Torna alla "prima pagina" musicale

Led Zeppelin

Led Zeppelin II

Led Zeppelin III

(IV)

Houses of the holy

Presence

The song remains the same

LED ZEPPELIN

Biografia Jimmy Page

Biografia Yardbirds


Led Zeppelin

[vinile]

Esordio per uno dei più famosi gruppi rock di tutti i tempi. Assunti all'Olimpo degli dei dalle ceneri degli Yardbirds, i Led Zeppelin, in questo primo album, interpretano il blues (le due cover di Willie Dixon), cazzeggiano sulla psichedelia mistica (Black mountain side), poppeggiano con classe infinita (Good times, bad times e Your time is gonna come), ma soprattutto danno il LA ad una svolta: quello che si chiamava semplicemente rock, da questo momento in poi sarà qualcosa di diverso (non sempre nel bene). Dazed and confused, How many more times e l'inarrivabile Communication breakdown aprono la via dell'hard rock a migliaia di gruppi di tutto il mondo. E scusate se è poco.

Curiosità

Una discendente del conte von Zeppelin, denunciò la band per l'uso del nome; per alcuni concerti danesi, il gruppo si esibì come The Nobs (termine spregiativo per indicare i ricchi aristocratici).


[cd]

Led Zeppelin II

Il primo metallo purissimo. I Led Zeppelin al secondo disco sembrano già dei professionisti incalliti, capaci di smussare le incertezze del primo album e di confezionare un prodotto perfetto. Tenendo conto che questo disco ha lo stesso anno di pubblicazione dell'esordio, che nel mezzo ci furono concerti, obblighi promozionali, registrazioni e quant'altro, vien da chiedersi se il risultato sia dovuto proprio all'immediatezza e alla genuinità dell'intero lavoro. I brani memorabili? Quale poco più, quale poco meno, tutti: dall'epica Whole lotta love, con il famoso intermezzo onirico da incubo, al riff lunghissimo e fantastico di Heartbreaker, per finire con le autentiche colate di metallo di Bring it on home, racchiuse tra un inizio e una coda che sembrano tratte da una registrazione di Robert Johnson. Un disco che nulla ha perso della propria forza in questi trentacinque anni.


Led Zeppelin III

[cd]

È palese l'intenzione degli Zep: dopo due album epocali, che hanno portato il blues verso lidi sconosciuti ed inarrivabili, trasformandolo in qualcos'altro, il rischio di sterilizzarsi in una formula risaputa era alto. Ecco allora arrivare un terzo disco orientato verso soluzioni meno immediate e meno hard. Il blues la fa ancora da padrone (blues alla Zeppelin, ovviamente), quando non domina platealmente (la fantastica Since I've been loving you), ma abbondano i momenti acustici e i passaggi fuori dagli schemi, che diverranno regola nel quarto, successivo album. Inutile cercare anthems del calibro di Whole lotta love, o pezzi seminali alla Communication breakdown; è un disco che va meditato e gustato piano piano.


(IV)

[cd]

Al quarto lavoro senza nome, i Led Zeppelin sfornano un disco contraddittorio. Una prima facciata quasi perfetta (che contiene una delle canzoni rock più famose di tutti i tempi, Stairway to heaven), è seguita da un secondo lato che verrebbe da definire strano. Arrangiamenti ardui e complicati (Four sticks), riffs non convenzionali (l'apparentemente sgangherata Misty mountain), una canzone folksy come Going to California e la cover di un brano degli anni venti. Si ritorna sempre al primo lato, comunque, alla durissima Black dog e al suo rimasticamento del rock'n'roll primordiale, al rock'n'roll vero e proprio della canzone omonima (Rock and roll, la canzone di John Bonham), alla drammaticità di The battle of Evermore, con la partecipazione straordinaria della voce angelica di Sandy Denny e alla mini-opera eterna che chiude la facciata e che contiene uno degli assoli di chitarra più straordinari di sempre. Serve ripetere il titolo?

Curiosità

Il disco non ha nessun titolo sulla copertina e nemmeno il nome della band; questo ha portato molti alle più fantasiose ipotesi sul vero titolo, ipotesi estratte anche dalla copertina apribile dell'lp originale (come, ad esempio, ZoSo, da alcuni simboli presenti nel disegno). Per quasi tutti, il titolo è semplicemente il numero progressivo degli album targati Led Zeppelin (IV).


Houses of the holy

[cd]

I dischi dei Led Zeppelin cominciano ad avere dei titoli (il quarto, addirittura, oltre al titolo mancava anche del nome della band) e la musica si complica sempre più. Già il quarto stupiva per alcune soluzioni inconsuete, ma qui si va anche oltre (la chitarra di Page si fa addirittura funky in The crunge), senza, però, quel suono rozzo e metallico che mi fa amare ancora il disco di Black dog e Stairway to heaven. Spiace dirlo, ma sembrano dei Led Zeppelin addomesticati (il produttore, come sempre, è Jimmy Page...).

Curiosità

La copertina, incline, pur se blandamente, alla pedofilia, è dello studio Hipgnosis (da ricordare che qualche anno prima era uscito l'unico disco dei Blind Faith, con una copertina ancora più esplicita in questo senso). Lo scatto riprende alcuni bambini che si stanno arrampicando sul Giant Causeway, una formazione rocciosa nord-irlandese, mentre l'idea nacque da un libro di fantascienza, Childhood's end.


[cd]

Presence

Disco contorto, intricato, pieno di blues, ma molto sui generis. Sembra un tentativo di innovazione a tutti i costi, ma non molto riuscito. La chitarra non graffia come in passato, troppo intenta nella ricerca di riff e accordi ingarbugliati; la voce si accontenta di seguire le direttive del capo-orchestra (Jimmy Page sembra sempre più il padre-padrone del gruppo), mentre la sezione ritmica svolge il proprio lavoro senza voli particolari. L'avventura Zeppelin conoscerà un solo, ultimo album di studio (lasciando perdere la coda di Coda), lo sconfortante In through the outdoor e poi la morte di Bonzo porrà la parola fine ad uno dei più grandi gruppi nella storia della nostra musica, uno dei pochi che non si sia lasciato tentare dall'immancabile reunion. Onore al merito.


The song remains the same

[cd]

Il doppio live dei Led Zeppelin, l'unico documento dal vivo con il gruppo ancora in vita, è la colonna sonora dell'omonimo film (che non ho mai visto) ed è anche un segno dei tempi di un'epoca che ha pochi paragoni a livello musicale: era il 1976, l'anno della rivolta punk e i Led Zeppelin se ne escono con versioni live dei loro classici allungate a dismisura, quasi uno sberleffo narcisistico indirizzato verso l'immediatezza dei primi album. La tetra essenzialità, condita di spasmi heavy metal, della versione di studio di Dazed and confused, viene qui diluita in più di 25 minuti, mentre uno dei riff archetipi del genere, Whole lotta love, si prolunga in quasi tredici minuti di vita, dai quattro originali. Bene, male? Non posso che preferire le versioni in studio stringate, ma anche in queste riproposizioni live non mancano i motivi d'interesse, in primis, la straordinaria caratura tecnica del quartetto. The song remains the same è il documento di un'epoca passata, da riporre con cura e da riascoltare periodicamente.


DISCOGRAFIA

Led Zeppelin (1969)

Led Zeppelin II (1969)

Led Zeppelin III (1970)

IV (1971)

Houses of the holy (1973)

Physical graffiti (1975)

Presence (1976)

The song remains the same [colonna sonora dell'omonimo film] (1976)

In through the outdoor (1979)

Coda (1982)

Led Zeppelin [box 4 cd] (1990)

Remasters (1990)

Led Zeppelin Boxed set 2 (1993)

The complete studio recordings [box di 10 cd] (1993)

BBC sessions (1997)

Early days: the best of Led Zeppelin volume one (1999)

Latter days: the best of Led Zeppelin volume two (2000)

How the West was won (2003)

Mothership (2007)

Definitive collection (2008)


IL NOME

Il batterista degli Who, Keith Moon, dopo aver ascoltato i New Yardbirds dal vivo, disse: "Cristo ragazzi! Dovreste chiamarvi Lead Zeppelin. Venite giù come palloni sonda", un modo per dire "Ragazzi, siete eccezionali!". D'altro canto, John Entwistle, bassista degli stessi Who, sostenne fosse sua l'idea. Lead fu cambiato in Led, participio passato dello stesso verbo, per dare un suono migliore alla sigla.


R.I.P.

John Bonham, sinonimo di batterista per molti, è morto il 25 settembre 1980, al termine di una lunga giornata alcolica. Addormentatosi ubriaco a casa di Jimmy Page, la notte tra il 24 e il 25, Bonham fu trovato morto il pomeriggio successivo da John Paul Jones e dal tour manager dei Led Zeppelin, LeFevre. Il batterista morì soffocato dal proprio vomito, inalato in stato d'incoscienza: aveva 32 anni.


LINKS

Led Zeppelin

La scheda di Onda Rock. [Italiano]

Led Zeppelin

È il sito ufficiale (.com) dei Led Zeppelin, gruppo, è bene ricordarlo, sciolto da più di vent'anni. Zeppo di informazioni, soprattutto di quelle essenziali (discografia dettagliata, biografia e recensioni). [Inglese]

Led Zeppelin

La lunghissima scheda italiana di Wikipedia. [Italiano]

Led Zeppelin

Fantastico questo sito .org dei Led Zeppelin. Cominciamo dalle news, copiose come non mai (nonostante tutto) e comprendenti il 'cosa successe in questo mese nella storia degli Zep' e continuiamo con un'eccezionale pagina audio, dedicata alle canzoni che costituiscono le radici dei Led Zeppelin (pagina dal titolo di Roots of Zeppelin, non per niente): spezzoni di poco meno di mezzo minuto che risalgono sino al 1935 di Gallis Pole, di Leadbelly e continuano con Bukka White, Eddie Cochran, Fleetwood Mac (la Oh well che ispirò Black dog) e altri ancora. Peccato per la brevità degli spezzoni, ma l'idea è eccezionale e il tutto è corredato dai commenti del responsabile. Inoltre: gallerie fotografiche a quintali, pagine degli accordi, testi, la discografia commentata e non ci si fermerebbe più. Un sito da incorniciare. [Inglese]


VAI A...

I primi quattro album dei Led Zeppelin entrano di diritto (quale più, quale meno) nella storia della nostra musica. Le annate di quei quattro lavori dicono 1969, 1970 e 1971 (i primi due uscirono nello stesso anno!). La lista che segue riguarderà i dischi della mia collezione usciti in quelle tre annate.

Torna alla "prima pagina" musicale