LEAVING TRAINS
[vinile]
Esordio di un gruppo che ha fatto della durezza una ragione di vita. Difficile, nella musica statunitense di estrazione puramente rock-post punk, trovare degli arrangiamenti e delle melodie simili. In questi solchi Falling James e compagni si presentano senza botti, ma dignitosamente, nel segno delle proprie attitudini che affondano nella tradizione rock, ma che allo stesso tempo la stravolgono. Musica che impegna mente e corpo.
Curiosità
Tra gli ospiti, Chris Cacavas (Green On Red) alle tastiere e Sylvia Juncosa (che aveva militato brevemente nella primissima formazione dei Leaving Trains), pure alle tastiere.
[vinile]
Il lavoro più debole dei Leaving Trains, tra i quattro in mio possesso. Il suono è cupo e sembra avvolgersi su se stesso e non trovando una via d'uscita dignitosa, s'incancrenisce. Capito? Non è semplice, lo so. Basti il fatto che un disco come questo non viene voglia di riascoltarlo.
[vinile]
Come scriveva non so quale recensore, alla SST (la casa discografica dei nostri) non conoscono il significato della parola censura: una copertina celestiale, con delle nuvole bianche, sulla quale si staglia il titolo dell'album, "Fuck"! Sempre più duri i Leaving Trains di Falling James. Il disco è rappresentato benissimo dall'ultimo pezzo, "What the president meant to say", un incubo sonoro lunghissimo, distorto e cancrenoso. Come disse quell'altro recensore (chi era?), se continuano così i Leaving Trains sputeranno carne cruda.
Curiosità
Le due copertine che vedete sopra, sono, rispettivamente, la mia (a sinistra) e quella scovata su Internet (a destra): come noterete, la mia (come racconto anche nella recensione) ha la parolina "Fuck" grande e ben visibile, l'altra no (il titolo non si vede nemmeno). Quale sarà il problema? Saranno uscite copie che mantenevano il titolo, ma che almeno lo nascondevano alle anime candide?

[vinile]
Dopo il gentile invito di "Fuck", Falling James ammorbidisce leggermente la sua vena, ma nello stesso tempo la velocizza. In parole povere, sembra che il nostro James si sia innamorato dei Ramones o dei Bad Religion (con meno frenesia di puro punk). La prima facciata è quasi perfetta, con due, tre pezzi che potrebbero essere degli hits fenomenali ("You're gonna love me anymore" il piccolo gioiellino), se non fosse che abbiamo a che fare con un gruppo sfigato che incide per la SST. Così va il mondo.
Curiosità
Il disegno di copertina è opera di Howe Gelb (il padre-padrone dei Giant Sand).
DISCOGRAFIA
Well down blue highway (1984)
Kill tunes (1986)
Fuck (1987)
Transportational d-vices (1989)
Sleeping underwater survivors (1991)
Loser illusion pt. 0 EP (1991)
The lump in my forehead (1993)
The big jinx (1994)
Drowned and dragged EP (1995)
Smoke follow beauty (1996)
Favorite mood swings (Greatest hits 1986-1995) (1997)
Emotional legs (2001)
Amplified pillows (2004)
LINKS
La pagina di Scaruffi dedicata a Falling James e ai suoi accoliti. [Italiano]
È arrivato il sito ufficiale di Falling James e compagni (scovato al momento del restyling 2005 di questa pagina: precedentemente era un pianto con le pagine Internet dei Leaving Trains). Cominciamo da un'idea magnifica: la pagina con i 50 dischi del 2004 secondo Falling James. Le news sono vergate dallo stesso James e sono copiosissime; la pagina dedicata ai componenti della band è eccellente, con le preferenze sui più svariati temi di ogni singolo componente (qual è la parte fisica preferita da Falling James? Le gambe). Il jukebox permette di ascoltare una decina di spezzoni, mentre la discografia, anche se non dettagliata per quanto riguarda i singoli prodotti, è molto buona. Ci si dilungherebbe all'infinito nel raccontare le pagine, dalla biografia (che discende verso gli anni precedenti alla nascita dei Leaving Trains, con un sacco di foto) alla disamina certosina del penultimo album della band, "Emotional legs", dagli articoli tratti dalla stampa ai testi. A dir poco eccellente: il modello di sito che vorrei sempre vedere. [Inglese]
VAI A...
I Leaving Trains incidevano per un'etichetta indipendente, una delle più celebri della storia del rock, la SST, celebre sia per il catalogo straordinario, sia (purtroppo per loro) per le traversie giudiziarie (parliamo di prigione, per intenderci). L'elenco che segue prenderà in considerazione i nomi statunitensi degli anni '80, tratti dalla mia discoteca, che incidevano per indies. In qualche caso potrei sbagliarmi...