DEL FUEGOS

[vinile]
Il buon esordio di un gruppo bostoniano dal nome spagnolo e dalla musica tutt'altro che fredda (anche se il nome fa riferimento a un luogo polare come la Terra Del Fuego). "Backseat nothing" (citata come una fra le sue preferite da Bruce Springsteen) potrebbe entrare a far parte dei classici della nostra musica, non fosse che questo è uno dei tanti gruppi sfigatissimi che girano per il mainstream rock; o meglio, giravano. Il rock di questi quattro ragazzi bostoniani, senza far gridare al miracolo, aveva quella speciale miscela di qualità e personalità, che ti faceva amare la loro musica sin dai primi ascolti. Riusciranno a fare anche di meglio...
Curiosità
Ringraziamenti speciali per Chris D. (Flesh Eaters e molto altro ancora: un factotum della musica californiana degli anni '80) e Dave Alvin (chitarrista e autore dei Blasters).
[vinile]
Un disco che non è riuscito a colpire subito la mia fantasia, ma quando ha cominciato ad entrare in circolo non c'è stato modo di farcelo uscire. Una produzione perfetta (suoni fantastici, caldi e notturni) e almeno tre canzoni da ricordare: l'incipit notturno e meraviglioso di "Don't run wild", la furiosa "It's alright" e una ballata da sogno come "Night on the town", ma poi ci si rende conto che il disco intero dovrebbe essere citato. Come dimenticare l'hard alla Del Feugos di "Hand in hand"? E la struggente "I still want you" dove la mettiamo? Un disco che riconcilia con la musica dell'anima.
Curiosità
Ringraziamento "a tutti quelli della Slash e ai nuovi amici della Warner Bros" (distributrice della Slash stessa). Un ringraziamento speciale a Jim Ralston "per aver aperto la porta del garage e averci dato le chiavi della macchina" e "Miseramente dedicato al nostro eroe Mitchell Froom" (il produttore del disco).- Una scritta avverte di suonare questo disco ad alto volume (confermo e sottoscrivo).
[vinile]
Il discreto successo di "Boston Mass." convinse i Del Fuegos a tentare la carta della svolta soul-rhythm'n'blues (chissà perché, poi): ed è un tonfo clamoroso. È difficile capire come si possa annoiare con la stessa formazione, la stessa linea musicale (più o meno) e lo stesso produttore. Non so se l'intento fosse quello di rendere i suoni più vendibili al grande pubblico, ma ancora una volta si è confermata la regola: snaturare il proprio suono non significa automaticamente vendere di più. Con "Stand up" i Del Fuegos hanno fatto un bagno di critiche negative senza vendere una copia in più. Alla fine di tutto questo, non si ricorda una canzone che sia una.
Curiosità
Tra gli ospiti, Tom Petty alla voce in "Can't take this place"- Tra i ringraziati gli INXS e Tom Petty. Un ringraziamento a Mitchell Froom "per la terza parte della trilogia e per la sua indefessa opera dedicata alla più brutta rock band".

"Smoking in the fields"
I fratelli Zanes si dividono (resta il migliore per fortuna), Mitchell Froom se ne va (stava sempre più diventando il padre-padrone della band) e il gruppo sbalordisce un po' tutti con questo favoloso epitaffio (purtroppo). L'ultimo disco dei Del Fuegos parla di rock secco, tagliato con l'accetta, senza i fronzoli inutili del disco precedente. "Breakaway" dovrebbe entrare nelle playlist di tutti gli appassionati, come il disco intero, ma le cose andranno diversamente. Si vociferava, nel periodo in cui uscì "Smoking in the fields", che i Del Fuegos dovessero fare da spalla ai Rolling Stones, ma poi non se ne fece nulla; e loro si sciolsero. Un'ordinaria storia di rock band, una delle tante, di quelle che fanno rimanere l'amaro in bocca. Adieu
Curiosità
Tra gli ospiti, Rick Danko (bassista e cantante della Band) alla voce in "Stand by you".
DISCOGRAFIA
The longest day (1984)
Boston, Mass. (1985)
Stand up (1987)
Smoking in the fields (1989)
Best of the Del Fuegos - The Slash years (2001)
IL NOME
Al momento di formarsi i componenti hanno voluto darsi un nome "basso", tanto è vero che la scelta è stata un'abbreviazione di Tierra Del Fuego.
Meolo, Mythos, 1989. Alla soglia dello scioglimento, mi godo i Del Fuegos in un concerto bellissimo ed intenso. "It's alright" è un colpo al cuore al solo pensarci e il dispiacere della loro dipartita come gruppo è ancora più grande.
LINK
L'unica pagina decente rintracciata sui Del Fuegos, la scheda di Scaruffi, il quale distrugge senza pietà (e in due parole) quello che secondo il sottoscritto è il loro disco migliore, "Boston, Mass.". [Italiano]
VAI A...
I Del Fuegos di Dan Zanes suonavano un rock talmente caldo e sanguigno, in omaggio al loro nome latino, che non li avresti immaginati provenire dall'aristocratica Boston. Le liste sottostanti elencheranno i "caldi" e i "freddi" della mia discoteca (cercando gli estremi e lasciando da parte i "tiepidi"). Cosa significhi tutto ciò, scopritelo leggendo i nomi.