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"The Seeds"

"A web of sound"

SEEDS

Biografia Seeds

Biografia Sky Sunlight Saxon


The Seeds & A web of sound

[cd]

THE SEEDS

Sky Sunlight Saxon, da quel che ho sempre letto, farebbe parte della pattuglia dei Roky Erickson, dei Peter Green e dei Syd Barrett, non tanto come genialità musicale, ma per la cabeza non perfettamente funzionante. In quali termini stia la questione non saprei dirlo, ma posso pronunciarmi su questo esordio del suo gruppo anni '60, i Seeds. I Seeds sono famosi ancora oggi per un classico del garage-punk anni '60, Pushin' too hard, incluso in questo The Seeds, ed erano fautori di un arco sonoro che stava tra la psichedelia di San Francisco (loro erano locati un po' più a sud, Los Angeles e dintorni) e il garage desertico di Austin.

Ciò che sembra interessante, a delle orecchie dilettanti come le mie, sono i suoni più che le canzoni; tra queste ultime, si sprecano le copie di Pushin' too hard (Girl I want you e No escape sono persino imbarazzanti da questo punto di vista), ma non mancano le perle, come la struggente Can't seem to make you mine, una ballata da sogno (ripresa anche, tra gli altri, da Alex Chilton) e la fantastica Evil hoodoo, la mia preferita in assoluto, cinque minuti di fuzztone-sound impagabili. La più classica Try to understand si fa apprezzare per la buona mano compositiva, mentre in alcuni casi i plagi non sono interni, ma esterni (Rolling Stones i più colpiti, ma anche alcuni classici del blues, che gli stessi Stones ripresero o rifecero firmandoli come propri...; da notare come tutte le canzoni di questo esordio dei Seeds siano firmate Sky Saxon).

Come scrivevo sopra, è il suono ficcante e acido a convincere nettamente, con la chitarra sfrigolante o zeppa di toni fuzz di Jan Savage e le tastiere onnipresenti di Daryl Hooper. Non bisogna dimenticare la voce di Sky Saxon (anche bassista), se ne avrebbe a male: poco attento alle regole canoniche delle ugole cantanti, come dev'essere, il leader utilizza toni ululanti o annoiati, commoventi o beffardi, a seconda dei casi. Un bel salto nel tempo, in un'epoca che sembra lontanissima e che, guarda un po', lo è per davvero.

A WEB OF SOUND

Il secondo album dei Seeds è ancora migliore del primo, nonostante il parere contrario di molti esperti. Quali differenze possono sussistere tra due album registrati nel giro di pochi mesi (1966 è la data di pubblicazione per entrambi)? Ebbene, in questo secondo lavoro, prima di tutto, troviamo un pezzo senz'altro insolito, una lunga jam di quasi quindici minuti (Up in her room) che potrebbe ricordare la lunga Goin' home che concludeva Aftermath dei Rolling Stones, uscito in quello stesso anno, ma che rispetto a quella è più irriguardosa, disordinata, acida e fuori di testa, per capirci. Niente di epocale, ma Up in her room è un'esperienza da provare. Con un brano così lungo rimane poco spazio per il resto, soprattutto tenendo conto del vinile.

Mr. Farmer, definita la Pushin' too hard di questo bis, non è una delle tante fotocopie del loro brano più famoso, che i Seeds inserirono già nel primo album, ma piuttosto una deliziosa filastrocca dominata da un insinuante organo. La voce di Sky Saxon è la marcia in più rispetto a un'innocua canzoncina, questo è chiaro. Con Pictures and designs siamo di fronte a una Tobacco Road nella versione dei Blues Magoos (l'unica che conosco), ma Tripmaker è farina (acida) del sacco dei Seeds, una canzone garage-punk durissima, veloce ed indomita, che usa pure lo stesso effetto sonoro di Highway 61 revisited (la canzone) di Bob Dylan. Da sfinimento, splendida e forse tra le mie preferite del gruppo (con Evil hoodoo). Dopo la ballatina di I tell myself (che contiene, comunque, elementi stranianti a livello sonoro), la lunga A faded picture trasforma i Seeds in bluesmen californiani, con la voce di Saxon a dominare una canzone umorale e intensa. Rollin' machine potrebbe essere un successo, immediata com'è, mentre Just let go, con la sua chitarra tipicamente garage, non fa che preparare il lungo viaggio finale di Up in her room.

Perché A Web of sound è migliore dell'esordio dei Seeds? Forse perché mancano le fotocopie di Pushin' too hard, che in quell'album abbondano; forse perché il gruppo sembra ancora più coeso; o forse perché a me piace di più, punto.

Curiosità

I primi due album dei Seeds di cui sono venuto in possesso, fanno parte di un'edizione in cd che li pigia nello stesso supporto digitale, pubblicata dalla Demon Records nel 2001. Per leggere le interessanti note e l'articolo del libretto del cd suddetto, premi il pulsante.

Leggi


DISCOGRAFIA

The Seeds (1966)

A web of sound (1966)

Raw and alive in concert at Merlin's Music Box (1967)

Future (1967)

A full spoon of Seedy blues (1968)

Fallin' off the edge (1977)

Evil Hoodoo (1988)

A faded picture (1991)

Travel with your mind (1993)

Flower punk (1996)

The best of (1991)

12 x 12 (1999)

Back to the garden (2008)


IL NOME

Da un'idea del manager del gruppo, Tim Hudson, che in pieno periodo flower-power, giocando sul nome, coniò lo slogan: "Senza i Semi [Seeds] non possono esserci i fiori".


R.I.P.

Sky Sunlight Saxon è morto il 25 giugno 2009, all'età di 71 anni (o 63 secondo altre fonti). La causa della morte non è chiara: Saxon fu ricoverato per un'infezione agli organi interni.


LINKS

Seeds

La scheda di Scaruffi. [Italiano]

Seeds

La biografia (dal sito di Music Match), a cura di All Music Guide, che si ritrova in decine di altri portali musicali (Music Match è uno dei più veloci nel caricamento delle pagine). [Inglese]


VAI A...

I due album dei Seeds recensiti in questa scheda, furono pubblicati entrambi nel 1966: la lista finale affiancherà ai due album di Sky Saxon e accoliti, i lavori del 1966 arrivati nella mia discoteca.

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