BYRDS

[vinile]
L'esordio dei Byrds è all'insegna di Bob Dylan, ma il suono non ricorda di sicuro le atmosfere musicali del signor Zimmerman. I Byrds sono stati uno dei gruppi più influenti della storia del rock: il loro suono (dato dalle 12 corde Rickenbaker) è rimasto un marchio di fabbrica e questo loro esordio è già emblematico da questo punto di vista. Oltre alle canzoni di Bob Dylan (cinque, tra le quali il pezzo che titola l'album, la splendida "All I really want to do" e l'altrettanto bella "Chimes of freedom"), da ricordare una stupenda "I'll feel a whole lot better", parto della penna di Gene Clark.
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"Mr. Tambourine Man" fa parte della lunga lista dei "1001 album da ascoltare prima di morire", libro pubblicato nel 2005 |
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[vinile]
Un classicissimo, bellissimo album dei Byrds, che "ruba" titolo e title-track a Pete Seeger, propone due canzoni del "solito" Bob Dylan (tra le quali, l'immortale "The times they are a changin'"), reinterpreta un traditional come "Oh! Susannah" e stupisce, come sempre, con il suono scintillante delle chitarre byrdsiane. Tra tanta grazia, un capolavoro assoluto (secondo il sottoscritto) che porta il titolo di "It won't be wrong", una canzone dei R.E.M., con quindici anni d'anticipo, che nemmeno i R.E.M. sono mai riusciti a scrivere.
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[vinile]
È l'album che creò non pochi problemi ai Byrds per i continui riferimenti ai "viaggi", in questa o in altre dimensioni ("Eight miles high", otto miglia in alto; "Mr. Spaceman", Il signor Uomo dello spazio; "The Lear Jet song"). L'album è sicuramente il più acido e psichedelico del gruppo, anche se i musicisti respinsero ogni accusa. È impensabile, però, non immaginarli intenti a qualche "viaggio" mentre si ascoltano queste splendide composizioni.
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"Fifth dimension" fa parte della lunga lista dei "1001 album da ascoltare prima di morire", libro pubblicato nel 2005 |

"Younger than yesterday"
È forse il mio album preferito dei Byrds, ma con un gruppo dalla produzione di così alta qualità è difficile scegliere. Un classico ogni-tempo come "So you want to be a rock'n'roll star" merita una citazione (in quanti l'hanno rifatta?).
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"Younger than yesterday" fa parte della lunga lista dei "1001 album da ascoltare prima di morire", libro pubblicato nel 2005 |
[vinile]
Il precedente
Younger than yesterday (1967) è l’ultimo parto
dei Byrds degli inizi (pur senza Gene Clark). I continui litigi tra McGuinn e
Crosby, vedono affiancato al primo anche Chris Hillman. In un periodo che
definire caldo è dire poco, Crosby viene accusato di essere troppo radicale ed
estremista, soprattutto verso il governo e la guerra in Vietnam. In una simile
situazione di abbandono (anche il batterista Mike Clarke è sul punto di
andarsene), è stupefacente l’incisione dell’album che esce all’inizio del 1968:
The notorius Byrd Brothers è il lavoro che raccoglie la maggior parte di
adesioni come capolavoro del gruppo, anche se da queste parti non è così (ma di
poco). Rispetto al classico suono Byrds, sembra un album sperimentale, a partire
dall’iniziale Artificial energy, pezzo di una modernità tale da poterlo
scagliare negli anni ’80 senza alcun problema. I suoni arpeggiati fanno la loro
apparizione sul fondo delle canzoni, quasi timidamente, la psichedelia ammanta
di effluvi i tappeti sonori, mentre le voci sono quelle di sempre, splendide,
anche senza il contributo di David Crosby.
Fa la sua comparsa il country, al momento con piccole spruzzate (nella stupenda
Get to you, ad esempio), ma nel futuro sarà il vero protagonista del suono
Byrds.
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"The notoriuos Byrd Brothers" fa parte della lunga lista dei "1001 album da ascoltare prima di morire", libro pubblicato nel 2005 |

[vinile]
Gene Clark se n’era andato già da tempo, ma con The notorious Byrd Brothers (1968), i Byrds persero anche il batterista Mike Clarke e il principale compositore del gruppo, con McGuinn, David Crosby. Roger McGuinn e Chris Hillman si ritrovano da soli, con il problema dei tour e di un gruppo che potrebbe terminare la propria vita anche dopo un album come The notorious Byrd Brothers (da molti considerato il capolavoro assoluto della band). Alla batteria arriva Kevin Kelley e a fianco dei due compositori superstiti (anche Hillman ha fatto la propria parte da questo punto di vista), si pone una figura diventata un’icona di un certo suono, Gram Parsons. I Byrds sembrano un altro gruppo.
Sweetheart of the rodeo è spiazzante quanto lo era stato Fifth dimension: niente più dodici corde arpeggianti, niente più psichedelia, ma tonnellate di steel guitar e di country, a formare, secondo molti critici ferrati sulla materia, il primo album in assoluto di country-rock (anche se alcuni danno la palma a un disco che Parsons incise con il suo gruppo precedente, la International Submarine Band). È un carpiato che non accontenta tutti e non è il solo problema: i Byrds decidono di suonare nel Sud Africa dell’apartheid (in un tour che si rivelerà un fallimento) e Gram Parsons rifiuta la prospettiva, abbandonando il gruppo.
Il disco raggiunse il n° 77 negli Stati Uniti e mancò la classifica in Gran Bretagna. Nella scaletta due canzoni di Bob Dylan, You ain’t goin’ nowhere e Nothing was delivered.
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"Sweetheart of the rodeo" fa parte della lunga lista dei "1001 album da ascoltare prima di morire", libro pubblicato nel 2005 |

[vinile]
Un doppio album per celebrare i Byrds che stanno sfumando (ci saranno altri dischi dopo questo, ma saranno poca cosa). Il disco dal vivo non sorprende (anche se la proverbiale freschezza del suono dei Byrds è sempre presente; e aggiungiamoci una chilometrica versione di "Eight miles high"), mentre le canzoni registrate in studio, anche se abbisognano di più ascolti, riescono alla fine ad attecchire. Cito un'acidissima "Hungry planet" come dimostrazione che questa band avrebbe potuto dare ancora qualcosa dal punto di vista psichedelico.
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DISCOGRAFIA
I Byrds esordirono con il singolo "Don't be long"/"Please let me love you", nel 1964, seguito da "All I really want to do"/"Feel a whole lot better" l'anno successivo. Prima di esordire su album, suonarono come band di accompagnamento in un 45 giri di Jackie deShannon, "Splendor in the grass"/"Come and get me".
Mr. Tambourine man (1965)
Turn! Turn! Turn! (1965)
5D (Fifth dimension) (1966)
Younger than yesterday (1967)
The Notorious Byrd Brothers (1968)
Sweetheart of the rodeo (1968)
Dr. Byrds and Mr. Hyde (1969)
Ballad of Easy Rider (1969)
Preflyte (1969)
Untitled (1970)
Byrdmaniax (1971)
Farther along (1971)
Byrds (1973)
The original singles '65-67 (1980)
The original singles vol. 2 (1982)
Never before (1987)
In the beginning (1988)
The Byrds (box set) (1990)
Byrd parts (1998)
Byrds live at the Fillmore February 1969 (2000)
There is a season (2006)
Live at Royal Albert Hall 1971 (2008)
IL NOME
Il nome è una storpiatura della parola birds, uccelli, in onore dei Beatles che avevano manipolato la parola beetles.
R.I.P.
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Il cantante, autore e chitarrista Gene Clark, muore il 24 maggio 1991, all'età di 46 anni. Con il fisico minato da anni di droga e alcol, Clark morì per infarto. |
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Il batterista Michael Clarke muore il 19 dicembre 1993, a 47 anni, per patologie legate al fegato, devastato da almeno tre decenni di alcolismo. |
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Gram Parsons, per breve tempo nei Byrds, muore il 19 settembre 1973, all'età di 26 anni, per un'overdose di morfina associata all'alcol. L'artista era al Joshua Tree National Monument alla ricerca di tracce di UFO sotto l'influenza di sostanze psicotrope. |
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Il chitarrista Clarence White muore il 15 luglio 1973, all'età di 29 anni, investito da un automobilista ubriaco mentre stava caricando equipaggiamento strumentale dopo un concerto dei Colonels, alle 2 di notte. |
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Nei Byrds bassista e cantante, Skip Battin muore il 6 luglio 2003, all'età di 69 anni, per complicazioni dovute al morbo di Alzheimer. |
LINKS
Altro collegamento godurioso con la storia della nostra musica. Discografia e biografie non mancano, ma il sito merita un'occhiata per la lista degli artisti che hanno influenzato il gruppo e per i musicisti che dai Byrds sono stati influenzati. Interessante anche l'elenco dei gruppi con un nome simile ai Byrds, ma che non sono i Byrds (pagina intitolata "Byrd/Not a Byrd"). [Inglese]
La lunga scheda di Scaruffi. [Italiano]
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Negli anni ottanta non c'era quasi recensione che non citasse come influenze principali Byrds, Velvet Underground e Stooges (a seconda dei nomi). In questo caso, nella lista sottostante troverete i "figli" delle 12 corde byrdsiane, validi o degeneri che siano, più o meno accostabili ai suoni scintillanti del gruppo di Roger McGuinn.