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The Kinks

Kinda Kinks

The Kink kontroversy

Face to face

Are the Village Green Preservation Society

Arthur or the decline and fall of the British Empire

Sleepwalker

Misfits

Low budget

One for the road

KINKS

Biografia Kinks


Kinks

[cd]

Esordio per i fratelli Ray e Dave Davies e la loro band. I Kinks fanno parte di quella pattuglia di gruppi inglesi che smossero le acque stagnanti del rock, nella prima metà degli anni '60, contribuendo a rinnovare e riformare anche il rock statunitense. Gli altri nomi penso siano noti: Beatles, Rolling Stones, Who, Pretty Things, Yardbirds, più qualche altro che sto sicuramente dimenticando e qualche nome minore. Un disco zeppo di cover (Bo Diddley e Chuck Berry tra gli altri), ma come mi accade con alcuni nomi che gravitano nell'eterna atmosfera rock, io preferisco gli originali: l'immortale You really got me meriterebbe un monumento per la sua semplicità che la rende immortale tributo al rock d'oltreoceano, mentre la stupenda Stop your sobbing marca la riva prettamente pop dal gusto inglese. Un esordio che, come succedeva a quei tempi, è praticamente una raccolta delle canzoni uscite su singolo, una raccolta che frutta ancora oggi che ci si avvia ai cinquant'anni dall'uscita.

Curiosità

Per leggere l'esilarante disquisizione sulla lettera K, presente sul foglietto del cd, premere il pulsante.

Il fattore K


Kinda Kinks

[vinile]

Il secondo album (forse; provate a capirci qualcosa nelle discografie anni sessanta di Kinks e Rolling Stones!) del gruppo dei fratelli Davies è forse il meno tirato, il meno rockato tra i primi e manca anche di un hit del calibro di You really got me. Sembra un cambio di rotta dopo i suoni nettamente statunitensi dell'esordio, più pacato e più inglese. Un piacevole diversivo, in ogni caso, dopo qualche ora di Prong o Scatterbrain.


The Kink kontroversy

[cd]

Siamo ancora all'inizio dell'avventura Kinks. Anche questo disco sembra una raccolta di singoli, lontana non solo dai concept che arriveranno, ma anche dalla concezione stessa di long-playing come lavoro unitario. Le belle canzoni si sprecano, ma su tutte c'è la solita variante del riff di You really got me: Till the end of the day ha tutto il sapore del già assaggiato, ma è magnifica e gustosa, come la pizza che non stanca mai.

Curiosità

Per leggere l'articolo che compariva sulla copia originale (1966) del disco, premi il pulsante.

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[cd]

Face to face

I Kinks di Face to face si stavano trasformando da semplici raccoglitori di canzoni da stipare in un album, in sopraffini costruttori di opere compiute. Nessuna cover, un suono più lineare e melodie meno attente ad agganciare l'ascoltatore. Un passaggio forse inevitabile verso la maturità. È il disco che ascolto meno volentieri tra i primi del gruppo, ma poco male, anche perché Face to face è opera (anche se minore) che cresce con il tempo.

Curiosità

Il foglietto del cd, sul retro, presenta un articolo di Frank Smyth che ho provato a tradurre, ma alla fine, mi sono dovuto arrendere. Per inciso, si parla pochissimo dei Kinks e quindi, poco male.


The Kinks are the Village Green Preservation Society

[cd]

Concept-album dei Kinks (quasi contemporaneo a S.F. Sorrow dei Pretty Things). La storia del Villaggio Verde rappresenta l'ennesimo passo di Ray Davies verso l'opera compiuta e l'abbandono della raccolta fine a sé stessa. L'atmosfera è sempre più inglese e sempre meno statunitense, le canzoni non s'imprimono immediatamente nella memoria, ma alcuni pezzi sono davvero memorabili, come la splendida melodia di Picture book.

Curiosità

Il testo della title-track inizia così: 'Noi siamo il Villaggio per la Conservazione della Società Verde, Dio salvi Paperino, il Vaudeville e il Varietà…'.- Il foglietto del cd, oltre al testo del pezzo iniziale del disco, The Village Green Preservation Society, presenta la formazione della band. Vale la pena di provare a tradurla, con la precisazione che i tempi verbali sono testuali: 'Io sei Michael Charles Avory - Batterista. Io essere Peter Alexander Greenlaw Quaife - Bassista. Io è David Russell Gordon Davies - Chitarrista e cantante. Io sono Raymond Douglas Davies - Chitarrista, tastierista e cantante. Essi sono Brian Humphries e Alan MacKenzie che aiutarono. Voi siete i nostri amici che suonano questo disco'.


Arthur (or the decline and fall of the British Empire)

[vinile e cd]

Uno degli album più celebri del gruppo dei fratelli Davies, nato come colonna sonora di un telefilm poi abortito. La lunga storia raccontata dalla penna di Ray Davies, difficilmente potrebbe conquistare chi non è inglese, ma per quanto riguarda la musica, signori miei, non ci sono dubbi: Arthur è un capolavoro di fantasia compositiva, arrangiato e lavorato con il cesello di una maestria indubbia e con un gusto quasi cinematografico nella successione degli eventi-canzoni. Pur in un lavoro di simile compattezza, impossibile non citare un brano come Shangri-La, un piccolo gioiello pop dalla natura di classico eterno. V'invito a leggere l'articolo tradotto, nell'angolo curiosità, per capire qualcosa di più di questa opera di Ray Davies.

Curiosità

Clicca per leggere l'articolo di Julian Mitchell, co-autore della storia di Arthur con Ray Davies.

La storia di Arthur


[vinile]

Sleepwalker

È l'album dei Kinks che affrontano il marasma punk di casa propria: Sleepwalker esce nel 1977, a quasi quindici anni dagli esordi e rivela un gruppo in piena salute (a differenza dei miliardari annoiati Rolling Stones o dei devastati Who, ormai sulla china della propria foga distruttiva). Da questo quadretto, cosa pretendere di più dai Kinks di Ray Davies, se non un album vivo e fremente come questo? Ben altro regalava il rock inglese di metà anni '70 in quanto a nefandezze (pensiamo solo alla deriva del glam rock, al gigantismo dei Pink Floyd o al progressivo sprofondamento nell'autoreferenzialità del progressive). I Kinks di Sleepwalker aprono l'album con una canzone come Life on the road, una specie di riedizione inglese della Thunder Road di Bruce Springsteen, energica e inarrestabile. Mr. Big Man (ancora il Boss?!) rallenta il ritmo, ma non la tensione: trattasi di ballata marchiata Kinks, chitarristica e pregna di una genuina tensione drammatica. La canzone che titola l'album sembra scagliarsi e scagliarci in un viaggio nel tempo, tanto ricorda le imprese anni '60 dei nostri (con il dovuto adeguamento dei tempi): impasti vocali, senso del ritornello, un sottofondo beat da incorniciare. Brother, il brano che chiude la prima facciata, è forse il più dispensabile tra quelli ascoltati sino ad ora (ballata lenta non particolarmente memorabile).

Juke box music apre il secondo lato all'insegna di un gruppo un po' imballato, con un rock veloce che sembra faticare inizialmente, ma che poi si riscatta per le splendide armonie vocali. Ancora problemi di marcia uniforme per Sleepless night, brano che potrebbe ricordare i Blue Öyster Cult di quegli anni, riscattato ancora una volta dalla tensione vocale che Ray Davies riesce a infondere ad ogni canzone. Stormy sky appaia il brano finale del primo lato nel carniere ballate tutt'altro che indimenticabili, ma il riscatto è fornito prontamente da Full Moon, ammasso sognante e onirico che sembra tratto dalla Londra psichedelica degli anni '60 e calato nella realtà molto più concreta di metà anni '70. Chiudiamo l'appuntamento con i Kinks del 1977 con Life goes on, a conferma di un secondo lato di Sleepwalker leggermente sotto tono rispetto al primo (un pop-rock orecchiabile, ma nulla di più). Al di là di tutte queste considerazioni vergate elettronicamente dal sottoscritto, un album che si ascolta con grande piacere e che conferma come i Kinks dell'era punk fossero tutt'altro che vecchi (quarantenni o giù di lì, ma per i punkers questo bastava e avanzava), rincoglioniti e in disarmo.

Curiosità

Tanto per chiarire la natura di un gruppo come i Kinks: l'album è 'scritto, prodotto e arrangiato da Ray Davies'.


Misfits

[vinile]

Il 1978 dei Kinks è Misfits, un gruppo sempre più nelle mani di Ray Davies (posto che sia mai stato diversamente); nei pensieri di Ray Davies c'è anche la contestazione dei punkers, che inseriscono la band tra i dinosauri da combattere (una polemica che Ray Davies vivrà come una vera e propria tragedia). A quasi un quindicennio dall'esordio e al diciottesimo album, i Kinks riescono ancora a sorprendere per la freschezza e l'energia delle canzoni (i riff di Live life parlano chiaro da questo punto di vista), anche se ogni tanto sembrano perdersi per strada (la canzone che titola l'album e soprattutto Permanent waves, davvero brutta). Non si perdono invece, i Kinks, alle prese con i ritmi reggaeggianti della splendida Black Messiah (anche se il testo crea qualche conflitto nel sottoscritto, ma è un discorso troppo lungo da affrontare). Un bel disco dei Kinks, come ce ne sono a decine e questa non è una considerazione negativa.


Low budget

[cd]

È il periodo del post-punk e della disco music e Ray Davies, penna al vetriolo della musica inglese da quindici anni, è tra coloro che subiscono di più, a livello personale, le ondate musicali di quegli anni: il commercialismo più becero da una parte e le accuse di dinosaurismo dall'altra. Lunghi soggiorni sull'altra sponda dell'oceano rivitalizzano Ray e il gruppo, che con Low budget agguantano il più grande successo della loro già lunga carriera. Molti i motivi per apprezzare un disco simile: l'ironia sparsa a piene mani nei ritmi disco di (Wish I could fly like) Superman, il rock'n'roll genuino di Attitude e Pressure, il ritornello splendido di una canzone come Catch me now I'm falling e molto altro ancora. L'influenza del clima musicale di quegli anni, colpisce anche i Kinks (la ritmica, al di là del satireggiare, risente spesso della disco music), ma la loro è musica del cuore, costruita con quell'intelligenza ironica e sopraffina che raramente si poteva (e si può) incontrare.

Curiosità

Per leggere l'articolo clicca sul pulsante.

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"One for the road"

[vinile]

I Kinks catturati dal vivo alla fine degli anni '70, nel periodo in cui Ray Davies e soci si erano praticamente trasferiti negli Stati Uniti (Ray Davies era rimasto segnato dal trattamento che i punkers avevano riservato a loro come ad altre vecchie glorie del rock inglese). Il piglio sonoro del doppio album è di quelli rocciosi a dir poco: All day and all of the night, in una versione durissima, è solo un esempio dei migliori da questo punto di vista. A proposito di vecchi successi, i Kinks di questo One for the road non risparmiano i classici per i quali sono diventati un'icona del rock di ogni tempo (dalla già citata All day and all of the night a 'Till the end of the day, dall'inno proto-punk, come qualcuno l'ha definita, You really got me a Stop your sobbing). Le due facciate del primo disco sono costituite da una marmellata gustosa di cimeli antichi e delizie più recenti; un'intera facciata, la terza, è interamente dedicata all'album oggetto della tournée (Low budget), forse la meno interessante a causa delle sonorità particolari di quel disco (le canzoni rendono bene in studio, ma falliscono l'appuntamento dal vivo, vedi l'esempio di Superman; d'altronde, non si vive di soli classici antichi).

Per l'ultima side i Kinks salgono su una macchina del tempo e volano negli anni '60. Ad aprire l'ultima facciata, 'Till the end of the day, un pezzo costruito sul prototipo di You really got me, viene reso in una versione particolarissima, rallentata e con accenti reggae; interessante, a dir poco. Celluloid heroes è l'unico sforamento negli anni '70 per quanto riguarda quest'ultima parte (da Everybody's in show biz, 1972), una lunga ballata pianistica che introduce l'inno dei Kinks, You really got me: una versione velocissima e metallica che sembra poter cancellare i sedici anni che intercorrono tra l'uscita di quel singolo epocale (1964) e questo doppio dal vivo (1980). In soldoni, questi Kinks non sono rammolliti e non sono dinosauri in decomposizione, concetto confermato anche dalla successiva Victoria, da quella meraviglia intitolata Arthur, del 1969, una delle opere più faticose e compiute di Ray Davies (versione breve e veloce: in studio durava un minuto di più). A chiudere il tutto, un ennesimo inno dei Kinks anni '60, David Watts, ripresa anche dai Jam con una versione che sembra molto simile a questa live dei loro padroni (non conosco l'originale Kinks, chiedo venia). Un ottimo album dal vivo per un gruppo in splendida salute.


DISCOGRAFIA

Kinks (1964)

Kinda Kinks (1965)

The kink kontroversy (1966)

Face to face (1966)

Something else by the Kinks (1967)

Live at the Kelvin Hall (1968)

The Kinks are Village Green Preservation Society (1968)

Arthur (Or the decline and fall of the British Empire) (1969)

Lola versus Powerman and the Moneygoround, part one (1970)

Percy (1971)

Muswell hillbillies (1971)

Everybody's in show-biz (1972)

Preservaction act I (1973)

Preservaction act II (1974)

Soap opera (1975)

Schoolboys in disgrace (1975)

Sleepwalker (1977)

Misfits (1978)

Low budget (1979)

One for the road (1980)

Give the people what they want (1982)

State of confusion (1983)

Phobia (1993)

To the bone (1994)

The singles collection (1997)

BBC Sessions 1964-1977 (2001)

The ultimate collection (2007)

Picture book (2008)


IL NOME

Da kinky, termine molto usato all'inizio degli anni sessanta, che indicava un modo di essere e di vestire.


LINKS

Kinks

La scheda di Onda Rock. [Italiano]

Kinks

Biografia kinksiana dell'emerito Scaruffi. [Italiano]

Kinks

Monumentale sito non ufficiale dedicato ai Kinks, zeppo di informazioni e ultime notizie (?). Si parte dai testi (forse tutti, forse no, sicuramente sono centinaia), la pagina degli accordi di chitarra, la discografia dettagliata, recensioni di concerti e interviste, un'interminabile galleria fotografica e via discorrendo. Un grande sito. [Inglese]


VAI A...

Il primo disco dei Kinks è datato 1964, anno importante (sono nato io!). La lista che segue riguarderà i dischi della mia collezione usciti tra il 1960 e il 1969; come dire, un sacco di buona musica.

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