PINK FLOYD
The piper at the gates of dawn

[vinile]
Uno dei capolavori della musica rock di tutti i tempi e, secondo il sottoscritto, il più bel disco del gruppo, una spanna avanti al secondo A saucerful of secrets. Le visioni di Syd Barrett, responsabile assoluto e unico del disco, sono ora eteree e sognanti, ora magmatiche, disordinate e pulsanti. Interstellar overdrive è IL viaggio (ci siamo capiti) verso un altro dove, un luogo dove Syd Barrett ha trovato dimora definitiva dopo questo disco; Astronomy domine è la partenza, la fuga, The gnome e Matilda mother i sogni, Lucifer Sam e "Pow. R toc H gli incubi. Un'esperienza unica: se non l'avete provata, fatelo!
Curiosità
Copertina a cura dello studio Hipgnosis, nato proprio in occasione del lavoro per questo disco.
A saucerful of secrets

Syd Barrett non c'è, ma la sua anima e il suo spirito aleggiano tra ogni nota di questo secondo, stupendo disco dei Pink Floyd. È un lavoro molto più meditato di Piper at the gates of dawn, più cerebrale, dove lì la cerebralità delle soluzioni barrettiane sembrava scaturire naturalmente e con una forza sbalorditiva. Roger Waters comincia a prendere in mano le redini del gruppo che, con il tempo, arriverà alle sensazionali vendite di The dark side of the moon e di Wish you were here, ma con ben altri canoni artistici e non sto parlando di meglio o peggio: differente e molto.
Il disco si apre all'insegna del basso di Waters, come volevasi dimostrare: la sua dimostrazione di bravura in Let there be more light è anche la riprova del passaggio di consegne da Barrett a sé stesso. Remember a day è un passaggio psichedelico dalle grandi aperture melodico-pianistiche, mentre Set the control for the heart of the sun sorprende per l'assenza di suoni e per la voce bassissima, in un brano sostenuto unicamente dal basso (ancora una volta) e dalle percussioni di Mason.
Corporal Clegg chiude la prima facciata con uno strano riff estratto a peso morto dal blues che nel ritornello si apre con uno scenario melodico prima e scherzoso poi (è un kazoo lo strumento che si sente?). La seconda facciata vive sulla lunga suite iniziale che dà il titolo all'album, un'anticipazione delle future avventure del gruppo, lungo e affascinante sguardo alle possibilità compositive del quartetto. See-saw è ancora un'intrusione nella melodia pura e rilassata che deflagra in un intermezzo rumoristico che poi diventa onirico. Jugband blues è l'ultima testimonianza di Syd Barrett, una marcetta che col passare delle note diventa schizofrenica e intimamente barrettiana e si conclude mestamente: come la carriera pinkfloydiana di Syd.
Curiosità
Syd Barrett, inaffidabile professionalmente e con molti dei problemi mentali che lo accompagneranno lungo la sua vita, lascia il posto a David Gilmour. L'epitaffio è rappresentato da una specie di scherzetto bandistico, Jugband blues.- La copertina è opera dello studio Hipgnosis.
Ummagumma

È un ritorno al passato l'ascolto di questo doppio album dei Pink Floyd, il loro terzo lavoro (se non si tiene conto della colonna sonora di More): possedevo Ummagumma in cassetta, (acquisto datato 1984) e ricordo bene la sorpresa provata, dopo la beatitudine musicale dei primi due album del gruppo. Il doppio è diviso nettamente: primo disco registrato live e secondo in studio. Posso affermare tranquillamente che il secondo disco, formato dalle elucubrazioni sperimentali dei quattro, è tra le cose più noiose che abbia mai ascoltato e il giudizio è lo stesso anche dopo tutti gli anni passati, i capelli perduti e i chili acquistati.
A quel tempo pensavo di non capire, di aver bisogno di tempo, ma le cose non sono minimamente cambiate: i Pink Floyd gigioneggiano tra le stesse idee rese in maniera splendida nel precedente A saucerful of secrets e si producono in una serie di movimenti a metà tra il voler essere a tutti i costi avanguardia e il non so cosa, il tutto bagnato da una sorta di freddezza palpabile. Il primo disco è qualcosa di straordinario, uno dei migliori live che abbia mai ascoltato. Un doppio album, in definitiva, difficile da giudicare complessivamente. Provate ad ascoltarlo eliminando il secondo disco...
Curiosità
Copertina dello studio Hipgnosis.
Atom heart mother

[cd]
Dopo le sperimentazioni di Ummagumma, alle quali si aggiunsero - per fortuna - le canzoni del disco dal vivo, i Pink Floyd danno corpo a un album che per metà è un'opera a dir poco ambiziosa. La suite che titola l'album, divisa in sei movimenti e che impegna l'ascoltatore per quasi ventiquattro minuti, costò mesi di lavoro tra l'ideazione e la messa in opera, anche se il risultato finale scontentò molti, se non tutti (a parte il pubblico pagante, che fece schizzare l'album al vertice della classifica britannica, regalando al gruppo il primo numero uno della sua storia).
Tra ottoni, archi e cori celestiali, è difficile addirittura attribuire il lungo pezzo ai Pink Floyd, che reclutarono il compositore e direttore d'orchestra Ron Geesin, buon amico di Richard Wright, per mettere mano alla matassa iniziale, anche se, con una decisione a dir poco incomprensibile, il suo nome fu escluso dai credits. La sensazione finale è d'incompletezza, di un ammasso che conserva momenti di grande respiro e bellezza (e sono i momenti, tra l'altro, che ricordano molto gli Who di Tommy) e che in altri si districa difficilmente tra i meandri di quel mondo che in molti, in quel periodo, stavano esplorando, la commistione musica classica-rock. Tra parentesi, Roger Waters disse che la suite sarebbe potuta finire tranquillamente in pattumiera, fosse stato per lui, ma anche questo è comprensibile, dato che il bassista non ebbe quasi voce in capitolo (e conoscendo il tipo...).
L'album in vinile (che io non ho) presentava sulla seconda facciata tre composizioni (una a testa) di Waters, Wright e Gilmour e un qualcosa finale. If, il pezzo di Waters, è un'elegia acustica da folker psichedelico (bella, anche se non imperdibile), mentre Summer '68, di Wright, è un pezzo fortemente pianistico (dato il compositore) e dai toni epici che si alternano alla leggerezza dei passaggi cantati (ricorda alcune atmosfere di A saucerful of secrets). Fat old Sun è il pezzo che preferisco di questo Atom heart mother, anche se devo ammettere che questa versione di studio non riesce a pareggiare quella dal vivo che già conoscevo e che reputo una delle cose migliori in assoluto dei Pink Floyd arrivati alle mie orecchie.
Fat old Sun è un brano intimista dal tocco country, che si dispiega a mano a mano e che rivela una tensione drammatica non peregrina. L'assolo di Gilmour sfuma nel finale, contrariamente a quanto avviene nella versione dal vivo di cui dicevo, che si dilunga per 14, straordinari minuti (qui siamo poco oltre i cinque minuti). Il finale di Alan's psychedelic breakfast è un divertissment che gioca tra suoni e rumori, compresa la pancetta che sfrigola nella padella; altro brano che i quattro, col senno di poi, avrebbero volentieri dimenticato. Un album che cresce con il tempo, posso assicurarlo, ma che lascia un senso d'incompiuto, quasi che i Pink Floyd siano indecisi sulla strada da prendere (continuare con gli esperimenti del passato o provare a semplificare?).
Curiosità
Libretto colorato, molto poco scritto (ci sono i testi, che in questo disco sono davvero poca cosa a livello volumetrico), con molte foto e poche note striminzite; il tutto (foto e design) a opera della solita Hipgnosis (compresa la confezione di questa edizione in cd, anche se il lavoro viene attribuito non allo studio, dissoltosi nel 1983 stando a una fonte, ma al fondatore dello stesso, Storm Thorgerson e a Jon Crossland). Con una scelta che li accomuna a pochi altri nomi tra i grandi artisti da classifica (i Led Zeppelin tra questi), i Pink Floyd decisero di non mettere il loro nome e il titolo del disco sulla copertina.
DISCOGRAFIA
The piper at the gates of dawn (1967)
A saucerful of secrets (1968)
Soundtrack from the film More (1969)
Ummagamma (1969)
The best of the Pink Floyd (1970)
Atom heart mother (1970)
Relics (1971)
Meddle (1971)
Obscured by clouds (1972)
Dark side of the moon (1973)
Wish you were here (1975)
Animals (1977)
The wall (1979)
A collection of great dance songs (1981)
The final cut (1983)
Works (1983)
A momentary lapse of reason (1987)
Live - Delicate sound of thunder (1988)
The division bell (1994)
London '66-'67 EP (1995)
P*U*L*S*E (1995)
1967: the first three singles (1997)
Is there anybody out there? The wall live: Pink Floyd 1980-81 (2000)
Echoes - The best of Pink Floyd (2001)
IL NOME
Il nome arriva dalla collezione discografica di Syd Barrett e precisamente dai dischi di due bluesmen, Floyd Council e Pink Anderson.
R.I.P.
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Syd Barrett è morto il 7 luglio 2006, all'età di 60 anni. La causa ufficiale della morte sarebbe un tumore al pancreas, ma Barrett soffriva da molti anni di diabete, malattia che ha accelerato la patologia. |
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Il tastierista Richard Wright è morto il 15 settembre 2008, all'età di 65 anni. Wright è mancato improvvisamente, mentre stava lavorando a un album solista, per una forma tumorale non diagnosticata. |
LINKS
La scheda di Onda Rock. [Italiano]
Uno splendido sito dedicato ai Pink Floyd. Date anche solo un'occhiata alla discografia e strabuzzate gli occhi: notizie, testi, curiosità e le copertine di tutte le edizioni di ogni singolo disco. Ancora: gli accordi, decine e decine di interviste, quattro delle quali a Syd Barrett (dal 1967 al 1971), canzoni ascoltabili in Real Audio e ancora molte altre delizie. [Inglese]
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The piper at the gates of dawn è uno dei capolavori inglesi del 1967, come il suo successore (A saucerful of secrets) lo è del 1968. Oltreoceano i sommovimenti musicali erano tellurici, soprattutto nella Bay Area, ma la vecchia Albione, in quel periodo, non era da meno e sfornava capolavori su capolavori. La lista prenderà in considerazione i dischi britannici usciti nel 1967 e 1968 e arrivati dalle parti di casa mia.