LOS LOBOS
[vinile]
Dopo i dischi "messicani", i Los Lobos giungono all'esordio vero e proprio con questo mini pubblicato dalla Slash (la celeberrima etichetta losangelena alla quale giunsero per iniziativa dei Blasters, che in seguito perderanno il sassofonista Steve Berlin in loro favore), una commistione gustosa di rock, musica tradizionale e soul, chitarre, fisarmoniche e lingua spagnola (anche se i quattro losangeleni dichiararono all'epoca di non essere mai stati in Messico). Tra le canzoni, le prove di quello che diventerà il loro grande successo mondiale, qualche anno più tardi: la cover di "Come on let's go" di Ritchie Valens, lo stesso di "La Bamba". Un ottimo esordio che verrà confermato e ampliato dalle prove successive.
Curiosità
Steve Berlin (all'epoca nei Blasters) appare come co-produttore (assieme a T-Bone Burnett) e come ospite al sax. Dal disco successivo entrerà in pianta stabile nella formazione. Un ringraziamento speciale agli stessi Blasters.
[vinile]
Il disco che davvero rivelò questo grande gruppo al mondo. Steve Berlin, ammiratore e produttore nel mini precedente, lascia i Blasters, entra in pianta stabile nell'organico e forse è il responsabile della netta virata verso un rock più deciso, duro, energico. Non mancano, ovviamente, le classiche ballate tradizionali di musica messicana. Sono passati ormai tanti anni, ma il Lupo sembra proprio non voler morire.
Curiosità
Il disegno di copertina è di Elizabeth Brady.

"By the light of the moon"
Il problema di molti gruppi e artisti: bissare un disco di successo (qualche milione di copie vendute negli States di "How will the wolf survive") senza snaturare il proprio sound. I Lobos ci riescono, ma sembra addirittura che esagerino; infatti, questo disco mi sembra un po' sottotono, anche se non mancano i momenti gustosi ("Set me free" e "My baby's gone" in particolare). Considerazione esagerata, forse; in effetti, la qualità è mai meno che alta, ma in alcuni momenti il motore sembra un po' imballato.
Curiosità
Ospiti: T-Bone Burnett (anche co-produttore) alla voce, Anton Fier (Feelies e Golden Palominos) alla batteria, Mitchell Froom alle tastiere.

[vinile]
I Lobos, reduci dal successo stratosferico del singolo "La bamba", sfornano il loro album più compiuto, un'ineguagliabile raccolta che non pende nè verso la musica tradizionale, nè verso il rock'n'roll, nè verso le altre musiche della tradizione americana, ma le mischia in maniera sopraffina. Non è un pout-porri senza carne nè pesce ciò che ne esce, ma uno dei dischi più onesti degli anni novanta. I pezzi da citare? Tutti, onestamente, ma non voglio esagerare: "Down on the riverbed" sembra una riedizione anni novanta dei migliori Creedence Clearwater Revival, filtrati dalla straordinaria abilità dei Lobos; "Georgia slop" è l'energia intatta degli anni '50, con un tiro da far venire i brividi e qui mi fermo. Un disco da riascoltare a lungo.
Curiosità
Tra i ringraziati: Mitchell Froom (produttore dei Del Fuegos e dei dischi successivi dei Los Lobos), Levon Helm (leggendario batterista e cantante della Band), John Hiatt (cantautore statunitense tra i più validi), Jim Keltner (batterista, session-man tra i più validi e richiesti), Harry Dean Stanton (attore - "Alien" e "Paris-Texas", solo per citare due titoli - e cantautore a tempo perso).- Gli ospiti: Jerry Marotta (del giro di Peter Gabriel) alla batteria in "Down on the riverbed" e "I walk alone"; John Hiatt ai cori in "Down on the riverbed" e "Take my hand"; Jim Keltner alla batteria in "Emily", "Jenny's got a pony", "Take my hand", "The giving tree", "The neighborhood" e "Be still" e alle percussioni in "Deep dark hole", "Jenny's got a pony" e "The neighborhood"; Levon Helm al mandolino e voce in "Emily", alla voce in "Angel dance"; Mitchell Froom all'harmonium in "Angel dance".- Il dipinto di copertina è di Carlos Almaraz.
[cd]
Un ottimo disco di ottima musica. Dimenticate quasi del tutto le radici messicane, i Lupi sfoderano un repertorio rock di tale varietà, da far impallidire chiunque. "Wake up Dolores" è una genialata di quelle che ti si conficcano nella corteccia cerebrale per sempre, "Kiko and Lavender Moon" è un pezzo da film noir che poco ha di messicano (o del barrio), affascinante e trascinante, "Peace" sembra un po' "sintetica" come sonorità, ma in realtà è un altra canzone dalla costruzione e dall'arrangiamento squisito e molto duro. Un ottimo disco di ottima musica e mi ripeto.

[cd]
L'impressione che la ricerca sonora dei Los Lobos si sia arrestata con i fasti di "The neighborhood", è forte (pur concedendo a "Kiko" ciò che merita). "Colossal head" è un bel disco, con alcuni momenti forti (l'hard di "Mas y mas": come sarà dal vivo?) e le solite influenze mariachi (la bella "Maricela"), però conferma solamente che i Los Lobos continuano su una strada già tracciata. D'altro canto, non è poco... Boh!

"Good morning Aztlàn"
Riservano poche sorprese questi Los Lobos sbarcati nel ventunesimo secolo: partenza sparata e sapida ("Done gone blue"), solite belle canzoni cantate in lingua spagnola ("Maria Christina" e "Luz de mi vida", quest'ultima un mix tra idiomi), i soliti, stupendi e sfrenati rock'n'roll (la title-track soprattutto). Dispiace, invece, sentire sonorità da piano-bar in un brano come "The word" (davvero brutta). Il lupo sopravvive ormai da vent'anni: lunga vita al lupo, ma con questa lenta discesa qualitativa, c'è il rischio dell'estinzione.
Curiosità
Tra i ringraziati spicca il nome di George Harrison, "per tutta la sua ispirazione".
DISCOGRAFIA
Si se puede! (1976)
Los Lobos del Este de Los Angeles (Just another band from East L.A.) (1978)
...and a time to dance (1983)
How will the wolf survive? (1984)
By the light of the moon (1987)
La pistola y el corazon (1988)
The neighborhood (1990)
Kiko (1992)
Just another band from East L.A. - A collection (1993)
Papa's dream [con Lalo Guerrero] (1995)
Colossal head (1996)
This time (1999)
El cancionero - Mas y mas (2000)
Good morning Aztlàn (2002)
Ride this - The covers EP (2004)
Live at the Fillmore (2005)
Acoustic en vivo (2005)
Wolf tracks - Best of Los Lobos (2006)
The town and the city (2006)
Los Lobos goes Disney (2009)
IL NOME
Agli inizi della loro carriera, ispirandosi ad un gruppo che si chiamava Los Lobos del Norte, si chiamarono Los Lobos dell'Easte, al quale tolsero, in seguito, la coda cardinale.
Spilimbergo, 1995. Nella splendida piazzetta della cittadina friulana, i Los Lobos e il loro mix di tex-mex-rock'n'roll-rhythm-mariachi. Se non ricordo male, fu il primo concerto di un tour europeo e in effetti la prima parte dello spettacolo lasciò a desiderare in quanto a coesione sonora e carica. Poi gli strumenti si sciolsero e fu un vero piacere ballare, durante la parte finale del concerto, sui classici del gruppo. Se non ricordo male (ancora! Sono passati parecchi anni, perdonatemi), i Lobos non riproposero "La Bamba", tanto per confermare l'anima pura e poco accondiscendete di questi messicani di Los Angeles, ai quali non posso che augurare una lunga vita artistica e terrena.
LINKS
Per sapere tutto sui Los Lobos (anche se manca una sezione biografica). [Inglese]
La recensione di "How will the wolf survive?". [Italiano]
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La lista si occuperà dell'anno in cui uscì il capolavoro dei Los Lobos, il 1990 di "The neighborhood", limitatamente alle uscite statunitensi, il tutto rigorosamente presente nella mia discoteca.