SEEDS
The Seeds e A web of sounds
Due album dei Seeds (pubblicati entrambi nel 1966) uniti in un unico cd, edito dalla Demon Records nel 2001. Il libretto del cd è eccellente, colorato, con diverse foto e un lungo articolo firmato da Alan Robinson, datato marzo 2001. La confezione del cd è di Jools at Advance Graphics, mentre, per quanto riguarda gli album originali, sul primo mancano le informazioni e il secondo presenta una copertina ideata e creata da Sky Saxon. Il libretto presenta pure un pezzo del produttore del secondo disco, Marcus Tybalt, inserito originariamente, a quanto è dato capire, nella confezione del secondo album (e difficilmente traducibile per uno zuccone come il sottoscritto). Traduzione del lungo articolo di Alan Robinson.
"Ad un certo punto del leggendario spettacolo TNT, filmato all'Hullabaloo Club di Hollywood, Petula Clark si sta esibendo in una delle sue grandi ballate ritmate, camminando nel corridoio tra il pubblico. La telecamera inquadra centinaia e centinaia di ragazze estasiate ed entusiaste, senza ragazzi attorno; improvvisamente, come Petula sta tornando verso la prima fila di poltroncine, si vede questo questo tizio alto, seduto su una poltroncina adiacente al corridoio, con un ghigno disegnato in faccia e dei capelli incredibilmente lunghi che scendono oltre le spalle. Egli si sta sporgendo verso il corridoio e Miss Clark, coraggiosamente, gli sorride e accetta di schiaffeggiare le sue mani mentre gli passa davanti e il tizio sembra sia sul punto di morire. Lo spettacolo continua, ma il pubblico che ha assistito al filmato, in tutto il paese, dev'essersi chiesto chi diavolo fosse quel vecchio eccentrico dai capelli lunghi...".
I Seeds, molto semplicemente, furono una delle grandi band in assoluto del garage statunitense della seconda metà degli anni '60. Anche se non hanno mai sconvolto le classifiche di vendita, i Seeds, con il loro suono scarno, secco e minaccioso, ancora oggi, dopo quasi trent'anni, rappresentano una palpabile minaccia proto-punk; essi incarnavano una picaresca leggenda di quattro trascurabili talenti musicali che, tramite un nome appropriato e accidentale, provocarono l'effetto che cambiò i primordiali e beffardi Punk Rockers negli Dèi alati del movimento flower-power. Da notare, inoltre, come i Seeds riuscirono ad andare oltre i propri limiti musicali e compositivi per registrare, in qualche caso, dei grandi dischi che, ancora oggi, sono delle pietre miliari.
Prima che i Seeds si formassero, il loro carismatico leader Sky Saxon, nato Richard Marsh a Salt Lake City (e soggetto, chiaramente, all'educazione dei Mormoni), aveva già avuto una carriera discografica. Questi tentativi discografici furono pubblicati da una serie di oscure etichette, del tipo da "un colpo e via". Sky Saxon debuttò come Little Richie Marsh con Goodbye/Crying inside my heart, per la Ava Records; su etichetta Imprint registrò They say/Darling I swear that it's true e con il moniker di Richie Marsh and the Hoodwinks, pubblicò il singolo Baby baby baby/Half angel. Queste facciate ci presentano l'estratto di uno Sky Saxon nel ruolo di prototipo di idolo dei teenagers e sebbene le canzoni fossero risibili per la maggior parte, nondimeno si possono scovare tra le pieghe alcuni dei primi segnali della beffarda intonazione vocale che diventerà un marchio di fabbrica dei Seeds.
Marsh diventò Saxon quando passò alla Conquest Records e si creò un gruppo di accompagnamento, i Soul Rockers. Un singolo, a quanto pare una nuova registrazione di uno dei suoi primi brani, They say, fu pubblicato con il retro Go ahead and cry e fu l'ultimo 45 giri del Saxon pre-Seeds (da quanto si sa). Do the swim/Trouble with my baby vide il gruppo cambiare nome in The Electra Fires. Molti fans dediti alle congetture, hanno posto l'attenzione, recentemente, su una foto apparsa in uno dei primi numeri della rivista Who put the Bomp di Greg Shaw. La foto è di un gruppo chiamato The Amoeba, presumibilmente sotto contratto con la Gold Chip Recording Artists, che vede nella formazione un Saxon dalla faccia pulita, accanto a un chitarrista che potrebbe essere Jan Savage, il futuro strimpellatore dei Seeds. Non è emersa alcuna registrazione del gruppo e così la questione Amoeba non può che rimanere irrisolta, accanto a Maria Celeste e alla Sindone di Torino.
Concentriamoci su Los Angeles, 1965 e su Rick Andridge (batteria) e Daryl Hooper (tastiere e chitarre), i nuovi arrivati nella Città degli Angeli dopo aver levato le tende dal Michigan. I già menzionati Sky Saxon (voce e basso) e Jan Savage (chitarra), si unirono a loro e così nacquero i Seeds. Secondo le note del cd Travel with your mind, redatte da Daryl Hooper, "... suonavamo bene assieme e presto iniziammo a scrivere, soprattutto io e Sky. Molte volte, durante la colazione mattutina, dopo aver suonato in qualche club, Sky cominciava a scrivere nuovi testi sui tovagliolini". Continua Hooper: "Sky era davvero avanti ed era il poeta del gruppo. Aveva idee per le canzoni. Jan aveva un grande e ammirato stile chitarristico, influenzato dalle sue prime esperienze con la surf-music. Rick rappresentava la base ritmica. Il suo modo di suonare la batteria era sempre 'su'; aveva un grande senso del tempo e poteva suggerire idee su staccate e arrangiamenti. E poi c'ero io, con il mio percorso classico disegnato suonando jazz, rock, blues, etc. Scrissi molte melodie per le nostre canzoni e contribuii agli arrangiamenti di svariati pezzi nel mio stile personale".
Anche se qualcuno potrebbe avanzare qualche dubbio sulle grandi capacità tecniche dei musicisti, come scritto da Hooper, i Seeds erano abbastanza abili da poter soddisfare la domanda di coloro che affollavano i club losangeleni. Erano soliti suonare nelle bettole e nei night club che punteggiano la città; capirono che la loro grande opportunità era di casa al Bido Lidos, nella zona di locali notturni di Hollywood. Ancora Hooper: "Il gruppo ha cominciato a fare sul serio al Bido Lidos. Abbiamo suonato in ogni tipo di locali prima di arrivarci, con le più svariate band, suonando materiale di altri compositori. I nostri concerti al Bido Lidos, però, furono davvero un'altra cosa. Era un club underground, popolare presso il popolo in di Hollywood. Dopo aver suonato il nostro set per una settimana o due, proponemmo alcune nostre canzoni, con le quali ottenemmo gli applausi più calorosi; fu così che cominciammo a lavorare seriamente sul nostro materiale, le voci sui Seeds si diffusero a Hollywood e in breve tempo, cominciammo a suonare solo le nostre canzoni".
Il gruppo cominciò a farsi un nome, ma nonostante questo e una serie di audizioni presso alcune compagnie discografiche, non arrivò un contratto. Saxon e company firmarono, nel luglio 1965, per la GNP Crescendo (Gene Norman Presents), dell'impresario, proprietario di night club e magnate della propria compagnia discografica, Gene Norman. La predilezione musicale di Norman era per il jazz e usando il proprio club per avere il termometro dell'impatto verso il pubblico, faceva firmare i gruppi. Il periodo era frizzante, si avvertiva davvero che qualcosa stava cambiando in quella metà di anni '60 e per questo Norman aggiunse alla sua pattuglia molti gruppi garage, come The Lyrics, The Other Half e The Tripper. Su raccomandazione, a quanto pare, di Jimmy Maddin, leader di una band del club di Norman, i Seeds fecero un'audizione a tempo debito. Nel libro di Barney Hoskyns, Waiting for the Sun, un eccellente tomo sulla scena musicale di Los Angeles, così viene citato Gene Norman: "Tutti in città rifiutavano i Seeds, ma a me piacevano. Non suonavano la mia musica preferita, ma riuscivo a sentire l'intensità dei loro suoni. Sky aveva un carattere incostante con un pizzico di talento che stava emergendo e il mondo sembrava pronto per ciò che egli aveva da dire".
I Seeds debuttarono su GNP nel luglio 1965, con il 45 giri Can't seem to make you mine/Daisy Mae. La sensazione di Gene Norman che nei Seeds ci fosse un briciolo di potenziale, che valesse la pena seguire e nutrire, nacque in qualche modo in quel momento. Il singolo fu uno strano 'gioco di due metà'. Mentre i cronisti hanno raramente parlato dei Seeds come degli innovatori, nel loro singolo d'esordio c'è bene in evidenza un argomento che combatte a loro favore. Il lato A, per esempio, col suo tintinnante ed etereo piano elettrico, le liriche appassionanti di Saxon e la sua voce sconvolgente e tormentata sbattuta in faccia a tutti i gruppi contemporanei di Los Angeles, che si dibattevano ancora con i soliti numeri da gruppo garage, come i riff di Louie Louie/Money e facevano i soldi unicamente con le chitarre Rickenbacker a dodici corde.
In effetti, c'è più di una lampadina che si accende di quante se ne potrebbero supporre ascoltando l'arrangiamento. Il piano elettrico di Hooper precede i Doors di almeno un paio d'anni nel suo uso come strumento principale e la semplice tecnica di spostamento del suono del piano di un'ottava, è molto efficace, anche se in seguito l'abuso di questo accorgimento si rivelerà fastidioso. Inoltre, il vibrato surf di Savage alla fine di ogni frase, sottolinea l'angoscia delle liriche che Saxon descrive in maniera efficacissima. Cosa importa se Saxon non è Pavarotti? Egli non ha bisogno di esserlo a questo punto.
Fu un debutto promettente da molti punti di vista e la canzone è/era un punto fermo tra le favorite di altri simili talenti dissoluti, come l'ex-Box Tops e Big Star, Alex Chilton, che ne avrebbe impresso una propria versione su vinile una decade più tardi e Johnny Thunders, che ne avrebbe proposto una tipica versione beffarda nel suo album Copy cats, in compagnia di Patti Palladin, nei tardi anni '80. Nonostante entrambe le cover abbiano i loro buoni momenti, l'originale conserva una strana qualità che è difficile da definire, ma che è per buona parte marchio Seeds. Il lato B, comunque, fu nient'altro che un tema da gruppo beat sviluppato su un tappeto alla Little Richard/Larry Williams. Sky, ovviamente, aveva raccolto molte ciliegie durante la sua cavalcata attraverso il mondo rock & roll e faceva incetta di nomi come una volpe in un pollaio - Long tall Sally , Miss Molly, Bony Moronie e trovò anche il tempo di citare Blueberry Hill, in una canzone caratterizzata da un duetto chitarra e piano rock che sommergeva i due minuti in maniera splendida, suonando con la verve e l'allegria di un gruppo alle sue prime armi.
Il singolo, in ogni caso, ricevette scarsa attenzione dalle radio locali e nazionali. Imperturbabile, la GNP fece seguire al debutto la canzone che definì il gruppo, Pushin' too hard/Out of the question. Un pezzo mostruoso di due accordi infestato deliziosamente da una chitarra fuzztone, una tastiera che suona come il campanello di una porta a due tonalità e il ghigno proto-punkoide di Saxon che imbratta liberamente la glassa rancida della canzone. Ogni momento è uno scricchiolante passaggio punitivo in questi tre minuti, più o meno, che da soli giustificano l'esistenza del gruppo. Composta, come afferma il magazine Teen Scene, durante dieci minuti frustranti nel parcheggio di un supermercato, Pushin' too hard ha tutte le caratteristiche del CLASSICO. In effetti, la canzone non solo diventò il numero più famoso del gruppo, ma essa fu spietatamente riproposta dai membri attraverso tutta la loro carriera, come abbiamo visto.
Il terzo singolo della band, Try to understand/The other place, fu pubblicato come gli altri tra la placida indifferenza della maggior parte dei losangeleni. Try fu costruita su entrambe le precedenti canzoni, Can't seem to make you mine e Pushin' too hard, messe in un frullatore, ma dannazione, funziona, con tutte le squillanti rullate di batteria, quella tastiera tintinnante e la ripresa, da parte di Savage, del vibrato surf dal singolo di debutto e dell'effetto fuzztone del secondo singolo. The other place risalta nettamente per la presenza di un trasandato assolo di sax di Jimmy Maddin (il tizio già citato che aveva scoperto la band, ricorderete).
Gene Norman perseverava con i Seeds, nonostante le scarse possibilità di un successo immediato, investendo abbastanza soldi e fede da farli arrivare a un album intitolato, in maniera originale, The Seeds. Vi furono inseriti i lati A dei tre singoli e una serie di canzoni che furono costruite, bisogna ammetterlo, sulla struttura fotocopiata di Pushin' too hard. Per molte garage-band contemporanee era difficile arrivare a registrare qualcosa che non fossero cover dei successi del momento, così non sembrerà sorprendente sapere che il debutto dei Seeds consiste principalmente di canzoni dalla struttura e dai riff trafugati da coloro che andavano per la maggiore nelle classifiche, come Rolling Stones e Kinks. Di conseguenza, Nobody spoil my fun è adagiata su Down home girl, da Rolling Stones 2. In ogni caso, rimane l'elemento del fascino beffardo dei Seeds. L'album include anche la meraviglia di Evil hoodoo, una lastra di intenso e pulsante garage-rock alimentata da un insistente riff fuzztone e guidata dal tamburo e dall'inimitabile ruggito di Saxon.
La confezione dell'album si gloriava con una grande foto della band. Nelle parole musicali dello scrittore Ken Barnes: "Quattro teppisti imbronciati con i capelli più lunghi che si siano mai visti; Sky super-figo, con quel paio di misteriose orbite luccicanti da insetto, il chitarrista Jan Savage (l'Indiano del gruppo) con una coppia di penne in testa; e Daryl Hooper (tastiere) e Rick Andridge (batteria), dalla medesima immagine scorbutica". Il motore funzionava veramente all'inizio, quando la GNP provava ad impiantare i Seeds (1) nelle coscienze giovanili. Furono rilanciati da Pushin' too hard alla fine nel 1966, quando, per motivi noti solo a lui, il deejay Huggie Boy della stazione losangelena KRKD, cominciò a riproporre la canzone in coppia con Psychotic reaction dei Count Five, per dare ad entrambe quella che egli stesso definiva la spinta iniziale verso il successo nazionale (la GNP ritirò dal mercato Try to understand per facilitare la scalata alla classifica di Pushin' too hard).
Tutto questo è ancor più rimarchevole se si considera che la programmazione radiofonica era prevalentemente M.O.R. (2). Altre stazioni di Los Angeles ripresero la canzone, che diventò un grande successo, scalando la classifica nazionale dei 45 giri sino alle prime 40 posizioni. Improvvisamente, i Seeds diventarono un fenomeno da rivolta giovanile. Aprendo per i Jefferson Airplane alla U.C. di Santa Barbara, nell'autunno del 1966, i Seeds aggredirono il gruppo principale dietro il palco e scoppiò un pandemonio. Qualche mese dopo, un'esibizione presso il vicino locale di Earl Warren provocò scintille nel pubblico, in una maniera che evidenziava chiaramente quanto Sky Saxon fosse un performer irresistibile e che la band era valida abbastanza per tutto questo.
Tornando con la mente a quei giorni, i ritmi di produzione dei gruppi musicali erano qualcosa d'incredibile. I Beach Boys pubblicarono tre album in un anno e mentre Pushin' too hard (com'era giusto che fosse) stava scalando le classifiche, la GNP scagliò sul mercato il secondo album della band nel settembre del 1966, A web of sound. La copertina del disco vedeva un gruppo dall'aspetto leggermente minaccioso; la confezione di Andrew Oldmanesque presentava anche le note di copertina di un oscuro Marcus Tybalt, il produttore del disco, anche se qualcuno conserva il dubbio che Tybalt e Saxon fossero la stessa persona. Quelle note di copertina affermano come non tutta la produzione della band fosse stata copiata dagli Stones. Aftermath era appena uscito sul mercato e una canzone epica come Goin' home aveva infiammato l'immaginazione di chiunque e con uno sguardo più vicino a casa, il pezzo Revelation, che occupava buona parte della seconda facciata dell'album Da capo, secondo dei Love, fu vista come, insomma, rivelatoria.
I Seeds risposero registrando Up in her room, che si allungava per quattordici minuti e mezzo. Descritta da Ken Barnes come una "criptica sexstravaganza psichedelica", Up in her room ha i suoi bei momenti, anche se i trent'anni passati dalla sua registrazione sono stati cosparsi da simili fughe epiche (comprende tutto ciò che sia possibile ascoltare nelle intere Mountain Jam della Allman Brothers Band. Yeah. Anch'io) e così, il suo fascino si è un po' smorzato. Barnes nota anche che la canzone precedente, Just let go, è un pezzo vuoto, ciò che rende ridondante questa facciata di Web. In ogni caso, l'altra facciata è un concentrato di Seeds-o-rama e allora, cos'è questo inferno? Il disco ospita il seguito di Pushin' too hard, Mr. Farmer, dove Saxon esprime il desiderio di aiutare il suddetto agricoltore ad irrigare il suo raccolto. Il singolo andò abbastanza bene nella California del Sud quando fu pubblicato. Ci sono altri segnali di un discreto sviluppo sonoro del gruppo in questo disco, dominato musicalmente dall'organo. Pictures and designs ruba musicalmente a Tobacco Road, con Saxon che si eleva ragionevolmente oltre il limite. A faded picture è un momento che si può tranquillamente definire straziante, anche se la debolezza vocale di Saxon è chiaramente avvertibile.
La GNP mandò all'aria il lancio definitivo dei Seeds, ripubblicando Can't seem to make you mine. La canzone era buona, ma quello fu senza dubbio l'inizio di un'era che vide i discografici scagliarsi contro tutto il materiale sperimentale che stava entrando nelle classifiche, all'inizio del 1967. Una situazione sconfortante, ma in ogni caso, ai Seeds andava discretamente bene. Il loro successo, anche se fu principalmente a livello locale, fu abbastanza solido e ricordando le frizioni interne dei Byrds, la natura erratica dei Love e il più che ovvio successo adolescenziale dei Monkees, lo sguardo disincantato notava un gruppo che faceva le proprie mosse. Il principale foglio pop di quell'epoca, KRLA Beat, pubblicò diversi articoli sul gruppo, a cura di Lord Tim Hudson. Credetemi, la storia di Tim Hudson è come un libro. Comunque, per ascoltare la storia, orientatevi verso le note di copertina del doppio Future/Full spoon of Seedy blues, disponibile presso il vostro amicone qui alla Demon - Edsel. È tutto.
Una breve nota al termine dell'articolo.
Nota: anche se potenzialmente interessante, il gruppo non ha mai suonato in nessun locale del favoloso Sunset Strip, fatto confermato dal batterista Rick Andridge.
NOTE
(1) I Semi.
(2) Middle Of the Road; penso s'intenda una programmazione rivolta verso proposte musicali per tutti e poco inclini ai generi più estremi.