo' di bollo e nient'altro…! Non i titoli (che si possono trovare sull'etichetta), né le date di registrazione: nessuna informazione.

[vinile]
Dopo Tommy e lo sfogo di Live at Leeds, gli Who al meglio di loro stessi ci danno Who's next, album che contiene alcuni dei capolavori del gruppo e della nostra musica: Baba O'Riley, Bargain, Behind blue eyes, la fenomenale Won't get fooled again. Una copertina imperdibile, un suono perfetto (prodotto dagli Who stessi) e la migliore collezione complessiva di pezzi da novanta, fanno di Who's next l'opera (forse) più completa del gruppo inglese.
Curiosità
Nicky Hopkins suona il piano in due pezzi (Song is over e Getting tune).- La stupenda fotografia di copertina è di Ethan A. Russell.
The Who by numbers

È l'album della sofferenza per gli Who. Gli abusi di sostanze, che porteranno Keith Moon alla tomba e Pete Townshend in clinica, si riflettono nei testi amari e disincantati, ma la musica non li accompagna, visto che suona in quasi tutto il disco gioiosa, dolce o sfrenata. Trovo la voce di Daltrey troppo 'carica' ed eccessiva in molti passaggi, ma, a parte questo, l'album è di una godibilità assoluta: Slip kid, Success story (di Entwistle) e la splendida How many friends incorniciano quello che potrebbe essere considerato come l'ultimo grande lavoro del gruppo (il disco successivo è il deludente Who are you e subito dopo Keith Moon saluterà tutti per ritirarsi tra i nembi, dove spero abbia trovato una batteria e qualche goccio da bere).
Curiosità
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Who are you?

[vinile]
Il saluto a uno dei più grandi batteristi rock di tutti i tempi, non è dei migliori, anzi: Keith Moon morirà poco tempo dopo l'uscita di questo disco e la perdita rischiò di far crollare il gruppo (che, in effetti, si trascinò qualche altro anno tra produzioni mediocri). Who are you?, musicalmente parlando, è incomprensibile; il cancro della disco-music aveva attecchito presso molte vecchie glorie (si pensi ai Rolling Stones di Emotional rescue) e anche in questo disco, l'influenza nefasta si fa sentire. Sintetizzatori a profusione, batteria sintetica in molti passaggi, canzoni dimenticabili. Un triste epitaffio per Keith Moon.
Curiosità
Ultimo disco di Keith Moon.- Davvero triste la copertina: attorniato dai tre compagni, il già malato Keith Moon, vestito da cavallerizzo, è seduto su una sedia che ha una scritta sullo schienale: 'Non portare via'. Tristemente profetico, davvero.
Music from the soundtrack of the Who film Quadrophenia

[cd]
La terza opera-rock di Pete Townshend (la seconda non vide la luce all'epoca) potrebbe gareggiare con la prima, Tommy, in quanto a bellezza e qualità compositiva? L'ascoltatore che sta scrivendo queste righe pensa di sì, anche se l'album oggetto di questa recensione è la colonna sonora del film e non l'opera discografica vera e propria. La sequenza iniziale è semplicemente fulminante: dopo il rumore del mare (I am the sea), The real me travolge con il suo 'andare' tipicamente Who, con l'unica aggiunta di una robusta sezione fiati, I'm the one sconcerta leggermente con il suo sapore country (quasi irriconoscibile dato il terremoto ritmico di un certo Keith Moon) e la sua anima divisa tra la ballata e il pezzo rock e infine, 5.15, rock primordiale, con tanto di piano picchiettato alla Fats Domino e un riff fiatistico irresistibile. Il resto del repertorio Who non è da meno, mentre le canzoni di altri artisti degli anni '60 non fanno che trasportare ancor di più nell'atmosfera del film. Una grande colonna sonora. Prossima tappa, l'album vero e proprio.
The kids are alright

[vinile]
The kids are alright può essere considerato come la ciliegina sulla torta prelibata chiamata The Who. I dischi che verranno, da Face dances a Hard, poco diranno più di quel che Pete e compagni avevano già detto e suonato. Il doppio, colonna sonora dell'omonimo film-documentario sulla storia degli Who, è un eccezionale documento sulla band: dagli esordi a Woodstock, fino ai megaconcerti negli stadi, le registrazioni ci restituiscono una band che sul palco poteva gareggiare con chiunque. A noi occorre poco per sentirci primi: ci basta ascoltare questo disco.
Curiosità
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DISCOGRAFIA
My generation (1965)
Ready steady Who EP (1966)
A quick one (1966)
The Who sell out (1967)
Magic Bus - The Who on tour (1968)
Direct hits (1968)
Tommy (1969)
Tommy EP (1970)
Live at Leeds (1970)
Who's next (1971)
Meaty beaty big & bouncy (1971)
Quadrophenia (1973)
Odds & sods (1974)
Tommy [colonna sonora] (1975)
The Who by numbers (1975)
The story of the Who (1976)
Who are you (1978)
The kids are alright (1979)
Quadrophenia [colonna sonora] (1979)
Phases (1981)
Hooligans (1981)
Face dances (1981)
It's hard (1982)
Who's greatest hits (1983)
Rarities volume I & volume II (1983)
The singles (1984)
Who's last (1984)
Who's missing (1985)
The Who collection (1985)
Two's missing (1987)
Who's better, Who's best (1988)
Won't get fooled again (1988)
Join together (1990)
Thirty years of maximum R&B (1994)
My generation - The very best of the Who (1996)
Live at the Isle of Wight Festival 1970 (1996)
BBC sessions (2000)
Blues to the bush (2000)
The ultimate collection (2002)
The best of the Who (2003)
Live at the Royal Albert Hall (2003)
Then and now (2004)
The 1st singles box (2004)
Live from Toronto (2006)
Wire & glass (2006)
Endless wire (2006)
View from a backstage pass (2007)
Amazing journey - The story of the Who (2008)
Greatest hits (2009)
Greatest hits live (2010)
IL NOME
Il nome è stato suggerito dal biografo e grande amico di Pete Townshend, Richard Barnes.
R.I.P.
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Il batterista Keith Moon è morto il 7 settembre 1978, all'età di 32 anni. Alcolizzato (principalmente) in via di guarigione (forse...), Keith Moon, dopo una serata al cinema e una cena con i coniugi McCartney, tornò a casa con la sua ragazza e se ne andò a letto dopo aver ingoiato 32 pillole di Clomethiazole, un sedativo prescritto per alleviare gli effetti delle crisi di astinenza. Il farmaco veniva prescritto con l'indicazione di assumere 1 pillola o fino al massimo di 3 nei momenti più difficili. L'autopsia rivelò che furono 6 pillole a provocare la morte: le altre 26 trovate nello stomaco di Moon non si erano nemmeno dissolte per la sopravvenuta morte. Altro dato: il medico che prescrisse il farmaco non sapeva nulla dell'uso allegro di psicofarmaci del batterista (non si usa l'anamnesi?), una pratica dalla storia lunga e intensa. |
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Il bassista John Entwistle è morto il 27 giugno 2002, all'età di 57 anni. Entwistle era a Las Vegas per dare il via al The Who's 2002 US Tour: la sera prima del debutto si era portato in camera una spogliarellista, la stessa che alle 10 di mattina, una volta sveglia, lo aveva trovato morto per un infarto. Spero almeno che la sua ultima notte sia andata bene... |
LINKS
La scheda di Onda Rock. [Italiano]
Il sito ufficiale di Pete Townshend non può mancare in una lista di links dedicata agli Who. Da leggere la lunga biografia che, ovviamente, s'intreccia con la storia del gruppo. Non mancano le news e le notizie sui vari progetti solisti di Pete. [Inglese]
Una miniera d'informazioni sulla storia e i progetti orbitanti intorno agli Who. Una biografia esauriente, la discografia dettagliata, pagine dedicate ai singoli componenti, articoli, gallerie fotografiche e molto altro. [Inglese]
VAI A...
I nomi imprescindibili degli anni '60: la lista include quelle band che esordirono negli anni '60 e che furono importanti, per un motivo o per l'altro, per la storia del rock (forbice larga, come direbbero i sondaggisti, ma ognuno di questi gruppi ha detto qualcosa...). Regola fondamentale, come sempre, che almeno un loro disco sia arrivato a casa mia.