BIOGRAFIE
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→JONATHAN RICHMAN & the MODERN LOVERS←
Nato il 16 maggio 1951 a Natick, Massachusetts (USA), nei dintorni di Boston, Jonathan Richman iniziò molto presto a scrivere e a suonare canzoni. Dopo un primo tentativo fallito di avviare una carriera musicale a New York (patria dei Velvet Underground, amatissimi dal nostro), nel 1969 Richman ritornò a Boston (dopo un viaggio in Europa e in Israele, sembra) e con un amico chitarrista, John Felice, fondò i Modern Lovers, nell'estate del 1970. Dopo aver provato per diverso tempo come duo, Richman e Felice si sentirono in grado di reclutare altri compagni per il gruppo che avevano in mente. Mentre Richman stava appiccicando un avviso in un negozio di dischi, per la ricerca di un batterista, gli si avvicinò un tal David Robinson, colui che diventerà proprio il primo batterista dei Modern Lovers. Robinson portò anche un bassista, Rolf Andersen, ma fu chiaro fin dall'inizio che quest'ultimo innesto sarebbe stato provvisorio. In quel primissimo periodo, due studenti di Harvard cominciarono a girare un film sui Modern Lovers, cosa che fecero (forse...), ma alla fine, per non farsi mancare nulla, si unirono alla band: Ernie Brooks fu il nuovo bassista, mentre Jerry Harrison (un polistrumentista) si aggiunse come tastierista.
John Felice abbandonò il gruppo (1971), poco tempo prima che i Modern Lovers registrassero alcuni demotape con produttori quali Kim Fowley e John Cale. L'album di debutto non arrivò al traguardo a causa di divergenze sulla direzione musicale da seguire, che videro Richman da una parte e il resto del gruppo dall'altra. Il risultato fu lo scioglimento dei Modern Lovers, alla fine del 1973. Jonathan Richman continuò a registrare in proprio, si spostò in California ed entrò in contatto con la Beserkley Records (1975), l'etichetta che pubblicherà i suoi primi lavori. Il primo album, The Modern Lovers, in realtà un'antologia, fu pubblicato dall'etichetta californiana nel 1976: la Beserkley assemblò le canzoni delle prime due session del gruppo, prodotte rispettivamente da John Cale e Alan Mason. Richman riconoscerà come suo primo lavoro il successivo Jonathan Richman & the Modern Lovers (1977), ma la critica accolse quel primo album in maniera a dir poco entusiasta: il giornalista Ira Robbins lo definì "uno dei più grandi album rock di tutti i tempi". La storia dei Modern Lovers originali finì in questo modo, ma i musicisti coinvolti nell'esperienza conosceranno tutti, chi più, chi meno, future carriere positive, artisticamente o commercialmente (per qualcuno entrambe le opzioni).
John Felice fondò i seminali Real Kids, David Robinson fece parte dei DMZ e poi, dei milionari Cars, Ernie Brooks ha suonato con la band di Elliott Murphy (anche il sottoscritto lo vide dal vivo in trio con Murphy e il fantastico Tony Machine alla batteria) e per finire, Jerry Harrison conobbe la fama nei cruciali Talking Heads, uno dei gruppi più importanti di sempre, a parere del sottoscritto. Richman continuerà a chiamare Modern Lovers la sua band, aggiungendoci il suo nome all'inizio, anche se il gruppo originale non si riunì mai più dopo lo scioglimento del 1973. Richman rifondò i Modern Lovers su una base più acustica e minimale, con il chitarrista Leroy Radcliffe, il bassista Greg 'Curly' Keranen (ex-Rubinoos) e il batterista Bert Robinson. Con questa formazione l'artista pubblicò due album nel giro di un paio di mesi, Rock'n'roll with the Modern Lovers (attribuito ai Modern Lovers) e Jonathan Richman & the Modern Lovers (agosto e ottobre 1977, ma potrebbe essere anche il contrario: le fonti sembrano divertirsi a confondere le date; il secondo album con il batterista D. Sharpe). Modern Lovers live (1977 o 1978) fu seguito da Back in your life (1979) e da un periodo di silenzio, rotto solamente (si fa per dire) dalla pubblicazione delle famose session con Kim Fowley del 1972 (Original Modern Lovers, Bomp 1981).
Il ritorno sulle scene discografiche fu salutato con l'album Jonathan sings! (Sire 1983), seguito da Rockin' and romance (Twin Tone 1985), It's time for (Upside 1986) e da Modern Lovers 88 (Rounder 1988). Da quel momento gli album di Jonathan Richman furono a tutti gli effetti siglati come solista (in soldoni, tutto rimase come prima, a parte l'ufficialità). Nel 1994 uscì un'altra antologia legata alle prime session dei Modern Lovers originali (Precise Modern Lovers order, pubblicato dalla Bomp), mentre nel 1992 e nel 1998 uscirono due album dal vivo registrati al Longbranch Saloon (Live at the Longbranch Saloon e Live at the Longbranch and more). Jonathan Richman & the Modern Lovers compaiono nella raccolta Loud, proud & punk.
Nato nel 1934 come Emmanuel Rodriguez a Kingston, la capitale della Giamaica, Rico è ritenuto un artista fondamentale per l'introduzione dei fiati nella musica reggae. Dopo aver studiato alla Catholic Alpha Boys School, Emmanuel cominciò a suonare il trombone, anche se i suoi desideri erano orientati verso il sassofono. Tra il 1952 e il 1954, nel periodo in cui conobbe l'amico e maestro Don Drummond, Rico lavorò come meccanico, impiego che lasciò per seguire i corsi della Stoney Hill Music School. Nel 1956, l'artista partecipò alla sua prima session di studio, guidata da Coxsone Dodd e riguardante un disco di Clue J and the Blues Blasters. In seguito, il trombonista diventò membro della Eric Deans Orchestra, una band che gli diede una certa notorietà, ma non abbastanza per i suoi desideri. Dopo aver conosciuto il batterista Count Ossie, Rico si unì alla comunità rasta fondata dallo stesso a Wareika Hill, nei dintorni di Kingston. Fu con il gruppo di Count Ossie che Rico assimilò lezioni importanti a livello musicale, mentale e politico. In osservanza con le rigide regole della comunità, Rico suonò per anni il trombone per guadagnare il cibo giornaliero (dal racconto trovato, tutto questo assomigliava a una questua).
Nel periodo tra la fine degli anni '50 e l'inizio degli anni '60, la scena musicale giamaicana subì una lenta, ma costante trasformazione e Rico fu tra i protagonisti di quella fase. Le band di musica ballabile e le cosiddette discoteche mobili (meglio note con il nome di sound system), non facevano che riproporre i successi rhythm'n'blues provenienti dagli Stati Uniti e faticavano non poco per trovare materiale originale che non provenisse dalla patria della democrazia. I dee-jay dei sound system cominciarono a improvvisarsi produttori, ricercando musicisti in grado di registrare materiale originale: Rico fece parte di quella prima pattuglia di musicisti coinvolti nel processo. Risale a quel periodo la prima session registrata dal trombonista, citata qui sopra. Oltre ai gruppi già nominati, Rico fece parte della band di Count Ossie, di Smith All Stars, di Drumbago and His All Stars e molti altri. Tra i produttori, Rico lavorò con nomi immortali come Duke Reid, Vincent Chin, Lloyd Daley e Prince Buster. Fu con Vincent Chin che Rico ebbe l'opportunità di esordire come solista con Rico special, 45 giri pubblicato nel 1961 in Giamaica e l'anno successivo in Gran Bretagna, per merito di una piccola etichetta sorta da poco, la Island Records. Con il successivo Rico farewell, fine del 1961, l'artista si trasferì nella terra d'Albione, dove il suo nome era già piuttosto noto alla comunità giamaicana, che a Londra aveva creato un mercato apposito per la musica proveniente dall'isola natale.
Rico lavorò con Georgie Fame and the Blue Flames, Emil Shallitt, Siggy Jackson, Laurel Aitken e Prince Buster. Una leggenda, non si sa quanto veritiera (mai letta da nessun'altra parte), dice che i Beatles si lasciarono crescere i capelli dopo aver visto Rico e i suoi dreadlocks rasta. Pur partecipando a decine di dischi di altri artisti, in qualità di ospite, per etichette come Trojan Records e Pama, Rico restò un'artista squattrinato, costretto, saltuariamente, a trovare lavori al di fuori del mondo della musica. Nel periodo in cui il rocksteady, dopo un lungo percorso, portò la musica giamaicana verso il reggae, Rico entrò a far parte del gruppo Undivided, la più grande concentrazione di talenti reggae presenti sul suolo britannico, secondo lo stesso artista. Rico restò con gli Undivided fino al 1975, quando la Island Records, diventata la potenza che si conosce, lo ingaggiò come trombonista di studio per metterlo al servizio di artisti quali Jim Capaldi (Traffic), Toots and the Maytals e Burning Spear. Il contratto si trasformò presto nell'opportunità di esordire su album come solista. La lavorazione consentì a Rico di tornare sull'isola natale dopo quindici anni, dove si mise all'opera con un trombettista e ingegnere del suono, Dick Cuthell.
Man from Wareika, pubblicato nel 1976 da Island Records e negli Stati Uniti dalla Blue Note Records, secondo una fonte, è una pietra miliare della musica giamaicana strumentale. Il disco fu seguito da un tour di supporto a Bob Marley in tutta Europa e per la prima volta nella sua vita, Rico potè fare il musicista a tempo pieno. Il periodo era propizio perché il nome di Rico, ormai quarantacinquenne, attecchisse anche presso le nuove generazioni: l'esplosione dello ska-revival sulle isole britanniche, mise su un piedistallo uno dei musicisti simbolo di quella ondata, tanto che gli Specials invitarono il trombonista per un assolo di tromba nella loro famosissima Rudy, a message to you. Tra gli Specials e Rico s'instaurò un rapporto di lunga durata: oltre agli interventi in altri dischi del gruppo di Jerry Dammers, con l'amico Dick Cuthell alla tromba, cornetta e altri strumenti a fiato, Rico formò la sezione fiati che accompagnò la band in tour, aumentando la sua popolarità e propiziando il suo futuro lavoro come solista. The man is forward (1981) e Jama Rico (1982), furono pubblicati da 2Tone/Chrysalis, in un periodo in cui Rico lavorò ad album di Joan Armatrading, Linton Kwesi Johnson, Ian Dury e Paul Young. Nel 1982 Rico tornò in Giamaica e per qualche anno, scomparve dal mondo della musica attiva, fino a quando, nel 1988, un gruppo di musicisti svizzeri guidati dal produttore Fizzé, la Heart Beat Band, chiesero all'artista di tornare in Europa per lavorare al loro progetto reggae.
Gli anni successivi trascorsero tra la Svizzera e Londra, dove Rico lavorò con altri artisti e numerose band e tra queste, il gruppo Jazz Jamaica, guidato dal bassista Gary Crosby e la band di Jools Holland, lavori che permisero al nostro di continuare con i suoi progetti solisti e come musicista da concerto, attività che continuano ancora oggi (26 giugno 2007). Rico vive attualmente a Londra. Il trombonista compare nella doppia raccolta in vinile Music and rhythm.
La carriera di Stanard Q. Ridgway, nato a Barstow, California, nel 1954, iniziò a Los Angeles in maniera, se vogliamo, un po' anomala. Con un gruppo di amici, che diventeranno i Wall of Voodoo, Stan formò una società con l'obiettivo di scrivere e registrare musica per film horror di serie Z, la ACME Soundtracks. Fallita in poco tempo la società, Ridgway e compagni pensarono di riciclarsi come gruppo rock: Marc Moreland (chitarra) e il fratello Bruce (basso), Joe Nanini (batteria), Charles T. Gray (tastiere) e Stan Ridgway (voce, armonica e tastiere), fondarono i Wall of Voodoo nel 1977 (non mi è chiaro se il 1977 sia l'anno della fondazione della ACME Soundtracks o dei Wall of Voodoo). Il gruppo debuttò nel 1980 con l'EP omonimo (pubblicato da Index/IRS), seguito dagli album Dark continent (1981) e Call of the west (1982). Nel 1983 i Wall of Voodoo si sciolsero e lasciarono a Stan Ridgway la strada aperta per una luminosa carriera solista (il gruppo si riformò in seguito senza il cantante).
Il debutto da solista di Ridgway si rintraccia in quello stesso 1983, con un pezzo inserito nella colonna sonora di Rumble fish (in Italia Rusty il selvaggio, film di Francis Ford Coppola), anche se a dire la verità, la canzone, la splendida Don't box me in, fu una collaborazione a quattro mani con il batterista dei Police, Stewart Copeland (autore dell'intera colonna sonora). Il vero debutto solista, dunque, ci vede arrivare al 1985 di The big heat, singolo uscito in diverse versioni e anteprima dell'album dallo stesso titolo (IRS 1986), uno dei capolavori di quell'annata non priva di altri motivi d'interesse. Per il seguito, Mosquitos, bisognerà attendere tre anni, sino al 1989 (Geffen). Il terzo album, Partyball (Geffen), arrivò nel 1991, seguito da un'antologia della IRS, Songs that made this country great - The best of Stan Ridgway, che raccoglie sia dalla carriera solista di Stan Ridgway, che dal periodo Wall of Voodoo (come sempre, la casa discografica di Miles Copeland monetizza al massimo sul passato dei propri artisti e sempre nel momento in cui questi lasciano l'etichetta per altri lidi; "Partyball" fu pubblicato dalla IRS in UK, ma dal disco successivo la distribuzione inglese scomparirà addirittura).
Per arrivare al quarto album, Black diamond (pubblicato da Birdcage), si dovrà attendere il 1996, lo stesso anno in cui uscì un doppio cd che unisce due lavori, The Drywall Project e The Drywall Incident, incisi in collaborazione con altri musicisti con il nome di Drywall (Pietra Wexstun, tastiere e voce e Ivan Knight, batteria e percussioni). Il nuovo album solista fu The way I feel today - Covering the classics volume one (Impala Digital 1998), diciannove classici del pop degli anni '30 e '40 reinterpretati dal nostro, seguito da Anatomy, lavoro canonico del 1999 (pubblicato da New West). L'album dal vivo del 2001, Poolside with Gilly, si riferisce al tour di Partyball, 1991, mentre Holiday in the dirt (2002), autoprodotto dallo stesso Ridgway e distribuito tramite Internet, è una raccolta di rarità e inediti. Proseguendo nella pubblicazione di album dal vivo, Ridgway diede alle stampe Live: the Mosquitos tour (2002), registrato nel 1989 a Francoforte, in Germania, Live in NYC: the Mercury Lounge 6.17.96 (2002), inciso durante il tour di Black diamond e Live: the beyond tomorrow (2002), dal tour del 1990.
Molti altri lavori completerebbero la nutrita discografia del nostro Stan, ma trattasi di collaborazioni varie, colonne sonore e stranezze alla Drywall. Stan Ridgway compare nella raccolta Lost in the stars, curata da Hal Willner e dedicata all'opera di Kurt Weill.
Maurice Woodward Ritter nacque in Texas, a Murvaul, nel 1905 e con il nome di Tex Ritter fu un attore e cantante country tra i più famosi nella prima metà del secolo scorso. Come cantante, in effetti, Tex Ritter fu tra i pionieri della musica country. Già nel 1928 Ritter conduceva un programma radiofonico di mezz'ora presso la KPRC di Houston, Texas, durante la quale interpretava classici della musica country. Nello stesso anno, il cantante interpretò il suo primo ruolo in teatro a Broadway, The new Moon. Negli anni seguenti, Ritter lavorò in numerosi programmi radiofonici e nel 1933 registrò le sue prime canzoni per la American Record Company (Columbia Records). Nel 1936, spostatosi a Los Angeles, debuttò nel cinema con il film Song of the gringo; il filone delle decine di pellicole seguenti è quello del western di serie B, come viene etichettato da molte fonti. Nel 1937 Ritter recitò accanto a Rita Cansino, la futura e ancora sconosciuta Rita Hayworth, nel film Trouble in Texas.
Ritter continuò fino a metà degli anni '40 con i film cosiddetti singing cowboy, pellicole western con intermezzi canori (40 film del genere solo in quel periodo!). Sul lato musicale, Tex Ritter registrò un totale di ventinove canzoni per la Decca (la sua casa discografica dal 1935). Nel 1941, l'attore si sposò con una collega, Dorothy Fay: dal matrimonio nacquero due figli, Thomas e John, quest'ultimo, attore di enorme successo dagli anni '80 (prima nel mondo delle sit-com e poi nel cinema; morto nel 2003). Nel 1942 Tex Ritter firmò un contratto con la Capitol Records e cominciò il suo periodo migliore a livello musicale: una lunga serie di successi, compresi un paio di numeri uno, fino ad High noon (Do not forsake me) del 1952 (il pezzo è incluso nell'antologia Capitol Country classics 1950's; vedi anche la traduzione dell'articolo che accompagna l'edizione cd), la canzone che lo stesso Ritter cantò durante la prima cerimonia degli oscar trasmessa in televisione, nel 1953. Il brano, che faceva parte della colonna sonora del film omonimo, vinse anche l'oscar come migliore canzone. Nel 1957 il cantante country registrò il primo album, Songs from the western screen, nel 1964 entrò nella Country Music Hall of Fame (il quinto ad esservi inserito) e nello stesso periodo, si trasferì proprio a Nashville, per lavorare a un programma radiofonico e alla Grand Ole Opry, la mecca del country.
Nel 1970 Ritter si candidò come republicano al senato, ma perse la contesa e nel 1973 registrò l'ultima canzone, The americans. Tex Ritter morì a Nashville nel 1974 per infarto. La stella di Tex Ritter, nonostante una carriera cinematografica orientata su produzioni di serie B, fa la sua bella mostra sulla Hollywood Boulevard (all'altezza del 6631, per chi volesse rintracciarla...).
John Henry Ramistella è nato il 7 novembre 1942 a New York e si è trasferito, con la famiglia, a Baton Rouge, Louisiana, all'età di 5 anni. Le prime influenze del piccolo John furono le canzoni popolari italiane suonate al mandolino e alla chitarra dal padre e dallo zio, mentre, dalla zona di residenza, John assorbì il rhythm'n'blues e la musica del delta del Mississippi. Durante la high school, il futuro Johnny Rivers fece parte di diversi gruppi e nel 1956 fondò il suo primo combo, gli Spades, coi quali esordì su vinile con il 45 giri Little girl (attribuito a John Ramistella), pubblicato dalla Natchez attraverso la Suede nel 1957. Nello stesso 1957, durante un viaggio scolastico a New York, John incontrò il celeberrimo dee-jay Alan Freed, l'inventore del termine rock'n'roll (non è così semplice la storia del nome, ma non divaghiamo). Fu lo stesso Freed a trovare un nuovo nome per il giovane John e pensando al fatto che il cantante era cresciuto sulle rive del Mississippi, Rivers (fiumi) sembrò adatto e molto più musicale di Ramistella (che poteva avere, però, un suo fascino esotico, ma qui stiamo parlando di rock'n'roll, giustamente).
L'esordio di Johnny Rivers fu il 45 giri Baby come back, pubblicato nel marzo 1958, prima dalla Gone e successivamente, dalla Roulette, seguito da You're the one (Guyden 1958) e You're first and last love (Dee Dee, marzo 1959). Nessuno di questi primi singoli diventò un successo e Rivers se ne tornò a Baton Rouge. Johnny Rivers ricominciò a girare per i locali del sud e durante una tappa a Birmingham, Alabama, incontrò la vedova di Hank Williams, Audrey e con il suo aiuto, trovò un contratto a Nashville con la Cub, una sussidiaria della MGM. I due 45 giri pubblicati dalla Cub furono Everyday (1959) e Customary thing (1960). Dopo aver conosciuto James Burton, il chitarrista del rocker Ricky Nelson, Rivers si trasferì a Los Angeles con l'intenzione di passare alla produzione di altri artisti (Ricky Nelson aveva inserito una canzone di Johnny Rivers in suo album del 1960, More songs by Ricky). In quel periodo, Rivers incise alcuni 45 giri per la Chancellor e altri per la Capitol, ma ritornò su un palco solo nel 1963 e per un'occasione fortuita.
Johnny Rivers era solito frequentare un ristorante italiano che apriva prima delle quattro del mattino, quando i frequentatori dei club che chiudevano dopo le due arrivavano per mangiare qualcosa. Il proprietario del ristorante, Bill Gazzari, aveva solitamente un trio jazz che allietava quei pasti notturno-mattutini, ma un bel giorno (alba) si trovò senza band e sapendo che Johnny Rivers era un musicista, gli chiese di aiutarlo per qualche nottata. Rivers non si sentiva adatto per quel ruolo, suonando funky rock'n'roll (come racconta lui stesso), ma Gazzari insistette. Johnny Rivers si esibì per alcune nottate con la sua voce e la chitarra e un solo altro membro, il batterista Eddie Rubin: l'idea ebbe un successo inaspettato e al momento di mollare quell'esperienza, Gazzari offrì ancora più soldi per non interrompere i concerti notturni. Con l'aggiunta del bassista Joe Osborn, Rivers creò un trio che fu notato dal celebre produttore Lou Adler e in seguito, firmò un contratto per un anno di concerti al Whisky A Go-Go. Era il 1964 e in quei giorni i Beatles pubblicavano I want to hold your hand, una specie di inizio ufficiale della British Invasion.
Da quei primi concerti al famoso locale sul Sunset Strip (che aprì i battenti proprio in quel 1964), Lou Adler ricavò un album dal vivo, Johnny Rivers live at the Whisky A Go-Go (Imperial 1964), salito sino al numero 12 della classifica USA, ma ancor meglio fece il singolo Memphis (una cover di Memphis, Tennessee di Chuck Berry), salito sino al numero 2. I successi su singolo da top ten di Johnny Rivers furono nove, l'ultimo nel 1977, Swayin' to the music (Slow dancing) e i dischi venduti in carriera, più di trenta milioni. Accanto all'attività di musicista, Johnny Rivers ha continuato una carriera parallela come produttore (un Grammy Award portato a casa come produttore dei 5th Dimension) e in un periodo imprecisato, ha fondato l'etichetta Soul City Records. Gli album dell'artista sono innumerevoli, e decine e decine le antologie, ma nel 1998 il rocker è tornato a incidere, pubblicando, per la propria Soul City Records, Last train to Memphis. Johnny Rivers compare nella raccolta Here comes summer.
Riepilogo biografie della e nella pagina
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►Bob Marley - ►Maytals |
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►Jonathan Richman & the Modern Lovers - ►Rico - ►Stan Ridgway - ►Tex Ritter - ►Johnny Rivers |
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►Talking Heads - ►Traffic (1) - ►Traffic (2) |