ECHO & THE BUNNYMEN
[cd]
Esordio degli uomini-coniglio di Liverpool. Una musica sognante, figlia del punk appena trascorso e zeppa di riferimenti lisergici. Che fossero dei possibili eredi dei Doors, come molti andavano dicendo, non lo so e in fondo, è poco importante: se un gruppo deve essere il "nuovo qualcosa", non avrà sicuramente la possibilità di sviluppare un proprio carattere peculiare. Gli Echo & the Bunnymen intrigarono per la loro musica personale, per la splendida voce di Ian McCulloch e per l'abilità compositiva; da questo punto di vista, "Pictures on my wall" e la bellissima "Rescue" sono dei gioiellini sfolgoranti.

[vinile]
Non ti aspetteresti una voce così profonda e matura da un pischello con l'aspetto di Ian McCulloch. I presunti eredi dei Doors (lo si leggeva spesso sulle riviste specializzate all'inizio degli anni ottanta), al secondo disco, confermano tutte le loro buone qualità. Sonorità che verrebbe da definire eccessive in quanto a riempimento, ma che proprio per questa peculiarietà, attirano e in qualche caso, inquietano l'animo. Una manciata di ottime canzoni e su tutte, lo splendore di "Over the wall".
DISCOGRAFIA
Crocodiles (1980)
Heaven up here (1981)
Porcupine (1983)
Ocean rain (1984)
Songs to learn & sings (1985)
Echo & the Bunnymen (1987)
BBC Radio 1 - Live in concert (1991)
The cutter (1993)
Ballyhoo (1997)
Evergreen (1997)
What are you going to do with your life? (1999)
Flowers (2001)
Crystal days:1979-1999 (2001)
Live in Liverpool (2002)
Seven seas (2005)
Siberia (2005)
More songs to learn and sings (2006)
Me, I'm all smiles (2006)
B-sides & live (2001-2005) (2007)
Breaking the back of love (2008)
The works (2008)
Ocean rain live 2008 (2009)
The fountain (2009)
IL NOME
Bunnymen (dal soprannome di un suo amico) era il nome di una band precedente di Ian McCulloch, prima di fondare gli Echo & the Bunnymen. Echo era il nome della batteria elettronica che usavano inizialmente.
Padova, 1983. È possibile essere impressionati da un batterista? Peter de Freitas, passato a miglior vita per un incidente motociclistico, calamitò la mia attenzione per tutto il concerto. Batteria posizionata in maniera insolita, sul limitare del palco, a sinistra per chi guardava e non in fondo e al centro come vuole l'ortodossia live del rock. Io ero posizionato a pochi centimetri da Peter de Freitas e per tutto il concerto non ho saputo distogliere sguardo e attenzione dalle figure ritmiche ubriacanti del batterista. Complice la serata alcoolica di Ian McCulloch, ubriaco ancor prima di salire sul palco e incapace di offrire uno spettacolo degno della magnifica voce che madre natura gli ha regalato, di quella fredda serata di febbraio io ricordo solamente Peter de Freitas.
LINKS
Il sito ufficiale dei Bunnymen è incomprensibilmente visibile in una piccola finestrella che si apre dopo l'apertura della pagina principale. Manca la biografia, ma in compenso la discografia è molto bella e completa, con la possibilità di ascoltare piccoli spezzoni di 30 secondi di tutti i brani. Altri servizi dedicati ai fans, completano il tutto. Un po' poco. [Inglese]
Un sito di recensioni sugli Echo & the Bunnymen, completato dalla discografia del gruppo. [Inglese]
La scheda del solito Scaruffi. [Italiano]
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Inglesi, protagonisti di quella scena liverpooliana che sfornò anche le meraviglie dei Teardrop Explodes di Julian Cope, gli Echo & the Bunnymen rappresentarono una delle speranze albioniche di inizio anni '80. Nella lista sottostante, alcuni degli altri nomi britannici che alimentarono i sogni degli appassionati di musica inglese di quel periodo e che sono arrivati anche a casa mia.