CLASH

"The Clash"

Uno dei dischi-colonna del movimento punk inglese, assieme agli esordi di Sex Pistols e Damned. Un gruppo cresciuto, con il tempo, a livelli impensabili e che qui si dileggia con alcune delle canzoni più ficcanti del periodo '76-'77 ("White riot" e "Police & thieves", solo per citarne due). Le penne di Strummer e Jones, per molti giornalisti, erano sicuramente da accostare, tra le firme famose, a quelle di Lennon-McCartney e Jagger-Richards e la dimostrazione è tutta nei dischi dei Clash. A livello sonoro, l'esordio dei Clash è forse l'album che ha perso maggiormente smalto con il passare del tempo (a differenza del primo album dei Damned, per fare un esempio, ancora oggi fulminante), ma i quattro ragazzi hanno avuto il tempo per "rimediare".
Curiosità
È l'edizione statunitense del primo album dei Clash, sensibilmente differente da quella inglese (compresa la copertina: l'edizione inglese è quella in alto, sfondo nero).- I batteristi Tory Crimes e Nicky Headon (Topper) si dividono le canzoni (5 per il secondo, 10 per il primo). Lo pseudonimo Tory Crimes ("Crimini conservatori"), scelto dal primo batterista Terry Chimes, si spiega con la forte connotazione politica di sinistra del gruppo.
[vinile]
Prodotti dal "metallico" Sandy Pearlman, in questo secondo disco i Clash sbandano leggermente, ma non deragliano. Il disco è diseguale, ma anticipa certe soluzioni "altre", terzomondiste, che diverranno la caratteristica principale dei successivi album. Il trittico iniziale ("Safe european home", "English civil war" e "Tommy Gun") è semplicemente energia rock allo stato puro: ascolti e sei steso da questi tre uppercut, ma poi c'è tutto il tempo di rialzarsi... fino all'ascolto successivo!
Curiosità
Confezione poverissima di note e con qualche mistero: i titoli elencati sul retro-copertina, non sono esattamente gli stessi presenti nel disco (ed elencati nel modo giusto sull'etichetta del vinile). I pezzi sono dieci, ma sul retro-copertina ne sono elencati undici, con queste discrepanze: non c'è "All the young punks (new boots and contracts)", ultimo pezzo della seconda facciata e vengono citati "That's no way to spend your youth" e "Gates of the west", che tra i solchi non compaiono. La seconda compare in "Super Black Market Clash", quindi esiste, ma della prima non ho mai sentito parlare.
[vinile]
Un capolavoro di sintesi e lucidità, il disco che chiude gli anni '70 e apre gli anni '80, una sintesi incredibile di venticinque anni di rock'n'roll e non solo, partorita da quattro ragazzi nati da quattro accordi. Il punk, diventato adulto nonostante sé stesso, sforna, tramite i Clash, un manifesto di intenti di una forza che lascia sbalorditi. Rock, reggae, soul e ritmi latino-americani, si mischiano, si rincorrono, spariscono e ricompaiono: e ti lasciano a bocca aperta.
Curiosità
I testi sono sulle due buste interne dei dischi, accanto a molti mini-fotografie dei Clash sul palco e fuori.- Al termine dei testi, c'è una lista definita Creditz, nella quale compaiono: Micky Gallagher, organo; The Irish Horn, ottoni; Baker Glare, "Pre-produzione e fischiettio"; Warren Steadman, "E sia la luce"; Kosmo "(hai sentito le ultime notizie?), ricerca"; James Stevens, "Hello!"; Alex and Kris, "Colpire duramente"; Howard McNee "Vive in Finlandia"; C.B.S. Epic [accanto al nome della casa discografica ci sono 5 lineette verticali, le prime tre delle quali, barrate]; "Senza dimenticare il deejay inglese n° 1, Birry Myers"; "Questa musica è dedicata a Henry Bowles e Peter Evans".- Al termine della quarta facciata c'è un pezzo fantasma, non citato dalla copertina, né dall'etichetta: trattasi di "Train in vain".- La copertina, famosissima e splendida, è uno scatto di Pennie Smith che riprende Paul Simonon sul palco, mentre sta sfasciando il proprio basso.

"Black Market Clash"
Mini-antologia dei Clash, uscita nell'anno di "Sandinista". La seconda facciata, inedita per quanto ne so, è completamente dedicata alla contaminazione reggae e dub che i Clash di quel periodo amavano svisceratamente, un ulteriore passo verso i ritmi giamaicani dopo le "imprese" di "London calling". Un antipasto che prepara alle pietanze più pepate di "Sandinista".

[vinile]
Un monumentale omaggio alle passioni musicali dei Clash dell'epoca: reggae, dub, funky, addirittura jazz. Un lunghissimo viaggio attraverso il mondo, con le sue contraddizioni, le sue guerre ("The call up", una delle mie preferite) e, ovviamente, le sue musiche. D'altronde l'album, fin dal nome, è dedicato ai sandinisti e a tutti quelli che combattono contro i padroni, le multinazionali e le nazioni repressive. Il terzo disco fa fatica a scorrere (qualche "taglio" in più avrebbe giovato), ma l'intero lavoro è una delizia per le orecchie.
Curiosità
I Clash imposero alla casa discografica (la CBS) un prezzo politico (un triplo al prezzo di un album singolo o qualcosa di simile).- Informazioni al minimo (anche per risparmiare sulla confezione): non vengono citati nemmeno gli ospiti (che ci sono; vedi la presenza di Ellen Foley in "Hitsville U.K.").- La voce solista di "Ivan meets GI Joe" è quella del batterista, Topper Headon.
[vinile]
L'ultimo "vero" album dei Clash. È paradossale che questo gruppo sia morto nel momento di maggior successo mondiale (milioni di copie di questo disco vendute nei soli Stati Uniti). Musicalmente si nota la solita attenzione per l'innesto di musiche terzomondiste e funk-soul nell'impianto rock-punk (ben poco presente in questo caso, come nel precedente e strabordante "Sandinista"). La prima facciata, comunque, è un piccolo capolavoro di sintesi, fantasia compositiva e generi. Dall'apertura arcigna, in pieno stile Clash, di "Know your rights", alla splendida cavalacata di "Car jamming", per continuare con il puro rock'n'roll di "Should I stay or should I go" e il funky di "Rock the Casbah", successo mondiale stratosferico. È il saluto dei Clash (non consideriamo "Cut the crap", per favore!) e non è un arrivederci.
Curiosità
Sulla busta interna si legge questa frase: "Sai, egli sentì i tamburi di guerra quando il passato era una porta chiusa. I tamburi tuonavano nella giungla. Porta chiusa. Porta chiusa. Colmarono il cielo con una tempesta tropicale. Sai, egli sentì i tamburi di guerra. Ogni uomo sa che cosa egli stia cercando".- Ai cori Ellen Foley, Allen Ginsberg e Joe Ely. Al sax in "Sean Flynn", Gary Barnacle.- L'ispiratore è Guy Stevens (il manager dei Mott the Hoople, se non sbaglio).

[vinile]
Quale spietato dio del rock ha permesso che Joe Strummer, perduto il suo compagno Mick Jones, producesse una tale serie di nefandezze che chiamare canzoni è decisamente troppo? Uno schiaffo, anzi, uno sberlone alla storia dei Clash. Dopo aver sentito questo disco, mi immaginavo le risate di Mick Jones. Null'altro da dire.
Curiosità
Sulla busta interna c'è questo scritto: "Comunicato Clash Ottobre '85. Uomini saggi e ragazzi di strada insieme fanno una grande squadra… ma può essere battuto il sistema??. No… non senza la tua partecipazione... la società si cambia radicalmente cominciando dalla strada!! Allora se stai cercando un po' di azione... Cut the crap [elimina le stupidaggini] ed esci da lì".

[cd]
È il mini del 1980, "Black Market Clash", con 12 brani in più. Da rilevare: "1977", una delle prime canzoni del gruppo, lo splendore di "Jail guitar doors" e "The prisoner" (già presenti sul vecchio vinile) e le versioni rimixate di "The magnificent seven" (rinominata "The magnificent dance") e "Rock the Casbah" (rititolata "Mustapha dance"), che aggiungono poco (specialmente la seconda), a parte i suoni dub, ai pezzi già conosciuti.
Curiosità
Per leggere una breve biografia dei Clash e le note, brano per brano, del disco, clicca sul pulsante.
DISCOGRAFIA
The Clash (1977)
Give 'em enough rope (1978)
The Clash [versione USA] (1979)
London calling (1979)
Black Market Clash (1980)
Sandinista (1980)
Combat rock (1982)
Cut the crap (1985)
The story of the Clash, vol. 1 (1988)
The singles (1991)
Clash on Broadway (1991)
Super Black Market Clash (1993)
From here to eternity live (1999)
The essential Clash (2003)
Singles box (2006)
The singles (2007)
Live at Shea Stadium (2008)
IL NOME
Lo scontro a cui fa riferimento il nome, va inteso sia come fattore sonoro che sociale. Clash, come il nostro tafferugli, è un termine usato dalla stampa quasi esclusivamente per indicare le battaglie che si verificano tra forze dell'ordine e manifestanti.
BIO-CLASH
In quali gruppi sono transitati, prima e dopo l'esperienza Clash, i personaggi che l'hanno caratterizzata?
MICK JONES - The Delinquents (1974), London SS (1975), Big Audio Dynamite (1985 - 1989), Big Audio Dynamite II (1990 fino ad oggi)
JOE STRUMMER - The Vultures (1973 - 1974), The 101'ers (1974 - 1976)
PAUL SIMONON - Havana 3am (1988 - 1991)
TOPPER HEADON - The GIs (?), London SS (1975)
Gli altri musicisti che hanno suonato temporaneamente nei Clash.
Keith Levene - chitarra (1976)
Pablo Labritain - batteria (alle sessions di inizio 1976)
Terry Chimes - batteria (1976 - 1977, 1982)
Rob Harper - batteria (1976 Anarchy Tour)
Pete Howard - batteria (1983 - 1985)
Nick Sheppard - chitarra (1984 - 1985)
Vince White - chitarra (1984 - 1985)
R.I.P.
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Joe Strummer, 50 anni, è morto il 22 dicembre 2002, vittima di un difetto cardiaco mai diagnosticato. |
LINKS
Pagina italiana dedicata ai Clash, con biografia e discografia. [Italiano]
Un bel sito dedicato ai Clash, grafica elementare, molte notizie e soprattutto tutti i testi della band (se si vuole ci sono anche le partiture di basso e di chitarra). [Inglese]
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I Clash fanno parte di quella pattuglia di gruppi che hanno rivoluzionato il modo di fare musica. Come altri (pochi) genialoidi, i Clash sono partiti dalla rivoluzione punk del 1976/77 per scalare vette inarrivabili. Qui prendiamo in considerazione i gruppi punk della mia collezione che dovrebbero assolutamente far parte della discoteca di qualunque appassionato rock.