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REMAINS

I Remains, secondo il modesto parere del sottoscritto, furono una specie di quadratura del cerchio, una commistione perfetta di rock'n'roll suonato come i canoni comandano, melodia bagnata dal Mersey come l'epoca richiedeva, forza e potenza sbalorditiva che aveva pochi eguali (da quel che ne so) e per finire, un insieme che aveva qualcosa di speciale, un qualcosa che potremmo chiamare personalità musicale, un dono che li ha resi unici, irripetibili e indimenticabili. Da queste poche righe si sarà capito che lo stesso sottoscritto di cui sopra, è un fan sfegatato di questo gruppo. Passiamo alla loro storia, per quanto possibile. Il New England dei primi anni '60 presentava una scena musicale viva e in continuo fermento e l'Università di Boston, in particolare, diventò uno dei punti nevralgici di quel sommovimento a sette note e quattro quarti, soprattutto perchè la storia che c'interessa cominciò in quell'ateneo nell'autunno del 1963, con l'arrivo di tre ragazzi dai nomi di Vern Miller, Chip Damiani e Barry Tashian.

Tashian (cantante e chitarrista) aveva già all'attivo un'esperienza musicale di un certo successo come membro dei Ramblers, un gruppo del Connecticut che apparve anche nella trasmissione televisiva American Bandstand. Vern Miller (basso), dal canto suo, iniziò da bambino suonando la tuba e poi, a dodici anni, riuscì a comprarsi una chitarra elettrica con i soldi guadagnati tagliando l'erba in un cimitero. Chip Damiani (batteria), a differenza dei due compagni, non aveva alcuna esperienza musicale e cominciò a suonare da completo autodidatta. Miller e Tashian iniziarono a strimpellare assieme e in seguito, a loro si unì Chip Damiani. Nella primavera del 1964, il trio trovò un ingaggio per suonare una volta alla settimana nel retro del lounge-bar di Gene Brezniak, per 25 dollari a set e tutta la birra che riusciva a entrare nel gargarozzo di ognuno. Nell'estate del 1964 Barry Tashian viaggiò per l'Europa e a Londra vide in concerto i Rolling Stones e i Kinks, un apprendistato visivo a dir poco fondamentale per il nostro. Alla fine dell'estate arrivò all'Università di Boston un tastierista, Bill (William) Briggs e il trio diventò un quartetto. Una studentessa di nome Barbara suggerì il nome per la band e i Remains nacquero ufficialmente.

In quell'autunno 1964, il lounge-bar cambiò nome e diventò il celeberrimo Rathskeller, dove i nostri si esibivano per una volta alla settimana, una serata che in breve diventò la Remains Night. Tramite Don Law Jr., i Remains fecero un'audizione per la Epic, suscitando l'entusiasmo dell'etichetta: il contratto fu firmato all'inizio del 1965. I quattro cominciarono a girare per i palchi dell'intero New England (o quasi) e in occasione di un concerto all'Università del Massachusetts, con Bo Diddley e Shirelles, suonarono davanti a quattromila persone. Il noto Jon Landau rimase stupefatto dal volume e dalla potenza dei concerti del gruppo e Willie Alexander, all'epoca nei leggendari Lost e testimone diretto, racconta che i Remains erano assolutamente unici e inimitabili. La band suonava un concentrato qualitativo di cover durante i concerti, da All day and all of the night dei Kinks a Bo Diddley e altri classici del rocker nero (Bo Diddley, naturalmente), dall'eterna Louie Louie a I'm free dei Rolling Stones; il loro primo singolo, però, fu un piccolo gioiellino originale come Why do I cry? (marzo 1965).

All'interno di uno studio di registrazione, però, il suono dei Remains rimaneva imbrigliato rispetto alla potenza devastante sprigionata durante i concerti. Durante la session ai Columbia Studios di New York, come prima cosa fu chiesto (detto? Imposto?) ai Remains di abbassare il volume degli amplificatori e lo stesso Tashian, col senno del poi, non se ne stupisce: "Loro non avevano mai registrato cose simili prima di allora". Dopo il secondo singolo, I can't get away from you (registrato a Nashville e prodotto da Billy Sherrill), i Remains parteciparono all'Ed Sullivan Show, la trasmissione televisiva forse più famosa in tutti gli interi Stati Uniti di quel periodo. Il 1966 si preannunciava come l'anno cruciale per i Remains. Il gruppo ampliò la propria fama, anche grazie a giornalisti come il già citato Jon Landau ("Quando suonano, per Dio, suonano!"), riarrangiò le canzoni e nel marzo del 1966, arrivò al terzo singolo, Diddy wah Diddy (registrato a Nashville), firmato Bo Diddley e Willie Dixon. Una circostanza fortuita, la contemporanea uscita di un singolo dallo stesso titolo di Captain Beefheart, non aiutò le vendite. Poco tempo dopo l'uscita del singolo, i Remains si trasferirono a New York, in un loft del Village.

Nell'aprile 1966, i quattro registrarono un demotape per la Capitol Records, un nastro che, nelle parole dei protagonisti, rappresenta le sole registrazioni dei Remains che siano riuscite a catturare l'energia del gruppo. Nell'estate dello stesso anno, il manager della band, John Kurland, riuscì ad ottenere un ingaggio a dir poco sensazionale per un giovane gruppo come il nostro: apertura dei concerti dei Beatles! Fu a quel punto, per ragioni non proprio chiare, che Chip Damiani decise di lasciare il gruppo e di tornarsene al college. Prima di iniziare il tour, la Epic pubblicò il quarto singolo, comprendente la splendida Don't look back. Con il nuovo batterista, il diciassettenne N.D. Smart (Norman Dow Smart II), il 12 agosto del 1966 i Remains aprirono i due concerti dei Beatles a Chicago e poi continuarono con le date previste a Detroit, Cleveland, Washington, Philadelphia, Toronto e poi ancora, Boston, Memphis, Cincinnati, St. Louis e New York, allo Shea Stadium. Il tour fu segnato dalle polemiche in seguito alla dichiarazione di John Lennon sui 'Beatles più famosi di Gesù', con minacce di morte, tensione, dimostrazioni e guardie del corpo triplicate.

Dopo New York, il tour continuò con i concerti di Los Angeles, San Francisco e Seattle, ma nessuno poteva immaginare che quelle sarebbero state le ultime esibizioni dal vivo dei quattro di Liverpool. Al massimo della possibile visibilità, Barry Tashian decise di sciogliere i Remains, commentando qualche tempo dopo in questa maniera: "Non sono sicuro del perché, ma all'epoca mi sembrò una buona idea". Per i fans dei Remains, invece, dice la fonte, ciò fu impossibile da comprendere. Un'altra fonte riferisce come Barry Tashian fosse convinto che quella fosse la decisione giusta, in quel momento, alla luce di una semplice considerazione: i Remains non sarebbero mai diventati come i Beatles. Il giovane Tashian non si rese conto (come spiegò lui stesso in seguito) che il successo può anche non essere un processo immediato: perfettamente in linea con un pensiero che potremmo definire punk, Tashian all'epoca voleva tutto e lo voleva subito. Con le session registrate, prodotte da Ted Cooper, i Remains avevano a disposizione il materiale per un album, ma durante il tour con i Beatles le sensazioni dei quattro passarono da un estremo (ciò che erano i Remains) all'altro (ciò che sarebbero dovuti diventare: registrare a volume più basso, smetterla di saltare sul palco durante i loro infuocati concerti e altri particolari normalizzanti).

Il giovanissimo N.D. Smart, dal canto suo, convinto di avere una propria personalità, durante il tour si sentì trasformare in un'imitazione dei Beatles, tanto per aggiungere qualche altro elemento ai motivi dello scioglimento. Un giornalista di Boston, Doug Simmons, suggerì che per i Remains la perdita di Chip Damiani fosse stata incolmabile e a tutto questo bisogna aggiungere il disappunto della Capitol Records: nonostante tutta la visibilità guadagnata, Don't look back fece solo una timida apparizione nella classifica statunitense e l'etichetta, implacabile, lasciò cadere l'opzione per la pubblicazione dell'album. Vern Miller, nelle note vergate sulla confezione dello straordinario The Remains, un doppio album antologico pubblicato dalla New Rose/Fan Club nel 1988, racconta come, durante il periodo passato con i Beatles, i Remains stessero sviluppando le proprie attitudini musicali in direzioni differenti, senza che qualcuno spiegasse loro come mantenere un'unità d'intenti: "Non avevamo un Brian Epstein", qualcuno che dicesse ai ragazzi, 'Questa è la strada che dovete seguire'. I Remains non erano più un gruppo, ma quattro individualità distinte e distanti. L'album The Remains uscì nel settembre del 1966, pubblicato dalla Epic, ma la notizia dello scioglimento imminente suggerì all'etichetta di non promozionare il disco e il risultato fu logico e conseguente: vendite disastrose.

I quattro suonarono l'ultimo concerto al Bowdoin College, nel Maine e si sciolsero. Tashian si trasferì in California, dove lavorò con Leon Russell, Gram Parsons e i Flying Burrito Brothers, poi ritornò sulla costa est ed entrò in contatto con Todd Rundgren (Barry Tashian è presente con un battimani in We gotta get you a woman, dall'esordio solista del genio Todd, Runt: "Non sono mai stato pagato per quella prestazione!"). I quattro membri originari del gruppo, con Chip Damiani, si riunirono nel 1976 (una manciata di concerti e qualche canzone registrata), poi ancora nel 1998 (ancora concerti) e tra la sorpresa generale, nel 2002, in questo caso con un album nuovo di zecca nel carniere, Movin' on (pubblicato da Rock-A-Lot). Attualmente (28 novembre 2006), il gruppo è ancora vivo e vegeto. I Remains compaiono nella raccolta Nuggets.

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