MUSIC AND RHYTHM

Doppio album in vinile, pubblicato da PVC Records nel 1982
Un doppio album che ha fatto storia: lungi dal voler tracciare confini che non hanno senso, ma da questa doppia compilation e dal movimento che si sviluppò intorno ad essa, nacque un nuovo modo di vedere il mondo della musica e il mondo tout court. Esagerato, forse... L'idea del WOMAD, il World Of Music, Arts and Dance, nacque all'inizio degli anni '80 dalla passione di un personaggio apparentemente lontano dalle musiche altre, Peter Gabriel. Fuoriuscito dai Genesis e imbarcatosi in una carriera solista tutt'altro che inamidata, Gabriel scoprì che "noi musicisti occidentali non siamo il centro del mondo": discorso che potrebbe abbracciare anche concetti più generali, ma non divaghiamo. I risultati straordinari di queste riflessioni, raggiunti con le conoscenze, le esperienze, la voglia di esplorare restandosene a casa e lo stato di grazia dal punto di vista compositivo, furono a dir poco entusiasmanti: l'artista realizzò due capolavori solisti, gli album del 1980 (il terzo) e del 1982 (il quarto), impregnati di idee carpite e restituite in maniera commovente; e non contento dei semplici risultati artistici, Gabriel organizzò il primo festival WOMAD, del quale questo doppio album può essere considerato la colonna sonora, anche se, col senno del poi, sarebbe più corretto chiamarlo 'áncora di salvataggio'.
Il festival di musica etnica organizzato da Peter Gabriel e svoltosi a Sherpton Mallet, in Inghilterra, dal 16 al 18 luglio 1982, si risolse in un fallimento a causa del maltempo e di uno sciopero delle ferrovie che impedì l'arrivo delle folle; gli ingenti contributi che l'artista aveva investito personalmente (anche se Gabriel disse di essere stato ricompensato dall'energia dei musicisti e dalla partecipazione del pubblico, quello che riuscì ad arrivare), furono in parte recuperati grazie a questo doppio album benefico e in parte, grazie alla riunione in concerto con i vecchi compagni dei Genesis, a Milton Keynes, in quella stessa estate. L'album ospita alcuni degli artisti presenti al festival, con l'aggiunta di alcuni rockers (chiamiamoli così) affascinati dalle musiche etniche e sperimentatori in campo discografico (come Pete Townshend, XTC, David Byrne e altri). Ogni singolo artista o gruppo, viene presentato con una scheda all'interno della copertina apribile (opera di Steve Byrne e Valeria Hawthorn), graficamente molto bella, chiara e discretamente colorata. Da notare, prima di cominciare, la mappa mondiale presente sulla parte destra della sezione apribile, chiarificatrice delle zone di provenienza dei musicisti: ebbene, la planimetria mondiale non è disegnata con l'antico e obsoleto metodo Mercatore (che poneva l'Europa al centro del mondo e quindi, nelle planimetrie totali della Terra, presentava rapporti di grandezza totalmente fasulli), bensì con il metodo Peters, il tedesco che finalmente, nel 1973, ha restituito la vera visione (o comunque molto più vicina alla realtà) delle grandezze dei paesi e dei continenti. In fondo alla pagina, una breve spiegazione illustrata del tutto.
Cominciamo dall'introduzione non firmata.
Questo album è nato per supportare il festival tenuto al Royal Bath e West Showground, vicino a Sherpton Mallet, nel Somerset, da venerdì 16 luglio a domenica 18 luglio 1982. Il W.O.M.A.D. festival intende focalizzare l'attenzione del pubblico britannico sulle tradizioni e le arti contemporanee delle culture non occidentali, praticate in questo paese e in tutto il mondo. La massiccia copertura televisiva verrà assicurata in Gran Bretagna dalla BBC e l'evento ospiterà esibizioni, tra gli altri, di dieci dei venti nomi presenti in questa raccolta. Il sito del festival ospiterà anche altri eventi culturali, letture, film, negozi di artigianato e un nutrito numero di bancarelle con prodotti artistici, manufatti e cibo provenienti da tutto il mondo. In questo modo noi speriamo di radunare insieme adulti e bambini di molte comunità per tre giorni d'intrattenimento e partecipazione attiva, per aprire lo sguardo su mondi che tutti dovrebbero esplorare.
Allo stesso modo, speriamo che questo disco sia il giusto veicolo per scoprire alcune delle tradizioni musicali meno conosciute, provenienti da ogni parte del mondo. Abbiamo realizzato questo album, in definitiva, semplicemente per condividere il piacere della varietà culturale; e crediamo che questa musica sia più incline a far ballare che a farsi ascoltare.
Ci sono voluti dodici mesi per produrre questo disco e per assicurargli una distribuzione. Le musiche sono state raccolte e riunite con certosina precisione da una grande varietà di fonti e dove possibile, tutti gli artisti sono stati contattati direttamente e invitati a contribuire con un loro pezzo.
Qui sotto, l'elenco delle canzoni e relativi artisti, corredati dalla scheda della raccolta, dalla mia mini-recensione e da eventuali notizie (senza dimenticare la possibilità di cliccare su Biografia ed essere rimandati alla pagina apposita: trattandosi di artisti in massima parte provenienti da culture 'non occidentali', come direbbe Peter Gabriel, non è sempre stato possibile recuperare biografie decenti, sorry).
Burundi
Burundi
Situato a est dello Zaire e a ovest della Tanzania, il Burundi è uno dei paesi più poveri e più densamenti popolati dell'Africa. Prima dell'indipendenza del paese, conquistata vent'anni or sono, la compagnia Master Drummers of Burundi accompagnava il re nei suoi viaggi all'interno del paese, contribuendo agli accordi tra le persone e le autorità, con lo straordinario vigore delle sue danze e dei suoi ritmi. Il privilegio di suonare i tamburi è stato passato di padre in figlio per generazioni, anche se i componenti hanno sempre continuato a sostenersi con il loro lavoro di agricoltori. Questa registrazione fu trasmessa via etere dalla Radiodiffusion Nationale du Burundi il 24 settembre 1977 ed è presente in questa raccolta grazie alla preziosa assistenza di Mr. L. Ndorere, Ministro della Cultura Giovanile e dello Sport del Governo del Burundi.
Poco da dire su questa registrazione radiofonica risalente al 1977: un ritmo serrato di tamburi e grida, più da vedere e vivere, presumo, che non ascoltare su un vecchio vinile.
Gran Bretagna
Across the river
In questi ultimi dodici mesi, Peter Gabriel ha lavorato duramente su un gran numero di canzoni, alcune delle quali composte partendo dai ritmi. Spesso derivati da fonti non occidentali, questi ritmi sviluppano un metodo inaugurato da Biko, una canzone dell'album Peter Gabriel, del 1980. Il pezzo qui presente scaturì nell'autunno 1981 da questo metodo, con l'aiuto di una drum-machine e a partire da alcune idee carpite da nastri di materiali sconosciuti, che possono essere ascoltati nel finale vero e proprio della canzone. Il brano fu completato in poco più di due giorni nel maggio del 1982, come risultato di una session improvvisata con Shankar, Stewart Copeland e David Rhodes.
Vorremmo ringraziare David Lord, Gail Colson di Gailforce Management, Brian Gibbon di Charisma Records e la Geffen Records (USA).
Al pezzo numero due troviamo già un capolavoro dell'album, forse IL capolavoro. Certo, ne convengo e me ne scuso: come capolavoro ho scelto un brano occidentale, per quanto influenzato dai ritmi e dalle musiche 'mondiali', ma non posso farci nulla. Un Peter Gabriel trasformato in Muezzin, guida i compagni attraverso un viaggio sonoro che mi stordisce ogni volta di più: e sono più di vent'anni che questo doppio album alberga in casa mia (acquisto datato 1986). Si parte dal violino particolare di Shankar, quel diabolico strumento inventato dall'artista indiano che permette di coprire tutti gli archi di un'orchestra; poi arriva Peter Gabriel con la sua voce sofferente, per dare il via alla prima scossa ritmica. Stewart Copeland imbastisce ubriacanti figure ritmiche, David Rhodes e la sua chitarra, commentano da par loro, come ben conoscono gli amanti degli album solisti di Gabriel, Shankar interviene ancora una volta e poi tutto si ferma. Il marocchino Peter Gabriel canta nel deserto spazzato dalla chitarra di Rhodes e da rumori inquietanti e improvvisa, ecco la comparsa dell'acqua, rappresentata dal violino di Shankar e dai piatti di Copeland. È l'allora batterista dei Police a dominare l'ultima parte del pezzo, esplodendo in una figura ritmica di forza inenarrabile e di fantasia stupefacente. Nemmeno da amante dei primi due album dei Police ho apprezzato in maniera così entusiasmante il lungagnone giramondo: un genio di batterista, punto e una meraviglia di canzone, punto. La canzone fu composta a otto mani da Peter Gabriel, Stewart Copeland, Shankar e David Rhodes e registrata e mixata, nel 1981, agli Shabby Road Studios e Crescent Studios di Bath (produzione di David Lord e Peter Gabriel).
Gran Bretagna, Caraibi, Ghana
Kpan logo
Ekomé è una compagnia di danza afro-caraibica di Bristol, il cui repertorio è composto di danze e ritmi tradizionali del Ghana; negli ultimi cinque anni Ekomé si è imposto come uno dei principali gruppi artistico-etnici della Gran Bretagna.
È interessante notare come tutti i componenti di Ekomé presenti nella registrazione, tranne uno, provengono dalle Indie Occidentali e non hanno un bagaglio culturale proveniente dal Ghana; le loro esibizioni sulle canzoni sociali del Ghana, dunque, potrebbero essere viste come un'eccitante testimonianza di un patrimonio culturale ancestrale che non è stato ricevuto direttamente.
Questa registrazione proviene dalla terza edizione di The Bristol Recorder, una rivista-album indipendente, vera e propria anticipatrice delle idee di questo festival e di questo disco.
Ritmi frastornanti e cori superlativi per questa esibizione di Ekomé, dimostrazione provata di quanto la nostra cultura sia debitrice verso le tradizioni culturali africane più antiche (non c'era bisogno di ripeterlo, d'accordo, ma perché negarci il piacere di farlo?). Anche in questo caso, la mancanza di un supporto visivo toglie sicuramente molto al completamento del piacere uditivo, ma all'ennesimo ascolto rimaniamo ancora estasiati di fronte a cori si questa forza. Pezzo registrato ai Crescent Studios di Bath nel 1981 e prodotto da David Lord.
Gran Bretagna
It's nearly Africa
Questa splendida canzone proviene dall'ultimo album degli XTC, English settlement, che nelle sue quattro facciate offre una serie eccellente di brani. In questo pezzo, i marimba e le percussioni africane creano uno stato d'animo misterioso e spavaldo, con le consuete liriche ironiche di Andy Partridge. Questa canzone è stata resa disponibile per la nostra raccolta grazie alla gentile cooperazione di Richard Branson, Simon Draper e Jumbo della Virgin Records, l'etichetta che ha pubblicato English settlement.
Quasi senza soluzione di continuità, le percussioni di Ekomé si fondono nei giochi ritmici degli XTC del dopo Black sea. Sono gli XTC già lontani dai palchi e immersi nei suoni acustici e stranianti del doppio album English settlement: It's nearly Africa è tanto inglese quanto africana, è splendida come lo potrebbe essere una canzone dell'Andy Partridge di quel periodo e tanto basta, al sottoscritto di sicuro e voi fate come volete. Registrato per il doppio album già citato (pubblicato da Virgin Records nel 1982), It's nearly Africa si avvale della presenza della voce ospite di Hans De Vente, è prodotta da Hugh Padgham e dagli XTC ed è stata registrata allo studio Manor della Virgin nell'autunno del 1981.
ALHAJI IBRAHIM ABDULAI and his DAGBAMBA CULTURAL GROUP
Ghana
Zuu-waa
Questo pezzo è stato scelto da una serie di registrazioni effettuate in Ghana, in questo ultimo anno, dall'etnomusicologo americano John Chernoff.
Il principale strumento percussivo, un tamburo a forma di clessidra chiamato talking-drum, viene tenuto sotto le braccia e quando viene premuto, produce note allineate sopra l'ottava. Un grande tamburo, conosciuto con il nome di gungon, provvede ai toni bassi. L'esibizione vocale in questo pezzo, è stata evidenziata il più possibile, attraverso un'equalizzazione di studio del nastro originale e la voce squisita del cantante, merita sicuramente grande attenzione.
Il drumming del pezzo non è un'esibizione da tutti i giorni, ma viene riservato solitamente per nascite, matrimoni e altre occasioni sociali. I bambini recitano un ruolo importante nella tradizione di musica e danza del Dagombas e Zuu-Waa si può tradurre come Danza del Primogenito. Le origini di questa danza risalgono a molte centinaia di anni or sono e il ritmo è uno dei più veloci del repertorio Dagbamba.
Si ripiomba nelle più antiche tradizioni tribali dell'Africa Occidentale con questo pezzo, una sorta di nenia supportata da un tappeto ritmico estenuante e in alcuni passaggi, velocissimo. Con il leader Alhaji Ibrahim Abdulai, il suonatore di gungon (captain), Fuseini Alhassan e i percussionisti Adam Iddi, Lun-Naa e Aburari Alhassan. Pezzo registrato da Chernoff nel nord del Ghana nel 1981.
Gran Bretagna
Mirror in the bathroom
Nel loro secondo LP, Wha'ppen, i Beat farciscono il loro classico marchio ritmico, costituito da pop urbano e upbeat ska, con dei luminosi arrangiamenti per chitarra e voce, derivati dallo stile musicale pop high life, tipico dell'Africa Occidentale; uno stile che i Beat scoprirono attraverso una serie di dischi d'importazione comprati in un negozio di Tottenham Court Road, al tempo delle session londinesi dell'album.
Mirror in the bathroom, già un vertice della loro arte musicale, è stato remixato appositamente per integrarsi in pieno con i ritmi nigeriani della canzone successiva. I Beat sono diventati fans di Prince Nico Mbarga sin dai loro viaggi nel negozio di Tottenham Court Road e noi siamo deliziati nel presentare questi due grandi gruppi fianco a fianco in questa raccolta.
L'altro piccolo capolavoro di questa raccolta, un gioiello ritmico che nulla o poco ha a che vedere con lo ska, è opera degli inglesi Beat. Come ho già scritto da qualche parte, considerare i Beat un gruppo di ska revival è semplicemente demenziale, ma lasciamo da parte le polemiche: Mirror in the bathroom conquista in ogni secondo del suo svolgimento, con la voce di Ranking Roger, con le chitarre squillanti di Andy Cox e Dave Wakeling, con il basso, disarmante nella sua perfezione, di David Steele, ma perché dimenticare il sax di Saxa (e di chi sennò?) e la batteria nervosa e mai doma di Everett Morton? È così facile amare certe canzoni... I just can't stop it fu pubblicato nel 1980, Mirror in the bathroom, che fa parte di quell'album, fu remixato allo studio Roundhouse di Londra nel maggio del 1982.
PRINCE NICO MBARGA and ROCAFIL JAZZ
Nigeria
Sweet mother
Da più di trent'anni, i musicisti dei centri urbani dell'Africa stanno fondendo i suoni occidentali con le tradizioni africane, sotto forma di canzoni e liriche, per produrre una serie di stili musicali - e ognuno di questi potrebbe essere definito African Pop. Ciò che rende particolarmente interessante questo processo, è il gran numero di stili del Nuovo Mondo presi in prestito dalle fonti africane - reggae, salsa e funk, per esempio - che sono ritornati alle loro origini tramite i gruppi africani, per creare la loro particolare musica pop.
Sweet mother è il brano che titola il secondo album di Prince Nico Mbarga, un grande successo; egli ha pubblicato nove album a tutt'oggi, tutti su Rogers All Stars, una compagnia discografica indipendente in rapida espansione, locata a Onitsha, Nigeria. Questo pezzo ospita strumenti del pop occidentale, senza fiati e una sezione ritmica relativamente ridotta, anche se la struttura e le sensazioni percepibili della musica, sono indubbiamente africane e danzabili. Sweet mother ci fu originariamente raccomandata da Bill Nowlin della Rounder Records, che pubblicò il disco negli Stati Uniti nel 1981. Noi vogliamo ringraziare Bill Nowlin per la sua cooperazione, la Rogers All Stars e in special modo, lo stesso Prince Nico Mbarga.
I Beat sono incalzati da un loro idolo, il nigeriano Prince Nico Mbarga, autore di questa Sweet mother, forse ancora oggi il più grande successo africano di tutti i tempi: si parla di tredici milioni di copie vendute. Come spiegato nella scheda, la canzone tradisce la sua natura occidentale, anche per la lingua usata, l'inglese, ma come non sentire gli echi caraibici, elargiti, restituiti e rimasticati in maniera sublime? Straordinario il nostro Prince Nico Mbarga alla chitarra solista e alla voce. Pezzo registrato in Nigeria nel 1976.
Caraibi
Music and rhythm
La musica calipso combina elementi di melodie folk europee e ritmi africani. I testi sono tradizionalmente faceti e presuntuosi in merito alle capacità dello stesso cantante e nei giorni della schiavitù, il suo dialetto particolare (1) era l'unico modo per parlare liberamente, nonostante i continui tentativi delle autorità bianche di sopprimere gli aspetti più radicali di questa musica.
Malgrado la schiacciante popolarità e gli interessi commerciali che gravitano intorno al reggae, il calipso rimane una musica di grande forza nelle Indie Occidentali, come dimostra chiaramente questo pezzo di Mighty Sparrow, uno dei più importanti artisti di questo stile. La carriera di Sparrow si è sviluppata principalmente come compositore, per più di vent'anni, non solo di grandi canzoni d'amore, ma anche di testi taglienti e incisivi e con il tempo, ha sostenuto la sua popolarità con la pubblicazione di numerosi album.
Music and rhythm è stata scelta da Sparrow vs. the Rest, pubblicato nel 1976, come straordinaria introduzione all'intelligente e irresistibile forza del calipso moderno. Particolarmente raffinati, in questo pezzo, gli ottoni.
Vogliamo ringraziare innanzitutto Mighty Sparrow e Sam Selkridge, per la squisita disponibilità - e anche, la Charlie Records (USA), Dynamic Records (Giamaica) e Creole Records (UK).
Una canzone dominata, soverchiata, segnata dai fiati, sax, trombone, trombe, con la voce che contrappunta le frasi ritmiche inarrestabili degli ottoni. Mighty Sparrow (al secolo Slinger Francisco) ebbe un successo notevole negli Stati Uniti, dove nel 1956 riuscì a vendere un milione di copie del suo album Calipso.
Gran Bretagna, Caraibi
What you talkin' bout
La musicalità di Rico abbraccia l'intero sviluppo delle sonorità giamaicane degli ultimi vent'anni, dallo ska al rocksteady, fino al reggae. L'influenza principale del suo stile al trombone, in ogni caso, furono i principali esponenti del jazz anni '50. Prima di trasferirsi in Inghilterra nel 1961, Rico viveva e lavorava in una comunità rasta di Wareika Hills.
Lo stile personale degli arrangiamenti di Rico, influenzati dal jazz e dai fiati rigogliosi dello ska, si riconciliano certosinamente con le più recenti matrici ritmiche del reggae. Questo stile unico ha attirato ultimamente l'attenzione dei più grandi esponenti dello ska revival della Two-Tone, gli Specials - un gruppo che ha coinvolto lo stesso Rico nella formazione e che ha partecipato, con alcuni suoi membri, alla registrazione del pezzo di questa raccolta.
Rico e gli Specials, un santone della musica giamaicana e i principali protagonisti di quella stagione definita ska-revival, assieme in uno studio per un reggae piacevole, ma non distante dai canoni del genere. Interessante il lungo assolo di trombone dello stesso Rico e il massiccio uso dei fiati. Canzone registrata ai Riverside Studios di Londra nel dicembre del 1981.
Gran Bretagna
Marrakesh
Meglio conosciuto, probabilmente, per il suo lavoro con Stomu Yamashta e Brand X, Morris Pert è un laureato all'università di Edimburgo e alla Royal Academy di Londra e nel 1971, ha ricevuto il Royal Philarmonic Award per un suo lavoro orchestrale.
Marrakesh è stata incisa con strumenti percussivi convenzionali del Nord Africa, per evocare le atmosfere delle musiche marocchine e arabe, ma la sua complessa struttura ritmica (una figura ostinato ripetitiva - 6/4 5/4 6/4 3/4 7/8 - suonata con roto-toms, marimba, talking-drums e darabukka), è più avvicinabile alla musica indiana.
Brano strumentale di grande fascino, segnato da una frase percussiva martellante e da un riff di sintetizzatore a dir poco ipnotico; il sax di Tim Holmes è l'unico strumento che svolazza al di sopra dei loop sonoro-percussivi (opera di Morris Pert e Gary Kettle).
Gran Bretagna
Ascension two
Sin dalla fine degli anni '60, Pete Townshend ha seguito gli insegnamenti di un guru indiano, Meher Baba e questa influenza è stata spesso tradotta in idee musicali.
Questa canzone fu registrata all'inizio del 1982, a seguito di un invito personale di Peter Gabriel per contribuire a questa raccolta e noi vogliamo ringraziare Carla e Judy degli Eel Pie Studios per il loro contributo a questo progetto e Steve Lillywhite per avere co-prodotto e mixato il pezzo.
Uno strano pezzo di Pete Townshend, scritto e registrato appositamente per la raccolta, che vive quasi esclusivamente sulla forza della frase d'entrata, corale, forte e coinvolgente. Coinvolti nell'incisione, tre quarti degli Who in via di scioglimento (Pete Townshend, John Entwistle al basso e Kenney Jones alla batteria; manca solo Roger Daltrey) e un certo Rabbit al piano. Nel suo complesso, un pezzo non certo indimenticabile.
Gran Bretagna, Indonesia
Pengosekan
Vic è meglio conosciuto come produttore musicale e infatti, negli ultimi cinque anni il suo nome è associabile ad alcuni dei nomi di maggior successo della musica britannica contemporanea, uno su tutti, i Jam.
A parte il suo lavoro di produttore, Vic spende molto tempo inseguendo la sua passione per Bali e la sua cultura. Egli ha visitato molte volte il paese e ha lavorato e registrato in più occasioni con musicisti locali. In Pengosekan, registrata appositamente per questa raccolta, egli usa percussioni da orchestra balinese - i gamelan - strumenti che impreziosiscono la struttura ritmica della canzone e rivestono il tutto con un'improvvisazione vocale derivata da Balinese Ketjak o Monkey Chant.
Noi vorremmo ringraziare Vic per il suo entusiasmo e la sua fede in questo progetto nella sua interezza e ci sentiamo debitori verso l'Ambasciata Indonesiana, Mr. Suparmin e Mr. Abidin in particolare, per la loro squisita disponibilità e per aver prestato i gamelan usati per questo pezzo.
Ringraziamo anche gli Eel Pie Studios per la gentile collaborazione nella registrazione di questo pezzo e il Manor Studio della Virgin e Richard Branson in particolare, per il tempo gratuito offerto per completare questo lavoro; e la loro attenzione e collaborazione primaria verso questo progetto.
La natura del pezzo viene spiegata dalla scheda riportata qui sopra e poco è possibile aggiungere: percussioni, improvvisazioni, rumori vari, in un pezzo che non mi sembra poi così interessante. Lo è molto di più l'estratto che viene subito dopo, registrato dallo stesso Coppersmith-Heaven e che in questo brano viene rimasticato e restituito a tocchettini sparsi. Registrato agli Eel Pie Studios di Twickenham e al Manor di Oxfordshire, nella primavera del 1982. Da notare la presenza di Tony Levin al 'bass Paddy Bush: Gengong'.
Indonesia
A short excerpt from The Ramayana Monkey Chant
Questo breve estratto dal Ramayana Monkey Chant, è stato incluso a questo punto per servire da punto di riferimento alle improvvisazioni vocali di Pengosekan.
Il Ketjak si è sviluppato a Bali in questo secolo, da un'antica danza esorcista chiamata sanghjang. Il canto celebra una battaglia dell'epica Hindu Ramayana - nella quale orde di scimmie arrivano ad aiutare il Principe Rama nella sua battaglia contro il malvagio Re Ravana.
Chiaro come, anche in questo caso, l'aspetto visivo sia a dir poco indispensabile, ma la particolarità di queste voci, che 'raccontano' storie antiche e s'intersecano come due corpi in battaglia, è intrigante... Forse perché esotica, lontana dal mio mondo o forse per chissà quale motivo. Segmento registrato a Bali, da Vic Coppersmith-Heaven, nel febbraio del 1982.
Stati Uniti
Ba Benzélé
Le registrazioni originali di studio di Ba Benzélé, appaiono in un album del 1980 di Jon Hassell con Brian Eno, Fourth World volume one - Possible musics. Jon Hassell, musicista e compositore canadese, descrive la Musica del Quarto Mondo come "un termine che io uso per descrivere i suoni che fanno un passo avanti rispetto al Terzo Mondo: è la musica che fonde primitivo e futuristico. Essa combina elementi delle musiche etniche tradizionali del mondo, con la tecnologia corrente, per produrre un suono originale autentico e contemporaneo".
Possible musics (etichetta EG Editions EGS 107) fu incluso dal New York Times nella lista dei dieci migliori album del 1980 e rimane uno dei dischi straordinari di quell'anno, anche se sconosciuto al grande publico. Dream theory in Malaya - Fourth World volume two (Editions EGM 114) s'ispira alla "parte orientale tropicale del mondo (Bali, Java, Malaya)" e anche questo album è caldamente raccomandato.
Il pezzo, registrato dal vivo a Toronto l'anno scorso, è stato estratto - a malincuore - da un'incisione originale di più di dieci minuti.
Brano visionario e sperimentale, molto vicino, anche a livello sonoro, alle cose di Brian Eno e David Byrne di My life in the bush of ghosts. Da notare l'errore palese della scheda: Jon Hassell non è canadese, ma statunitense, di Memphis, Tennessee, la patria di Elvis Presley. Registrato all'Ontario College of Art di Toronto il 14 novembre 1981. Partecipazione di Brian Eno ai sintetizzatori.
Pakistan
Noor Azli Chamkia
Nusrat Fateh Ali Khan e il suo gruppo (2), provengono dal Pakistan e sono maestri riconosciuti delle appassionanti e devote esibizioni di canzoni musulmane. Una singola esibizione di un Qawwal - un cantante di Qawwali - potrebbe durare alcune ore e questo breve estratto da quella che sarebbe essa stessa una breve canzone, è stato scelto per enfatizzare l'abilità vocale riscontrabile in questa splendida melodia tradizionale.
Il canto Qawwali è un'espressione musicale del sufismo, una tradizione mistica dell'islamismo, da una parola che deriva essa stessa dall'arabo Qual, che significa letteralmente espressione. Le canzoni Qawwali sono preghiere del profeta Maometto, di Dio (Allah) e dei santi e sono cantate nella credenza che l'anima del cantante possa elevarsi fino al punto in cui "l'uomo è davanti a sé stesso ed è pronto a sacrificare sé stesso sull'altare di Allah e ci sono stati casi in cui questo è successo veramente" (estratto dalle note del programma di un tour dei Sabri Brothers, un gruppo Qawwali del Pakistan).
Anche le canzoni che trattano generalmente della grande potenza dell'amore, sono una costante della tradizione Qawwali, ma questo qui presente, è un pezzo puramente religioso. La registrazione proviene dall'ultimo tour europeo di Nusrat Fateh Ali Khan e ci è stata resa disponibile dalla gentile collaborazione da Mr. Ayyub, dell'Oriental Star Agencies di Birmingham.
Un brano quasi esclusivamente vocale, pregno di una forza frastornante, che solo la missione particolare di un artista come Nusrat Fateh Ali Khan può generare... o forse no. È la stessa forza che si riscontra nei cantanti soul più validi, quella voce interiore dirompente che non sembra avere limiti... o forse no.
Gran Bretagna
A ritual mask
Durante un tour europeo di qualche anno or sono, Peter Hammill si presentò sul palco con un Kora - un'arpa a ventuno corde del Senegambia, usata per la splendida esibizione di Alhaji Bai Konte - che in seguito egli appese ad un muro della sua casa nel Whitshire.
L'artista scelse di usare lo strumento in A ritual mask per una specie di contrappasso, una sfida ironica e intelligente, trattando la canzone il tema dell'appropriazione culturale. In ogni caso, lo strumento musicale è usato non per le sue tradizionali qualità musicali, ma per sconvolgere l'atmosfera coinvolgente delle liriche.
A ritual mask fu registrato a Bath nell'aprile del 1982, mentre Peter stava completando i lavori del suo undicesimo album solista.
Un brano suonato da un Peter Hammill completamente solo, impegnato con la voce (la sua voce straordinaria) e con una serie di strumenti percussivi. Esperimento interessante, ma quando si possiede una voce come questa, qualunque esperimento diventa interessante. Registrato al Sofa Sound di Bath nel 1982, con Peter Hammill alla voce, kora, chinese drum, badhran e lentil shakers.
Stati Uniti
His wife refused
Nei suoi lavori più recenti, sia con la formazione allargata dei Talking Heads, che nella collaborazione con Brian Eno per My life in the bush of ghosts (Editions EG ED48), David Byrne si è confermato uno dei musicisti occidentali, tra i più famosi, direttamente coinvolti dalle innovative influenze delle tradizioni musicali non europee. His wife refused è stata estratta dal suo lavoro più recente, il commento musicale di una produzione teatrale di Broadway, il balletto The Catherine wheel. Il disco della colonna sonora, pubblicato nel 1981, presentava una versione ridotta dell'intero lavoro, mentre la versione completa è stata da poco realizzata su cassetta negli Stati Uniti.
Le attività di David Byrne, all'inizio degli anni '80, non conoscevano soste e limiti: tra i Talking Heads, la collaborazione con Brian Eno (lo straordinario My life in the bush of ghosts) e questo lavoro solista, il nostro sembrava inarrestabile. Mi piacerebbe vedere come questa canzone possa essere usata per un balletto, ma sono talmente ignorante e a digiuno di piacevolezze simili, da non poterlo nemmeno lontanamente immaginare. Brano nervosissimo, non molto lontano (anzi, molto vicino) dalle cose dei Talking Heads del periodo. Scritto e prodotto da David Byrne e registrato ai Celestial Sound e Olympic Sound di Londra, il pezzo, che vede lo stesso leader dei Talking Heads alla voce, basso e chitarra, coinvolge anche Bernie Worrell e Adrian Belew (della formazione dei Talking Heads di Remain in light), il primo al mini moog, il secondo alla chitarra steel drum.
ALHAJI BAI KONTE and MALAMINI JOBATE
Gambia
Sudurum Kumbosora
Ormai quasi sessantenne, Alhaji Bai Konte è acclamato come il più famoso musicista virtuoso del Kora, un'arpa a ventuno corde che è suonata quasi esclusivamente a livello professionale dai musicisti Griot (3) del popolo Mandinka dell'Africa Occidentale. Usando una tecnica di finger-picking molto simile a quella della chitarra, il Kora accompagna solitamente canzoni relative a eventi del passato o preghiere delle principali famiglie Mandinka. Tradizionalmente uno strumento solista, Alhaji ha sviluppato negli ultimi anni un potenziale ancora più ricco per il kora, registrando pezzi con altri virtuosi e ha insegnato la sua tecnica straordinaria al figlio Dembo e al suo pupillo Malamini.
Sudurum Kumbosora fu registrato con tecnica digitale nello studio casalingo di Peter Gabriel, nel marzo del 1982, durante il primo tour europeo di Alhaji. Il Kora di Malamini è accordato armonicamente su un tono basso, per mezzo di un sonaglio agganciato al ponticello.
Tradizione africana in questo pezzo per kora e voce di due virtuosi dello strumento. Echi curiosi del Fabrizio De André di Creuza de mâ, anche se siamo molto lontani dal Mediterraneo, ma ennesima conferma della natura onnipresente e onnivora della cultura musicale, un veicolo inarrestabile per qualunque frontiera. Brano prodotto da David Lord e registrato agli Shabby Road Studios.
LONESI CHEWANE and JONI HETARA
Malawi
Mkazi Wa Mulomo
Lo strumento di questo pezzo è lo xilofono Magadogo, suonato da due ragazzi dodicenni, Lonesi Chewane e Joni Hetara. La registrazione fu realizzata in mono nel 1958 a Katunga, Malawi, da Hugh Tracey.
La fonte di questo nastro è la Fircliff Centre Library di Portishead, nelle vicinanze di Bristol, dove una raccolta di registrazioni africane - molte delle quali opera di Hugh Tracey - formano solo una parte del grande archivio di nastri della libreria. Questa registrazione, assieme ad altre, ci fu raccomandata da Mr. Peter Kennedy, l'archivista della libreria, persona cui siamo estremamente grati per la sua squisita collaborazione.
Dimostrazione virtuosistica di grande capacità e velocità, da parte di questi due ragazzini dodicenni africani. Un pezzo brevissimo, lontano nel tempo (1958) e affascinante per molti motivi.
India e Gran Bretagna
Himalaya
Proveniente da Madras, sud dell'India, il violinista classico Shankar è piuttosto noto per la sua collaborazione con il chitarrista John McLaughlin negli Shakti; un gruppo che ebbe un grande successo con la sua miscela Occidente-Oriente di jazz e tradizione indiana, con un punto di vista contemporaneo e occidentale. Senza perdere le sue radici indiane del sud, dove egli ricompare ogni anno per una serie di concerti solisti, Shankar ha scelto negli ultimi anni di ritornare alla musica indiana, con la mediazione della musica popolare occidentale.
Shankar vive attualmente a Londra e sta preparando il materiale per un album con il chitarrista classico e rock Bill Lovelady, che ha contribuito alla session di registrazione realizzata appositamente per questo album.
Himalaya ospita un doppio violino stereofonico a dieci corde, uno strumento concepito e disegnato da Shankar, con il quale l'artista copre l'intera serie tonale di un'orchestra di archi.
Con Himalaya si precipita sulle vette del miglior pop contaminato, ad opera della bella voce di Shankar, in un brano dominato dal sintetizzatore di Peter Oxendale. Una gran bella melodia, forse troppo debitrice all'occidente musicale. Registrato al Virgin Barge Studio di Londra nel marzo del 1982.
Germania
Persian love
Compositore e multistrumentista tedesco, Holger Czukay descrive sé stesso, in maniera informale, come "un pittore di panorami acustici". Già pupillo di Stockhausen e membro fondatore del gruppo sperimentale Can, la musica di Czukay combina strati sonori di vari strumenti, con un programma di ricostruzione di voci catturate sulle onde corte radiofoniche - producendo un risultato che i trattamenti delle intricate trame sonore, possono essere definiti effettivamente 'dipinti' sul nastro che li sta riproducendo.
Persian love fu inserita originariamente nell'LP Movies (EMC 3319) del 1980 e ospita sconosciuti musicisti persiani catturati da Holger alla radio, durante una ricerca casuale sulla banda a onde corte.
Supportato dal vecchio socio Jaki Liebezeit (lo straordinario batterista dei Can, alla batteria e congas), Holger Czukay (chitarra, tastiere, sintetizzatore, basso e onde corte) si diverte a registrare sconosciuti artisti iraniani e li inserisce nella sua musica, in un collage indubbiamente geniale (forse un po' cervellotico, ma chi sono io per affermarlo?).
Perché negarci anche l'ultimo pezzo traducibile, dove viene spiegato perché la mappa di Peters è una cosa e l'antica rappresentazione del mondo planimetrico di Mercatore, un'altra? Qui sotto le mappe di Mercatore e di Peters (nell'ordine) e a seguire, il pezzo non firmato presente all'interno della copertina di Music and rhythm.


Ogni mappa del mondo, naturalmente, è disegnata su una superficie piana, ma bisognerebbe ricordare che il complicato processo che permette di rappresentare un globo su un pezzo di carta - una proiezione - non può evitare alcune distorsioni in merito alle superfici curve sulle quali noi viviamo.
La mappa presentata qui sopra, fu disegnata da Arno Peters, uno storico tedesco, nel 1974 - e da questo, proiezione di Peters - e differisce dalla proiezione che ci è molto più familiare - proiezione di Mercatore - dal fatto che Peters pone l'Equatore al centro della mappa. La proiezione di Mercatore, invece, poneva l'equatore a due terzi della mappa e l'Europa al centro e questo spiega perché l'antica rappresentazione globale sia molto più allungata del normale nella parte superiore.
Il punto è: le mappe sono sempre disegnate con uno scopo preciso. La proiezione di Mercatore fu disegnata nel 1569; il suo scopo principale era quello di aiutare i navigatori nelle rotte tra l'Europa e il resto del mondo e la rappresentazione delle distanze, in effetti, fu abbastanza corretta e accurata. In ogni caso, essa non ci fornisce una reale rappresentazione delle aree terrestri e questa inesattezza è stata corretta dalla proiezione di Peters. I continenti dell'emisfero sud sono molto più grandi, ma è questa, in realtà, la vera rappresentazione delle grandezze rispetto all'emisfero nord e l'Africa è correttamente disegnata come il continente più grande del mondo. La proiezione di Peters è stata scelta, in questo caso, perché essa offre una rappresentazione molto meno distorta in favore dell'Europa e perché è molto più vicina al contesto delle musiche presenti in questo album. Noi speriamo che questa mappa, alla stregua di un segnale indicatore, possa anche suggerire il concetto che quando le masse terrestri vengono rappresentate nella loro reale grandezza, le espressioni culturali delle genti di questi continenti non devono essere trascurate, svilite o sminuite.
NOTE
(1) Patois.
(2) Definito Party.
(3) Cantastorie.