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"Queens of the Stone Age"

"Restricted to everyone, everywhere, all the time"

"Songs for the deaf"

"Lullabies to paralyze"

QUEENS OF THE STONE AGE


"Queens of the Stone Age"    

[cd]

Uno dei migliori dischi degli ultimi anni. Solo i Soundgarden sono riusciti a coinvolgermi e sconvolgermi così tanto. Defunti i grandi Kyuss, i tre superstiti (senza il cantante) continuano con questo nome lungo e strano (Regine dell'Età della Pietra) e debuttano con un disco eccezionale, granitico, con delle soluzioni e degli arrangiamenti non convenzionali. Il massacro iniziale di "Regular John", con un incipit da leggenda, ti lascia già senza respiro, ma le occasioni per restare a bocca aperta si susseguiranno per tutto il disco: "Walkin' on the sidewalks" penetra dopo qualche ascolto, ma quando ci riesce lo stupore aumenta di volta in volta (il finale lunghissimo è quanto di più ipnotico abbia ascoltato negli ultimi anni); il riff granitico di "Avon", la "ballata" elettro-desertica di "If only", il riff di puro garage-punk di "How to handle a rope" (ritornello voce-chitarra da leggenda), le tensioni lente e allarmanti di "Mexicola" e "You can't quit me baby" e il riff di basso di "Give the mule what he wants" (titolo splendidamente ironico che parafrasa la famosa "Give the people what they want"). Da ascoltare sino allo sfinimento.

Curiosità

Il foglietto interno del cd è scritto in spagnolo.- Tra i ringraziati, Van Conner (Screaming Trees) e "le nostre famiglie ad Amsterdam, Los Angeles, New Orleans, Seattle, Dallas, e il deserto": quanto meno doveroso l'ultimo ringraziamento.- La foto di copertina (una mutandina femminile che scende leggermente ad opera della proprietaria) è tratta "The Pin-up - A modest history", di Mark Gabor (1972).


"Restricted to everyone, everywhere, all the time"

[cd]

L'inizio è dei migliori: un bel giro di basso, poi entra la batteria e infine la chitarra e la voce. "Feel hit of the summer" procede con continui cambi di ritmo e violente esplosioni chitarristiche. Poi, però, il disco si perde un po'. Non era francamente possibile ripetere l'exploit stratosferico dell'esordio. Li aspetto alla prossima.

Curiosità

Molto particolare il libretto del cd. Le canzoni sono elencate come fossero delle locandine di film, con i protagonisti (i musicisti) e le avvertenze morali (se si dice così). La lista è lunga: scene per adulti, pellicola di consumo, sostanze illegali, nudità, contenuto sessuale, delusione paranoica, violenza, elementi sovversivi, incredulità, rivolta, allucinazioni, alcool, depravazione statica [mia interpretazione di sleep depravation], condotta lasciva, rilievo, metamorfosi buia, linguaggio, cattive abitudini, fede cieca.- Intraducibile la formazione: ogni canzone trabocca di ospiti, tra i quali Rob Halford (sbaglio o è lo stesso nome del cantante dei Judas Priest?) e Mark Lanegan.- Confezione di Joshua Homme e Nick Oliveri.


     "Songs for the deaf"

[cd]

Piange il cuore, ma bisogna scriverlo: le Regine sono arrivate alla "maniera". Qualche pezzo regala buone vibrazioni desertiche, ma nel complesso non si va oltre la riproposizione annacquata (e mai come nel caso della musica del deserto, termine è più appropriato) delle vecchie cose. Alcune canzoni sono al limite del melenso, altre passano senza lasciare il segno. Peccato.


[cd]

"Lullabies to paralyze"

Al quarto album, la sensazione è che Queens of the Stone Age si siano infilati in un vicolo cieco, anzi, che dico: che Joshua Homme si sia infilato in un vicolo cieco. Il gruppo è ormai un discorso personale del cantante e chitarrista e anche se una formazione esiste, Queens of the Stone Age continua a rimanere un progetto aperto ai contributi musicali più disparati; solo il primo, straordinario album fu ciò che si può considerare il lavoro di un gruppo vero e proprio. La misteriosa dipartita di Nick Oliveri, tra l'altro, porta ancor di più il discorso verso la dittatura (legittima) di Joshua Homme.

Ad aprire il disco, un delicato arpeggio per voce e chitarra acustica ("This Lullaby"), Mark Lanegan e Joshua Homme rispettivamente, ma già da "Medication" lo spettro sonoro è quello classico e ormai famoso, con un pizzico di caro e vecchio punk a condire il tutto. "Everybody knows that you are insane", con tutta l'abilità del caso, riporta il gruppo verso le atmosfere di "Songs for the deaf", il successo a sorpresa di Joshua Homme e compagni: canzone furba, con un eco Soundgarden negli accordi iniziali e un tiro micidiale nel ritornello. Come detto, canzone furba, troppo furba per non essere stata vergata a tavolino pensando a "No one knows".

L'album continua tra forti suggestioni psichedeliche ("In my head"), le classiche ballate del gruppo ("I never came") e le lunghe tirate chitarristiche come "Someone's wolf"; in quest'ultimo caso la maniera prende proprio la mano a Joshua Homme, che sembra voler ripetere le imprese tutt'altro che semplici del Jimmy Page di "Presence", intricando le proprie dita alla ricerca di riff sempre più contorti e complicati. "Skin on skin" sembra richiamare alla memoria i Kyuss, ma l'amaro in bocca rimane alla fine di un disco che potrebbe essere solo il primo passo di Joshua Homme verso il compimento della propria parabola sonora (ho l'impressione che passata la sbornia da successo di "No One knows", il nostro dovrà tornare coi piedi per terra). Noi, vecchi amanti dei Kyuss e dei primissimi Queens of the Stone Age, aspettiamo fiduciosi.


DISCOGRAFIA

Kyuss/Queens of Stone Age EP (1997)

The split CD EP [split con i Beaver] (1998)

Queens of the Stone Age (1998)

Restricted to everyone, everywhere, all the time (2000)

Songs for the deaf (2002)

Stone Age complication EP (2004)

Lullabies to paralyze (2005)

Over the years and through the woods (2005)

Era vulgaris (2007)


IL CONCERTO

Milano, Transilvania Club, febbraio 2005. È l'esordio assoluto del tour europeo dei Queens of the Stone Age, promozione al quarto e nuovo album "Lullabies to paralyze". La prima sorpresa (negativa e non da poco) è la presenza di un Mark Lanegan irriconoscibile, fisicamente e soprattutto per la voce, salito sul palco a metà concerto: mi sono chiesto chi fosse quel tizio dalle corde vocali gutturali e a tratti decisamente disturbanti e stonate. Come può essere la voce meravigliosa dei "miei" Screaming Trees? Superato lo sconforto, ricordiamo la musica, dura, come si conviene ai Queens of the Stone Age, riconoscibile dopo qualche accordo e mancante di un tocco che la renda davvero indimenticabile. La prima data in assoluto di un tour, forse, non è la prova del nove per saggiare le capacità attuali del quintetto, apparso leggermente legato e slegato. Impressionante il lavoro ritmico del batterista Joey Castillo, prezioso oltre ogni dire il supporto del multistrumentista Troy Van Leuween e preciso come sempre il nostro Josh Homme, la cui voce avrebbe davvero bisogno di un supporto, non fosse che "questo" Mark Lanegan... Me ne farò una ragione, ma caspita, è difficile!


LINKS

Queens of the Stone Age

Una breve riferimento ai Queens of the Stone Age in questa pagina biografica dedicata ai Kyuss, dal sito di Onda Rock. [Italiano]

Queens of the Stone Age

Il sito ufficiale del gruppo. Per una band dalla vita ancora relativamente breve, l'attenzione si dovrebbe concentrare sulla biografia, specialmente per quanto riguarda le precedenti attività dei musicisti; beh, in questo caso la faccenda è risolta con un eccezionale finestra in Flash che non vi anticipo (si raggiunge cliccando su Family Tree). Per il resto, sinceramente poca cosa. [Inglese]

Queens of the Stone Age

Sito italiano dedicato alla band di Joshua Homme, esauriente per quanto riguarda le informazioni principali (biografia e discografia) e con altre pagine da leggere (come la serie di recensioni). [Italiano]


VAI A...

È successo poche volte negli ultimi anni: l'esordio omonimo degli ex-Kyuss, "Queens of the Stone Age", mi ha fatto assaporare sensazioni antiche con un disco nuovo, una novità degna di nota per il mio essere di ascoltatore musicale. Gioco-forza spulciare quali altri dischi di quell'annata (1998) sono giunti a casa mia.

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