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ANIMALS

Biografia War


[cd]

"The most of the Animals"

La storia degli Animals può partire dalla storia di Alan Price, nato il 19 aprile 1942 (altri scrivono 1941) a Fatfield, contea di Durham, nordest dell'Inghilterra. Pianista dotato e autodidatta, Alan Price cercò di farsi largo nella pur ridotta scena musicale di Newcastle ed entrò a far parte di gruppi come Pagans, Kansas City Five, Black Diamonds e Kontours. Nel 1961, l'artista formò l'Alan Price Rhythm and Blues Combo, con Eric Burdon alla voce, Hilton Valentine alla chitarra, Chas Chandler al basso e John Steel alla batteria. Scaruffi scrive che la band nacque dalla fusione di due gruppi, i Kontours e un altro, dal quale proveniva Chandler e che Valentine e Steel arrivarono in seguito: dopo l'arrivo di Steel, il nome cambiò in Alan Price Combo e dopo quello di Valentine, in Animals. L'influenza jazz del leader, Alan Price, si mischiò al sapore rhythm'n'blues portato dal cantante Eric Burdon: gli Animals diventarono i dominatori della scena live di Newcastle, anche se le tensioni tra il fondatore e il cantante, iniziarono ben presto. All'inizio del 1964, il gruppo si trasferì a Londra, con un demotape di quattro canzoni, nella speranza di trovare ingaggi e un contratto discografico.

Fu in quel periodo che il nome cambiò in Animals, nonostante la contrarietà di Alan Price: i concerti del gruppo erano talmente selvaggi, che il pubblicò cominciò ad apostrofarli come "animals", animali e il nome piacque a qualcuno del gruppo, ma le versioni sulla genesi del moniker sono molte e tutte diverse. Il gruppo debuttò con il 45 giri "Baby let me take you home", seguito da "Gonna send you back to Walker" e "House of the rising Sun", tutti del 1964; il terzo diventò un successo mondiale e fu il primo disco della nascente British Invasion a conquistare la vetta della classifica statunitense, a parte i Beatles. Price lasciò gli Animals nel maggio del 1965, ufficialmente, per la sua paura di volare (dopo il successo mondiale, il gruppo aveva in programma tour negli Stati Uniti, in Australia e in Asia).

L'antologia in questione, raccoglie sedici pezzi, tutti incisi tra il 1964 e il 1965; del titolo esistono diverse versioni nazionali e nei vari formati: questa versione in cd, fu pubblicata in Gran Bretagna nel 1992 dalla EMI/Music for Pleasure.

HOUSE OF THE RISING SUN

Terzo 45 giri del gruppo, pubblicato in Gran Bretagna da Columbia Graphophone (giugno 1964) e negli Stati Uniti da MGM Records (luglio 1964). Il singolo raggiunse il numero uno della classifica sia in Gran Bretagna che negli Stati Uniti. "House of the rising Sun", secondo lo storico musicale Alan Lomax (dalla sua opera "Our singing country", pubblicata nel 1941), deriverebbe da una canzone folk britannica, mentre il testo sarebbe stato scritto da due tizi del Kentucky, Georgia Turner e Bert Martin. La più antica versione registrata e disponibile, risale al 1934, incisa da Clarence Ashley e Gwen Foster. Il pezzo fu arrangiato da Alan Price, il fondatore degli Animals, dalla versione registrata da Bob Dylan per il suo primo album, anche se, da quanto si mormora, fu tutto il gruppo a lavorarci. "La casa del sole nascente" era un eufemismo per "bordello" e così si spiegano molte righe del bel testo: "Ed è stata la rovina di molti poveri ragazzi/E Dio sa che io sono uno di loro"; "Madre, dì ai tuoi ragazzi di non fare quello che io ho fatto/Di spendere la vita nella miseria e nel peccato/Nella casa del Sole nascente". La canzone fu inserita nell'edizione statunitense del primo album del gruppo, "The Animals" (MGM Records, settembre 1964). Sembra che il 45 giri sia stato pubblicato su insistenza di Mickie Most, contro il parere della casa discografica, che riteneva la versione troppo lunga e noiosa (negli Stati Uniti, in effetti, fu pubblicata una versione più corta, due minuti e cinquantotto secondi, contro i quattro e trenta di quella britannica).

Sin dai primi secondi dell'arpeggio iniziale di chitarra, questa versione miracolosa si prefigura come una di quelle imprese che riescono poche volte: la voce del ventitreenne Eric Burdon sembra già forgiata dalla vita e dalle sue vicissitudini, l'organo di Alan Price sembra il Virgilio che accompagna il protagonista nell'inferno dei piaceri, mentre la chitarra di Hilton Valentine sgorga le sue lacrime sonore: è un capolavoro di sentimenti e di sensibilità.

WE'VE GOTTA GET OUT OF THIS PLACE

Canzone scritta dai conuigi-compositori Cynthia Weil e Barry Mann, inizialmente per i Righteous Brothers; i due registrarono un demotape con la canzone, con Mann al piano e voce e la Redbird Records, etichetta per la quale lo stesso Mann era scritturato come solista, decise di pubblicarla con una versione dell'autore. Il nastro, nel frattempo, era finito nelle mani di Allen Klein e da queste, in quelle di Mickie Most, produttore degli Animals: la versione del gruppo di Eric Burdon uscì in un battibaleno, bruciando quella di Mann. "We've gotta get out of this place" fu il terzo singolo degli Animals del 1965, settimo in totale: raggiunse il numero due della classifica britannica e il 13 di quella statunitense. Il pezzo fu inserito nel terzo album statunitense degli Animals, "Animal tracks" (MGM Records, settembre 1965).

All'ascolto delle note di basso di Chas Chandler, al sottoscritto scatta sempre un collegamento immediato con l'apertura dello straordinario "Live it up" di David Johansen: "We've gotta get out of this place", in quel caso, segnava l'avvio del trittico Animals riunito in medley, con "Don't bring me down" e "It's my life". Gli Animals interpretano il brano con la forza innata del rhythm'n'blues, striata dal pallore bianco della loro britannicità.

ROADRUNNER

Il pezzo, scritto come da titolo o come "Road Runner" (lo si trova in entrambi i modi), fu composto da Bo Diddley nel 1959 e ripreso, in seguito, da decine di gruppi e solisti. Gli Animals inserirono "Roadrunner" nella versione britannica di "Animal tracks" (Columbia, maggio 1965), ma non in quella statunitense.

Il chitarrista Hilton Valentine, in questo caso, si lascia prendere la mano e ricopia pedissequamente le figure di chitarra dell'originale, targato Bo Diddley. Una versione che non può che perdere nel confronto.

LET THE GOOD TIMES ROLL

Non proprio chiara la storia dietro a questo pezzo. Esiste una "Let the good times roll" del 1946, registrata da Louis Jordan e i Tympany Five e scritta da Sam "Lovin'" Theard, autore e cantante di New Orleans e Fleecie Moore (la moglie di Louis Jordan); una seconda "Let the good times roll", fu incisa dal duo Shirley & Lee (Shirley Goodman e Leonard Lee e scritta da quest'ultimo), ma sembra che la versione fosse comunque basata sull'omonimo pezzo del 1946. La confusione nasce da ciò che scrive Dr. John tra le note del suo "Gumbo", album del 1972: Dr. John cita le versioni di Louis Jordan e Shirley & Lee, ma attribuisce la "sua" "Let the good times roll" a Earl King, 1962 (anche Jimi Hendrix la riprese, intitolandola "Come on" e attribuendola a Earl King). La versione degli Animals, firmata Leonard Lee, fu inserita nel secondo album britannico della band, "Animal tracks" (Columbia, maggio 1965), nel secondo album statunitense, "The Animals on tour", che non è un live (MGM Records, marzo 1965) e nell'EP britannico "Animal tracks" (Columbia, settembre 1965, #7 in UK).

Frammento pianistico della New Orleans cantata e suonata da decenni da Dr. John, meno "piena" di quel che si potrebbe pensare. Una versione interpretata quasi in punta di piedi e anche per questo, splendida.

HALLELUJAH I LOVE HER SO

Canzone scritta e pubblicata da Ray Charles nel 1956, numero 5 della classifica rhythm'n'blues di Billboard. La versione degli Animals fu inserita nel secondo album britannico della band, "Animal tracks" (Columbia, maggio 1965) e nel secondo album (di studio: non è un live) statunitense, "The Animals on tour" (MGM Records, marzo 1965).

Anche con questa versione del maestro Ray Charles, gli Animals dimostrano di conoscere il loro mestiere, con un plauso particolare per la prestazione "gigionesca" di Eric Burdon, quasi incontenibile.

I'M GOING TO CHANGE THE WORLD

È il primo pezzo della scaletta firmato da Eric Burdon, uscito come lato B del 45 giri "It's my life" (l'ottavo del gruppo) nel 1965; il singolo arrivò al numero 7 in UK e 23 in USA.

Stupenda commistione garage-musica nera, "I'm going to change the world", firmata da Eric Burdon, non sfigura minimamente nella scaletta, pur arrivando dopo una sfilza di classici o brani scritti da professionisti della penna. Riff di chitarra splendido, lavoro di ricamo all'organo altrettanto e sottofondo di basso arcigno e perfetto (di quel Chas Chandler che non si è mai considerato un granchè come strumentista).

BRING IT ON HOME TO ME

Celeberrimo brano firmato da Sam Cooke nel 1961; la canzone uscì come lato A del secondo 45 giri del 1965 (sesto in totale) degli Animals e raccolse un numero 7 in UK e 32 in USA. "Bring it on home to me" fu inserita nel terzo album statunitense del gruppo, "Animal tracks" (MGM Records 1965).

Dopo la sfuriata simil-garage di "I'm going to change the world", la ballata soul di "Bring it on home to me", un momento di pausa per piano e voce. Da ascoltare, se non altro per confrontare le irraggiungibili corde vocali nere di Sam Cooke, con quelle bianche di Eric Burdon, forse non in possesso della stessa naturale leggiadrìa del grande autore e cantante.

WORRIED LIFE BLUES

Canzone scritta dal bluesman Major "Big Maceo" Merriweather, nato nel 1905 nei dintorni di Atlanta. Il pezzo, registrato da Merriweather nel 1941 e pubblicato anche su 45 giri, è stato ripreso da molti bluesmen, come altri del pianista, che ne incise una trentina tra il 1941 e il 1946: nel 1946, Merriweather fu colpito da un infarto che gli lasciò paralizzata la parte destra del corpo e lo portò alla morte nel 1953. Gli Animals furono forse i primi artisti bianchi a riprendere la canzone, seguiti in poco tempo dai Blues Magoos del primo album, "Psychedelic lollipop". "Worried life blues" fu inserita nel secondo album britannico degli Animals, "Animal tracks" (Columbia 1965) e nel secondo statunitense, "Animals on tour" (non è un live; MGM Records 1965); inoltre, la canzone fece parte dell'EP britannico di quattro pezzi "Animal tracks" (Columbia, settembre 1965, #7 in UK).

Siamo nel territorio del blues più arcigno e lento, con un Eric Burdon mattatore assoluto, in un campo che il gruppo si preoccupa di non riempire di suoni (a parte l'organo onnipresente di Alan Price).

BABY LET ME TAKE YOU HOME

Canzone scritta da Bertand Russell Bernstein, noto anche come Bert Berns o Bert Russell, in coppia con Wes Farrell. "Baby let me take you home" fu il primo 45 giri degli Animals, pubblicato nel 1964. Il disco raggiunse il numero 21 della classifica britannica e fu in seguito pubblicato anche nel primo EP del gruppo, "The Animals is here" (Columbia 1964, numero 3 della chart UK) e nel primo album statunitense, "The Animals" (MGM settembre 1964).

È l'esordio assoluto degli Animals, una gran bella canzone, più "bianca" di altre interpretazioni dei nostri. "Solita", grande prestazione di Eric Burdon.

FOR MISS CAULKER

Canzone firmata da Eric Burdon e inserita nei lavori numero due e tre dei rispettivi mercati ("Animal tracks", maggio 1965 in UK e settembre 1965 in USA).

Blues firmato da Eric Burdon, a suo agio anche in un campo difficile di tale portata e nonostante la sua giovane età (24 anni). Sembra di sentire l'eco del Chuck Berry di non ricordo quale canzone (mi verrà in mente).

I BELIEVE TO MY SOUL

Pezzo firmato da Ray Charles nel 1959 per un 45 giri (con "I'm movin' on") e incluso nell'album "The Genius sings the blues" (1961). Gli Animals pubblicarono "I believe to my soul" con l'EP "Animal tracks" (Columbia, settembre 1965, #7 in UK) e negli album "Animal tracks" (Columbia, maggio 1965 in UK) e "Animals on tour" (USA, disco di studio, MGM Records marzo 1965).

Ancora Ray Charles, in questo caso, con un blues pianistico di grande intensità: il piano di Alan Price e la voce di Eric Burdon, sembrano giocare come il gatto con il topo. Gli Animals intimisti al loro meglio.

HOW YOU'VE CHANGED

Canzone firmata da Chuck Berry nel 1958 e inserita nel secondo album del rocker, "One dozen Berrys", pubblicato in quello stesso anno; gli Animals la ripresero per il secondo album USA, "Animals on tour" (non è un live; MGM Records, marzo 1965), per il secondo album UK, "Animal tracks" (Columbia, maggio 1965) e per l'EP "Animal tracks" (Columbia, settembre 1965, #7 in UK).

Dopo averlo chiamato in causa come ispirazione, Chuck Berry arriva come firma di questa "How you've changed", un brano bluesato con un Eric Burdon dal timbro stranamente "profondo". Alan Price prova a fare il Johnny Johnson della situazione.

DON'T LET ME BE MISUNDERSTOOD

Un classico firmato da Bennie Benjamin, Gloria Caldwell e Sol Marcus, inciso per la prima volta dalla cantante e pianista Nina Simone nel 1964 (per l'album "Broadway-blues-ballads"). Gli Animals resero "Don't let me be misunderstood" un pezzo universalmente conosciuto: fu il lato A del loro primo singolo del 1965 (il quinto in totale), salito sino al numero 3 in UK e 15 in USA; fu incluso anche nel terzo album statunitense, "Animal tracks" (MGM Records, settembre 1965). Più di questa ripresa degli Animals, però, molti ricorderanno (soprattutto gli adolescenti e "giovanotti" degli anni '70) la versione disco-music del gruppo franco-statunitense Santa Esmeralda, un successo mondiale del 1977; Santa Esmeralda, presumo nel tentativo di ripetere l'exploit, ripresero anche un altro grande successo degli Animals, "House of the rising sun".

Non c'è nulla da fare: per un classe 1964 come il sottoscritto, coetaneo del pezzo, questo riff non può che richiamare alla mente la famigerata versione disco-music di Santa Esmeralda del 1977. Difficile valutare in queste condizioni...

IT'S MY LIFE

Canzone richiesta appositamente agli autori, Carl D'Errico e Roger Atkins, dal produttore degli Animals, Mickie Most. Il duo Atkins/D'Errico faceva parte di un gruppo più ampio di autori, noto con il nome di Brill Building, dal palazzo newyorkese dove si svolgeva l'attività di composizione e pubblicazione. Al suo arrivo a New York da Londra, Mickie Most trovò ad attenderlo, con "It's my life", un'altra manciata di canzoni, tra le quali, "We've gotta get out of this place" (Barry Mann e Cynthia Weil) e "Don't bring me down" (Gerry Goffin e Carole King). I tre pezzi furono uniti in un fantastico medley live dall'incontenibile David Johansen, per il suo "Live it up" del 1982. "It's my life" fu il lato A dell'ottavo singolo degli Animals, l'ultimo del 1965, salito sino al numero 7 in UK e 23 in USA.

Miracolo compositivo che del classico ha tutto: il riff, la struttura a dir poco originale, il ritornello da cantare a squarciagola. Non bastasse, "It's my life" è il pezzo che chiude "quel medley" tutto Animals di David Johansen, che della versione del gruppo di Eric Burdon e Alan Price, riprende quasi tutto e la rende propria. Già, sono i miracoli che avvengono nel mondo della musica.

CLUB A GO-GO

Canzone scritta da Eric Burdon e Alan Price, in onore al locale di Newcastle dove gli Animals cominciarono a suonare; il pezzo fu inserito sul lato B del singolo "Don't let me be misunderstood" (il quinto del gruppo, 1965, #3 in UK e #15 in USA). "Club a Go-Go" finì anche in "Animal tracks", il terzo album USA (MGM Records, settembre 1965).

Esercizio alla Chuck Berry, nato per imprimere nella memoria degli ascoltatori il locale di Newcastle che vide le prime imprese degli Animali. Ritmo forsennato, assoli, energia... È un racconto papale papale e alla fine, Eric Burdon cita coloro che da quel club sono passati: Jerome Green, John Lee Hooker, Sonny Boy Williamson, Memphis Slim, Jimmy Reed e un po' a sorpresa (la canzone è del 1965), Burdon inserisce nella lista i poco più giovani colleghi Rolling Stones.

I'M CRYING

Si conclude con un altro brano firmato Price/Burdon: "I'm crying" fu il quarto 45 giri degli Animals, l'ultimo del 1964, numero 8 in Gran Bretagna e 19 negli Stati Uniti (dopo i numeri uno del precedente "House of the rising Sun"). La canzone fu inserita anche nel primo EP della band, "The Animals is here" (Columbia 1964, #3 in UK) e nel secondo album statunitense, "The Animals on tour", disco di studio del marzo 1965 (MGM Records).

Un sottofondo garage-rhythm'n'blues e un coro beat, per questo pezzo che chiude l'antologia con la classica prestazione maiuscola di Eric Burdon.

Per leggere le note del foglietto del cd, cliccare qui sotto.

Leggi


DISCOGRAFIA

The Animals (1964)

The Animals on tour [USA] (1965)

Animal tracks (1965)

Animalisms (1966)

Animalization [USA] (1966)

Animalism [USA] (1966)

Winds of change [come Eric Burdon and the New Animals] (1967)

Eric is here [come Eric Burdon and the New Animals] (1967)

The twain shall meet (1968)

Every one of us [USA] (1968)

Love is (1968)

In the beginning (1973)

Before we were so rudely interrupted (1977)

Ark (1983)

Greatest hits live - Rip it to shreds (1984)

The Animals with Sonny Boy Williamson (1985)

The complete Animals (1990)

The best of the Animals (1993)

Interesting life (2003)

Retrospective (2004)

Almost grown (2006)

The Animals with Sonny Boy Williamson (2006)

Live at the Club A Go-Go (2009)


LINKS

Animals

Pagina della IRS dedicata al gruppo di Eric Burdon, con una fitta biografia e la discografia della band per quanto riguarda la stessa casa discografica. [Inglese]

Animals

Pagina della Rock'n'Roll Hall of Fame dedicata agli Animals; il menù si compone di una biografia e di una lunga cronologia. [Inglese]


VAI A...

Inglese e bianco, ma solo per uno scherzo del destino: Eric Burdon aveva l'anima nera, immersa nella tradizione rhythm'n'blues, blues e soul. Vai alle altre schede dei nati bianchi per sbaglio.

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