BRUCE SPRINGSTEEN
INTRODUZIONE
Bruce Springsteen non è un semplice artista rock: per quanto mi riguarda, Bruce è molto, molto di più. La passione verso la sua arte (continuo a definirla così, anche se molti storceranno il naso: non ho alcun dubbio in proposito, sia sullo storcere di naso che sull'arte), nata dalle pagine di un vecchio numero del Mucchio Selvaggio (il n° 42, giugno 1981) e sviluppatasi attraverso i dischi prima e il concerto del 1985 poi, non è morta e nemmeno svaporata come una bibita aperta da qualche giorno. L'amore per la musica di Bruce si è solamente consolidato, è diventato meno irruento e meno pretenzioso, ma quando arriva il momento, è come la prima volta. Tutto questo per dire che questa non sarà una scheda come le altre e questo non significa meglio o peggio: sarà sicuramente diversa, piena, strabordante l'amore di cui si diceva, eccessiva come può esserlo la passione e spietata come può esserlo una delusione. Bruce ha significato molto per il sottoscritto, tutto qua e i motivi si possono rintracciare tra le montagne di parole che troverete qui sotto e nelle altre pagine collegate. Buona lettura, spero lo sia davvero, nonostante tutto questo. Caio.

"Greetings from Asbury Park, N.J."
È l'esordio di uno dei miti musicali degli ultimi trent'anni. Lanciato come il nuovo Bob Dylan (l'ennesimo), Bruce riuscirà, malgrado tutto, a crearsi un'autonoma e personale carriera, facilitato dall'incredibile prolificità come scrittore e dalla qualità, soprattutto, delle composizioni. In questo debutto, nonostante la produzione assassina, troviamo già dei classici ogni tempo del boss: le progressioni di "Growin' up", la logorrea incontenibile di "Blinded by the light" e "For you", la spensieratezza notturna di "Spirit in the night", la stupefacente "It's hard to be a saint in the city", uno dei tanti colpi di genio di Bruce e soprattutto, uno dei capolavori assoluti del nostro, "Lost in the flood", ballata urbana fin quasi disturbante nella sua drammaticità e nella sua bellezza, distesa sull'asfalto macchiato di sangue da un Bruce di un'intensità da brividi. È vero, la produzione è quanto mai scadente, ma quando la qualità compositiva (anche se ancora acerba) è di livello tale, i rimpianti sono davvero pochi.
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CURIOSITÀ |
"Blinded by the light" fu aggiunta all'ultimo momento per avere un pezzo radiofonico (!!).- Bruce suona anche il basso in "Blinded by the light" e "Spirit in the night".- La confezione è di John Berg, mentre la cartolina di copertina è della Tichnor Bros. (Greetings from... è la formula delle cartoline, come da noi Saluti da...).
"The wild, the innocent & the E-Street Shuffle"

[vinile]
Anche se la prima facciata contenesse schifezze inascoltabili (cosa che non è, anzi), questo disco passerebbe alla storia per la straordinaria seconda side, tre pezzi memorabili e indimenticabili: la straziante storia d'amore di "Incident on 57th Street" commuove ancora oggi ad ogni ascolto, la leggendaria cavalcata di "Rosalita (come out tonight)" diverte ed esalta ogni volta di più, mentre la chiusura straordinaria di "New York City serenade" pone il proprio sigillo con un affresco, musicale e lirico, di una potenza che lascia attoniti. Anche il primo lato, comunque, non manca di soddisfare pienamente, dall'incredibile orgia musicale di "Kitty's back", al classico "4th of july, Asbury Park (Sandy)". Questo disco stava segnando la fine della carriera del futuro Boss, a causa dell'assoluto insuccesso a livello di vendite dei primi due lavori (visto con l'ottica di una casa discografica come la Columbia). La storia andrà diversamente: per fortuna!
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CURIOSITÀ |
Stupenda la foto del retro-copertina, con un Garry Tallent barbuto e capellone e Clarence Clemons scalzo (scatto di David Gahr, autore anche della bella foto di copertina).- Vengono citate due "apparizioni cameo": Richard Blackwell alle congas e percussioni e Albany "Al" Tellone, sax baritono in "The E-Street shuffle". I due personaggi mi sono sconosciuti.

[vinile]
... e fu il successo. Anticipato dalle leggende sui concerti della E-Street Band, "Born to run" sfonda nelle classifiche e nei cuori di molti concittadini a stelle e strisce, mentre Bruce appare nello stesso mese sulle copertine di Time e Newsweek (non è cosa da tutti, si sarà capito). Insomma, è la fama. Il disco è stupendo, anche se trovo il suono un po' troppo cupo in alcuni passaggi (c'è ancora Mike Appel, per l'ultima volta: che sia per quello?). I classici si sprecano: l'inno fatto canzone di "Born to run", l'introduzione cinematografica di "Thunder road" e l'altrettanto cinematografica chiusura della straordinaria "Jungleland", senza dimenticare l'intensità da far accapponare la pelle di "Backstreets". Impossibile scegliere e in fondo, perché farlo? Sarà Bruce a dover scegliere, invece, tra la propria indipendenza e l'asservimento ad uno dei personaggi che sfruttano i geni artistici e lui il genio ce l'ha scritto nel DNA. La vertenza legale con Mike Appel terrà il Boss lontano dalle scene discografiche per tre anni, ma il ritorno è di quelli che non fanno rimpiangere nulla.
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CURIOSITÀ |
Appare per la prima volta Jon Landau, il giornalista (e produttore...) che con la sua frase: "Ho visto il futuro del rock'n'roll: si chiama Bruce Springsteen", ha fatto la fortuna del Boss e propria (appare in veste di produttore già in questo disco).- Splendida la foto di copertina, con Bruce appoggiato alla schiena di Clemons (che si vede solo girando la copertina stessa), opera di Eric Meola.- La copia in mio possesso è quella italiana (con copertina apribile) e ha questa scritta sulla copertina (in italiano): "il più grosso fenomeno dell'anno al primo posto in u.s.a.".

"Darkness on the edge of town"
È il mio capolavoro del Boss di Freehold. "Born to run" pagava ancora qualche incertezza a livello produttivo (a parer mio, non occorrerebbe nemmeno sottolinearlo), ma questo disco è eccezionale, sotto qualunque punto di vista. Bruce non risparmia sudore e inchiostro, sia sulla carta che sul rigo musicale, ed ecco che escono brani dal sapore epocale, come il rock springsteeniano di "Badlands", l'hard rock di "Adam raised a Cain", l'esercizio straordinario di "Candy's room", la ballata strappacuore e tutto il resto di "Racing in the street", la vita quotidiana, raccontata in poco più di due minuti da un Bruce ispiratissimo, di "Factory" e mi fermo. Peccato che il momento creativo coincida con il periodo nero della vita di Springsteen e tutto questo esce dai testi di canzoni, in linea generale, pessimiste, buie, con immagini desolanti (pensiamo solo a "Factory"). Il tour successivo all'uscita del disco, renderà immortale la fama di performer di Bruce e della sua insostituibile band.
[vinile]
È la consacrazione di Bruce: un disco doppio, incontenibile, strabordante rock'n'roll e ballate. In apparenza solare, come la splendida produzione, ma sotto sotto, le allucinanti visioni di "Darkness on the edge of town" sono ancora presenti. Se da una parte sembra quasi risolversi il difficile rapporto con il padre (la splendida "Independence day"), dall'altra abbiamo le storie drammatiche di "The river", uno dei capolavori assoluti di Bruce e non solo (in soldoni: è una delle più belle canzoni mai scritte e incise), di "Point blank", una ballata pianistica che sembra poterti strappare il cuore e la chiusura tutt'altro che ottimista dell'apparentemente delicata "Wreck on the highway". Non solo ballate, comunque, tutt'altro. Il rock'n'roll spazia su gran parte dei solchi delle quattro facciate e travolge l'ascoltatore con la forza di un suono brillante, concentrato sui toni alti, ma non per questo fastidioso. Difficile non appassionarsi alla freschezza di "The ties that bind", il brano che apre il doppio, alla durezza della compatta "Two hearts", al rockabilly della divertente "You can look (But you better not touch)", al tiro micidiale di "Ramrod" e mi fermo. Ciò che farà storcere il naso ai più accaniti seguaci del Boss, sarà la consapevolezza futura dei capolavori che l'artista ha lasciato fuori da queste quattro facciate e ci vorrà l'indispensabile "Tracks", ben diciotto anni più tardi, per ascoltare quelle canzoni in maniera decente. Sulle scelte dell'artista, però, non bisognerebbe mai mettere parola: è solo l'amore per la musica e la poetica di Bruce che smuove tutto questo.
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CURIOSITÀ |
Il disco è doppio, ma sembra che dalla lista finale siano rimaste fuori qualcosa come un'ottantina di canzoni.- "Hungry heart" è il primo singolo di Bruce a fare la sua apparizione nella classifica statunitense.- Di "You can look (But you better not touch)" esiste una versione rockabilly.- "Drive all night" è nata dalle improvvisazioni concertistiche sul tema di "Backstreets".- La mia è la copia greca, senza copertina apribile e con le informazioni ridotte al lumicino.

"Nebraska"
Ritengo "Nebraska" uno dei capolavori di Bruce (forse il suo più grande) e l'ultimo suo grande lavoro. Mi è dispiaciuto leggere, anni dopo l'uscita, che Bruce aveva il timore di aver perso i fans a causa di questo disco acustico (e per questo ritardò di molto il completamento del successivo "Born in the U.S.A."). "Nebraska" commuove, fa pensare, fa incazzare; non ci sono pezzi da scegliere, ogni brano è un piccolo capolavoro. Il piccolo grande uomo di Freehold sembrava destinato davvero a raccogliere l'eredità dei Guthrie, dei Dylan e dei Seeger: a sindacabile parere del sottoscritto, il suo vero viaggio si è fermato qui, in "Nebraska", con l'appendice di "Born in the U.S.A.".
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CURIOSITÀ |
La storia è nota: Bruce voleva incidere dei provini acustici da far sentire alla band per il disco successivo a "The river". Le prove elettriche non soddisfarono il Boss che decise, assieme al fido Jon Landau, di pubblicare quelle registrazioni spartane. Alcune canzoni del disco verranno riarrangiate elettricamente dal vivo (come "Atlantic City").- Gli unici ringraziamenti vanno a Chuck Plotkin, Jon e Steve (Landau e Van Zandt, presumo).

[vinile]
È il disco della "...città degli uomini morti…", della "My hometown", del singolo "sintetizzato" "Dancing in the dark", dei tre minuti di canzone "… dai quali abbiamo imparato più che in tutti gli anni di scuola…". È il disco dei fraintendimenti (Reagan voleva usare "Born in the U.S.A." - la canzone - per la sua campagna elettorale, ma probabilmente non aveva mai ascoltato il testo, lui o il suo staff, poco importa). È il disco del successo mondiale stratosferico e l'ultimo della E-Street Band fino al recente "The rising" (dopo "Born in the U.S.A." arriverà solamente il Live quintiplo). Non è il capolavoro di Bruce, ma è un disco importante per tutti noi.
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CURIOSITÀ |
Dopo l'uscita del disco, Steve Van Zandt lascerà la E-Street Band e non parteciperà nemmeno al tour mondiale. Bruce lo saluta sulla busta del disco con queste parole in italiano (Steve Van Zandt e Bruce stesso hanno origini italiane): "Buon viaggio, mio fratello, Little Steven". Altri ringraziamenti al regista Paul Schrader e a John Hammond jr. (colui che gli fece il provino per la Columbia).- Confezione di Andrea Klein, fotografie di Annie Leibovitz.
[vinile]
Difficile esprimere la delusione che provocò in me (e in molti altri) l'ascolto di questo quintuplo. L'attesa per il famigerato live di Bruce, era spasmodica. Il ricordo dei suoi concerti, i miti e le leggende sulle durate e le scalette (tour di centinaia di date e ogni serata una scaletta differente) che si moltiplicavano esponenzialmente (confortate - a seconda delle vedute - dalle centinaia di bootlegs in circolazione). Poi arriva l'oggetto del desiderio: un'inedito discreto e nulla di più (su dieci facciate!), pochissime tra le centinaia di cover che hanno reso Bruce un animale da palcoscenico e non c'è il Detroit medley. Come disse un critico allora: "a Bruce piace dire che lui non fa dischi, fa musica". In questo caso sembra abbia fatto semplicemente dei dischi.
Per leggere le note sul cofanetto, premere il pulsante.

[vinile]
Il live quintuplo chiudeva una fase lunghissima della carriera di Bruce. La fuga di Miami Steve Van Zandt era il preludio allo scioglimento della E-Street Band, il più devastante carrozzone rock'n'roll degli anni '70 e '80. "Tunnel of love" è il primo passo della "nuova" carriera di Bruce, un disco quasi intimista che non arriva da nessuna parte e che cerca soluzioni che hanno poco a che fare tra loro (dalla nebraskiana "Cautious man" all'esercizio diddleyano di "Ain't got you", passando per i sintetizzatori - mai così disturbanti - di "Tougher than the rest" - una bella canzone sfrondata del "troppo" - e della tremenda "Tunnel of love", stesso discorso). La grinta e la bellezza di una "Spare parts", in mezzo a tutto questo, sembra la foglia di fico che nasconde le vergogne. Il retro del singolo "Brilliant disguise", un bluesaccio oscuro di nome "Lucky man", è rimasto lettera sorda: il nuovo Bruce era quello del lato a, synth, ballata normale e noiosa al terzo ascolto. Bye bye Boss.
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CURIOSITÀ |
Il disco, come "Nebraska", è attribuito al solo Bruce Springsteen, ma mentre quello era chiaramente suonato dal solo Bruce, in questo caso i musicisti e gli arrangiamenti sono quelli di un disco concertato. Risultato: la E-Street Band c'è (è citata nelle note), ma è solo ospite e questo disco ne sancisce lo scioglimento (anche se il tour promozionale la vedrà ancora sul palco, ma sono pinzellacchere, come direbbe Totò).- L'ultimo ringraziamento è per Juli (penso sia la moglie, Julianne Phillips; il loro rapporto, dopo due anni di matrimonio, era già in crisi).- In "Ain't got you", "Cautious man" e "Valentine's day" non vengono citati altri musicisti; in "One step up" la sola Patti Scialfa (che compare anche in "When you're alone"); in tutti gli altri è presente Max Weinberg; Danny Federici in "Tougher than the rest", "Spare parts" e "Brilliant disguise"; Garry Tallent in "Spare parts"; Roy Bittan nella title-track e in "Brilliant Disguise"; Nils Lofgren suona l'assolo di "Tunnel of love" e presta la voce al coro di "When you're alone"; l'unica, mesta apparizione di Clarence Clemons, è ai cori di "When you're alone".- Fotografie di Annie Leibovitz.
[vinile]
A sorpresa, nel 1992, escono contemporaneamente due lavori distinti di Bruce. La E-Street Band non c'è più (e mai piangeremo abbastanza la dipartita) e il signor Springsteen diventa, ai miei occhi, un normale musicante, più dotato di altri, ma che non ti fa più impazzire. Questo disco rende l'idea di ciò che intendo dire: mai un sussulto che ti faccia saltare sulla sedia, come succedeva spesso e volentieri con gli album precedenti e una "normalità" che, parlando di Bruce, suona davvero stridente.
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CURIOSITÀ |
Sulla busta ci sono i testi e una serie di foto di Bruce, tra le quali una con la sua compagna, Patti Scialfa.- Al termine di ogni testo sono citati gli ospiti (Patti Scialfa, Lisa Lowell, Roy Bittan); tutti gli strumenti sono di Bruce a parte la batteria di Gary Mallabar.
[vinile]
"Human touch" esce contemporaneamente a "Lucky town", nel 1992 e più ancora del disco sulla città fortunata, non riesce a mitigare la sensazione di anonimato. Una canzone sembra innalzarsi sulle altre sul lato musicale, l'oscura "57 Channel". Per il resto, un lavoro onesto e suonato da mestieranti (alla batteria c'è Jeff Porcaro, un mercenario del disco) che, non fosse uscito a nome Springsteen, sarebbe passato totalmente inosservato. Il peggio: l'inqualificabile sintetizzatore di "Real man", un pezzo che mai avrei pensato di trovare in un disco di Bruce.
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CURIOSITÀ |
I musicisti: Roy Bittan alle tastiere, Randy Jackson al basso, Jeff Porcaro (quello dei Toto!) alla batteria e Bruce, chitarra e voce.- Il testo di "Cross my heart" è attribuito a Bruce e a Sonny Boy Williamson.

"The ghost of Tom Joad"
John Steinbeck, John Ford, John Doe, tutti i John possibili per raccontare il furore dell'America dei derelitti e degli sbandati. Tutto molto bello, quasi eccellente; ma da Bruce io continuo ad aspettarmi la musica. Di questo passo arriverà a recitare i suoi testi senza accompagnamento musicale (non è successo, lo so). Contribuisce al fastidio nell'ascolto, l'ennesima reiterazione delle melodie di "Nebraska", senza, però, la stessa tensione di quel capolavoro spartano, inarrivabile, evidentemente, anche per chi produsse quel disco epocale.
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CURIOSITÀ |
Libretto del cd con i testi e le "solite" foto di un Bruce imbronciato.- Ringraziamento obbligatorio a Jon Landau.- Altri ringraziamenti sono indirizzati alle fonti dalle quali il nostro ha tratto ispirazione: "Journey to nowhere" di Dale Maharidge e "A season for justice" di Morris Dees (non è specificato se sono romanzi o saggi o cos'altro); Sebastian Rotella, per un suo articolo dal titolo "Children of the border", apparso sul Los Angeles Times il 3 aprile 1993; Mark Arax e Tom Gorman, ancora per un articolo apparso sul Los Angeles Times il 13 marzo 1995, dal titolo "California's illicit farm belt export"; e infine, John Ford e il suo "Grapes of wrath" (in Italia "Furore"), con la sceneggiatura di Nunnally Johnson, che mutò in positivo il finale pessimistico del grandissimo romanzo di John Steinbeck dal quale era tratto il film.

[cd]
Era un momento che aspettavo da anni (e come me milioni di altri maniaci - o ex, nel mio caso - del Boss): le canzoni nascoste, rubate a dei bootlegs sfrigolanti o a delle cassette quasi inascoltabili, quelle canzoni che chiunque sano di mente non avrebbe scritto per poi abbandonare in un cassetto, sono finalmente disponibili. "Roulette", "Restless nights", "Seaside bar song", "This hard land"... La lista potrebbe essere lunghissima. Veri e propri capolavori che Bruce, finalmente, ci ha concesso di ascoltare in maniera dignitosa. Grazie.
Vuoi leggere la presentazione al cofanetto dello stesso Bruce? Clicca sul pulsante.
[cd]
L'evento non può che essere definito epocale, quantomeno, da qualunque appassionato o ex, del Boss di Freehold: Bruce e la E-Street Band ancora insieme? E per di più, con entrambi i chitarristi che nel 1984 si erano dati il testimone per l'ultimo allungo della band…? Sì, per la passione che mi avvinghiava una ventina d'anni or sono, il colpo non è da poco. Da allora ne è passata di musica sotto i padiglioni auricolari e tra le tonnellate, i quattro dischi del Bruce solista, opere che difficilmente potrebbero far cadere dalla sedia (in un caso succede per lo sconforto).
Vediamo chi è il produttore... Brendan O'Brien, responsabile, per quanto riguarda la discoteca di casa mia, di Incubus, Rage Against the Machine, Pearl Jam, King's X (il loro miglior album, "Dogman") e il Neil Young di "Mirror ball", quello che giocava con gli stessi Pearl Jam. Produttore metallico a dir poco, insomma. "Lonesome day", dal punto di vista compositivo, è davvero un ritorno al passato, verso quelle canzoni che a Bruce uscivano dalla penna a decine (il periodo "Darkness on the edge of town"/"The river" soprattutto), mentre a livello musicale l'impressione è quella di un accumulo eccessivo di suoni. È l'unica pecca (ma non è poco) che riesco a trovare nella produzione di O'Brien, la tendenza alla bulimia sonora: canzoni strabordanti a livello sonoro, che convincono per la maggior parte e in alcuni casi, emozionano, come nel caso di "Further on (Up the road)", un pezzo che sembra far parte della famiglia delle "Downbound train", anche se in questo caso manca la crepuscolarità e le chitarre spingono non poco sul volume.
Colpiscono le commistioni musicali: in positivo ("Into the fire", ballata che si districa tra suggestioni irlandesi e country; il rock'n'roll, ancora dal sapore irlandese, di "Waitin' on a sunny day") e in negativo ("Worlds apart", con i suoi echi etnico-magrebini mischiati al rock magniloquente tipico di questo album: stonata a dir poco); colpisce, soprattutto, la sensazione che Bruce abbia scritto queste canzoni per dimostrare qualcosa del tipo: "Ne sono ancora capace, cosa credevate?"; a parte il suono, in qualche passaggio mi sono sorpreso a pensare "Sembra una canzone di The river!" ("Countin' on a miracle") o nel caso di "Nothing man", a un incrocio tra "My hometown" e le atmosfere di "Tunnel of love" (un album, quest'ultimo, che aveva qualcosa da dire, anche se lo disse nel modo sbagliato).
Non voglio ripercorrere tutti i brani (una quindicina, per più di un'ora e dieci di musica) e concludo con il sapore di amaro che questo disco mi ha lasciato in bocca: grande dimostrazione di capacità da parte di un Bruce ben oltre la soglia dei cinquant'anni, grande gioia nel ritrovarlo ancora voglioso di sano rock'n'roll, ma non riesco a superare un sentore di artefatto. Devo avere qualcosa che non va...
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CURIOSITÀ |
Libretto del cd con testi, foto e una lista di ringraziamenti, a cominciare dal produttore Brendan O'Brien, "per la sua creatività e ispirazione senza fine", Jon Landau, "per la sua amicizia e i suoi consigli", Barbara Carr, "cosa faremo senza di te?", Don Ienner, "per le sue grandi idee" e altri ancora.
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"The rising" fa parte della lunga lista dei "1001 album da ascoltare prima di morire", libro pubblicato nel 2005 |
BOOTLEGS
Il fenomeno bootlegs, nato tanti anni fa con un disco di Bob Dylan, vede tra gli artisti più colpiti proprio il nostro Bruce. I bootlegs che documentano i suoi concerti o peggio ancora, i nastri trafugati dai suoi studi, non si contano (siamo nell'ordine delle migliaia?). Nel mio piccolo, ho contribuito anch'io, portandomi a casa un discreto numero di dischi illegali. Per le recensioni, cliccare sul pulsante.
Per la discografia springsteeniana, premi qui sotto.
COVER ME
Gli artisti che hanno ripreso le canzoni di Bruce.
IL NOME
Il nome della band deriva da una strada che i componenti erano soliti frequentare a Belmar, New Jersey.
R.I.P.
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Danny Federici, tastierista e amico di lungo corso di Bruce, è morto per un melonoma il 17 aprile 2008, all'età di 58 anni. |
Milano, 21 giugno 1985. Il tanto magnificato Bruce, l'uomo dagli spettacoli interminabili e la E-Street Band, il combo rock'n'roll più energico e preparato del mondo: sarà tutto vero? Sì, è tutto vero. Prima parte del concerto sugli spalti e poi giù nel campo, a pochi metri dal palco. La sequenza finale, da "Ramrod" ai bis di "Twist and shout"/"Do you love me", fino all'apoteosi di "Rockin' all over the world", l'ho vissuta in completa trance, trasportato in un mondo che non sapevo potesse esistere. L'imbecillità del momento mi ha portato a credere di aver visto la luce, come il Saul che diventò San Paolo. Molto più semplicemente, avevo assistito alla summa del concerto rock'n'roll, quale nessun'altro artista e band può darti.
LINKS
La scheda di Onda Rock. [Italiano]
Un bel sito sul Boss, con una lunga biografia, una rassegna interminabile di testi (potrebbero anche esserci tutti), alcuni servizi per chi vuole seguire da vicino il proprio idolo e la pecca della mancanza di una discografia. [Inglese e tedesco]
Sezione dedicata a Bruce dal portale della Columbia/Sony Records. Le news, la sezione Live, che offre la possibilità di recensire il concerto che si è visto, la pagina dedicata all'ultimo album, che offre i testi e la possibilità di ascoltare qualche secondo dei brani (in Real Audio e Windows Media), la sezione Songs, con tutti i testi delle canzoni di Bruce (e sono un bel po') e la discografia e poi, se si vogliono fare acquisti, è il posto giusto. [Inglese]
Una miniera! In nessun altro modo è possibile definire questo sito dedicato a Bruce. Ci si perde letteralmente tra i meandri delle informazioni e delle notizie sui brani, sugli album, sulle partecipazioni e sulle cover. [Inglese]
VAI A...
Che Bruce sia un personaggio non lo dico solo io, che sia un personaggio importante può essere discutibile. Penso si sia capito dalla scheda dedicata a lui, che per me lo è, eccome. La lista finale sarà dedicata ai personaggi che posso accostare a Bruce per molti motivi, la maggior parte dei quali non spiegabili a parole. Leggete e giudicate.