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Suicide

Zero hour

SUICIDE


 

[cd]

Suicide

I Velvet per gli anni '60, i Suicide per gli anni '70 e Jesus and Mary Chain per gli anni '80. Così sentenziò un noto vomita-recensioni parlando di Psychocandy, l'esordio dei Jesus and Mary Chain e citando i due dischi, delle due decadi precedenti, più importanti in assoluto alla pari con il trapano dei fratelli Reid. È indubbio che Psychocandy sia stato importante e lo si può dire oggi, a 5 lustri di distanza dalla sua uscita, ma il paragone non regge. I Velvet sono assisi da molti anni nell'Olimpo degli Dèi del Rock e su questo non ci piove. I Suicide sono, forse, altrettanto importanti e basta ascoltare il loro esordio per capirlo; esordio che arrivò dopo un attività quasi decennale, con due artisti, quindi, maturi e non certo sprovveduti. Insomma, accostamenti epocali o no, lavori imprescindibili per la storia della musica o meno, Suicide è un capolavoro senza tempo da far girare la testa. È impossibile catalogarli, lo dico subito, ma facendo uno sforzo si sentono echi di Velvet (appunto) e nel canto di Vega, un'influenza decisa di Iggy Pop (un suo idolo, ma se non avessi letto di questa sua passione, non avrei mai pensato al cantante degli Stooges). La musica abbandona le chitarre senza nessun senso di colpa e si affida alle tastiere di Martin Rev. Un disco basilare? Non lo so, inquietante di sicuro, strano, folle, bello: imprescindibile. Ecco, l'ho scritto.

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Zero hour

[cd]

Difficile commentare un disco come questo. I Suicide, secondo molti, sono stati tra i gruppi (per alcuni 'il' gruppo) più influenti degli anni '70, al pari dei Velvet per quanto riguarda gli anni '60. Io non mi sento di avvalorare questa tesi, dato che non trovo molte corrispondenze tra questa musica allucinata, claustrofobica e maledetta e le pubblicazioni post-1977, anno di uscita di Suicide, il capolavoro del gruppo. Nemmeno la scena dark, che non disdegnava l'uso dei sintetizzatori, ha ben recepito la lezione di questi autentici figli di nessuno. Delirante e incredibile, ma anche totalmente al di fuori degli schemi. Assolutamente irriconoscibile la cover di 96 tears.

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DISCOGRAFIA

Suicide (1977)

23 minutes in Brussels (1978)

Suicide: Alan Vega/Martin Rev (1980)

Half alive (1981)

Ghost riders (1986)

A way of life (1988)

Why we blue? (1992)

Zero hour (1997)

22/1/98 - Reinventing America (1998)

American supreme (2002)

Attempted: live at Max's Kansas City 1980 (2004)

Live 1977-1978 (2008)


IL NOME

Il nome rispecchia l'aria di autodistruzione che regnava nel giro artistico newyorkese di Soho, da cui emersero.


PLEASE KILL ME

[Parlano i protagonisti: dal libro Please kill me, di Legs McNeil e Gillian McCain, Baldini Castoldi Dalai 2006]

ALAN VEGA

Il 1969 fu il punto di svolta di tutto quanto. Prima di allora, sembrava che gli anni '60 stessero per cambiare il mondo, che tutto stesse per girare in QUESTO modo, mentre invece andò tutto in QUELL'ALTRO modo. Gli MC5 erano una delle mie band preferite, ma dopo gli Stooges non riuscii più a guardarli.


LINKS

Suicide

La scheda di Onda Rock. [Italiano]

Suicide

Un sito sui Suicide che merita per l'eccellente discografia. [Inglese e francese]

Suicide

La scheda dei Suicide dal sito della Ze Records: una breve biografia e la discografia. [Inglese]


VAI A...

Non è forse noto a tutti, ma il punk inglese '76/'77 non sarebbe mai esistito senza la scena newyorkese degli anni precedenti: Ramones, Richard Hell, Television, Dead Boys, Patti Smith Group e poi i padri (New York Dolls e quelli un po' dislocati ma fondamentali, come Stooges ed MC5). I Suicide di quella scena erano i veterani, attivi già da quasi un decennio, quando diedero alle stampe il loro esordio omonimo. Basare la lista di fine scheda sulle uscite statunitensi del '77, è diventato troppo logico. La lista comprenderà tutte le uscite del 1977 arrivate a casa mia, non solo quelle legate al punk e dintorni (ma sarà molto breve, ve lo anticipo); giusto per farsi un'idea di cosa passava il convento allora.

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