13th FLOOR ELEVATORS
The psychedelic sound of 13th Floor Elevators

[cd]
I 13th Floor Elevators gravitavano già da tempo, come marziani verdi e con le antenne, sulla scena di San Francisco, molto diversa per atmosfera e connotazione, dall'aria texana di Austin e dintorni, loro luogo natìo. Questo loro primo album, registrato tra un viaggio e l'altro sulla baia di Frisco, fu tra i molti lavori del 1966 che contribuirono a disegnare una scena garage-psichedelica statunitense di grande qualità, forza e personalità, al di là delle massicce iniezioni ispirative provenienti dai gruppi della British Invasion.
Solo per rimanere tra i dischi in mio possesso, nel 1966 furono pubblicati titoli quali Psychedelic lollipop dei Blues Magoos (l'album che sfilò proprio all'esordio dei 13th Floor Elevators il primato di primo titolo contenente la parola psychedelic), Fifth dimension dei Byrds (fuori categoria in questo ambito, forse, ma perfettamente in linea), Psychotic reaction dei Count Five, Freak out! delle Mothers of Invention (altro nome fuori categoria? Vogliamo negare l'innegabile?), i due album dei Seeds, The Seeds e A web of sound, l'incredibile Distortions dei Litter (anche se molti lo datano al 1967), Turn on dei Music Machine e infine, il peggiore di tutti, ma bisognava citarlo, The hot ones! degli Standells. Tutto questo, solo rimanendo tra i dischi di casa mia! Tolto l'esempio degli Standells, una serie di dischi tra il buono e l'eccellente, con un paio di capolavori.
L'album di Tommy Hall e soci, insomma, nacque in un periodo di grande fermento per il rock grezzo e psichedelico, ma i nostri riuscirono a farsi largo tra cotanti concorrenti grazie al loro suono peculiare e implodente e non ultimo, per merito della voce del loro cantante e autore, il giovanissimo Roky Erickson. Il singolo You're gonna miss me, che diventerà una ripresa obbligatoria per chiunque nell'ambito garage-punk e canzone già pubblicata da Erickson con il suo gruppo precedente, gli Spades, salì sino al numero 55 di Billboard, mentre l'album riuscì a vendere quasi 150.000 copie, risultato più che ragguardevole (e mai ripetuto dai 13th Floor Elevators). La copia in possesso del sottoscritto, un cd marchiato Charly Records 1991, non è elencata tra le undici differenti edizioni del disco stilate dal sito di All Music Guide: ce ne faremo una ragione.
La straordinaria apertura di You're gonna miss me, pone subito i paletti sonori in maniera diretta e inequivocabile: il riff semplicissimo di chitarra, la voce splendida di Erickson e l'electric jug di Tommy Hall, sono protagonisti indiscussi, riconducibili solamente a questa esperienza sonora, pazza e altamente personale. Un classico eterno e non solo del garage-punk degli anni '60.
Con Roller coaster il ritmo rallenta, ma la tensione rimane altissima, in un pezzo inquietante segnato dalla chitarra di Stacy Sutherland e dall'onnipresente electric jug di Tommy Hall. Sembra la registrazione di un brutto sogno di Roky Erickson (dopo poco tempo, il cantante fu ricoverato in un istituto psichiatrico).
La ballata leggera e suadente di Splash 1, una specie di ninna nanna psichedelica, riporta l'elettroencefalogramma di Roky Erickson su livelli umani, ma sarà questione di qualche minuto... Il pezzo fu scritto dalla moglie di Tommy Hall, Clementine Tausch, definita da un quotidiano di Austin il primo esempio totale di 'moglie rock'.
Con Reverberation (Doubt), stupenda canzone scritta a sei mani (Erickson, Tommy Hall e Stacy Sutherland), non si ripiomba negli incubi malati del cantante, ma solo perché la melodia è così bella da distrarre l'ascoltatore. Un pizzico di Rolling Stones e un grande Roky Erickson.
Il tormentone Don't fall down, con il titolo ripetuto da un coro in un botta e risposta con la voce di Roky, sembra un'altra boccata d'ossigeno, ma la registrazione spartana e alcuni evidenti errori strumentali, risultano così sgangherati da rendere impossibile il rilassamento. Il falsetto di Roky Erickson sul finale, rende il tutto ancora più disturbante e non mi so esprimere meglio...
Fire engine, un vero e proprio capolavoro, forse al livello di You're gonna miss me, è aperto dalle sirene dei pompieri riprodotte dalle voci dei nostri mattacchioni. All'ennesima canzone, pur con questa qualità compositiva, il suono dei 13th Floor Elevators rivela la proprià vetustà, a differenza di altri protagonisti della stessa epoca; sarà forse per l'insopportabile electric jug di Tommy Hall (che alla lunga rompe proprio i cosiddetti), ma la sensazione è netta.
Con Thru the rhythm (un ritmo altalenante, di un certo interesse, ma non indimenticabile) comincia la sezione 'non Roky Erickson': le restanti cinque canzoni non sono firmate dal cantante e questa fu composta da Tommy Hall e Stacy Sutherland, come la chiusura di Tried to hide, una variazione sul tema Fire engine che aggancia solo per il ritornello.
I tre pezzi rimanenti furono composti da Powell St. John, musicista, cantante e compositore di Austin, definito un folker bohemian da Wikipedia e membro dei Conqueroo. You don't know (ripresa, tra gli altri, anche dai Miracle Workers) apre il terzetto in tono quasi dimesso, ma il pezzo sarebbe interessante, non fosse per l'onnipresenza dell'electric jug (come sempre mi succede, all'ennesima canzone lo strumento di Tommy Hall mi diventa più che insopportabile).
Con la lenta Kingdom of heaven l'atmosfera lisergica diventa quasi palpabile, per merito della chitarra di Sutherland e della voce quasi suadente (ma ingannatrice...) di Roky Erickson. Non manca che Monkey Island, un brano dalle influenze nere, ma registrato in maniera talmente sgangherata da far pensare a uno scarto (sensazioni, solo sensazioni).
Le rotelle di Roky Erickson non hanno sempre girato per il verso giusto e probabilmente, già a quei tempi gli acidi si facevano largo a forza tra i neuroni del nostro, ma a differenza di tanti altri protagonisti di quel periodo, il nostro è ancora in giro a suonare (oggi, settembre 2007). Comunque la si veda, The psychedelic sound of 13th Floor Elevators è un classico della nostra musica.
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[vinile]
Secondo le note stilate sul retro-copertina, le registrazioni live di questo disco daterebbero all'inizio del 1966 (25 marzo per quattro delle sei canzoni del primo lato e 5 settembre per le restanti due), diversi mesi prima dell'esordio su album del gruppo, The psychedelic sound of 13th Floor Elevators. Una fonte discografica, la più completa rintracciata in Internet, precisa che le immagini di quella trasmissione, purtroppo, sono andate perdute. Trattasi, in definitiva, di un documento sonoro basilare per comprendere la storia della band e la sua evoluzione sonora. Le registrazioni sono tutt'altro che perfette, ma in giro si trova ben di peggio.
L'eterna You're gonna miss me apre le danze in maniera tutto sommato 'istituzionale', ma nel finale il gruppo si lascia andare e la chiusura è quasi epica. A seguire, un pezzettino d'intervista a cura del conduttore della trasmissione, Ron Chapman, il quale s'interessa all'electric jug di Tommy Hall, strumento che sicuramente attira (attirava) i curiosi. La versione di Fire engine, dominata dallo strumento di Tommy Hall, stupisce per la prestazione sottotono di Roky Erickson, mentre la curiosa interpretazione di una stravolta Roll over Beethoven, il classico sempiterno di Chuck Berry, fa rizzare le orecchie per il coraggio.
Nessun salto carpiato, invece, per Mercy mercy, altro classico (di Don Covay e Horace Ott) ricalcato sulla versione che ne diedero i Rolling Stones in quello stesso periodo. Mercy mercy è una delle due canzoni risalenti al settembre 1966, con un altro classico irrinunciabile del garage-punk (e non solo), Gloria dei Them, resa in una versione tellurica. Il lato A si chiude con un ultimo pezzo tratto dalla trasmissione del marzo 1966 e ancora una volta, siamo di fronte a una cover, in questo caso, di un pezzo inglese che faceva impazzire i giovinetti pallidi a stelle e strisce, You really got me dei Kinks. La registrazione scarsa non permette di gustare a pieno la buona versione dei 13th Floor Elevators e con questa considerazione, giriamo il disco.
In merito al lato B, le poche note, vergate sul retro-copertina, parlano di "materiale di studio e live registrato tra il 1966 e il 1967": come dire, di tutto di più, senza alcuna distinzione, data o pezza esplicativa, a parte il poco che riferiremo. Si comincia con l'unico pezzo inedito vero e proprio, quello che titola l'intero disco: trattasi di un blues registrato dal vivo, con una sezione ritmica interessante e la voce di Erickson che si avvicina curiosamente alle tonalità di Robert Plant. Da ricordare che i Led Zeppelin, nel 1966 o 1967 che sia, erano di là da venire... Seguono quattro pezzi che compariranno (o erano già comparsi, chi può saperlo?) nel primo album, in versioni alternative. Monkey island, Thru the rhythm, Roller coaster e Fire engine, questi i titoli, suonano ancora più grezze che nelle versioni "canoniche"; in particolare, Thru the rhythm sembra quasi più bella e 'forte', mentre Fire engine rivive per la splendida prestazione di Roky Erickson, grintosa come non mai. A concludere la facciata e il disco, una jam session live in combutta con gli amici Conqueroo. Il pezzo è She lives, l'unico tratto dal secondo album dei 13th Floor Elevators, Easter everywhere (1967), reso in una versione acida e psichedelica, zeppa di assoli e pregna di un sano casino lo-fi.
Il disco è dedicato al chitarrista Stacy Sutherland, tossicodipendente, ucciso dalla moglie nel 1978 durante una lite e con questa bella notizia, chiudiamo la trasmissione.
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The psychedelic sound of... (1966)
Easter everywhere (1967)
13th Floor Elevators: live! (1968)
Bull of the woods (1969)
Live SF66 (1980)
Fire in my bones (1985)
Elevator tracks (1987)
I've seen your face before (1988)
Filvver (1988)
Live in Teaxs (1989)
The magic of the pyramids (1991)
Another dimension (1992)
1966-1967 Unreleased masters collection (1994)
All time highs (1997)
The best of... manicure your mind (1997)
Through the rhythm (1998)
His eye is on the pyramid (1999)
Up on the 13th Floor (2000)
The legendary group at their best (2001)
The psychedelic world of the 13th Floor Elevators (2002)
Going up - The very best of (2004)
Sign of three eyed men (2009)
Negli Stati Uniti il 13 porta sfortuna e per questo non esistono palazzi che abbiano il tredicesimo piano; ovvio che nessun ascensore potrà fermarcisi. Inoltre la lettera 'M' (intesa dalla band come iniziale di marijuana) è la tredicesima dell'alfabeto inglese.
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Stacy Sutherland, chitarrista solista e compositore, è morto nel 1978 (a 32 anni), ucciso dalla moglie durante una lite. |
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Benny Thurman, bassista, è morto nel 2008, all'età di 65 anni. |
Recensione di "The psychedelic sound of...". [Italiano]
La scheda di Wikipedia. [Inglese]
La scheda di Scaruffi. [Italiano]
Dei due dischi del gruppo in mio possesso, Fire in my bones è un'antologia un po' speciale - non so quanto ufficiale - ed estremamente interessante. La solita carrellata di fine scheda, prenderà in considerazione le antologie di questo tipo, con inediti, stranezze e cose varie. Potrebbe sfuggirmi anche qualche titolo semplicemente eccellente, ma senza le altre caratteristiche citate...