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KINKS

Low budget

La copertina dell'album originale era di Ray Davies. La versione originale conteneva 11 canzoni, mentre questa edizione su cd presenta tre pezzi in più, ma per modo di dire, perché questi pezzi non sono altro che versioni rimixate di canzoni già presenti.- Il libretto del cd è molto bello, colorato, con molte foto, i testi e un lungo articolo di Fred Schruers che proveremo a tradurre.

"Penso che proverò a farlo", disse Ray Davies in un pomeriggio di ottobre del 1978 a Manhattan, "provare a scrivere qualcosa sulla libertà... provando a lavorare su cos'è la libertà. Personalmente, forse sto andando fino a dove posso arrivare, ma c'è qualcosa che mi obbliga a spingermi più avanti. Ho portato me stesso a un tipo di libertà. Può costare un centinaio di dollari oppure, può costarti la vita. Tutti noi abbiamo un prezzo differente. Io credo che una volta stabilito il tuo prezzo, è come se avessi un'etichetta. Forse questo dipende da come lavori su te stesso come persona. Tutto questo, poi, puoi scriverlo e metterci te stesso".

Potresti averlo visto la sera prima saltellare su un palco, con una lattina di birra in testa, ma quel pomeriggio Ray era un uomo sofferente per qualcosa di più delle notti quasi in bianco passate durante la sua temporanea residenza nella più grande città degli Stati Uniti. Al di là della sua presenza sempre viva e dei demoni delle relazioni, egli stava affrontando le pressioni e la confusione emozionale del rinnovato successo del gruppo. Rock'n'roll fantasy era il successo a 45 giri che come un propellente aveva spinto l'album Misfits nelle classifiche. Dimenticate le ceneri del contratto con la RCA, era arrivato l'accordo con l'Arista che aveva pubblicato Misfits e un ritorno a un rock più muscolare, quello che aveva sostenuto i Kinks presso i fans americani sin dall'uno-due telegrafico, da sgranocchiare, dell'autunno del 1964, You really got me e All day and all of the night.

"In Gran Bretagna era un gruppo che aveva avuto alcuni bei successi malinconici negli anni '60", scrisse Jon Savage nella biografia ufficiale della band, "ma in America erano conosciuti come un ottimo, divertente gruppo rock'n'roll". La rinascita commerciale dei Kinks fu uno spasso (che sarà confermato nel momento in cui Low budget diventò il più grande successo della loro carriera), chiaramente, ma non era fine a sé stessa per Davies e i Kinks. Il successo lo tormentò fin dai primi giorni in cui i Kinks squarciarono le classifiche  nel 1964/65. "Sì, io sono un socialista", confidò Ray a Charles Shaar Murray, del New Musical Express, un anno dopo la nostra conversazione di New York. "Puntai il mio pensiero in quella direzione e poi ebbi successo e ciò mi rendeva falso verso ciò che stavo facendo". Risolvendo questa contraddizione - Ray aveva 20 anni quando i Kinks esplosero nelle classifiche con You really got me - egli sperimentò una delle più affascinanti saghe del rock'n'roll.

La strada verso Low budget inizia con Sleepwalker e il rifiuto di Ray di immergersi con cautela nel calderone nostalgico che la sempre-capricciosa stampa britannica era tranquillamente disposta ad accettare da lui. "Non sono capriccioso, sono solo confuso", raccontò in un'intervista al New Musical Express, che Ray aveva iniziato a definire il nemico quando i fabbricanti dei punk inglesi avevano iniziato a rifiutare lui e altri idoli della stampa degli anni '60. "Perché a causa del nostro essere profondamente inglesi, venivamo associati alla nostalgia", notò Ray. Egli rilevò che il gruppo aveva suonato più in Belgio che in Inghilterra alla fine degli anni '70. "Le sole cose che le stazioni radio suonavano, erano le nostre vecchie canzoni". Le vecchie canzoni - e la loro immarcescibile freschezza ci rimanda a Waterloo sunset, Sunny afternoon, Days e Well respected man e molte altre, che sopravviveranno e supereranno ogni compilazione e ogni operazione di ripulitura interna del rock'n'roll - ne fecero, a quel tempo, un obiettivo perfetto per gli sberleffi e gli sputi del punk. "Capite ciò che sono?", chiese Ray al pubblico del Rainbow nel 1977, "Capite ciò che ero?". Il loro singolo del dicembre di quell'anno fu Father Christmas, un rimando quasi dickensiano che rinvia alla rispettabilità della tradizione, che poi ritornò anche con Prince of the punks - un ceffone leggendario rivolto a un ex-protetto di Ray, lo smarrito Tom Robinson.

Low budget doveva servire in qualche modo come una risposta. Anche dalla prospettiva della loro risorta statura americana, Ray si sentiva stretto dal punk a sinistra e dalla disco-music a destra. Come uomo che era stato dissanguato dalla competizione del mondo musicale con gruppi come Beatles, Who e Rolling Stones - e come un Muswell Hillbilly che si poteva vedere rigorosamente in piedi ad acclamare i suoi piantagrane preferiti, i giocatori dell'Arsenal, allo stadio British Football - Ray non era tipo da vagliare qualcosa per mettersi a suonare nullità. Realizzando "l'importanza  per l'artista di avere qualcosa contro cui combattere", Ray cominciò a scegliere qualcosa dal suo osservatorio. "I Kinks erano considerati un gruppo da classe lavoratrice, ma quando hai così pochi successi scivoli nelle sottoclassi", raccontò Ray al Melody Maker. "Il punk fu considerato un movimento da classe lavoratrice... quando i Jam e i Pretenders ebbero dei successi con alcune mie canzoni, mi sorpresi di quanto avessi visto giusto". Non c'è alcun dubbio che il successo dei Jam del 1978, con David Watts - un guaito sociale del 1967, oltraggioso come mai il rock ne ha avuto uno - e la cover dei Pretenders di Stop your sobbing, dal primo LP dei Kinks, siano serviti anche a ricordare che un gruppo prezioso e stimato era stato lasciato da parte (Chrissie Hynde dei Pretenders, con i suoi pantaloni di pelle e il suo ghigno senza vergogna, conosceva il canone dei Kinks canzone per canzone e anche lei, come Cher qualche anno prima, riprese la sentimentalmente pregnante I go to sleep).

Accattivante come solo una ballata amaramente dolce potrebbe esserlo, Ray a poco a poco realizzò che il sentiero giusto per i Kinks era il ritorno al rock rumoroso dei loro primi giorni. La realtà dei fatti diceva che il pubblico britannico stava ritornando verso i classici dei Kinks e questo dava a Ray Davies un nuovo senso di libertà: "Io stavo semplicemente diffondendo il mio carico", raccontò a Murray. "Elargivo le mie Waterloo sunsets e Sunny afternoon e capivo che ero uno scrittore... ciò che era accessibile per me, lo volevo usare e ciò che ero volevo ritornare ad esserlo. Mi liberai dalla mia situazione e mi liberai da... tutte le cose che avevo fatto precedentemente... perché non puoi vivere nel passato, come non puoi vivere nel futuro".

Una volta che l'intero album fu scritto e registrato, Ray trovò un'altra via tramite il Melody Maker: "La novità è che ora sto scrivendo per il gruppo, più del fatto che stia scrivendo semplicemente delle canzoni. Questa è la ragione che ha fatto di Low budget una lavorazione piacevole. Io penso: era il disco di un gruppo".

Inoltre, si potrebbe aggiungere, il lavoro di un quintetto con una profonda base rock. Lo sfarzo della sezione fiati e i cori di ragazzini che presero parte al circo viaggiante durante il periodo teatrale (per i concerti caotici e inzuppati d'alcool che più tardi Ray descriverà come "amatoriali e pessimi"), furono messi da parte a poco a poco. Questa fu l'era dei rapidi cambiamenti di formazione nei Kinks. John Dalton, il silenzioso e capace bassista che aveva rimpiazzato uno dei membri fondatori, Pete Quaife, se n'era andato dopo le sessioni di registrazione di Sleepwalker, stanco della vita on the road. Era stato rimpiazzato da Andy Pyle, che fece la sua apparizione con il tastierista John Gosling (Il Battista).

Gordon Edwards, una volta nella prima formazione dei Pretty Things, si era accollato le tastiere del gruppo per il tour europeo e statunitense della primavera 1978/inizio 1979, ma in breve tempo abbandonò, vittima dello stress causato dai tentativi di rattoppare alla meglio i danni dei due fratelli continuamente in lotta, ma dopo tutto, era ancora un sesso-droga e rock'n'roll tour. "Verso la fine del tour", annota Dave nella sua autobiografia Kink, "(Edwards) voleva sviluppare un vertiginoso e autentico rock alla Spinal top... strascicando le sue scarpe sul pavimento in un debole tentativo di rimanere in piedi". Quando Edwards fallì nel portare scompiglio a Manhattan, in quelle che lui intendeva come intensissime sessioni di registrazione per Low budget ("a quel tempo avevamo davvero bisogno di applicarci e di focalizzarci sul nostro futuro", scrisse Dave), egli fu licenziato e Ray si trovò senza tastiere.

Praticamente, erano tornati ad essere il quartetto di una volta per effetto di quella perdita. In Ray stava germinando una canzone che una volta ultimata avrebbe guidato il disco, Attitude. "L'ho sempre vista come una canzone chiave", dice Ray. "Io stavo cantando, 'Non puoi vivere nella zona del tempo' alla band. Era anche un promemoria per me stesso - il poco che ero io stesso tra il 1971 circa, fino a tutto il 1975. Il gioco è di cercare e di ricordare chi sei".

Il teatro della battaglia musicale portò il gruppo su un set lontano, a causa delle circostanze immediate. Stimolato dal loro successo americano, Ray voleva tornare per un tour inglese alla fine del 1978 - ma, come egli racconta a Savage, "la casa discografica non voleva darci l'appoggio per il tour senza un disco da far uscire". Con lo scopo di registrare un frettoloso EP, Ray portò il gruppo a Konk e incise (I wish I could fly like) Superman, Pressure e la canzone che avrebbe dato il titolo all'album, Low budget.

La canzone catalizzatrice era Pressure. Ray raccontò a Savage: "Stavo gridando ai ragazzi sopra gli accordi mentre la suonavamo. La registrammo alla prima prova". Ray disse a Mick Avory: "Continua a suonare la batteria fino a quando ti dico stop" e fin da allora espresse alcune ambivalenze circa il proprio stile chitarristico metallico, lontano (e in qualche modo perfettamente inserito) e alla Chuck Berry, con il quale apriva la canzone. Esso è vicino sufficientemente ai boati di rumorosi alla Ramones. Il tema della canzone è di quelli familiari per Davies - l'intollerabile condizione dell'uomo comune nella delirante società contemporanea - e questo fin da quando Ray confrontò la pressione con i casi di malattie veneree che colpiscono le vittime infelici.

Low budget ricevette un trattamento simile, con le canzoni di seconda schiera schiaffate dentro senza le solite preoccupazioni perfezioniste. "Credo che registrammo tutto alla seconda prova, batteria live, chitarra live", ricorda Ray. "Era come un volantino, come se non avessimo alcun problema". Una delle canzoni delle session di Konk che richiese un considerevole trattamento, fu Superman. Ray aveva posto la sezione ritmica secondo il proprio passo, schiavizzando il vecchio batterista Mick Avory e il perfetto bassista Rodford, per dare alla canzone un ritmo di accompagnamento dalle pulsioni quasi stroncanti; un sistema che avrebbe colpito gli altri brani del disco con un senso di competizione. "Volevo veramente farne un buon brano da ballare con il re-mix", dice Ray, che sentì di aver superato il test quando l'ascoltò in una discoteca di Stoccolma e "quando la canzone bussò ai ballerini di ogni dove".

Superman fu un lavoro misteriosamente invitante. Aperto con rumori alla-surf, con le onde che attraversano le casse e una chitarra coraggiosamente veloce che richiama il pallone di specchi delle discoteche, è narrata più che cantata da Ray con un dispiegamento di toni vocali che sembrano deridere i più pretenziosi macho delle discoteche ('Mi guardai allo specchio e ciò che vidi/Una debole nona pietra con le ginocchia nodose' (1) e animata dai grintosi accordi di Dave e dalle delicate linee d'organo di Ray, oltre all'infaticabile sezione ritmica. Senza nessun rimpianto verso la Gran Bretagna, il suo idioma e la sua ironia, il disco uscì negli Stati Uniti nel marzo 1979 e si fiondò subito al numero 41 delle classifiche - un hit abbastanza consistente per far agitare la loro casa discografica, che cominciò a pretendere un album per dividerne il successo.

Con Edwards in partenza, Ray si assunse il compito delle tastiere assieme alla chitarra. In un'unica session fu presente il sassofonista Nick Newell - alcuni preziosi ricami nell'intricata composizione Little bit of emotion e alcuni energici guaiti in quella che sarebbe diventata la seconda canzone più famosa dell'album, Catch me now I'm falling. In coppia con A gallon of gas (non perdetevi i due versi aggiunti nella versione del 45 giri statunitense, inclusa in questo cd speciale), essa diede a Low budget una trama secondaria: i tempi duri per l'America nell'economia globale e la conseguente perdita di prestigio della nazione. Per un uomo che aveva così efficacemente dissezionato la carcassa dell'imperialismo britannico e le strutture di classe (più chiaramente con Arthur, più rabbiosamente con l'album Preservations), era uno sguardo sorprendentemente affettuoso e personalizzato, verso un superpotere che era stato portato (anche se solo temporaneamente) ai suoi piedi. L'intero disco si districa abilmente tra i micro-dilemmi della controfigura mortificata di Ray - l'inefficace Walter Mitty di Superman, il disgraziato sovra-medicato di National health, il ricercatore derelitto di Moving pictures - e una persona troppo irritabile. 'Fino a quando non imparerai a ridere', egli brontola nei versi centrali a là punk di Misery, 'non potrai venire alle feste di casa mia/E se continuerai così la sola casa che frequenterai sarà la casa della rabbia'.

'Io sono in uno spazio noleggiato per gentile concessione della razza umana', canta Ray (con Dave, la loro tradizionale ottava principale, abile riserva di fondo), ma non prendetela come compassione di cuore. Low budget fu come uno squillo di tromba, una dichiarazione che i Kinks potevano andare incontro alle sfide che il punk e la disco avevano lanciato e avere abbastanza successo da farne il loro disco più venduto di sempre. "Il tempo passato a scrivere e registrare, è stato il più felice della mia vita", disse Ray di Low budget. Il narratore, sottilmente misterioso, della sua semi-autobiografia X-Ray, si riferisce a Waterloo sunsets come "a un estratto da un diario che nessuno aveva il permesso di leggere". Nel rock viscerale e spesso roco di Low budget, Ray pone il suo diario su un grande, coloratissimo tabellone e ci sfida a non perdere i piaceri insiti nello stesso. Esso rimane un punto di riferimento nel rifiuto dei Kinks al silenzio e all'urgenza a cui arrivarono con quattro decadi di anticipo.

NOTE

(1) Impossibile da tradurre l'espressione a nine stone; sembra si tratti di un gioco a handicap, ma non so nulla di più preciso.

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