PLASTICLAND
[vinile]
I Plasticland non fanno psichedelia, i Plasticland sono psichedelici. Sarei curioso di sapere dove sono finiti, ma non riesco ad immaginarmeli impiegati in qualcosa di diverso dal pensare e dal fare qualcosa di psichedelico. Questo loro primo album non è che una raccolta dei primi singoli e dei brani usciti solo su compilation. Chiaramente ne risente l'unitarietà del lavoro, ma si perdona ogni cosa ad un disco che si apre con una fenomenale versione di "Alexander" dei Pretty Things.
Curiosità
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"Wonder, wonderful, wonderland"
[vinile]
Co-prodotti da uno che di acidità se ne intende, Paul Cutler (chitarrista degli ultimi Dream Syndicate, quelli di "Live at Raji's" per intenderci), i Plasticland sfornano il loro primo, vero album (essendo il precedente "Plasticland" un assemblaggio delle prime cose uscite a loro nome), e non deludono. "Wonder, wonderful, wonderland" non attecchisce al primo ascolto, anzi, ma alla lunga sa regalare emozioni fortissime, acide (naturalmente) e psichedeliche (ovviamente). Non c'è un pezzo che sovrasti gli altri in questo lavoro, che va ascoltato dall'inizio alla fine come un concept-album, in un viaggio floreal-stroboscopico di grande efficacia. Una conferma delle capacità visionarie dei Plasticland.
Curiosità
Copertina del solito Gleen Rehse, il leader del gruppo.

"Salon"
È il capolavoro dei Plasticland, un disco memorabile dal punto di vista psichedelico-onirico, a partire dall'iniziale "Go a go-go time", un brano straordinario dagli influssi soul-Motown, condito in una salsa acidissima di pura marca Plasticland; ma il meglio arriva con "A quick commentary on Wax Museum", un delirio allucinante, con un finale da incubo nel quale ci si sente travolti e tramortiti. La sensazione all'ascolto è ancora la stessa dopo tanti anni: si resta basiti di fronte alla capacità e alla competenza dei Plasticland nel maneggiare una simile materia, non proprio semplice e tutt'altro che immediata. Come scrisse qualcuno, a differenza di altri gruppi fotocopia del movimento garage-psichedelico degli anni '80, i Plasticland affondano nella palude acida come a casa loro e il risultato è di grande personalità, oltre che d'innegabile bellezza. Ascoltare per credere.
Curiosità
L'adesivo di copertina, che contiene alcune recensioni apocrife (da quello che lessi anni fa su un magazine musicale), è diventato illeggibile a causa del passare del tempo: peccato.
DISCOGRAFIA
Vibrasonics fropm Plasticland EP (1981)
Pop op drops EP (1982)
Color appreciation (1984)
Plasticland (1985)
[I primi due titoli - senza tener conto dei due EP - sono in realtà lo stesso album, il primo uscito in Francia, il secondo in patria. Le differenze sono minime (due canzoni rimpiazzate da altre due)]
Wonder, Wonderful, Wonderland (1986)
Salon (1987)
Let's play Polyanna EP (1989)
You need a fairy goodmother [album in combutta con Twink, ex-batterista dei Pretty Things] (1989)
Confetti (1989)
Dapper snappings (1994)
Mink dress and other cats (1995)
Make yourself a happening machine: a collection (2006)
LINKS
La biografia di Scaruffi. [Italiano]
Ciò che viene definito "Il sito ufficiale dei Plasticland", è davvero misero: discografia discreta e biografia. Non c'è altro, se non il link per comprare un paio di loro dischi. Un po' poco, per non dire altro. [Inglese]
VAI A...
Lista concentrata sulla produzione discografica statunitense del 1987 (antologie escluse, live inclusi), anno di produzione del capolavoro dei Plasticland, quel "Salon" che risuona ancora spesso tra queste mura, il tutto direttamente dalla discoteca di casa mia, come sempre.