ELLIOTT MURPHY

[vinile]
È il secondo lavoro del cantautore newyorkese, ben ritratto in copertina, con i lunghissimi e rimpianti capelli biondi. Sorpresa del 1973, con il suo "Aquashow", il buon Elliott mi sorprese con un concerto e mi deluse con i dischi: incredibilmente energico quello, troppo cantautoriali e (mi si passi il termine e non si offenda Elliott) scialbi i dischi. Bella "Hollywood", apertura del disco.
[cd]
Quale differenza tra questo Elliott Murphy, anno di grazia 1982 e quello successivo di soli due anni ("Party girls, broken poets", per la precisione) e quale sorpresa nello scoprire, finalmente, l'artista che vidi dal vivo nel 1984, energico, grintoso e squisitamente rock, che si tratti di ballate o pezzi tirati. Nessuna sorpresa, invece, nell'individuare di primo acchito le principali influenze del nostro, un certo Bob Dylan e ancor di più, un tal'altro Bruce Springsteen. Del Boss, mi vien da pensare, Elliott Murphy doveva avere un'icona con un cero votivo acceso in quel periodo, tanta è la sua devozione a quel suono (in certi passaggi, il sax di Peter Gordon sembra fare il verso a Clarence Clemons e la cosa è paradossale tenendo conto delle doti musicali di Peter Gordon, musicista dotatissimo, su un altro pianeta rispetto a The Big Man). Dei tre album di Elliott Murphy in mio possesso, questo è il migliore in maniera nettissima.
Curiosità
Alla batteria si alternano Jesse Chamberlain e Tony Machine, le tastiere sono di Richard Sohl e sax, clarinetto e sintetizzatore di Peter Gordon.
[vinile]
Ancora non ci siamo: questo è l'Elliott Murphy che vidi dal vivo (lo vidi durante il tour che promozionava questo disco), ma quanta differenza! Anche il pezzo più "mosso" ed energico, "Blues responsability" (un bel rock con l'armonica e i cori di David Johansen) impallidisce di fronte alla grinta messa in luce dal vivo. Dopo i due acquisti, il qui presente e "Lost generation", decisi di non comprare mai più niente di Elliott, decisione presa alla fine degli anni ottanta e mutata recentemente, con l'arrivo tra i miei scaffali di "Murph the surf": come si potrà capire leggendo la recensione, non sono per niente pentito. Come diceva quel tizio in smoking: "Mai dire mai!"
Curiosità
Ospiti: David Johansen all'armonica e cori in "Blues responsability", Brian Ritchie, bassista delle Violent Femmes, alla slide guitar in "Blues responsability" e al basso nella title track, Peter Gordon, al sax e clarinetto.- Tony Machine, il batterista, è stato e sarà dopo questo disco, fedele pestatamburi di David Johansen (sua la batteria nell'eccezionale "Live it up").- Ernie Brooks è un ex Modern Lovers, la band di Jonathan Richman.
DISCOGRAFIA
Aquashow (1973)
Lost generation (1975)
Night lights (1976)
Just a story from America (1977)
Affairs (1980)
Murph the Surf (1982)
Party girls/Broken poets (1984)
Milwaukee (1985)
Change will come (1987)
Apres les deluge (1987)
12 (1990)
Live Hot Point (1991)
If poets were kings (1992)
Diamonds by the yard (1992)
Unreal City (1993)
Paris/New York (1993)
Selling the gold (1995)
Going through something - The best of 1982-1991 (1996)
Beauregard (1998)
April (1999)
Rainy season (2000)
The last of the rock stars... and me and you (2001)
La terre commune [con Iain Matthews] (2001)
Soul surfing/Rainy season (2002)
Soul surfing, the next wave EP (2002)
Strings of the storm (2003)
Murphy gets Muddy (2005)
Never say never (2006)
Coming home again (2007)
Alive in Paris (2008)
Notes from the underground (2010)
Bassano, 1984. Al teatro Remondini giunge Elliott Murphy, cantautore giramondo ed eternamente squattrinato, ché i suoi dischi mai sono andati oltre un successo di culto. Accompagnato dai fidi Ernie Brooks al basso e dall'incredibile Tony Machine alla batteria, Elliott si è dato per oltre due ore: un concerto stupendo per energia, forza, generosità e onestà. Assolutamente incredibile la condizione degli strumenti (la chitarra di Elliott sembrava uscita da una battaglia - persa) e del palco (quattro luci in croce).
LINK
Il sito ufficiale di Elliott Murphy, con una breve biografia, una buona discografia, completa di testi, qualche mp3 e qualche video scaricabili. [Inglese]
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Da Elliott Murphy prendo lo spunto per dare un'occhiata alle pubblicazioni discografiche del 1975 (anno del suo secondo album, "Lost generation") giunte a casa mia.