BIOGRAFIE
Ta
Gruppo formato da un ex-macellaio dell'Idaho, Tad Doyle (al secolo Thomas A. Doyle), chitarrista e cantante caratterizzato dalla stazza monumentale. Doyle e il bassista Kurt Danielson, dopo aver concluso l'esperienza nei Bundle of Hiss, si unirono al chitarrista Gary Thorstensen e al batterista Steve Wied (già negli Skin Yard) per formare i Tad, gruppo che firmò in poco tempo per la Sub Pop. Il debutto su album, God's ball (1989), prodotto da Jack Endino, fu preceduto dal singolo Daisy (1988) e dalla partecipazione alla compilation Sub Pop 200. Dopo il tour promozionale come spalla ai Nirvana di Bleach, Tad bissarono con Salt lick, prodotto da Steve Albini. Continuando con la saga dei produttori celeberrimi, il terzo album del gruppo, 8-way Santa (1991), vide alla consolle Butch Vig. Wied se ne andò, sostituito da Ray Washam prima e da Josh Sinder poi, proveniente dagli Accüsed e con questa formazione, Tad registrarono il quarto album, Inhaler (1993), pubblicato da una sussidiaria della Warner Brothers, la Giant Records e prodotto da un ennesimo personaggio da incorniciare, J. Mascis.
Le sonorità più leggere rispetto al passato, non portarono Inhaler verso i vertici delle classifiche e la Giant scaricò il ciccione e i suoi compagni. Thorstensen lasciò il gruppo e con una formazione a trio, Tad pubblicarono un disco dal vivo registrato in studio, Live alien broadcasts (Futurist Records 1995), uno sguardo retrospettivo alla loro carriera. Tad approdarono ad un'altra sussidiaria di una grande compagnia, rispettivamente EastWest ed Elektra, licenziataria dell'ultimo album della band, Infrared riding Hood (1995), un insuccesso come il precedente. Sinder mollò la presa nel 1997, dopo un paio di anni di attività basata sui concerti, sostituito da Mike Mongrain. La nuova formazione registrò l'ultimo disco dei Tad, il singolo Obscene hand, pubblicato dal 1997 dall'Amphetamine Reptile Records. Il gruppo si sciolse nel 1998. Tad Doyle fondò in seguito gli Hog Molly (un album nel 2001, Kung-fu cocktail grip).
Don Leady, chitarrista, cantante, fisarmonicista, produttore e compositore nativo del Missouri (o del Mississippi, secondo un'altra fonte, ma sembra corretta la prima: il lugo di nascita dovrebbe essere Cool Valley), nel 1981 entra a far parte dei LeRoi Brothers, gruppo storico della scena musicale texana. Abbandonati i LeRoi Brothers, Leady fonda un terzetto locato ad Austin, i Tailgators, attivi dal 1984 con lo stesso Leady alla voce e chitarra, Keith Ferguson (ex-Fabulous Thunderbirds) al basso e Gary Smith alla batteria. L'esordio del 1985 è Swamp rock (Wrestler Records), seguito nel 1986 da Mumbo jumbo, nel 1987 da Tore up e nel 1988 da Ok, let's go! (Restless Records). Hide your eyes (1990) e It's a hog groove (1996), dovrebbero concludere la discografia dei Tailgators, ma non ne sono sicuro. Nel 1987 il gruppo propone la propria Mumbo Jumbo nella compilation Acres for cent, compendio della musica desertica e campagnola di metà anni '80.
TAILGATORS [UK]
Di questi psychobillies inglesi d'inizio anni '90 (niente a che vedere con il gruppo statunitense di Don Leady), si conosce un solo prodotto, l'album Tailgators, che potrebbe essere una raccolta, pubblicata da Cherry Red Records (o da Link Records). Le creste sono in questa pagina per la loro partecipazione alla raccolta Psychomania vol. II.
Gruppo di Vercelli formato nel 1987, col tempo mutato in Taken e colpito dalla tragedia del suicidio del proprio chitarrista (questo è quanto riportato dal sito dell'etichetta CNI). Dall'edizione cd di Arezzo wave '90, ricavo la loro scheda.
TAKEN TO THE BOTTLE si genera intorno a una festa notturna nel pieno della calura estiva. Vercelli c'entra con la cosmogonia delle band metropolitane? Per nulla e per tutto, e da sempre e da mai. T.T.T.B. è un impulso qualsiasi - generato e non creato - e cosicchè esiste sempre una cascina e una stanza come sala-prove attraverso cui si passa, entro cui passa il tempo. La musica è un luogo, una piazza del mondo: la noia di una piccola città, la gioia e l'ebbrezza, i conflitti sociali, l'ingiustizia, la vendetta, il capitalismo, il nuovo Est, la morte delle ideologie, cose di sempre e cose sempre nuove. Senza far nulla, è bastato far sciogliere le idee, accettando - a volte dichiarando guerra - al pensiero divenente suono. Ma quale genere di suono? La bibbia rock o i vangeli apocrifi del folk, il corano islamico o la nenia delle mondine che scivola dalla torre del minareto innalzata tra le risaie... sfugge tutto e tutto confluisce.
David Byrne
David Byrne nasce in Scozia, a Dumbarton, il 14 maggio 1952 e all'età di due anni emigra coi genitori in Canada, a Hamilton, nello stato dell'Ontario e a nove anni nel Maryland statunitense, nella città di Arbutus (dintorni di Baltimora). Il primo gruppo di Byrne si chiamava Revelation e poi, con un fisarmonicista di nome Marc Kehoe, suonò nei ristoranti di Baltimora e di San Francisco in duo, con il nome di Bizadi (tra il 1971 e il 1972). Entrambi i componenti del duo erano cantanti, Byrne suonava anche il violino e l'ukulele. Quando nel 1974 abbandonò la Rhode Island School of Design, David aveva già conosciuto il suo futuro e fedele compagno musicale, Chris Frantz.
Chris Frantz
Chris Frantz (Charlton Christopher Frantz), nato a Fort Campbell, Kentucky, l'8 maggio 1951, si diplomò alla Shade Side Academy di Pittsburgh, in Pennsylvania, dove militò in un gruppo chiamato Hustlers, diventato poi Beans nel 1969. La band si spostò a New York nel tentativo di agguantare il successo, ma Frantz si stancò presto e s'iscrisse alla Rhode Island School of Design, dove conobbe David Byrne (siamo all'inizio degli anni '70).
Tina Weymouth
Tina Weymouth (Martina Michéle Weymouth) nasce il 22 novembre del 1950 a Coronado, California. Figlia di un militare, la giovane Tina girerà il mondo per seguire il padre. All'età di dodici anni, Tina entrò a far parte di un gruppo vocale, Mrs. Tuft's English Handbell Ringing Group, con un repertorio di vecchie canzoni folk britanniche e melodie medievali (e costumi elisabettiani!). A quattordici anni Tina imparò a suonare la chitarra da autodidatta, ma come dice lei stessa, non era un granchè. Frequentando la Rhode Island School of Design, la ragazza diventò una fan devota e assoluta degli Artistics di Byrne e Frantz. Con lo scioglimento degli Artistics, Byrne si spostò a New York, mentre Frantz e Tina, già in coppia, si diplomarono e in seguito, seguirono David nella Grande Mela.
Jerry Harrison
Jerry Harrison (Jeremiah Griffin Harrison), nato il 21 febbraio del 1949 a Milwaukee, Wisconsin, dei quattro futuri Talking Heads era sicuramente colui che vantava una referenza di non poco conto, la militanza nei Modern Lovers di Jonathan Richman. Durante il periodo della high school Harrison militò nei Walkers e dopo essersi diplomato, s'iscrisse all'università di Harvard, dove suonò negli Albatross (siamo nel 1967), un gruppo nel quale troviamo anche Ernie Brooks, futuro compagno di Harrison nei Modern Lovers e in seguito protagonista della scena musicale di New York (nella band di Elliott Murphy, ma non solo). Con lo scioglimento degli Albatross (1969), Brooks, con il cantante Jim Mahoney, formò i Catfish Black, sciolti nel 1970 e poi si riunì a Jerry Harrison per formare gli Eagles (niente a che vedere con quelli più famosi). Gli Eagles durarono un paio di mesi, sino alla fine del 1970, quando Brooks e Harrison incontrarono un ragazzo di Boston di nome Jonathan Richman, col quale formarono i Modern Lovers.
Nel 1972 il gruppo registrò un demo per la Warner Brothers, con la produzione di John Cale, che con un lungo percorso irto di difficoltà, diventerà il primo album dei Modern Lovers, pubblicato dalla Beserkley nel 1976. A quel punto Harrison aveva già lasciato da tempo il gruppo e in effetti, anche la formazione originale si era sciolta nel 1974 (o 1973). Harrison cominciò a lavorare come insegnante all'università di Harvard, deciso a mollare definitivamente la musica, ma nel 1976 vide i Talking Heads in concerto a Boston e ne fu impressionato: dopo poco tempo entrò nel gruppo.
Preistoria dei Talking Heads
David Byrne e Chris Frantz formarono gli Artistics, dei quali Tina Weymouth fu la più grande fan (anche perché s'innamorò di Chris Frantz). Gli Artistics, chiamati in qualche caso Autistics, ebbero in repertorio alcune canzoni che finiranno negli album dei Talking Heads, come la stranota Psycho killer e due pezzi di More songs about buildings and food, Warning sign e I'm not in love. Sciolti gli Artistics nel 1974, Byrne se ne andò a New York, seguito dopo qualche tempo dalla coppia Frantz/Weymouth. I tre andarono ad abitare assieme nella Lower East Side e decisero di formare un gruppo, anche se le cose non andarono così linearmente come raccontato da tutte le biografie rintracciate in rete. La biografia cartacea di Krista Reese, The name of this book is Talking Heads, pubblicata nel 1981, racconta dettagliatamente le resistenze di David Byrne rispetto all'ingresso nel gruppo di Tina Weymouth, perché donna e per la sua assoluta mancanza d'esperienza musicale.
Accettata di malavoglia la presenza di Tina (che per amore del suo Chris studiò linee di basso giorno e notte e diventò una strumentista per nulla peregrina), Byrne e compagni cominciarono a provare in trio all'inizio del 1975 e in maggio trovarono un nome: Talking Heads, Teste Parlanti, ossia, i conduttori dei telegiornali, che nella maggior parte dei casi (e all'epoca ancor più di oggi) si vedono sui monitor come una testa e poco altro (il termine italiano mezzobusto, coniato da Sergio Saviane, è molto più centrato e geniale).
Talking Heads
Il debutto live del trio fu battezzato al CBGB's di New York nel giugno del 1975, come spalla dei Ramones, in un periodo tra i più straordinari nella storia della nostra musica (con i Talking Heads, in quel periodo calpestavano le assi del CBGB's e di pochi altri locali, Ramones, Dead Boys, Blondie, Television, Richard Hell e la madrina di tutti loro, Patti Smith, che esordì in quell'anno con l'epocale Horses; i nomi citati sono solo un assaggio di quella fenomenale scena underground). All'inizio del 1976, il trio registrò il primo demo per la Beserkley Records, l'etichetta di Jonathan Richman, Greg Kihn, Rubinoos e altri: le tre canzoni registrate, Psycho killer, First week, last week/Carefree e Artist only, finiranno in un EP bootleg pubblicato all'inizio degli anni '80. Il gruppo, però, alla fine del 1976, firmò un contratto con la Sire Records e in dicembre incise il primo singolo, Love goes to building on fire/New feeling, pubblicato all'inizio del 1977. La prima canzone del 45 giri rimarrà inedita a livello di album di studio, la seconda farà parte del primo lavoro (anche se in una nuova versione riregistrata).
Dopo la pubblicazione del singolo, Jerry Harrison, chitarrista e multistrumentista, si unì al gruppo, dando ai Talking Heads la formazione definitiva sino allo scioglimento. L'esordio su album, Talking Heads: 77, pubblicato nel settembre del 1977 e prodotto da Tony Bongiovi, fu un successo incoraggiante, anche grazie al singolo Psycho killer (entrambi, singolo e album, si affacciarono tra i primi cento di Billboard). Già con il secondo album, i Talking Heads diedero una svolta decisiva alla loro carriera, grazie alla produzione geniale del non-musicista (come si è definito lui stesso) per eccellenza, Brian Eno. More songs about buildings and food (1978), nonostante le sonorità molto più ostiche rispetto all'esordio e grazie al singolo Take me to the river (pezzo di Al Green, salito sino alle prime trenta posizioni di Billboard), conquistò un'altra buona fetta di pubblico statunitense, salendo sino al numero 29 della classifica. Continuando sulla strada dell'evoluzione sonora e sempre con Brian Eno al loro fianco, i Talking Heads pubblicarono Fear of music (1979), salito al numero 21 senza un singolo trainante della forza dei precedenti.
Per l'incisione di Fear of music, i Talking Heads si avvalsero della chitarra di Robert Fripp nella geniale I zimbra e delle voci di Ari Up (Slits) e Gene Wilder (sì, sembra fosse proprio l'attore) in Life during wartime. Manca ancora un tassello fondamentale per tracciare in maniera completa la scalata sonora dei Talking Heads, l'epocale Remain in light (1980), uno dei dischi preferiti di tutti i tempi per quanto riguarda il sottoscritto. A rimpolpare il gruppo, alcuni ospiti straordinari: la voce di Nona Hendryx, la tromba e l'arrangiamento dei fiati in Houses in motion di Jon Hassell, le percussioni di Robert Palmer e Jose Rossy e soprattutto, la chitarra marziana di Adrian Belew. Remain in light scalò la classifica USA sino al numero 19, mentre il singolo Once in a lifetime fece una breve comparsa tra i primi cento (in ogni caso, diventerà uno dei brani simbolo dei Talking Heads, grazie anche allo splendido videoclip). A quel punto i quattro si presero una pausa di riflessione lunga tre anni, durante i quali furono pubblicati un doppio dal vivo dei Talking Heads (The name of this band is Talking Heads), l'album d'esordio e il seguito dei Tom Tom Club, il gruppo danzereccio di Tina Weymouth e Chris Frantz formato nel 1980 (Tom Tom Club, 1981 e Close to the bone, 1982, pubblicati dalla Sire) e l'esordio solista di Jerry Harrison, The red and the black (Sire 1981).
David Byrne, dal canto suo, vide l'uscita sul mercato della propria collaborazione con Brian Eno, My life in the bush of ghosts, un disco anticipatore di molte pratiche che diventeranno usuali negli anni successivi (come gli inserimenti di voci tratte dalla radio - già usata dal geniale Holger Czukay - l'uso dell'elettronica come media per arrivare a suoni popolari e gli echi di World Music). L'album fu registrato tra l'agosto del 1979 e l'autunno del 1980, ma fu pubblicato solo nel febbraio del 1981 per problemi inerenti ad una delle voci registrate. Nel 1981 Byrne pubblicò anche The Catherine wheel, la colonna sonora di un balletto di Twila Tharp. La band tornò in pista con Speaking in tongues (1983), l'album che produsse il primo singolo da primi dieci dei Talking Heads, Burning down the house (e che raggiunse il numero 15 nella classifica degli album). Mai domi in termini di evoluzione, non solo nel campo musicale, i Talking Heads, per la regia di Jonathan Demme (Il silenzio degli innocenti, Streets of Philadelphia, Qualcosa di travolgente e molti altri titoli), girarono il film-concerto Stop making sense (1984), uno dei più straordinari esempi del genere in questo campo; la relativa colonna sonora uscì nell'ottobre del 1984.
Il cambio di atmosfere si fece netto con Little creatures (1985), un album attento alle musiche popolari americane (anche se qualcosa era già stato fatto dai nostri in questo senso, vedi The big country in More songs about buildings and food), che non spostò il gradimento a livello di album (numero 20 di Billboard), ma che rese il gruppo ancor più popolare, soprattutto negli Stati Uniti (nonostante sia il lavoro che divide nettamente gli appassionati dei Talking Heads: molti lo considerano il capolavoro assoluto della band e altrettanti lo fregiano del punto più basso raggiunto da Byrne e compagni). Nel 1986 David Byrne fu impegnato sia sul fronte Talking Heads che in solitario, con progetti che si accavallarono e s'incrociarono. True stories fu il nuovo album del gruppo, ma in quel periodo uscì l'esordio da regista di Byrne, dal medesimo titolo di True stories: l'album del gruppo non è la colonna sonora della pellicola, ma contiene alcune canzoni del film, interpretate dai Talking Heads. Qualcosa di simile ad una colonna sonora vide la luce sempre in quel 1986, Sounds from True Stories, un viaggio intorno alle musiche del film, ma non una colonna sonora vera e propria.
Alla fine di tutta questa confusione, citiamo un David Byrne di qualche anno dopo: la decisione di non far coincidere il film e la sua colonna sonora con il nuovo album dei Talking Heads, rimarrà per sempre uno dei suoi grandi rimpianti. Una curiosità: i Radiohead presero il loro nome da una canzone dell'album True stories. Siamo arrivati a Naked, l'ultimo album dei Talking Heads, pubblicato nel 1988 e salito sino al numero diciannove di Billboard. Dopo molti anni di lavoro in casa, i Talking Heads si fecero produrre da Steve Lillywhite, con risultati, secondo il sottoscritto, non proprio entusiasmanti. L'album fu registrato a Parigi con uno stuolo di ospiti e collaboratori impressionante (una quarantina, nome più, nome meno). L'annuncio ufficiale dello scioglimento giunse nel 1991, con una coda nel 1992 per la registrazione di un brano inserito in un film di Wim Wenders, Until the end of the world. I Talking Heads compaiono nella colonna sonora del film The king of the comedy, di Martin Scorsese.
Sul nome vive una qualche incertezza, perché molti, nonostante alcune copertine di dischi parlino chiaro, continuano a scriverlo Tall Boys: sembra accertato definitivamente, il nome è Tallboys. Il gruppo nacque dall'intricata vicenda dei Meteors, i re dello psychobilly guidati dal dittatore Paul Fenech: dopo l'ennesima lite, il bassista Nigel Lewis e il batterista Mark Robertson, se ne andarono in breve lasso di tempo (dovremmo essere intorno al 1983) e militarono assieme negli Escalators. Con il chitarrista James 'Jez' Alan, proveniente dai Thunders e dalle Girls At Our Best, i due formarono i Tallboys (con Lewis autore e presumo, cantante). La storia delle band e delle sue registrazioni, è riassunta nella raccolta Funtime, 28 canzoni pubblicate dalla Big Beat nel 1998. Il trio si sciolse nel 1986 e ritornò dieci anni dopo per un unico concerto berlinese. Presso un'altra fonte, scopriamo che la formazione di un pezzo dell'antologia era la seguente: Nigel Lewis, chitarra e voce, Mark Robertson batteria e Kevin Green, basso. I Tallboys compaiono nella raccolta Psychomania vol. II.
→TAV FALCO and the PANTHER BURNS←
Nato a Philadelphia (Stati Uniti) come Gustavo Antonio Falco, da una famiglia originaria dell'Italia meridionale, Tav Falco crebbe a Gurdon, Arkansas e nel 1973 si trasferì a Memphis, Tennessee. Dopo aver lavorato alcuni anni come artista fotografico e video, Tav Falco fu notato da Alex Chilton nel 1978, durante un concerto che terminò con il chitarrista che tagliava in due lo strumento con una sega (alla fine dell'esecuzione di Bourgeois blues). Chilton e Falco fondarono i Panther Burns nel 1979, con Jim Dickinson (alias Mud Boy e non solo) alla chitarra, Eric Hill alle tastiere e Ross Johnson alla batteria. Della prima formazione facevano parte, saltuariamente, anche Michael Lo (basso), Peter Dark (chitarra) e Tall Cash (batteria). Il debutto discografico dei Panther Burns fu un EP senza titolo, stampato dalla Frenzi, l'etichetta personale di Tav Falco (1980), seguito nel 1981 da Train kept a rollin', singolo pubblicato da Rough Trade.
L'etichetta inglese pubblicò anche l'esordio su album, Behind the magnolia curtain (1981), con i Panther Burns in formazione completamente diversa da quella citata in precedenza: Tav Falco (voce e chitarra), Alex Chilton (chitarra e batteria), Jim Duckworth (ex-Gun Club, chitarra e batteria), Ron Miller (basso) e Tate County Miss (batteria), ma sembra più uno scherzo che una formazione! L'EP Blow your top (1983) vide alla batteria Jim Sclavunos (uno dei tanti batteristi dei primi Sonic Youth, conosciuto da Tav Falco durante la sua permanenza a New York, tra il 1980 e il 1981). Altro EP nel 1985, Sugar ditch revisited, con una formazione allargata che, oltre ai soliti Tav Falco, Alex Chilton e il redivivo Jim Dickinson, comprese il già stilato Ross Johnson (batteria), Rene Coman (basso), Andrew Lova e Ben Cauley (sassofoni), Doug Harrison (bonghi) e le coriste Amanda Jones, Kittu Fires e Lorette Velvette. Una pazzia del 1986 fu l'EP Shake rag, pubblicato dalla New Rose: con il dischetto di quattro canzoni, nella busta, un album dal vivo in regalo (!), Panther Burns now! Live!, che una fonte cita come già pubblicato dalla Frenzi nel 1984. La formazione dell'EP comprende Falco, Dickinson e Ross Johnson, mentre quella del live, oltre a Falco e Johnson, vede Ron Easley alla chitarra e Rene Coman al basso.
Nel 1987, finalmente, arrivò il nuovo album di Tav Falco, un'operazione di archeologia musicale intitolata The world we knew (New Rose). Nuovi musicisti coinvolti, oltre a molti già citati, furono George Reinecke (chitarra), Roy Brewer (violino), Jim Spake (sassofono) e Lisa McGaughran (cori). Red devil, del 1988, fu un altro album sulla falsariga di The world we knew, mentre Midnight in Memphis, album dal vivo del 1989, festeggiò i dieci anni dei Panther Burns. Return of the Blue Panther (1990) vide le novità di Alex Green (organo) e Benny Carter (batteria) e una cover di Malafemmina di Totò (che il sottoscritto ebbe l'occasione di sentire dal vivo durante il tour europeo di quell'anno). Altri album degli anni '90: Life sentence (1992, con la chitarra aggiunta di Tennie Hodges), Shadow dancer (Upstart 1995, con numerosi nomi nuovi che mi risparmio), il live a dieci pollici Disappearing angels (Sympathy for the Record Industry 1996, registrato con formazione a quattro: Falco, Chilton, Garrison e Coman) e Panther phobia (In the Red 2000, un live registrato a Memphis, con Tav Falco, Ross Johnson, la chitarra di Kitty Fires, il sintetizzatore di Eric Hill, il basso di Jack Oblivion e le tastiere di Brendan Spengler).
Le edizioni limitate, stampate in poche copie o solo in alcuni paesi (come l'Italia), sono comunque innumerevoli. Tav Falco compare nelle raccolte Play New Rose for me - Rose 100 e Rockabilly psychosis and the garage disease.
Nato nel 1948 a Belmont, nel Massachusetts (Stati Uniti), James Taylor è uno dei prototipi del cantautore solitario e malinconico (sto parlando di luoghi comuni). Cresciuto nel Nord Carolina, Taylor familiarizzò con la musica sin da bambino e nel 1960, dodicenne, cominciò a suonare la chitarra, influenzato dallo stile di Woody Guthrie. Le prime esperienze musicali di James Taylor furono un duo folk con Danny Kortchmar e poi, dopo aver lasciato la scuola, un gruppo con il fratello Alex. Per una depressione Taylor fu ricoverato in ospedale, dove studiò fino a conseguire il diploma di scuola secondaria e dopo aver ritrovato Kortchmar, fondò i Flying Machine, gruppo che firmò un contratto con Rainy Day Records e pubblicò il singolo Brighten your night with my day (1966 o giù di lì). Trasferitosi a New York, Taylor sprofondò nell'eroina e fu salvato da un intervento del padre, che lo riportò a Chapel Hill, Nord Carolina, la città dov'era cresciuto. Nel 1968 il cantautore si spostò a Londra, dove firmò un contratto con la Apple Records dei Beatles e pubblicò il suo esordio solista, James Taylor (dicembre 1968).
L'album, data l'etichetta, potè contare su un paio di interventi di George Harrison (voce in Carolina on my mind) e Paul McCartney (basso, chitarra e voce nella stessa canzone). Nonostante tutto questo (la presenza dei due Beatles, cosa non da poco), l'album non ebbe alcun successo e la tossicodipendenza di Taylor, lungi dall'essere stata sconfitta, peggiorò. Tornato negli Stati Uniti, James Taylor fu ricoverato nuovamente, in questo caso, in una clinica per un tentativo di disintossicazione. Nel 1969, con il trasferimento a Los Angeles, Taylor riuscì a trovare un ingaggio per sei serate a settimana al Troubadour Club, suonò al Newport Folk Festival e in seguito, si ruppe entrambe le mani in un incidente motociclistico. Dopo essersi ristabilito, il cantautore firmò un contratto con la Warner Bros e pubblicò il secondo album, Sweet baby James (dicembre 1969), un grande successo, anche grazie al singolo Fire and rain. La popolarità dell'album propiziò la riscoperta del disco d'esordio, che scalò la classifica ad oltre due anni dall'uscita.
Il terzo album, Mud Slide Jim and the Blue Horizon (1971), oltre a ripetere il successo del precedente, guadagnò all'autore il primo Grammy Award della carriera, con una versione di You've got a friend di Carole King. In quell'anno uscirono anche le registrazioni dei Flying Machine risalenti al 1966/67 (James Taylor and the original Flying Machine). Il 1972 fu l'anno del quarto album solista (One man dog) e del matrimonio con Carly Simon. Walking Man (1974) restò al di sotto dei risultati commerciali precedenti, come il successivo Gorilla (1975). Nell'anno di In the pocket (1976), la Warner Bros pensò di lucrare con un Greatest hits ed ebbe perfettamente ragione: l'album, ancora oggi il più venduto nella lunga carriera di James Taylor, raggiunse soltanto il numero 23 della classifica di Billboard, ma da allora ha totalizzato undici milioni di copie, con una presenza consecutiva nei primi 200 di 573 settimane, la seconda in assoluto dopo The dark side of the Moon dei Pink Floyd. Dopo il cambio di casa discografica (Columbia Records), Taylor ricominciò da JT (1977), il suo ottavo album di studio, fonte del secondo Grammy Award per il cantautore (miglior voce maschile pop con la canzone Handy man). Nel 1979, Taylor pubblicò il nono album, Flag e partecipò a No Nukes, il concerto del Madison Square Garden contro il nucleare.
Gli anni '80 non si aprirono nel migliore dei modi per il menestrello. Dopo Dad loves his work, il decimo album, pubblicato nel 1981, Taylor si ritrovò invischiato nella droga e nel 1983 non si fece mancare il divorzio da Carly Simon, dopo lunghi anni d'incomprensioni e problemi. Il cantautore di grande successo degli anni '70 sembrava già un ricordo. Come confermato dallo stesso protagonista, Taylor era intenzionato ad abbandonare il mondo della musica dopo l'impegno, già programmato, del festival Rock in Rio (Rio de Janeiro 1985). Come raccontato da Wikipedia, James Taylor si aspettava una grande ostilità del pubblico, essendo la sua esibizione programmata nella stessa serata del concerto di Ozzy Osbourne, ma con sua grande sorpresa, l'immensa folla di 250.000 persone apprezzò moltissimo le sue canzoni soffici e malinconiche, a tal punto, che James Taylor cambiò idea (e vita, da quanto si racconta) proprio a partire da quell'episodio. L'album del 1985, l'undicesimo del cantautore, That's why I'm here, emblematico sin dal titolo, contiene una canzone scritta espressamente su quell'episodio, Only a dream in Rio.
Nonostante la rarefatta attività di studio (Never die young, 1988, New Moon shine, 1991, Hourglass, 1997, vincitore di un Grammy come miglior album pop), Taylor continuò ad esibirsi dal vivo. Non manca che un titolo per completare la discografia originale del nostro, October Road (Sony 2002), ma chiaramente, copiose sono le pubblicazioni live, le antologie e quant'altro. James Taylor compare nella raccolta In harmony 2.
Riepilogo biografie della e nella pagina
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►Alex Chilton - ►Holger Czukay ►J. Mascis - ►Meteors - ►Mud Boy & the Neutrons ►Carly Simon - ►Skin Yard - ►Sonic Youth |
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►Tad - ►Tailgators - ►Tailgators [UK] - ►Taken To the Bottle - ►Talking Heads - ►Tallboys - ►Tav Falco and the Panther Burns - ►James Taylor |