BUZZCOCKS
Get a buzz, cocks!
Varrebbe la pena stilare una lista degli album imprescindibili per comprendere a fondo il punk britannico (posto che i singoli e spesso anche gli EP, non sono rintracciabili, a meno di rivolgersi al mercato dei collezionisti e poi ipotecare la casa). Dato che le liste piacciono da matti da queste parti, eccola qui sotto, limitatamente agli album punk (con qualche benefica deviazione), che non abbiano i solchi (o le fossette) a stelle e strisce, presenti nella mia discoteca, con un paletto temporale posto al 1980 (compreso) e la regola 'un nome, un titolo':
ADVERTS - Crossing the Red Sea with the Adverts
SEX PISTOLS - Never mind the bollocks... here's the Sex Pistols
JOY DIVISION - Unknown pleasures
PUBLIC IMAGE LTD. - First issue
SIOUXSIE & the BANSHEES - The scream
Tra questa manciata di titoli, il primo album dei Buzzcocks entra di diritto e senza dimenticare la sensazionale raccolta Singles going steady, della quale si parlerà più avanti, in questa stessa pagina. Il gruppo nacque alla fine del 1975 a Manchester, con una formazione che comprendeva Howard Trafford (classe 1952), Peter McNeish (1955) e un carneade batterista del quale si è perso anche il nome. McNeish, che in seguito si sarebbe chiamato Pete Shelley (dal poeta inglese, ma non è l'unica ipotesi: sarebbe il nome femminile che i genitori di Peter avrebbero scelto nel caso fosse nata una bambina), aveva già suonato la chitarra in numerose band heavy-metal e conobbe Trafford (futuro nome d'arte, Howard Devoto, dal cognome di un autista di autobus di Cambridge) iscrivendosi a una sorta di club dedicato alla musica elettronica. Il trio durò lo spazio di qualche prova e si sciolse, ma Trafford e McNeish non persero i contatti (erano entrambi studenti dell'Institute of Technology di Bolton) e dopo aver letto la prima recensione di un concerto dei Sex Pistols, pubblicata da NME, decisero di partire per Londra: era il febbraio del 1976.
Impressionati dalle imprese di Rotten e compagni, i due decisero di fondare un nuovo gruppo, chiamato inizialmente, secondo una fonte, Jets of Air, ma a questo proposito è lo stesso Shelley che viene in aiuto. I Jets of Air non ebbero nulla a che fare con Howard Trafford-Devoto: formati nel 1973, essi comprendevano McNeish-Shelley, Garth Davies-Smith al basso, Tony Wall alla chitarra e Steve Christy alla batteria. Il nome col quale i Buzzcocks sono conosciuti da più di trent'anni a questa parte, scaturì dalla lettura di una recensione dello spettacolo Rock Follies, che si concludeva con un 'Get a buzz, cocks' o meglio 'It's getting a buzz, cocks!' (del tipo, 'è uno sballo, ragazzi' o secondo Jon Savage - o meglio, il traduttore Alberto Campo - 'Fatti una risata, pirla'). Il risultato finale, Buzzcocks, può significare anche Cazzi Ronzanti, ma se la zona di provenienza significa qualcosa, è bene sapere che a Manchester cock vuol dire semplicemente ragazzo, giovane. Trafford e McNeish assunsero i loro nomi d'arte e reclutarono il bassista Gordon Davies, in futuro Garth Smith (già con McNeish nei Jets of Air, come riportato sopra) e il batterista Mick Singleton (già nei locali Black Cat Bone).
Il gruppo esordì dal vivo il primo aprile, in una serata organizzata presso il college dove sia Shelley che Devoto studiavano: il concerto, secondo il racconto dello stesso Devoto, si risolse in un disastro (cacciati dal palco dopo solo tre pezzi). Devoto (cantante e compositore) e Shelley (chitarrista, cantante e compositore) affittarono la Lesser Free Trade Hall, con l'intento di trascinare a Manchester, per la prima volta, i Sex Pistols e di suonare come gruppo spalla. Il concerto si tenne il 4 giugno del 1976, ma i Buzzcocks furono impossibilitati a suonare a causa della dipartita di bassista e batterista poco tempo prima dell'evento (Devoto e Shelley sostituirono il proprio gruppo con gli sconosciuti Mandala Band, un gruppo di Blackburn 'coi capelli lunghi fino al pavimento', secondo Morrissey). La sera del concerto i due conobbero Steve Diggle (chitarrista e cantante), che si unì al duo come bassista e tramite un annuncio sul New Manchester Review (Melody Maker secondo alcuni), arrivò infine il batterista John Maher. Secondo Savage anche Diggle fu coinvolto tramite l'annuncio, mentre una fonte certosina su quei primi fatti, racconta quanto segue.
Steve Diggle aveva letto l'annuncio di un chitarrista e organizzò un appuntamento nella zona del concerto: all'esterno della Lesser Free Trade Hall stazionava Malcolm McLaren, con lo scopo di accalappiare pubblico e quando Diggle gli chiese se conoscesse il tizio che stava cercando, il manager dei Pistols gli rispose, "Certo, è lì sopra, in cima alle scale". La fonte aggiunge che l'annuncio poteva essere proprio quello dei due Buzzcocks alla ricerca di bassista e batterista, ma la storia è tutt'altro che chiara. I Sex Pistols non campeggiavano ancora sulle prime pagine dei giornali e il loro nome non portò più di una settantina di persone alla Lesser Free Trade Hell, ma tra queste c'erano i futuri Joy Division (e New Order) Hook e Sumner, Tony Wilson della Factory e Morrissey, all'epoca scribacchino locale e ancora lontano dai fasti degli Smiths. Dal 4 giugno al 20 luglio lo scarto temporale non sembra chissà che, ma come diceva il vecchio Albert, tutto è relativo: in un mese e mezzo, in quel 1976, era successo di tutto e la replica del 20 luglio alla Lesser Free Trade Hall di Manchester, organizzatori i medesimi Devoto e Shelley, fu uno degli autentici segnali della rivoluzione musicale in corso.
Con il tutto esaurito, al contrario del primo evento, ad aprire furono i Buzzcocks, seguiti dagli Slaughter and the Dogs e dai primattori, quei Sex Pistols che stavano diventando i catalizzatori nazionali del movimento: quella sera Rotten e soci eseguirono per la prima volta Anarchy in the UK. Gli Slaughter and the Dogs, secondo una fonte, riuscirono a convincere Malcolm McLaren che loro e non i Buzzcocks (degli organizzatori Devoto e Shelley, non dimentichiamolo) avevano un seguito consistente e meritavano il secondo posto in scaletta. Sul seguito popolare degli Slaughter and the Dogs, nessun dubbio: i Buzzcocks di quel 20 luglio 1976, non avevano ancora suonato un concerto degno di questo nome, mentre i Cani erano in giro già da diversi mesi. Pare che il concerto (come musicisti...) abbia fruttato ai Buzzcocks 10 sterline, ma più che il principesco compenso, la serata portò alla band una buona recensione di Jonh Ingham di Sounds e l'invito a supportare gli stessi Sex Pistols allo The Screen on the Green di Islington, a fine agosto: la loro prima data al di fuori di Manchester, prima del cartello principale (Rotten e compagni) e del gruppo di mezzo, tali Clash.
A seguire, giunse l'invito al Punk Festival del 20 e 21 settembre, da tenersi allo storico 100 Club di Oxford Street, a Londra, con nomi come i soliti Sex Pistols, Clash, Subway Sect e un combo al debutto assoluto (questo secondo la fonte), Siouxsie and the Banshees (che la stessa fonte cita come Suzie and the Banshees, il primo nomignolo della nostra o un errore dei manifesti). I nomi citati suonarono la prima sera, mentre la seconda, oltre ai Buzzcocks, comprendeva Damned, Chris Spedding & the Vibrators e i francesi Stinky Toys. I nostri suonarono per ultimi, quando la maggior parte della folla presente era già in cammino per prendere l'ultima metropolitana disponibile per tornare a casa. Con un pacchetto consistente di composizioni originali, la band passò un pomeriggio ai Revolution Studios di Manchester (al costo di 45 sterline) e registrò un intero set del loro repertorio live (e dal vivo, vale a dire, senza alcuna sovraincisione).
Il nastro fu carpito dal solito furbone e pubblicato come bootleg da Voto Records, con il titolo di "Time's up" (i Buzzcocks lo avevano inciso solo come demo da usare per contatti discografici o per procacciare concerti). Nel 1991, a 15 anni dai fatti, arrivò anche la pubblicazione ufficiale in cd e vinile (a cura dell'etichetta Document), ma vediamo la scaletta di Time's up, cominciando dai pezzi originali: You tear me up, Breakdown, Friends of mine, Orgasm addict, Boredom, Time's up, Lester Sands (Drop in the Ocean), Love battery, Don't mess me 'round. Per concludere, due cover, I can't control myself dei Troggs e I love you, you big dummy, di Captain Beefheart.
Quella sopra è la scaletta della versione cd del 1991, mentre il bootleg originale non aveva Don't mess me 'round e presentava due versioni di Boredom. Il 9 dicembre arrivò a Manchester il derelitto Anarchy in the UK Tour, bersagliato dalle chiusure nei confronti del punk di diverse amministrazioni comunali, che impedirono di fatto i concerti e dagli scazzi giornalieri (orari?) tra i gruppi e tra i manager degli stessi. I Damned, che facevano parte della masnada con Sex Pistols, Clash e Johnny Thunders e i suoi Heartbreakers, avevano già abbandonato la partita e al loro posto, all'Electric Circus, suonarono i Buzzcocks. Con le 500 sterline raccattate in prestito dal padre di Shelley e dagli amici di Devoto e Richard Boon (diventato il manager del gruppo), il 28 dicembre i Buzzcocks affittarono per cinque ore l'Indigo Sound Studio di Manchester e registrarono il loro esordio discografico, con la produzione di Martin 'Zero' Hannett. Spiral scratch, l'EP uscito da quella session, fu pubblicato il 29 gennaio 1977 dalla New Hormones, in 1000 copie (anche se il sito di Pete Shelley parla di una stampa effettiva di 16.000 copie). La New Hormones era l'etichetta fondata dal gruppo stesso.
L'EP presenta 4 canzoni, Breakdown, Time's up, Boredom e Friends of mine. Secondo una fonte, fu l'intera operazione Spiral scratch a definire l'etica propriamente punk del periodo, quella filosofia 'fallo da solo e spendi poco' sconosciuta all'industria discografica prima dell'esplosione del fenomeno. Rimanendo in un ambito strettamente punk (anche se non è facile), prima dei Buzzcocks solo i Sex Pistols (un 45 giri ritirato dal mercato per le loro dispute con la EMI), i Damned, i Vibrators e gli Stranglers (un giorno prima), avevano pubblicato vinili. L'EP scalò la classifica britannica fino al n° 31 nel 1979, quando fu ristampato dalla stessa New Hormones, ma distribuito da un colosso come la Virgin: sulla copertina di quella ristampa, quasi uguale all'originale, spiccava una scritta, 'with Howard Devoto'. E questo perché, a meno di un anno dalla formazione (un anno intenso, su questo pochi dubbi), con soli undici concerti alle spalle e la pubblicazione di un EP, Howard Devoto decise di lasciare i Buzzcocks, ufficialmente, per finire il suo corso di studi (cosa che non è mai avvenuta).
Nella primavera di quello stesso 1977, Devoto comincerà a costruire la sua band, i Magazine, mentre i Buzzcocks continuarono con Shelley alla voce (preda del transfuga fino a quel momento), il bassista Steve Diggle alla chitarra (lasciata da Shelley), il ritorno di Garth Davies (in quel momento Garth Smith) al basso e l'unica pedina che non si mosse, il batterista John Maher. Garth Davies o Smith che fosse, registrò una Peel session nel settembre del 1977 e poi lasciò i compagni per seguire la scimmia alcolica, sostituito da Steve Garvey (con un breve interregno di Barry Adamson, bassista dei Magazine di Devoto, presente in sei concerti di quel periodo). Qualcuno dice che Garth Davies lasciò il mondo della musica e cominciò a lavorare come macellaio. La formazione con Howard Devoto si riunì in una occasione, nel luglio 1978, per registrare un pezzo trasmesso da un programma TV, What's On.
Dopo la firma per la United Artists Records, i Buzzcocks pubblicarono il primo singolo del dopo Devoto, Orgasm addict (ottobre 1977), titolo e testo che provocarono la censura da parte della BBC. L'esordio nella classifica nazionale arrivò con il successivo What do I get?, pubblicato all'inizio di febbraio 1978 e salito sino al n° 37. L'arrivo di Steve Garvey stabilizzò la formazione dei Buzzcocks sino al primo scioglimento datato 1981. Dopo il secondo singolo per la United Artists, citato qui sopra, fu la volta del debutto su album, l'oggetto di cui si parlerà qui sotto.
Another music in a different kitchen

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Per leggere la traduzione 'delle dodici annotazioni interessanti che si associano a questo disco' (dal libretto del cd), premi il pulsante.

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Una raccolta di singoli dei Buzzcocks, originariamente uscita per il mercato statunitense e poi pubblicata anche in Europa (vedi il pezzo tradotto). Parlare di capolavoro può sembrare strano e anche stridente, trattandosi di una raccolta, ma in questo caso, il termine è perfettamente consono alla bisogna. Una sequenza quasi senza fine (24 canzoni) di genialità pura in ambito punk-pop o pop-punk, vedete voi. Il responsabile principale di tutto questo di chiama Pete Shelley, compositore di quasi tutte le canzoni e cantante delle stesse. Dalla breve parentesi iniziale di Orgasm addict (inizio 1977), ai tempi in cui del gruppo faceva ancora parte il co-fondatore Howard Devoto, sino ai pezzi del 1980, registrati poco prima dello scioglimento, i Buzzcocks infilano la loro originale mistura di durezza punk con il gusto squisito del ritornello e delle melodie pop, affascinando, facendo ballare e commuovendo. È uno dei gruppi principali del punk inglese e se volete sapere perché, questa raccolta sembra fatta apposta.
Per leggere la traduzione del pezzo di presentazione (dal libretto del cd), premi il pulsante.
Spiral scratch EP (1976)
Another music in a different kitchen (1977)
Love bites (1978)
A different kind of tension (1979)
Parts 1-3 (1981)
Singles going steady (1981)
Total pop (1987)
The Peel session (1988)
Live at the Roxy Club April 1977 (1989)
The Peel Session album (1990)
Operators manual (1990)
Entertaining friends (1992)
Lest we forget (1993)
Trade test transmission (1993)
Leggendo Time Out, rivista londinese settimanale, Howard Devoto e Pete Shelley rimasero impressionati dalla recensione di uno spettacolo teatrale che conteneva anche questa frase: '… it's getting a buzz, cocks! (… è uno sballo ragazzi!)'. Il nome fu rimaneggiato in Buzzcocks, che vuol dire anche Cazzi Ronzanti.
Dal sito della IRS, la biografia dei Buzzcocks. La discografia, con una decisione consueta e a dir poco censurabile, prende in considerazione solamente i dischi pubblicati dalla IRS. [Inglese]
Dovrebbe essere il sito ufficiale del gruppo. È incredibile, ma anche i Buzzcocks si sono riformati e in questo periodo (novembre, dicembre 2004) sono in tour inglese e statunitense; non bastasse, i Buzzcocks stanno lavorando a un nuovo album, uscita prevista per l'estate 2005. No comment. La sezione discografica arriverà in futuro, ma ci sono dei links che rimandano ad altri siti (la discografia esterna è disponibile in formato text o pdf). La biografia è breve ed insufficiente, mentre la sezione Cover di altri artisti che riprendono i Buzzcocks sembra la pagina migliore dell'intero sito. [Inglese]
La scheda di Scaruffi. [Italiano]
Bella domandina: cosa succedeva in terra inglese e soprattutto a Londra nel 1977? Di tutto, si potrebbe rispondere e non solo a livello musicale. Nel tutto, intendiamoci, il lato musicale aveva la sua bella importanza: il punk che esplose negli anni '76/'77 fu davvero una marea che sommerse e inacidì l'inamidata società inglese, ma tralasciamo questi discorsi che ci porterebbero verso analisi sociologiche che non sono di questi lidi. La lista si occuperà dei dischi britannici pubblicati nel 1977 e arrivati poi a casa mia.