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BUFFALO SPRINGFIELD


Buffalo Springfield

[cd]

TORONTO-LOS ANGELES

L'avventura Buffalo Springfield dovrebbe iniziare da Toronto, dall'amicizia tra Neil Young e Bruce Palmer (canadese di Liverpool, Nova Scotia, dove è nato il 9 settembre 1946 e cresciuto a Toronto), dai Minah Birds che includevano Rick James e da tante altre belle cose. La mitologia, però, merita di essere al centro dell'attenzione in alcuni casi e quando si sposa con la realtà (presente in dosi massicce), non può che fare la sua bella e porca figura. Neil Young (nato a Toronto, stato canadese dell'Ontario, il 12 novembre del 1945) s'imbatte in Stephen Stills (texano di Dallas, dove è nato il 3 gennaio 1945) mentre milita negli Squires, luogo dell'incontro Toronto, dove il secondo è in tour con i suoi Company. Non succede nient'altro, ma i due si registrano con gli occhi per il futuro. Nel gruppo che aveva generato i Company, gli Au Go Go Singers, Stills aveva conosciuto Richie Furay (Paul Richard Furay, nato il 9 maggio 1944 a Yellow Springs, Ohio, USA), altro protagonista di questa storia.

Sciolti i Company, Stills ne ne va sulla West Coast per lavorare come musicista di studio e visto che c'è, non si fa mancare un'audizione per entrare dei Monkees, il gruppo prefabbricato che dovrebbe contrastare il successo stratosferico dei Beatles (dovremmo essere nel 1965). Stephen Stills è un signor chitarrista, autore e cantante, chi può dubitarne, ma chi sta costruendo dal nulla i Monkees deve anche (tra le altre cose) guardare le dentature e quella del nostro non è proprio perfetta e dunque, viene scartato. In quel periodo, più o meno, Neil Young si aggrega ai Minah Birds di Bruce Palmer, gruppo nelle mire della Motown Records, non fosse che il cantante di pelle nera Rick James viene arrestato per renitenza alla leva: il contratto discografico salta e Palmer e Young stipano le loro cose su un carro funebre e partono per la West Coast. Arrivati a Los Angeles, Young e Palmer incocciano nel Monkees mancato, Stephen Stills, in città in compagnia del vecchio socio Richie Furay.

L'incontro avviene sul Sunset Boulevard, quando i delusi Stills e Furay (delusi dalle opportunità mancate), che se ne stanno andando a San Francisco, riconoscono sull'altra carreggiata il carro funebre Pontiac di Neil Young. I quattro decidono di formare un gruppo e nel giro di una settimana, con il batterista Dewey Martin (nato Walter Milton Dwayne Midkiff il 30 settembre 1940 a Chesterville, stato dell'Ontario, Canada, già con i Dillards e con la band di Patsy Cline), i Buffalo Springfield sono realtà. Deciso il nome (letto da Dewey Martin sulla fiancata di un rullo compressore: la Buffalo-Springfield Roller Company), la compagine debutta dal vivo l'11 aprile 1966 al Troubadour di Hollywood.

Dopo un tour californiano come supporto a Dillards e Byrds, i cinque firmano un contratto con la Atco, sussidiaria della Atlantic e debuttano su 45 giri con Nowadays Clancy can't even sing (luglio 1966), canzone scritta da Neil Young e cantata da Richie Furay. Secondo Elio Bussolino (Rockerilla n° 95/96, luglio/agosto 1988), il 45 giri non usufruisce di un'adeguata promozione a causa della censura, ma è difficile capirne i termini della questione leggendo il testo. Grazie a Chris Hillman dei Byrds, i Buffalo Springfield sostengono un'audizione al ben noto Whisky A Go-Go di Hollywood, ottengono un ingaggio e in due settimane di concerti diventano delle piccole celebrità locali. È tempo di pensare a un album, dodici canzoni, dodici perle registrate e pubblicate nell'ottobre del 1966, ma non è questa la versione più nota e presente anche nella discoteca del sottoscritto. Scendiamo nei dettagli.

I demo registrati dopo la firma sul contratto non soddisfano i produttori Charles Green e Brian Stone: la voce di Neil Young è troppo strana, bisogna sostituirla. Con Stephen Stills cantante dei brani di propria composizione, è Richie Furay a diventare la seconda voce principale. Il disco esce sul mercato nell'ottobre del 1966, nelle due versioni mono e stereo (Neil Young e Stephen Stills hanno sempre sostenuto che la versione mono è nettamente superiore) e raggiunge il numero 80 di Billboard. Nel novembre di quello stesso anno, scontri tra manifestanti e polizia sul Sunset Strip di Hollywood, ispirano a Stephen Stills una canzone dal titolo For what it's worth, una bazzecola che esce nel gennaio del 1967 su 45 giri e raggiunge i primi dieci di Billboard (#7). La Atco non si lascia sfuggire l'occasione e nel marzo successivo sostituisce una canzone dell'album d'esordio, Baby don't scold me, con il recente successo e pubblica nuovamente il disco: la scalata in classifica, in questo caso, si ferma solo al numero 5. Prima di passare alle canzoni, due parole sulla copertina, con le facce dei nostri cinque divise e impresse sulla pellicola di un negativo, tre sopra e tre sotto: come tre e tre? Non sono in cinque? Due fotogrammi della serie sottostante sono tagliati, Bruce Palmer e Stephen Stills, quest'ultimo presente al centro anche nella serie superiore. Palmer, in sostanza, è l'unico tra i cinque che non si vede chiaramente, mentre Stills compare due volte, forse un piccolo segno del suo ruolo principale all'interno della band (sono solo supposizioni).

For what it's worth è un capolavoro assoluto. Sentire la canzone usata di recente (oggi, 6 giugno 2008) come sottofondo di uno spot televisivo, testimonia la considerazione verso un pezzo che ha compiuto 41 anni, ma anche l'ingordigia pantagruelica dei cosiddetti creativi. I pareri della gran parte dei recensori e/o commentatori, parlano di una canzone anti-guerra, generata da quegli scontri tra polizia e contestatori di cui si parlava (il periodo era quello della guerra del Vietnam e tutto quello che si può immaginare), ma come fanno notare alcuni più illuminati osservatori, il discorso non è così semplice e diretto come si potrebbe pensare. Quante canzoni di protesta esistono? Canzoni dirette e basilari, con un messaggio immediatamente percepibile, condivisibile o meno: For what it's worth non è tra queste. L'autore Stephen Stills potrebbe essere visto come un cronista arrivato in quel momento da Plutone o da qualche altro pianeta, non necessariamente a conoscenza dei fatti del nostro mondo, il suo è lo sguardo neutrale di chi sta cercando di capire cosa cazzo sta succedendo. Su un testo così intelligente era impossibile costruire un commento sonoro più perfetto. Il suono principale, simile a uno scampanellìo, è prodotto dalla chitarra di Neil Young, il coro perfetto è composto dalle voci di Richie Furay e Dewey Martin, il tutto a comporre poco più di due minuti e mezzo di alternanza tra soavità e tensione: come recita il testo di Stills, è una musica che ti trascina e ti fa pensare, 'cosa cazzo sta succedendo?'.

Go and say goodbye, ancora firmata da Stills e cantata in coro dallo stesso e da Richie Furay, è un country accelerato e portato verso il rock, un esercizio delizioso che vive, oltre che sulle voci, su un tramortente tappeto chitarristico. Sit down I think I love you (e siamo a tre), firmata ancora da Stephen Stills, è meno affollata della precedente, ma non manca di appiccicarsi per la forza melodica. L'elemento che sorprende in questo pezzo, è un breve assolo di chitarra dagli accenti nettamente fuzz: un frammento garage-punk anni '60 simile a un'immersione in una vasca d'acido sfrigolante, soprattutto in un pezzo dai simili accenti. La canzone fu ripresa dai Mojo Men di San Francisco (uno dei gruppi che ampliarono il background di Sly Sylvester, il futuro Sly Stone della Family) e in seguito, fu inserita da Lenny Kaye nella storica raccolta Nuggets. Con Nowadays Clancy can't even sing troviamo finalmente la firma di Neil Young come autore, ma come accennato in un precedente paragrafo, non è la sua voce a cantare, ritenuta inadatta dai produttori. Una decisione che si commenta da sé, ma possiamo essere magnanimi: se oggi qualcuno si azzardasse ad affermare una cosa simile verrebbe internato seduta stante, ma allora, chissà, la voce di quel canadese sconosciuto sarà stata davvero spiazzante.

La ballata, commentata da un'armonica dolente e da una chitarra discreta durante la prima strofa, accelera correndo verso il ritornello e si trasforma in un piccolo gioiello. Immaginarla con la voce di Neil Young al posto di quella ufficiale di Richie Furay, beh, non può che suscitare rimpianto e senza tenere conto che il Loner è accreditato ai cori con Stills, ma le sue corde vocali sgraziate proprio non si riescono ad individuare (forse nell'ultimo coro, in falsetto, ma è difficile essere precisi). Il dominatore Stills ritorna come autore e cantante con Hot dusty road (con i cori di Furay, in un pezzo cadenzato e dominato da batteria e percussioni) e Everybody's wrong (cantata in coppia con Richie Furay, con il coro di Neil Young, in un brano influenzato dal folk e in qualche modo anticipatore della collaborazione con Nash e Crosby). Neil Young ritorna come autore, affidando ancora la voce principale a Richie Furay, con Flying on the ground is wrong, una dolce ballata melodicamente splendida e con una chitarra da incorniciare (Neil è ai cori con Stills). Il canadese (parlo del solito Neil) riesce a conquistarsi finalmente il ruolo di voce solista con l'esaltante Burned, riservandosi anche il piano e relegando ai cori Stills e Furay. Rispetto al resto del lotto ascoltato sino ad ora, Burned sembra registrata in maniera più sporca, i suoni sembrano meno cesellati.

Con Do I have to come right out and say it si ritorna al consueto, con una canzone firmata da Young (anche al piano) e cantata da Richie Furay, un pezzo dal piglio più pop e leggero. È sconcertante constatare come queste canzoni, di un gruppo non di certo notissimo a livello popolare (parlo di noi amanti di pizza e mandolino), siano usate a piene mani ancora ai giorni nostri nelle occasioni più svariate (e forse inopportune, ma è un discorso da lasciar cadere). Stephen Stills si lascia andare a una sorta di country-hard rock con Leave (con i cori di Furay), pezzo che riserva all'ascoltatore una chitarra decisamente straordinaria: tenendo conto che siamo nel 1966, m'immagino certuni ragazzi sudisti, puta caso i fratelli Allman o i futuri Lynyrd Skynyrd, con occhi e orecchie spalancate di fronte ad un assalto sonoro di questo tenore. Il Neil Young autore e anche cantante, torna per l'ultima volta con la splendida Out of my mind, pezzo che contiene in nuce tutta la futura grandezza del canadese (i cori di Furay e Stills segnano il brano di un tocco quasi ironico). Stills conclude l'album, com'è giusto che sia, come autore e cantante (con i cori di Furay) con Pay the price, classica incursione nei territori di confine tra country e rock.

Un album straordinario, un capolavoro che nonostante gli anni sul groppone e l'ambito musicale, cresce senza sosta con il tempo: il primo a stupirsene è il sottoscritto, sempre più innamorato di queste dodici canzoni.

CURIOSITÀ

Sul foglietto allegato al cd, sono specificate le caratteristiche dei cinque componenti.

Dewey Martin, il batterista: diplomatico, generoso, sincero, cuore pulsante del gruppo, blu metallico, baseball, Ottawa.

Steve Stills, secondo chitarrista solista: occhi blu, giallo, diretto, giovanile (qualche volta bambinesco), energico, New Orleans, 'Steve è il leader, ma tutti noi lo siamo'.

Richie Furay, chitarrista ritmico: facilone, un vero amico, arancione, minigolf, Yellow Springs, Ohio, brezze estive, pomeriggio.

Neil Young, chitarrista solista: marrone e verde, pelle e camoscio, mezzanotte, libero, profondo e oscuro, Winnipeg, caldo e freddo, sense of humour selvaggio.

Bruce Palmer, bassista: misterioso, profondo, zen, porpora, fattore sconosciuto, duro, sicuro, imperscrutabile.


Buffalo Springfield again

[cd]

Nel gennaio del 1967, prima ancora dell'uscita della seconda versione dell'album d'esordio, Bruce Palmer viene arrestato a New York per possesso di marijuana ed espluso dal paese, ma anche Neil Young ha i suoi problemi: come Palmer è canadese e non è in regola con il permesso di lavoro. Il sostituto di Palmer al basso viene trovato in Ken Koblun, un vecchio amico e compagno di band di Young negli Squires, ma la sua presenza nella band non dura più di un mese. Koblun non compare in alcuna canzone dei Buffalo Springfield, ma il pezzo che chiude Again, Broken arrow, è dedicato da Neil Young all'amico. Secondo lo stesso Koblun, Neil gli dedicò la canzone perché il titolo (Freccia spezzata), riferito a un'espressione pellerossa di amicizia dopo la guerra, riassumeva il suo senso di colpa per averlo estromesso dalla band.

Al posto di Koblun viene assunto il bassista Jim Fielder (area Mothers of Invention). Le session del secondo album nascono e si sviluppano nel segno di tensioni sempre maggiori tra i due principali protagonisti, Neil Young e Stephen Stills. Ad aggiungersi ai problemi interpersonali, l'inghippo del permesso di lavoro si traduce in assenze sempre più frequenti del canadese Young, non ultimo, il concerto al Monterey International Pop Festival del giugno 1967 (che registra il ritorno in seno alla band di Bruce Palmer). Il Loner viene sostituito da Doug Hastings, già chitarrista dei Daily Flash e futuro Rhinoceros (sul palco di Monterey, come ospite, alla band si unisce anche David Crosby).

Il secondo lavoro, dal titolo provvisorio di Stampede, a differenza dell'album d'esordio, dominato da Stephen Stills e con Neil Young come secondo incomodo, registra un Richie Furay autore con tre pezzi (come Young, contro i quattro di Stills), ma soprattutto, la richiesta (accontentata) di ognuno dei tre autori di produrre le proprie canzoni (con Jack Nitzsche e Ahmet Ertegun, a seconda dei pezzi). Il primo singolo tratto dal nuovo album, esce nel luglio del 1967, Mr. Soul, in una versione diversa rispetto a quella che sarà pubblicata in dicembre come pezzo d'apertura del 33 giri (pubblicazione che in settembre sarà preceduta da un altro singolo, Rock & roll woman). Le registrazioni risentono dei periodi di assenza dei due canadesi (Bruce Palmer finisce anche in galera per problemi di droga) e alla fine possiamo dire che Buffalo Springfield again è una sorta di puzzle, costruito canzone per canzone e non un lavoro unitario, ma nonostante questo, molti lo considerano il capolavoro assoluto della band. A riprova di quanto affermato, nel 2003 Rolling Stone ha inserito il disco al numero 188 nella lista dei 500 migliori album di tutti i tempi.

Mr. SOUL

Apertura affidata a uno dei primi classici (o il primo in assoluto) firmati Neil Young, Mr. Soul, un pezzo che il canadese avrebbe riproposto in una versione non commentabile in Trans (1982). Semplice e diretta, veloce e grintosa, la canzone ha forti accenti psichedelici nell'intro e negli interventi di una chitarra distorta e irriverente, madre dell'irruenza futura. A differenza degli altri due brani composti dall'autore per questo album, Mr. Soul gioca le sue carte sull'immediatezza e sul rock'n'roll. Ai cori e chitarra Richie Furay, mentre Stephen Stills è completamente assente, questo secondo Wikipedia, ma le note sul foglietto del cd raccontano tutt'altro: voce solista Neil Young, con Furay e Stills ai cori, chitarre appannaggio di Young (alla solista), Furay e Stills (alle ritmiche). La canzone è prodotta 'da Charlie e Brian con un piccolo aiuto dai loro amici', come scritto tra le note del disco: Charlie e Brian sono Charles Greene e Brian Stone, i produttori del primo album. In effetti, il pezzo è stato registrato il 9 gennaio 1967, in pieno periodo primo album (doveva ancora uscire la seconda versione, quella che avrebbe incluso For what it's worth). Concludiamo con la dedica: la canzone è 'dedicata rispettosamente a tutte le signore del Whisky A Go Go e a tutte le donne di Hollywood'.

A CHILD'S CLAIM TO FAME

Il primo pezzo firmato da Richie Furay è un country tutto sommato canonico, ma impreziosito dagli interventi al dobro di James Burton, leggendario chitarrista della Louisiana. I cori sono composti dalle voci di Furay, Stills e Young. La canzone sarebbe una riflessione amara di Furay sui rapporti tra i componenti della band, una profezia sulla ormai prossima dissoluzione dei Buffalo Springfield.

EVERYDAYS

Stephen Stills apre le proprie composizioni con un pezzo tutt'altro che canonico, inciso con il basso di Jim Fielder. Everydays è uno strano pezzo dagli accenti jazz, dove a dominare è il pianoforte (di Stills), con una chitarra presente solo con un feedback che permea il sottofondo e un accordo tonante che conclude i ritornelli. Stills canta sottovoce, con un tono che, in alcuni passaggi, sembra quello di un mezzo addormentato. Secondo le note del disco, la canzone è prodotta da Stills, Young e Ahmet Ertegun, mentre le chitarre sono di Furay (la ritmica) e Young (accreditato alla humm, qualunque cosa essa sia).

EXPECTING TO FLY

Continuando con gli esperimenti e i brani anomali (rispetto a ciò che ci si aspetterebbe dai Buffalo Springfield dopo aver ascoltato il primo album), arriviamo al primo dei due brani di Neil Young incisi con l'assistenza di Jack Nitzsche e col resto del gruppo totalmente assente (il solo Furay compare con alcune sovraincisioni ai cori). Ballata sognante e dai toni vagamente psichedelici, Expecting to fly, con il suo arrangiamento zeppo di archi (Nitzsche, non per nulla, proviene dal giro di Phil Spector), potrebbe anticipare l'esordio da solista del canadese (giunto l'anno successivo). Il brano (dedicato a Donna & Vicki) vede al piano elettrico Jack Nitzsche e al grand piano Don Randi.

BLUEBIRD

Non sono pochi a ritenere Bluebird (uscito anche come singolo, numero 58 di Billboard) come il capolavoro assoluto dei Buffalo Springfield, superiore anche a For what it's worth, entrambe composte da Stephen Stills. In questo caso, suoni e melodia potrebbero anticipare le imprese di Stills con Crosby e Nash (e Young...), in un pezzo diviso nettamente tra una prima parte rock e un finale country-folk (preceduto dal suono che sfuma) dominato dal banjo di Charlie Chin (il basso, in questo caso, è di Bobby West). Da rilevare una nota scherzosa tra i credits del disco: alle chitarre sono accreditati Neil Young, Steve Stills e Richie Furay, 'tutte le loro 11.386'! Tutt'altro che ordinari i Buffalo Springfield di questo secondo album, impegnati a stravolgere la propria presunta identità sonora.

HUNG UPSIDE DOWN

Ancora Stills, con un brano di grande apertura melodica, caratterizzato da un pop psichedelico con massicce iniezioni di tastiere. L'autore, stranamente, ha ceduto la voce solista a Richie Furay e si è occupato dei cori (con Young), della chitarra (fuzz, con Young e Furay) e dell'organo. Il tecnico del suono è un futuro membro stabile dei Buffalo Springfield, Jim Messina.

SAD MEMORY

Il secondo numero di Furay (alla voce e chitarra acustica) è un momento acustico registrato con la sola presenza di Neil Young alla chitarra elettrica. Sad memory è un pezzo lentissimo e minimale e non fosse per l'elettrica di Young che contrappunta alcuni silenzi, sarebbe quasi inudibile.

GOOD TIME BOY

Con un carpiato degno del miglior tuffatore, Richie Furay, al suo terzo e ultimo brano come autore in questo lavoro, si lascia prendere la mano e diventa una sorta di James Brown. Good time boy, zeppa di fiati (gli American Soul Train della Louisiana), è cantata dal batterista Dewey Martin, con i pochi interventi alla chitarra di Steve Stills. Uno strano pezzo: la voce sommersa dai fiati debordanti in ogni direzione, la chitarra poco più di un borbottìo in secondo piano e la completa assenza di Furay, l'autore, lo rendono l'ennesimo esempio spiazzante di questo patchwork assemblato dai Buffalo Springfield.

ROCK & ROLL WOMAN

Ancora ambiente psichedelico per questa che potrebbe (e dovrebbe) essere la prima collaborazione tra Stephen Stills e David Crosby (autore accreditato, tra le note, semplicemente come ispiratore). Le note attribuiscono la produzione a Young e Stills, le voci ai tre cantanti della band (Stills alla solista, Young e Furay ai cori), le chitarre agli stessi tre (con Stills alla solista) e all'autore, il piano e l'organo. Wikipedia, per contro, attribuisce la chitarra a Doug Hastings, il sostituto di Neil Young nel periodo di assenza tra la fine della primavera e l'inizio dell'estate 1967 (le registrazioni sono datate tra la fine di giugno e l'agosto di quell'anno). La canzone sarebbe nata come dedica a Janis Joplin o a Grace Slick, due primedonne della scena psichedelica di San Francisco dell'epoca e l'atmosfera, senza alcun dubbio, contrassegnata da chitarre sognanti (con alcuni inserti fuzz) e cori angelici, potrebbe rimandare all'estate dell'amore e degli acidi consumata sulla città della baia. Wikipedia nota come in quello stesso periodo, con le tensioni tra Crosby e i compagni dei Byrds e tra Nash e gli Hollies, le circostanze stessero portando verso la collaborazione che sarebbe sfociata nel trio Crosby, Stills & Nash.

BROKEN ARROW

La conclusione dell'album è tutta nel nome di Neil Young e del produttore Jack Nitzsche, con un titolo che l'autore avrebbe ripreso per un suo album solista del 1996 (con i Crazy Horse). Il gruppo nella sua interezza dovrebbe essere presente (session incise tra agosto e settembre 1967), con l'aggiunta di Don Randi al piano, ma ciò che stupisce è l'intricata composizione di questa sorta di mini-suite, che al sottoscritto ricorda maledettamente A day in the life, il capolavoro che chiude Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band di chi sapete voi da Liverpool (il disco del sergente Pepper dei Beatles, era uscito nel giugno di quell'anno).  La sensazione la lascio così com'è nata, nuda e solitaria. Il pezzo, nato da un demo registrato precedentemente dal gruppo, Down down down, inizia con una folla in delirio (un'isteria da beatlemania e non è detto che non sia stata ripresa proprio da un qualunque spettacolo del gruppo di Liverpool, che aveva tenuto gli ultimi concerti della sua storia l'anno precedente; e tanto per trovare un altro aggancio con i Beatles...) su una versione (le poche battute iniziali) di Mr. Soul registrata dal vivo in studio.

Il pezzo canonico (eufemismo) inizia e ci si scopre immersi nel miglior Neil Young intimista, anche se sovraprodotto e sommerso tra strumenti, rumori da luna park, pubblico vociante e archi. Quando la frase melodica principale riprende le fila della canzone, la sensazione già espressa di una vicinanza epidermica con A day in the life, si ripresenta ogni volta di più. Un esercizio stilistico forse esagerato nella sua complessità (e ingenuo nelle soluzioni rumoristiche), ma come negare la forza di queste idee, come nel finale sbeffeggiante di sapore jazzistico e senza dimenticare il cuore che pulsando chiude il tutto.

Buffalo Springfield again raggiunge il numero 44 di Billboard. Nel gennaio del 1968 Bruce Palmer viene espulso dagli Stati Uniti per la seconda volta, sempre in seguito ai suoi rapporti amorevoli con le sostanze tossiche e sostituito con Jim Messina (in realtà, un chitarrista, nato James Messina il 5 dicembre 1947 a Maywood, California). Il gruppo, nonostante le recensioni più che favorevoli, è allo sbando, quando nell'aprile del 1968 Neil Young, Richie Furay e Jim Messina (con Eric Clapton) vengono arrestati per aver partecipato a un summit psichedelico, con l'accusa ("vagamente idiota", come scrivono Carlo Bordone e Gianluca Testani sul Mucchio Extra) di "essere stati in un posto dove si sospetta sia stato fatto uso di marijuana".

I Buffalo Springfield tengono l'ultimo concerto il 5 maggio successivo alla Long Beach Arena e si sciolgono. Il terzo e ultimo album, Last time around, viene assemblato da Furay e Messina a gruppo già sciolto. Secondo una fonte, la foto di copertina è un montaggio, con l'immagine di Neil Young, che guarda da un'altra parte rispetto al restante quartetto di profilo, aggiunta in seguito. Il disco, nonostante la natura palese di mosaico (con decine di interventi di altri strumentisti), raggiunge il numero 42 di Billboard. Dewey Martin forma i New Buffalo Springfield nel settembre del 1968, con i chitarristi Dave Price (il Davy Jones dei Monkees) e Gary Rowles, il bassista Bob Apperson, il batterista Don Poncher (con Martin, evidentemente, intenzionato ad occuparsi della voce solista e nient'altro) e il fiatista Jim Price.

Dopo alcune date dal vivo, Stephen Stills e Neil Young minacciano azioni legali contro la nuova band in merito all'uso del nome, ma nonostante questo, all'inizio del 1969 Martin imbastì una nuova versione dei New Buffalo Springfield, con Dave Price, il bassista Randy Fuller e l'altro chitarrista Bob BJ Jones (e Don Poncher alla batteria). Dopo aver aggiunto un terzo chitarrista, Joey Newman, il gruppo cacciò proprio Dewey Martin e continuò con il nome di Blue Mountain Eagle. I Buffalo Springfield sono stati inseriti nella Rock and Roll Hall of Fame nel 1997. La coda finale riguarda Neil Young e un brano del suo Silver & gold, album del 2000: in una canzone del disco, intitolata Buffalo Springfield again, proprio come l'album, l'autore canta della speranza di rivedere ancora i ragazzi e di fare ancora qualcosa assieme. Che ci siano stati oppure no dei contatti, la morte di Bruce Palmer (per infarto, nel 2004), dovrebbe avere chiuso ogni porta su una possibile reunion.

CURIOSITÀ

I ringraziamenti si aprono con questa frase: 'Vorremmo ringraziare i seguenti amici, nemici e persone che non conosciamo'. Segue la lista e tra i nomi troviamo anche: Otis Redding, Doc Watson, Hank Williams, Ricky Nelson, Roy Orbison, Jimi Hendrix, Eric Clapton, Ringo, Phil Spector, Robert Johnson, Frank Zappa, Rolling Stones, Jefferson Airplaine, John Lee Hooker, Jimmy Reed, John Coltrane, Robert Zimmerman, Richie Havens, Pete Seeger, Chuck Berry. La lista termina con: '... e centinaia di migliaia di altri"'.


DISCOGRAFIA

Buffalo Springfield (1967)

Buffalo Springfield again (1967)

Last time around (1968)

The best of Buffalo Springfield... Retrospective (1969)

Buffalo Springfield (1973)

Buffalo Springfield boxset (2001)


IL NOME

Dewey Martin propose il nome dopo aver visto, davanti a casa sua, un compressore con la scritta Buffalo-Springfield Roller Company.


R.I.P.

Il bassista Bruce Palmer muore il 1° ottobre 2004, all'età di 58 anni, per infarto.

Dewey Martin, batterista, muore il 31 gennaio 2009, all'età di 68 anni, trovato morto nel suo appartamento: Wikipedia la definisce "morte per cause naturali", per bocca di un'amica, che riferisce come Martin soffrisse di problemi di salute già da qualche anno.


LINKS

Recensioni

Le recensioni dei dischi dei Buffalo Springfield. [Inglese]

Buffalo Springfield

Sito dedicato alla band, veloce e facile da consultare, con discografia, testi, links, articoli e altre delizie


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Buffalo Springfield, fucina di talenti (Neil Young e Steve Stills bastano come esempio?). Quali altri gruppi della mia discoteca hanno forgiato talenti straordinari che hanno raccolto successivamente il frutto delle fatiche passate (a livello artistico e/o monetario)?

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