PUNK-o-RAMA vol. 2

(Compilation singola in cd, pubblicata da Epitaph Records nel 1996)

Raccolta in cd della Epitaph Records pubblicata nel 1996, in un periodo particolarmente propizio per coloro che riprendevano riff, velocità e quant'altro, dal punk storico del 1976/77. Un movimento (chiamiamolo così) che sorprese per la capacità dei singoli componenti di scalare senza alcun problema le classifiche statunitensi. La Epitaph di Brett Gurewitz, protagonista di tutta quella baraonda commerciale, da piccola etichetta indipendente si ritrovò a vendere milioni e milioni di copie. Questo Punk-o-rama vol. 2 è il secondo capitolo di una serie che, al momento (aprile 2008), conta dieci volumi. Da queste parti è arrivato anche il terzo capitolo di Punk-o-rama, ragion per cui mi sembra doveroso dare notizia dei nomi presenti in entrambe le raccolte:

BAD RELIGION - DOWN BY LAW - HUMPERS - NEW BOMB TURKS - NOFX - PENNYWISE - PULLEY - RANCID - VOODOO GLOW SKULLS

Minime informazioni sulla confezione: illustrazione di Tommy Lee Edwards, design di Nick Rubenstein, collage interno (un ammasso di foto da concerto miscelate) di Jesse Fischer (autore anche degli scatti, con altri cinque nomi).

Bad Religion

Descendents

DFL

Down By Law

Humpers

Joykiller

Me First and the Gimme Gimmes

Millencolin

New Bomb Turks

NOFX

Pennywise

Poison Idea

Pulley

Rancid

SNFU

TSOL

Voodoo Glow Skulls

NOFX

Whatever Didi wants

(dall'album Heavy petting zoo, 1996)

Biografia

Un testo lunghissimo incentrato sul 'potrei', 'probabilmente' e su 'non farei questa cosa perché potrebbe succedermi questo e quello'. L'ironia dei NOFX è ben nota e queste liriche ne sono la prova: chiedi tutto ciò che vuoi, io potrei anche farlo, non si sa mai... Difficile riconoscere qualcosa che assomigli al punk a livello musicale, più che altro siamo dalle parti di una sorta di ballata metallica con una discreta forza melodica. Niente da dire, un'interessante dimostrazione della tipica indolenza adolescenziale (anche se i nostri adolescenti non lo erano più da un pezzo nel 1996: Fat Mike è un classe 1967).


BAD RELIGION

Give you nothing

(dall'album Suffer, 1988)

Biografia

Siamo dalle parti della rinascita dei Bad Religion, dopo un periodo incerto trascorso tra scioglimenti temporanei, cambi di formazioni, distacchi e ritorni. Suffer, l'album del 1988, diede il via alla seconda, lunghissima stagione dei Bad Religion, una stagione che deve ancora concludersi. Inutile cercare novità eclatanti dalla band di Brett Gurewitz, talmente personale e autonoma da essere riconoscibile al primo accordo. Give you nothing non è che l'ennesimo terremoto punk del gruppo, velocissimo, ma con un bridge centrale di grande forza. Posso dire che non riesco mai a stancarmi dello stile Bad Religion e questo, un po' a sorpresa, riesce a sorprendermi.


DESCENDENTS

Coffee mug

(dall'album Everything sucks, 1996)

Biografia

Come riuscire a spiegare decentemente i Descendents di Coffee mug? Coloro che non amano il punk, dovranno stare attenti, ma dopo aver storto un ciglio (se il volume è basso...), si chiederanno cos'era quel rumore passato in un lampo. I cultori del veloce a tutti i costi, costi quel che costi, potrebbero fare in tempo a bagnarsi le mutande, ma non ad arrivare all'orgasmo. Piazzarsi davanti ai diffusori, alzare il volume a mille e sparare: 34 secondi di pure piacere sonoro masochistico. I Descendents d'inizio carriera (vedi Bonus fat) non si avvicinavano minimamente a questi estremi allucinanti, chissà, forse invecchiando Milo e compagni hanno sentito il bisogno di accelerare il metabolismo.

Il pezzo è un inno alla tazza di caffè, Milo Aukerman canta che 'non ho bisogno di alcol o droghe, mi basta la mia tazza di caffè da tracannare' (nel testo l'espressione è chug-a-lug, che dovrebbe significare 'bere smoderatamente', riferito però agli alcolici) e continua: 'Non ho bisogno dei tuoi baci e abbracci, mi basta la mia tazza di caffè da tracannare'. Una bella iniezione d'ironia, soprattutto quando viene siringata in un'orgia punk di 34 secondi, anfetaminica come solo un gruppo reduce da 98 tazze (dal testo) di caffè, potrebbe rendere al meglio. Sparatevi qualche dose di caffeina prima di ascoltare questo terremoto sonoro e anche voi sarete pronti.


RANCID

Side kick

(dall'album Let's go, 1994)

Biografia

Tim Armstrong sembra cantare questo pezzo durissimo, curiosamente vicino all'Oi! Punk (vicinanza spirituale e per i cori), con un accento britannico (non sono ferrato in materia, è una sensazione). Il pezzo è altamente biografico: Tim Armstrong canta 'mi chiamo Tim', la vicenda si svolge a Oakland (luogo di nascita del cantante), più precisamente nella parte ovest e il sogno del protagonista è di essere un vigilante (qualcosa di simile alle ronde di cittadini). Sono stato a West Oakland e non ho nessun problema a credere a una storia di vigilantes...

Il pezzo inizia dal ritornello (una pratica iniziata dai Beatles qualche secolo or sono, con Can't buy me love) e in seguito snocciola strofe dal sapore cantautoriale (non proprio, ma per capire), interrotte dall'incedere del refrain. Un brano coinvolgente, come la maggior parte di quelli presenti in questa raccolta.


DOWN BY LAW

Gruesome Gary

(dall'album All scretched up, 1996)

Biografia

I testi del gruppo non si riescono a trovare (parlo di questa canzone e di No equalizer, presente in Punk-o-rama III) e dunque, dovendo giudicare dalle sonorità, possiamo affermare con cognizione di causa (abbiamo ascoltato le canzoni) che i Down By Law di Gruesome Gary battono quelli di No equalizer nettamente, per distacco. La differenza è di un solo album e di un anno, ma Gruesome Gary è sorprendente nella sua costruzione incasinata (ricordano i Members degli anni '70), con un ritornello che incrocia il folk con stilemi Oi! Punk (forse sto impazzendo). Il coro, in particolare, è a dir poco irresistibile.


PENNYWISE

Perfect people

(dall'album About time, 1995)

Biografia

Dopo la mitragliata dei Descendents di Coffee mug, i Pennywise riportano l'ascoltatore coi piedi per terra, con un pezzo che non offre molto altro, se non velocità e un tentativo di scovare quel diavoletto melodico che si nasconde in ogni intrico di note: a dire il vero, alla fine quel diavoletto esce (spingi e spingi). I Pennywise cantano delle persone cosiddette perfette, coloro che non accettano figuri come i punkers, quelli che li guardano con 'stupidi sorrisi' e non li lasciano partecipare alle loro feste (e chi se ne frega? verrebbe da dire). Argomento non proprio profondo e con un finale ambiguo che lascio perdere volentieri.


PULLEY

Cashed in

(dall'album Esteem driven engine, 1996)

Biografia

I Pulley di Cashed in hanno avuto la bella idea di iniziare il pezzo con la frase For what it's worth, esattamente il titolo del classico di Stephen Stills scritto durante la militanza nei Buffalo Springfield. Chiaro che in questo caso niente può ricordare i Buffalo Springfield, ma i Pulley tentano di uscire dalle secche del punk puro e semplice con una canzone melodica (pur con il consueto ritmo infernale sottostante) dalla costruzione intelligente e non inamidata. Anche il testo è un bell'esempio di malinconia, come il suono delle chitarre, per poi, al termine, celebrare la nuova scena musicale che stava spazzando le classifiche di quegli anni.


ME FIRST and the GIMME GIMMES

Only the good die young

(dal 45 giri Billy, 1996)

Biografia

Il supergruppo che raduna alcune delle menti migliori del punk d'oltreoceano anni '90, si cimenta con una delle star oggetto delle loro rivistazioni, il Billy Joel di Only the good die young, dallo stravenduto album del 1977 The stranger (disco di diamante, più di dieci milioni di copie vendute...). Me First and the Gimme Gimmes non stravolgono il pezzo originale, se non velocizzando e indurendo all'ennesima potenza la canzonetta del cantautore: inutile dire che da queste parti la versione punk incontra i favori della totalità delle due orecchie e delle dieci dita che battono sui tasti. Il gruppo sembra divertirsi da matti, come il cantante Spike Slawson, che si districa sapientemente tra l'inconsistenza vocale dell'originale. La censura che la canzone subì nel 1977 da parte di molte stazioni radiofoniche (per presunto testo anti-cattolico: lui cerca di convincere lei a fare sesso prima del matrimonio, ma lei è cattolica e dunque, pippe...), sembra far parte di un altro mondo.


HUMPERS

Mutate with me

(dall'album Plastique Valentine, 1997)

Biografia

Canzone di pura frustrazione giovanile, "Mutate with me" ha dalla sua una discreta forza melodica e un'autentica rabbia repressa ed espulsa attraverso i quattro quarti. Lui chiede a lei di andare in qualche posto, non certo 'su Europa o Ganimede' (entrambi satelliti galileani di Giove, con Io e Callisto), dove potranno amarsi senza sentire i genitori urlare tutto il giorno 'sulla stupida merda che noi sbagliamo' e senza ascoltare un qualche 'predicatore dal culo-grosso cantare in coro una canzone triste'. 'Domani, quando saremo liberi', canta il ritornello, 'vedremo ciò che vogliamo vedere/saremo tutto ciò che vogliamo essere/Cambia con me'. Nessun messaggio profondo, ma un sano e sonoro vaffanculo, espresso con la foga di un gruppo punk (anche se degli anni '90), verso i 'normaloidi', gli adulti e gli annessi e connessi. Inutile aggiungere che, nella maggior parte dei casi, tutti gli Humpers futuri diventeranno esattamente come i normaloidi mandati a cagare, ma questo è un altro discorso (ed è anche troppo lungo).


MILLENCOLIN

Bullion

(dall'album Life on a plate, 1995)

Biografia

Gli svedesi Millencolin, stregati sulla strada (impervia e piena di ostacoli) dello skate e del punk californiano anni '90, non si fanno pregare in quanto a velocità e capacità melodica (ancora e come sempre, i Bad Religion come numi tutelari). I conterranei Sator di Chips Kiesby (produttore di un album del 2005 dei Millencolin, numero 2 nella classifica svedese) sapevano fare ben di meglio, ma non tutti possono pareggiare i maestri (e che maestri sarebbero, altrimenti?).


VOODOO GLOW SKULLS

El coo cooi

(dall'album Firme, 1995)

Biografia

I chicani Voodoo Glow Skulls (ragazzi di origine messicana provenienti da Riverside, California) sono tra i più interessanti di questa raccolta, anche se... La miscela formata da punk, sezione fiati (tromba, trombone, sassofono) e lingua spagnola, è indubbiamente intrigante, anche se il ritornello 'el cocoi eh eh eh eh' assomiglia troppo al brano che apriva la raccolta Let them eat Jellybeans, Ha ha ha dei Flipper. Qualcuno potrebbe dire che la differenza tra eh eh eh e ha ha ha è netta e con questa facezia chiudiamo.


JOYKILLER

Hate

(dall'album Static, 1996)

Biografia

Un pezzo costruito sul consueto ritmo dalle mille battute al secondo, ma con qualche freccia al proprio arco. Peccato non sia disponibile il testo, ma i Joykiller, punk-melodici tra i tanti di quegli anni, infarciscono il brano di cori (particolarmente efficaci le voci che gridano Hate! durante il ritornello e affascinante il coro morriconiano che accompagna le strofe) e ci aggiungono addirittura un tocco di pianoforte, che pur sommerso dal marasma sonoro, rende ancora più intrigante il tutto. Nessuna sorpresa, si potrebbe dire, quando si scopre che i Joykiller sono una sorta di supergruppo basato sulle due menti dei vecchi TSOL, il cantante Jack Grisham (o Greggors o Lloyd Jones) e il chitarrista Ron Emory, con al fianco alcuni protagonisti della scena californiana passata e presente.


T.S.O.L.

Code blue

(dall'album Dance with me, 1981)

Biografia

Dopo i Joykiller, i TSOL di Code blue, collegamento perfetto (presente e passato) per sprofondare addirittura nel 1981 di Dance with me, il primo album della band di Jack Greggors o Grisham o Lloyd Jones (il nostro non ama i cognomi statici) e Ron Emory (presenti in questa raccolta per la ristampa dell'album - 1996 - a cura della Epitaph). Fa un certo effetto ascoltare i TSOL del 1981 immersi tra i suoni punk di metà anni '90, ma in quanto a velocità d'esecuzione, la band non aveva nulla da invidiare ai loro figliocci (e anzi, sono considerati tra i padri riconosciuti della scena anni '90). Le influenze del punk londinese sono nette e percepibili, ma i TSOL avevano dalla loro un certo non so che non me li ha mai fatti amare fino in fondo. Dopo quest'ultima frase, sono pronto per il ricovero...

Ci siamo dimenticati delle influenze gotiche? 'Voglio fottere, voglio fottere la morte.../E a me non importa come lei sia morta/Mi piace quando odora di formaldeide'. E dopo questa botta di necrofilia, passiamo oltre.


POISON IDEA

Just to get away

(dall'album Feel the darkness, 1990)

Biografia

I problematici Poison Idea (date una letta alla loro biografia) rientrano di diritto tra i numeri eccellenti di questa raccolta: la loro vicinanza agli stilemi sonori Oi! Punk (che non amo particolarmente) non dovrebbe suggerirmi una tale sentenza, ma l'aggressività sonora e la rabbia genuina di questo brano, non possono assolutamente mentire. 'Non ho mai cantato una canzone d'amore': ci credo, ci credo...


DFL (Dead Fucking Last)

Thought control

(inedito)

Biografia

L'unico inedito di questa raccolta del 1996, targata Epitaph, proviene dal cassetto degli scarti di proprietà dei Dead Fucking Last, gruppo di area (definiamola così) Beastie Boys. La registrazione spartana è chiara dal punto di vista 'scarto di una qualche seduta registrazione', la voce mediocre di Tom Davis, dal canto suo, ci suggerisce che Tom Davis ha una voce mediocre. Con una tabella di marcia di questo tenore (a parte il capitolo Beastie Boys, sul quale poco o nulla posso dire), è giocoforza che Thought control, l'unico inedito e dunque, l'unico possibile motivo d'interesse per i collezionisti, si posizioni sul fondo della classifica di merito e senza alcuna possibilità di recupero.


NEW BOMB TURKS

Jukebox Lean

(dall'album Scared straight, 1996)

Biografia

Jukebox lean chiude questo bombardamento punk della Epitaph, composto di diciassette cannonate. I New Bomb Turks sembrano posizionarsi da qualche parte nell'orbita Buzzcocks, immediati e diretti come solo i benemeriti Pete Shelley e Howard Devoto sapevano fare vent'anni prima. Nessun paragone, per carità, gli stessi New Bomb Turks non accetterebbero per primi un tale accostamento irriguardoso verso i grandissimi manconiani. Peccato non avere a disposizione il testo della canzone, ma ce ne faremo una ragione.


SNFU

Don't have the cow

(dall'album FYULABA, 1996)

Biografia

I canadesi che titolano i loro album con sette parole (l'acronimo di questo lavoro del 1997 significa Fuck You Up Like A Bad Accident), dedicano Don't have the cow alla mucca pazza. Una prima strofa ricorda le prediche dei genitori sulla necessità di mangiare la verdura, una tortura che chiunque sia stato bambino ricorda molto bene. Il ritornello: 'Anche se mangio carne/ho apprezzato l'ironia/ora che le mucche stanno diventando pazze'. Cominciata come una difesa dei mangiatori di carne (la seconda strofa comincia con 'I vegetariani ora stanno ridendo di noi'), la canzone si conclude con questa strofa (in realtà, una specie di bridge):

'Odio essere quello che dice Te l'avevo detto

ma affanculo, te l'avevo detto

la carne è un omicidio e ti sta uccidendo

ora, cosa cazzo farai?'

Dopo la citazione degli Smiths (Meat is murder), passiamo alla musica. Si comincia con un bel muggito di vacca e uno zufolio allegro, probabilmente del vegetariano di turno e si continua con un ritmo punkettoide di marca Bad Religion, influenza che riguarda anche i cori, gli stacchi e controstacchi e la propensione melodica. Dal canto loro, gli SNFU ci mettono una foga rimarchevole, da autentici vegetariani (?).

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