BIOGRAFIE
To
I quattro Toadies si conobbero lavorando in un negozio di dischi di Fort Worth, in Texas. Todd Lewis (voce e chitarra), Charles Mooney (chitarra), Lisa Umbarger (basso) e Guy Vaughan (batteria), commessi al Sound Warehouse, formarono i Toadies nel 1989 e debuttarono dal vivo nell'aprile di quell'anno. Vaughan fu sostituito da Terry Valderaz, prima che il gruppo registrasse il demotape Slaphead, venduto durante i concerti all'Axis Club, l'unico locale della città che li ospitasse. Chiuso l'Axis Club alla fine dell'estate 1989, i Toadies si trovarono nell'impossibilità di suonare dal vivo e cominciò così per loro un periodo d'inattività forzata. Valderaz fu sostituito da Michael Moore (in seguito Michael Jerome, ma non è chiaro quale sia il vero nome), batterista che si divise tra i Toadies e i Pop Poppins. Attraverso alcuni contatti, il gruppo riuscì finalmente a trovare un ingaggio a Dallas e i tre compagni diedero un ultimatum a Moore: o i Toadies o i Pop Poppins.
Il batterista scelse i Pop Poppins, evidentemente, dato che il gruppo si mise alla ricerca dell'ennesimo batterista, trovato in Matt Winchel, nello stesso periodo in cui Todd Lewis abbandonò la chitarra per concentrarsi esclusivamente sulla voce. Tracey Sauerwein entrò nel gruppo come seconda chitarra, seguita da un vecchio compagno di band nei Midst, il batterista (l'ennesimo) Mark Reznicek. I Toadies arrivarono in finale in un concorso televisivo per gruppi musicali, il Yamaha Battle of the Bands. Nella finale del concorso i Toadies si piazzarono al secondo posto, ma grazie all'evento, ebbero la possibilità di esibirsi in televisione. Con i soldi guadagnati dalla tenzone, i Toadies registrarono Velvet, una cassetta autoprodotta della quale si ignora la consistenza in brani e in seguito firmarono un contratto (prima band dell'etichetta) con l'indie Grass Records di New York. L'esordio discografico fu un mini-cd del 1992, Pleather, seguito da un sette pollici in vinile, Mr. Love. Al posto di Tracey Sauerwein, alla fine dell'estate 1992 arrivò Darrel Herbert. Charles Mooney lasciò il gruppo poco prima che questo firmasse un contratto con la Interscope Records, costringendo Lewis a riprendere in mano la chitarra.
L'album Rubberneck vide la luce nel 1994 e in seguito, i Toadies partirono per il loro primo tour nazionale con i compagni di etichetta Bush. Poco fece il tour con i Bush e il successivo con gli ALL in termini di popolarità, quanto riuscì a fare il video di Possum kingdom, entrato in heavy-rotation a MTV. L'album cominciò a vendere circa ventimila copie a settimana, nel periodo in cui i Toadies ritornarono in tour come spalla dei White Zombie. All'inizio del 1996, Rubberneck arrivò al disco d'oro (500.000 copie vendute) e alla fine dello stesso anno, fu superata la soglia del milione di copie (disco di platino). Darrel Herbert fu estromesso dagli altri tre di comune accordo e sostituito con Clark Vogeler. Il secondo album, in ogni caso, non arrivò prima del 2001: Hell below/Stars above fu anche l'ultimo del gruppo, che si sciolse alla fine del 2001 per conflitti personali insanabili tra Todd Lewis e Lisa Umbarger. Best of Toadies: live from Paradise fu pubblicato nel 2002 da Aezra/Orpheus. I Toadies compaiono nella raccolta Interscope Records.
Russ Tolman fece parte dei leggendari Suspect di Steve Wynn, alla fine degli anni '70 e in seguito dei Meantime, per poi formare i True West, quintetto di Davis, a nord di San Francisco, uno dei gruppi più interessanti del cosiddetto Paisley Underground. Dopo Drifters (PVC 1984), considerato quasi unanimemente uno dei capolavori di quella scena, Tolman se ne andò per cominciare una carriera solista: l'esordio, Totem poles and glory holes, è del 1986 (Zippo Records), seguito nel 1988 da Down in earthquake town (Skyclad Records). Negli anni '90 la sequenza solista di Tolman si arricchisce con Goodbye Joe (Skyclad 1990), Road movie (New Rose 1992), l'EP Sleeping all alone (New Rose 1992), Sweet spot (Brilliant Records 1994) e City lights (Blue Rose 1998), con piglio sempre più cantautoriale. L'ultimo titolo dovrebbe essere New quadraphonic highway, pubblicato nel 2000 da Weed. Una delle prime registrazioni soliste di Tolman, che farà parte del suo primo album, finì nella raccolta campagnola Acres for cent.
Gruppo nato nell'anno 2000 da uno scambio di nastri tra Mike Patton, ex-cantante di Mr. Bungle e Faith No More e all'epoca già impegnato con i suoi (pazzeschi) Fantômas e Duane Denison, ex-chitarrista di Jesus Lizard e Firewater e recentemente impegnato con gli U.S.S.A. I due portarono nel progetto un ulteriore membro ciascuno, l'ex-Helmet John Stanier alla batteria (Denison) e l'ex-Melvins e Cow, Kevin Rutmanis, al basso (Patton). Il quartetto esordì nel 2001 con l'album Tomahawk (Ipecac Recordings, come i successivi), seguito da Mit gas (2003). I Tomahawk hanno tenuto intensi tour mondiali, come gruppo principale, come spalla di altri nomi (tra i quali, Tool) e come parte di un terzetto nel Geek Tour, con Melvins e Fantômas. Il terzo album del gruppo, Anonymous, pubblicato il 19 giugno del 2007, ha visto la defezione, durante le registrazioni, di Rutmanis. I Tomahawk compaiono nella raccolta Il Mucchio Extra n° 4.
Tommy Heath (voce, chitarra e piano) e Jim Keller (chitarra), s'incontrarono nel 1978 a San Francisco e formarono il gruppo Tommy Tutone, con il bassista Terry Nails (in seguito rimpiazzato da Jon Lyons prima e da Greg Sutton poi; nel gruppo transitò anche la bassista Mona Gnader) e il batterista Mickey Shine (nel gruppo del primo album di Elvis Costello, in seguito sostituito da Victor Carberry, a sua volta rimpiazzato da Jerry Angel). Inizialmente un quartetto, il gruppo diventò un quintetto con l'arrivo del tastierista Steve LeGassick (1983). A proposito del nome del gruppo, confuso spesso con il leader, sembra che esso derivi dal primo moniker, Tommy and the Tu-Tones (la pronuncia, a parte l'articolo, è quasi la stessa). Il gruppo firmò un contratto con la Columbia Records e debuttò con l'album senza titolo del 1980 (il primo singolo tratto dall'album, Angel say no, raggiunse le prime quaranta posizioni di Billboard). Tommy Tutone 2, la replica del 1981, presentò anche la loro canzone più famosa (sottofondo del sito di Tommy Tutone ancora oggi, dopo 25 anni), Jenny (867-5309): il singolo raggiunse addirittura il numero 4 di Billboard e l'album, trascinato da cotanto successo, scalò la classifica sino alla ventesima posizione.
National emotion, il loro terzo album, pubblicato nel 1983, non riscosse altrettanti consensi: si affacciò per poche settimane nelle parti basse della classifica, mentre nessuno dei singoli tratti da esso riuscì ad entrarvi e il gruppo si sciolse subito dopo. Heath riesumò la vecchia sigla negli anni '90, in questo caso a Nashville e registrò nuovi album nel 1994, Nervous love (Appaloosa Records) e nel 1998, Tutone.rft (Secret Disc Records). Sebbene non siano stati registrati altri dischi, la band sembra attiva ancora oggi, stando al loro sito, con il 'vecchio' Tommy Heath, il bassista Jimmy James (definito anche bandleader), il batterista Andy Gauthier e il chitarrista Greg Georgeson. Non è chiara la situazione attuale di Tommy Tutone, che secondo Wikipedia avrebbe firmato nel 2007 un contratto con la Spectra Records, ma lo stesso sito c'informa che Tommy Heath si sarebbe stabilito in Oregon, a Portland, dove lavora come programmatore di computer. Il gruppo è presente nella raccolta Exposed II.
Tonyall, in soldoni, dovrebbe essere la sigla con cui si riunirono, per un unico album, gli ex-compagni di gruppo Tony Lombardo (bassista) e i Descendents, in quel momento nella fase ALL. La formazione registrò l'album New girl, old story (Cruz 1991) con questa line-up (più o meno): Tony Lombardo (basso e voce), Karl Alvarez (voce, anche se formalmente era il bassista degli ALL), Stephen Egerton (chitarra) e Bill Stevenson (batteria). Tonyall compaiono nel flexi-disc allegato al numero 133 della rivista Rockerilla, settembre 1991.
Gruppo mod californiano, noto per la partecipazione alla terza Battle of the garages della Voxx (con una cover di Shout, il classico degli Isley Brothers). Il trio era composto da Stan Frazier (batteria), Nick Sokpovich (voce e chitarra) e Rodney Sheppard (basso). Secondo l'unica fonte rintracciata, allo scemare dell'interesse verso il mod, i Tories, verso la metà degli anni '80, sarebbero transitati verso il frat-rock! Difficile capire di cosa si tratti, ma dalle foto, ciò che si capisce è che il trio è passato dai capelli corti alla zazzera un po' più lunga. La vita di Rodney Sheppard, amante dei KISS, cambiò radicalmente il giorno in cui vide i Jam in concerto. Formato il trio nel 1980 circa, i Tories diventarono una piccola leggenda della scena mod californiana e arrivarono sino agli anni '90, quando, con alcune variazioni nella formazione, cambiarono nome prima in Shrinky Dinx e poi in Sugar Ray e con quest'ultima versione arrivarono al successo vero e proprio (a seconda delle fonti...). Non ci sono tracce di incisioni discografiche, a parte la raccolta già citata (dove i Tories, confermando quanto detto, compaiono con un brano registrato dal vivo).
Bernie Tormé nasce a Dublino, Irlanda, nel 1952 o '53 (più probabile la prima data). Influenzato da chitarristi come Jimi Hendrix, Gary Moore, Jeff Beck e Rory Gallagher, il giovane Bernie esordì in concerto diciassettenne, in un locale di Dublino. I gruppi che videro come membro il nostro Bernie sino a quando restò nella terra natìa, non dovrebbero essere molti e dalla maggior parte dei siti ne viene citato solamente uno, gli Urge (repertorio country & western). In un'intervista rintracciata in questi giorni (oggi: 16 giugno 2007), lo stesso Bernie Tormé si dilunga in particolari sui suoi inizi dublinesi d'inizio anni '70. La carriera iniziò con un gruppo chiamato Wormwood, un trio di rock-blues psichedelico; la band cominciò a dissolversi quando il bassista e cantante se ne andò per la propria strada (Bernie non fa un nome che sia uno) e al suo posto arrivarono un bassista e un tastierista che annacquarono talmente il repertorio da far fuggire il nostro Bernie. Dopo gli Wormwood arrivarono gli Urge, un quintetto formato da chitarra (Bernie Tormé), sassofono e flauto (Carl Geraghty), basso (Noel Cullen), batteria (Don Harris) e voce (Jodi O'Keefe, inizialmente, anche bassista).
Una serie di cambiamenti e di defezioni, portarono gli Urge allo scioglimento verso il 1972 (Tormé, in effetti, non ricorda bene se il gruppo abbia continuato dopo la sua partenza). Prima di partire per Londra, Tormé scrisse e interpretò un musical rock basato sull'Edipo Re! Il lavoro fu diretto da Jim Sheridan, in futuro regista di talento (Nel nome del padre, solo per citare un titolo) e interpretato da un altro attore (oltre a Tormé) dalla strada segnata dal successo, il futuro regista Neil Jordan. Un gruppo chiamato Killarney's Swinging Jarveys Showband offrì al chitarrista un forte ingaggio per le sue prestazioni, ma il nostro rifiutò, preferendo laurearsi e partire per Londra. Nell'intervista, Bernie racconta che quel gruppo gli offrì più soldi di quanti ne avrebbe guadagnati con il gruppo di Gillan anni dopo. Trasferitosi a Londra nel 1974, Bernie Tormé rispose ad una manciata di annunci pubblicati sul Melody Maker, ma senza alcun risultato, anche perché le richieste arrivavano, di norma, da normali gruppi di tranquillo pub-rock e il nostro era un chitarrista troppo pesante per le loro esigenze.
Tormé, frustrato dalle circostanze, pensò di creare un proprio gruppo di pub-rock sanguigno, gli Scrapyard, un trio che mantenne sempre lo stesso batterista (un certo Roger, alto due metri), ma che cambiò quattro bassisti, Chris Aylmer, Bernie Hagley ("se ne andò, forse, perché c'erano troppi Bernie in uno stesso trio") e Mo, sino all'ultimo, John McCoy (che Tormé ritroverà nella band Gillan). Gli Scrapyard perirono perché John McCoy voleva dare il proprio nome alla band e Roger cominciò a lamentarsi delle poche attenzioni verso le sue esigenze: "Dissi a entrambi di andare affanculo e me ne andai". Al posto di Tormé arrivò Paul Samson e il trio, effettivamente, continuò come McCoy. Siamo nel 1976 e Bernie, senza gruppo, decise di prendere lezioni di chitarra da un tizio chiamato Burt Salvaray, colui che consigliò (su richiesta del chitarrista) il bassista e il batterista adatti per formare una band, rispettivamente, Phil Spalding (o Spaulding, secondo alcuni) e Mark Harrison. Quando s'incontrarono, il chitarrista scoprì che Mark e Phil impazzivano per il jazz-rock, genere che lui odiava e non bastasse, i due, 18 e 19 anni, pensavano fosse ridicolo suonare con un vecchietto ventiquattrenne come Bernie.
Trovato un manager in Peter Collins, i tre cominciarono comunque a suonare assieme. Collins suggerì di cambiare il suono metallico, hard-rock pesante, in punk-rock, il genere che stava impazzando in tutta l'Inghilterra e soprattutto, a Londra. "Una sorpresa questa inclusione?", inizia il pezzo biografico dedicato alla Bernie Tormé Band dal sito <http://www.punk77.co.uk/> ed ecco, dunque, la risposta a quella domanda. Il gruppo comparve con due pezzi nella raccolta Live at the Vortex (uno dei principali locali punk) e nel 1978, debuttò con un 45 giri pubblicato dalla Jet Records, I'm not ready e concluse la propria carriera discografica nel 1979, con l'EP Weekend. L'album registrato dalla Bernie Tormé Band all'epoca, rimase nei cassetti della Jet Records sino al 1998 (Punk or what, publicato da Retrowerk, l'etichetta del chitarrista, con canzoni registrate tra il 1976 e il 1978, dunque, più che un album, un'antologia comprendente tracce dal vivo, radio session, inediti e altre leccornie). Come racconta il sito già citato sul punk inglese, Bernie aveva i capelli troppo lunghi, il trio suonava e sembrava troppo rockier (sic: presumo voglia dire troppo hard-rock) e tutto questo, in un mondo basato sull'apparenza e non sulla sostanza, portò la Bernie Tormé Band allo scioglimento (anche se lo stesso Bernie racconta che i capelli, lunghi, lunghissimi, più di quanto li abbia mai avuti Ian Gillan, se li tagliò proprio per adeguarsi al mondo punk).
Con un salto temporale di un paio d'anni (o giù di lì), nel 1979 Bernie Tormé accettò l'invito di Ian Gillan e cominciò il periodo che lo rese famoso nel mondo rock e non solo. Con il gruppo dell'ex-cantante dei Deep Purple, Tormé si costruì un'immagine da guitar-hero, forse uno dei prototipi di una figura musicale che avrebbe impazzato soprattutto nel decennio successivo. Il cantante fuoriuscito dai Deep Purple nel 1973, formò la Ian Gillan Band nel 1975 (con un orientamento jazz-fusion) e la sciolse nel 1977, mantenendo il tastierista Colin Towns per il suo successivo progetto, Gillan. La band, formata nel 1978, contava sul chitarrista Steve Byrd, il batterista Liam Genocky e un bassista già noto a queste righe, John McCoy; Genocky fu sostituito da Pete Barnacle, a sua volta rimpiazzato da Mick Underwood, mentre Byrd lasciò il suo posto a Bernie Tormé. La nuova formazione registrò l'album Mr. Universe (Acrobat, ottobre 1979), una specie di riedizione dell'esordio della band, Gillan (conosciuto anche come The Japanese album), pubblicato nel 1978 solo in Giappone, Australia e Nuova Zelanda dalla East World, l'unica etichetta raccattata dal cantante in quel periodo. Mr. Universe andò molto bene a livello vendite, ma la Acrobat fallì in quel periodo, propiziando un nuovo contratto con la Virgin Records.
Il successivo Glory road (1980), schizzò sino al numero 3 della classifica UK, traguardo superato dal numero 2 del terzo album, Future shock (1981; alcuni scrivono che Future shock arrivò al numero uno). Poco dopo le date italiane del tour del 1981, Bernie Tormé lascio Gillan e compagni. Angolino dei ricordi e lacrimuccia: vidi la band Gillan, nella formazione con Bernie Tormé, nel giugno del 1981, al mio secondo concerto, non ancora diciassettenne, immerso tra nuvole fumogene di cannoni che non sparano e una nutrita folla di nostalgici (sembrava fossero passati secoli dai bei tempi dei Deep Purple...). Nel mio ricordo fu un concerto straordinario di cinque strumentisti straordinari e con un Bernie Tormé che fece impazzire il palasport San Lazzaro di Padova, replicando i numeri più famosi dei suoi miti (da Jimi Hendrix a Pete Townshend) e concludendo il suo assolo con l'attacco del riff di Smoke on the water: poche cose possono far impazzire un giovincello impazzito per l'hard-rock, quale ero io e fan sfegatato dei Deep Purple in particolare, come un numero chitarristico di questo tipo. Chiuso l'angolino dei ricordi (con lacrimuccia). Alla fine del 1981, il chitarrista irlandese si aggregò agli Atomic Rooster, un gruppo che amava sin da quando vide un loro concerto con la formazione originale.
Il gruppo inglese si era sciolto nel 1975 e riformato nel 1980; alla fine del 1981, Bernie Tormé si unì alla band, suonando nell'album Headline news (TowerBell 1983), l'ultimo in assoluto degli Atomic Rooster e girando l'Europa in tour, sino al 1984. Nel 2000, la Retrowrek ha pubblicato Atomic Rooster live in Germany '83. Durante l'attività della sua nuova band, Electric Gypsies, Tormé fu chiamato da Ozzy Osbourne per sostituire l'appena defunto (in un incidente aereo di genuina stupidità) Randy Rhoads nei Blizzard of Oz. Dopo tre settimane di concerti, il chitarrista lasciò il gruppo di Ozzy (per la pressione diventata insostenibile, secondo una fonte) e se ne tornò a Londra, per continuare la storia del suo gruppo (non prima di aver suggerito il suo sostituto per i Blizzard of Oz, l'ex-Rubicon e Night Ranger, Brad Gillis). Con gli Electric Gypsies, il chitarrista aveva già pubblicato Turn out the lights (Kamaflage 1982, attribuito a Bernie Tormè da alcuni e agli Electric Gypsies da altri: in copertina c'è solo il nome del chitarrista) e Electric Gypsies (Zebra 1983; in questo caso, il nome del chitarrista è in grande, in alto e il titolo o il nome del gruppo, in basso). La formazione non è sempre rintracciabile, ma facciamo qualche tentativo.
In Turn out the lights compaiono Bernie Tormé (voce, chitarra, armonica, flauto e produttore), Colin Towns (ex-socio nella band di Gillan, al flauto e tastiere), Nigel Glocker (ex-Saxon), Mark Harrison (batteria), Phil Spalding (basso e voce) e Nick Tauber (alla co-produzione). In Electric Gypsies suonano Bernie Tormé (voce, chitarra e produzione), Robert John Godfrey (tastiere), Everton Williams (basso e voce) e Frank Noon (batteria). La formazione citata da un altro sito comprendeva, oltre al chitarrista, due ex-Generation X, il chitarrista Bob 'Derwood' Andrews e il batterista Mark Laff (con il basso di Everton Williams). La prima fase Electric Gypsies, apparentemente, si concluse con Live, pubblicato nel 1984 da Zebra (ma ancora una volta, in copertina compare solo il nome del chitarrista), con la batteria di un ex-Iron Maiden, Ron 'Rebel' Matthews (fu il primissimo batterista del gruppo fondato da Steve Harris nel 1975). Altro cambio totale di formazione che interessò solamente i concerti, con l'arrivo di Chris Heilmann (basso), Ian Whitewood (batteria) e Kef (voce).
Con l'arrivo del cantante Phil Lewis (in seguito nei L.A. Guns), il gruppo cambiò nome in Tormé e pubblicò gli album Back to Babylon (Zebra 1985), Die pretty, die young (1986) e Official live bootleg (Onsala 1987), ma capirci qualcosa nel guazzabuglio di dati contraddittori tra fonte e fonte, è un'impresa degna di ben altre cause (infatti, ci sarebbe un All around the world del 1985, pubblicato da Zebra, che non si sa a chi attribuire o dove collocare e un Back with the boys, Rawpower 1986, che pure). Gli Electric Gypsies, in ogni modo, non conclusero le trasmissioni: l'ennesima nuova formazione comprese la nuova voce di Steve Dior e la batteria di Ben Bennet, già nel gruppo di Beki Bondage (Whitewood se n'era andato negli Sham 69). Altro giro, altra corsa, nell'anno di grazia 1988, con i fulminei (nel senso che durarono pochissimo) Russian Hippies, formati da Bernie Tormé, dal cantante Gary Owens e dal bassista Marc Russell (il batterista era ancora Bennet). Owens se ne andò nei Samson, mentre Tormé e Russell volarono negli Stati Uniti per unirsi ai Desperado, formati dal cantante dei Twisted Sister, Dee Snider (con un altro ex-batterista degli Iron Maiden, Clive Burr); il gruppo firmò un contratto con l'Elektra Records, ma i rapporti con l'etichetta furono sin da subito burrascosi, relegando il disco già registrato in un cassetto.
Altra fonte, altra storia: il quartetto fu ingaggiato dall'Atlantic Records e passò all'Elektra dopo due anni (1990, più o meno) e quando fu chiaro che l'etichetta non aveva alcuna intenzione di pubblicare l'album, i Desperado si sciolsero. L'album fu pubblicato solo nel 1996 (Bloodied, but unbowed) dall'etichetta del cantante, la Destroyer Records. Dee Snider propose a Tormé di aderire al suo gruppo successivo, Widowmaker, ma il chitarrista preferì tornare a Londra (alcune canzoni dei Desperado furono inserite nel primo album dei Widowmaker, Blood and bullets, 1992, generando, probabilmente, la confusione che fa scrivere a un sito del coinvolgimento di Tormé nella band). Dopo aver suonato in un album solista di Rene Berg (ex-chitarrista degli Hanoi Rocks), The leather, the loneliness and your dark eyes (Communique Records 1991, 1992 o 1993: ho trovato tutte e tre le date!), con la batteria di Rat Scabies - Damned - e il basso di Paul Gray - UFO - Bernie Tormé tornò alla carica con un album solista, Demolition ball, pubblicato da Bleeding Hearts nel 1994 (con il cantante Gary Owen, il bassista John Pearce, ex-Anti-Nowhere League e il batterista Chris Jones; anche in questo caso, la data può essere, a piacere, 1993 o 1994: è tanto difficile leggere la data tra le note di un disco? E quando le date dovessero anche divergere tra le varie edizioni nazionali, è tanto difficile specificare di cosa si sta parlando?).
Nel 1997, il nostro Bernie fu coinvolto nella reunion dei Quatermass dell'ex-socio Colin Towns, col quale lavorò alle canzoni dell'album Long road (pubblicato da Thunderbird), ma senza partecipare alle registrazioni. Con la sezione ritmica formata da Pearce e Jones, Bernie Tormé registrò l'album solista Wild Irish (pubblicato da Retrowerk nel 1997), anche se alcuni parlano di un gruppo chiamato Tormé; il trio replicherà nel 1999 con White trash guitar (Retrowerk), portato in tour britannico ed europeo con la batteria di Simon Jeffrey. Il nuovo millennio si aprì con la pubblicazione (a cura della Retrowerk) di Scorched Earth (live 1999-2001), testimonianza delle scorribande degli Electric Gypsies ancora vivi e vegeti. L'inizio del nuovo millennio portò il nostro anche verso un nuovo progetto all-star, Silver, composto con il tastierista Don Airey (Rainbow, Ozzy Osbourne e altri), il cantante Gary Barden (Michael Schenker Group), il batterista Marco Minnemann (X-Blockx) e il bassista Michael Voss (Mad Max). L'album senza titolo (Silver) fu pubblicato nel 2001 da AOR Heaven, mentre il bis del 2002 fu Dream machine (Point Records) e il ter del 2003 Intruder (Point Records), con la nuova sezione ritmica composta da Bob Daisley (basso, nel suo curriculum Uriah Heep, Rainbow e Ozzy Osbourne) e Bertram Engel (batteria).
A livello solista rimane da citare la pubblicazione di Live Sheffield 1983 (Angel Air 2002), testimonianza di un tour in trio con il bassista Colin Bond e il batterista Ron Rebel. Capitolo ultimi anni. Oltre a una collaborazione con gli elettronici australiani Psyburbia, Tormé è tornato a incrociare le strade con il vecchio John McCoy, col quale, accanto al batterista Robin Guy, ha imbastito il trio Guy-McCoy-Tormé, autore dell'album Bitter and twisted (Fantasy Island 2006) e con questo chiudiamo le saracinesche (oggi, 17 giugno 2007). Bernie Tormé compare nella raccolta The best of Indie Metal.
Peter Dennis Blanford Townshend nasce il 19 maggio 1945 a Chiswick, Londra, in una famiglia con i cromosomi musicali: il padre Cliff suonava il sassofono negli Squadronaires, la madre Betty era una cantante. Come molti ragazzini inglesi, Pete fu colpito dalla forza del rock'n'roll che giungeva dagli Stati Uniti verso la metà degli anni '50 (secondo la madre, il figlio vide più volte il film Rock around the clock). La prima chitarra fu regalata a Pete dalla nonna quando il ragazzo compì dodici anni. Frequentando la Action County Grammar School, nel 1962 Pete conobbe John Entwistle, col quale formò un duo, la sua prima esperienza musicale: i Confederates suonavano musica dixieland, con Pete al banjo e John alla tromba. Dai Confederates nacquero i Detours, un gruppo più vicino al rock'n'roll, con la voce di un altro compagno di scuola, Roger Daltrey e la batteria di Doug Sandom. I Detours diventarono Who nel 1964, con la batteria passata a Keith Moon, Pete Townshend alla chitarra e John Entwistle al basso. In quel primo periodo il gruppo, convinto da Peter Meaden (il loro consigliere e manager), cambiò nome in High Numbers, più vicino ai canoni mod che stavano interessando l'Inghilterra.
Dopo la pubblicazione del singolo Zoot suit/I'm the face (Fontana 1964), gli High Numbers cacciarono Meaden, si affidarono alle cure della coppia Kit Lambert/Chris Stamp e tornarono a chiamarsi Who, pubblicando il nuovo esordio su 45 giri, I can't explain/Bald headed woman (Brunswick in UK e Decca in USA, 1965). Tra il 1965 e il 1966, il quartetto sfornò una serie di 45 giri da far girare la testa: Anyway, anyhow, anywhere (Brusnwick e Decca 1965), My generation (Brunswick e Decca 1965), A legal matter (Brunswick 1966) e The kids are alright (Brunswick 1966). Il 3 dicembre 1965 uscì l'esordio su album degli Who, My generation (Brusnwick), pubblicato negli Stati Uniti come The Who sings my generation (Decca) e alla fine del 1966, toccò al secondo album, A quick one (Reaction), pubblicato in USA come Happy Jack (Decca). Il gruppo diventò famoso per gli show selvaggi, per la distruzione degli strumenti (inizialmente, un semplice incidente e in seguito, una specie di marchio di riconoscimento, pure costoso) e non ultimo, per la qualità tecnica dei quattro: la voce di Roger Daltrey può piacere o non piacere (a me non fa impazzire), ma la sicurezza e la presenza scenica del cantante non temono confronti, mentre per il resto della band, come dire, siamo di fronte a tre dei migliori strumentisti che il rock abbia mai accolto tra le proprie braccia muscolose, con un accenno particolare a una delle più devastanti e complete sezioni ritmiche di sempre.
Keith Moon era una forza della natura che si sarebbe potuta esprimere solo accanto ad un talento immenso, un talento, per inciso, del calibro di John Entwistle. Pete Townshend, definito da Chris Spedding "il miglior chitarrista ritmico di sempre" (a fianco di Keith Richards), è un poeta e autore di caratura superiore e non faccio paragoni per non mortificare gli altri. Con il passaggio alla Polydor, gli Who diedero alle stampe quello che può essere definito l'ultimo album della prima fase, The Who sell out (1967, in Usa Decca), dopo il quale Pete Townshend darà sfogo a tutta la sua arte sopraffina per l'opera rock Tommy (Polydor 1968, in USA Decca 1969). Il capolavoro sarà seguito da Live at Leeds (1970, Polydor UK, Decca USA), considerato alla quasi unanimità uno dei migliori album dal vivo di sempre e dal sensazionale Who's next (1971, Polydor e Decca), un capolavoro nato dalle canzoni di un progetto di Townshend abortito, Lifehouse, che vedrà infine la luce negli anni 2000. In quel periodo, Pete Townshend fu un seguace del guru religioso indiano Meher Baba (il titolo della canzone Baba O'Riley raggruppa riferimenti al guru e al musicista sperimentale Terry Riley) e con altri compagni persi nelle teorie del santone, incise degli album quasi impossibili da riordinare cronologicamente, a causa delle differenze tra le decine di fonti consultate.
Wikipedia cita tre album incisi tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70 (Happy birthday, 1969, I am, 1970 e With love, 1971), mentre il sito <www.thewho.info> inizia la discografia solista del chitarrista da Happy birthday (Universal Spiritual League 1970) e pone gli altri due al 1972 (I am) e 1976 (o 1977, With love) e li definisce i Meher Baba albums. Wikipedia, non contenta, definisce i tre album come collaborazioni con Ronnie Lane, l'allora cantante e bassista dei Faces e poi contraddice sé stessa considerando l'album del 1977, Rough mix, in coppia con lo stesso Ronnie Lane, come una collaborazione novità, mentre nella discografia stilata dallo stesso sito, Rough mix sarebbe la quarta collaborazione tra i due e senza dimenticare che il testo aggiunge un ulteriore titolo, Evolution (mancante nella discografia), del quale non si riesce a comprendere a pieno il senso (probabilmente, una raccolta del meglio dei tre album citati all'inizio, per combattere il fenomeno bootleg che stava colpendo i dischi). Un casino immane, per niente facilitato dalle decine di altre fonti consultate. Ciò che sembra certo è che il primo album solista del chitarrista è datato 1972 e s'intitola Who came first (Polydor e Decca), mentre con gli Who, l'artista stava lavorando a Quadrophenia (1973, Polydor e MCA), una nuova opera rock (la terza in pochi anni, considerando l'incompiuta Lifehouse).
Il gruppo continuò con il sofferto The Who by numbers (1975, Polydor e MCA) e con l'ultimo album della sua storia con Keith Moon, Who are you? (1978, Polydor e MCA): il batterista morirà il 7 settembre 1978 a Londra, a causa di un overdose di farmaci necessari alla cura di disintossicazione dall'alcool. Nel 1979 uscirono le colonne sonore di Quadrophenia (Polydor), film tratto dall'opera rock del 1973 e di The kids are alright, un documentario sul gruppo diretto da Jeff Stein. Un Pete Townshend sull'orlo del crollo psicofisico e devastato da droga e alcool, incise l'album Empty glass (Atco 1980 in UK e USA), dalla copertina tristemente esplicita. Gli Who decisero di continuare senza il terremoto ritmico che ne aveva segnato l'esistenza sin dall'inizio ed aggregarono a loro l'ex batterista dei Faces Kenney Jones, per iniziativa principalmente di Pete Townshend. Da quel che ricordo degli articoli e interviste dell'epoca, Entwistle fu neutro nella faccenda, ma Roger Daltrey non nascose mai il suo disprezzo profondo per Jones e la sua contrarietà alla sua entrata nella band. La nuova formazione incise Face dances (1981, Polydor UK e Warner Brothers USA), seguito dall'ultimo album del gruppo prima del 2006, It's hard (1982, Polydor e Warner Brothers).
In quello stesso 1982, Pete Townshend pubblicò All the best cowboys have the chinese eyes (Atco), dopo essere scampato alla morte per un'overdose di eroina l'anno precedente. Gli Who si sciolsero per l'incapacità (nelle sue parole) di Pete Townshend di portare a termine un lavoro decente per il seguito di It's hard. Il chitarrista cominciò a lavorare al progetto solista White City: a novel (Atco 1985) e poi ritornò alla fine degli anni '80 con The Iron Man: a musical (adattamento teatrale di un'opera letteraria di Ted Hughes). Psychoderelicts, un concept-album, fu pubblicato nel 1993, seguito da una serie di album dal vivo, raccolte d'inediti e di collaborazioni e dalla realizzazione finale del vecchio progetto Lifehouse (The Lifehouse chronicles, box di sei cd, Eel Pie Records 2000). Non mancano le numerose riunioni degli Who, la dolorosa scomparsa di John Entwistle (27 giugno 2002) e l'ultimissimo album di studio del gruppo, Endless wire, pubblicato alla fine di ottobre 2006 (Universal Republic per gli USA e Polydor per il resto del mondo), il primo da It's hard del 1982, con Pino Palladino al basso e Zak Starkey, Peter Huntington e Pete Townshend a dividersi le parti di batteria. Concludiamo con la partecipazione di Pete Townshend al doppio album-raccolta Music and rhythm.
Nata nel 1958 nei dintorni di Birmingham, Inghilterra, Toyah Ann Willcox è principalmente un'attrice con una carriera sforata anche nella musica. Il debutto cinematografico di Toyah (diciannovenne) avvenne nel 1977, in Jubilee, di Derek Jarman. Nel 1979, tra le altre cose, la nostra partecipò a Quadrophenia, il film di Franc Roddam tratto dall'opera rock degli Who scritta da Pete Townshend. L'artista fondò il gruppo Toyah nel 1977, in realtà una backing-band che accompagnò la cantante mutando continuamente formazione. All'inizio Toyah Willcox, oltre a cantare, si esibiva anche al basso, nel periodo in cui il gruppo si chiamava Ninth Illusion. Dopo essere diventata Toyah, la band registrò alcuni demotape che saranno pubblicati nel 1985 (a gruppo già sciolto) con la raccolta Mayhem (Safari Records). Il debutto discografico, dopo la firma con la Safari Records, fu il singolo Victims of the riddle (estate 1979), registrato da Toyah Willcox alla voce, Joel Bogen alla chitarra, Mark Henry al basso, Steve Bray alla batteria e Peter Bush alle tastiere. La stessa formazione pubblicò l'EP Sheep farming in Barnet (1979) e l'album d'esordio The blue meaning (1980, con il solo cambio del bassista: Charlie Francis).
Grazie ad una puntata del documentario Shoestring, la popolarità della cantante crebbe in maniera esponenziale, portando in classifica il live Toyah! Toyah! Toyah! (1980). Per l'album successivo (Anthem, 1981), la formazione della band cambiò radicalmente: accanto a Toyah Willcox e Joel Bogen, arrivarono Nigel Glocker (in futuro nei Saxon) alla batteria, Phil Spalding (già nella Bernie Tormé Band) al basso e Adrian Lee alle tastiere. Dopo l'EP Four from Toyah (1981), un successo da quarto posto, Anthem raggiunse il numero due nella classifica britannica (anche grazie al singolo di successo I want to be free). Il successivo EP Four more from Toyah presentò il nuovo batterista Simon Phillips, mentre per l'album The changeling (1982), fu Adrian Lee ad essere sostituito da Simon Darlow. Il 33 giri (e il singolo Brave new world) fu ancora un successo, ma non ai livelli precedenti. Il tour fu incorniciato da un doppio album dal vivo, Warrior rock: Toyah on tour (1982), con le nuove tastiere di Keith Hale. Il capitolo finale di Toyah (la band) fu Love is the law (1983), con Simon Phillips rimpiazzato da Andy Duncan e Phil Spalding da Brad Lang. L'album e i singoli tratti da esso furono dei fallimenti commerciali, soprattutto se confrontati con il passato. Il gruppo si sciolse e Toyah Willcox continuò la carriera come solista.
Il debutto solista, Minx (Portrait 1985), fu l'ultimo album di Toyah Willcox ad entrare nelle classifiche, ma nonostante questo, fu anche un deciso buco nell'acqua commerciale, soprattutto considerando il cambiamento stilistico della cantante (pop all'acqua di rose). La successiva carriera musicale di Toyah fu caratterizzata, tra le altre cose, da una serie di lavori in coppia con il marito Robert Fripp, il magnetico fondatore dei King Crimson. Toyah compaiono nella raccolta Urgh! A music war.
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