BEAT

[vinile]
Un disco allegro, solare, cantato e suonato con leggerezza tale, che si arriva alla fine delle facciate senza nemmeno rendersene conto. È il primo album degli inglesi Beat, gruppo misto in tutto e per tutto, di pelli, di musiche, d'influenze… Un album che riserva ai primi solchi della prima facciata un piccolo capolavoro come "Mirror in the bathroom", tripudio ritmico giocato con una scioltezza da fare invidia. Parlando di Beat non può non fare capolino il revival dello ska che invase le isole inglesi alla fine degli anni '70, inizio anni '80, ma come ho già avuto modo di scrivere, considerare i Beat un gruppo ska è letteralmente demenziale. Ascoltare, solo per un piccolo esempio, la linea di basso di "Twist & crawl", più vicina ai Joy Division che ai Caraibi; Caraibi che fanno la parte del leone, ci mancherebbe, con la ska, ma anche con il figlioccio reggae (la bella "Rough rider" e la splendida "Big Shot", uno dei vertici del lavoro), ma cosa dire di "Click click", esempio di rock contaminato che i Mano Negra avranno divorato chissà quante volte o di "Best friend", garage scatenato con chitarre byrdsiane da fare invidia ai Chesterfield Kings?
Quattro furono i gruppi che dominarono quella stagione di ritorno dello ska sulle isole britanniche (questo è ciò che ricorda la mia testolina), Madness, Selecter, Specials e Beat, più qualche comprimario e non pochi buffoni (come non citare i tremendi Bad Manners?) e il sottoscritto non ha alcun dubbio sul nome che primeggia nettamente: i Beat non hanno rivali! Per quanto possa valere il mio parere...

"Wha'ppen?"
Vien da cominciare con una frase che rivela tutta la mia protervia e il mio dilettantismo: certo che il cervello di certi critici musicali dev'essere andato in pappetta, un ammasso di segatura, un piatto di semolino nauseabondo. Perché scrivo questo? Per il semplice motivo che inserire i Beat in quell'effimero movimento che fu lo ska revival inglese, è semplicemente demenziale e lo stesso potrebbe dirsi per gli Specials. I Beat di "Wha'ppen?" spaziano attraverso talmente tanti generi di musica caraibica e nera in genere, che lo ska si perde sul fondo e alla fine ci si dimentica quasi della sua esistenza; lo si ricorda (e non è poco) come il genere che diede vita al reggae (e non è poco). "Cheated", per fare un esempio, è reggae innestato di inserti dub e attraverso l'intero lavoro, rocksteady, calipso, rhythm'n'blues, soul e lo stesso reggae s'inseguono senza sosta.
"Wha'ppen" non è un disco da gustare come l'esordio dei Madness (tanto per fare un esempio), richiede un ascolto più meditato e attento, ma la differenza sulla lunga distanza risulterà palese. Un lavoro intenso, che si apre sul ritmo veloce di "Too nice to talk to", pezzo caratterizzato da un sottofondo percussivo martellante e continua con tentativi, andati a segno, di colpire le orecchie con il ritornello orecchiabile ("All out to get you"), ma mai facile o becero (qualche volta ci si avvicina alla "facilità" eccessiva, soprattutto quando è il calipso il riferimento principale); e quando giungono le note di un pezzo come "Dreamhome in NZ", tutto scompare di fronte a un piccolo capolavoro crepuscolare di tali fattezze. Un disco eccellente "Wha'ppen", targato 1981 e opera di un gruppo che veniva inserito in un movimento inglese di quel periodo che si chiamava... come si chiamava? Ah sì, lo chiamavano ska-revival, ma non voglio ricominciare con la pappetta e il semolino...
Curiosità
Due le copertine in questo caso: l'originale, targata 1981, è sopra il titolo, mentre quella visibile qui sotto è la copertina della mia edizione in cd, con l'unica differenza che il nome The English Beat compare solo nelle copie pubblicate sul mercato statunitense (il mio cd è attribuito regolarmente a The Beat). Il problema fu un gruppo d'oltreoceano dallo stesso nome, Beat, backing-band di Paul Collins.

I just can't stop it (1980)
Wha'ppen? (1981)
Special service (1982)
What is Beat? (1983)
The Beat goes on (1991)
b.p.m... beats per minute (1996)
Beat this! The best of the Beat (2000)
The Platinum collection (2006)
You just can't Beat it - The best of the Beat (2008)
Il nome è un semplice riferimento al ritmo, al "beat" della loro musica, oltre a chiarire la loro passione per la musica degli anni '60.
È il sito ufficiale dei Beat, semplice, chiaro, facile da consultare e carico d'informazioni. Buona la biografia, come buoni sono i profili dei principali componenti, ottima e facile da consultare la discografia (non accade spesso, purtroppo); le pagine dei testi comprendono tutti gli album dei Beat e delle band collegate (come Fine Young Cannibals e General Public), mentre la sezione mp3 offre una trentina di file scaricabili e quella video cinque clip (necessaria l'ADSL: I file vanno da 30 a 35 MB). Qualche altra pagina (i links, le cartoline...) per formare un sito eccellente. [Inglese]
Lista finale di tipo "razziale": i Beat dei primi tempi (in seguito non saprei dire: sono in tour in questa fine di 2005!) erano formati da tre neri e tre bianchi e così, la sequenza finale riguarderà i gruppi multicolorati e multietnici della mia discoteca (con un'interpretazione molto larga e qualche inevitabile dimenticanza).