CHRIS SPEDDING
I'm not like everybody else

Di Chris Spedding ho un ricordo fantastico, risalente all'inizio del 1993. Nel locale di Boz Scaggs, a San Francisco, è di scena Robert Gordon, emulo di Elvis Presley a vita e per quanto mi riguarda, uno dei primi ad entrare nella mia discoteca nel lontano 1986 (Fresh fish special, bell'album incorniciato dalla chitarra di Link Wray). Gordon uscirà sul palco come una Wanda Osiris del rock'n'roll (difficile descrivere a parole la sua mise leopardata), ma prima dell'entrata della star, a riscaldare il pubblico, la smorfia imbronciata di Chris Spedding e la competenza del suo gruppo: una ventina di minuti di strumentali chitarristici tagliati con l'accetta, con il nostro chino sul suo strumento, serio e concentrato. Dopo quell'intro, Spedding e soci si ritireranno sul fondo musicale per accompagnare il cantante presleyano, senza una sbavatura, ma anche senza voli particolari: il loro meglio l'avevano dato durante quei primi venti minuti (con l'entrata della stella era logico che andasse così).
La carriera di Spedding inizia nei primi anni '60 (il nostro è un classe '44); da allora è una sequenza senza fine di progetti musicali, solisti, come membro di gruppi o come session-man. I'm not like everybody else è il sesto album solista di Chris Spedding, un lavoro che risente in maniera eccessiva dell'atmosfera del periodo. La musica inglese si stava riprendendo dopo le bastonate del punk e i rivoli per la rinascita (o il definitivo affondamento) si stavano dirigendo in tutte le direzioni. Spedding si mantiene nell'ambito di un rock classico, prodotto non al meglio (a mio parere) da Mickie Most. Il pezzo che titola l'album e che lo apre, è un classico dei Kinks, reso al meglio dal nostro, pur con la scelta rischiosa dei violoncelli che affiancano la chitarra elettrica. Grintosa e splendida. Box number è una ballata poppeggiante, piacevole, ma nulla di più, mentre The crying game (una cover proveniente dagli anni '60, se non sbaglio) è il brano più noioso dell'album. Tra i due, I got a feeling, pezzo grintoso, ma rovinato da una sezione ritmica assassina (era una delle manie del periodo: basso e batteria tipo disco-music, alla Blondie di Heart of glass per intenderci); tra parentesi, il ritornello ricorda drammaticamente i Cars. Per la chiusura della facciata Spedding si affida ancora alla sua chitarra, ma la critica è la medesima: il basso disco-music e la batteria pum-pum rovinano Depravitie e il suo genuino tiro rock.
Musical press verrà preso a modello per l'attacco di Don't you (Forget about me), il tormentone dei Simple Minds di qualche anno più tardi (giuro: l'attacco è lo stesso!); la canzone non è niente di che. Contract è il brano più inusuale dell'album (ricorda un po' i Talking Heads), Counterfeit un frizzante pop-rock e A shot of rhythm'n'blues una cover piacevole divisa tra rhythm'n'blues (appunto), rock'n'roll e blues. Il finale è affidato a Mama Coca, rockaccio in nuce annacquato dal solito basso inascoltabile e dai fiati, ma è con questa canzone che il chitarrista si scatena finalmente con il proprio strumento. Un bel disco rovinato dalla produzione, in sostanza; in ogni caso da avere, non fosse che per dare una mano a un personaggio onesto, capace e sconosciuto ai più come Chris Spedding.
DISCOGRAFIA
Backwood progression (1971)
Songs without words (1971)
Only lick a know (1972)
Chris Spedding (1975)
Hurt! (1977)
Guitar graffiti (1978)
I'm not like everybody else (1980)
Friday the 13th (1981)
Ready Spedding go! (1984)
Mean & Moody (1985)
Enemy within' (1986)
Cafe days (1990)
Just plug him in! (1991)
Motor bikin' (1991)
The best of Chris Spedding (1994)
Gesundheit! (1995)
One step ahead of the blues (2000)
The very best of Chris Spedding (2005)
Click clack (2005)
It's now or never (2007)
LINKS
Sito ufficiale di Chris Spedding che merita l'eccellenza anche solo per la biografia: dalla nascita al 2000, un lungo viaggio diviso in otto capitoli per ripercorrere tutte le vicende, musicali e non, di Chris Spedding. Inoltre: la discografia, una serie di recensioni di concerti del nostro (dal 1999 al febbraio del 2006), una serie di articoli tratti dalla stampa (il primo è tratto da un Melody Maker del 1969 e si arriva solo al 1980) e qualcos'altro ancora. [Inglese]
VAI A...
I grandi chitarristi autori di album a proprio nome presenti nella mia discoteca (antologie comprese): è la lista di fine scheda.