THE PUNK GENERATION
Copiosa raccolta quadrupla in cd, comprendente genuino punk settantasettino (in massima parte dal vivo) e vagonate di successivo Oi! Punk (quasi tutto da registrazioni di studio). La pagina sarà divisa nei quattro capitoli corrispondenti ad ogni singolo cd, raggiungibili cliccando sulle thumbnails qui sotto o semplicemente usando il mouse e la barra a lato. Detto che la compilation quadrupla è a cura di Mark Brennan e Laurie Pryor (unica notizie resa disponibile dai tirchioni responsabili della confezione), passiamo oltre.
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Volume 1 Punk rock will never die |
Volume 2 Nasty nasty |
Volume 3 Heat of the street |
Volume 4 Live and loud |

Cd pubblicato da Castle Communication (1993)
Capitolo 1, un titolo emblematico come Il punk rock non morirà mai, alla maniera di Neil Young (Rock'n'roll will never die) e diciotto nomi impegnati a sputare le proprie liriche e i propri suoni stridenti e veloci. A farla da padrone è il cosiddetto Oi! Punk, come in generale in questo cofanetto quadruplo, a parte poche eccezioni: che siano i padri del movimento o i campioni dello stesso, la menata non cambia. Largo alla musica.
Let's break the law
Si comincia con il retro del secondo 45 giri dell'Anti-Nowhere League, I hate... people, pubblicato nel marzo 1982. La congrega di bikers che si denominò Lega Anti-Normaloidi, possedeva indubbiamente una marcia in più rispetto alla maggior parte dei gruppi Oi! Punk e questa Let's break the law ce lo conferma senza tema di smentite. Ritmo veloce, ma non sparato, quel particolare senso della melodia che caratterizzava il gruppo degli esordi e un ritornello speziato di cori che si fa cantare in compagnia senza patemi. Un'occhiata al testo di questo pezzo, rivela i sentimenti di Animal e compagni dopo la vicenda giudiziaria che li coinvolse, a causa del testo di So what? (retro del primo 45 giri del gruppo, Streets of London):
Volete combattermi e io non so perché/.../Vogliono rinchiudermi e gettare via la chiave.
Police oppression
Una sirena della polizia annuncia Police oppression, retro del primo 45 giri degli Angelic Upstarts (The murder of liddle towers, inizio 1978), un suono sincopato ed essenziale che si può annoverare tranquillamente tra i generatori dell'Oi! Punk. I sentimenti barricaderi del gruppo sono espliciti, tanto quanto l'humus primordiale del loro punk secco e poco incline ai voli pindarici:
Disteso sul pavimento di una cella, non è proprio un divertimento/.../Non farmi domande e non ti racconterò bugie/È proprio tanto differente da un crimine?.
Tin soldiers
Già alla terza traccia del primo capitolo, i compilatori deviano e si lasciano andare alla prima versione live (alla fine, tra le diciotto proposte di questo primo cd, saranno quattro). Poco male, verrebbe da dire, quando le casse sparano i suoni di autentici guerrieri del punk quali i nord-irlandesi Stiff Little Fingers, epici e commoventi come pochi altri. Inutile, ovviamente, sperare in una nota che ci dica quando è stata registrata e/o dove, questa versione di Tin soldiers, lato B del sesto 45 giri del gruppo (Nobody's hero, 1980), ma i nostri potenti mezzi ci vengono in aiuto: la canzone è tratta dal live No sleep 'til Belfast, cronaca di uno dei primi concerti successivi alla reunion del 1987.
La foga genuina è ancora la medesima e se il suono potrebbe far storcere il naso (troppo pulito, soprattutto la batteria), la rabbia e soprattutto la voce lacrimante cordite di Jake Burns, sono sempre e per sempre da batticuore.
Soldato di latta, non hai mai visto la verità.
I live in a car
I live in a car è il retro del primo 45 giri degli UK Subs (sembra una regola di queste prime canzoni: lati B di 45 giri), pubblicato nel settembre del 1978. Testo e musica essenziali, all'osso, una sparata di un minuto e mezzo e abbondanza di assoli di chitarra, dato piuttosto strano in ambito punk, ma la storia musicale dell'immarcescibile Charlie Harper, classe 1944 (coetaneo dei componenti di Pink Floyd o Led Zeppelin o del figuro Lemmy, solo per dare un metro temporale), affonda nel passato di gruppi rhythm'n'blues e chissà cos'altro e questo è uno dei primi vagiti degli UK Subs. Inutile citare qualche riga di testo di I live in a car, il protagonista vive in auto, i poliziotti vorrebbero agguantarlo, ma non riescono a trovarlo: lui vive in auto (appunto).
Dead cities
I campioni dell'Oi! Punk, gli scozzesi Exploited, irrompono nella tenzone con il brano che titola il quarto titolo a 45 giri, l'EP Dead cities. Velocità a mille, fantasia nei limiti consentiti e una considerazione: con una tale 'etica' del suono e dell'arrangiamento, com'è possibile non rompersi i maroni dopo tre, quattro canzoni? Testo improntato sulla noia e sulla tristezza delle città morte:
Il sabato sera tu guardi la tv/Il sabato sera non c'è nulla da fare per me.
Homicide
Seconda traccia live del cd con i 999, un gruppo punk che non mi ha mai convinto. Homicide è il sesto 45 giri della band di Nick Cash (1978), più arduo individuare l'origine di questa versione dal vivo. La melodia è indubbiamente intrigante (le strofe, in particolare), ma il punk incancrenito dei 999 rimane sempre indigeribile.
Blind ambition
Blind ambition, title-track di un EP del 1983, scontentò i fans dei Partisans: dal punk sparato e sputato degli esordi, il gruppo gallese, dopo vicissitudini varie, passò ad una sorta di power-punk-pop di grande forza melodica, per nulla inamidato nè a livello di arrangiamento e tantomeno per quanto riguarda la forza strumentale. Un tasso fantasioso che avrà spiazzato i capelli a cresta abituati a ragionare solo e solamente, sui due accordi. Molto interessante anche il testo, tenuto conto della giovane età dei componenti (già sulla strada da molti anni, in ogni caso):
La gente disse che stavo diventando pazzo, che stavo perdendo tutta la sanità mentale che possedevo/Erano le droghe o era la pressione/... Le persone di plastica erano tutte attorno, felici con i loro sogni e il loro confortevole suono pop/... Tu sei Mister Nessuno, io posso guardarti dentro/Hai la tua auto e la tua casa/I tuoi bambini sono felicissimi nella tua casa felice felice/Ti serve una vacanza in Spagna per staccare, danzando nelle discoteche sino al giorno in cui salterai per aria/Picchi i tuoi bambini se oltrepassano la linea, li spedisci a scuola per essere sicuro che faranno la cosa giusta....
Flares N slippers
Arriviamo agli inventori, se non del genere propriamente detto, quantomeno del nome col quale sarà conosciuto: fu la canzone Oi! Oi! Oi!, dal secondo album dei Cockney Rejects, Greatest hits vol. 2 (1980), a marchiare genere e periodo della seconda grande ondata punk britannica (oi è un saluto, tipo hey, in slang cockney). Anche a livello sonoro, comunque, i Cockney Rejects di Flares N slippers (il loro esordio discografico, un EP sette pollici del 1979) non scherzano come segnalibri sonori: un pezzo brevissimo (meno di un minuto e quaranta) e velocissimo, dai cori frastornanti e dal riff che più semplice non si può (dal sapore garage-punk...!), insomma, una pillola punk di forza insospettabile. Tanto per gradire, durante il ritornello il coro non manca di anticipare gli Oi suddetti.
Ain't got a clue
Dopo Stiff Little Fingers e 999, tocca ai Lurkers proporci un classico del loro repertorio dal vivo. Ain't got a clue, canzone che titolava il terzo 45 giri del gruppo, pubblicato all'inizio del 1978 e che portò i Lurkers a Top of the Pops, è splendida nella versione di studio e nondimeno trascinante in questa ripresa live (arduo, ancora una volta, capire da quale album sia tratto il pezzo o da quale concerto o da quale periodo o da...). Il pop punkizzato e velocizzato all'ennesima potenza dei Lurkers, avrebbe forse meritato qualche riconoscimento postumo in più, ma com'è ben noto, la storia la scrivono i vincitori.
Harry May
Singolo d'esordio per gli Oi! punkers Business (1981) e all'improvviso, al decimo titolo del primo cd, si sprofonda nelle più rigide regole canoniche del genere: cori come se piovesse, idee poche e quantomeno, un sano casino a condire il tutto.
Stark raving normal
Gl'interessanti Blood di Stark raving normal, il secondo singolo EP (1983), buttano in un calderone tutto e di più: Oi! Punk (ovviamente), sensazioni sonore derivanti dal dark/gothic e cori che potrebbero ricordare i peggiori Anti-Nowhere League (e qui mi fermo), sino a formare un impasto che, un po' a sorpresa, riesce a non essere stridente. Splendida la voce profonda di Cardinal Jesus Hate e curiosa la tendenza del chitarrista, JJ Bedsore, impegnato con assoli e ricami sotterranei a tutto tondo, nemmeno fosse un metallaro. Introvabili le liriche e questo dispiace non poco.
Nation on fire
Nation on fire è uno dei diciassette numeri di Voice of a generation, il primo album dei Blitz, pubblicato da No Future Records nel 1982. Il pezzo parte con un giro di basso tratto di peso da una qualunque canzone dei Joy Division, continua con un 'seghettato' di chitarra che ricorda gli Alley Cats di Escape from planet Earth e poi esplode con un carrarmato sonoro a dir poco travolgente. Merita di essere letto almeno il ritornello del pezzo:
La polizia sta correndo di fronte alla sconfitta/le città stanno bruciando nel calore estivo.
Ricordo molto bene come i Blitz fossero tra i più bersagliati dalle critiche di presunta vicinanza a ideologie più o meno (più) di destra: Nation on fire, con una forzatura, potrebbe essere vista come la versione speculare di White riot, l'inno dei Clash. La voce di Carl Fisher, per finire, potrebbe essere servita come modello per i futuri cantori gutturali del thrash, ma in questo caso, quantomeno, le parole si possono percepire (con il testo sottomano...), cosa che non si può dire per Bolt Thrower e simili (in ogni caso, la vicinanza tra i Blitz e Bolt Thrower e compagnia brutta, è riscontrabile anche sul fronte ideologico).
Don't just sit there
Non restartene lì seduto, fai qualcosa, canta Steve Jones (non quello dei Sex Pistols) dei Crack. Il gruppo ha all'attivo un unico album, In search of the Crack, pubblicato nel 1989, nel quale erano raccolti i tre singoli usciti precedentemente, ma morissi se sono riuscito a scoprire quali sono le canzoni dei 45 giri (non esiste una discografia decente in Internet, nemmeno la pagina del gruppo in MySpace). Don't just sit there potrebbe essere uno di quei 45 giri, un pezzo poppeggiante e duro quel tanto che basta per poter essere considerato punk. Orecchiabili e rilassanti e con un testo positivo, i Crack rappresentano la boccata d'aria giusta dopo la bastonata dei Blitz di Nation on fire.
Punk rock will never die
Arriviamo al gruppo di colui che può essere considerato il deus ex-machina dell'intero movimento Oi! Punk, Garry Bushell, scribacchino del magazine Sounds e con il nome di Gal Gonad, cantante e leader dei Gonads. Bushell lanciò i gruppi Oi! Punk sulle pagine di Sounds, stilando una classifica settimanale che comprendeva i numerosi demotape che gli giungevano da tutta l'isola, fu il manager e produttore di numerosi di quei nomi, pubblicizzò il genere con una serie di compilation che, a dispetto della musica durissima e non proprio 'facile', ebbero anche un notevole successo commerciale: come riuscisse a seguire anche i suoi Gonads, proprio non lo so. Punk rock will never die, pezzo che titola anche questo primo capitolo del quadruplo cd e che si può assumere come manifesto del movimento Oi! Punk (assieme al simile e conseguente, Punk's not dead degli Exploited), è gridato e sputato esattamente come canone vorrebbe.
Purtroppo, non si è riusciti a trovare il testo di questa canzone dei Gonads: Gal Gonad direbbe cose interessanti (dal punto di vista storico-musicale), dal poco che si riesce a intuire. Il cantante, prima di tutto, introduce il pezzo in solitario con due countdown speculari (possiamo chiamarli countup?), solo che il primo recita two, four, six, eight, mentre il secondo è un più normale one, two, three, four. Un grido da sgozzato, il riff irrompe nell'aere e il nostro Gal inizia il testo con un semplice quanto chiaro Do you remember '76?: per chi è convinto che il punk non morirà mai, quale modo migliore di convincere l'ascoltatore, che non ricordare il 1976 e la baraonda che il punk riuscì a creare in Gran Bretagna e di riflesso, anche in molti altri paesi? S'intuiscono, poi, parole come revolution e un qualcosa che potrebbe assomigliare a Johnny was a liar (Johnny era un bugiardo): può essere un riferimento al traditore della causa punk Johnny Rotten? E Garry Bushell, che oggi fa il critico tv per i tabloid inglesi, come avrebbe etichettato sé stesso qualche lustro or sono?
La canzone, genuinamente coinvolgente, ha un arrangiamento poco canonico e assomiglia a una sorta di proclama del nostro Gal Gonad, zeppo di 'non credere a' e comprendente un riferimento a Neil Young che in questo caso non si può ritenere casuale. Rock'n'roll will never die, come sanno gli amanti del canadese, è il sottotitolo di una fornace sonora di Rust never sleeps, Hey hey, my my (Rock'n'roll will never die): possibile pensare che Gal Gonad s'ispirasse a cotanto mostro sacro della musica? Quella canzone di Young ha un contraltare acustico, My my, hey hey (Rock'n'roll is here to stay): ebbene, sembra proprio (sempre che le orecchie non ingannino il sottoscritto) che Gal Gonad, dopo la notizia che 'i ragazzi sono sulle strade' e l'esortazione a 'non credere alle bugie' (coloro che sostengono che il punk è morto), canti l'intero ritornello come 'Punk rock is here to stay and will never die'... In pratica, i due sottotitoli delle canzoni di Neil Young uniti per dichiarare l'immortalità del punk rock ('Il punk rock è qui per rimanere e non morirà mai'). Il loner canadese spunta fuori dappertutto...
G.L.C.
G.L.C. è il secondo 45 giri dei Menace (marzo 1978), punk a rotta di collo e cori a tonnellate, ma una sana cattiveria che puzza ancora da pub-rock velocizzato all'ennesima potenza (fortissime le influenze Damned). Il G.L.C. era il Greater London Council, il consiglio amministrativo di una grande area abitativa che include la City of London e altri trentadue sobborghi della città: in pratica, quella che viene considerata generalmente la città di Londra. Il GLC amministrò questa grande area (che oggi conta più di sette milioni di abitanti) tra il 1965 e il 1986 e fu poi sostituito dal London County Council (LCC). Al di là di queste notizie, il consiglio era dominato dai conservatori e i Menace, nel ritornello della canzone, cantano 'GLC, GLC, siete pieni di merda' (non sorprende che il pezzo sia stato censurato all'epoca) e alla fine del testo, se ne escono con un'ultima strofa di questo tenore:
Cosa state facendo, dividere e regnare? Dividili, dividili, tienili fuori dalla vista/Finire in una fabbrica invece che in una scuola/Sinistra destra, sinistra destra, destra destra, sbagliato!.
Kids of the 80's
Con gli Infa Riot di Kids of the 80's, il loro singolo d'esordio pubblicato nel 1981, si ripiomba nel più classico e banale Oi! Punk, tirato senza molta fantasia e con un testo di pura rabbia giovanile:
Ragazzi andiamo a fare un colpo, non c'è nient'altro da fare per noi a parte bere nei pub/Nessun futuro, nulla per noi/Non possiamo fare altro che darci al crimine.
Two pints of lager
Lato B del primo 45 giri dei Splodgenessabounds (Simon Templer), un pezzo che abbina un riff semplice e veloce a un testo di profondità sopraffina: 'Due pinte di lager e un pacchetto di patatine, per favore', un ordine che qualcuno non vuole esaudire ('Sono qui da mezz'ora e sono veramente assetato!', 'Perché non vuoi servirmi?', 'Ascolta, sto diventando impaziente, John!'). Max Splodge e gli altri burloni del gruppo, sono catturati dal vivo, quarta e ultima traccia non di studio di questo primo capitolo. Collegamento mentale veloce veloce: il Neil Young più metallaro di sempre, quello di Re-Ac-Tor, sproloquia chitarristicamente per nove minuti su un testo (completo) che dice, 'Ho patate, non ho bistecca'.
Situations
La prima parte della Punk generation si conclude con un bell'esempio di pub-rock velocizzato, influenzato dal glam (Mick Ronson era uno dei loro eroi, tanto da ricavare il nome della band dal titolo del suo primo album solista, Slaughter on 10th Avenue) e pop quel tanto che basta per essere deliziosamente orecchiabile. Nonostante ricerche faticose e interminabili, non sono riuscito a scoprire quando sarebbe stata pubblicata questa canzone: Situations non fu inserita nei due album ufficiali del gruppo, Do it dog style (1978) e Bites back (1980) e una discografia completa di 45 giri e/o EP non si trova nemmeno a pagarla a peso d'oro. D'altra parte, i siti che propongono testi di canzoni non specificano nulla del pezzo trattato (e le liriche di Situations, a differenza di molte canzoni presenti in questa raccolta quadrupla, si trovano piuttosto facilmente).
Il piglio power-pop e il testo non propriamente di rivendicazione o ribellione giovanile (lui che pensa a lei con un altro), potrebbero suggerire una datazione tarda di questo brano, verso le soglie dello scioglimento ufficiale, all'inizio del 1981, ma è difficile ipotizzare in questo senso. Di sicuro, questi non possono essere gli Slaughter & the Dogs indicati da molti come padri (tra i) del movimento Oi! Punk.

Cd pubblicato da Castle Communication (1993)
Capitolo secondo e novità al lumicino. Inauguriamo una sorta di report sui presenti che ripeteremo anche per i prossimi due capitoli. Questi i nomi che compaiono anche nel primo capitolo:
Angelic Upstarts, Stiff Little Fingers, UK Subs, Exploited, 999, Cockney Rejects, Lurkers, Business, Blood, Blitz, Crack, Gonads.
Tre dei quattro gruppi che nel primo capitolo erano presenti con pezzi live (Stiff Little Fingers, 999 e Lurkers), ripetono l'impresa in questo secondo, segno che di quei nomi i compilatori si sono dovuti accontentare di registrazioni dal vivo. Dopo il giudizio tutto sommato positivo in merito al primo capitolo, addentriamoci in questo Nasty nasty per capire se il movimento Oi! Punk sapeva davvero regalare qualcosa di più di velocità, cori da stadio e idee destrorse (i classici luoghi comuni che hanno sempre accompagnato il movimento).
I wanna knighthood
Gli Angelic Upstarts del primo capitolo piombavano sull'ascoltatore con i suoni del primo 45 giri, quelli del secondo atto provengono addirittura dal 1987 di Blood on the terraces (a occhio e croce - non è un'operazione semplice, posso assicurarlo - dovremmo essere intorno all'ottavo album ufficiale). Poco da dire: la differenza, sonora oltre che temporale (quasi dieci anni), si sente eccome. I wanna knighthood beneficia (ironico) di una registrazione squillante e fastidiosa, con una batteria sommersa da echi di tutti i tipi e vagonate di effetti sonori sparsi lungo tutto il brano: difficile raccappezzarsi, anche se la voce di Mensi rimane sempre la stessa, eroica e il testo potrebbe essere interessante.
Nobody's hero
Dagli Stiff Little Fingers un altro brano tratto da quel No sleep 'til Belfast del 1988, cronaca di uno dei primi concerti dopo la reunion del 1987. Nobody's hero, come ingannarsi, è un'altra meraviglia melodica e vocale di questi nord-irlandesi da barricate. Versione dal vivo da incorniciare e testo d'intelligenza sopraffina:
Non voglio essere l'eroe di nessuno, non voglio essere il campione di nessuno/... Tu pensi di essere un nessuno e io la butto sul ridere/Ma nessuno è un nessuno, chiunque è un qualcuno.
B.1.C.
B.1.C compariva sul retro del primo 45 giri degli UK Subs, C.I.D. (settembre 1978). Non si è scoperto il significato della sigla, ma una fonte autorevole, il chitarrista Nicky Garratt, elemento insostituibile dei primi passi della band, confida che qualche giorno dopo il suo arrivo lavorò con Charlie Harper (cantante e padre-padrone del gruppo) a un pezzo dal titolo Ronald Biggs, che alla fine diventò B.1.C.. Ronald Biggs, per notizia, era uno degli autori della più grande rapina ferroviaria britannica del secolo e all'epoca era rifugiato in Brasile (dopo essere fuggito di prigione nel 1965): proprio lì lo andarono a trovare i due Sex Pistols Steve Jones e Paul Cook, dopo il disfacimento della band in seguito all'ultimo concerto del tour statunitense (14 gennaio 1978). Jones, Cook e Ronald Biggs registrarono un paio di pezzi (No one is innocent e Belsen was a gas, con la voce di Biggs, finite nella colonna sonora del film The great rock'n'roll swindle: la prima canzone, pubblicata come 45 giri, raggiunse il numero 6 della classifica UK).
Dopo questa carrellata veloce sulla vita di Ronald Biggs, il dato nudo e crudo: la vicenda Sex Pistols (i rimasugli...) incontrano Biggs è datata inizio 1978, la canzone B.1.C., con il titolo di Ronald Biggs, fu scritta da Nicky Garratt per il suo gruppo Specimens nel 1977. Il pezzo, brevissimo (un minuto e 35 secondi), è un esempio del punk minimale degli UK Subs, un gruppo maledettamente canonico da questo punto di vista; i cori che esplodono nel ritornello, per contro, non possono che includere la band tra i padri riconosciuti degli Oi! Punkers che già si profilavano in quel 1978 (anno di pubblicazione del primo 45 giri degli UK Subs). Il ritornello della canzone di Garratt recitava:
Ronald Biggs, Ronald Biggs, i giornali conoscono il tuo nome, Ronald Biggs, Ronald Biggs, penso mi piaccia il tuo gioco.
Gli UK Subs cambiarono il tutto in un semplicissimo 'B1C, B1C, non voglio B1C' e il non sapere il significato della sigla complica non poco la questione.
Exploited Barmy Army
Il secondo 45 giri degli Exploited è tanto minimale quanto efficace dal punto di vista sonoro: un sottofondo tribale, un riff oscuro e la voce che declama lettera per lettera il nome del gruppo (E-X-P-L-O-I-T-E-D), interrotto solo da alcuni avvertimenti:
Non combattere con la Barmy Army, non fissare la Barmy Army... Noi siamo l'Exploited Barmy Army, non minacciarci.
Parole chiare e limpide, che poi qualcuno non volesse seguire gli avvertimenti è tutto un altro discorso.
Nasty nasty
Nasty nasty, titolo anche di questo secondo capitolo, è il secondo 45 giri dei 999, pubblicato nell'ottobre del 1977 e proposto dai compilatori in una versione dal vivo. Una veloce carrellata strofe-ritornelli brevissimi e nulla di particolarmente interessante.
Police car
Un pezzo tratto dal primo EP dei Cockney Rejects, Flares N slippers (1979), rivendicazione di genuina punkitudine:
Sono un punk! E lo dico a tutti!.../Sono un pazzo e anche blasfemo/ Tutti sanno che io mi ritroverò con te sul retro di un'auto della polizia, auto della polizia, auto della polizia.
Un minuto e venti secondi sparati alla velocità della luce (o meglio, quella che si pensava fosse allora, 1979, la massima velocità musicale). Nessuna pezza rintracciata sul tizio citato nel testo, Freddy Jesmond.
I don't need to tell her
Il pezzo dovrebbe essere il quarto 45 giri dei Lurkers, nel periodo in cui il gruppo riusciva a scalare la classifica britannica dei singoli. Questa versione live dal ritmo velocissimo (e il superlativo non rende l'idea...), come usuale quando si parla delle filastrocche punk dei Lurkers, non rende al meglio l'originale mistura punk-pop del gruppo. Irrintracciabile il testo della canzone, ma non penso ci sia molto da dire sulle liriche in questo caso, brevissime e ripetute.
Suburban rebels
I Business si confermano tra i meno interessanti gruppi Oi! Punk propriamente detti del quadruplo. Suburban rebels (pezzo che forniva il titolo al primo album del gruppo, 1983) ha un riff coinvolgente (sembra quasi garage-punk), il coro viene introdotto da un esplicito Oi! Oi! Oi! (tanto per far capire da che parti siamo...), ma il testo è ancora più esplicito per valutare la filosofia spicciola di questa branca dell'Oi! Punk. Prime strofe:
Sono i figli e le figlie di bancari benestanti/L'esercito di Tom Robinson di masturbatori alla moda.
Tom Robinson, omosessuale dichiarato in un paese che sino alla metà degli anni '60 considerava l'amore tra uomini un reato, viene attaccato (e i Business non furono i soli in quel periodo: vedi la biografia di Tom Robinson) come masturbatore (la parola usata, wanker, in slang può anche voler dire 'persona non interessante', ma non penso che i Business fossero interessati a questo secondo significato), 'masturbatore alla moda', tanto per specificare, come se essere omosessuale (altro inghippo: masturbazione e omosessualità sono sinonimi secondo i Business?) possa essere un atteggiamento alla moda (sicuramente non lo era alla fine degli anni '70, ma lasciamo perdere). Il ritornello:
Oi! Oi! Oi! Pochi eletti, questo è ciò che pensiamo di voi/I ribelli suburbani giocano a fare i rossi/Potreste diventare dei terroristi urbani/Non ci fate paura con i vostri simboli e le vostre bandiere/Sapete come fottere tutto con le vostre maniere pesanti.
Tom Robinson, prendendo come esempio un tizio nominato direttamente nel testo, politicamente era orientato nettamente a sinistra, da che parte stiano i Business l'avete capito leggendo il testo del ritornello. Suburban rebels non è che un piccolo esempio della convinzione, negata da molti, che il genere Oi! Punk fosse nettamente di destra, contro gli omosessuali, la sinistra, gli immigrati e cosucce di questo tipo.
Such fun
Such fun può essere considerato il vero e proprio debutto dei Blood: la canzone fu inserita nella raccolta Oi! Oi! That's yer lot, pubblicata nel 1982, precedente al primo 45 giri del gruppo. Trattasi di punk involuto e poco interessante, con un curioso ritornello che sprofonda nel pop (per quel che può essere pop una canzone cantata dalla voce cartavetrosa di Cardinal Jesus Hate...).
Youth
I Blitz esordirono con due canzoni, Nation on fire e Youth, inserite nella terza raccolta dedicata al genere Oi! Punk all'inizio degli anni '80, Carry on Oi! (pubblicata nel 1981). In seguito, Youth finì anche sul lato B del 45 giri Warriors (1982). Il pezzo è semplicissimo e sembra composto appositamente per lanciare il pogo durante i concerti: un muro del suono che sprigiona un riff basilare, i cori onnipresenti e un testo minimale di pura rabbia giovanile:
Io sono giovane, non puoi evitarlo/Io sono la verità, non posso essere distrutto.
My world
I discretamente misteriosi Crack di Steve Jones, con My world si avventurano in un territorio a dir poco poppeggiante: anche se la velocità non manca, il pezzo si segnala per la propensione fortemente melodica del ritornello, pregno di tutte le regole canoniche del caso (come il cambio di tonalità verso la fine del brano). My world apre l'unico album della band, In search of the Crack (1989).
I lost my love to a UK Sub
Il pezzo fu inserito dai Gonads nel loro primo EP, Pure punk for row people (1982) e come nel caso del primo capitolo (per quanto riguarda i Gonads), il testo è assolutamente irrintracciabile. È un vero peccato, perché Gal Gonad/Garry Bushell, su un tappeto inusuale per un gruppo punk (una chitarra garage che ripete lo stesso giro di accordi), sfodera tutta la sua ironia: la canzone è una sorta di ballata comprendente numerose strofe e sembra proprio che le liriche riguardino l'attrazione sessuale provocata dal cantante degli UK Subs, Charlie Harper. Tenendo conto dell'ambientino Oi!, tutt'altro che tollerante e scevro da pregiudizi, una bella dimostrazione di coraggio e di sana voglia di prendersi in giro.
Maniac
Maniac fa parte del primo album del gruppo, Pissed and proud, pubblicato nel 1982. Punk canonico, durissimo e mediamente veloce, mancante, volendo fare i certosini, di quell'elemento che contraddistingue le band Oi! Punk (e i Peter & the Test Tube Babies sono da sempre inseriti nel genere), i cori da stadio: l'unica voce è quella del cantante Peter Bywaters. Trovo il magma sonoro di Peter e compagni molto più interessante di altri campioni del genere (vedi la loro canzone inserita nel terzo capitolo). Il testo è cantato in prima persona da un maniaco che dichiara,
strangolo e uccido ogni bambino che trovo.../Mi piacciono le ragazzine di nove o dieci anni, mi piace fare l'amore con loro.
Capire il senso di un testo simile non è semplice e lo stesso Peter Bywaters, nei commenti alla produzione discografica del gruppo, dal sito ufficiale, non offre alcun appiglio.
That's when the razor cuts
Pezzo proveniente dal repertorio dei Jump Squad, uno dei gruppi che precedettero la storia dei Guitar Gangsters, That's when the razor cuts è una bella canzone, dal piglio decisamente power-pop, riguardante una delusione d'amore del batterista Steve Brewer:
Lei vuole solo vedere lui, non ha tempo per gli amici/Lei dice di essere felice, ma cosa succede quando tutto finisce?/Quando il rasoio taglia, quando il rasoio affonda, quando il rasoio arriva in fondo.
Il pezzo fu il primo dei Guitar Gangsters a conoscere la pubblicazione, con la raccolta Underground rockers, vol. 1 (1989, abbinata a un altro brano della band, Everybody wants to be my friend). L'autore Steve Brewer aveva già lasciato il gruppo al tempo della partecipazione alla raccolta, ragion per cui, la batteria fu suonata da Micky Fairbairn dei Business.
S.P.G.
Il pezzo, dedicato allo Special Patrol Group, fu inserito da Garry Bushell nella raccolta Carry on Oi!. Lo Special Patrol Group fu creato nel 1965 come gruppo speciale di polizia, un'unità controversa della London Metropolitan Police Service, mobilitata soprattutto durante le manifestazioni di protesta e i cortei. L'SPG fu coinvolto soprattutto durante manifestazioni antinaziste, come a Southall nel 1979, quando l'unità uccise un manifestante (un insegnante di nome Blair Peach) o a Brixton nel 1981, durante i moti di protesta che infiammarono la primavera londinese. L'unità fu sciolta nel 1986 (o meglio, cambiò nome...). Il testo della canzone non si riesce a trovare e detto che musicalmente siamo dalle parte di un punk basilare zeppo di cori e non molto interessante, possiamo chiudere. Anzi, un'ultima notizia: l'SPG ha propiziato anche una canzone degli Exploited e citazioni in brani di altri autori (tra questi, Nick Lowe).
Jet boy, jet girl
Jet boy, jet girl è un brano del gruppo punk Elton Motello, guidati dall'omonimo cantante (pseudonimo di Alan Ward o Timms), ma riuscire a capire qualcosa del guazzabuglio nel quale è nata la canzone, è impresa disperata per gli stessi esperti settantasettini. Basta aggiungere solo qualche nome. Alan Ward ha fatto parte dei Bastard, il gruppo nel quale militava, nel 1974/75, Bryan James, futuro Damned e per complicare il tutto, il brano, registrato in Belgio nel 1977 (e pubblicato solo nel 1978), è molto simile come tappeto sonoro (uguale, secondo molte fonti e anche il sottoscritto non può che confermare) a Ça plane pour moi, successo mondiale del belga Plastic Bertrand di quello stesso 1977: ebbene, il batterista degli Elton Motello, Roger Jouret, non è altri che Plastic Bertrand con il suo vero nome. Alcuni pensano, addirittura, che Jet boy, jet girl sia una cover della canzone di Plastic Bertrand. Penso possa bastare...
Jet boy, jet girl e arriviamo ai Chron Gen, fu pubblicata dal gruppo inglese dopo i primi due singoli/EP e il primo album (Chronic generation), nel 1982. La canzone parla di un rapporto omosessuale, con liriche piuttosto esplicite:
Ti sto penetrando/Voglio fare di te la mia ragazza.
Oppure:
Mi da il cazzo (He gives me head).
Non siamo nell'imperdibile, questo è sicuro: il pezzo potrebbe assomigliare a una filastrocca punk, sul genere dei Lurkers, ma questi ultimi sono insuperabili in questo genere.
Grease your Ralph
Primo 45 giri dei gallesi ABS, scritto dal batterista John Oldfield (in arte The Rev) e pubblicato nel 1987. Il punk è presente nel ritmo indiavolato, ma tutto il resto, arrangiamento, voce e suono delle chitarre, sembra proprio estraneo. Il brano è un continuo andirivieni tra una strofa, un bridge e una sorta di ritornello che giunge solo nel finale, mentre le chitarre sono più assimilabili alla new-wave che al punk (un suono splendido, nulla da dire). Grease your Ralph (per il testo nulla da fare) non è semplice da recepire, ma all'ennesimo ascolto devo ammettere che qualcosa è scattato.
Party political bullshit
Pochissime le notizie su questi scozzesi, attivi alla fine degli anni '80, inizio anni '90. La loro Party political bullshit è secca e immediata e contornata dei cori adatti a una raccolta (principalmente) Oi! Punk! (anche se in leggero ritardo storico). Un piccolo classico.

Cd pubblicato da Castle Communication (1993)
Report riassuntivo sulla terza parte della raccolta. Questi i gruppi presenti in ognuno dei tre capitoli:
UK Subs, Exploited, Lurkers, 999, Angelic Upstarts, Business, Blitz
I gruppi presenti nel primo e nel terzo capitolo:
Anti-Nowhere League, Menace, Partisans, Infa Riot, Splodgenessabounds, Slaughter & the Dogs
I gruppi presenti nel secondo e nel terzo capitolo:
Peter & the Test Tube Babies, Guitar Gangsters, ABS
Mancano solamente gli Ejected e i Magnificent, questi ultimi con il pezzo che titola il terzo capitolo, Heat of the street. Un pezzo live solamente, dai soliti 999, mentre i Lurkers, presenti con due pezzi dal vivo nei precedenti capitoli, compaiono con un brano di studio.
For you
L'Anti-Nowhere League di For you si stava sciogliendo (siamo nel 1982), la prima delle numerose divisioni che hanno caratterizzato la storia della band. È ancora il gruppo del quale essere fieri sostenitori (musicalmente parlando): un terremoto ritmico che un manipolo di loro grandi fans californiani, 'tali' Metallica, hanno recepito perfettamente. Il ritornello, sorpresa sorpresa, si apre su un afflato melodico insospettabile, dimostrando una volta di più che questi bikers avevano qualcosa di più dei loro colleghi Oi! Il testo, non bastasse, inanella quelle che sembrerebbero riflessioni aliene, di primo acchito, tra le parole di figuri simili:
Sorridiamo... ma nessuno sta sorridendo/Baciamo... ma a nessuno importa/Così gridiamo... ma nessuno ci sta ascoltando/Così noi viviamo... come nessuno osa.
Le strofe iniziali vengono riprese alla fine, con variazioni non peregrine:
Così noi piangiamo... ma ora voi state sorridendo/Così noi odiamo... ma chi se ne cura?/Così noi gridiamo... ma ora state ascoltando/Così noi moriamo... e a nessuno interesserà.
Power of the press
Gli Angelic Upstarts di Power of the press, il brano che titola un loro album del 1986 (il settimo della serie), sono drammaticamente cambiati rispetto al gruppo degli esordi. Dal testo, una serie di luoghi comuni sul potere della stampa, alla musica, una sorta di hard-rock anemico, dimentico completamente del punk e dal coinvolgimento minimo, abbiamo come risultato finale un disastro completo e inaspettato: un tonfo così sonoro da non capacitarsi.
C.I.D.
C.I.D. è il brano che titola il primo 45 giri degli UK Subs (1978), 'dedicato' a un corpo speciale della polizia britannica, il Criminal Investigation Department, argomento, i corpi speciali di polizia, che stava molto a cuore agli Oi! punkers:
Guarda quell'uomo vestito di nero/Passagli vicino e non guardarti indietro/Resta sulla linea e cammina diritto, ogni passo falso potrebbe ucciderti/perché è un agente sotto copertura del C.I.D./C.I.D. C.I.D./Ha una pesante 44.
Il brano è introdotto da un muro chitarristico, è guidato da un ritmo tutt'altro che mozzafiato e assomiglia, piuttosto, a un certo tipo di glam-rock. Le particolarità che lo rendono vicino allo spirito punk dei tempi (la voce di Charlie Harper, i cori del ritornello, certe stranezze sonore), non riescono a nascondere l'antichità palese del brano e le influenze delle precedenti esperienze degli UK Subs. Una pillola (più o meno punk) per nulla indigesta.
Dogs of war
Il ritmo tribale è il medesimo degli altri brani, il ritornello contornato di cori pure, la 'melodia' ficcante senza essere miracolosa: gli Exploited piacevano proprio per essere sinonimo di sicurezza dal punto di vista prettamente musicale. Il testo, bravissimo e incentrato sull'argomento cani da guerra, non è perfettamente comprensibile, ma per questa volta sopravviveremo.
Feelin' alright with the Crew
I soliti 999 dal vivo, il solito Nick Cash, il medesimo suono costipato e una canzone dedicata ai fans della band, un esercito chiamato Crew: Cash, più o meno, esorta la Crew a non cedere alle tentazioni battagliere e a godersi i concerti senza violenza. Tutto qua e con questo pezzo la serie 999, fortunatamente, è terminata.
Arms race
I Partisans si confermano tra i più interessanti gruppi Oi! della raccolta, durissimi, arcigni, vicini al genere (il coro del ritornello parla chiaro da questo punto di vista), ma nondimeno interessanti dal punto di vista sonoro (più di qualche punto di contatto con il garage più sporco e sgangherato). Il testo, come nel caso della precedente Blind ambition, è piuttosto interessante:
Nessun parte dove andare dove non conoscano il mio nome/Da troppo tempo sono impegnato con i vostri giochi di guerra/Non so le regole, ma imparo molto facilmente/Stanno dando il via a un disastro nucleare/Partecipare alla corsa degli eserciti sembra molto divertente/Le dita sui bottoni non servono per usare una pistola/Giocano la loro partita con dadi truccati/.../Ora stanno giocando al pogo con i loro giocattoli nucleari.
Nonostante le accuse di rammollimento, piovute da tutte le parti (e il conseguente insuccesso commerciale), Arms race sembra tutt'altro che una resa delle armi (per restare in argomento...), tenendo conto che il pezzo proviene dal secondo album dei Partisans, Time was right (1984).
Unfinished business
I Lurkers di Unfinished business, ci suggerisce un piccolo tarlo sepolto in quel poco di materia grigia, poco hanno a che fare con i devastanti filastroccari punk degli esordi. Il perché deve suggerircelo un tarlo è presto detto: la canzone è irrintracciabile nelle discografie e nei primi tre album del gruppo brilla per la sua assenza. Logica vuole che la suddetta canzone faccia parte del quarto lavoro della band, Wild times again, registrato nel 1988 durante la seconda reunion e propiziato dall'amore verso i Lurkers dei tedeschi Die Toten Hosen (i teutonici pagarono tutte le spese). Di quel disco non si trova la scaletta e dunque, per ora lasceremo tutto così. Per arrivare (finalmente...) alla canzone, non possiamo che dare pienamente ragione a quel tarlo: Unfinished business sembra scritta e suonata da dei Lurkers con le polveri bagnate, giusta o no che sia la teoria 'tarda'.
Saturday's heroes
Il brano dei Business titola il loro album del 1985, un esempio perfetto (il brano) di Oi! Punk giocato e suonato senza la minima fantasia e con un ritornello talmente tirato per i capelli (stonato, decisamente stonato), che all'ennesimo ascolto ti vien voglia di mandarli a cagare, loro e i loro anfibi. Senza voler offendere nessuno...
Time bomb
Sono i Blitz del primo album, Voice of a generation (1982), semplici e minimali dal punto di vista melodico e dell'arrangiamento (cori e quant'altro di tipico dell'Oi! Punk non mancano, ovviamente), ma come nei casi precedenti, è difficile non notare che questo gruppo aveva qualcosa di più della maggior parte dei colleghi. Classico testo pessimista di 'origine' guerriera, un suono oscuro e inquietante e la conferma che il genere Oi! non era tutto uguale (era quello che pensavo qualche anno fa).
Last year's youth
Siamo a livello del quinto 45 giri dei Menace (1979), coloro che, ricordiamolo, la fanzine Sniffin' Glue definì 'il miglior gruppo punk d'Inghilterra!'. La vicinanza epidermica con i Damned degli esordi potrebbe far storcere il naso a qualcuno (i Menace, in ogni caso, si sono formati nel 1976), ma è evidente la qualità del loro punk, prono tanto al garage-punk più duro e sgangherato, che al pub-rock più arcigno, quello che sarebbe arrivato, spingi e spingi, ad alcuni dei suoni del 1976/1977.
L'ultimo anno della giovinezza è il 1977, dopo il quale nulla sarà più come prima:
Non possiamo fermarci, non riusciremo a scardinare il vertice, ma moriremo provandoci, non piangendo.
Canzone veloce, splendida a livello melodico e con un ritornello altamente coinvolgente. Il suono grezzo e senza belletti, non può che ricordare i Damned, ma la foga è genuina e catalizzante (compresi quei cori che avrebbero inserito i Menace tra i padri del genere Oi!, ma che in questo caso non lo fanno ricordare per nulla).
The winner
The winner titola il secondo prodotto discografico degli Infa Riot, un 45 giri del 1982, una canzone che, come spesso nell'ambito Oi!, vede contrapposto il protagonista del pezzo contro il mondo intero (esclusi i compagni punkers, ma nemmeno tutti). La canzone è costruita su un ritmo veloce e con una serie di strofe/ritornelli che si susseguono velocemente, quasi fosse una sorta di ballata-punk.
Stanno provando a picchiarmi ancora/Siete rovinati, siete paranoici/ma la fortuna non vi accompagnerà per sempre...,
e così di seguito e questa è la conclusione:
Io sarò il vincitore e il gioco non cambierà mai più.
Two little boys
Secondo 45 giri dei Splodgenessabounds (1980), un gruppo che tentò di avviarsi sulla strada tracciata dai Television Personalities: stonature palesi, canzonette demenziali simili a filastrocche cantate da ubriachi e godurie simili.
La canzone ha alle spalle una storia lunghissima e per certi versi, incredibile. Alcuni esperti ritengono possa risalire ai tempi della guerra civile statunitense (seconda metà del 1800, per chi si fosse dimenticato dei libri di scuola) e che la canzone, che è stata poi ripresa da centinaia di artisti e che all'inizio del secolo scorso diventò un classico da canticchiare ai figli o ai nipotini, fu stesa nella versione che potremmo marchiare come definitiva, da Edward Madden (il testo) e Theodore F. Morse (la musica), una coppia di compositori molto attiva all'inizio del 1900. La più antica versione conosciuta, risalente proprio al periodo della stesura dei due citati, fu registrata nel 1903 da Bill Murray della Victor.
Il testo parla di due bimbi che giocano con due cavallini di legno, uno dei quali si rompe. Un bambino dice all'altro di non piangere, ne costruirà un altro in men che non si dica, ma quando saranno cresciuti saranno entrambi dei soldati e i loro cavalli non saranno di legno... Molti anni dopo i bambini, ora adulti, si ritrovano sul campo di battaglia, nel mezzo del frastuono dei cannoni e uno dei due sente una voce che riconosce, morente: Joe presto starà volando e Jake pensa a quando erano solo due ragazzini coi loro cavallini di legno.
La versione dei Splodgenessabounds è descritta sopra (ubriaca, stonata, suonata al peggio in un casino di voci) e cosa dire? Dopo le rimostranze logiche dei primi ascolti, il cervello, alla fine, riesce ad accettare anche un simile sberleffo sonoro.
White light/White heat
Il classico dei Velvet Underground (per i pochi che non lo sapessero, titolava il secondo album di Lou Reed, John Cale e compagnia) dovrebbe provenire da un'antologia di inediti, rarità e cose varie degli Slaughter & the Dogs, Slaughterhouse tapes (1989). Posto che riprendere le canzoni di uno dei (o 'il' e basta?) gruppi più influenti della storia della nostra musica, non è per nulla semplice, bisogna ammettere che il gruppo di Manchester se la cava niente male, mantenendosi sull'essenziale e regalando una buona dose di punk veloce e di energia non dozzinale: fosse sempre così con le cover.
Transvestite
Una delle canzoni più interessanti dell'intero quadruplo (intendendo, 'versioni di studio originali'), arriva dal primo album dei calciofili Peter & the Test Tube Babies. Perché Transvestite sarebbe interessante? Ho letto il testo per la prima volta da pochi minuti (oggi, 13 aprile 2008) e mi rendo conto di aver scritto un racconto molto simile qualche anno or sono e questa è la prima bizzarrìa. Il pezzo parla di un incontro romantico, di lui che la spoglia, delle sue mani che con gentili carezze risalgono sul corpo di lei e alla fine, incontrano qualcosa d'inaspettato, 'caldo e carnoso e ben eretto'.
Sono stato ingannato stanotte, travestito/Dev'essere un qualche tipo di scherzo/tu sei un uomo per davvero.
Non dev'essere una situazione allegra per un tipico macho da Oi! Punk, forse è successo qualcosa di questo tipo a uno di loro (ipotesi pericolosa se fatta da un tizio che ha scritto un racconto sullo stesso argomento: posso assicurare che allo scrittore non è successo nulla di simile, solo avances da uomini non travestiti, ma questa è un'altra storia...).
Il racconto si svolge musicalmente su una melodia lenta e già, in qualche maniera, inquietante, con improvvise esplosioni sulla riga,
e sto andando a stapparti il culo.
Il pezzo parta in quarta, quinta, sesta, quando si arriva al dunque:
Ma lì c'è qualcosa che non mi sarei mai aspettato, è caldo e carnoso e ben eretto.
È un'esperienza che il punker alla Peter & the Test Tube Babies non accetta di buon grado, anche se potrebbe essere troppo facile marchiare i nostri d'intolleranza (come ci saremmo comportati noi in una situazione simile, soprattutto quando non è palese la situazione che si sta profilando?). Argomento spinoso, me ne rendo conto.
Nothing to shout about
Nothing to shout about apre il primo album dei Guitar Gangsters, Prohibition (1991) ed è un attacco esplicito contro tutti i 'protestatari' di professione, coloro che cantano o marciano contro i mali del mondo:
Non ci sono più combattimenti, non ci sono più guerre/dunque, per cosa diavolo stai marciando?/Non ci sono copie di vietcong/ma tu stai ancora cantando la tua canzone di protesta.
Possiamo ipotizzare che alla fine degli anni '80, inizio degli anni '90, il mondo dei Guitar Gangsters fosse un'oasi di pace, ma se si fossero guardati un telegiornale o avessero letto un quotidiano ogni tanto...
No, no, no, no, non hai nulla contro il quale gridare/Non ci sono più spie segrete/ma tu credi ancora nell'amante russa/Nessuno sta scavando fossati/ma il tuo rock'n'roll è ancora contro i ricchi.
Chissà come sarà stato il risveglio per questi ragazzi...
Non ci sono più fucili o smog/ma tu stai ancora vendendo la rivoluzione.
Ok, è tutto chiaro, i Guitar Gangsters ci stanno prendendo per il culo e come dicono loro stessi, la canzone si scaglia contro coloro che non sono contenti se non sono contro qualcosa. Mi ricorda drammaticamente un noto cantautore romano, del quale non oso fare il nome, colui che un giorno disse qualcosa del genere: 'Non dirò nulla contro il razzismo, perché io non voglio più essere contro qualcosa o qualcuno'. E se non ricordo male, il periodo era pure lo stesso.
I londinesi, a differenza del romano, ci tengono a precisare che più del testo, è interessante la melodia della loro canzone e su questo non possiamo che essere d'accordo (sentore garage-punk e melodia propria bella): facciamo pace e passiamo oltre, anche perché hanno rischiato di farmi nominare quel tizio romano...
Toes stamped flat
Il pezzo degli ABC è uno degli otto che compongono il loro primo album, Mentalenema. Il testo non è rintracciabile in alcuna maniera e chissà, potrebbe essere una perdita non da poco, dato che un tizio, recensendo questo stesso quadruplo, si chiede proprio: "Voglio dire, qual è il senso di una canzone come Toes stamped flat degli ABC?". Chissà, lo sconosciuto forse non si riferiva nemmeno al testo, ma alla musica: perché inserirla in una raccolta Oi! Punk?.
Come nel caso di Grease your Ralph, gli ABS confermano la caratura personale della loro scrittura, a ruota libera, senza strofe e ritornelli propriamente detti e con un ritmo forsennato in sottofondo. A un certo punto compare pure un'armonica (per qualche secondo). Durante i primi ascolti, come quell'ignoto recensore di cui si scriveva in precedenza, non si capisce una benemerita minchia, ma bisogna ammetterlo, i gallesi ABS sono interessanti.
East End kids
Tra le poche informazioni disponibili sugli Ejected, c'è la notizia del loro primo album, A touch of class, pubblicato da Riot City Records nel 1982 e contenente questa East End kids. Punk veloce e ligio alle regole dell'Oi!: strofe brevissime, ritornello ripetuto a più non posso e una veloce scarica musicale.
Heat of the street
La canzone che titola questo terzo capitolo arriva dal repertorio degli olandesi Magnificent. Il pezzo fu inserito nella raccolta Oi! The resurrection e in seguito, nell'album d'esordio, Hit and run (1989 o giù di lì). Secondo il sito ufficiale dei Magnificent, i Green Day di qualche anno successivi, quelli di Dookie, l'album da qualche milione di copie che li lanciò come superstar del nuovo punk, copiarono la sequenza di accordi di Heat of the street per la loro When I come around. La nostra opinione qui di seguito.
Heat of the street è indubbiamente bella e trascinante (per il testo nulla da fare), tre minuti energici e tirati. Passiamo ai Green Day: è irrispettoso affermare che i 'mericani abbiano copiato gli olandesi, infatti, hanno carpito di peso la sequenza di accordi, l'hanno rallentata e ci hanno costruito una sorta di ballata adolescenziale di noia infinita.
Sentenza: i Green Day sono totalmente condannabili, in quanto non solo hanno copiato, ma dopo il delitto hanno brigato in ogni modo per nascondere il furto. Avrebbero fatto più bella figura con una semplice cover. Per chi credesse alle coincidenze (nemmeno il sito ufficiale dei Magnificent crede in tutto e per tutto al furto), ricordiamo che il gruppo olandese è tutt'altro che antico: il primo album è del 1992, contemporaneo dei punkers milionari d'oltreoceano (l'album che contiene il furto, Dookie, è del 1994, dunque, perfettamente in linea con i tempi).

Cd pubblicato da Castle Communication (1993)
Con il quarto e ultimo capitolo del quadruplo, si cambia nettamente registro: tutti i brani sono dal vivo (come da titolo: Live and loud), il genere Oi! Punk puro e semplice viene messo da parte o quasi e un buon numero di canzoni proviene da nomi storici del punk classico. Un solo gruppo presente nei capitoli precedente compare anche in questo, gli Slaughter & the Dogs, mentre i 999, che nelle tre tappe coperte sino a questo momento si esibivano sempre dal vivo, brillano per la loro mancanza (ed è un bel brillare...). Come logico, sarà arduo capire le provenienze delle registrazioni, in qualche caso ci proveremo, nella quasi totalità lasceremo perdere. Il capitolo potrebbe essere il migliore dei quattro, anche per la qualità dei nomi presenti, non fosse che la maggior parte delle registrazioni sono pessime (e dunque, tratte da pubblicazioni non ufficiali o semi o qualcosa di simile).
Where have all the bootboys gone?
Si comincia male, con questo pezzo registrato in maniera indecente chissà quando e chissà dove e che per giunta, sfuma sul finale. Where have all the bootboys gone? è il titolo del secondo 45 giri della band (1977), mentre la versione dal vivo potrebbe provenire da Live Slaughter Rabid Dogs, un concerto registrato nel luglio del 1977 e pubblicato nel 1978. In ogni caso, difficile giudicare una tale resa sonora.
Something that I said, Babylon's burning e In a Rut
Gli straordinari Ruts non hanno inciso che un album, The crack (1979), poi Malcolm Owen ha deciso di chiudere la sua esperienza terrena con un buco sul braccio e la loro storia è terminata (in seguito è continuata come Ruts D.C., come dire Ruts Da Capo). Something that I said titola il loro terzo 45 giri, la registrazione è scadente, ma la foga e la velocità sono quasi incredibili. Con Babylon's burning (la canzone che titola il secondo 45 giri dei Ruts) la qualità della registrazione live migliora non di poco e la particolarità sonora del gruppo, ritmo in levare spinto alla velocità della luce, emerge con più chiarezza. Il quarto cd (e l'intera raccolta) si chiude con la canzone che segna l'esordio dei Ruts su 45 giri, In a Rut (1979): registrazione buona, canzone splendida e orecchie incredule nell'ascoltare un ritornello, coro compreso, di tale complessità melodica, spiattellato dal vivo con una scioltezza invidiabile. Un grande, immenso gruppo.
Viva la revolution e Chinese take away
Gli oltraggiosi Adicts, conciati come i drughi di Arancia meccanica, prendono per il culo i rivoluzionari con questa veloce canzone punk, Viva la revolution, minimale e giocata su un ritornello ripetuto molte volte. Chinese take away è ancora una chiara presa in giro, ma al di là del bel giro di chitarra, la canzone soffre di un drammatico deficit di fantasia. Le due canzoni uscirono come secondo e terzo singolo della band nel 1982 (gli Adicts, pur essendo attivi sin dal 1975, arrivarono molto tardi all'esordio discografico), le registrazioni dal vivo sono discrete e detto questo, detto tutto.
God save the Queen e Pretty vacant
Due classici assoluti dei Sex Pistols, del punk tutto e della musica rock, registrati dal vivo in chissà quali circostanze. Registrazione scandalosa, con la voce straordinaria di Johnny Rotten in primo piano e gli strumenti amalgamati sullo sfondo (situazione che caratterizza God save the Queen più che Pretty vacant): tolta la qualità sonora, bisogna ammettere che le versioni sono molto simili a quelle conosciute di studio, segno che i Sex Pistols il loro dovere (magari non sempre) lo sapevano fare.
Last rockers e Stand strong stand proud
La vocetta di Beki Bondage e i suoni dei suoi Vice Squad, non riescono proprio a convincermi. Last rockers, l'esordio su 45 giri della band (1981), in questa versione live è stonata a più non posso dalla cantante, mentre la musica viaggia velocissima sullo sfondo, ma il risultato è il solito 'niente di che'. Con Stand strong stand proud, la canzone che titolava il terzo album della band (secondo di studio, 1982), il discorso non cambia, se non che la musica è rallentata nettamente, ma la nostra Beki non si risparmia le solite stonature.
Borstal breakout, Angels with dirty faces e Tell us the truth
Registrazione tra il discreto e 'un po' peggio', gli Sham 69 di Borstal breakout (il loro terzo 45 giri, 1978) chiariscono i motivi per i quali sono considerati tra i fondatori del genere Oi! Punk: riff semplicissimo e durissimo, cori onnipresenti e pezzo che fila via in due minuti e mezzo. La canzone è cantata dal punto di vista di un ragazzo vittima di un errore giudiziario, ma ci sarà una 'fuga dal riformatorio'. La sua ragazza non deve preoccuparsi se, una volta fuggito, lui pagherà con la stessa moneta coloro che lo hanno messo in quella situazione.
Angels with dirty faces segue il pezzo precedente nella discografia del gruppo (è il quarto singolo degli Sham 69, il primo ad entrare nella classifica britannica, con un picco al numero 19). Il testo comincia direttamente dal ritornello e descrive la situazione dei ragazzi senza nessun posto dove andare, senza soldi, ma che non si lamentano, solitari, ma mai tristi e via di questo passo. Un pezzo che non sprofonda nel pessimismo a tutto tondo, sintomo della poetica particolare di Jimmy Pursey.
Con Tell us the truth arriviamo alla title-track del primo album degli Sham 69, un pezzo più cadenzato dei precedenti, con un ritornello davvero splendido e un testo 'positivo', come solito con il nostro Jimmy Pursey. Tre esempi basilari per capire qualcosa di più di questo personaggio fondamentale nell'evoluzione della musica inglese di quel periodo.
Gary Gilmore's eyes, One chord wonders e Safety in numbers
Per le informazioni sulle canzoni e sul gruppo, vedi la scheda apposita o la biografia (notizie copiose in entrambi i casi, ma forse la scheda è ancora più completa). Con gli Adverts si sono scelti i tre classici riconosciuti del loro repertorio e spiace persino scriverlo, la registrazione pessima e la differenza ovvia con le versioni di studio, non rendono giustizia a questo gruppo che anche dal vivo sapeva regalare qualcosa di più di quattro note in croce. Gary Gilmore's eyes (vedi le note su storia e canzone) sfuma sul finale e poco prima della fine, un feedback tremendo (non volontario) sfonda le orecchie all'ascoltatore, ma nonostante questo, si riesce ad intuire qualcosa sulle qualità di Gaye Advert, da sempre bollata come incapace di suonare il basso: se è lei la strumentista (e chi dovrebbe essere?), il giudizio è lungi dall'essere impietoso.
One chord wonders riesce a dare qualcosa di più della versione precedente, soprattutto con la voce di TV Smith, stranamente dimesso in Gary Gilmore's eyes. Certo che il casino sonoro, gli strumenti che si amalgamano e le distorsioni, non aiutano ad apprezzare la genuina energia di questi Adverts live. Con Safety in numbers il discorso non cambia (è chiaro che le registrazioni provengono tutte dalla medesima fonte live). La versione è ancor più aderente alla corrispondente di studio rispetto alle due precedenti ed è da rimarcare, soprattutto, l'eccellente prestazione vocale di TV Smith.
Right to work e Urban kids
Dai Chelsea di Gene October, il primo e il terzo singolo (1977 e 1979). Right to work imbastisce un riff semplice e basilare e un ritornello che grida al 'diritto al lavoro' (ma il testo non si riesce a rintracciare). Coinvolgente e poco riconducibile all'Oi! propriamente detto (d'altronde, siamo nel 1977). Urban kids, diciamolo chiaramente, usa praticamente lo stesso riff di Right to work e un ritornello con qualche variazione sul tema del pezzo precedente. Chi non ascolta con attenzione potrebbe confondere le due canzoni...