PSYCHOMANIA
(vol. II)

Cd singolo pubblicato da Dojo Limited (1993)
Vagonata di gruppi psychobilly britannici alle prese con le loro ossessioni musicali: scritto questo, l'ascoltatore con una minima conoscenza del genere e del periodo, potrebbe essere preso dallo sconforto (lo psychobilly non brilla per originalità e fantasia), ma le sorprese sono sempre in agguato nelle compilation, anche se sommerse nel consueto e/o poco interessante (e senza dimenticare i momenti inascoltabili, ma non è questo il caso). Bando alle ciance e spazio ai contrabbassi.
See through e I'm on fire
See through è un originale firmato dal chitarrista Stuart Osborne e dal gruppo: pubblicato su singolo nel 1986, il pezzo scalò la classifica indie britannica sino al numero 4 (la più alta raggiunta dal gruppo a livello 45 giri). See through è una classica sparata d'energia alla Guana Batz, rimasticazione del rockabilly anni '50 dominata dalle sonorità acustiche e sovrastata dalla voce 'stridula', riempita di echi, del pazzoide tatuato Pip Hancox. Sono ancora i Guana Batz scarni e minimali, eppur velocissimi, dell'esordio su album (Held down to vinyl... at last!). Una passione di due decadi or sono che, all'ascolto di un pezzo simile, rimesta ricordi piacevoli e non (il concerto dei Guana Batz al Dingwalls di Camden Town, Londra).
La cover di I'm on fire (successo a 45 giri di Bruce Springsteen, tratto dal milionario Born in the USA) è resa dai Guana Batz in maniera rispettosa, senza salti nel buio e in ogni caso, riconoscibile per il marchio tipico del gruppo. Niente di epocale e niente di scandaloso.
Militant tendancy
Gli Sting-Rays di Alec Palao si rivelano tra i più interessanti dell'intera raccolta e guarda caso, sono tra i più lontani dallo psychobilly propriamente detto. Militant tendancy, scritta dallo stesso Palao, è molto più vicina a certa new-wave chitarristica britannica d'inizio anni '80, una branca sonora che ha regalato perle d'ineguagliabile bellezza (i primi vagiti sonori di Mekons e Modern English, solo per fare due nomi). Un pezzo nervoso e pervaso di una tensione inquietante, tipico delle suggestioni sonore di cui si è detto.
Shadow crypt e Transvestite blues
L'originale Transvestite blues, firmata dal demente Sparky (Mark Phillips), cantante e dal chitarrista Dick Thomas, fu inserita nell'album d'esordio del gruppo inglese, In sickness and in health e non sarebbe neanche male, non fosse che... Le canzoni dei Demented Are Go (sono un indifferente possessore dei primi due album e più o meno, so di cosa sto parlando) provocano un effetto bizzarro: ascoltata una sembra di averle ascoltate tutte e non perché siano uguali, infatti, la stessa cosa succede con le cover. Sarà per la voce del demente di cui sopra, chissà... Impostata su tempi medi, Transvestite blues non è propriamente blues, ma ci si avvicina: basta non ascoltarla troppo spesso.
Shadow crypt è tratta dal secondo album dei Demented Are Go, Kicked out of hell e come la precedente Transvestite blues, è un originale firmato dal cantante Sparky e dal chitarrista Dick Thomas. Shadow crypt è una sorta di ballata immersa nel tipico stile del gruppo, pervasa (se fosse possibile) di una certa malinconia, non fosse che la voce di Sparky dovrebbe rendere ardua una tale interpretazione sonora.
Pink and black
Uno dei più famosi gruppi rockabilly revival, movimento effimero d'inizio anni '80, i Polecats suonano come tradizione vuole un pezzo di un celebre rocker degli anni '50, Sonny Fisher. Il cantante Tim Worman fa di tutto per ricordare Elvis Presley, il gruppo non fa che ripetere le lezioni dei maestri degli anni '50 e Pink and black, eseguita dal vivo, si dimentica dopo pochi secondi.
Slammers e Destination Zululand
Pezzo originale, scritto dal chitarrista Thwack, Slammers è una più che coinvolgente introduzione ai ventitrè numeri di questa raccolta (i nomi non sono in ordine di scaletta, ma poco importa). Toni da fanfara, campane, echi da folk anglo-scoto-irlandese (nostalgia del Mucchio Selvaggio di qualche decennio or sono...) e un ritornello da cantare in coro a squarciagola.
I tronitruanti King Kurt dal vivo, si cimentano con un loro 'classico', Destination Zululand e come nel caso di "Slammers", riescono ad intrigare per la pienezza e il casino appiccicoso della loro musica. La canzone, poi, anche se zeppa di riferimenti, è costruita in maniera perfetta per coinvolgere il pubblico. L'uso del sassofono, in alcuni passaggi, ricorda i punkers Angelic Upstarts di Live, ma è solo un appunto per mantenere svegli i neuroni dello scrivente.
Let's go somewhere e Wider road to hell
Let's go somewhere dovrebbe essere un originale scritto da Gaz Day, anche se il foglietto del cd attribuisce il pezzo a un certo Gary Day. Errore o no, la canzone è un classico esempio di rockabilly velocissimo, cantato da una voce monocorde (di Chuck) e guidato da una linea di basso ubriacante.
Wider road to hell, un pezzo firmato dal cantante Chuck (Harvey), non dice molto: trattasi di classicissimo psychobilly zeppo di cambi di ritmo e per nulla memorabile (a dire il vero, il riff che accompagna le strofe riesce a suscitare un qualche interesse, ma è troppo poco...).
Wooly Bully
Gli Highliners dal vivo si cimentano con un classico come Wooly Bully, scritto da Domingo Samudio e pubblicato da Sam the Sham and the Pharaohs nel 1965: il 45 giri fu venduto in più di tre milioni di copie e si conquistò il titolo di disco dell'anno da parte del magazine Billboard. La versione dal vivo degli Highliners non brilla per originalità e prestazione strumentale, anche se sassofono e chitarra cercano di uscire dalle sabbie mobili dell'ordinario.
Whip it up e John, I'm only dancing
Whip it up è un breve brano scritto da Boz Boorer, l'ex-chitarrista dei Polecats che si unì ai Deltas verso la metà degli anni '80. Il brano, guidato dall'armonica, è più vicino a un blues velocizzato che al rocka-psychobilly argomento della raccolta.
Boz Boorer era stato nei Polecats che avevano ripreso John, I'm only dancing (del Duca Bianco, David Bowie) e con i Deltas è ritornato sul luogo del delitto, fornendo una versione molto simile a quella del suo ex gruppo. Cosa dire? Inutile forse sarebbe troppo, ma è innegabile come la versione sia tutt'altro che indimenticabile. Tra parentesi, tutto il discorso Boz Boorer-Polecats potrebbe non avere alcun senso: la biografia dei Deltas (ciò che è rintracciabile on line) non chiarisce se la John, I'm only dancing dei Deltas sia successiva all'arrivo del chitarrista nel gruppo.
Coffin' Nails
Il manifesto dei Coffin' Nails non può che essere Coffin' Nails, pezzo psychobilly eseguito alla velocità della luce e firmato Clark/Farr: posto che i due sono membri dei Coffin' Nails, non è semplice individuarli nelle formazioni della biografia cliccabile qui sopra (le poche fonti usano sempre gli pseudonimi e mai i cognomi veri e propri). Possiamo immaginare l'effetto live di un pezzo tirato a questa velocità (ho provato a contare le battute: circa 170 al minuto).
Johnny Cynic
Johnny Cynic dovrebbe essere la cover di un pezzo scritto da Sean Foy, irlandese, leader e cantante dei Those Handsome Devils. Degli Scared Stiff, invece, come già scritto nella biografia cliccabile qui sopra, non si è potuto scoprire assolutamente nulla (e anche un po' meno...). Voce particolarmente scarsa, canzone gradevole, chitarra poco o per niente avvicinabile al solito psychobilly (ricorda l'Eric Clapton solista, tolta la spiccata tendenza alla velocità: saranno mica psychobillies per nulla).
Should I stay or should I go
Chi non conosce questa cover? I Clash di Combat rock, l'ultimo album attribuibile alla coppia Mick Jones/Joe Strummer, sono i più famosi e di successo commerciale di sempre. I Tailgators non aggiungono nulla e tolgono molto alla classica bellezza di questo pezzo rock e non bastasse, la registrazione oscura e comprendente tonnellate di echi, non facilita di sicuro l'ascolto. Dito verso.
Bambooland
Questi psychobillies olandesi si cimentano dal vivo con una loro canzone e l'unica cosa che si può dire, è che se la cavano (velocità, basso slappato nel modo giusto, chitarra tremolante alla Link Wray e una voce particolarmente acuta e alla lunga, non proprio piacevole).
Raisin' hell
I Batfinks dell'autografa Raisin' hell mischiano heavy-metal e rockabilly e si dimenticano del punk, arrivando a punte di parossismo thrash. Due minuti e mezzo tirati alla velocità della luce, forse interessanti, forse... boh.
What's behind the mask
I Sugar Puff Demons rischiano grosso e si cimentano con un capolavoro tratto dal primo album dei Cramps, l'indimenticabile ed epocale Songs the Lords taught us. La canzone, scritta da Poison Ivy e Lux Interior, non era che una delle tante delizie crampose di quell'esordio straordinario: come ripeterne le gesta senza lavorare di carta carbone e allo stesso tempo, senza stravolgerne lo spirito? Gli sconosciuti Sugar Puff Demons (nessuna notizia rintracciabile su questi tizi) ci provano hard-rockizzando il pezzo e tolte le numerose incertezze strumentali (forse un omaggio alla proverbiale imperizia dei primi Cramps, chi lo sa?), riescono ad accendere una piccola luce d'interesse (la voce sommersa in oceani di echi, la confusione sonora figlia dell'energia, i pochissimi agganci con lo psychobilly propriamente detto). Interessante.
Overload
Gli scozzesi Termites si cimentano in un pezzo strumentale autografo velocissimo e allo stesso tempo, di nessun interesse: grida alla cazzo di cane, un giro rockabilly classico e nient'altro.
Ride this torpedo
Il gruppo degli ex Meteors Nigel Lewis e Mark Robertson, propongono dal vivo questa splendida Ride this torpedo (che le note del cd titolano in maniera erronea come Ride the torpedo). Divisa tra le suggestioni chitarristiche alla Link Wray e i cori morriconiani, Ride this torpedo sorprende per la grande forza melodica e per l'uso stordente delle chitarre. Il punto debole, forse e ripeto, forse, potrebbe essere individuato nella voce solista di Nigel Lewis, ma i cori sono talmente belli e perfetti dal punto di vista dell'arrangiamento, che ci si passa sopra senza tanti patemi.
I want your loving
I want your loving è firmata da uno dei due Connor degli Skitzo, presumibile che si stia parlando del cantante Phil Connor e non del batterista Rod. Versione dal vivo incentrata sulla velocità (come tipico per lo psychobilly) e poco interessante, come molte delle proposte di questa raccolta. L'intro di chitarra ricorda la China girl di Iggy Pop e David Bowie e per il resto, rockabilly-punk canonico.
Jungle rock
I Radiacs ci provano con un classico minore del rockabilly di fine anni '50, Jungle rock, scritta da Hank Mizell. Il gruppo sceglie un approccio minimale, simile a certo rockabilly (semi) acustico di quegli anni e riempie il pezzo non con gli strumenti, ma con gli ululati e i ruggiti degli animali (un po' facile - la giungla rock - ma d'altronde, la fantasia, in molti casi, è quella che è, una puttana). Mediamente interessante.