ACRES FOR CENTS

Album singolo in vinile, raccolta della Zippo Records (1987)
Una bella antologia che raccoglie i campioni della musica del deserto e delle radici degli anni '80, un periodo creativamente florido per questo tipo di proposte. A seguire, i vari brani recensiti e le presentazioni dei vari artisti, tratte dal retro-copertina dell'album.
Talking hoover damn blues
La batteria squillante delle prime note non promette nulla di buono, ma poi le chitarre riportano il discorso su territori molto più familiari ad una raccolta di questo tipo. Garage, un pizzico di country e la bella voce di Russ Tolman, in questo pezzo che apre l'antologia desertica anni '80 per eccellenza.
Come principale compositore e metà della leggendaria coppia di chitarristi Tolman/McGrath dei True West, Russ Tolman si è già conquistato un ampio riconoscimento per le proprie canzoni intelligenti e sarcasticamente oscure e per il tempestoso modo di suonare la chitarra, sin da quando abbandonò l'avventura True West alla fine del 1985. Tolman partì in quarta, costruendo questa 'grande palla di rumore' in forma di disco solista per la Zippo e fu ben lontano dal ricevere grandi acclamazioni per esso negli Stati Uniti. Forced Exposure (1) lo definì "una grande raccolta di canzoni chitarristiche", Option (2) scrisse che era un "real cooter" (qualsiasi cosa sia) (3) e l'utilissimo Jet Lag magazine (ogni famiglia dovrebbe essere abbonata), suggerì che dovremmo tenere il disco nella vecchia Buick del '67, con una confezione da sei lattine e un sacchetto di Doritos! Così lontani, invece, la critica indolente di Rolling Stone e il pomposo scribacchiare di Spin, che hanno mancato l'appuntamento editoriale con questo disco magnifico. E oltre a questo, come sempre, hanno negato recisamente sulla sua stessa esistenza. E allora non aspettate che queste quindici copie bucate vengano finalmente recensite, uscite di lì e compratelo!
Run
Bella canzone tirata per i Windbreakers, gruppo tra i più rispettati dalla critica, ma che non ha raggiunto una notorietà pari agli altri colleghi dell'antologia, nemmeno a livello di culto: chitarre a mille, sezione ritmica che pesta e sensazioni che non avvicinano al deserto, quantomeno in questo caso.
The Windbreakers sono (erano?) Tim Lee e Bobby Sutliff. Vengono da Jackson, Mississippi e fanno coppia fissa sin dall'estate del 1981. Con due EP e due album già alle spalle, la loro Run rappresenta ancora una volta il miglior esempio del loro sfacciato e melodico tipo di rock. Come sempre, le reazioni della stampa USA a questo disco sono state in generale favorevoli e ancora una volta, i risultati davvero minimali. Gli ascoltatori più attenti hanno collegato vari aspetti del suono Windbreakers a Byrds, Big Star, Electric Prunes, Television, Let's Active, Syd Barrett (!) e Bongos (!!), solo per fare qualche nome, così vi sarà più semplice riconoscerli quando li ascolterete tutti in un solo LP.
Moonlight cryin'
Evan Johns, con le sue Bombe all'Idrogeno, è uno di quei nomi che rischia la macchietta, a causa della voce del protagonista più che per la musica. In questo caso, il nostro si produce in un pezzo crepuscolare e ulula alla Luce piangente della Luna come un coyote assiso sulla solita rupe. Affascinante.
Virginiano di nascita ed ex-residente di Washington D.C., Evan Johns, che ora vive ad Austin, Texas, è diventato una leggenda con i suoi assoli chitarristici. Gli H-Bombs originali presero vita a Washington D.C., quando Evan Johns fu chiamato in Texas per unirsi ai LeRoi Brothers. Prima di riformare gli H-Bombs ad Austin, egli apparve anche, in maniera spettacolare, in Trash, twang and thunder (Demon FIEND 40). Evan Johns and the H-Bombs è il loro primo album canonico, un disco composto abilmente, con un suono che è stato coloratamente descritto come una mistura di blues fangoso delle rive del Delta, swamp-rock nero two-step, un tributo a Sergio Leone e stacchi iperamplificati di grida e tremolii (4), il tutto lavato con l'impeto del riverbero californiano del surf. Com'è possibile resistere a tutto questo?
Thin line man
Un autentico campione della musica desertica di quegli anni, Howe Gelb e i suoi Giant Sand, solista e gruppo, sono attivi ancora oggi, a quanto ne so. La canzone è tratta dal secondo album del gruppo (Ballad of a thin line man), lavoro che merita l'acquisto al pari del primo, Valley of rain. Poteva dare di più Howe Gelb alla luce di questo esempio splendido di musica tirata, chitarre e intelligenza compositiva? Forse sì, ma accontentiamoci.
Giant Sand sono guidati da Howe Gelb che, ve lo diciamo umilmente, è un tipo alla pari con Sam Shepard come scrittore e giornalista dell'autentico spirito americano. Sbucano da Tucson, Arizona, dal deserto dove tutto è secco e caldo e la loro musica è uno specchio delle condizioni climatiche, secca e qualche volta disturbante. Sono stati riconosciuti come la migliore band emergente del sud-ovest degli Stati Uniti già da molti nell'ultimo anno. Ballad of a thin line man è il loro secondo album e come il primo, Valley of rain, è disponibile su etichetta Zippo.
Backroad bridge song (What could I say)
Ritorna il nome True West, dopo la canzone del loro ex-leader Russ Tolman. Li conosco solamente per queste presenze antologiche, ma non riesco a sottrarmi al fascino innegabile delle loro canzoni chitarristiche, delicate senza essere melliflue: questo è l'ennesimo esempio.
È uno dei grandi misteri della vita che i True West non siano riusciti a rendere i loro dischi superlativi pari alla potenza della band sul palco. I loro concerti li qualificavano come una delle migliori band americane del 1984, ma la loro immagine era abbastanza deprimente da farli passare sotto silenzio e mentre la 'critica' esaltava i REM, i True West venivano praticamente ignorati. Una tragedia. Drifters è un memorabile esempio della loro qualità, ma non è il solo indicativo della loro grandezza. Una versione dei True West esiste ancora oggi (5), ma senza Russ Tolman, che li lasciò e con il quale trovarono il giusto viatico per la loro esplosione.
Moonhead
La canzone che titola il secondo album dei Thin White Rope, chiude la prima facciata di Acres for cents. Moonhead è un lungo viaggio introduttivo, commentato dal basso, che si conclude con discrete esplosioni e poi ricomincia. Non è il capolavoro di quell'album, ma la materia era così tanta e così valida, che la scelta sarebbe stata comunque difficile. Gli straordinari Thin White Rope si potrebbero considerare i campioni di quella estetica del deserto che l'album vuole (vorrebbe) esaltare, riuscendoci quasi in pieno.
Un eccellente giornale americano, The Bob, ha notato che Thin White Rope stanno cercando il cuore del sogno americano con una tale ferocia, da far sembrare il Boss (6) come una vecchia signora zoppa. Questo è uno dei modi per descrivere la straordinaria e minacciosa musica di questo quartetto proveniente da Davis, California. Moonhead è il secondo LP della band ed è più sintetico e tagliente del primo (entrambi disponibili su Zippo). Sono davvero innovativi, eccitanti e concettualmente quasi perfetti. Sinceri.
Mumbo Jumbo
Tradizione, radici, country, rock'n'roll e una voce che ricorda sia i rockers degli anni '50, che lo squisito Phil Alvin dei Blasters. Bella.
Forse la band più celebrata di Austin e sicuramente uno dei più divertenti gruppi live di cui i nostri occhi siano stati testimoni, i Tailgators sono un'esuberante miscela di rock'n'roll vecchio stile, musica cajun e country e alcuni altri ovvi elementi collaterali - un miscuglio che qualcuno ha chiamato swamp-rock. Guidati dal fondatore dei LeRoi Brothers, Don Leady e ospitanti anche l'ex-bassista dei Fabulous Thunderbirds, Keith Ferguson, i Tailgators di Mumbo Jumbo sono al secondo e più consistente LP. Rolling Stone lo ha definito "paradiso dello swamp-rock" e come Don Leady dice dello stesso: "se lo ascolti, sai che dovrai ballarlo". Ballatelo.
Bend in the road
Canzone che non fa parte dell'unico disco attribuibile a Danny & Dusty, quel "Lost weekend" che, data la lista di personaggi coinvolti, prometteva ben di più del risultato finale. Bend in the road potrebbe benissimo far parte di quel disco (e da quel che ne so, uscì dalle stesse session): country, nessun volo particolare e le solite e splendide voci dei due protagonisti.
Danny & Dusty sono, rispettivamente, Dan Stuart dei Green On Red e Steve Wynn dei Dream Syndicate. I due hanno inciso un album che è uscito per la Zippo, ma questo pezzo è tratto da una compilation che ospitava alcune delle principali band di Los Angeles con i loro cappelli da cow-boy e una selezione di classici numeri country, alcuni traditional e qualche pezzo originale. Come sporadica aggregazione, Danny & Dusty hanno suonato alcuni memorabili concerti nella zona di Los Angeles e questa canzone offre un intrigante esempio del potenziale della coppia Wynn/Stuart come compositori. L'ideale band da bar.
Tears fall away
Chris D. e una delle numerose incarnazioni della sua carriera, i Divine Horsemen, gruppo dalle misteriose inclinazioni, almeno quanto la voce del protagonista. Ballata notturna caratterizzata dal miscuglio delle due voci di diverso genere.
Divine Horsemen è il gruppo dell'irrefrenabile e prolifico Chris D., che ha diversi album al suo attivo e ora, con la nuova ragione sociale, altrettanti ne arriveranno. Anche Julie Christensen è coinvolta nel progetto, con la sua voce che vi farà sciogliere il cuore e rizzare i capelli in testa allo stesso tempo e il famoso Brantley Kearns al violino. Tears fall away fu registrata appositamente per la compilation Don't shoot e alla luce di tutti gli artisti country sfoggiati come mercanzia in un negozio, c'è la speranza che esso contribuisca a riportare il country nel western.
Dirt
Il pezzo più duro e granitico dell'intera raccolta, proviene dai Naked Prey, gruppo che sembrava dovesse raccogliere molto di più di quanto ha raccattato nei pochi anni di carriera. Versione metallica del brano che chiude la prima facciata di Fun house, il secondo album degli Stooges, Dirt stanca al terzo ascolto e non saprei ben dire perché.
In gran parte nativa dell'Arizona, la band Naked Prey suona come una vendetta. È una band intensa, potente e per fortuna, insofferente verso i banali cliches musicali e le meteore che di solito cospirano per fare di questo tipo di gruppi qualcosa di sommamente ridicolo. Dai loro esordi minimali del 1983, essi sono ora un uragano in piena, con un suono da arena che potrebbe vederli presto giocare nella Big League. Dirt, pensiamo, è il loro modo per ringraziare Iggy e gli Stooges (7).
Pure heart
Altro gruppo texano e del deserto, che sembrava fosse destinato a traguardi maggiori alla fine degli anni '80. Pure heart, tratta dal loro secondo lavoro, Brave, clean + reverent, è un perfetto esempio dell'atmosfera generale di quel disco dei Wild Seeds: ballata in un certo qual modo sghangherata, sincera, polverosa ed emozionante.
Come il cibo messicano che usano per carburante, i Wild Seeds sono un gruppo che profuma di spezie piccanti. Vengono da Austin, Texas e sono nati per iniziativa di Michael Hall all'inizio del 1983. Dopo ampi rimaneggiamenti nella formazione, registrarono il loro primo EP nel 1985 e ora hanno un album in uscita per la Jungle Records negli States e per la Zippo in Europa. La loro musica spazia dalle ballate al classico rock inzuppato di chitarre. E Pure heart è una delle canzoni più evocative ed emozionanti che abbiano usato la frase Yip-e-yi-yip-e-yi-yay!
10-5-60
Siamo su un registro ben diverso dalla durezza metallica dei Naked Prey: i Long Ryders d'inizio carriera erano uno dei gruppi più eccitanti di quella scena, con la loro mistura di psichedelia, country, radici garage e rock chitarristico. La title-track del loro mini d'esordio è una scarica di adrenalina ancora oggi dopo così tanti anni. Con i Thin White Rope, i migliori del lotto.
Alla fine, dopo lunghe ed intense negoziazioni, ci siamo finalmente assicurati i diritti per la pubblicazione del primo mini-lp dei Long Ryders, uscito nel 1983 e da molto tempo fuori catalogo. Chi conosce Native sons, non avrà dubbi sulla qualità e sulle delizie qui esposte. Noi abbiamo aggiunto anche una canzone extra, The trip, che fu registrata due anni prima e abbiamo rattoppato la copertina. I Long Ryders hanno firmato per la Island Records e hanno un nuovo album in uscita imminente. Nel frattempo, comprate 10-5-60 e completate la vostra discografia.
THE BAND OF... BLACKY RANCHETTE
Heartland
Progetto laterale di Howe Gelb rispetto alla direzione principale Giant Sand. Country del più classico, godibile, ma un po' estraneo allo spirito della raccolta.
È ancora Howe Gelb, che in questo caso scrive canzoni country di un valore tale che potrebbero farlo diventare una star. Forse la sua camicia non è lunga abbastanza, oppure usa il parrucchiere sbagliato o ancora, gli strappi dei suoi jeans sono nei punti sbagliati. Chi può saperlo? Rimane il fatto che le sue canzoni sono innegabilmente brillanti e ancora una volta, sono quadri struggenti di scrittura del deserto che nessun contemporaneo sarebbe in grado di scrivere in una vita intera ed egli non ha ancora un contratto negli States! Cosa diavolo sta succedendo? Aprite la finestra, mettete su Heartland e fatela suonare al massimo volume.
NOTE
(1) Storica rivista statunitense di rock indipendente.
(2) Altra storica rivista di rock indipendente.
(3) Esatto: nemmeno il curatore delle note riesce a spiegare cosa sia un real cooter, figuratevi io.
(4) Periodo ostico da tradurre, per la presenza di espressioni gergali e/o scherzose.
(5) Si parla, ovviamente, del 1987, data di uscita della raccolta.
(6) Il Boss non può che essere che Bruce Springsteen.
(7) La canzone è tratta dall'album Under the blue marlin.