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Exploring the axis

Moonhead

In the spanish cave

Sack full of silver

The ruby sea

THIN WHITE ROPE

Biografia Thin White Rope


[vinile]

Exploring the axis

L'esordio del gruppo di Guy Kyser sorprese pochi fortunati sparsi per il mondo… Nel senso che pochi si accorsero dei Thin White Rope in generale, ma quello sparuto gruppo di incontentabili si sono beati dell'estetica del deserto e degli spazi di questa band straordinaria e sfigata. Ingredienti: un pizzico di country (che in seguito si farà sentire in misura maggiore), un occhio e un orecchio verso i Television, l'altro occhio e l'altro orecchio verso le vicine suggestioni marchiate Quicksilver Messenger Service e la dea chitarra sempre in primo piano. L'incipit di Down in the desert è un manifesto della loro musica, un frenetico e maestoso dipinto desertico; sì, perché il deserto è l'immagine e l'ossessione dei Thin White Rope (che provengono da Davis, una cittadina universitaria isolata a un centinaio di miglia da San Francisco). La stupenda Soundtrack è la dimostrazione lampante di come sia possibile inventare dei riff intriganti anche dopo trent'anni di rock'n'roll, mentre Disney girl ridefinisce la ballata dall'alto di un feedback a dir poco inquietante. Un altro grande affresco è rappresentato dalla canzone che dà il titolo all'album, una cavalcata polverosa che ritornerà spesso come tema dominante nei dischi successivi. Un grande esordio.

Curiosità

Le due copertine, sopra il titolo e sotto il testo: sopra, la seconda edizione, della Zippo Records, nell'edizione inglese (come la mia copia) e sotto la prima edizione della Frontier.


Moonhead

[vinile]

È con questo disco che conobbi i Thin White Rope. Dovreste provare la stessa esperienza: togliere il disco dalla busta, porlo sul piatto e meravigliarvi con Not your fault, un attacco di batteria semplice e memorabile allo stesso tempo e una chitarra che più distorta non si può (si può, ma è per rendere l'idea). In generale, il suono ruspante dell'esordio viene leggermente stemperato e incanalato, risultando, alla fine, un po' monotono, ma è un'inezia. Not your fault è seguita da un pezzo dalle venature quasi hard rock (Wire animals) e da due fughe tipicamente Thin White Rope (Take it home e Moonhead), separate dalla stupenda e velenosa Thing, una meraviglia acustica incorniciata da una chitarra elettrica che, nel finale, arriva da lontano per una fugace apparizione e ti lascia a bocca aperta. Sul secondo lato, a lasciare a bocca aperta è il corroborante tiro punk di Come around, circondato dalle classiche divagazioni sui temi Thin White Rope. Moonhead è una conferma più che positiva.

Curiosità

Ringraziamenti: A Ward Dotson, investigatore privato e a tutti i buoni, brutti e cattivi e a tutti i Dondolanti Penzoloni [Swingin' Danglers; da quanto scritto su In the spanish cave, sarebbe il nome del fan club del gruppo].


[vinile]

Captain Long Brown Finger in the spanish cave

Un leggero spostamento verso una maggiore contaminazione country, non impedisce ai Thin White Rope di stupire per l'ennesima volta. Mr. Limpet e la lunga Astronomy, la prima con un piglio veloce (velocissimo), la seconda in tema di ballata, esplorano il country con la sensibilità e il piglio tipico del gruppo, lasciando ad altre songs il compito di spazzare i deserti soliti della band. Red sun, ai primi ascolti, può risultare forzata per via di un riff contorto, ma come cresce questa canzone con il tempo... It's OK stupisce per la 'profondità' della chitarra, un suono cupo e quasi malsano. Elsie crashed the party e soprattutto la fenomenale Wand (un giro di basso da brividi), volano altissimo. Il dopo Moonhead, che io temevo sterile in quanto a variazioni sonore, si rivela promettente ed eccitante.

Curiosità

Al solito essenziali le note dei dischi dei Thin White Rope. L'unica notizia da riferire è il cambio di bassista: al posto di Tesluk arriva John von Feldt. Tesluk era stato definito, da Tom Verlaine, se non sbaglio, il peggiore bassista del mondo. Non so se sia vero; sicuramente von Feldt, ascoltando Wand soprattutto, è stato un acquisto di valore.- Il disegno di copertina è di Steve Blickenstaff.


Sack full of silver

[vinile]

Sembrano ormai suonare a memoria i Rope. Sack full of silver è un classico: dalle chitarre lancinanti (marchio di fabbrica) di Diesel man, alla ballata che dà il titolo all'album e per concludere con le citazioni, la cover di You doo right. Io non conosco la versione originale dei Can, ma il trattamento che Kyser e soci le riservano, che sia o meno rispettoso, è di quelli memorabili. Sack full of silver è uno di quegli album familiari che mancano se non li si ascoltano per un po' di tempo e che vanno gustati in tranquillità, magari con un bicchiere in mano (e una sigaretta nell'altra, ma i gusti sono gusti: se lo si ascolta mentre si fa l'amore non succede niente di male). Sack full of silver può arrivare a mancare come mancano i Thin White Rope, sciolti per inedia di pubblico. Porco mondo.

Curiosità

Per leggere la presentazione del disco degli stessi Thin White Rope, premi il pulsante.

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[cd]

The Ruby Sea

E anche per i Thin White Rope arrivò il momento di mettere la parola fine alla loro splendida avventura, splendida dal punto vista artistico-musicale, ché dal punto di vista monetario non videro il becco di un quattrino. Mi immagino Guy Kyser, laureato in botanica o qualcosa di simile, immerso tra piante e semi, come al tempo della band era immerso nelle sue visioni desertiche e uniche (un mondo, secondo canone, privo dell'acqua indispensabile per un esperto di virgulti). Il disco non racconta nulla di nuovo, anzi, sembra lo specchio di un gruppo ormai in dismissione. Un grande gruppo, una grande perdita.


DISCOGRAFIA

Exploring the axis (1985)

Moonhead (1987)

Bottom feeders (1987)

Captain Long Brown Finger in the spanish cave (1988)

Red Sun EP (1988)

Sack full of silver (1990)

Squatter's right EP (1991)

The ruby sea (1991)

The one that got away (1993)

Spoor, a compilation (1995)


IL NOME

Il nome, Il Percorso dello Sperma, dovrebbe derivare da Il pasto nudo di William Burroughs e ha un significato scherzoso, che può essere interpretato anche come la corda per impiccarsi o un legame invisibile che esiste tra due persone.


CONCERTI

Rosà, 1989. Al Vinile, la minuscola discoteca di Rosà, arrivano i Thin White Rope (periodo In the spanish cave), contraddittoriamente la band degli spazi aperti e del deserto. Lo spazio forse non c'era intorno a loro quella sera, ma Kyser e soci lo hanno creato con la loro musica. Due ore e mezza di estasi sonora, quasi senza pausa. Un'incredibile dimostrazione di come si possa suonare con passione anche a davanti a quattro gatti.

Rossano Veneto, 1992. Nel corso di una rassegna di spettacoli estivi, arrivano i Thin White Rope, ormai agli ultimi concerti prima dello scioglimento finale. Un acquazzone terribile rovesciatosi sulla zona nel pomeriggio, aveva fatto temere che il concerto non si potesse tenere e forse sarebbe stato meglio. Per quanto mi riguarda la delusione è stata grandissima: un gruppo senza voglia di suonare, svogliato e un concerto cortissimo e senza bis. La voglia di tornarsene a casa e di mettere la parola fine ad un'esperienza frustrante, per la totale mancanza d'interesse del pubblico, ha avuto la meglio. Con tutta la mia stima. Adieu.


LINKS

Thin White Rope

È la home page del gruppo (sciolto da più di dieci anni). Graficamente, parliamo di un sito a livello bassissimo (tipo il mio, per intenderci), ma fossero tutte così le home page dei gruppi musicali: discografia completa con tutti i testi, una galleria fotografica, un'intervista a Guy Kyser e un gruppo di discussione. Niente di eccezionale, sia chiaro, ma sicuramente un sito fornito e semplice. [Inglese]

Thin White Rope

Biografia e discografia dei Thin White Rope, all'interno di un sito dedicato alle band chitarristiche (e di chitarre se ne intendevano Kyser e compagni...). [Inglese]

Thin White Rope

Una breve biografia dei Thin White Rope. [Italiano]


VAI A...

Lasciando da parte il testamento un po' dimesso di The Ruby Sea, mi sarebbe difficile scegliere tra gli altri quattro dischi il preferito in assoluto del gruppo. Violentando un po' il buon senso, darei vittorioso di un'inezia il terzo, In the spanish cave, uscito nel 1988. Sarà il 1988 ad essere radiografato dalla solita lista di dischi arrivati a casa mia, in particolare, i lavori con quattro stellette e mezza, la mia valutazione di In the spanish cave.

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