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The Rolling Stones

12 x 5

December's children (and everybody's)

Out of our heads

Aftermath

Got live if you want it

Their satanic majesties request

Beggars banquet

Let it bleed

Get yer ya-ya's out!

Sticky fingers

Exile on Main Street

Goats head soup

It's only rock'n'roll

Black and blue

Love you live

Some girls

Emotional rescue

Tattoo you

Slow rollers

Still life

Undercover

Dirty work

1965/1970

ROLLING STONES


The Rolling Stones

[vinile]

È l'esordio su LP di uno dei simboli del rock'n'roll di ogni tempo. I Rolling Stones iniziano la loro avventura nel lontanissimo '64, dopo i Beatles e nello stesso periodo di Who e Kinks. Il loro approccio alla musica nera americana è diverso da quello dei Beatles, è... più nero. Questo disco è quasi interamente composto di cover, a parte Tell me, la prima canzone firmata dalla coppia Jagger/Richards (un bel brano) e due brani attribuiti a Nanker/Phelge (i Rolling Stones più Ian Stewart; uno dei due porta anche la firma di Phil Spector); grandi bluesmen o rockers tra gli artisti ripresi, come Chuck Berry, Willie Dixon, Jimmie Reed, Bo Diddley e altri. Nonostante questo, il timbro è subito personale, uno stile che farà epoca e influenzerà migliaia di gruppi in tutto il mondo. In soldoni: il garage dei '60 e quello degli anni '80 nasce qui.

The Rolling Stones fa parte della lunga lista dei 1001 album da ascoltare prima di morire, libro pubblicato nel 2005

Curiosità

Per leggere il sermone di Andrew Loog Oldham, sul retro-copertina, cliccare sul pulsante.

Leggi Loog Oldham


12 x 5

[vinile]

Potrebbe essere The Rolling Stones (il primo album) parte seconda, non fosse che mancano quelle scariche garage che facevano di quello un grande disco. Da notare che le discografie statunitense e inglese, da questo punto in poi, si separano per parte degli anni sessanta, creando una confusione immane tra chi, come me, vorrebbe completare la discografia rollingstoniana antica.

Curiosità

Per leggere la seconda predica di Andrew Loog Oldham, vergata sul retro-copertina, premere il pulsante.

Leggi Loog Oldham


December's children (And everybody's)

[vinile]

L'importanza di questo disco per i garagers dei '60 e degli '80, è fondamentale; i Chesterfield Kings, solo per fare un esempio tra i più celeberrimi, arrivarono a riprodurne il retro-copertina per il loro Stop! Fulminante l'incipit di She said yeah e grandi composizioni originali, come Get off of my cloud, I'm free e As tears go by. È anche il disco più incasinato da porre nella discografia: December's children è statunitense, mentre in Gran Bretagna uscì Out of our heads, con la stessa copertina, ma con una scaletta molto diversa (vedi le Curiosità di Out of our heads).

Curiosità

Sul retro-copertina, una perorazione di Andrew Loog Oldham che parte dai Rolling Stones e arriva a parlare dei 'ragazzi di dicembre', passando per Elvis, le armi, il Vietnam e l'attentato di Dallas (vedi anche le note di Out of our heads).- La mia copia, tedesca, ha una busta interna interessante, con la discografia dettagliata fino a December's children (purtroppo, in tedesco), alcune foto e la copertina di Con le mie lacrime, la versione in lingua italiana di As tears go by.- Look what you've done, brano di Muddy Waters, è accreditato a M. Margonfield, mentre il vero cognome di Waters è Morganfield.- Le fotografie sono di Gerard Mankowitz.- Le canzoni firmate Jagger/Richards sono sette.


Out of our heads

[vinile]

È la versione inglese di December's children (o December's children è la versione statunitense di Out of our heads, vedete voi). Il motivo di questo casino, se non ricordo male, sta nel fatto che la band firmò per due case discografiche differenti dalle due parti dell'oceano, e queste non si accordarono sulle uscite (anzi, si fecero la guerra). La musica in tutto questo c'entra poco, quindi diciamo che dischi seminali come questo (e il suo compagno statunitense) se ne trovano pochi nella storia del rock. Bisogna anche dire che qui termina la prima fase Stones, che dal disco successivo faranno le cose in grande (come se fino a questo momento...).

Curiosità

Un po' di ordine. I pezzi in comune tra December's children e Out of our heads, sono: She said yeah, Gotta get away, Talkin' about you, Oh baby (We got a good thing going), Heart of stone e I'm free. Out of our heads contiene altri sei pezzi, December's children altri otto. Copertina e retro-copertina delle mie copie sono identici (a parte le note e i credits ovviamente), ma il salmo di Oldham sul retro-copertina, quasi uguale, cambia il testo nelle frasi dove si parlava dei 'ragazzi di dicembre' (December's children) e scrive 'fuori dalle nostre teste' (Out of our heads).- Secondo le note discografiche di December's children, Out of our heads uscì nel settembre '65, mentre il disco statunitense invase il mercato d'oltreoceano nel novembre dello stesso anno. Non bastasse, la mia copia (tedesca) è la versione statunitense con copertina diversa da quella inglese vera e propria. Un casino immane...- Le fotografie sono di Gerard Mankowitz.- Le canzoni firmate Jagger/Richards sono tre, mentre una è siglata con lo pseudonimo Nanker/Phelge.


[vinile]

Aftermath

I Rolling Stones abbandonano in parte la frenesia dei primi dischi e incidono il lavoro della maturità (non ancora completa, ma quasi). Aftermath è un disco eccezionale, ecco, l'ho detto senza tanti preamboli. Tutti i pezzi sono firmati Jagger-Richards, a dimostrare la loro continua crescita come compositori e tra questi, alcuni classici immortali: Under my thumb, Mother's little helper, Out of time e la lista si potrebbe allungare. Il suono abbandona in parte il garage sfrenato di December's children, per diventare più meditato e adulto. Insomma, se la leggenda inizia da December's..., la grandezza vera e propria comincia con Aftermath.

Curiosità

Per leggere un breve articolo dell'ingegnere del suono del disco, Dave Hassinger, premere il pulsante.

Qualche parola


Got live if you want it

[vinile]

Lessi molto tempo fa, che questo disco non sarebbe un live vero e proprio, bensì registrazioni di studio corredate dalle classiche urla isteriche (che sembrano finte, questo è vero). Il propugnatore di tale tesi era un certo D'Agostino, quando portava il barbone, non parlava ancora di edonismo reaganiano e non si vedeva in tivvì (io non lo sopportavo già allora; così, per chiarire). Sia vera o no l'ipotesi, il disco non è male, è suonato con grinta da live e per quanto mi riguarda, presenta dei pezzi introvabili sugli altri dischi (Have you seen your mother, baby, standing in the shadow, Fortune teller, etc.). Dopo qualche anno arrivò un live ben più consistente, ma non priviamoci della goduria di queste versioni.

Curiosità

Le foto sono di Gerard Mankowitz (il cui nome è scritto in maniera errata: Gered in luogo di Gerard, così come riportato nelle note di Out of our heads e December's children).- Siano o no registrazioni di studio con le urla aggiunte, le note riportano che il disco è stato registrato alla Royal Albert Hall di Londra.- I'm alright, firmata Nanker/Phelge, in realtà è un pezzo di Bo Diddley.


Their satanic majesties request

[vinile]

Il cosiddetto disco satanico degli Stones sarebbe nato dopo aver sentito Sgt. Pepper dei colleghi di Liverpool, il quale, a sua volta, era nato dopo che i Beatles sentirono Pet sounds dei Beach Boys. Nel gioco a distanza di invidie, omaggi e richiami all'oriente, i Rolling Stones ebbero la peggio. A dire il vero, sentito per l'ennesima volta, questo disco sembra una presa per il culo dei dischi psichedelici; fosse così, i Dukes of Stratosphear negli anni '80 ci son riusciti decisamente meglio. Se invece il disco è seriamente psichedelico, allora la delusione ha una ragione d'essere. Gli Stones, però, sanno parlare di Satana senza deludere (vedi il disco successivo, un'inezia chiamata Beggars banquet): quindi? Qualche piccola vibrazione positiva da 2000 light years from home e Citadel, ma poca cosa.

Curiosità

Per la prima volta gli Stones si privano della produzione di Andrew Loog Oldham e lavorano in proprio.- In another land è scritta e cantata da Bill Wyman. A proposito di quest'ultimo pezzo, sull'etichetta del disco la canzone viene accreditata a Wyman, il nome del quale è seguito da un asterisco che rimanda alla fine dei titoli; l'asterisco dice semplicemente Bill Wyman (come per dire, secondo me: "È Bill, il nostro Wyman, non è un altro").- Fotografie e design psichedelico sono di Michael Cooper.


Beggars banquet

[vinile]

È il capolavoro dei Rolling Stones? È una bella lotta, secondo il sottoscritto, con altri due (o forse più) dischi della band, ma Beggars banquet è un disco sensazionale. Gli Stones dialogano ancora con Satana, come in Their satanic majesties request, ma stavolta è il diavolo del blues, molto più familiare che non quello psichedelico-orientale. Due titoli su tutti, ma solo perché sono due pezzi immortali della nostra musica: il massacro ritmico di Sympathy for the devil e l'inno di Street fighting man.

Curiosità

La copertina della mia copia è l'originale censurata a suo tempo dalla casa discografica: la foto di un cesso orrendo e le scritte sul muro. Il retro-copertina presenta lo stesso muro riempito dalle note del disco. La copertina che uscì in luogo di quella censurata, fondo bianco con nome del gruppo e titolo del disco, è diventata un pezzo da collezionisti.


Let it bleed

[vinile]

Dopo un capolavoro assoluto come Beggars banquet, i Rolling (chi l'avrebbe potuto sperare?) si ripetono con un disco stupendo, che ha il solo torto di arrivare dopo un masterpiece assoluto come il precedente. Da Gimme shelter a Monkey man, da Midnight rambler e You can't always get what you want (una fantastica ballata che sembra quasi riferirsi a Brian Jones), una meraviglia dopo l'altra. È un periodo d'oro per il gruppo, artisticamente parlando, peccato che coincida con le loro esperienze più devastanti (dalla droga all'alcool, passando per la morte di Brian Jones e il concerto di Altamont).

Curiosità

La copertina si fa notare per l'assoluta mancanza di qualsivoglia informazione (unicamente i titoli e pure in ordine sparso).- Country honk è la versione country di Honky tonk women (uscita solo su 45 giri): è stata registrata mentre Richards stava illustrando il back up vocale a Nanette Newman con la chitarra acustica.- You got the silver è cantata da Keith Richards perché il tecnico aveva inavvertitamente cancellato l'inciso vocale di Jagger. Il cantante, in Australia sul set di un film, non potè ricantarla.- Debutta Mick Taylor alla chitarra.- In Gimme shelter c'era la voce di Bonnie Bramlett, ma il marito Delaney, all'oscuro della cosa, ne vietò l'utilizzo. I gorgheggi che si sentono sono di Merry Clayton.- Dovrebbe essere l'ultimo disco per Brian Jones, non fosse che il musicista è praticamente assente (qualche intervento in non più di un paio di pezzi). Di lì a poco, finirà la propria vita in una piscina, affogato dal proprio ego, incapace di accettare la leadership Jagger-Richards.


[vinile]

Get yer ya-ya's out!

Possiamo considerarlo il primo vero live degli Stones (Got live if you want it solleva troppi dubbi) e non si resta delusi. Omaggi al loro nume tutelare, Chuck Berry, grandi versioni di Midnight rambler e Live with me e una Sympathy for the devil così così (come ripetere l'orgia satanica di Beggars banquet?). Gli anni '60 si chiudono con i Rolling in forma smagliante, condizione che continuerà per un altro paio d'anni, poi i terribili '70 si faranno sentire in tutta la loro pochezza.

Curiosità

L'unico musicista aggiunto, oltre ai cinque soliti, è Ian Stewart, l'eterno sesto Stones, troppo pulitino per poter far parte di una band di pervertiti (questo il motivo dell'esclusione di Stewart come membro ufficiale da parte del primo manager, Andrew Loog Oldham).- La stupenda foto di copertina è di David Bailey.- Disco registrato al Madison Square Garden di New York il 27 e 28 novembre 1969.


Sticky fingers

[vinile]

Un classicissimo disco di rock'n'roll, suonato, cantato e composto divinamente (o diabolicamente). Un classico alla Stones come Brown sugar, due ballate eterne come Wild horses e Sister morphine (più nervosa e con la chitarra magica di Ry Cooder) e rock'n'roll sfrenati come Bitch (un riff fiatistico da epopea) e Can't you hear me knocking (un lungo e sfibrante viaggio). Tutto molto bello, non fosse che i testi parlano di droghe, di Sorella Morfina, di Fiori morti e di Ho il blues. Come sono sopravvissuti a tutto questo?

Curiosità

Brown sugar, in gergo, è l'eroina tagliata con altre sostanze che la rendono di colore bruno.- La famosa copertina della prima edizione, ideata da Andy Wharol (le foto erano di Billy Name), aveva una cerniera in corrispondenza della patta (cerniera) dei pantaloni che sono in primo piano nella foto; inutile dire che quella copertina originale è diventata un pezzo da collezione. È anche il primo album in cui compare la famosa linguaccia di Mick Jagger, diventata una delle icone del gruppo.


Exile on Main Street

[vinile]

"Se gli Stones si fossero sciolti dopo Exile on Main Street, non apprezzeremmo di più la band stessa e la storia del rock'n'roll in generale?". (Eddy Cilìa). Questo giudizio, forse esagerato per quanto riguarda il generale, è perfettamente centrato. I Rolling Stones, con Exile on Main Street, chiudono un periodo fantastico iniziato con Beggars banquet: dal successivo album (il tremendo Goat's head soup) inizieranno la fase maròn (di merda), fase che si è trascinata tra alti (pochi) e bassi sino ai nostri giorni. Il doppio è opera quasi totale di Keith Richards, tanto da poter essere quasi considerato il suo primo album solista (lo so, esagero), non fosse per quella firma, Jagger, a margine delle canzoni. 17 meraviglie che spaziano dal rock'n'roll, al blues, al rhythm'n'blues, alla ballata, senza picchi particolari, per il semplice motivo che il picco, unico, comprende tutto il disco ed è vertiginoso.

Curiosità

Tra gli ospiti, Dr. John (il quale doveva incidere un album con gli Stones e sembra che proprio da questa idea iniziale sia nato Exile on Main Street), Billy Preston e i Bar Keys.- Happy è cantata da Keith Richards.- Ringraziamento speciale a Ian Stewart.- L'idea del collage fotografico di copertina, come la confezione, è di John Van Hamersveld (forse: le note sono scritte con grafia manuale e in qualche caso difficilmente leggibili), lo scatto di Robert Frank: dovrebbe catturare (in maniera perfetta, se posso dire la mia) il periodo di anarchia e di disillusione del periodo.


Goat's head soup

[vinile]

Facciamo i conti: prima di questo… ehm… disco, i Rolling Stones avevano sfornato, nell'ordine, Beggars banquet (uno dei capolavori di tutti i tempi della nostra musica), Let it bleed (unica pecca, essere uscito dopo Beggars banquet e al di là di questo, un disco meraviglioso), l'ottimo live Get yer ya-ya’s out, un disco splendido come Sticky fingers e un altro capolavoro assoluto come Exile on main street. Come possa essere uscito questo Goat's head soup dalle stesse menti che hanno prodotto quella serie di lavori epocali, è materia per i conoscitori della psiche. Non poteva continuare, sono d'accordo, ma questo LP è imbarazzante, a partire da Angie (qualcuno l'ha definita una canzone da Bacio Perugina) e tacendo pietosamente del resto.

Curiosità

Incredibile la confezione: copertina apribile e nessuna, dico nessuna, informazione, nemmeno i titoli delle canzoni, niente. I Rolling Stones primeggiano nella categoria avari, da questo punto di vista, ma questo è il loro capolavoro (sempre dallo stesso punto di vista, intendiamoci: non si parla di musica!). Mi chiedo che senso abbia fare una confezione con copertina apribile in un caso simile.- Il titolo parla di Zuppa di Testa di Capretto.


It's only rock'n'roll

[vinile]

È solo rock'n'roll, un'espressione passata nel lessico comune dei rockisti e non solo. Sembra quasi una frase con la quale chiedere scusa: "Fino ad ora vi abbiamo dato dischi epocali, tra i più significativi nell'intera storia della nostra musica, però era solo rock'n'roll, null'altro. Da ora in poi continueremo a fare i soldi come Rolling Stones, a divertirci (ognuno per conto proprio!) e a far parlare di noi (altrimenti non potremmo fare i soldi). Ma ricordate: è solo rock'n'roll". Il disco è buono, addirittura un capolavoro se confrontato con la pochezza del precedente Goat's head soup, ma i Rolling Stones sembrano già avviati verso la normalità che, lungo una strada di trent'anni, arriva ai giorni nostri.

Curiosità

Ospiti: Billy Preston, Kenny Jones, Nicky Hopkins e il solito Ian Stewart. It's only rock'n'roll, la canzone, è stata ispirata da Ronnie Wood (siamo vicini al cambio della guardia tra Mick Taylor e Wood).- Il disco dovrebbe segnare il debutto della Rolling Stones Records, l'etichetta personale del gruppo, per la quale inciderà, per fare un esempio, Peter Tosh.


Black and blue

[vinile]

Dove It's only rock'n'roll era solo rock'n'roll (che genio!), Black and blue paga l'infatuazione (di Richards) per il reggae (Cherry oh baby) e per le musiche altre, dove per altre s'intende disco music (Hot stuff) e ballatone pop insipide. Non manca il blues a completare il minestrone. Per chi non lo sapesse (!), al sottoscritto il minestrone non piace.

Curiosità

Mick Taylor non c'è più, ma Ron Wood, che appare nelle foto di copertina (sul retro, con Charlie Watts) e interna, viene dato come ospite (c'è il classico credit: Ron Wood courtesy of Warner Bros).- La copertina è apribile. Sulla parte apribile appare una foto dei cinque, nella quale Mick Jagger è defilato e solitario rispetto agli altri quattro.- Sull'etichetta vengono definite ispirate da Ron Wood Hey Negrita e da Billy Preston Melody.


[vinile]

Love you live

È il terzo live degli Stones, dopo l'improbabile Got live if you want it e il singolo Get yer ya-ya's out. In tre delle quattro facciate trovano posto una manciata di classici originali (la quarta side, in particolare, è un greatest hits), mentre il terzo lato è un po' particolare: la Mocambo side, così è definita, ospita quattro cover (Muddy Waters, Bo Diddley, Willie Dixon e Chuck Berry) ed è registrata in un club e non negli stadi, come il resto del disco. I Rolling Stones si presentarono sotto falso nome (i Cockroaches), come apertura dei canadesi April Wine, al Club El Mocambo di Toronto: posto che la loro presenza fosse davvero sconosciuta, posso immaginare la sorpresa di chi era in quel locale! Sorvolando sulla versione reggae di Crackin' up di Bo Diddley, gli altri pezzi convincono per la grinta e la grande competenza. Un doppio live onesto che non fa gridare al miracolo.

Curiosità

Happy è cantata da Keith Richards (come in Exile on Main Street).- Nella lista dei musicisti (tra le poche note presenti su un retro-copertina spoglio), Mick Jagger viene accreditato occasionalmente alla chitarra (occ. guitar), Ron Wood occasionalmente alla voce (occ. vocals), mentre Bill Wyman viene dato al basso e ballo (bass and dancing).- Copertina apribile, ma all'interno ci sono solamente delle sagome stilizzate simili a quella di copertina che ritrae Mick Jagger. L'autore delle opere pittoriche è Andy Warhol.- La dedica: "Vorremmo dedicare questo disco alla memoria di Keith Harwood". Keith Harwood lavorò come ingegnere del suono in questo doppio live, ma morì poco prima della pubblicazione in un incidente d'auto, sotto l'effetto di sostanze stupefacenti.


Some girls

[vinile]

I puristi si scandalizzarono quando sentirono Miss you, esercizio di disco music (di classe, comunque), ma forse non avevano ascoltato Hot stuff, su Black and blue. Some girls è un disco positivo del carnet Rolling Stones post-Exile on Main Street. Non ci si possono aspettare capolavori da una band che vive di rendita, ma con dischi di questo livello ci si può accontentare, soprattutto con canzoni di pura classe sopraffina come Beast of Burden.

Curiosità

Per leggere la descrizione dell'esilarante copertina, premi il pulsante.

Leggi


Emotional rescue

[vinile]

Siamo forse vicini al punto più basso raggiunto dai Rolling Stones. Disco music (Dance ed Emotional rescue, quest'ultima con il falsetto di Jagger), ballate dimenticabili (All about you), tentativi di rockare (Where the boys go): niente gira come dovrebbe in questo abbozzo di disco. Gli anni '70 si chiudono davvero mestamente per il gruppo inglese.

Curiosità

I soliti ospiti: Ian Stewart, Nicky Hopkins e Bobby Keys.- Copertina e retro sono corredati da foto termografiche, opera di Roy Adzak, dal titolo Anthropometric man series.


Tattoo you

[vinile]

Tattoo you fu salutato come il ritorno dei Rolling Stones alla buona musica, dopo una serie di dischi di qualità medio-bassa (più o meno, da Goat's head soup in poi). Il disco parte in quarta: Start me up fa parte della famiglia delle Brown sugar, delle It's only rock'n'roll e cattura con il suo riff assassino. Poi si continua con il rock'n'roll nella prima facciata e le ballate più o meno bluesate (corredate anche dal falsetto jaggeriano) nella seconda. A questo punto la considerazione: alzi la mano chi metterebbe questo disco tra i migliori Rolling Stones di sempre...

Curiosità

Sconfortante l'assoluta mancanza di note.- Little T & A dovrebbe essere cantata da Keith Richards.


[vinile]

Slow rollers

Antologia del periodo 1964-1969, non irresistibile. L'unica vera chicca è la versione italiana di As tears go by, diventata Con le mie lagrime così (o lacrime: la copertina del 45 giri, che si vede su December's children, ha lacrime e non lagrime). È divertente sentire Mick Jagger cantare in italiano su un testo di Mogol.

Curiosità

È incredibile che anche un'antologia che presenta delle curiosità interessanti, sia totalmente mancante di note esplicative.- You can't always get what you want è più corta della versione di Let it bleed (presumo sia la versione del 45 giri) ed è in mono.- Time is on my side è leggermente diversa dalla versione di 12 x 5 (dura anche 10 secondi di più).- Con le mie lagrime così è la versione in lingua italiana di As tears go by, con testo di Mogol; anche questa è una versione in mono.- A margine del retro-copertina è scritto: "Tutte le canzoni precedentemente edite 1964-1969".- Foto di copertina di Gered Mankowitz (dal nome ballerino: Gered o Gerard).


Still life

[vinile]

Quarto disco dal vivo per i Rolling Stones, a cinque anni dall'ultimo Love you live, con il quale non c'è confronto (e neanche Love you live era chissà cosa). Jagger sembra spento, la sezione ritmica sembra accompagnare Eros Ramazzotti, la scelta della scaletta ha privilegiato le cover (specificate sull'etichetta, ma non sulla copertina, che pure è apribile: la maledetta mania rollingstoniana di non dare informazioni). Non è chiaro il senso di questo disco (a parte il valsente, ovviamente), ma, come si sa, it's only rock'n'roll.

Curiosità

L'apertura e la chiusura del disco sono affidate, rispettivamente, a Duke Ellington e a Jimi Hendrix.- Il dipinto di copertina è di Kazuhide Yamazaki.


Undercover

[cd]

Cominciamo con un bel luogo comune: solitamente, si divide la carriera dei Rolling Stones in prima e dopo Exile on Main Street e chi conosce quella meraviglia in forma di doppio album sa bene perché. Io azzardo un'altra divisione: la discografia dei Rolling Stones si può dividere in prima e dopo Undercover. I motivi possono essere molteplici, ma nulla hanno a che fare con la qualità artistica, come nel caso di Exile on Main Street: sino ad Undercover, pubblicato nel 1983, gli Stones hanno occupato quasi tutti gli anni a livello discografico (rimangono fuori il 1975 e il 1979, se non vado errato) e parlo di album nuovi o live ufficiali, dopodichè i nostri vivacchieranno senza molti patemi (per il successivo Dirty work dovranno passare tre anni).

Dopo questo ragionamento epocale dovrei occuparmi del disco in questione. All'epoca dei fatti, Undercover fece un po' di rumore per il video di Undercover of the night, la canzone che lo apre (se non ricordo male, si parlava di ingerenze imperialiste nel terzo mondo e cose simili) e per il suono bollente, rock in salsa rhythm'n'blues fiatistica, chitarre spezzettate, ritmica discotecara e menate simili (era un po' la mania del periodo; ci cascò anche Southside Johnny con il tremendo Trash it up). Lo sconforto regna sovrano proprio lì dove il gruppo dovrebbe trovarsi a proprio agio, il rock'n'roll aggiornato ai tempi (It must be hell, la canzone che chiude il disco, regala qualche brivido con il suo incedere bluesato, ma è davvero poca cosa); eppure, di questo disco si parlò quasi esclusivamente per le due canzoni che aprono le facciate, la già citata Undercover of the night e Too much blood, sentori di un nuovo corso, a leggere gli 'esperti' dell'epoca (la prima è imbarazzante, la seconda, che fece bagnare le mutande di qualcuno, addirittura, non riesce ad andare oltre un minimo interesse, dovuto, nella mia mente, al richiamo di certe atmosfere dei Beat, interesse subito sostituito da uno sbadiglio).

Il pezzo forte, She was hot, è la canzone che gli Stones propinano sempre uguale da qualche decennio, il reggae di Feel on baby lo lascio perdere per non cadere nel turpiloquio e buona ultima lascio Wanna hold me, cantata da Keith Richards (presumo: se la voce è la sua, è ancora più inconsistente del solito), pessima e non dico altro. Tornando al discorso iniziale, i Rolling Stones hanno diluito la loro presenza sul mercato discografico dopo questo album: grazie!


[vinile]

Dirty work

L'arrivo di Steve Lillywhite alla produzione, porta delle novità in casa Stones, ma non si casca dalla sedia. Colpisce l'uniformità del suono (troppo pompato, oltre tutto), ma le belle canzoni non mancano, specialmente nella prima facciata, One hit (To the body) e Hold back su tutte. Con oltre vent'anni di carriera alle spalle, gli Stones non sembrano intenzionati a mollare (per volere principalmente di Richards).

Curiosità

Ringraziamenti speciali per: Bobby Womack, Jimmy Page, Tom Waits, Ivan Neville, Chuck Leavell, Patti Scialfa, Jimmy Cliff, Kirsty MacColl, Ian Stewart, Dolette McDonald. I primi appaiono anche come ospiti (lo si capisce per la solita formula appears courtesy of...) ma, ovviamente, non è specificato in quali brani.- Il disco è dedicato a Ian Stewart, morto in quel periodo. La dedica dice: "Grazie Stu per 25 anni di boogie-woogie".- Sulla busta ci sono anche i testi (è il primo e unico disco dei Rolling Stones arrivato a casa mia con i testi delle canzoni).- Le foto sono di Anne Leibovitz.


The Rolling Stones - 1965/1970

[vinile]

Antologia comprendente brani del periodo 1965/1970 (mica scemi i compilatori: chi farà mai una compilation degli anni 1974/1980?). A parte il piacere di ascoltare, uno dopo l'altro, dei brani immortali e alcuni pezzi usciti solo su singolo (come Let's spend the night together e Jumping Jack Flash), c'è poco da dire. Fine.


DISCOGRAFIA

Per la discografia, clicca.

Discografia rollingstoniana


IL NOME

Fu Brian Jones a scegliere il nome, dal titolo di una canzone di Muddy Waters (uno degli idoli del gruppo), Rollin' Stone. La g finale di Rolling fu aggiunta dal produttore, Andrew Loog Oldham, nel '63.


R.I.P.

Brian Jones è morto il 3 luglio del 1969, all'età di 27 anni. Causa della morte, annegamento (nella piscina della propria villa), ma le circostanze sono talmente tante e così intricate, che non basterebbe un libro.

Ian Stewart, tastierista, il cosiddetto sesto Stones, è morto il 12 dicembre 1985, all'età di 47 anni. All'inizio del mese di dicembre di quel 1985, Stewart cominciò ad avere problemi respiratori e decise di farsi visitare: morì d'infarto nella sala d'attesa della clinica dove sarebbe stato ricoverato.


LINKS

Rolling Stones

La scheda di Onda Rock. [Italiano]

Rolling Stones

Biografia e una grande discografia dettagliata, oltre alla cronologia degli avvenimenti anno per anno. Un bel sito per scoprire la storia dei Rolling Stones. [Inglese]

Rolling Stones

Un bel sito, originale e intelligente, che gira intorno al gruppo, alle persone, alle influenze. Da vedere e da godere. [Inglese]

Rolling Stones

Un sito che merita per la lunghissima lista di testi delle canzoni del gruppo. Inoltre, le recensioni di quasi tutti gli album, la classifica dei migliori titoli e delle migliori canzoni (Let it bleed e Sympathy for the devil i vincitori: niente male!), gallerie fotografiche e altro ancora. [Inglese]


VAI A...

Uno sguardo agli album del 1968 ospitati dalla mia discoteca. Oltre a Beggars banquet, il mio capolavoro dei Rolling Stones, questi sono gli altri dischi arrivati a casa mia targati 1968.

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