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"The days of wine and roses"

"The medicine show"

"This is not the new Dream Syndicate album... Live!"

"Out of the grey"

"50 in a 25 zone"

"Ghost stories"

"Live at Raji's"

DREAM SYNDICATE

Biografia Dream Syndicate

Biografia Steve Wynn

Biografia Danny & Dusty


    "The days of wine and roses"

[cd]

Esordio per il Sindacato del Sogno (uno dei più bei nomi di sempre, secondo me) e prima dimostrazione di classe innata. I suoni sono duri, tesi, sofferti, con le sonorità acide a farla da padrone. Si parlava molto di Velvet Underground all'epoca in cui uscirono i primi album dei Dream Syndicate, due capolavori misconosciuti di rock dell'anima e non posso che concordare: il velluto è sul fondo, sormontato dalle sonorità acido-psichedeliche delle chitarre, ma l'influenza è innegabile. Tra i piccoli gioiellini della sequenza, la ballata malsana di "Halloween" e il furioso viaggio della title-track.

Curiosità

Voce solista di Kendra Smith in "Too little too late".- Il titolo s'ispira (pari pari) ad uno straordinario film di Blake Edwards, con Jack Lemmon e Lee Remick.


"Medicine Show"   

[vinile]

Il secondo Dream Syndicate è sorprendente: prodotto dal metallaro Sandy Pearlman (Blue Öyster Cult e Dictators alcune sue produzioni in ambito metallico, ma anche "Give 'em enough rope" dei Clash), è un album di purezza cristallina. Sarà per l'inserimento del pianoforte di Tom Zvoncheck, sarà per l'attitudine dei brani, ma io l'ho sempre considerata una musica senza tempo, malinconica e preziosa dove, nel precedente esordio, era furiosa e sfrigolante. Melodie di classe inarrivabile e un classico immortale, "John Coltrane stereo blues", una di quelle canzoni che potrebbero perseguitare l'autore per tutta la vita e a ragione: la "colpa" è di chi riesce a scrivere certe canzoni...

Curiosità

Ai cori Stephen McCarthy e Sid Griffin dei Long Ryders e Gavin Blair dei True West.


"This is not the new Dream Syndicate album... Live!"

[vinile]

Un mini-album dal vivo, cinque canzoni, due tratte dal primo album "The days of wine and roses" e tre dall'allora freschissimo di stampa "The Medicine Show": e allora, tutto qua? Chi non conosce i Dream Syndicate e non li ha amati, non può capire cosa riuscisse (e riesca tutt'ora) a smuovere questo gruppo nel profondo di chi li porta ancora nel cuore. Era il loro momento d'oro: scritta così sembra una presa per il culo, ma il periodo di "The Medicine Show" sembrava davvero il preludio a qualcosa di grande. I Dream Syndicate, però, erano troppo particolari, troppo sinceri, troppo "sporchi", troppo immersi nella loro musica per accorgersi che le classifiche, con le loro regole, albergavano da tutt'altra parte.

È naturale pensare ad un confronto con il doppio album dal vivo che chiuse definitivamente la loro breve carriera, quel capolavoro immenso che risponde al nome di "Live at Raji's" e naturale è anche la constatazione che sembra di essere di fronte ad un altro gruppo; naturale, infine (e chiudo con la natura), constatare che se il raffronto sembra quasi stridente, tanto i "due" suoni sembrano diversi, la grandezza, quella rimane immutata: tanto straordinario "Live at Raji's" (uno dei miei dischi di tutti i tempi, per intenderci), tanto eccellente questo mini-album.

Dove la differenza? La musica è dominata, in questo caso, dal piano di Tom Zvoncheck (che se ne andrà di lì a breve), colui che rese imperdibile "The Medicine Show", non bastassero le canzoni indimenticabili contenute in esso; in "Live at Raji's" a dominare su tutto c'è la chitarra acidissima di Paul Cutler (che qui non c'è). Come scritto nelle note del disco, lo stesso Steve Wynn, il protagonista principale della vicenda Dream Syndicate, disse che con l'uscita di Zvoncheck la musica del gruppo si sarebbe fatta più chitarristica e così è stato. Il tasso di fantasia, rispetto alle versioni di studio, è quasi incalcolabile (un neofita farebbe quasi fatica a riconoscere le canzoni, ne sono certo), la grinta della voce di Wynn commovente e a volte lacerante e la versione di "John Coltrane Stereo Blues"... non so come dire: nove minuti di leggenda rock, dominati in questo caso dalla chitarra di Precoda. È l'ennesima versione di "John Coltrane Stereo Blues" che arriva a casa mia e non c'è una che assomigli anche minimamente all'altra. I Dream Syndicate sono una passione difficile da spiegare, me ne rendo conto quando vedo i nasi che si storcono di fronte alla loro musica; pazienza, io rimarrò per sempre un iscritto al Sindacato del Sogno.

Curiosità

Per leggere la presentazione del disco di John Mrvos, a dir poco entusiasta, premi il pulsante.

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"Out of the grey"

[cd]

Il disco del Sindacato del Sogno più maltrattato dalla critica e non capisco sinceramente il perché. Le canzoni, forse, non sono complessivamente all'altezza di "Medicine Show" o dell'esordio (ma non dimentichiamo "Boston" e "Forest for the trees"), ma il suono è superbo: acido, duro, senza fronzoli e in sintonia con i dischi precedenti, senza essere un mero successore (sfido chiunque, amante dei lavori di questo straordinario gruppo, a non riconoscere al primo ascolto uno dei loro dischi).

Curiosità

È interessante la breve presentazione del disco sul foglietto del cd, a cura di Pat Thomas. Per leggere premi il pulsante.

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[cd]

"50 in a 25 zone"

Mini LP del periodo "Out of the grey", con cinque cover e un originale di Steve Wynn. Le cover stupiscono un po' per la scelta: Dylan e Neil Young (e fin qui niente di strano), ma anche Alice Cooper ed Herb Alpert.

Curiosità

Del mini si parla nella presentazione di "Out of the grey", con la firma di Pat Thomas. Per leggere, clicca sul pulsante delle curiosità di "Out of the grey".


"Ghost stories"   

[vinile]

Il "sogno del sindacato" si infrange con un disco ambiguo. Le classiche, meravigliose canzoni di cui è capace Steve Wynn ("The side I'll never show", "Loving the sinner, hating the sin" e almeno un altro paio), una grande cover ("See that my grave is kept clean") e alcuni pezzi, per me, incomprensibili (come "My old haunts"). Ce ne fossero, comunque, di gruppi di questo calibro e invece, questo è l'ultimo album dei Dream Syndicate, a parte la straordinaria coda del doppio live. Adieu.

Curiosità

Tra i musicisti ospiti, Chris Cacavas (Green On Red) al piano, organo, fisarmonica e cori.- Il disegno di copertina è di Steve Wynn.- Sullo sfondo del retro-copertina c'è il testo di "My old haunts".


"Live at Raji's"

[vinile]

Addio più splendido non poteva esserci e anche per questo, sale in gola un groppo più intenso per la scomparsa di un gruppo straordinario. Un doppio album dal vivo immenso, non per tutti o almeno riservato a chi ama il suono acido; e qui abbiamo una delle chitarre più acide degli anni ottanta, quella di Paul Cutler, un tizio che in quei suoni ci si è immerso sia come musicista che come produttore. Undici canzoni, undici classici da consegnare alla storia che pochi hanno studiato a fondo; e il Sindacato del Sogno chiuse i battenti lasciando attoniti e tristi gli iscritti.

Curiosità

Confezione essenziale (disco doppio in busta singola), come la musica straordinaria che ospita.- Concerto registrato il 31 gennaio 1989 al Raji's di Hollywood, California, poco dopo l'uscita dell'ultimo album di studio "Ghost stories" (ma le canzoni di quell'album mancano totalmente).- L'unico ringraziamento speciale è indirizzato a Peter Case, "per l'armonica e i rumori anfibi in John Coltrane Stereo Blues".


DISCOGRAFIA

The Dream Syndicate EP (1982)

The days of wine and roses (1983)

Tell me when it's over EP (1983)

The medicine show (1984)

This is not the new Dream Syndicate album - Live (1984)

Out of the grey (1986)

50 in a 25 zone EP (1987)

Ghost stories (1988)

It's too late to stop now (1989)

Live at Raji's (1989)

The lost tapes, 1985-1988 (1993)

The days before wine and roses (1994)

The official Dream Syndicate bootleg series vol. 1 (2005)


IL NOME

La sigla proviene dal titolo di un album che Tony Conrad incise insieme ai Faust nel 1972, il quale, a sua volta, si rifà quasi certamente all'ensemble sperimentale costituito da John Cale e LaMonte Young, dopo che il primo era stato cacciato dal conservatorio (il nome era proprio Dream Syndicate).


LINKS

Dream Syndicate

Una bella pagina web dei Dream Syndicate dedicata alla discografia. Esauriente e ben fatta. [Inglese]

Dream Syndicate

Una breve biografia dei Dream Syndicate, l'unica che sono riuscito a trovare. [Inglese]

Dream Syndicate

La bella scheda di Scaruffi, quasi commovente in alcuni punti ("Wynn è uno dei pochi, con Richard Hell, che sappia far sangiunare i versi delle sue canzoni": frase da incorniciare!). [Italiano]


VAI A...

Gli anni '80, "l'edonismo" di D'agostino, i socialisti e Craxi, Reagan, le borse che salgono e sembrano non fermarsi mai, fino a quel lunedì nero dell'ottobre 1987, il muro dell'est che si sgretola... Sono sicuro che i pareri di chi ha vissuto intensamente gli anni '80 (come il sottoscritto), potrebbero andare dal "decennio sublime" alla "decade dell'orrore". E la musica? Un decennio orribile, sicuramente (Duran Duran, Spandau Ballet e immondizia varia, la già detestabile disco-music che si stava trasformando in qualcosa di difficilmente definibile e altro, molto altro ancora), però, se lo si guarda bene, a livello sotterraneo (underground... dice qualcosa?) è stato un decennio straordinario (a cominciare dai Dream Syndicate, per continuare con i Green On Red, svicolando verso i Jane's Addiction e Dinosaur Jr., per andare, infine, a schiantarsi contro i grattacieli di Seattle e incontrare Soundgarden, Screaming Trees, Green River, Mudhoney e Melvins; e come dimenticarsi di Hüsker Dü, REM, Social Distortion e Sonic Youth e mi fermo, altrimenti...). Boh! Leggete la lista, che comprenderà le perle musicali (e anche le semplici pietre) esordienti negli anni '80 della mia discoteca (molto disonestamente, in alcuni casi si tralasceranno gli eventuali EP d'esordio e si prenderanno in considerazione gli LP, in altri casi si farà il contrario). La spazzatura, quella citata sopra, non la troverete.

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