PLAY NEW ROSE FOR ME - ROSE 100

Doppio album in vinile, pubblicato da New Rose Records (1987)

Eccellente doppia raccolta, pubblicata dall'etichetta francese New Rose in occasione del numero 100 del proprio catalogo. L'idea di base, semplice e intelligente allo stesso tempo: far interpretare ad artisti e gruppi del catalogo New Rose, canzoni di altri artisti e gruppi dello stesso catalogo. Anche se in alcuni casi le cover sono tratte da altre fonti, l'obiettivo di incuriosire è centrato in pieno. La curiosità è una cosa, però, la musica un'altra. Play New Rose for me - Rose 100, a parte alcuni numeri sottotono, raggiunge l'eccellenza anche dal punto di vista musicale e ribadito il concetto, possiamo passare all'elenco dei partecipanti, presentati come segue: il nome dell'artista o del gruppo, la nazionalità, il link per saltare alla biografia, la mini-recensione e novità, alcuni estratti da recensioni dell'epoca (due o tre o cinque parole o poco più). Qui sotto, l'elenco per zompare immediatamente al nome preferito.

Willie Alexander

Chris Bailey

Bangsters

Beatnik Flies

Blood on the Saddle

Alex Chilton

Count

Dead Kennedys

Charles De Goal

Divine Horsemen

Dramarama

Fortune Tellers

Giant Sand

Imitation Life

Dino Lee K.O.W.T.

Mad Daddys

R. Stevie Moore

Mud Boy & the Neutrons

Dramarama

Primevals

Psyche

Reptiles At Dawn

Sirens of the 7th Avenue

Slickee Boys

Sky "Sunlight" Saxon

Tav Falco & the Panther Burns

Warum Joe

TAV FALCO & the PANTHER BURNS

(Memphis, Tennessee, USA)

Biografia

Oh, how she dances (traditional)

È il Tav Falco di The world we knew, l'album del 1987 che rappresenta un piccolo capolavoro di preistoria del rock'n'roll: il nostro Gustavo, infatti, è un ricercatore assiduo dei più sperduti e dimenticati brani del passato e anche per questo la scelta di aprire una doppia antologia costituita di cover con il suo nome, è ben più che azzeccata.

Sul brano non abbondano le informazioni. I credits della raccolta la firmano come traditional, ma con un'aggiunta nello spazio dove, nel caso di tutte le altre canzoni, compare l'autore o gli autori: from Jim Dickinson's Dixie Fried. James Luther Dickinson, alias Mud Boy, in sostanza dovrebbe essere il produttore del pezzo (l'album di cui sopra, The world we knew, fu invece prodotto da Alex Chilton).

Oh, how she dances sembra quasi la presentazione dello spettacolo, una specie di 'Signore e signori, ecco a voi', declamata da un imbonitore. La voce di Tav Falco parla per la maggior parte del pezzo, accompagnata da un tappeto ritmico-percussivo e da una chitarra acustica dello stesso Tav. 'Signore e signori, ecco a voi il resto'.

... ottima produzione (era ora Tav!)

Paolo Carù, L'ultimo Buscadero n° 65


MUD BOY & the NEUTRONS

(Memphis, Tennessee, USA)

Biografia

Bo Diddley (Ellas McDaniel)

Il produttore o quello che è, del pezzo precedente, torna con i suoi Neutrons, col nome di Mud Boy. Il gruppo di James Luther Dickinson aveva licenziato un album di cover l'anno precedente (1986), Known felons in drag, dove il pezzo qui presente svettava di una buona spanna su tutto il resto: Bo Diddley, uno dei numerosi brani dell'omonimo rocker dove compare il suo stesso nome, è reso in una versione dinamitarda, bollente e umida come una nottata in riva al Mississippi.

... straordinaria fusione di garage-rock, blues, rhythm'n'blues e rock'n'roll, che travolge l'ascoltatore con una forza e un'energia primordiali

Caio


ALEX CHILTON

(Memphis, Tennessee, USA)

Biografia

With a girl like you (Reg Presley)

Ancora Memphis, Tennessee: il doppio album si apre con tre personaggi collegati intimamente tra loro e dopo l'archivista Tav Falco e la memoria storica James Dickinson, ecco il genietto alcolico di Alex Chilton, impegnato in una rivisitazione-ricordo di un suo capitolo passato, i Big Star, tanto straordinario a livello artistico, quanto fallimentare dal punto di vista commerciale. L'umore Big Star è innestato nella cover di un gruppo inglese, i Troggs di Reg Presley (al secolo Reginald Maurice Ball), nel lontano passato, oggetto di attenzione anche della penna di Lester Bangs. With a girl like you (firmata Reg Presley) raggiunse il numero uno in Gran Bretagna nell'estate del 1966 (fu il terzo singolo dei Troggs).

Alex Chilton suona tutti gli strumenti e ritaglia un piccolo gioiellino di pop-rock tagliato con l'accetta, memore proprio delle atmosfere dei Big Star.

I Troggs sono omaggiati da Alex Chilton con una favolosa 'With a girl like you'...

Eddy Cilìa, Mucchio Selvaggio n° 108


BEATNIK FLIES

(Arlington, Virginia, USA)

Biografia

Double 6 (Reg Presley)

Ancora Troggs, ancora Reg Presley come autore, ma di un brano molto meno conosciuto del precedente With a girl like you e interpretato da un gruppo perso ormai tra le spirali del tempo. Dispersi o no, sconosciuti o meno, i Beatnik Flies ci danno dentro come pazzi in questa Double 6, con un tiro garage-punk da meraviglia e la splendida voce 'bassa' di Joe Dolan.

Sono una derivazione degli Slickee Boys

Paolo Carù, Buscadero n° 65


DIVINE HORSEMEN

(California, USA)

Biografia

Voodoo idol (Poison Ivy Rorschach, Lux Interior)

Il gruppo (uno dei...) dell'iperattivo e luciferino Chris Desjardins, riprende un brano dei mefistofelici per eccellenza, la coppia Cramps più famosa del mondo nel campo dei crampi a quattro note (il gruppo non ha mai usato tutte e sette le note, diciamocelo). Voodoo idol, proveniente dal seguito dell'esordio dei Cramps, Psychedelic jungle (1981), fu inserito da Chris D. e soci nell'album Middle of the night, pubblicato da SST Records nel 1986. Nella cover, con Chris D. (voce), la moglie Julie Christensen alla voce e tra gli altri strumentisti, le marimba di D.J. Bonebrake, il batterista degli X.

Cambio netto di atmosfere dopo la tempesta garage-punk di Double 6, ma nessun calo di tensione, tutt'altro. La versione a doppia voce (Chris D. e la moglie Julie, in possesso di un'ugola a dir poco sublime), è una meraviglia da brividi: la chitarra di Wayne James e i consueti falsetti 'striduli' di Chris D., non fanno che aggiungere fascino a una cover che forse e dico forse, supera quella dei maestri Cramps. Uno dei vertici della raccolta.

In perfetto stile voodoo. Ovvio

Paolo Carù, Buscadero n° 65

... i Divine Horsemen che omaggiano i Cramps...

100 raccolte da ricordare, Il Mucchio Extra n° 11


GIANT SAND

(Tucson, Arizona, USA)

Biografia

Who do you love? (Ellas McDaniel)

È il secondo Bo Diddley a fare capolino. Il rocker e il suo jungle-rhythm, sono i più ripresi tra queste ventisei canzoni (quattro volte) e nulla che possa sembrare stupefacente: Bo Diddley è il più ripreso anche quando gli altri suonano le proprie canzoni... Giant Sand, in quel 1987, avevano in uscita l'album Storm, ma questa Who do you love? dev'essere il risultato di una jam session stratosferica (la registrazione, secondo le note, fu fatta alle sei di mattina...), con il vecchio amico e socio di Howe Gelb, Rainer Ptacekm alla slide, il mai domo Falling James (Leaving Trains) alla seconda chitarra (la prima, con la voce, è appannaggio di Howe Gelb) e la restante formazione dei Giant Sand dell'epoca.

Il primo lato di questa raccolta è una specie di miracolo, un miracolo, lo anticipo, che non si ripeterà per le restanti tre facciate. Come definire questa versione di Who do you love? a ruota libera, strabordante, abbacinante, energica sino all'eccesso, tanto da far pensare che a un certo punto Howe Gelb o Falling James o uno dei due batteristi (è così...) o Rainer Ptacek o uno strumento, possano sbucare dalle casse? Verso la fine degli estenuanti e abbacinanti sei minuti e quarantacinque secondi, il nostro Howe Gelb cita un pezzettino di Be-bop-a-lula di Gene Vincent e forse anche qualcos'altro, in una sorta di fregola rock'n'roll difficile da arginare. A dimostrazione che quella nottata, ormai trasformatasi in mattinata, sarà proseguita sino alla notte successiva, negli ultimi secondi concessi dal missaggio si sentono i nostri lanciarsi nel riff di Jumping Jack Flash, una decisione (il missaggio fu fatto alle quattro del mattino...) ai limiti del sadismo: far leccare i baffi in questo modo e poi, sfumare, chiudere la porta e lasciarci fuori. Howe Gelb e Eric Westfall (responsabili del missaggio): siete dei... dei..! Il sottoscritto si commuove con il rock'n'roll di pezzi simili, sino alle lacrime...

Una versione di Who do you love COLOSSALE

Eddy Cilìa, Mucchio Selvaggio n° 108

Assieme a Chilton e Falco il top della raccolta

Paolo Carù, Buscadero n° 65

Ci puoi sentire i Giant Sand che impazziscono con Who do you love

100 raccolte da ricordare, Il Mucchio Extra n° 11


DEAD KENNEDYS

(San Francisco, California, USA)

Biografia

I fought the law (Sonny Curtis)

Il pezzo fu scritto e pubblicato nel 1959 da Sonny Curtis, leader di quei Crickets che avevano già perso in un incidente aereo l'immenso artista che accompagnavano, Buddy Holly. Dopo le versioni del Bobby Fuller Four (numero 4 di Billboard: Bobby Fuller, 23 anni, poco tempo dopo la scalata di Billboard, fu trovato morto nella sua auto, forse suicida), dei Clash e di molti altri, la canzone fu ripresa dai Dead Kennedys, che cambiarono la riga del ritornello in questo modo: Curtis cantava 'I fought the law and the law won' ('Ho combattuto la legge e la legge ha vinto'), Jello Biafra, che con la legge ha combattuto per davvero, modificò leggermente le parole in 'I fought the law and I won' ('Ho combattuto la legge e ho vinto'). Cazzuto come pochi, ma anche ottimista il nostro Jello.

Il testo modificato da Jello, si riferisce al famoso episodio che interessò anche la copertina dell'esordio dei Dead Kennedys, Fresh fruit and rotting vegetables, l'omicidio del sindaco di San Francisco e di un attivista per i diritti degli omosessuali, da parte di un poliziotto, Dan White, parzialmente assolto al processo, dove fu riconosciuto il suo stato di tossicodipendente da twinkies. Sembra una barzelletta, ma è così. Mi corre l'obbligo di citare l'intero commento di Jello Biafra alla vicenda, l'unico intervento che vada al di là delle semplice note di tutto il foglio dei credits.

La giustizia in America è per chi se la può permettere

Chiedete a Danny White, un 'eroe' americano

Era un poliziotto

Un pompiere

Un ispettore di San Francisco

Solo che impazziva per le armi

Ha ucciso il sindaco di San Francisco

Ha ucciso il leader gay Harvey Milk

Ed è fuggito dopo gli omicidi

dicendo che aveva mangiato troppi Twinkies (un poco salutare dolce americano per ragazzi)

E tutto quello zucchero l'ha fatto impazzire

Così tecnicamente

egli non ha commesso alcun crimine

I suoi amici poliziotti indossavano magliette 'Danny White libero'

sotto la loro uniforme durante il processo

La rivolta è durata tutta la notte

dopo che la giuria al processo gli ha creduto

Cinque macchine della polizia sono state incendiate quella notte

Sono sulla copertina del primo Lp dei Dead Kennedys Fresh fruit for rotting vegetables

Dan White alla fine si è suicidato

dopo una breve permanenza in galera

Egli non capiva perché una volta tornato a casa

la gente non lo credesse un bravo ragazzo

Addio, maiale

Ma la lezione continua con Dirty Harry che può uccidere chiunque voglia

Con il tempo egli è diventato un simbolo

se qualche 'punk' pone una domanda

Anche solo sputando la vecchia canzone, 'Ho combattuto la legge'

E ho vinto

La versione di Jello e compagni, apertura della seconda facciata, è tanto veloce quanto devastante (i due aspetti non sempre coincidono): puro punk, sputato con la foga e la rabbia generate dalla molla che ha smosso Jello.

E cosa dire dei Dead Kennedys che violentano I fought the law?

Eddy Cilìa, Mucchio Selvaggio n° 108

Suonano con anima e forza...

Paolo Carù, Buscadero n° 65

... i Dead Kennedys che assaltano I fought the law...

100 raccolte da ricordare, Il Mucchio Extra n° 11


BLOOD ON THE SADDLE

(Hollywood, California, USA)

Biografia

Rawhide (Ned Washington, Dimitri Tiomkin)

Il tema dell'omonima serie televisiva, trasmessa dalla CBS statunitense dal 1959 al 1966 e primo ruolo di successo per Clint Eastwood (interprete di tutti i 217 episodi), fu scritto da Dimitri Tiomkin (musica) e Ned Washington (testo) e cantato da Frankie Laine. Numerosissime le cover che si sono succedute negli anni, ma quasi tutti ricordano quella dei Blues Brothers, immortalata, non bastasse altro, in una scena memorabile del film capolavoro di John Landis. La cover dei Blood on the Saddle faceva parte dell'album Fresh blood, pubblicato dalla New Rose in quello stesso 1987.

Prendete la versione dei Blues Brothers e acceleratela di un centinaio di volte e avrete questa pillola cow-punk di forza straordinaria. Non saranno dei fulmini di guerra i Blood on the Saddle, ma la loro Rawhide riesce a intrigare ancora oggi.

... scatenata versione del classico di D. Tiomkin

Paolo Carù, Buscadero n° 65


IMITATION LIFE

(Los Angeles, California, USA)

Biografia

I will dare (Paul Westerberg)

Un altro nome che si è quasi perso nel tempo: gli Imitation Life sopravvivono nella memoria per i loro dischi e poco altro (come questa compilation). Il pezzo ripreso dagli Imitation Life, firmato Paul Westerberg, fu pubblicato dai Replacements nel 1984, sia come apertura dell'album Let it be, sia come dodici pollici (entrambi per la Twin/Tone Records). I will dare viene sfrondata dell'umore tipico delle canzoni di Paul Westerberg (che non mi so ancora spiegare a fondo e ci sto provando da qualche decennio...) e ciò che ne esce, è un piccolo classico pop-rock, tagliente e grezzo come una pietra preziosa appena scavata.

Una versione che sarebbe piaciuta anche a Paul Westerberg, tra un bicchiere e l'altro

Clem Protzky, Amityville Gazette


BANGSTERS

(Svezia)

Biografia

Bermuda (Roky Erickson)

I Bangsters, dal poco che si ricava dalle rare fonti che si occupano di loro (ho scritto rare? Dei Bangsters non si occupa nessuno...), hanno pubblicato due EP e/o mini-LP nella loro breve storia, il secondo e ultimo, nel 1985. Questa versione di Bermuda, datata 1986, potrebbe essere la loro ultima incisione, ma poco si può dire al riguardo (ho scritto poco? Nulla, proprio nulla si può dire...).

Bermuda fu pubblicata da Roky Erickson and the Aliens nel 1977, su un 45 giri britannico della Virgin, ma un singolo con la stessa canzone, edito da Rhino in quello stesso 1977, è attribuito al solo pazzoide di Austin. Erickson ne registrò una nuova versione nel 1986, per l'album Don't slander me. Le tempeste elettriche che i Bangsters riescono a scatenare in questa loro versione, hanno del miracoloso. In nessun momento del mini-LP The scarlet plague, pubblicato nel 1985, il gruppo svedese riesce a toccare i vertici sublimi di questa versione elettrica, sofferta, lancinante e sì, commovente.

Strepitosi gli svedesi Bangsters...

Eddy Cilìa, Mucchio Selvaggio n° 108

Svedesi, interpretano con foga Bermuda...

Paolo Carù, Buscadero n° 65

... ne uscì una versione d'inusitata bellezza, zeppa di elettricità, cattiva, disperata, acida...

Caio


SKY "SUNLIGHT" SAXON

(Los Angeles, California, USA)

Biografia

Don't slander me (Roky Erickson)

Tra schizzati ci s'intende: Roky Erickson, autore di questa Don't slander me (pubblicata per la prima volta nel 1984, su un 45 giri della Dynamic e poi ripresa nel 1986 dallo stesso Erickson per l'album omonimo) e Sky Sunlight Saxon, leader dei Seeds negli anni '60, conobbero una riscoperta proprio nel periodo in cui fu pubblicata questa doppia compilation.

La cover di Sky Saxon, pubblicata nel 1988 con l'album World fantastic, fu incisa da una formazione a dir poco eccellente: Sky Saxon alla voce, Roger Clay alla chitarra (fondatore e anima dei Droogs, con Ric Albin), Gary Stern alla chitarra (costui dovrebbe essere il batterista della band di Sky Saxon del periodo, ma in questo pezzo e nell'intero album di cui sopra, viene citato unicamente come chitarrista...), Dave Provost al basso (già nei Wednesday Week, nei Droogs e per un periodo, anche nei Dream Syndicate) e sorpresa sorpresa, Mitch Mitchell alla batteria, proprio lui, lo straordinario motore ritmico della Experience di Jimi Hendrix.

Garage-punk aggiornato agli anni '80, da parte di un tizio che del genere può essere considerato uno degli antesignani e fondatori. Versione dura e senza cedimento alcuno e un piccolo dubbio che mi assale: di chi è l'assolo di organo? La formazione stilata nelle note, manca dello strumento, ma ce ne faremo una ragione. Sky Saxon conclude la sua prestazione con ululati da coyote, perfettamente in linea con il personaggio.

... un'eccellente Don't slander me.

Eddy Cilìa, Mucchio Selvaggio n° 108

La sorpresa della raccolta

Paolo Carù, Buscadero n° 65

Sky Saxon che fa il verso al compagno di pazzia Roky Erickson

100 raccolte da ricordare, Il Mucchio Extra n° 11


DINO LEE

(Austin, Texas, USA)

Biografia

Pushin' too hard (Sky Sunlight Saxon)

La raccolta della New Rose sembra un meeting tra i pazzoidi del periodo e il texano Dino Lee ne è un altro esempio. Pushin' too hard è il più grande successo su 45 giri dei Seeds di Sky Saxon (arrivò nelle prime 40 posizioni di Billboard, nel 1966, dopo essere già stata pubblicata l'anno prima, ma senza riscontri); il pezzo fu inserito anche nel primo album del gruppo di Los Angeles e senza dimenticare che Lenny Kaye si ricordò di loro e del loro classico quando compilò la straordinaria compilation Nuggets, nel 1972.

Il classico dei Seeds rappresenta forse il primo esempio, nell'economia della raccolta (e siamo alla casella numero dodici...), di versione così-così. Buona l'idea dei fiati, ma Dino Lee non riesce ad appassionare, anche se la foga è notevole.

... il texano... se la cava bene (se la faceva male scrivevo una protesta alla New Rose)

Paolo Carù, Buscadero n° 65

... Dino Lee che fa il verso a Sky Saxon

100 raccolte da ricordare, Il Mucchio Extra n° 11


COUNT

(Arlington, Massachusetts, USA)

Biografia

Radio heart (Willie Alexander)

Willie Alexander inserì Radio heart nel primo album (senza titolo) in compagnia della Boom Boom Band (1978). Joseph Viglione è uno strano tipo e sicuramente avrà inciso qualcosa di decente, ma questa sua Radio heart sintetica e riempita di stranezze elettroniche, non riesce a raggiungere minimamente il bersaglio. D'accordo, non poteva continuare: saremmo stati di fronte alla miglior compilation di sempre!

The Count rifà Radio heart di Willie Alexander, che non è un classico

Paolo Carù, Buscadero n° 65


DRAMARAMA

(Wayne, New Jersey, USA)

Biografia

Hitchhiking (Willie Alexander)

Willie Alexander, capitolo secondo: l'anno è sempre il 1978, l'album, invece, è un altro, Meanwhile... back in the States. Hitchhiking è uno dei brani imperdibili di quel disco (che raccoglie anche non poca paccottiglia). I Dramarama, dal canto loro, registrarono la cover nel 1986. La Rhino Records inserì il pezzo nella riedizione cd del secondo album della band, Box office bomb (1995, originariamente pubblicato nel 1987).

I Dramarama non fanno che adagiarsi sulla versione originale di Willie Alexander, forse esagerando da questo punto di vista: non è che la carta carbone conferisca chissà quale dignità a una cover.

Bravi comunque

Paolo Carù, Buscadero n° 65


WILLIE ALEXANDER

(Boston, Massachusetts, USA)

Biografia

Don't give it up now (Jeff Connolly)

I Lyres di Jeff "Monoman" Connolly, pubblicarono Don't give it up now come lato B del loro primo singolo, How do you know (Sound Interesting 1979) e come apertura dell'album On fyre (1984, Ace of Hearts e New Rose). Willie El Loco Alexander, musicalmente bostoniano come Jeff Connolly, riprese il pezzo nel 1986 (in quell'anno, Alexander incise e pubblicò il 33 giri Tap dancing on my piano, ma la formazione della cover e quella dell'album, non coincidono per nulla).

Lancinante la versione del Loco, zeppa di elettricità e di genuina foga rock'n'roll. Probabile che Alexander in quel periodo fosse impegnato in tutt'altre cose, ma questa Don't give it up now è una scossa garage-punk di grande forza.

Versione Lyres influenced

Paolo Carù, Buscadero n° 65


FORTUNE TELLERS

(Oklahoma City, Oklahoma, USA)

Biografia

Bo Diddley put the rock in rock'n'roll (Ellas McDaniel)

Terza cover tratta dal repertorio di Bo Diddley e seconda con il suo nome nel titolo. I Fortune Tellers, che accompagnarono il rocker nero sul palco nel 1984, registrarono il pezzo nel 1986, ma non lo pubblicarono su alcun supporto conosciuto dal sottoscritto (il produttore, Dino Lee, è lo stesso dell'album del 1986, Fortunes told for free, ma lo studio di registrazione è diverso).

Un giorno metterò le mani sulla versione originale di questo brano e riuscirò a confrontarla con la rilettura dei Fortune Tellers, attenti nel riprodurre il jungle-rhythm tipico del maestro e contagiosi con il coro che domina tutto il pezzo e con la chitarra che spazia in ogni dove.

Sono divertenti e suonano con gusto

Paolo Carù, Buscadero n° 65


MAD DADDYS

(New York, USA)

Biografia

New kind of kick (Poison Ivy Rorschach, Lux Interior)

I Mad Daddys presero dai Cramps anche il nome (The Mad Daddy, una canzone dell'epocale esordio Songs the Lord taught us), oltre a farsi scoprire e produrre dalla coppia Poison Ivy e Lux Interior (il primo EP, Music for men, 1985; la cover non compare nell'EP e neppure nel primo album, Apes go wild, New Rose 1987). New kind of kick, per quanto riguarda i Cramps, comparve in due raccolte pubblicate dalla IRS nel 1983 e 1984, nel periodo in cui i rapporti tra etichetta e gruppo si erano ormai interrotti (il pezzo comparve sul lato B di The crusher, EP del 1981). Le due raccolte sono Off the bone (1983), antologia della IRS pubblicata in Gran Bretagna e Bad music for bad people (1984), una specie di versione statunitense del disco precedente (Off the bone fu pubblicata anche negli Stati Uniti, ma con qualche sostituzione nella scaletta e una di queste interessò New kind of kick).

Consci di non poter superare in lascivia i maestri Lux Interior e Poison Ivy, i Mad Daddys induriscono il tutto e se ne escono con una versione metallica di New kind of kick, forse esagerata, ma nondimeno sfibrante e pervasa di genuino amore verso i Cramps.

... più realisti del re...

Eddy Cilìa, Mucchio Selvaggio n° 108

... è suonata con molto feeling

Paolo Carù, Buscadero n° 65


REPTILES AT DAWN

(Nuova Zelanda)

Biografia

Chinese rock (Dee Dee Ramone, Richard Hell)

Annosa la diatriba che riguarda gli autori di questo pezzo: Chinese rock fu scritta da Dee Dee Ramone e Richard Hell, ispirati i due dalla vita tossica di Jerry Nolan, batterista delle New York Dolls e degli Heartbreakers di Johnny Thunders (nei quali ha militato per un breve periodo anche lo stesso Richard Hell). Thunders inserì il pezzo nell'album L.A.M.F., l'unico titolo di studio degli Heartbreakers e ne pubblicò anche una versione su 45 giri, attribuendola (falsamente, secondo la maggior parte delle fonti) a sé stesso e a Jerry Nolan (i credits della presente raccolta tagliano la testa al toro: la firma del pezzo, salomonicamente, riunisce tutti i quattro protagonisti, Ramone, Hell, Thunders e Nolan).

I Reptiles At Dawn, neozelandesi, che non inserirono il pezzo nei loro due album pubblicati nel 1986 e 1987, forniscono una discreta prestazione, pigiando sul tasso di affollamento metallico, ma senza far gridare al miracolo. Il gruppo sembra imballato, come succedeva ai loro cugini canguri che riprendevano gli Stooges nella raccolta Hard to beat.

Il rock cinese non mi piace

Rebecca Loyal, Cow Magazine n° 69


WARUM JOE

(Francia)

Biografia

Sex beat (Jeffrey Lee Pierce)

Il brano che apriva l'esordio su album dei Gun Club, Fire of love (Slash/Ruby Records 1981), è interpretato dai francesi Warum Joe, gruppo discretamente misterioso (nel senso che poco si è scoperto su di loro). Voce marcatamente francese e anche il testo lo è, per quanto se ne possa capire da queste parti molto poco transalpine. La versione non è malaccio, anche se sembra sguaiata per partito preso.

Louis e Patrick ci potevano evitare questa versione penosetta...

Paolo Carù, Buscadero n° 65


PSYCHE

(Edmonton, Canada)

Biografia

I'm a gentleman (Damon Edge)

L'ex leader dei Chrome, Damon Edge, pubblicò I'm a gentleman su 45 giri nel 1985 (New Rose). Il duo canadese Psyche, registrò la cover appositamente per questa raccolta e con la loro versione, chiudono la terza facciata, la più deludente dell'intero lotto, senza alcun dubbio. La versione Kraftwerk canadese, riesce nell'intento di far sbadigliare il sottoscritto, cosa che nessuno dei diciannove pezzi precedenti era riuscito a fare, validi e meno validi.

Un altro gruppo della New Rose che non mi piace

Paolo Carù, Buscadero n° 65

Un altro gruppo della New Rose che mi piace

Dave Stock, Wine and Music n° 666


CHRIS BAILEY

(Brisbane, Australia)

Biografia

Me and my uncle (John Phillips)

Chris Bailey, oltre ad essere stato il cantante e fondatore dei seminali Saints, fu colui che con gli stessi Saints aprì l'intero catalogo New Rose Records: il 45 giri Paralytic tonight, Dublin tomorrow (numero di catalogo NEW1), inaugurò la lunga serie New Rose nel lontano 1980. La storia della cover interpretata da Bailey, invece, è quantomeno bizzarra.

John Phillips, che un paio d'anni più tardi avrebbe fondato il gruppo The Mamas and the Papas, nel 1963 si trovava in una stanza d'albergo con numerosi amici e musicisti, tra i quali, Judy Collins, Stephen Stills e Neil Young. Qualche tempo dopo, Phillips cominciò a vedersi recapitare assegni per le royalties di un brano interpretato da Judy Collins, brano che, evidentemente, aveva firmato. Phillips chiamò l'amica, molto onestamente, per dirle che lui non aveva scritto quella canzone. Judy Collins, stesa a terra dalle risate, gli ricordò una nottata alcolica in Arizona, una Tequila Night lanciata dopo un concerto, un registratore acceso e una cassetta vuota e lui, John Phillips, che scriveva e cantava la canzone nel giro di qualche minuto. Phillips si risvegliò senza alcun ricordo, Judy Collins si portò via la cassetta e registrò la canzone, senza dire nulla all'autore.

Alla luce della storia raccontata, potrebbe stupire la bellezza assoluta di questa ballata, ma forse no. Oltre a Judy Collins, altri artisti ripresero il pezzo, tra i quali i Grateful Dead, John Denver, Dino Valente (cantante e compositore dei Quicksilver Messenger Service) e non ultimo, il nostro Chris Bailey. Il cantante potrebbe aver inciso il pezzo appositamente per la compilation (non è sicuro); ciò che è certo, Bailey pubblicò la cover con l'EP Do they come from you (New Rose 1993), probabilmente un live.

Difficile definire la bellezza di questo pezzo: merito della natura alcolica della scrittura di John Phillips? Merito della voce magnifica di Chris Bailey? Merito dello stato di grazia particolare della stessa ex-voce dei Saints, che farcisce questa ballata meravigliosa di chitarre dal sapido sapore alla Link Wray? Da qualunque parte la si ascolti, questa versione di Me and my uncle è una gemma ineguagliabile e apre nel migliore dei modi la quarta e ultima facciata di questa raccolta.

Il leader dei Saints... ci dà una bella versione del piccolo classico scritto da John Phillips... all'inizio dei settanta (sic)

Paolo Carù, Buscadero n° 65


SLICKEE BOYS

(Washington DC, USA)

Biografia

Misunderstood (Chris Bailey, Ed Kuepper)

Misunderstood fu pubblicata dai Saints con il secondo album, Eternally yours (EMI/Harvest 1977), mentre la cover degli Slickee Boys potrebbe (condizionale) essere stata incisa appositamente per questa raccolta (nel 1986). Difficile arrivare dopo un pezzo della bellezza di Me and my uncle, ma gli Slickee Boys del 1986 erano già dei veterani rotti a tutte le esperienze rock (per la maggior parte negative). La Misunderstood degli Slickee Boys non soffre di deficit di energia, è sentita e suonata con foga e continua più che positivamente la quarta facciata.

Tra le cose migliori mai incise da Kim Kane e co.

Paolo Carù, Buscadero n° 65


PRIMEVALS

(Scozia)

Biografia

Diamonds, furcoat, champagne (Alan Vega, Martin Rev)

Il pezzo apriva il secondo album (senza titolo, come il primo) dei Suicide (ZE Records 1980). Probabile che la cover sia stata incisa appositamente per questa compilation dagli scozzesi Primevals: Diamonds, furcoat, champagne verrà inserita tra le bonus-tracks di un 10 pollici in surplus (supporto vinile) e nella versione cd, dell'album dal vivo Live a little (1987).

Con un basso di stampo prettamente post-punk e un sax che sembra uscire dalla no-wave newyorkese, i Primevals stupiscono e meravigliano con la loro versione di Diamonds, furcoat, champagne. Un gruppo scomparso prima del tempo (e il tempo di scomparire, qualche volta, arriva o dovrebbe arrivare: gli esempi sono innumerevoli).

Quali superlativi chiamare in causa per descrivere l'interpretazione semplicemente mozzafiato che gli scozzesi Primevals danno di 'Diamonds, furcoat, champagne' dei Suicide?

Eddy Cilìa, Mucchio Selvaggio n° 108


SIRENS of 7th AVENUE

(Inghilterra)

Biografia

Ultra violence (Eric Debris, Zip Zinc)

Poche le notizie, in questo caso: i francesi Metal Urbain pubblicarono Ultra violence con il loro primo LP, Les hommes morts sont dangereux (Celluloid 1980), gli inglesi Sirens of 7th Avenue la registrarono (forse) per questa compilation nel 1986. Strano gruppo queste sirene inglesi, impegnate nello strabordìo elettrico di questa Ultra violence, a metà strada tra l'indolenza e la frenesia.

... una versione da brivido...

Eddy Cilìa, Mucchio Selvaggio n° 108


CHARLES DE GOAL

(Francia)

Biografia

I wanna hit you (R. Stevie Moore)

De Goal (gioco di parole...?) riprende un pezzo dell'ultimo artista di questo lungo viaggio, R. Stevie Moore, un pazzoide che ha registrato e pubblicato (quasi prevalentemente su cassetta) qualcosa come un centinaio di dischi. Un pezzo stonato, somigliante a una ballata anni '50 con il mal di stomaco. Charles De Goal vi suona tutti gli strumenti, a parte il Simmons (testuale) affidato a Michael Rushton. Non so cos'altro scrivere, se non che la voce di Charles De Goal è più che buona.

Altro gruppo (sic!) che il binomio francese ci poteva evitare

Paolo Carù, Buscadero n° 65


R. STEVIE MOORE

(Nashville, Tennessee, USA)

Biografia

Say man (Ellas McDaniel)

R. Stevie Moore chiude la rassegna riprendendo un classico di Bo Diddley (è il quarto, sui ventisei complessivi, che si cimenta con il grande Ellas), Say man. Versione calipso elettrico o chissà cos'altro, di un pezzo del dominatore di questa raccolta. La stranezza chiude questo doppio album straordinario: straordinario nonostante il netto calo della terza facciata.

Molti lo considerano un genio, io non ne sono convinto

Paolo Carù, Buscadero n° 65


Da una fonte anonima (Il bollettino parrocchiale di Torre), raccolgo una sorta di classifica delle ventisei cover di questa straordinaria raccolta, raggruppate per categorie a cura della fonte stessa. Il titolo assegnato a ciascun gruppo di cover, tradisce la provenienza della fonte anonima.

INFERNO

Count - Radio heart

Psyche - I'm a gentleman

LIMBO

Dino Lee K.O.W.T. - Pushin' too hard

Dramarama - Hitchhiking

Reptiles At Dawn - Chinese rock

Warum Joe - Sex beat

Charles De Goal - I wanna hit you

R. Stevie Moore - Say man

QUEL POSTO, COME SI CHIAMA...?

Tav Falco & the Panther Burns - Oh, how she dances

Beatnik Flies - Double 6

Blood on the Saddle - Rawhide

Imitation Life - I will dare

Sky Sunlight Saxon - Don't slander me

Fortune Tellers - Bo Diddley put the rock in rock'n'roll

Mad Daddys - New kind of kick

Sirens of the 7th Avenue - Ultra violence

PARADISO

Mud Boy & the Neutrons - Bo Diddley

Alex Chilton - With a girl like you

Dead Kennedys - I fought the law

Willie Alexander - Don't give it up now

Slickee Boys - Misunderstood

Primevals - Diamonds, furcoat, champagne

UN PO' PIÙ IN ALTO...

Divine Horsemen - Voodoo idol

Giant Sand - Who do you love?

Bangsters - Bermuda

Chris Bailey - Me and my uncle

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