BIOGRAFIE

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John Nommensen Duchac 'John Doe' (chitarrista e poi bassista, cantante e compositore), nato a Decatur, Illinois, nel 1954, con la famiglia traslocò a Baltimora, dove fece parte di diversi gruppi. Nel 1976 John si trasferì sulla costa occidentale degli Stati Uniti, a Los Angeles, dove conobbe Tyson Kindall 'Billy Zoom', chitarrista pure nato in Illinois (a Savanna) nel 1949, appassionato di rockabilly anni '50 e di lambrette. Nello stesso periodo del suo incontro con Billy Zoom, John Doe incontrò Christine Cervenka 'Exene' (nata a Chicago nel 1956 - e quindi, anche lei nata in Illinois - e poi vissuta in Florida), ad un seminario di poesia di Venice e formò una coppia, artistica e di fatto, destinata a influenzare non poco la musica degli anni a venire. Exene elaborò una propria composizione poetica e fece un'audizione per il gruppo che si stava formando sotto la guida di John Doe e Billy Zoom. Il primo batterista fu un certo Rand McNally, rimpiazzato in seguito da Mike Basher, ma ad un concerto i tre ragazzi furono impressionati dalla forza di Donald J. Bonebrake, per gli amici D.J., nato a Burbank, California, nel 1956 e a quel tempo nel gruppo punk Eyes: persuaso dell'occasione, Bonebrake sostituì Basher all'inizio del 1978 e gli X si formarono nella loro line-up classica.

Grazie alla reputazione guadagnata coi loro concerti, gli X diventarono la più rispettata e scritturata punk band di Los Angeles, in un periodo che, come disse Exene, "ciascuno era contemporaneamente protagonista e spettatore di ciò che stava accadendo". Il debutto discografico degli X fu un singolo pubblicato nel 1978 dalla Dangerhouse, Adult books/We're desperate, seguito dalla partecipazione alla raccolta Yes Los Angeles (la risposta della costa occidentale al No New York), con una prima versione di Los Angeles. L'incontro con l'ex-tastierista dei Doors, Ray Manzarek, fu in un certo senso la svolta per il gruppo: dopo aver firmato un contratto discografico con la neonata etichetta Slash Records (propagazione dell'omonima fanzine), gli X, con la produzione di Manzarek e il suo intervento alle tastiere in diversi brani, incisero il loro primo album, Los Angeles (1980), composto di nove pezzi. Come raccontò Billy Zoom, "molte altre canzoni rimasero fuori: incidemmo solo quelle che ci permisero i pochi soldi disponibili". Il disco ebbe un successo inaspettato per una band così giovane e per un'etichetta appena nata, tanto che gli X finirono sulla copertina del New York Rocker, nel seguitissimo programma radiofonico Rodney on the ROQ, di Rodney Bingenheimer e nei taccuini di numerose major discografiche.

Il singolo White girl precedette il secondo album, Wild gift (1981), prodotto ancora da Manzarek (che rinunciò a suonare le tastiere). Under the big black Sun, lo splendido terzo album (1982, ancora Manzarek ai cursori), vide il passaggio del gruppo alla Elektra Records (la casa discografica dei Doors, guarda caso). In quello stesso periodo il gruppo partecipò anche al manifesto cinematografico della scena musicale losangelena del periodo, The decline of western civilization, diretto da Penelope Spheeris. More fun in the new world (1983, l'ultimo LP degli X prodotto da Ray Manzarek) scandalizzò i puristi per True love pt. 2, una specie di scherzo in salsa disco-music, posto a fine lavoro, che nulla toglie alla bellezza sopraffina del tutto. Dopo il quarto album appena citato, il gruppo si prese la prima pausa dall'esordio di Los Angeles, pubblicando un singolo a 12 pollici con una versione di Wild thing dei Troggs e imbastendo il progetto Knitters, un combo composto da tre quarti degli X (Exene, John Doe e D.J. Bonebrake, ma con un intervento anche di Billy Zoom in Walkin' cane, dove suona la Macaroni Box: è proprio quello che sembra dal nome, una scatola di maccheroni!) e dal chitarrista e unico compositore dei Blasters, Dave Alvin.

L'album dei Knitters, Poor little critter on the road, uscì nel 1985, qualche tempo prima del quinto lavoro degli X, Ain't love grand, prodotto dal metallico Michael Wagener (Keel e Accept tra i suoi lavori) e lavoro artistico di gran lunga peggiore tra quelli degli X arrivati a casa mia. Ain't love grand, paradossalmente, arrivò in un momento in cui gli X sembravano spostarsi verso il lato più roots della loro musica (il lavoro dei Knitters), accentuando i malumori di un Billy Zoom che vide in quell'album metallico e prodotto in maniera becera (secondo il mio parere), i sintomi di un allontanamento sonoro dagli altri tre (Exene e John Doe, tra l'altro, divorziarono in quel periodo). Il biondo Billy Zoom se ne andò senza malumore alcuno, amichevolmente e fu rimpiazzato dal chitarrista dei Lone Justice, Tony Gilkinson. In quel 1986 uscì un documentario sul gruppo, The unheard music, diretto da Bill Morgan e che il regista italiano Davide Ferrario definì "forse il più bel rock-movie che sia mai stato realizzato". Il canto del cigno dei primi X fu dei migliori, anche se solo dal punto di vista artistico: See how we are (1987), prodotto da Alvin Clark, fu un epitaffio straordinario della loro storia, incorniciato dalla più bella canzone scritta da Dave Alvin, 4th of July e seguito dal finale vero e proprio, il doppio album dal vivo Live at the Whisky A Go-Go on the fabulous Sunset Strip (1988).

Il fallimento commerciale di See how we are pose la parola fine. La storia dell'amicizia fraterna tra Dave Alvin e John Doe, tra l'altro, regalò un mistero sul possibile coinvolgimento del chitarrista dei Blasters negli X, evento che sembrava cosa fatta (con l'adesione entusiastica di Alvin) e che poi si risolse in un nulla di fatto. In effetti, da ciò che raccontò in seguito Dave Alvin, i nuovi X con il chitarrista dei Blasters e senza Billy Zoom, sono nati e hanno inciso un album, il già citato lavoro dei Knitters: Alvin era convinto di essere stato chiamato da John Doe per entrare negli X e per come andarono le cose, fu lui il primo ad esserne sorpreso (e data la sempre tanto magnificata e nota amicizia tra Alvin e John, era tanto difficile chiedere qualche spiegazione?). Gli X si sciolsero dopo il doppio live e John Doe ed Exene diedero il via alle loro rispettive carriere soliste. Il primo s'impegnò anche nel cinema, con una parte di primo piano, tra le altre, in Great balls of fire di Jim McBride, il film che racconta l'ascesa e la caduta di Jerry Lee Lewis nel suo possibile momento d'oro. John Doe interpreta la parte del padre di Myra Gale Lewis, la cugina tredicenne che Jerry Lee Lewis sposò nel 1956, provocando uno scandalo che, in pratica, ne distrusse la carriera di nuovo Elvis (il personaggio di John Doe, J.W. Brown, fu un componente della band di Jerry Lee Lewis di quel periodo).

Gli X si riformarono nel 1990, con il ritorno di Billy Zoom, suonarono dal vivo negli anni successivi e in seguito, firmarono un contratto con la Big House, una sussidiaria inglese della Mercury Records. Un nuovo album fu pubblicato nel 1993, Hey Zeus!, prodotto da Tony Berg e caratterizzato dalla scrittura solitaria dei due compositori, John Doe e Exene (all'inizio della carriera e parzialmente anche in seguito, i due componevano in coppia). Intervistato da un giornalista del Los Angeles Reader, ad una domanda del tipo "Ti senti un sopravvissuto del punk?", John Doe rispose: "Questa è bella! Io non mi sento il sopravvissuto di niente, eccetto per il fatto che sono ancora vivo". Tra i vari progetti personali, gli X continuarono a suonare dal vivo e nel 1995 pubblicarono il live Unclogged, registrato a San Francisco in quello stesso anno. Gli ultimi dieci e più anni sono continuati con questo tenore e con la pubblicazione di due antologie, Beyond and back: the X anthology (1997) e The best: make the music go bang! (2004). Gli X compaiono nella raccolta Urgh! A music war.

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XPOZEZ

Poco si sa su questa misteriosa band che si chiamava Xpozez, oltre al fatto che suonava punk e proveniva da Huddersfield, Inghilterra. Il gruppo incise i suoi primi dischi per la BCT (Boardless Country Tapes) e tra i 170 nomi che parteciparono ai nastri-compilation dell'etichetta, fu l'unico inglese. Per l'etichetta Children of the Revolution, Xpozez incisero l'EP Forcefed the truth drug (1985). In data imprecisata è stata pubblicata, dall'etichetta Bearded Viking Records, l'antologia Demo recordings 1981 - 1983 e da qualche parte nel tempo, dovrebbe esserci anche l'EP Democracy e i titoli My generation, Night Club Strategy, 1000 marching feet e Skitzofrenia. Xopzez compaiono nella raccolta Indie punk classics.


XTC

Il geniaccio pop degli XTC nacque in quel di Swindon, cittadina inglese noiosa come tante altre. Andy Partridge (voce, chitarra e autore, nato l'11 novembre 1953 a La Valletta, Malta), Colin Moulding (voce, basso e autore, nato il 17 agosto 1955 a Swindon) e Terry Chambers (batteria, nato il 18 luglio 1955 a Swindon), nel 1973 decisero di sconfiggere la noia suonando in una serie infinita di gruppi dai nomi più diversi, Helium Kidz, Skyscraper, Snakes, Star Park, senza contare il nome che avrebbero voluto dare al proprio combo, poi scartato perché troppo riconducibile ad un preciso stilema sonoro, Dukes of Stratosphear: come molti sanno, i Duchi furono riesumati per uno dei tanti scherzi in musica dei nostri, nel 1985. Gli Helium Kidz, per la cronaca, registrarono qualcosa per la Decca, la stessa etichetta che scartò i Beatles in favore dei Tremeloes e furono scartati pure loro. Con l'arrivo di Barry Andrews, tastierista (nato il 12 settembre 1956 a West Norwood, Londra), nacquero gli XTC: era il 1977. I nostri emigrarono nella capitale europea della musica rock e furono fortunati, perché data l'avversione (esagero, ma non troppo) di Andy Partridge per i viaggi e i cambiamenti, Londra si trovava nella loro stessa nazione.

La Londra del 1977 era una città in pieno subbuglio musicale, il punk strabordava da ogni dove e sebbene gli XTC non fossero riconducibili a quegli stilemi sonori, l'influenza ci fu e innegabile. Nonostante la loro particolarità musicale, i quattro ottennero subito un contratto con la Virgin Records. Il loro esordio fu "3D EP", un dodici pollici del 1977. Nel 1978, i distributori italiani della Virgin ebbero la geniale idea di appiccicare l'etichetta PUNK! sulla copertina del loro esordio su album, White music: non fu che il primo colpo di genio dei nostri (parlo della musica, non dell'etichetta PUNK!). Con GO2 (ancora 1978), gli XTC arrivarono alla fine della prima tappa, in così poco tempo: Barry Andrews, che non voleva saperne di fare il gregario, se ne andò (per formare, tra gli altri progetti, i Shriekback) e al suo posto arrivò un polistrumentista senza grilli per la testa, Dave Gregory (nato il 21 settembre 1952 a Swindon). A dispetto della maggior parte dei pareri, l'ultimo prodotto degli XTC con Barry Andrews è considerato da queste parti come un capolavoro; non bastasse, GO2 ha una copertina imperdibile, anche se... (per le spiegazioni, clicca).

Drums and wires (1979), il primo album della ditta 'meno Andrews, più Gregory', è un capolavoro, come stupirsene? Il disco si apre con una delle canzoni memorabili del secolo scorso, firmata da Colin Moulding, meno prolifico di Partridge, ma più mirato verso gli obiettivi: Making plans for Nigel e ho detto tutto, come diceva Peppino De Filippo (Totò, Peppino e la... malafemmina, di Camillo Mastrocinque, 1956). Il successivo Black Sea segnò un altro punto d'arrivo per gli XTC (a proposito, il nome scelto dai nostri, letto con pronuncia inglese, significa estasi): ultimo album completamente elettrico, ascrivibile alla prima fase, insomma e ultimo lavoro portato in giro per i palchi con un tour. Andy Partridge, in sostanza, decise di non poterne più di pubblico, palchi e viaggi e si ritirò per sempre dal mondo della musica dal vivo. Una testimonianza di quell'ultimo tour si può rintracciare nella raccolta Urgh! A music war, mentre, per quanto riguarda l'album, un estratto interessa la raccolta Cash cows. Il gruppo si prese un periodo di pausa dopo i primi anni intensissimi e il 1981 trascorse tra riflessioni e nuove idee per il prosieguo della carriera.

Partridge barattò una chitarra elettrica per una chitarra acustica e da questo episodio quotidiano partì il progetto English settlement, il doppio album del 1982. Lo stesso Andy disse che se avesse ricevuto dei lego con quel baratto, probabilmente avrebbe suonato lego nel nuovo album: sì, il nostro è un burlone. Anemia elettrica, idee come piovesse, meno colori musicali che in passato: English settlement è l'ennesimo capolavoro dei nostri. In quello stesso 1982, uscì Waxworks/Beeswax, un pacco antologico dei brani usciti su 45 giri (i lati A Waxworks, i lati B Beeswax, la più interessante), inizialmente come doppio album e poi rintracciabile anche in confezioni separate. Sempre nel medesimo periodo, i nostri comparvero in una compilation curata da Peter Gabriel, Music and rhythm, con il brano It's nearly Africa, uno dei migliori della raccolta (e tratto da English settlement). L'album del 1983, Mummer, è il primo della ditta che fece storcere il naso al sottoscritto e il primo registrato da un trio: Terry Chambers se n'era andato perché desideroso di misurarsi ancora con il pubblico e con i palchi.

Da quel momento, gli XTC non avranno mai più un batterista stabile. Qualcosa meglio, ma senza far gridare al miracolo, lo offre il successivo The Big Express (uscito in edizione originale con la copertina rotonda, come la ruota di un treno). Molto meglio, ma molto, molto, molto meglio, la genialità in musica che uscì il primo aprile del 1985 (notare la data...), 25 o'clock, un mini-album attribuito ai Dukes of Stratosphear. Dietro ai nomi dei quattro Duchi della Stratosfera, i volti conosciuti di Andy Partridge (duca Sir John Johns), Colin Moulding (duca The Red Curtain), Dave Gregory (duca Lord Cornelius Plum) e il ritornato Terry Chambers (duca E.I.E.I. Owen). Il dischetto è un capolavoro. Dopo John Leckie, Steve Lillywhite, Hugh Padgham, Steve Nye e David Lord, dietro al banco di produzione degli XTC arrivò un tizio difficilmente malleabile, tal lungagnone e lungocrinito Todd Rundgren, geniaccio del pop e di qualsiasi strumento, musicale o elettronico, vi venga in mente. Skylarking, 1986, fu il risultato di quel connubio, che non soddisfece per nulla Andy Partridge, al contrario della maggior parte dei critici e dei pochi che acquistarono il disco (alzo la mano anch'io). L'album fu un insuccesso atteso in patria, un successo inatteso in Giappone e vivacchiò tra le due opzioni negli Stati Uniti.

Risultato delle equazioni, la Virgin cominciò a lamentarsi delle scarse vendite (Skylarking raggiunse a malapena la novantesima posizione nella classifica albionica, poi scomparve), la Geffen, l'etichetta degli XTC negli Stati Uniti, li avrebbe volentieri vaporizzati (per David Geffen, chi non caga soldi non è ben accetto). Sembra che la scelta di Rundgren come produttore, voluta dalla Virgin, fosse dovuta al tentativo di americanizzare la musica del gruppo, non sapendo (possono essere così ignoranti?) che il buon Todd, non proprio un grande estimatore della musica rock, ha tra i suoi pochi pallini i Beatles. Risultato, un disco ancor più inglese dei dischi inglesi degli XTC. Per il lavoro successivo bisognerà attendere il 1989, sorta di ultima spiaggia per i rapporti gruppo/Virgin e inaspettatamente, Oranges and lemons, misurato con il metro XTC, fu un successo quasi senza precedenti. Un doppio album che al sottoscritto piace poco, ma che fece impazzire i giapponesi, ancora una volta. Prodotto da Paul Fox a Los Angeles, Oranges and lemons è forse il disco che porta a compimento quella americanizzazione voluta dalla Virgin.

Prima del doppio e subito dopo Skylarking, fu la volta del bis dei Dukes of Stratosphear, Psonic psunspot, esercizio maniacale che perde tutta la sfrontatezza di 25 o'clock e disegna un normale album dedito a certi suoni. Nonsuch fu l'album del 1992, il primo a non entrare nella mia discoteca (chissenefrega, d'accordo). L'ultimo titolo del vecchio millennio è Wasp star, ultima fase di una serie di lavori usciti tra il 1999 e il 2000 (gli Apple Venus). Per ora è tutto.

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