THE BEST OF INDIE METAL

Cd singolo, edito dalla Emporio Records (1994)
Cosa c'è di peggio di un gruppo di metal-band che incidono per grandi etichette discografiche, di un gruppo di metal-band che incidono per etichette indipendenti? Chi spera di trovare un po' di coraggio, di iniziativa, è meglio che si metta l'anima in pace. 16 canzoni, 13 cagate ( o quasi: quando vado in overdose di pessima musica, tendo ad esagerare) in questa raccolta di gruppi inglesi che incidevano per etichette indipendenti inglesi (leggere di seguito per il dettaglio). Soldi buttati (pochi per fortuna).
I survive e Gimme the money
Si parte in seconda (anche meno) con un gruppo che mi è totalmente sconosciuto. I survive potrebbe fare da colonna sonora a un film o un telefilm degli anni '80 di quarta serie. Disarmante. Gimme the money, dal canto suo, vorrebbe essere un pallido tentativo di hard-rock bluesato, ma lo sconforto regna sovrano.
Take it all away e It could be better
Diciamolo chiaramente: la notorietà raggiunta dalle Girlschool è dovuta alla novità del gruppo di heavy-metal femminile (forse il primo in assoluto dichiaratamente metallico?). Sulla qualità della loro musichetta, meglio stendere un velo pietoso. Take it all away (il loro primo singolo in assoluto) è un tentativo di hard-rock'n'roll, mentre It could be better (retro dello stesso primo singolo) rallenta il ritmo sino a un pop-metal di pochezza infinita.
All the time e Feel like a man
Altro gruppo sconosciuto, una specie di clone degli Status Quo (che non sono propriamente dei campioni di creatività): All the time, da questo punto di vista, è fin disarmante nell'uso di carta-carbone. Feel like a man è più classicamente heavy e fa più classicamente schifo (quando una canzone è brutta, è brutta, non c'è niente da fare; non bastasse, è anche lunghissima!).
Motörhead e Hurry on sundown
L'unico motivo per ascoltare questo cd: la versione originale di Motörhead, il brano di Lemmy Kilmister che in seguito darà anche il nome al gruppo del bassista (sarà cacciato dagli Hawkwind per la sua esagerata propensione verso certe sostanze, anche se la storia è un po' più complicata). Meno metallica della versione degli omonimi, chiaramente, la Motörhead degli Hawkwind è davvero splendida (anche se devo dire, con una punta di sorpresa, che mi manca la voce da sgozzato di Lemmy, ma quella arriverà in seguito con le tonnellate di sigarette e gli oceani di alcool). Hurry on sundown, invece, torna nelle atmosfere tipiche del gruppo di In search of space, un disco considerato una pietra miliare del rock spaziale e che a me non va giù in nessun modo. Psichedelia alla Frisco, effetti sonori, qualche acido e una lunghissima canzone dagli intenti onirici. Non fa per me. Gli Hawkwind, comunque, anche per la loro storia, risultano nettamente i migliori della raccolta e su questo c'erano pochi dubbi.
All around the world e Star
Al solo leggerne il nome, la nostalgia prende alla gola. Bernie Tormé lo vidi dal vivo quando prestava la sua chitarra al gruppo di Ian Gillan, nel 1981 e a livello di pure sensazioni archiviate da allora, so che riuscì a sconvolgermi. Ero al mio secondo concerto e il primo non fu niente di che: il mio vero e proprio battesimo con la musica dal vivo, fu marchiato anche da Bernie Tormé. Dopo questa vagonata di ricordi, passiamo ai due pezzi del chitarrista. All around the world si distingue per la voce, di un certo Phil Lewis (sembra sia un ex-L.A. Guns o ex-Girl, ma ha poca importanza), una scelta vocale per le proprie canzoni pari a un calcio nelle palle. Star è la stessa canzone precedente. Senza parole.
Hit it e Are you there?
Uno tra i gruppi più incensati dalla critica di quel movimento che è passato alla storia come New Wave of British Heavy Metal. Hit it è un pezzo tratto dal settimo album del gruppo (siamo nel 1987) ed è un heavy-brano corretto da spruzzi di class-metal, il genere che impazzava all'epoca per 'merito' di nomi come Ratt o Quiet Riot. Coretti, chitarre metalliche eppure discrete anche per Are you there? (il periodo è il medesimo). Sconforto, l'ennesimo.
Wind of change
È il gruppo di Huw LLoyd-Langton, un musicista-turnista che è passato tra le fila di vari gruppi (tra i quali gli Hawkwind). Il rocketto duro di Wind of change non dice nulla del passato del protagonista e interprete.
We got the edge
Sembra che i Savage siano uno dei gruppi storici della New Wave eccetera inglese. Il brano in questione è del 1985: la verve metallica è migliore del tenore generale del disco, ma non si cade dalla sedia, nemmeno in questo caso.
Too different
Gruppo dalla vita effimera, autore di un album dalla qualità effimera (sto andando a naso, ascoltando questo brano vomitevole). Dai Persian Risk, il chitarrista Phil Campbell sarà reclutato alla corte dei Motörhead. Adieu.
Time for you
Siamo di fronte all'unico gruppo che tenta di uscire dalla cella heavy-class metal di questo album (lasciando da parte gli Hawkwind, fuori classifica). Chitarrone davvero dure e che riescono a fare anche male, voce roca al punto giusto e un metal-blues convincente. Non si cade dalla solita sedia, ma è già qualcosa vista la qualità generale.