BIOGRAFIE
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Il cantante Christopher Hall e il tastierista Walter Flakus, formarono gli Stabbing Westward nel 1985, a Chicago. Non è chiaro cosa fecero e con chi, per i primi cinque anni (sembra usassero una drum-machine e per un breve periodo, il loro batterista fu Chris Vrenna, dei Nine Inch Nails), ma nel 1990 arrivarono all'esordio su EP (scomparso anche il titolo di codesto prodotto, citato in una biografia e dimenticato da tutti gli altri, compreso il sito ufficiale del gruppo). Saltando al 1992 e dopo l'ingresso nel gruppo del chitarrista Stuart Zechman, del bassista Jim Seller e del batterista David Suycott, sembra che i nostri abbiano partecipato a una compilation della Cargo Records, Cyberflesh conspiracy, suscitando interesse presso le major discografiche e la Columbia in particolare (ma anche su questa sequenza sussistono dei dubbi). Dopo l'importante firma vergata sul contratto, l'album d'esordio Ungod, registrato in terra inglese, uscì sul mercato nel 1994, come conferma il sito della band (altri dicono 1993), nello stesso anno in cui il gruppo partecipò alla colonna sonora del film Clerks.
Cambio di formazione: via Zechman, dentro Mark Eliopulos alla chitarra. Alcuni pongono a questo punto l'arrivo di Flakus, che altri danno come fondatore della band da una decina d'anni. Tutto chiaro. Secondo album, Wither blister burn & Peel, (1996), seguito da Darkest days (1998). Alcuni dicono che, nonostante i non lusinghieri risultati commerciali del primo album (altri dicono che il secondo album fu ripensato e riconsiderato proprio in base al buon successo di Ungod), Stabbing Westward si fossero costruiti una solidissima reputazione come gruppo live, cosa che portò il secondo album al disco d'oro. Il 1999 fu speso in buona parte per il degno seguito (il Darkest days già citato), ma il tentativo fallì e la Columbia, implacabile, cacciò i nostri nel 2000. Nel frattempo, la batteria era passata nelle mani di Andy Kubiszewski (dopo Whiter blister burn & Peel). La nuova etichetta dei nostri fu la Koch Records (secondo il sito della band, Koch Entertainment: esordio con Stabbing Westward, 2001) e dopo il trasferimento a Los Angeles, Stabbing Westward cominciarono a lavorare al quinto album, ma secondo alcuni, il lavoro non giunse al termine per lo scioglimento del gruppo (inizio 2002).
Il sito ufficiale, invece, dice che nel gruppo arrivò il nuovo chitarrista Derrek Hawkins e che il nuovo album 'è in preparazione' (letterale: il sito si ferma al 2001!). Secondo alcuni, gli stessi che dicono che la band si sciolse nel 2002, il materiale dell'album che fu abortito sarebbe poi stato pubblicato da Hall e Kubiszewski in coppia (ma non si sa quando): gli altri tacciono, finalmente...
Gli Standells si formarono nel 1962 a Los Angeles, California, con questa formazione a quattro: Tony Valentino (chitarra), Larry Tamblyn (organo, fratello dell'attore Russ Tamblyn), Gary Lane (basso) e Gary Leeds (batteria), andatosene poco dopo per unirsi ai Walker Brothers e sostituito da Dick Dodd (1963). Due le versioni sul nome, la prima molto semplice: il gruppo se ne stava in giro per la città cercando e aspettando l'ispirazione per un nome (to stand, restare in piedi, stare fermo). La seconda, forse più realistica, dice che il nome uscì mentre il gruppo aspettava noiosamente delle risposte negli uffici delle case discografiche. Tracciare una storia delle prime imprese degli Standells non è semplice, date le notizie frammentarie e spesso contraddittorie delle varie fonti. Inizialmente, il gruppo apparve in sit-com televivise e in pellicole ormai dimenticate. Lo spartiacque della loro carriera non può che essere il grande successo del singolo Dirty water (la canzone presente nella raccolta Nuggets), datato fine del 1965 e salito sino all'undicesimo posto della classifica statunitense dei 45 giri.
Il primo album dovrebbe essere un live pubblicato dalla Liberty Records, The Standells in person at P.J.'s (1964), seguito da un altro album dal vivo che, secondo una fonte, è praticamente uguale al precedente come repertorio proposto (Live and out of sight, Sunset Records 1965). Arriviamo al 1966, al grande successo di Dirty water (45 giri pubblicato alla fine del 1965), all'album omonimo (Tower Records) e alla dittatura del manager Ed Cobb (anche autore della canzone). Cobb farà registrare al gruppo un altro album prima della fine dell'anno, Why pick on me?, contenente la canzone che gli Standells portarono al festival di Sanremo (Mi hai fatto innamorare, scritta dall'italiano Tony Valentino). Grazie al loro grande successo, gli Standells supportarono una delle loro grandi influenze del periodo, i Rolling Stones. Nel 1967, in evidente crisi ispirativa, ma costretti ad essere 'presenti', gli Standells pubblicarono un album di cover che raccoglie i più grandi successi del momento, The hot ones! e un secondo, Try it, che cercò di sfruttare una possibile censura studiata a tavolino (in copertina, accanto alle facce dei nostri, compare una grande scritta rossa, Banned!, censurato, proibito: secondo una fonte, fu tutto premeditato).
In seguito, i ragazzi registrarono il singolo Riot on Sunset Strip, che darà il titolo al film omonimo, dove la band apparve con la Chocolate Watch Band. Una delle loro canzoni del periodo, All fall down, fu vista da alcuni come una miracolosa coincidenza, se affiancata a Set the controls for the heart of the Sun dei Pink Floyd, dal loro secondo album, A saucerful of secrets. Entrambi i gruppi incidevano per la Tower negli Stati Uniti e le canzoni furono pubblicate più o meno nello stesso periodo (più o meno? Non è chiaro). Animal girl fu il loro ultimo singolo. Gary Lane e Dick Dodd se ne andarono tra il 1967 e il 1968 (il secondo per tentare una carriera solista), il bassista sostituito prima da Dave Burke e poi da John Fleck (Fleckenstein, per qualche tempo in una delle prime formazioni dei Love). Dodd aveva già lasciato brevemente il gruppo dopo la pubblicazione di Dirty Water, sostituito da Dewey Martin (in seguito nei Buffalo Springfield). Ci fu un ultimo tentativo, in effetti, con il nome Sllednats (un'orribile lettura speculare di Standells) e il singolo Don't tell me what to do.
Con accanimento terapeutico, il gruppo fu resuscitato per un breve periodo con la presenza di Lowell George, il futuro leader dei Little Feat, ma nel 1970 la loro storia si concluse definitivamente... a parte una reunion in concerto del 1999, che fruttò un album dal vivo, Ban this!.
Katherine Laverne Starks nacque nel 1922 a Dougherty, Oklahoma, da padre della tribù indigena Iroquois e madre irlandese (con sangue misto indigeno). La carriera di Katherine cominciò in Texas, a Dallas, dove emigrò con la famiglia: all'età di sette anni cantò per la prima volta alla radio in due concorsi per voci nuove (dove arrivò terza e prima) e in seguito (non è chiaro quando), condusse un proprio programma settimanale di quindici minuti. Cantando canzoni hillbilly, con l'accompagnamento di un pianoforte, Katherine guadagnava tre dollari, una cifra considerevole nell'era della depressione. Un nuovo trasferimento portò la famiglia a Memphis, Tennessee, dove Katherine continuò a condurre programmi radiofonici e si dedicò al cosiddetto country-pop, musica di facile consumo e molto popolare. Dal 1939 al 1942, Katherine si unì all'orchestra di Joe Venuti e nello stesso periodo, lavorò brevemente con Glenn Miller, col quale incise il primo disco (Baby me). Dopo altre esperienze orchestrali, nel 1946 Kay Starr si spostò a Los Angeles e intraprese la carriera solista, firmando un contratto con la Capitol Records e totalizzando una serie di successi personali.
Il passo successivo, Nashville, Tennessee, la patria della musica country, fu intrapreso nel 1950, quando Kay Starr entrò in contatto con Roy Acuff e con lui registrò Bonaparte's retreat, uno dei suoi più grandi successi, venduto in un milione di copie. I numeri uno di Kay Starr furono Wheel of fortune, del 1952 e The rock'n'roll waltz, del 1956, entrambi dischi d'oro. Nel 1955 Kay Starr firmò per la RCA e nel 1959 ritornò alla Capitol; la sua carriera discografica si concluse praticamente con la fine degli anni '50, ma in rete si trovano foto della nostra su un palco datate 1999. Kay Starr è presente nella raccolta Capitol Country classics 1950's, con il brano I'll never be free (in coppia con Tennessee Ernie Ford).
Gruppo inglese di Northampton (presero il nome dal testo di Chimes of freedom di Bob Dylan), Starry Eyed and Laughing si formarono nel 1973, guidati dal cantante Tony Poole e dal chitarrista Ross McGeeney e completati dal bassista Steve Hall e dal batterista Nick Brown. La prima formazione durò pochi mesi, ma durante quella prima fase il gruppo fu notato dalla CBS: con la nuova sezione ritmica composta da Iain Whitmore (basso) e Mick Wackford (batteria), Starry Eyed and Laughing debuttarono con un album senza titolo (1974). Il seguito di Thought talk fu pubblicato nel 1975, quando la band s'imbarcò in un tour statunitense, alla fine del quale, McGeeney lasciò e fu rimpiazzato da Roger Kelly. Dopo l'abbandono di Whitmore, il gruppo continuò come trio, accorciando il nome in Starry Eyed, ma la cosa non funzionò e la band si sciolse. Starry Eyed and Laughing aprono la raccolta England rocks 2.
Gruppo sconosciuto, noto solamente per la sua partecipazione alla raccolta-tributo Time between, dedicata ai Byrds e alla loro arte musicale. Per il momento, nient'altro è possibile scrivere.
Gli Status Quo nacquero da una band londinese di nome Spectres, nella quale militavano il chitarrista e cantante Francis Rossi e il bassista Alan Lancaster. Con l'aggiunta del batterista John Coghlan e del tastierista Roy Lines, gli Spectres pubblicarono tre singoli senza alcun riscontro commerciale, cambiarono nome in Traffic Jam per un altro singolo, altrettanto ignorato e poi diventarono Highlights, con l'arrivo del chitarrista Rick Parfitt. Fu con l'inserimento di Parfitt nella formazione che il gruppo diventò Status Quo, nell'agosto del 1967. Inizialmente la band funzionò come accompagnatrice di artisti inglesi, ma alla fine del 1967 pubblicò il primo singolo, Pictures of Matchstick Men (Pye Records), numero sette nella classifica UK e buon successo anche negli Stati Uniti. Dopo un secondo 45 giri deludente, gli Status Quo replicarono il successo del primo con Ice in the Sun, l'ultimo ingresso nella classifica statunitense del gruppo inglese. Lo stile psichedelico dei primi singoli e dei primi album, mutò con l'inizio degli anni '70 in un robusto boogie-rock e per questo gli Status Quo cacciarono Roy Lines e le sue tastiere (utilizzando, all'evenienza, numerosi session-men).
Questo è l'elenco dei primi lavori su album degli Status Quo: Picturesque matchstickable messages from the Status Quo (1968, Pye Records, come i successivi), Spare parts (1969), Ma Kelly's greasy spoon (1970) e Dog of two head (1971). Con il passaggio alla Vertigo, cominciarono i successi straordinari del gruppo: Piledriver (1972, 5° posto nella classifica britannica), Hello! (1973, 1°), Quo (1974, 2°), On the level (1975, 1°), Blue for you (1976, 1°). Il Live del 1976 (3°) chiuse un periodo di vendite fenomenali, ma nemmeno con i successivi album gli Status Quo rallentarono, pur conquistando un solo altro primo posto: Rockin' all over the world (1977, 5°), If you can't stand the heat (1978, 3°), Whatever you want (1979, 3°), Just supposin' (1980, 4°), Never too late (1981, 2°), 1+9+8+2 (1982, 1°), Back to back (1983, 9°), In the army now (1986, 7°), Ain't complaining (1988, 12°), Perfect remedy, 1989, che interruppe una serie continua di posizioni alte, raggiungendo il 49° posto e l'antologia Rockin' all over the years (1990, 2°).
Indefessi e sempre uguali a sé stessi, gli Status Quo hanno continuato a incidere senza pausa anche negli anni '90: Rock 'til you drop (1991, 10°), Thirsty work (1994, 13°), Don't stop (1996 e ancora un secondo posto in classifica!), Under the influence (1999, 26°) e Famous in the last century (2000, 19°). Nemmeno il nuovo millennio ha scoraggiato Francis Rossi e soci: Heavy traffic (2002, 15°) e l'ultimo The party ain't over yet (settembre 2005, 18°). Sul fronte partenze e arrivi, John Coghlan fu rimpiazzato alla batteria da Pete Kircher nel 1981, Alan Lancaster lasciò il gruppo all'inizio degli anni '80 e lasciando perdere il resto, la formazione attuale è questa: i vecchi Francis Rossi e Rick Parfitt, con Andy Bown (bassista, tastierista e armonicista), John 'Rhino' Edwards (basso) e Matt Letley (batteria). Non un granchè come biografia, ma la storia degli Status Quo non dice molto di più, come la loro musica. Il gruppo compare nelle raccolte Live and heavy e The metal box (volume secondo).
Storico gruppo mod italiano, di Torino per la precisione, attivo sin dal 1983. Proprio dalla piazza Statuto di Torino, ritrovo dei mods della città piemontese, proviene il loro nome, diventato l'emblema del movimento in terra italica. La formazione iniziale comprendeva Oskar Giammarinaro (voce e fiati), Naska (batteria), Alex (chitarra), Cico (basso) e Junior (tastiere), modificata nel 1987 con l'arrivo di Bumba alla chitarra. L'esordio discografico assoluto degli Statuto (dopo due demotape, Torino beat, del 1984 e Nella città del 1985), è un EP a 45 giri del 1986, Io Dio, seguito nel 1987 da Ghetto (entrambi su D.T.K.). Il primo album, Vacanze, è pubblicato nel 1988 dall'etichetta torinese Toast, mentre il mini-LP Senza di lei esce nel 1990 (con ospite il James Taylor inglese, quello del Quartet), nell'anno in cui gli Statuto sono tra gli ospiti importanti della rassegna Arezzo Wave '90. Nel 1991 (o sul finire del 1990) gli Statuto rendono omaggio agli Who, con il 45 giri Ci sei tu, cover in lingua italiana di Substitute.
Nel 1992 il gruppo si ritrova sul palco di Sanremo e poco dopo pubblica l'album Zighidà, venduto in 40.000 copie. Nel 1993 si ripresentano con l'album È tornato Garibaldi (per la major EMI), al quale segue un periodo di silenzio, rotto nel 1996 da Canzonissime (Audiar/Sony). Ancora un cambio di casa discografica nel 1997, l'anno di Tempi moderni, pubblicato dalla Epic, un rapporto che porterà alla pubblicazione anche del successivo Ri-Skatto, album 'fortunatissimo' nelle parole degli stessi Statuto. Collaborazioni e progetti vari, oltre alla consueta attività live e si arriva al 2001 di Il migliore dei mondi possibili (storie di mods e degli Statuto), un libro di Oskar che diventerà un concept-album l'anno successivo. Nel 2003 il gruppo torinese festeggia il ventennale con un'antologia, I campioni siamo noi (We are the champions?). Nel 2005, tutt'altro che domi, gli Statuto propongono l'album Sempre, seguito nel 2006 da Le strade di Torino, talmente recente da essere nominato solamente nella pagina discografica del sito ufficiale del gruppo e ignorato (per ora, presumo) nella pagina biografica.
I siti ufficiali tendono spesso ad esagerare, ma non è lontano dalla verità affermare che 'gli Statuto sono una realtà unica nel panorama della musica italiana', per la loro longevità e per la loro coerenza.
Riepilogo biografie della e nella pagina
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