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Chronic town

Murmur

Reckoning

Fables of the reconstruction

Lifes rich pageant

Dead letter office

Document no. 5

Green

Out of time

Automatic for the people

Monster

New adventures in hi-fi

Up

Reveal

Around the Sun

REM

Biografia Nigel and the Crosses


Chronic town

[vinile]

È l'esordio di un gruppo un po' particolare. I REM da ormai tre decadi sfornano dischi capaci di mettere d'accordo critica e pubblico (a parte le critiche per il fatto di avere troppo pubblico: è la cosiddetta sindrome del se-piace-a-tutti-gli-altri-non-può-più-piacere-a-me). Il primo lavoro, datato 1982, è un mini LP con 5 pezzi tra i quali si scorge già il germe della genialità (Carnival of sort (Box cars)), sommerso da esperimenti sonori in libertà (1,000,000 e Wolves, lower) interrotti da una meraviglia che anticipa le delizie future (Gardening at night). È solo la prima tappa.

Curiosità

Come in tutti i dischi della prima fase (e non solo) dei REM, mancano i testi (biascicati in maniera incomprensibile da Michael Stipe, anche per chi è di lingua madre inglese o meglio, statunitense).


Murmur

[vinile]

Il primo 33 vero e proprio dei REM (dopo il mini dell'anno precedente) rivela al mondo intero un gruppo straordinariamente maturo e consapevole dei propri mezzi. Un suono già personale, alcuni pezzi da antologia e una magia, l'appuntamento con l'album dei REM, che si ripeterà ogni anno fino all'88. Iniziano dall'inizio i REM, da quella "Radio free Europe" che aveva rappresentato il loro debutto su 45 giri un paio d'anni prima, una canzone che la dice lunga sulle capacità del gruppo. Altre meraviglie? Lo splendore melodico di Pilgrimage e Talk about the passion e la genialità di Moral kiosk e We walk. È un disco che bisogna scoprire piano piano, con il tempo e gli ascolti, senza lasciarsi andare all'entusiasmo dopo i primi giri sul piatto: le sorprese non mancheranno.

Curiosità

I titoli sul retro-copertina non sono nell'ordine di esecuzione: uno di questi, Moral kiosk, è scritto perpendicolarmente e attraversa tutti gli altri titoli. Mancano completamente le note.


[vinile]

Reckoning

È considerato, abbastanza unanimemente, il più debole della prima fase della carriera dei quattro di Athens. Il suono non cambia, siamo sempre dalle parti di Murmur (d'altronde, i Macchinisti, come sono definiti i produttori Mitch Easter e Don Dixon, sono gli stessi), anche se l'approccio, come confermato dalle cronache, sembra più diretto. Tra brani un po' imballati, ma che recano comunque il loro marchio (come l'iniziale Harborcoat) e divagazioni velvetiane (Camera e Time after time), non mancano i classici, come sempre: So. Central rain (commovente) e (Don't go back to) Rockville.

Curiosità

I produttori Mitch Easter e Don Dixon sono definiti Macchinisti. Le poche note sulla busta interna, sono praticamente illeggibili, tradizione iniziata con Murmur. I titoli sono alla rinfusa sia sulla copertina, che sulla busta interna.


Fables of the reconstruction/Reconstruction of the fables

[vinile]

Sull'orlo dello scioglimento, la band se ne va a Londra a registrare con Joe Boyd, mitico produttore di Fairport Convention, Richard Thompson, Nick Drake e decine di altri (e protagonista dei primi passi dei Pink Floyd, nel periodo dell'UFO, locale del quale fu co-fondatore). Le cose non funzionano al meglio, anche se tra band e produttore si mantengono espressioni di stima. È il disco che ha diviso la critica: una parte lo considera un capolavoro assoluto, altri lo ritengono un brutto passo falso. Io sono con i primi: non saranno degli interventi orchestrali (tra l'altro, non invadenti e inseriti con la competenza che ci si aspetta da Joe Boyd) a farmi rifiutare gemme quali la meraviglia suadente di Maps and legend, l'inquietante Feeling gravity pulls, il funky rimasticato di Can't get there from here e quasi tutto il resto.

Curiosità

Titoli, come sempre, alla rinfusa; in particolare, sembra il titolo di una canzone Another engine, separato dal resto del brano, Auctioneer. La canzone scritta come Kahoetek sulla busta, sull'etichetta del disco diventa Kohoutek.- Divertente la parte Directors sulla busta interna: W.J. Holt, Ambasciatore; B.E. Downs 4, Segretario della difesa; G.P. Trump, Segretario dei trasporti; S.L. Phipps, Assistente del Re [non è specificato chi sia il re]; E.M. Hammond, Vice Presidente in carico di Mike Mills; Bill Berry, Miglior Ragazzo; Mike Mills, Console mediatore; Peter Buck, Ministro della Musica; Michael Stipe, Interprete del vecchio contadino [se ho tradotto giusto].


Lifes rich pageant

[vinile]

Per quanto mi riguarda, il capolavoro dei REM. Un disco perfetto, senza sbavature, dal suono scintillante (responsabile quel Don Gehman produttore di John Cougar e di una canzone dei Blasters, la splendida "Just another Sunday"), senza un solo passo falso (io non riesco a trovarne uno anche violentando il buon senso). Ecco a voi una piccola galleria delle meraviglie.

Begin the begin - Si appoggia la puntina sul piatto e si viene investiti dal riff mastodontico e dal suono compatto e stordente di Begin the begin. Fantastica!

These days - La canzone che piace ai primi ascolti e che fa lacrimare ai successivi (almeno, a me è successo). Niente smancerie, anzi: These days fila come un treno, s'insinua dentro di voi e vi fa scoprire segreti su segreti anche al centesimo ascolto. Provateci.

Fall on me - Il primo tentativo in assoluto dei REM di costruire un brano di successo, ma fossero tutte così le canzoni da classifica. Semplicità, una melodia che sembra già scritta e l'interpretazione magistrale di Michael Stipe, ne fanno un classico a dispetto della sua struttura.

Cuyahoga - Chi non si commuove con Cuyahoga, non ha un cuore. Uno dei miei REM preferiti in assoluto.

Hyena - Sembra una filastrocca, quasi una presa in giro, ma Hyena cattura con il suo ritornello fulminante.

Underneath the bunker - Questa è proprio una presa in giro, una specie di tango (o qualcosa di simile) cantato con una voce filtrata impossibile da riconoscere.

The flowers of Guatemala - La prima canzone di critica politica dei REM, una splendida ballata velvetiana con un intermezzo chitarristico da manuale di Peter Buck.

I believe - Attacco di mandolino sudista ed ennesima dimostrazione della vena inesauribile dei REM del periodo, alle prese con un pezzo medio-veloce dal solito ritornello memorabile.

What if we give it away? - La canzone che colpisce meno ai primi ascolti, un mid-tempo che sembra concedere una pausa, ma che non disturba, anzi.

Just a touch - La sferzata garage: un riff che più semplice non si può e una vagonata di decibel estenuante.

Swan Swan H - La ballata acustica, splendida e affascinante, a differenza dei brani costruiti sulla stessa impronta presenti in Green.

Superman - Una cover, una delle rare riprese di brani altrui sui dischi dei REM, un brano classicamente anni '60 e classicamente bello. Che sia perché l'hanno ripreso i REM?

Lifes rich pageant è un capolavoro assoluto, punto.


[vinile]

Dead letter office

Una grande e intelligente compilation a cura dell'esegeta del rock, Peter Buck. Grandi inediti su album (Burning hell, Windout), cover entusiasmanti (Crazy dei Pylon, Toys in the attic degli Aerosmith) o semplicemente fantastiche (There she goes again, Pale blue eyes, Femme fatale, tutte dei Velvet Underground), scherzi e facezie varie (come Voice of Harold, la Seven chinese brothers di Reckoning). Quando uscì, questo disco dette l'impressione che i REM si volessero prendere una pausa e invece alla fine dell'estate, qualche mese dopo l'uscita di Dead letter office, uscì Document. La leggenda continua.

Curiosità

Se vuoi leggere le note del disco firmate da Peter Buck, clicca sul pulsante.

Leggi

 


Document

[vinile]

Altro cambio di produttore (arriva Scott Litt): impossibile tenere Don Gehman e superare la perfezione di Lifes rich pageant? Può darsi, ma Gehman e i REM stavano prendendo accordi per lavorare ancora assieme ed è un vero peccato che la cosa non sia andata in porto. Document no. 5 (precisazione, secondo molti, tendente a far capire che il disco di qualche mese prima, Dead letter office, era un'antologia, anche se molto speciale) è il disco più duro della prima fase REM. Ad una prima facciata quasi perfetta - dall'iniziale Finest worksong, alla cover di Strange dei Wire, fino al massacro rap-funky-rock di It's the end of the world as we know it (And I feel fine) - segue una seconda non del tutto centrata, tra ritmi e suoni atipici; ovviamente, Document è superiore al 90% della produzione rock circolante e la sua carica e violenza lo rendono ancora, dopo tanti anni, un disco indispensabile.

Curiosità

Titoli nel giusto ordine di sequenza sul retro-copertina, per la prima volta in un disco dei REM.


Green

[vinile]

È il primo album dei REM che mi ha fatto storcere il naso, sia come canzoni, sia come produzione (ed è il primo album inciso per una major, la Warner Bros). Il produttore è lo stesso Scott Litt di Document, ma c'è qualcosa in questo disco che non mi torna. Non mancano i soliti classici (World leader pretend e Orange crush), ma nel complesso mi sembra il primo passo incerto del gruppo (incerto al confronto con le precedenti produzioni del gruppo, non a livello assoluto: precisazione forse inutile, ma doverosa). Il successo mondiale, comunque, è arrivato proprio con questo disco, anche se la REM-mania arriverà con il successivo Out of time.

Curiosità

Sul retro-copertina, l'ultima canzone è definita -25795, mentre sull'etichetta, al numero 11, il titolo non c'è.- Su un lato della busta interna c'è il testo di World leader pretend, a quanto ne so, il primo che i REM abbiano mai offerto al pubblico.


Out of time

[vinile]

Out of time ha segnato il definitivo e travolgente successo mondiale per i REM, al termine di un periodo di pausa discografica durato tre anni (dal 1988 al 1991). È un disco che cala con il tempo: sembrava un capolavoro quando uscì, adesso si fa una certa fatica ad ascoltarlo. I classici? Direi Losing my religion, un brano quasi perfetto (anche troppo) e poi Radio song, per quell'inserto rap di KRS-1, davvero fuori dalle solite cose dei REM e Low, un brano di straordinaria tensione emotiva, mentre sull'altro lato spiccano le splendide Texarcana e Country feedback. Alcuni pezzi passano senza lasciare alcun segno (Endgame tra questi), mentre altri, come Shiny happy people, divertono al primo ascolto e poi stancano. L'album è super e sovraprodotto e gli stessi REM si dichiararono stanchi di lavorare a dischi di questo tipo. Infatti, l'anno dopo uscì un disco ancora più prodotto di questo. Misteri.

Curiosità

In Near wild heaven la voce è quella di Mike Mills, il bassista che in questo disco fa di tutto fuorché suonare il basso (scherzo, ma in molti pezzi lo strumento è suonato da Peter Holsapple, all'epoca un vero e proprio quinto membro del gruppo).- Le note sono sull'intera facciata di un lato della busta interna, mentre sull'altro lato ci sono foto, disegni e testi difficilmente comprensibili (come al solito).- Elenco degli ospiti: Radio song, KRS-1 (voce), Peter Holsapple (basso), Kidd Jordan (sax), Scott Litt (echi); Losing my religion, Peter Holsapple (chitarra acustica); Low, Peter Holsapple (basso), Kidd Jordan (clarinetto); Near wild heaven, Kidd Jordan (sax); Endgame, Kidd Jordan (sax e clarinetto), Cecil Welch (flugelhorn); Shiny happy people, Kate Pierson (B-52's, voce), Peter Holsapple (chitarra acustica); Texarcana, Peter Holsapple (chitarra acustica), John Keane (pedal steel guitar); Country feedback, Kate Pierson (voce), John Keane (pedal steel guitar); Me in honey, Kate Pierson (voce).


Automatic for the people

[cd]

Dopo la sbornia di successo di Out of time, un album apparentemente rilassato e delicato per i Rem, non fosse che questo disco è stato il più sofferto e più prodotto della loro carriera. Le chitarre elettriche lasciano il posto quasi sempre ai violini, alle chitarre acustiche, insomma alle soluzioni orchestrali talvolta troppo cerebrali, per non parlare dei testi, quasi tutti improntati sulla morte o comunque, sul funereo. L'apertura è di grande fascino e grande respiro: Drive è lenta, oscura, sofferta e presenta l'intero disco in maniera perfetta. Le atmosfere si rilassano con l'acustica Try not to breathe e soprattutto con The sidewinder sleeps tonite, un tocco leggero e antico con un bel ritornello e poi tornano a incupirsi in Everybody hurts. Ignoreland e Man on the moon sono gli altri due episodi da brividi passati e chitarre, sempre nell'ambito di un album prodotto in siffatta maniera, mentre il resto delle canzoni affonda nell'esteticamente piacevole, ma angosciante. Non ho dubbi nello scrivere che questo è un album che ascolto con grande piacere, ma dal quale mi ritraggo spesso e volentieri. È un'altra dimostrazione della grandezza dei REM: potevano risolvere tutto con un Out of time - capitolo 2 e invece hanno scelto la strada più ostica, la strada che, per la prima volta dall'inizio della loro carriera, ha fatto sì che un loro album vendesse meno del disco precedente (e non si poteva continuare all'infinito...!).

Curiosità

Il libretto del cd è ripiegato a fisarmonica e contiene una lunga serie di foto dei quattro (stranamente: niente inquadrature astruse e incomprensibili) e qualche nota.- Gli arrangiamenti orchestrali sono di un certo John Paul Jones (dice niente il nome Led Zeppelin?).


Monster

[cd]

La cerebralità del precedente Automatic for the people ha portato i Rem alla registrazione, praticamente in presa diretta, di questo disco immediato, duro, senza fronzoli. Non epocale, sicuramente, ma per una bella sferzata di rock suonato coi controperi, è una manna. Abbondano i pezzi sovraccaricati elettricamente: l'iniziale What's the frequency, Kenneth?, giocata su ritmi cadenzati; Crush with eyeliner, violenta schitarrata che ospita un tizio che di elettricità distorta ne sa qualcosa, Thurston Moore; Star 69, un pezzo che sembra uscito direttamente dalle session di Green; I took your name, molto simile a Crush with eyeliner; e infine, Circus envy, la sferzata più violenta, sommersa da feedback spaventosi (possono essere i REM?).

Sul lato più tranquillo abbiamo una I don't sleep, I dream spiritualmente molto simile alle cose più dure del disco, ma trattenuta e resa quasi acustica (relativamente parlando); una sognante ballata come Strange currencies; una stranissima Tongue, un lento molto anni '50 cantato in falsetto da Stipe e una You conclusiva dove Buck non risparmia le dita pur in un brano che sembrerebbe soffuso e sofferto. Let me in è un episodio a parte: un muro di chitarre influenzato sicuramente dai Sonic Youth, senza nessuna base ritmica e reso profondamente REM dalla voce. Il singolo Bang and blame è splendidamente centrato e in un certo modo, assolutamente furbo. Monster è una scarica elettrica che ai REM serviva, anche se, alla luce delle cronache e delle tragedie (le morti di Kurt Cobain e River Phoenix), molto meno spensierato di ciò che potrebbe sembrare.


[cd]

New adventures in hi-fi

Un disco, New adventures in hi-fi, che mi ha spiazzato fin dall'inizio. Ho fatto fatica durante i primi ascolti, l'ho quasi odiato in seguito, l'ho abbandonato e le poche volte che sono tornato ad ascoltarlo, non ho cambiato opinione, se non in peggio. Lo consideravo iper-prodotto e freddo, un ritorno alle atmosfere cervellotiche di "Automatic for the people", ma senza le grandi canzoni di quel disco. È stata una sorpresa leggere che il disco, invece, è stato registrato quasi in presa diretta e concepito in viaggio, durante il tour mondiale di Monster. L'ennesimo tentativo di ascolto è andato a segno: la mia opinione è cambiata quasi radicalmente, non per ciò che ho letto, ma per ciò che finalmente sono riuscito a sentire e che non avevo mai sentito (i misteri della musica). Gli elementi REM ci sono tutti: le tossine elettriche di Monster nell'hard di The wake-up bomb, Undertow e Departure, le atmosfere acustiche di Automatic for the people in New test leper, le atmosfere dimenticate degli esordi nelle strofe di Bittersweet me. Le sorprese arrivano dalla voce di Patti Smith in E-bow the letter, pezzo spiritualmente velvetiano e dal riff incredibile di Leave, ma si gode con l'intero disco. È un piacere infinito cambiare idea.


Up

[cd]

Ciò che è successo con New adventures in hi-fi (cambiare radicalmente giudizio dopo ripetuti ascolti), non sta accadendo con Up. La magia che questo gruppo sapeva creare, le melodie, i riff, i ritornelli, sono scomparsi. La ricercatezza produttiva ha il sopravvento; la classe resta, è innegabile, ma è sommersa da suoni soffusi, ricercati e tutto questo invade il campo principale di un disco dei REM, le melodie. Com'è possibile ascoltare un disco dei REM e non ritrovarsi a canticchiare una canzone che sia una (con la tenue e possibile eccezione di Airportman, che, però, stanca al terzo ascolto). Il primo vero album deludente del gruppo di Athens, per non usare un termine che fa venire i brividi alla luce del soggetto: scadente. È una coincidenza che tutto questo succeda (nella mia testa, sia chiaro) con il primo disco dei REM in formazione a terzetto? Bill Berry aveva abbandonato dopo i problemi di salute del tour di Monster (il batterista stava per lasciarci le penne) e stanco della vita da gruppo aveva lasciato amichevolmente i compagni di una vita tra palchi e studi di registrazione. La magica armonia di un quartetto che sembrava concentrare la propria qualità artistica proprio nei tre rimasti (i testi e la voce di Stipe, le melodie e il timbro chitarristico di Peter Buck, la straordinaria completezza artistica del miglior musicista del gruppo, il multistrumentista e cantante Mike Mills), sembra essersi spezzata proprio con la dipartita del quarto. Elucubrazioni personali, nient'altro che questo.

Curiosità

Il titolo dell'album è stato rubato a Peter Gabriel, che ha volentieri ceduto l'idea.- Per la prima volta, un disco dei REM con i testi! È il segno dei tempi? Mi sarei sbrodolato per i testi di Murmur o di Lifes rich pageant, ma di questi non me ne può fregar di meno.


Reveal

[cd]

Cos'è successo ai REM? Perché ancora un disco inutile e soporifero, quasi noioso e urtante, specie per chi come me conosce l'intera discografia del gruppo? Non si chiede un altro Murmur o Lifes rich pageant (che ricordi!), ma un minimo di voglia di suonare, di ricordarsi come si scrive una canzone alla REM, pratica dimenticata ormai da tempo. Chi si ricorderà di questo disco tra vent'anni?

Curiosità

I testi si trovano sul libretto del cd (sono proprio cambiati i tempi: la band era contraria all'inserimento dei testi e invece è già il secondo disco consecutivo con le liriche accluse).- Il disco è stato registrato in quattro città diverse, Vancouver, Athens, Dublino e Miami e vien da chiedersi per quale motivo.


Around the Sun

[cd]

Leaving New York: il tormentone radiofonico che può affascinare un paio di volte e poi stanca. Alla lunga può infastidire. Electron blue: ballata remiana che può ricordare le atmosfere di Automatic for the people. Non male. The outsiders: brano anonimo che, musicalmente parlando, non si capisce dove voglia andare a parare. A metà canzone circa, intervento rap di un certo Q-Tip che, come idea, potrebbe rimandare all'incipit di Out of time e all'intervento di KRS-One, ma Radio song aveva una forza sbalorditiva rispetto a questo pezzo. Spiace scriverlo, ma è un pollicione verso. Make it all away: ballata pianistica uguale a un milione di altre, marchiata REM come un milione di altre, solo molto meno bella di un milione di altre. Final straw: canzone dall'andamento simil-folk con una timida seppur bella chitarra. Ciò che stupisce sino ad ora e siamo al quinto brano, è la voce dimessa di Stipe, sempre sullo stesso tono, senza un picco che sia uno. I wanted to be wrong: altra ballata dimessa che si dimentica in un paio di minuti. Wanderlust e via discorrendo, nessun cambiamento, nessuno scatto fino al termine del disco. Cosa dire di questi REM del 2004? Che non si sentiva la mancanza di un gruppo alle stesse condizioni di Up e Reveal? Che l'ispirazione sembra essersi persa con la dipartita (artistica) di Bill Berry? Che piuttosto che acquistare un altro disco simile dei nostri preferirei si sciogliessero? Che queste parole sono dettate dall'immenso amore, che ancora e per sempre albergherà da queste parti, per i REM che furono?


DISCOGRAFIA

Chronic town EP (1982)

Murmur (1983)

Reckoning (1984)

Fables of the reconstruction/Reconstruction of the fables (1985)

Lifes rich pageant (1986)

Dead letter office (1987)

Document - N° 5 (1987)

Eponymous (1988)

Green (1988)

The best of REM (1991)

Out of time (1991)

Automatic for the people (1992)

The automatic box (1993)

Monster (1994)

REM singles collected (1994)

New adventures in hi-fi (1995)

REM in the attic (1997)

Up (1998)

Reveal (2001)

In time - The best of REM 1988-2003 (2003)

Around the Sun (2004)

And I feel fine... The best of the IRS years 1982-1987 (2006)

REM live (2007)

Accelerate (2008)

Reckoning songs from the Olympia EP (2009)

Live at the Olympia (2009)


IL NOME

È definita R.E.M. la fase durante la quale, durante il sonno, si sogna; in particolare, il nome, rapid eyes movement (movimento rapido degli occhi), indica il movimento delle pupille quando le palpebre sono chiuse, movimento che indica la fase più profonda del sonno.


IL CONCERTO

Milano, 1995. Al Forum di Assago, i REM, con l'apertura dei Grant Lee Buffalo. Un concerto che attendevo da anni e che non mi ha entusiasmato, mi dispiace dirlo, ma i REM mi sono sembrati annoiati, impegnati esclusivamente ad onorare l'impegno. La scaletta, tra l'altro, ha spaziato tra i solchi degli ultimi dischi, senza recuperare quasi niente dal periodo IRS. Una mezza delusione.


LINKS

R.E.M.

Biografia e discografia dei REM, il tutto nella nostra lingua. [Italiano]

R.E.M.

Il sito ufficiale dei REM, costruito completamente in Flash, quindi, poco da dire sulla grafica: splendida. Il malloppo: discografia dettagliata con una montagna di video (in QuickTime) e la possibilità di ascoltare i brani, una galleria fotografica che privilegia gli anni del dopo Green, i testi dell'ultimo best e poco altro. Si poteva fare/dare di più. [Inglese]

R.E.M.

Una miniera per gli appassionati del gruppo di Athens. In questo sito, solo per fare un esempio, potrete trovare tutti i testi dei REM e non è cosa da poco data l'incomprensibilità delle canzoni dei primi album. [Inglese]

R.E.M.

L'interessante scheda di Scaruffi, come al solito, poco concorde con i miei giudizi (anche se non del tutto, in questo caso). [Italiano]


VAI A...

I REM, checché ne dicano gli increduli, hanno alle spalle una storia discografica diversa dai soliti chiché, un misto di lunga gavetta e successo immediato davvero insolito. L'impresa che si tenterà di portare a termine qui sotto, è presto detta: i migliori dischi (quattro stellette e mezza e cinque stellette nella mia personale valutazione) del mercato discografico usciti in contemporanea (nello stesso anno, intendo) con gli album dei REM e poi arrivati a casa mia.

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