BIOGRAFIE

Red


RED ALERT

Gruppo Oi! Punk di Sunderland, nord-est dell'Inghilterra, formato nel 1979 con questa formazione: Steve 'Cast Iron' Smith (voce), Tony Van Frater (chitarra), Gaz Stuart (basso) e Dona (batteria). Il gruppo debuttò dal vivo dopo un paio di mesi di prove e nello stesso periodo, registrò il primo demotape, dal quale furono ricavate le canzoni del primo EP autoprodotto, Third and final (1980), stampato in 250 copie vendute durante i concerti. In seguito Dona fu sostituito da Mitch e i Red Alert registrarono un secondo demotape, con un successivo e ulteriore cambio alla batteria, Nobby al posto di Mitch. La nuova formazione partecipò con un pezzo alla storica compilation di matrice Oi! Punk Carry on Oi!. In seguito ai contatti con il giornalista Garry Bushell, vero nume titolare e ideologico (esagero?) del movimento Oi! Punk (e cantante dei Gonads con il nome di Gal Gonad), il gruppo firmò un contratto con la No Future Records, per la quale registrò gli EP In Britain (1982) e Take no prisoners (1982), l'album We've got the power (1982), il singolo City invasion (1983) e l'EP There's a guitar burning (boh...).

Nobby fu rimpiazzato da Matty Forster, ma in seguito all'affievolirsi della scena Oi! Punk e ai litigi personali, il gruppo si sciolse (1985). Nel 1990 i Red Alert risorsero con Steve Smith, Tony Van Frater e Matty Forster, con il basso del cugino di Van Frater, Tom Spencer. In quel 1990 i Red Alert affrontarono il loro primo tour europeo in assoluto, il primo di una serie. Tom Spencer fu sostituito da Gaz Stoker dei Red London (il gruppo al quale si era unito Tony Van Frater nel periodo di iato del gruppo) e per tornare sul capitolo batteristi, la lista è talmente lunga che nemmeno la biografia stilata dalla band li cita tutti (uno dei quali fu Keith 'Stix' Warrington, già negli Angelic Upstarts e nei Cockney Rejects). Nel 1992 e '93 i Red Alert pubblicarono due album per l'etichetta tedesca Nightmare Records, Blood, sweat'n'beers e Beyond the cut (pubblicato da Nightmare e Knockout Records). Nel 1994 alla batteria arrivò il fratello di Matty Forster, John, nel periodo in cui i Red Alert debuttarono in concerto negli Stati Uniti (con il batterista Lainey dei Leatherface, data l'indisponibilità di John Forster: dev'esserci qualcosa che non va tra i batteristi e i Red Alert...).

Durante la permanenza statunitense, i Red Alert registrarono una facciata di un album in coabitazione con i Templars, Super Yobs. Ancora nel 1994, sorpresa, i Red Alert cambiarono batterista, assumendo un certo Ian. 1996: album pubblicato dalla DOJO Records, Breakin' all the rules, con il vecchio bassista Gaz Stuart a sostituire Gaz Stoker, ma solo temporaneamente, perché, a sorpresa, Lainey tornò in seno alla band, ma nel ruolo di bassista. Nel 1999 altro album per i Red Alert, Wearside, pubblicato da Plastic Head Records, seguito dalla raccolta Red Alert - The rarities, con venti canzoni inedite, pubblicato da Captain Oi Records. Casini immensi dal 2000: Steve Smith si unì definitivamente ai Red London (ma non viene citata la nuova voce dei Red Alert, il che può significare che Smith si unì definitivamente ai Red London, ma continuò a cantare anche con i Red Alert: che fatica queste biografie...), mentre Tony Van Frater e Lainey (alla batteria) fecero comunella anche con i Cockney Rejects. Lainey, impegnato anche con la sua vecchia band, i Leatherface, trovò difficile continuare su tre fronti e Gaz Stoker tornò ad occuparsi del basso, mentre Ian, impegnato a Londra con un altro lavoro, fu sostituito dal 'vecchio' Matty Forster.

Nell'estate del 2000 Ian tornò a sedersi sul sellino della batteria dei Red Alert, ma in quel periodo ci fu un cambio al basso tra un altro 'vecchio', Tom Spencer e Gaz Stoker. Seguirono antologie, tour e un altro ritorno, quello di Lainey, in questo caso, come batterista. Per un breve periodo Van Frater, Stoker e Lainey, si unirono a un mito come Mensi, per formare un'inedita versione della band del cantante, gli Angelic Upstarts (col quale registrarono l'album Sons of Spartacus, con le musiche di Van Frater). A questo punto ci si confonde tra la storia dei nuovi Angelic Upstarts e quella propria dei Red Alert. Ian sostituì Lainey, poi sparì per l'ennesima volta per un concerto a un festival austriaco e quando i Red Alert (o gli Angelic Upstarts...) tornarono in Gran Bretagna, ebbero la brutta sorpresa di apprendere della morte di Ian, in un incidente casalingo. Lo spettacolo deve continuare, raccontano i nostri dalla loro pagina in MySpace. L'ultimo titolo a tutt'oggi (27 febbraio 2007) è datato 2005, Excess all areas (Captain Oi Records). L'ultima formazione dei Red Alert disponibile: Steve 'Cast Iron' Smith (voce), Micky Jones (chitarra), Dave Jones (basso) e Lainey (batteria): da dove escono 'sti due Jones? Chi lo sa...! I Red Alert fanno parte del secondo volume (Nasty nasty) della raccolta quadrupla The punk generation.


RED AUNTS

Gruppo femminile punk rock, facente parte della foltissima pattuglia californiana che riscoprì il genere negli anni '90. Le Red Aunts si formarono nel 1991 a Long Beach, California, per iniziativa di Terry Wahl (alias Angel, alias Louise Lee Outlaw), moglie del leader dei Claw Hammer, Jon Wahl. Con Terry (alla chitarra e voce), l'altra chitarrista e cantante Kerry Davis (alias Sapphire e Taffy Davis) e la bassista Debi Martini (tre gli alias in questo caso: E.Z. Wider, Connie Champagne e Debbi Dip). Le tre ragazze, c'informa All Music Guide, non avevano mai suonato prima in una band, oltre ad essere musicalmente alle prime armi. L'esordio discografico fu un 45 giri EP pubblicato nel 1992 da Hell Yeah (The Red Aunts), con Jon Wahl, il marito di Terry, alla batteria (con lo pseudonimo di Joan Whale: nome da donna in un gruppo di donne). La formazione iniziale pubblicò un secondo EP per Sympathy for the Record Industry (Retard Jenny, data sconosciuta: 1992 o 1993) e poi le Red Aunts si aggregarono una batterista con i giusti attributi fisici, Leslie Noelle (anche in questo caso, tre gli alias: Leslie Ishino, Ishino Destroyer e Cougar).

Il primo album giunse nel 1993, Drag, il secondo l'anno successivo, Bad motherfucker 40 O-Z, prodotto da Brett Gurewitz, che oltre ad essere un Bad Religion, guidava l'etichetta principale di quella scena, l'Epitaph. Le Red Aunts abbandonarono la Sympathy for the Record Industry e si accasarono alla Epitaph, per la quale pubblicarono il terzo album nel 1995 (#1 Chicken) e il quarto nel 1996 (Saltbox). La storia si concluse nel 1997, con la pubblicazione di Ghetto blaster e dopo un tour, il gruppo si sciolse. Le Red Aunts compaiono nella raccolta Punk-o-rama III.


RED DEVILS

Poche le informazioni disponibili sui Red Devils, gruppo formato alla fine degli anni '80 a Los Angeles (California) dal cantante e armonicista Lester Butler, con lo storico batterista dei Blasters (e in tempi recenti, dei Cramps), Bill Bateman, il bassista Johnny Ray Bartel (anche nei Knitters) e i chitarristi Dave Lee e Paul 'The Kid' Size. Il gruppo pubblicò un solo album, il live King king (Def American 1992). Il cantante Lester Butler è morto nel 1998, all'età di 38 anni, per cause che alcuni definiscono sospette (dovrebbe essere un'overdose, ma questi alcuni lo definiscono un omicidio). I Red Devils fanno parte della raccolta Til Def us do part II.


REDD KROSS

Los Angeles, 1979: Greg Hetson, chitarrista, decise che la sua vita sarebbe stata segnata dalla musica e con il batterista John Cookbook e i fratelli Jeff e Steve McDonald (voce e basso), formò i Tourists. Da notare l'età del più piccolo dei fratelli McDonald, Steve, 11 anni! Dopo aver aperto addirittura un concerto dei Black Flag (sembra sia stato il loro primo in assoluto), Jeff McDonald decise che il nome non fosse appropriato e scelse Red Cross e con il nome cambiò anche il batterista, con l'arrivo di Ron Reyes. La nuova fase cominciò con un EP del 1980, il loro debutto assoluto su vinile, pubblicato da Posh Boy Records (inizialmente, un disco diviso con altri due gruppi e poi pubblicato con le sole canzoni dei Red Cross). Jeff McDonald, con la partenza di Greg Hetson (che andò a formare gli altrettanto celeberrimi Circle Jerks), prese in mano anche la chitarra, oltre a prestare la voce. Anche Reyes fece le valigie (direzione Black Flag), sostituito in breve da una serie di altri batteristi, ma alla fine della girandola, la formazione dei Red Cross del primo album, Born Innocent (1982), fu la seguente: Jeff McDonald (voce e chitarra solista), Steve McDonald (basso), Tracy Lea (chitarra ritmica) e John Stielow (batteria).

A seguito della pubblicazione dell'album, la vera Croce Rossa Internazionale impose al gruppo di cambiare nome, suggerendo a Jeff McDonald qualcosa come White Cross o Yellow Cross, ma la scelta cadde su una storpiatura del nome precedente: Redd Kross. La formazione di Born Innocent resistette poco, come chiunque avrebbe immaginato e nel 1984, i due fratelli McDonald, in pratica, formavano un trio con il batterista Dave Peterson. Teen babes from Monsanto, un mini-LP di cover (Big Time 1985; da questo lavoro è tratta la canzone la cover dei Rolling Stones presente in The Enigma variations), fu seguito dal capolavoro dei Redd Kross, Neurotica (Big Time 1987). Dopo il mini-LP di cover, i McDonald, come spesso accaduto in passato, si ritrovarono soli e per i Redd Kross si aprì una fase di stasi, sino all'arrivo del batterista Roy McDonald (nessuna parentela con i due fratelli e un passato nei Things) e del chitarrista Robert Hecker. Neurotica tolse i Redd Kross dall'underground e li scagliò tra le stelle del rock statunitense. La chiusura dell'etichetta Big Time impedì al gruppo d'incidere nuovo materiale per almeno tre anni, fino al 1990, al contratto firmato con l'Atlantic e al nuovo album Third eye.

Il successivo Phaseshifter uscirà nel 1993 (Mercury), con la formazione rivoluzionata (Eddie Kurdziel alla chitarra, Brian Reitzell alla batteria e le tastiere di Gere Fennelly) e un suono adeguato ai tempi (Seattle, per intenderci). L'ultimo titolo è del 1997, Show world (Quicksilver), "un album davvero noioso, quasi degno del brit-pop più deleterio", come scrive Piero Scaruffi nel suo sito.

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RED GUITARS

I 'bacilli' dei Red Guitars si formarono nel 1979 nella città di Hull, Inghilterra, ma il gruppo finale arrivò dopo una teoria di altri combi nati, morti e incrociatisi fra di loro, sequenza che in questa sede cercherò, per quanto possibile, di ripercorrere nei dettagli. Partiamo con la formazione dei Red Guitars, per poi ripartire dall'inizio e arrivare al gruppo finale: John Rowley (chitarra ritmica), Hallam Lewis (chitarra solista), Jeremy Kidd (voce), Matt Higgins (batteria) e Lou Howard (basso). Nel 1979 abbiamo Jerry and the Schweinhunds, con Jeremy Kidd alla voce e John Rowley al basso e da questi, con gli stessi futuri Red Guitars, gli Hitmen, nulla a che vedere con gli omonimi Hitmen inglesi o con quelli australiani di Johnny Kannis. Dagli Hitmen si arrivò agli Arctic Rangers, ancora con Kidd e Rowley, ma quest'ultimo se ne andò per unirsi agli Hogs prima e alla Rialto's Blues Band poi (mutata in seguito in Rialto's Blues Band with the Bluesettes), ma in questi casi come cantante. Nel 1981 Kidd e Rowley si incontrarono nuovamente per registrare dei demotape intitolati The Mayfield Street, dei quali faceva parte la canzone che titolerà il primo singolo dei Red Guitars, Good technology.

Cambiamo strada per trovare i Flat City Swingers (1979), con la chitarra di Hallam Lewis e la H. Willis Band, ancora con Lewis. Lewis e Kidd, proveniente dagli Arctic Rangers già citati, si troveranno nei Bull Mouse and the Hatracks (estate 1980), nel periodo in cui lo stesso Lewis si dilettava suonando il sax nei Red Stripe, dove trovò il batterista Matt Higgins. Dai Bull Moose eccetera nacquero i Carnage in Poland, con Lewis e Kidd e da questi, la prima formazione dei Czechs, con Lewis, Kidd e Higgins. I secondi Czechs (dalla primavera all'autunno del 1982) non furono altri che i futuri Red Guitars (il bassista Lou Howard arrivò dai Jane's Plane, Rowley arrivò per suonare la chitarra ritmica), che dovettero cambiare ragione sociale perché esisteva già un'altra band con quel nome. Siamo arrivati, infine, ai Red Guitars, ottobre 1982. L'esordio del gruppo, pubblicato nel giugno 1983 dall'etichetta Self Drive dei Red Guitars stessi e distribuito tramite la Red Rhino, fu il 45 giri Good technology (presente nella raccolta The Indie Scene, capitolo 1983), venduto in sessantamila copie, seguito in novembre da Fact e nel giugno 1984 da Steeltown. Marimba jive precedette il primo dei due album del gruppo, Slow to fade (ottobre 1984). Nei poco più di due anni trascorsi, i Red Guitars registrarono anche tre session per Radio One della BBC.

Le vendite più che buone, a livello di mercato indipendente, non impedirono al gruppo di lasciarsi "infettare", come disse John Rowley, dalle sonorità dance. Alla fine del 1984 Jeremy Kidd lasciò il gruppo, che continuò con il nuovo cantante Robert Holmes e registrò il singolo Be with me, l'ultimo prodotto indie dei Red Guitars (1985; è l'altra canzone presente nella serie The Indie Scene, capitolo 1985), al quale seguirono altri tre singoli per la Virgin (tutti pubblicati nel 1986): National Avenue (Sunday afternoon) e America and me, entrarono a malapena nei primi 100 della classifica britannica, impresa che non riuscì al terzo (Blue caravan). La storia si concluse con l'album Tales of the expected (1986); il gruppo si sciolse poco dopo. Nel 1993 uscì la raccolta delle BBC session (Seven types of ambiguity, RPM Records) e nel 2002, l'edizione cd di Slow to fade, con sei canzoni aggiunte (Cherry Red).


RED HOT CHILI PEPPERS

FAIRFAX HIGH SCHOOL

La storia dei Red Hot Chili Peppers inizia alla Fairfax High School di Los Angeles, nel distretto di Fairfax, un istituto scolastico secondario che sembrava la nursery preferita di molte future stelle del mondo dello spettacolo (uso il passato). Tra i nomi usciti dalle aule della Fairfax, Slash, chitarrista dei Guns n'Roses e Jermaine e Marlon Jackson, fratelli di Michael e stelle del pop con i Jackson 5, per non dimenticare che la palestra della scuola fu usata per girarvi un video che ha segnato uno dei periodi cardine della storia della musica rock: il videoclip di Smells like teen spirit, la canzone che, grazie a MTV, fece esplodere il fenomeno Nirvana e di tutta la musica di Seattle, fu girato nella palestra della Fairfax High School. Altri primattori del mondo dello spettacolo usciti dalla Fairfax: Larry Gelbart (ideatore della serie di telefilm M.A.S.H., tratta dal film di Robert Altman), gli attori Ricardo Montalban, Mickey Rooney, Timothy Hutton e Demi Moore, i celebri compositori Jerry Leiber e Mike Stoller (autori di un numero incomparabile di successi) e l'adolescente Sharona Alperin, che stella non diventerà, ma sarà ricordata come l'ispiratrice del tormentone mondiale My Sharona dei Knack.

Continuiamo con l'elenco dei diplomati famosi della Fairfax: il produttore Phil Spector, il musicista e in seguito boss discografico, Herb Alpert (fondatore dell'etichetta A&M), Jan Berry e Dean Torrence (meglio conosciuti come Jan & Dean, celeberrimo duo di surf-music formato prima dei Beach Boys) e con i biondi surfisti concludiamo la rassegna. Anthony Kiedis, Michael Balzary, Jack Irons e Hillel Slovak si ritrovarono tutti iscritti alla Fairfax High School per la tornata scolastica 1976/1977.

PRIMA DEI RED HOT CHILI PEPPERS

INFANZIA E ADOLESCENZA

ANTHONY KIEDIS

Anthony Kiedis è nato il primo novembre 1962 a Grand Rapids, Michigan, da John Kiedis, famiglia di origine lituana e attore di serie B (con il nome d'arte di Blackie Dammett) e Margaret Elizabeth 'Peggy' Idema. Nel 1964 John Kiedis fu ammesso alla UCLA (University of California, Los Angeles) e con moglie e figlio partì per la soleggiata California. I genitori di Anthony divorziarono nel 1965, la madre tornò nel Michigan col bambino, mentre il padre seguì un corso di cinematografia e iniziò la sua carriera nel mondo della celluloide e come agente per un'agenzia di spettacolo di New York (tra i clienti, Alice Cooper, Lou Reed e New York Dolls). Il battesimo musicale di Anthony, durante le vacanze estive in California, fu un concerto con Deep Purple e Rod Stewart: il piccolo aveva otto anni. Anthony cambiò la prospettiva provinciale del Michigan all'età di undici anni, quando, nonostante le resistenze della madre, si trasferì dal padre a Los Angeles.

Per il bambino iniziò una vita tra gli eccessi e le (poche) regole del padre, attorniato da personaggi dello spettacolo, donne splendide (o anche meno splendide) che giravano per casa, spesso nude o seminude e frequentazioni insolite. Kim Fowley, personaggio pantagruelico della Los Angeles dello spettacolo, definì Blackie Dammett "una personalità diabolica, un personaggio ripugnante... ma Hollywood è piena di gente come lui; anch'io sono così". Un personaggio che aiutò il piccolo Anthony durante gli anni adolescenziali a Los Angeles, fu Sonny Bono, separatosi nel 1974 dalla moglie Cher, col quale faceva coppia artistica e d'immagine, e buon amico della compagna di Blackie Dammett di quel periodo.

HILLEL SLOVAK

Nato a Haifa, in Israele, il 13 aprile del 1962, Hillel Slovak si trasferì con i genitori nel Queens di New York all'età di quattro anni. Entrambi i genitori erano ebrei sopravvissuti allo sterminio nazista durante la seconda guerra mondiale, di origine jugoslava il padre e polacca la madre. Il trasferimento negli Stati Uniti fu dovuto alle tensioni che avrebbero portato allo scoppio della guerra arabo-israeliana detta dei sei giorni: il 6 giugno del 1967, in seguito a complessi avvenimenti politici, strategici e militari, Israele attaccò contemporaneamente Siria, Egitto e Giordania, una disfatta militare del mondo arabo che ebbe conseguenze incalcolabili. Al momento dell'attacco, la famiglia Slovak si era già trasferita negli Stati Uniti, prima a New York e nel 1967 a Los Angeles.

MICHAEL "FLEA" BALZARY

Di origini ungheresi e irlandesi, Michael Balzary è nato a Burwood, periferia di Melbourne, Australia, il 16 ottobre 1962. Il padre di Michael, Mick, era un funzionario doganale, trasferito nel 1967 a New York con annessa famiglia (il piccolo Michael, la sorella Karen e la moglie Patricia). Il matrimonio dei Balzary si frantumò nel 1971, Patricia se ne andò a vivere con un bassista jazz, Walter Urban jr. e trascinò con sé i due figli. Con il padre Mick tornato in Australia, il piccolo Michael fu immerso nell'ambiente del nuovo marito della madre, Urban, organizzatore di jam session casalinghe con altri amici jazzisti. A nove anni, dopo essersi appassionato alla batteria, Michael iniziò a suonare la tromba. Nel 1973 la nuova famiglia si trasferì a Los Angeles, con Michael sempre più immerso nel jazz e lontano (come sempre) dal rock. La situazione familiare, con il patrigno alcolizzato e sempre più violento, spinse Michael a passare gran parte del tempo fuori casa e ad avvicinarsi alla droga. Arrivato alla Fairfax High School, Michael Balzary fece amicizia con Keith Barry, noto in seguito come Tree, chitarrista, ma anche suonatore di viola. I due entrarono nella banda della scuola, ma fu in quel periodo che Michael, per la prima volta in vita sua, cominciò ad avvicinarsi alla musica rock.

JACK IRONS

Jack Irons è nato a Los Angeles il 18 luglio 1962, da genitori di origine ebrea (il padre aveva lasciato Gerusalemme all'età di tre anni). Amico fraterno di Hillel Slovak, Irons fu ossessionato dai ritmi e dalla batteria sin dalla più tenera età. Il ragazzo, tra l'altro, fu un tormento continuo per Michael Balzary durante la frequentazione della Bancroft Junior, a causa dell'accento australiano e dell'aspetto del futuro bassista. Nel 1977, con l'entrata alla Fairfax High School, Slovak e Irons formarono un gruppo che proponeva cover dei loro miti assoluti, i KISS. La musica rock e in generale di consumo, però, stava subendo una rivoluzione epocale.

PUNK!

L'easy listening dominava le classifiche dei paesi anglosassoni e non solo e i gruppi rock si stavano trasformando in mastodonti irraggiungibili e sempre più orientati verso forme sonore complicate. Non tenendo conto delle cantine newyorkesi (preda dei pochi che le frequentavano), l'unico personaggio che sembrava offrire qualcosa di diverso, a livello anche di classifiche, era David Bowie, ma come racconta la biografia usata come fonte per questa lunga scheda, la sua immagine androgina e/o ambigua, scoraggiava "i virili rockettari americani". Il fenomeno punk, generato a New York ed esploso a Londra, fornì ai futuri Red Hot Chili Peppers una base inamovibile per le loro scorribande sonore di là da venire. Grazie alle trasmissioni radio di Rodney Bingenheimer (dall'emittente KROQ-FM) e allo svilupparsi di una scena punk cittadina (con i Germs primattori), Kiedis e soci cominciarono ad incamerare suoni e vibrazioni differenti dai KISS o dal jazz.

RAP e HIP HOP

Nel giro di un paio d'anni, da New York arrivò un'altra ondata sonora importantissima per i nostri ragazzi, il rap stradaiolo o meno, che cominciò ad intaccare anche le classifiche (il preferito di Kiedis era Grandmaster Flash).

CHAIN REACTION e ANTHYM

La passione per i KISS di Slovak e Irons, come detto, creò un gruppo di appassionati e sfegatati di Simmons e soci, bardati da capo a piedi come i loro idoli. I Chain Reaction, formati da Hillel Slovak alla chitarra, Jack Irons alla batteria, Alain Johannes all'altra chitarra e Todd Strasman al basso, proponevano principalmente cover di KISS e qualche altro pezzo sparso (Queen e Led Zeppelin soprattutto). Il debutto dal vivo avvenne poco prima del Natale 1977 e in seguito, la band cambiò nome prima in Anthem e poi in Anthym. Fu in quel periodo che Kiedis e Balzary si scontrarono e fecero amicizia e che il secondo si trasformò in Mike B the Flea e in seguito, semplicemente, Flea (Pulce). Disinteressato verso una carriera musicale, Todd Strasman lasciò gli Anthym e il primo nome nell'obiettivo di Slovak, fu quello di Flea. Il ragazzo non aveva mai preso in mano un basso, ma secondo i compagni, era lui l'elemento giusto per gli Anthym. Fu lo stesso Slovak ad insegnare i primi rudimenti di basso all'amico. Kiedis, nel frattempo, tentava la strada del cinema (un'apparizione in F.I.S.T., diretto da Norman Jewison e interpretato - o quello che è - da Sylvester Stallone), mentre gli Anthym aprivano un concerto degli stravaganti Oingo Boingo.

Anche Kiedis, già grande amico di Flea, entrò nella sfera degli Anthym, stringendo un rapporto di amicizia per la pelle con Hillel Slovak. Kiedis, Flea e Slovak cominciarono ad esibirsi come trio comico in festini scolastici, con il nome di Los Faces, la prima opportunità di esibire su un palco il famoso numero del calzino sull'uccello (un numero che Kiedis esibì per la prima volta a una ragazza della quale voleva liberarsi). I tre ragazzi erano accomunati dalle loro situazioni familiari disastrate e con l'amicizia, condivisero l'amore per l'alcol e le droghe (senza dimenticare il sesso). Già nel periodo dei Los Faces, Slovak e Kiedis si avvicinarono alle droghe pesanti, un percorso che li avrebbe trascinati verso la tragedia. L'unico contrario alle droghe, era il batterista degli Anthym, Jack Irons, mentre i tre favorevoli alle sostanze, Kiedis, Flea e Slovak, finirono per convivere in un appartamento di Hollywood. Flea completerà la propria conversione verso il rock assistendo all'ultimo concerto dei Germs, tenuto il 3 dicembre 1980 allo Starwood, quattro giorni prima che il cantante del gruppo, Darby Crash, s'iniettasse l'ultima dose in vena (dose procurata proprio con i soldi guadagnati con il concerto).

I quattro Anthym e Anthony Kiedis si diplomarono nell'estate del 1980, giungendo al bivio davanti al quale si deve decidere cosa fare: Kiedis, Irons e Johannes s'iscrissero al college (il primo all'UCLA, per seguire le orme del padre, gli altri due in altri college della zona, su pressione delle famiglie), ma la passione per lo studio, se mai esistita, durerà molto poco.

WHAT IS THIS e FEAR

Gli Anthym decisero di cambiare nome in What Is This (con il punto interrogativo finale), influenzati (soprattutto Johannes) dall'ondata no wave proveniente da New York (senza dimenticare la recente scoperta di un genialoide californiano come Captain Beefheart). Il convivente Kiedis, nel frattempo, aveva scoperto i Defunkt e con la passione per il punk di Flea, i suoni stranianti di Talking Heads e Gang of Four e quelli appassionanti (per tutti loro) di Jimi Hendrix e Sly & the Family Stone, il calderone dei futuri Red Hot Chili Peppers stava arrivando al punto d'ebollizione. In quel periodo di transizione, Flea cercò di guadagnare qualcosa suonando le congas per un gruppo che proponeva cover di successi e in seguito, con Slovak, sostenne un'audizione per entrare nella band di James White. Il sassofonista schizofrenico, dopo una prova entusiasmante, propose ai due di entrare nel gruppo, ma questi rifiutarono, rendendosi conto che avrebbero avuto ben poca voce in capitolo sulle decisioni musicali e quant'altro. Hillel Slovak tornò dai What Is This, mentre il bassista coronò il suo sogno punk con i Fear di Lee Ving, uno dei gruppi più violenti (a livello lirico e sonoro) dell'epoca.

Flea passò due anni nei Fear, guadagnando i primi (pochi) soldi con l'attività musicale, ma alla fine, l'incompatibilità si fece lampante ("mi ero rotto i coglioni"). Dopo un'audizione con i PIL, positiva secondo il batterista Martin Atkins, ma che alla fine ebbe lo stesso esito di quella precedente per James White - Flea declinò l'invito ad unirsi alla band per non dover essere una seconda ruota del carro - il bassista ritornò nella sfera dei vecchi amici della Fairfax High School.

ANNI '80

La situazione musicale mainstream degli anni che si avvicinavano alla metà degli '80, era a dir poco catatonica, ma lo stesso potrebbe dirsi per buona parte del decennio orribile. La nascita di MTV, nel 1981, aveva trasformato la scena musicale che dominava le classifiche in un tripudio di vestiti, cotonature, fondali esotici, macchinari elettronici e quant'altro, lasciando le canzoni in secondo piano. Non che l'immagine di un artista non fosse importante prima dell'era dei videoclip, ma MTV fu una svolta di non poca importanza. La disco-music era morta, ma non in favore di un ritorno del rock, presente nei primi posti delle classifiche, nella maggior parte dei casi, in forme sonore diluite e inoffensive. La lunga ondata del punk si era distribuita su rivoli che presero direzioni diametralmente opposte, hardcore, Oi e anarco-punk sul lato prettamente indipendente e sconosciuto al grande pubblico, e dall'altra parte, computer accesi e pop sintetico per le grandi masse (influenzato, quest'ultimo, dalla prima band o una delle prime, a rifiutare le chitarre a favore dei sintetizzatori in ambito britannico, gli Human League; i Suicide, autentici precursori di questa forma sonora, erano degli emeriti sconosciuti, soprattutto in confronto al successo degli Human League).

CLASSIFICHE

La classifica di Billboard del 1983, per quanto riguarda i 45 giri, era dominata da Daryl Hall e John Oates, Men at Work, Toto, Michael Jackson, Irene Cara, Lionel Richie, Police, Michael Sembello (la terribile Maniac, dalla colonna sonora di Flashdance, a fianco di Irene Cara) e ancora Michael Jackson in coppia con Paul McCartney (e altri nomi che mi e vi risparmio). Sul versante album la situazione era ancora più sconfortante: le prime otto settimane dell'anno videro al primo posto gli australiani Men At Work e in seguito, ci fu il dominio incontrastato di Michael Jackson e del suo Thriller, interrotto solamente dalla colonna sonora di Flashdance, da Synchronicity dei Police, dai Quiet Riot di Metal health e da Lionel Richie (Michael Jackson, in quell'anno, passò diciassette settimane al numero 1, tra febbraio e giugno, fu sostituto da Flashdance, restò al numero 1 per altre due settimane in luglio, poi arrivarono i Police, contrastati dall'ex-bambino prodigio che tornò per un'altra settimana in testa a settembre e per finire, dopo altri numeri uno, il futuro nero slavato concluse l'anno con altre due settimane in vetta).

La musica da consumo di Thriller poteva anche essere definita ascoltabile, ma cosa dire di Rick Springfield, dei Kajagoogoo, dei Culture Club, dei Duran Duran, questi ultimi tre esponenti di quella che fu definita la seconda British Invasion? È possibile paragonare artisticamente le British Invasion degli anni '60 e degli anni '80? Lascio la palla al lettore e mi limito ad elencare i nomi di quelle invasioni a suon di chitarre (la prima) e sintetizzatori (in massima parte, la seconda).

BRITISH INVASION ANNI '60

Beatles, Rolling Stones, Animals, Kinks, Troggs, Yardbirds, Who, Pretty Things, Donovan, Manfred Mann e altri artisti meno noti che raggiunsero il numero 1 di Billboard: Cilla Black, Dave Clark Five, Petula Clark, Peter & Gordon, Wayne Fontana and the Mindbenders, Freddie and the Dreamers, Herman's Hermit, New Vaudeville Band.

BRITISH INVASION ANNI '80

Partendo dalla qualità (chi più, chi meno): Clash, Cure, Psychedelic Furs, Dire Straits, Police, Pretenders, Madness, Iron Maiden, Squeeze. Di seguito: Duran Duran, Adam Ant, Bananarama, Big Country, Billy Idol, Simple Minds, Culture Cub, Depeche Mode, ELO, Eurythmics, Fine Young Cannibals, New Order, Rick Astley, Tears for Fears, Dead Or Alive, Gary Numan, ABC, Spandau Ballet, Def Leppard, A Flock of Seagulls, Pet Shop Boys, Fixx, Thompson Twins, OMD, Wham! e Queen.

Decidete voi.

OUT IN LA

Dopo essere rimasto fulminato da un concerto di Grandmaster Flash, Anthony Kiedis cominciò a scrivere forsennatamente decine di testi e un pomeriggio, ascoltando un disco dei Defunkt, Flea si produsse in un giro di basso carpito di peso da quel gruppo: Kiedis sentì che quelle note erano perfette per uno dei suoi testi e v'intonò sopra un rap. La canzone Out in LA, nata quel pomeriggio, potrebbe essere l'autentica pietra miliare dalla quale nacquero i Red Hot Chili Peppers. Kiedis, Flea, Slovak e Irons accettarono l'invito di un amico del primo, Gary Allen, leader in passato dei Neighborhood Voices, di aprire un'esibizione di cabaret (la sua nuova occupazione) con un siparietto comico, un tipo di performance che i nostri conoscevano piuttosto bene (i Los Faces). Nonostante tutto, i quattro non avevano che una canzone originale in repertorio ed erano anche senza nome. Gary Allen ne pretese uno da scrivere sui manifesti e i nostri decisero per il magniloquente Tony Flow and the Miraculously Majestic Masters of Mayhem, un nome usato per quell'unica occasione.

Rintronati da buone dosi di acido, i quattro si esibirono in quell'unica canzone e in un balletto e alla fine del pezzo, il paio di centinaia di persone presenti sembravano impazzite. Gary Allen si pentì della scelta e il padrone del locale, il Rhythm Lounge, propose ai quattro altre esibizioni, "ma stavolta fate due canzoni".

RED HOT CHILI PEPPERS

La lunga storia dei Red Hot Chili Peppers, ancora in corso, cominciò con la seconda esibizione al Rhythm Lounge, per la quale si presentarono con un nuovo nome, abbandonando il precedente lunghissimo e pretenzioso. L'origine più semplice e diretta di Red Hot Chili Peppers parla di un'influenza di Chilli Willi & the Red Hot Peppers, un gruppo pub-rock inglese formato all'inizio degli anni '70 e nel quale militò Philip Lithman, meglio noto in seguito come Snakefinger. Non manca un riferimento al jazz, campo nel quale Flea era un buon esperto: il grande jazzista Jelly Roll Morton si faceva accompagnare da un gruppo che si chiamava Red Hot Peppers. Una serata dopo l'altra, i quattro aggiunsero una canzone originale al loro repertorio, arrivando al numero di nove, un set che avrebbero ripetuto per mesi. Pur essendo una band di nuova costituzione, con un cantante sicuramente inesperto nel ruolo (ma già avvezzo ai palchi e alle esibizioni per talento naturale), i Red Hot Chili Peppers infiammarono le serate al Rhythm Lounge, con una miscela musicale che poco aveva da spartire con le classifiche dominate dai melensi A Flock of Seagulls (un gruppo britannico, di Liverpool - nessun commento - che attecchì molto di più negli Stati Uniti che in patria: mica scemi gli inglesi, in certi casi...) e dai mediocri Culture Club.

Il successo dei concerti dei Red Hot Chili Peppers, stava creando qualche problema alla band cugina, i What Is This?, con la quale condividevano due membri, Irons e Slovak. I What Is This?, sulla strada da molto più tempo dei cugini peperoncini, faticavano per farsi conoscere, mentre Kiedis e soci erano già sui taccuini di numerose etichette discografiche. Con un tecnico del suono, l'esperto Mark 'Rooster' Richardson, la band entrò per la prima volta in uno studio di registrazione, non prima di aver esordito (come band) nel famoso numero del calzino. Non fu che uno stratagemma per attirare l'attenzione del pubblico, distolto da alcune ballerine poco vestite presenti a un loro concerto. La vecchia gag di Kiedis, nudo e con solo un calzino sull'uccello, moltiplicata per i quattro componenti, ebbe un effetto travolgente sul pubblico del Kit Kat Club, compresa la reazione negativa del padrone del locale. Un personaggio presente al concerto, Lindy Goetz, già esperto di meccanismi discografici, si offrì loro come manager e i quattro accettarono, cominciando un rapporto che durerà un quindicennio. Con l'aiuto di un ex compagno di Flea nei Fear, il batterista Spit Stix, i Red Hot Chili Peppers entrarono ai Bijou Studios e incisero cinque canzoni, Green heaven, Out in LA, Get up and jump, Baby appeal e Sex rap.

I primi quattro titoli avrebbero fatto parte del primo album della band, ma quelle prime versioni incise furono "crude e travolgenti" (a differenza delle successive), mentre la quinta sarebbe finita in Freaky Stiley. Nonostante l'eccitazione iniziale, per il gruppo non fu semplice trovare un contratto discografico, pur con il manager Lindy Goetz che si sbatteva da un ufficio all'altro. Alla fine il contratto arrivò: a sei mesi esatti dalla loro nascita, i Red Hot Chili Peppers furono ingaggiati dalla Enigma, sussidiaria della EMI America, per sette album in sette anni. Perennemente squattrinati, affamati e alla ricerca continua di qualche spicciolo per le sostanze tossiche, i Red Hot Chili Peppers s'incontrarono con Jamie Cohen della Enigma e la prima cosa che fece Flea fu di urlare in faccia al dirigente il testo di EMI dei Sex Pistols ("Un giorno che avrebbero voluto che fossimo morti... E voi pensavate che fossimo finti, che non volessimo nient'altro che fare soldi, non credete che noi siamo veri... Oh, non puoi giudicare un libro dalla copertina").

La firma sul contratto riaprì il capitolo What Is This?: Irons e Slovak, a quel punto, con la band cugina ingaggiata dalla MCA, dovettero decidere da quale parte stare, con i cazzoni Red Hot Chili Peppers o con i più seri e preparati What Is This? Il batterista e il chitarrista scelsero, di malavoglia, i What Is This? e Kiedis ne fu distrutto. La EMI premeva per il disco d'esordio (registrazioni previste per l'inizio del 1984) e il duo Flea/Kiedis non potè fare altro che mettersi alla ricerca di due sostituti.

CLIFF MARTINEZ

Cliff Martinez (nato nel Bronx di New York il 5 febbraio 1954) crebbe a Columbus, in Ohio. Prima dell'esperienza nei Red Hot Chili Peppers, Martinez fu il batterista dei 13.13 di Lydia Lunch (l'album omonimo del 1982), dell'ultimo album di Captain Beefheart (Ice cream for crow, 1982) e in seguito, dei Clint Ruin, vale a dire la coppia Lydia Lunch/Foetus (l'EP Stinkfist, 1987, in due pezzi), dei Dickies dell'EP Killer clowns from outer space (1988) e dell'album Idjit savant (1994) e di altre esperienze minori (Weirdos e Tenant), senza dimenticare il lavoro come compositore di colonne sonore (Sex, lies and videotape, di Steven Soderbergh, 1988 e un altro paio).

JACK SHERMAN

Il ruolo di chitarrista, dopo una selezione che riguardò decine di strumentisti, fu affidato a Jack Sherman, un tizio sul quale si raccontano alcune cose (che andremo a vedere brevemente), ma la cui data di nascita sembra essere un segreto insondabile (la biografia di Jeff Apter parla dello stato di provenienza, la Florida). Anche i siti che si occupano specificamente dei Red Hot Chili Peppers, elencano in maniera certosina tutti i membri passati al banco peperoncini, ma Jack Sherman viene sempre sbrigato in due parole: starà sui coglioni a qualcuno, vien da pensare. Secondo Wikipedia, la discografia 'importante' di Sherman inizia proprio con l'esordio dei Red Hot Chili Peppers, al quale seguono dischi di Bob Dylan (il lavoro del 1986, Knocked out loaded: Sherman è solo uno dei nove chitarristi in una formazione completa che conta 59 elementi!), George Clinton, Tonio K, Peter Case (Blue guitar, come lo cita Jeff Apter, anche se il titolo corretto è The man with the blue postmodern fragmented neo-traditionalist guitar) e un'altra manciata. La solita biografia di Jeff Apter, fonte principale per questa scheda, aggiunge qualche nome nel carnet del nostro.

Prima dei Red Hot Chili Peppers, il chitarrista aveva suonato in gruppi marginali come Andy & the Rattlesnakes (anche se la pagina di MySpace e il sito del gruppo non lo nominano nemmeno di striscio: come dicevo, Sherman sta sui coglioni a qualcuno), All Night e soprattutto, Toni & the Movers, il gruppo guidato dall'affascinante Toni Childs. Per quanto riguarda l'ultimo nome citato, la biografia cita Sherman addirittura come leader del gruppo, ma ancora una volta, su tutto questo, Internet tace. Ancora, tour con John Hiatt e Graham Parker e poi, su suggerimento della sorella Gail, cantautrice, Jack Sherman si presentò al provino dei Red Hot Chili Peppers. Sherman si dimostrò un chitarrista dalle enormi capacità, ma il gruppo e il manager, Lindy Goetz, ammettono ancora oggi che fu un errore accogliere nella band un simile elemento: "Jack era un musicista di straordinario talento, ma non era da Red Hot. Non avrebbe dovuto stare nel gruppo, ma eravamo disperati".

The Red Hot Chili Peppers

L'album d'esordio dei Red Hot Chili Peppers poteva contare sulla produzione di Andy Gill, fondatore e chitarrista della Gang of Four, una delle passioni di Flea, Kiedis e amici. Il gruppo di Andy Gill era agli sgoccioli della prima parte di carriera (la Gang of Four si sarebbe sciolta per la prima volta in quello stesso 1984), ma non fu questo a contare sui rapporti tra le due parti: tra Andy Gill da una parte (spalleggiato da Jack Sherman) e Flea, Kiedis e Goetz dall'altra, le cose cominciarono sin da subito a non funzionare. Secondo Gill, i totalmente inesperti Flea e Kiedis si aspettavano dal produttore di un disco che "stesse lì ad accarezzare il loro ego". Quando il chitarrista inglese dava indicazioni sul cosa fare e come farlo, i due peperoncini reagivano come se non capissero quello che stava succedendo. Lapidario il ricordo di Jack Sherman sul periodo delle registrazioni: "C'è stato anche qualche bel momento, solo che è difficile da ricordare". Il tecnico del suono del disco, Dave Jerden (responsabile, tra gli altri, di due monumenti musicali di quegli anni, My life in the bush of ghosts della coppia Brian Eno e David Byrne e Remain in light dei Talking Heads), in quel periodo lavorò con i What Is This? di Irons e Slovak per l'EP Squeezed (pubblicato nel 1984 con il rimpiazzo di Flea, il bassista Chris Hutchinson) e fu la band stessa a raccomandarlo ai Red Hot Chili Peppers per il loro disco d'esordio.

Jerden inquadra lo scontro tra le due parti (nel quale era lui stesso, in molti frangenti, a dover fare da estintore) nella maniera forse più chiara e comprensibile per chi non ha vissuto gli avvenimenti. Il tecnico racconta di quanto fossero particolari i concerti del gruppo, happening di esaltante fisicità durante i quali poteva succedere di tutto: Flea e Kiedis volevano trasferire quella fisicità sul vinile, mentre Gill era convinto che si dovesse puntare sulla ritmica e sulle potenzialità dance della loro musica (e d'altronde, con la Gang of Four di quel periodo era proprio quello che stava facendo: il quarto album del gruppo inglese, Hard, pubblicato nel 1983, è un vero e proprio insulto nei confronti dei due capolavori che aprono la discografia della Gang of Four, Entertainment! e Solid gold). Tra i desideri punk-funk dei 'testosteronici' Flea e Kiedis e l'istituzionale flemma inglese di Gill che puntava verso un disco commerciale, non ci fu mai una connessione. Jerden considera quel periodo "una delle peggiori esperienze della mia vita" e racconta di come Flea e Kiedis superarono ogni limite insultando Andy Gill con frequenza sempre maggiore. Ciò che stupì sia Jerden che il batterista Martinez, fu la flemma assoluta di Gill, allora ventottenne, non di certo un matusa, ma assolutamente impassibile verso le intemperanze di quei giovani indecisi e perennemente fatti di sostanze.

Il disco, The Red Hot Chili Peppers, infine pubblicato nell'aprile del 1984, fu un sostanziale fallimento commerciale: a tutto il 2007 ha venduto non più di 300.000 copie in tutto il mondo, dunque, vien da pensare, pochi tra i milioni di fans che circonderanno il gruppo in futuro hanno pensato di portarselo a casa. Due furono i 45 giri tratti dal disco, True men don't kill coyotes (che secondo i Peppers avrebbe dovuto essere il titolo dell'album, ma la EMI voleva per l'esordio un titolo che identificasse chiaramente la band e vinse la contesa) e Get up and jump e come l'album, non raggiunsero alcun piazzamento in classifica. Il rapporto con Jack Sherman, pessimo sin dall'inizio, peggiorò (se possibile) col passare del tempo, sino a diventare (anni più tardi) motivo di una contesa legale. Eppure, fu proprio per merito di Jack Sherman che Flea e Kiedis conobbero la musica di George Clinton o almeno, questo è quanto raccontano alcuni protagonisti, smentiti da altri e dagli stessi peperoncini. Il giudizio finale di Flea sull'album potrebbe riassumere anche l'opinione del sottoscritto: "Potevamo fare un disco funk tostissimo o una robaccia pop-funk di plastica e invece alla fine abbiamo tirato fuori qualcosa che non era né carne né pesce". Sherman, sempre più isolato all'interno del gruppo (Martinez, facendo onore al suo soprannome, Il Fantasma, sentiva meno il problema), cominciò a chiedersi se valesse la pena continuare.

LA CACCIATA DI JACK SHERMAN

Il chitarrista chiese al legale del gruppo cosa sarebbe successo se avesse abbandonato i Red Hot Chili Peppers: "Ti facciamo causa", fu la risposta. Dopo un tour nazionale (i loro primi concerti al di fuori di Los Angeles) durissimo e non sempre positivo, Jack Sherman fu fatto fuori da Flea e Kiedis: i due lo andarono a trovare a casa e l'unica che dissero fu "Sei fuori dal gruppo, tanti saluti" e poi corsero via sghignazzando. Il chitarrista, a quel punto, dopo tutte le sofferenze patite (scherzi, insulti, indifferenza), si era quasi convinto di poter far parte a pieno titolo della band. Gli strascichi legali giunsero molti anni dopo, nel 1993, quando Sherman denunciò Flea, Kiedis, il manager Goetz e l'avvocato Greenspan di "molestie verbali, dileggiamenti e finanche occasionali molestie fisiche", aggiungendo il fatto di non aver ricevuto il preavviso di dieci giorni obbligatorio previsto dal contratto in occasione del licenziamento; non ultima, la rivendicazione sulle royalties e sui diritti di pubblicazione dell'album, sui quali, da quanto ho capito, riuscì a riscuotere il dovuto. Il tutto si risolse in un nulla di fatto, a parte i diritti citati: Jack Sherman si era mosso troppo tardi e il giudice decise che la causa aveva superato i termini della prescrizione.

Ci si chiedeva qualche paragrafo fa, come mai Sherman sembra l'uomo misterioso, del quale si sa poco o nulla se si cerca il suo nome in Internet. Questo è quanto scrive Jeff Apter nella sua biografia: "Sherman si sente cancellato dalla storia dei Red Hot Chili Peppers", e infatti, non compare nelle foto della raccolta What hits!?, il suo nome si nota a stento nella ristampa in cd, datata 2003, del primo album e via di questo passo. Per i Red Hot Chili Peppers o meglio, per Flea e Kiedis, un capitolo era stato chiuso per sempre e un altro stava per riaprirsi, la summa dei loro desideri: il ritorno di Hillel Slovak.

HILLEL SLOVAK FIGLIOL PRODIGO

L'esordio dei What Is This? non aveva avuto miglior fortuna di quello dei cugini Red Hot Chili Peppers e non bastasse, il gruppo sembrava ormai completamente nelle mani di Alain Johannes. Nel febbraio del 1985 Hillel Slovak lasciò i What Is This? e si ricongiunse con i vecchi amici nei Red Hot Chili Peppers. Come scrive Jeff Apter, fu Jack Sherman a presentare ai Peppers il loro secondo produttore famoso, George Clinton, leader di Funkadelic, Parliament e P-Funk All Stars e in quel periodo impastoiato con alcune beghe legali e in un momento di stasi della carriera. Quando arrivò la proposta del gruppo, Clinton accettò.

Freaky styley

Flea e Kiedis cominciarono a comporre le canzoni del secondo album (tra le quali, alcuni abbozzi scritti con Jack Sherman) in Messico e poi si riunirono a Slovak e Martinez per un concerto strumentale come Stale Bastard, al Far Out di Hollywood. Prove e registrazioni si svolsero nella tenuta di George Clinton, a Rochester, vicino a Detroit (Michigan) e negli studi On Parade e United Sound della stessa città dei motori. Con l'assistenza di Clinton e quantità industriali di droghe (erba, cocaina e altro ancora), i Red Hot Chili Peppers registrarono il secondo album in un'atmosfera completamente diversa rispetto all'esordio. Tra le quattordici canzoni, anche due cover, If you want me to stay di Sly & the Family Stone e Hollywood, una versione con nuovo titolo di "Africa" dei Meters di Art Neville. L'album si apre con Jungle Man, titolo di un brano dei Meters e continua con Hollywood, cover dei Meters: Flea assicura che si trattò di una coincidenza, non conoscevano assolutamente alcuna Jungle Man dei Meters. L'album suscitò molta più attenzione dei media verso il gruppo, ma ancora nessun piazzamento nei primi 200 di Billboard e stessa sorte toccò ai 45 giri tratti dallo stesso, Jungle Man, Hollywood, Catholic school girls rule e American ghost dance.

A tutto il 2007, il disco ha venduto mezzo milione di copie. Il tour che cominciò nell'ottobre del 1985, si protrasse sino al marzo dell'anno successivo, con accoppiate interessanti (i Red Hot Chili Peppers fecero da spalla agli X di Ain't love grand e ai Run DMC e verso la fine del 1985, furono supportati da un gruppo sconosciuto che si chiamava Guns n'Roses). Ai What Is This di Johannes (che decise di non sostituire Hillel Slovak e di concentrare su sé stesso la chitarra) e Irons, nel frattempo, fu concessa una seconda opportunità dalla MCA e con Todd Rundgren a condurre, incisero l'album senza titolo e il 45 giri I'll be around, una cover degli Spinners del 1972 che raggiunse il numero 72 di Billboard. L'album non riscosse altrettanto successo e dunque, come i cuginetti Red Hot Chili Peppers, i What Is This navigavano in acque agitate.

IL RITORNO DI JACK IRONS

Cliff Martinez, dopo il primo tour europeo della band, si sentiva al limite dell'esaurimento fisico e Jack Irons, d'altro canto, non desiderava altro che di tornare con i vecchi amici della Fairfax High School. Quando Alain Johannes decise di far entrare nei What Is This la sua ragazza, Natasha Schneider, il batterista sentì che era arrivato il momento di togliere le tende. Come Jack Sherman, anche Cliff Martinez si sentì defraudato quando gli fu comunicata la decisione in merito al suo allontanamento, anche se oggi ammette l'affievolirsi del suo coinvolgimento nella band. I quattro Tony Flow and the Miraculously Majestic Masters of Mayhem, i vecchi compagni di scuola, tornarono assieme, pronti per incidere il primo (e ultimo...) album che li rappresentasse adeguatamente.

The uplift mofo party plan

Le cifre di vendita fornite per i due album sin qui incisi, si riferiscono, come specificato, al totale sino al 2007, ma all'epoca della pubblicazione sia l'esordio che il seguito si fermarono a circa 75.000 copie: cifre che non possono accontentare una major, ma la EMI (che in ogni caso, aveva recuperato le spese) decise d'insistere, spostando il gruppo dalla divisione EMI America alla EMI Manhattan. Con la spinta inesauribile di Lindy Goetz (considerato da molti dell'ambiente il vero propulsore che avrebbe portato il gruppo a conquistare le platee mondiali) e un nuovo produttore, Michael Beinhorn, i Red Hot Chili Peppers cominciarono a lavorare al terzo album, The uplift mofo party plan. Prima di Beinhorn il gruppo aveva pensato a Rick Rubin (col quale ci fu un contatto, senza risultato) e addirittura, a Malcolm McLaren, che in un incontro con i quattro (c'era ancora Martinez), espose la sua strategia demenziale (rifiutata, come comprensibile): Kiedis davanti a fare la star e gli altri tre sullo sfondo a suonare riff alla Chuck Berry, tutti abbigliati da skate-punkers. Altri nomi furono presi in considerazione, come Mick Jones (Clash e all'epoca nei Big Audio Dynamite) e Al Kooper, il tastierista di Highway 61 revisited di Bob Dylan e del Blues Project.

La situazione che Beinhorn si trovò ad affrontare non fu delle più semplici. Kiedis e Slovak, tra le grane principali, stavano sprofondando nella tossicodipendenza, al punto in cui il ritorno in superficie non è più possibile e per uno dei due sarà proprio così. Il produttore cercò di districarsi alla meglio tra le mille difficoltà che gli si pararono davanti, non ultima, la casa discografica: "C'eravamo convinti che la gran parte delle persone che stavano alla EMI avesse uno strato di stucco in mezzo alle orecchie e anche dentro". Chissà, forse è una condizione essenziale per il dirigente tipo di una grande etichetta. Pensando al disco uscito in quel periodo e a ciò che ancora oggi dichiarano i protagonisti (Flea: "Lo ricordo come un periodo piuttosto buio della nostra carriera"), non ci si può non stupire per la qualità del prodotto, l'unico inciso dal quartetto dei vecchi amici e compagni della Fairfax High School. L'elemento che sembrava avviato verso la tomba non era Slovak, che si presentava regolarmente alle prove, ma Kiedis, uccel di bosco per intere settimane, passate solitamente a casa della sua ragazza per bucarsi. Una testimonianza della ragazza di Slovak, Addie Brik, ci svela invece come il chitarrista facesse di tutto per tenerla lontana dall'eroina, un comportamento giudicato assolutamente eccezionale da coloro che conoscono i meccanismi mentali e comportamentali dei tossicodipendenti.

Ad Anthony Kiedis, completamente fatto e assente per quanto riguardava i compagni, fu posto un ultimatum, ma non dal gruppo, che non se la sentiva, bensì dal produttore: un mese di tempo per ripulirti o sei fuori. Kiedis se ne andò da Los Angeles, l'unica speranza che aveva per cercare di riemergere dal pozzo nel quale si era gettato e in quel periodo, Lindy Goetz provò addirittura un altro cantante, un certo Ron, ma durò molto poco. Il ritorno di un Anthony Kiedis ripulito, quantomeno per quel che bastava, cominciò a dare la forma definitiva alle canzoni abbozzate e ancora senza i testi. Il produttore, Michael Beinhorn, lo considera ancora oggi il miglior album dei Red Hot Chili Peppers e anche i membri della band sono consapevoli che con The uplift mofo party plan la carriera artistica (e anche commerciale) della band era a un punto di svolta: un crocevia che tra le strade possibili aveva anche un vicolo cieco. L'album, pubblicato il 29 settembre 1987, fu il primo ad irrompere nella classifica di Billboard (numero 148, con una vendita complessiva, al 2007, di 750.000 copie, primo disco d'oro per la band), mentre i due 45 giri restarono al palo, come sempre (Fight like a brave e Me and my friends).

Rifiutata come singolo di lancio dalla EMI nel 1987, Behind the Sun, considerata la migliore canzone dell'album quasi unanimemente (e da molti ritenuta una delle più belle canzoni del gruppo in assoluto), uscirà su 45 giri solo nel 1992, accompagnando la raccolta What hits!? Una disputa con la EMI sorse in merito alla canzone Party on your pussy (Festa sulla tua fica): l'etichetta si rifiutò di scrivere un titolo simile sulla confezione (spinta anche dalle proteste del PMRC della siora Gore) e trovò la soluzione nel famoso riferimento (che titolo non era, a mio parere) Special secret song inside. La ristampa del 2003 ripristinò il titolo originale (nel 2003, insomma, si può parlare di fica sulla confezione di un disco, a differenza che nel 1987).

IL PREZZO DELLA FAMA

Il gruppo iniziò il tour a settembre e continuò sino alla fine dell'anno e in quello successivo, con ritmi frenetici. Per i quattro stava cominciando quella scalata verso la notorietà nazionale e mondiale che sembrava oramai inevitabile, ma le fatiche, le tensioni e i problemi personali, stavano esigendo il dovuto tributo. Irons (con i suoi problemi mentali, riferisce Jeff Apter) e Flea (sposato e con una bambina in arrivo) lottavano con i loro fantasmi (Flea, in quel periodo, era distrutto dalla morte del grande jazzista Chet Baker, che aveva conosciuto qualche tempo prima), ma erano i soliti Kiedis e Slovak a preoccupare con le loro tossicodipendenze. In realtà, erano tutti convinti che la triste mietitora, dovendo esigere una vittima sacrificale dai Red Hot Chili Peppers, si sarebbe rivolta sicuramente ad Anthony Kiedis. Con un tour europeo già programmato e la data d'inizio delle session per il quarto album fissata per il 27 giugno 1988, la band sembrò continuare sulla strada lastricata della fama e delle buone intenzioni. Hillel Slovak, invece, era sempre più distante e sempre meno incline ad accettare i consigli e la presenza degli altri; e non che gli altri fossero così insistenti, presi com'erano dai loro casini.

Il primo maggio, a Washington, in occasione di un concerto con Fishbone e Thelonius Monster, Kiedis decise di cacciare Hillel dal gruppo, ma fu dissuaso da Angelo Moore (Fishbone). Beinhorn, dal canto suo, sostiene che quella sera dopo il concerto o in quel periodo, Slovak fu realmente cacciato dal gruppo, fatto che contribuì alla caduta oramai libera del chitarrista. La ragazza di Slovak, Addie Brik, nega invece l'episodio, mentre il manager Lindy Goetz sostiene che ci furono le minacce e mai una decisione definitiva, ma come dice egli stesso, "d'altra parte, tante cose mi sembrano confuse": e se lo dice il tizio che passava 24 ore al giorno (o quasi) con la band... Durante il tour europeo Slovak probabilmente smise di bucarsi, cosa che lo portò a forti crisi di astinenza, anche sul palco. A Londra i quattro peperoncini inscenarono una session fotografica che li avrebbe portati sulla bocca di chiunque nel mondo musicale e non solo. I quattro si recarono nel quartiere di St. John's Wood, dove sorgono gli studi Abbey Road, luogo sacro per qualunque appassionato di rock e in special modo, dei Beatles. La celeberrima foto di copertina dell'album Abbey Road, l'ultimo registrato dai Beatles (anche se il penultimo a essere pubblicato), fu parodiata dai quattro peperoncini alla loro maniera: scarpe ginniche per due di loro (anche se Kiedis sembra indossi delle ghette...), il classico calzino sull'uccello, qualche copricapo e nient'altro.

LA MORTE DI HILLEL SLOVAK

Il ritorno a Los Angeles avrebbe dovuto dare inizio alle session per il quarto album, precedute da un periodo di riposo. Kiedis e Slovak, secondo Jeff Apter, fecero di tutto per tenersi lontani dalle droghe, ma sabato 27 giugno (proprio la data fissata tempo prima dalla EMI per l'inizio delle session), Hillel Slovak si procurò una dose di eroina, tornò nel suo appartamento e s'iniettò l'ultima siringa nelle vene: il chitarrista morì di overdose in completa solitudine, tanto che il suo corpo fu scoperto il lunedì seguente. Tra la folla convenuta ai funerali di Slovak, amici, conoscenti, parenti e addirittura, gli spacciatori che lo rifornivano (venuti a salutare una fonte di denaro sicura, probabilmente), mancava il suo grande amico Anthony Kiedis, da tempo l'indiziato numero uno per un posto in quella bara. L'assenza al funerale del cantante, che se ne andò in Messico per un mese, in un luogo sperduto a meditare, sconcertò e irritò molti fra gli amici e i parenti di Hillel. Jack Irons, già affetto da manie depressive, si accusò di non aver fatto nulla per tenere Anthony e Hillel lontani dalla droga e si isolò completamente dal giro dei Red Hot Chili Peppers.

FLEA e KIEDIS, ANCORA UNA VOLTA

I familiari del batterista, preoccupati dallo stato catatonico del ragazzo e consapevoli del lungo corso della sua instabilità, lo fecero ricoverare. Ritrovata una parvenza di lucidità, Irons decise che doveva lasciare non solo la band, ma il mondo musicale, responsabile, dal risultato delle sue elucubrazioni, della morte dell'amico Hillel. Jack Irons, secondo Michael Bienhorn uno dei grandi batteristi sottovalutati del rock, ritornò alla musica con Earthquake weather, l'album solista di Joe Strummer del 1989, poi entrò in un gruppo dell'ex compagno dei What Is This Alain Johannes, gli Eleven, nello stesso periodo in cui gli fu proposto di entrare nei costituendi Pearl Jam. Irons, impegnato con gli Eleven, rifiutò la proposta di Ament e Gossard, alla ricerca di un cantante e di un batterista, ma sembra sia stato lui a fornire ai due una cassetta con la voce di Eddie Vedder, colui che diventerà il frontman della band. Jack Irons entrerà ufficialmente nei Pearl Jam nel 1994 e registrerà Mirror ball, l'album che il gruppo suonò alle spalle di Neil Young. Tralasciamo gli altri impegni di Irons per non allungare il brodo.

Il ritorno di Kiedis a Los Angeles pose di fronte, ancora una volta, i due superstiti del gruppo di compagni della Fairfax High School: come all'epoca dei What Is This, Flea e Anthony Kiedis si ritrovarono da soli per decidere il da farsi e il primo impegno, dopo aver deciso che si doveva e si poteva continuare, era ben chiaro.

DeWAYNE "BLACKBYRD" McKNIGHT

Servivano un chitarrista e un batterista per cominciare il prima possibile le session per il quarto album, rimandate per la tragedia. Il primo arrivò su suggerimento di George Clinton: De Wayne 'Blackbyrd' McKnight (17 aprile 1954) aveva suonato per Herbie Hancock e per i Funkadelic di Clinton, oltre ad altri impegni come session-man. La pelle nera del nuovo chitarrista, secondo Flea e Kiedis, poteva contribuire ad aumentare l'attrazione visiva sul pubblico.

D.H. PELIGRO

Il nuovo batterista, nero come McKnight, arrivò dalle ceneri del gruppo punk Dead Kennedys. Darren Henley, nato nel 1960 a St. Louis, nel Missouri, adottò come nome di battaglia D.H. Peligro (Pericolo in spagnolo) ed entrò nei Dead Kennedys nel 1982, in tempo per le registrazioni dell'album Plastic surgery disaster e per tutte le successive pubblicazioni della band, sino allo scioglimento del 1987 (o fine 1986). La nuova formazione debuttò in un programma televisivo di MTV, con le riprese di un concerto, poi tenne altre tre esibizioni, registrò qualcosa a casa di Flea e tutto finì nel nulla. Il chitarrista, eccezionale secondo le parole di Anthony Kiedis, ancora una volta, si rivelò essere la persona sbagliata in un gruppo simile, mentre il batterista, lo dovettero ammettere tutti, non era più la stessa furia che guidava i tornadi ritmici dei Dead Kennedys. In sostanza, il loro ingresso nei Red Hot Chili Peppers si rivelò un disastro. Il posto di chitarrista, il primo che si liberò, fu lasciato vacante per un ragazzo molto più giovane non solo di McKnight, ma anche di Flea e Kiedis.

JOHN FRUSCIANTE

John Anthony Fruscinate è nato il 5 marzo 1970 nel Queens di New York. Con la famiglia, John si trasferì prima a Tucson, in Arizona e in seguito in Florida e dopo la separazione dei genitori, seguì la madre a Santa Monica, in California. Come i futuri compagni di band, John Frusciante crebbe come un disadattato, ma a differenza loro, si chiuse a riccio, isolandosi dal mondo e comunicando solo con la musica. Chiuso nella sua camera, John si esercitava con la chitarra regalata dai genitori e passava così intere giornate cercando di ripetere i suoni che uscivano dal suo giradischi. Con un nuovo trasferimento, a Mar Vista (California), Frusciante allargò le sue influenze musicali, anche grazie al patrigno e a sedici anni se ne andò a vivere da solo a Los Angeles. Fu in quel periodo che fu colpito come un maglio da un concerto dei Red Hot Chili Peppers: la sua stanza si riempì di poster del gruppo e Hillel Slovak diventò uno dei suoi chitarristi preferiti. John conobbe D.H. Peligro, con il quale suonava delle session improvvisate nei momenti liberi. Il batterista invitò Flea a una delle jam session e questi non restò particolarmente impressionato da quel ragazzino, ma dopo un ulteriore incontro, i due provarono a casa del bassista e in quel caso, le doti di John fecero colpo.

Flea dirà in seguito di aver capito in quel frangente che quel ragazzo era il chitarrista giusto per il gruppo, ma non mancano dubbi legittimi su questa versione (Flea parla molto e non sempre coerentemente). John Frusciante, non bastassero i possibili dubbi sulla sua abilità, era un assoluto principiante: non aveva mai fatto parte di una band e aveva sempre suonato da solo, nella sua camera (a parte gli incontri con D.H. Peligro). All'epoca Frusciante viveva con il figlio di un senatore e in coppia, i due ne combinavano di tutti i colori: la sua evoluzione in senso casinista poteva andare benissimo per il gruppo di dissoluti che erano sempre stati i Red Hot Chili Peppers, ma erano Flea e Kiedis ad essere cambiati. Bob Forrest, grande amico dei Peppers, cantante e leader dei Thelonius Monster, chiese consiglio a Flea su un nuovo chitarrista da ingaggiare e questi pensò a John Frusciante. Il chitarrista fu accompagnato all'audizione da Anthony Kiedis e quando fece spalancare occhi e orecchie a tutti i presenti, Forrest non aspettò un secondo e lo invitò ad entrare nel suo gruppo. Lì accanto, però, Forrest notò ancora lo sguardo meravigliato di Kiedis, come lo era stato per tutta la prova e capì che per John Frusciante si stavano aprendo ben altre prospettive che non i Thelonius Monster.

Flea e Kiedis fecero la proposta a Frusciante per soffiarlo a Bob Forrest e alla sua band e il chitarrista accettò, ma la condotta tutt'altro che corretta, inimicò ai due peperonicini buona parte della scena musicale losangelena. Con un breve tour Frusciante esordì dal vivo con la band e al termine del giro, D.H. Peligro fu messo alla porta. L'esame per il nuovo batterista riguardò una trentina di aspiranti, prima che l'uomo giusto varcasse la porta dello studio.

CHAD SMITH

Chad Smith, nato il 25 ottobre 1961 e cresciuto nel Michigan e nel Minnesota, è una montagna di muscoli alta un metro e 90. Dotato di potenza innata, Chad Smith, secondo Jeff Apter, "si buttava sui tamburi come se avessero insultato sua madre". Il suo nome fu suggerito a Flea da Denise Zoom, la moglie dell'ex-chitarrista degli X, Billy Zoom. Smith aveva suonato in numerose band di Detroit, proponendo il suo stile vulcanico influenzato da Mitch Mitchell, John Bonham e Keith Moon, i suoi batteristi preferiti (e chiamalo mona...), ma per Kiedis e Flea, pur impressionati dall'audizione, quel tizio era troppo rock. Quando i due lo videro entrare nello studio, infatti, l'intenzione spontanea fu quella di cacciarlo prima dell'audizione, ma poi, impressionati da ciò che sapeva fare, cambiarono idea, anche se non del tutto. Come dice Beinhorn, "avevano paura che fosse troppo scemo e troppo rock".

Mother's milk

Dopo la pubblicazione dell'EP Abbey Road (con la famosa copertina dei calzini), nel febbraio del 1989 iniziò la lavorazione del quarto album dei Red Hot Chili Peppers, anche se una serie di episodi controversi (uno di questi avrebbe portato Kiedis in tribunale per molestie sessuali) rabbuiò l'atmosfera di primo acchito tranquilla. L'album uscì il 16 agosto 1989, salì sino al numero 52 di Billboard e a tutto il 2007, è stato venduto in due milioni di copie, la maggior parte delle quali, negli ultimi anni. Tre i 45 giri estratti, Knock me down, Higher ground e Taste the pain, il primo dei quali portò per la prima volta i Red Hot Chili Peppers in una classifica di Billboard riservata ai piccoli formati (sesto posto nella Modern Rock Tracks, all'epoca fresca debuttante nel magazine - 10 settembre 1988 - e basata sulle trasmissioni radiofoniche). Due le cover, Higher ground di Stevie Wonder (con un coro composto da una vagonata di amici dei peperoncini, compreso il primo chitarrista della band, quel Jack Sherman che amico proprio non era) e Fire di Jimi Hendrix.

I nostri superarono alcune controversie in merito alla copertina (l'immagine della ragazza fu usata senza il suo consenso e di conseguenza, anche per il rifiuto di alcuni negozi di esporre la copertina, la figura di Kiedis, che copre un capezzolo, fu ingrandita con quelle dei suoi compagni, per nascondere una parte più consistente di seno) e con l'uscita dell'album, cominciarono a raccogliere recensioni positive a vagonate. Soltanto l'etichetta sembrava ancora convinta di avere a che fare con quattro debosciati buoni per rientrare dalle spese e poco altro, ma le reazioni alle prime date del tour partito l'8 settembre 1989, fecero capire che le cose stavano diversamente. Dopo alcune date giapponesi e una capatina in Europa, il gruppo tornò a Los Angeles per risolvere alcuni casini personali. Flea si separò dalla moglie con la quale era in attrito da un po' di tempo e durante uno show dal vivo di MTV, Spring break, sulla spiaggia di Daytona Beach, in Florida, creò un tale casino con Chad Smith, che i due furono arrestati per molestie sessuali su una ragazza e rilasciati su cauzione. Kiedis, subito dopo, fu condannato nel processo per le sue molestie sessuali, sentenza confermata in appello e nemmeno arrivata in giudizio in sede civile per un accordo tra le parti.

VIA DALLA EMI

Alla fine del tour di Mother's milk, i Red Hot Chili Peppers, più che pensare al disco successivo, si resero conto che a quel punto c'era una mossa inevitabile da fare: sbarazzarsi della EMI. Nelle parole dei protagonisti, l'etichetta non si era mai interessata a loro, li aveva contrastati su molti aspetti (e l'aveva sempre avuta vinta) e per contro, non si era mai dannata l'anima sotto l'aspetto promozionale (come diceva Lindy Goetz, l'unico modo per ampliare il pubblico della band era suonare continuamente dal vivo). Scartata l'ipotesi di intraprendere un'azione legale per sciogliere il contratto (i quattro, il manager e l'avvocato Greenspan, avevano già passato troppo tempo in tribunale e non c'erano molte speranze di vincere), le due parti giunsero a un accordo: la EMI avrebbe avuto la possibilità di estrarre una canzone dall'album successivo del gruppo per inserirla in una futura raccolta antologica. Con il successo conseguito da Mother's milk, la disputa per assicurarsi i peperoncini californiani interessò numerose etichette.

WARNER BROS. RECORDS

Alla fine sembrò averla spuntata la Epic (gruppo Sony), ma con un colpo di coda, fu la Warner Brothers a fare il colpo, già in quell'ambito giovanil-indipendente (diciamo così) dopo essersi assicurata in poco tempo Hüsker Dü, Jane's Addiction e REM (i primi erano già sciolti, ma per i terzi stava arrivando il botto mondiale di Out of time). Rick Rubin, la cui offerta della propria Def American non poteva competere con i colossi mondiali del pop, non uscì sconfitto del tutto: già da tempo i Red Hot Chili Peppers pensavano al suo come al nome perfetto per la produzione del quinto e successivo album e così sarà. Durante i sei mesi di lavorazione di quello che sarà il capolavoro assoluto della band (parere personale), la Warner Brothers non se ne restò con le mani in mano, con il rischio, tra l'altro, in tempi così veloci e frenetici, che la gente potesse dimenticarsi di Kiedis e compagni.

Blood sugar sex magik

La prima decisione di Rubin, accettata dalla band e dall'etichetta, fu quella di cercare un luogo adatto alle registrazioni, ma che non fosse uno studio canonico. Fu lo stesso produttore a individuare il luogo, un'enorme casa di pietra a quattro piani sulle Hollywood Hills, nel Laurel Canyon. Gli ambienti della casa e le tredici stanze da letto, furono adattati per ogni singola esigenza d'incisione (per esempio, l'atrio fu individuato come il luogo perfetto per le percussioni). Il primo 45 giri estratto dal doppio album Blood sugar sex magik, Give it away, fu ispirato a Kiedis da una breve storia d'amore con Nina Hagen (il cantante aveva vent'anni, lei qualcuno di più): il dischetto fu il primo della band a entrare nella classifica pop di Billboard, al numero 73. Fu il successivo Under the bridge, però, a fare il botto: numero 2 di Billboard con quella che può essere considerata la prima ballata in assoluto della band. Il testo, scritto da Kiedis in un momento di sconforto, riesuma i cadaveri, reali e mentali, della sua breve vita segnata dalla tossicodipendenza.

Le persone che non ci sono più, morte o svanite come fossero morte e quella zona sotto un ponte di Los Angeles, dove solo i tossici all'ultimo stadio, con le giuste conoscenze, potevano accedere: "Mi è rimasto impresso nel cervello come il punto più basso della mia vita, avevo quasi toccato il fondo". Kiedis aveva scritto quelle parole senza alcuna intenzione di proporle alla band e fu Rubin, dopo averle lette per un caso fortuito, che insistette per registrare il pezzo. Il produttore aggiunse il tocco che, secondo chiunque dei presenti, consentì alla canzone il successo straordinario che raccolse, la voce nel finale della mamma di Frusciante, Gail, corista in chiesa (un coro risultato dalla voce della donna sovraincisa, che ricorda molto le voci di You can't always get you want dei Rolling Stones: una semplice coincidenza?). Il disco (doppio album in vinile e singolo cd, giusto al limite delle possibilità del supporto digitale: 74 minuti) si dimostrò come il più variegato nella storia della band, un massacro sonoro che al sottoscritto, durante i primi ascolti, sembrava durasse un paio di minuti: lo mettevo nel lettore e senza accorgermi del tempo che passava, era finito. Non mi succede spesso, devo ammetterlo.

L'unica cover che i nostri si concessero, fu inserita in chiusura, uno scherzetto di nemmeno un minuto di Robert Johnson, They're red hot (anche se la traccia si allunga oltre i sessanta secondi), registrata all'esterno della casa. Il disco, pubblicato il 23 settembre 1991 (lo stesso periodo del doppio Use your illusion dei Guns n'Roses, di Badmotorfinger dei Soundgarden, di Ten dei Pearl Jam e di Nevermind dei Nirvana) ricevette recensioni positive quando non entusiasmanti, raggiunse il numero 3 di Billboard e dalla sua uscita ha raggiunto i sette milioni di copie vendute negli Stati Uniti, ma soprattutto, i dodici milioni in tutto il mondo: i Red Hot Chili Peppers non erano più un fenomeno solo californiano o statunitense. Il tour di Blood sugar sex magik prese il via il 16 ottobre 1991, spalla iniziale gli Smashing Pumpkins di Billy Corgan, ai quali si aggiunsero Pearl Jam e Nirvana, non ancora i campioni mondiali di vendite dei mesi successivi: un mini-festival sensazionale dei pruriti rock anni '90, tutto racchiuso in una serata. Il concerto di fine anno al Cow Palace di San Francisco, presentò una situazione paradossale: i gruppi di spalla ai Red Hot Chili Peppers stavano diventando dei fenomeni commerciali e i Nirvana, set d'apertura di 45 minuti senza bis, erano saliti al primo posto di Billboard proprio in quella settimana (Nevermind, nella settimana di Natale, aveva venduto qualcosa come 350.000 copie).

I FANTASMI DI JOHN FRUSCIANTE

Il 1991 si concluse in questo modo, con i Peppers diventati delle star, la scena di Seattle in piena esplosione e John Frusciante alle prese con fantasmi imperscrutabili e sempre più isolato rispetto al resto del gruppo (e delle sue conversazioni con i fantasmi, nel periodo più nero della sua tossicodipendenza, racconterà una volta tornato alla vita). Il chitarrista, consumatore di erba già da tempo, stava diventando un alcolizzato e un tossicodipendente. Anni dopo Frusciante confessò l'intenzione di abbandonare il gruppo subito dopo la fine delle registrazioni di Blood sugar sex magik, fermato solo dall'intenso rapporto con Flea. Il chitarrista racconta come gli fosse diventato insopportabile il mondo delle rockstar e dei fans, "la gente di merda" che tratta "Bowie come se fosse Nikki Sixx" (il cantante dei Mötley Crüe); ma soprattutto, era arrivato a odiare il suo idolo da ragazzino, quell'Anthony Kiedis col quale non aveva più alcun rapporto. Jeff Apter scrive che tra cantante e chitarrista si stava ripetendo la saga che aveva interessato Jack Sherman. Anche Flea si stava distaccando lentamente dai compagni, desideroso di tornare dalla figlia, ma il gruppo, dopo quattro mesi di tour nordamericano, partì per i concerti asiatici, europei e australiani.

JOHN FRUSCIANTE È USCITO DAL GRUPPO

Il 7 maggio 1992, dopo tre dei sei concerti giapponesi, John Frusciante avvertì Flea della sua intenzione di uscire dai Red Hot Chili Peppers: intenzione, per lui, significava subito, immediatamente. Goetz convinse Frusciante a suonare quella sera, ma fu un concerto terribile e il giorno successivo il chitarrista se ne tornò a casa, per chiudersi in una spirale di solitudine e droga che lo avrebbe portato molto vicino alla morte. I concerti programmati alla fine del giro giapponese, riguardavano l'Australia, la patria di Flea, il paese dove non era più tornato dal 1967. La soluzione alla mancanza del chitarrista fu trovata con una telefonata a Zander Schloss, impegnato con gli amici Thelonius Monster, ma dopo qualche giorno di prove a Sydney, il gruppo si rese conto dell'impossibilità d'improvvisare in così poco tempo un suono di chitarra come quello dei Peppers e diede il malaugurato annuncio del rinvio del tour: "L'Australia merita più dell'ordinario". I tre superstiti si separarono, Kiedis andò in Thailandia, Flea in Europa, mentre Chad Smith ne approfittò per tornare a Los Angeles e sposarsi con Maria, la sua "divinità greca" (dalla quale si separerà pochi anni più tardi).

Il magazine Rolling Stone, in quel periodo, dedicò una copertina al gruppo, numero di giugno 1992: la foto, scattata qualche tempo prima, con i nostri completamente nudi e le mani a coprire i pacchi, fu tagliata per escludere John Frusciante (e ritoccata digitalmente, in quanto il chitarrista sarebbe comparso parzialmente alle spalle di Flea: e per fortuna John era a uno dei due lati, ma ragionando, al centro non potevano che esserci i due peperoncini per eccellenza, Kiedis e Flea). Rolling Stone, insomma, cancellava la figura di Frusciante, uscito dal gruppo nemmeno due mesi prima, come non fosse mai esistito. Con l'invito a partecipare al secondo carrozzone del Lollapalooza (dopo il successo straordinario, a sorpresa, dell'esordio del 1991) e altri impegni europei, i Red Hot Chili Peppers dovettero affrettarsi a trovare un nuovo chitarrista, l'ennesimo della loro storia. Il primo nome balzato agli occhi, anche per la sua immagine e la sua storia, fu quello di Dave Navarro, ex chitarrista dei Jane's Addiction, sciolti qualche tempo prima, ma l'affare non andò in porto (sarà solo questione di tempo...). La soluzione arrivò di lì a poco.

ARIK MARSHALL

Arik Marshall (nato non si sa quando in California, non si sa dove) poteva vantare un'adolescenza come fan dei P-Funk di George Clinton e in seguito, con il fratello Lonnie, suonò nei Weapons of Choice, trasformatisi in Marshall Law. I due fratelli suonarono come session-men in un album del rapper Tone Loc e in altri lavori, ma fu la sua militanza nei Trulio Disgracias che convinse i Peppers. Il gruppo, un ensemble aperto che, tra gli altri, comprendeva membri dei Fishbone, suonava concerti improvvisati dove capitava. Un'immersione completa di tre settimane nelle canzoni dei Red Hot Chili Peppers, preparò Marshall a un festival belga di fronte a 60.000 persone, anche se l'appuntamento principale, ovviamente, era il Lollapalooza: e le cose funzionarono egregiamente. Il Lollapalooza del 1992 si dimostrò un successo e un affare ancora maggiore del precedente del 1991 e i Red Hot Chili Peppers, band di punta, ne ricavarono ulteriore popolarità, arrivando ad aggiudicarsi tre MTV Award. A ottobre il gruppo recuperò le date australiane saltate a causa dell'abbandono di Frusciante e in quell'occasione, Flea conobbe la compagna di diversi anni a venire.

WHAT HITS!?

Alla fine di novembre del 1992, la EMI sfruttò la popolarità dei suoi ex dipendenti e pubblicò l'antologia What hits!?, comprendente un brano tratto dall'ultimo lavoro (Under the bridge, chiaramente), come da accordi di separazione. Ciò che irritò non poco la band e il manager Lindy Goetz, fu la scelta di promozionare l'antologia con il 45 giri Behind the Sun, proprio lo stesso che la band spinse cinque anni prima e che l'etichetta rifiutò. L'antologia arrivò al numero 22 di Billboard, per una vendita di più di un milione di copie.

ADDIO ARIK MARSHALL

Alla cerimonia dei Grammy Award del 1993, i Red Hot Chili Peppers vinsero la categoria canzone hard rock con Give it away (nonostante il disagio di Flea: "L'unico motivo per cui è stata nominata nella categoria hard rock è il colore della nostra pelle"). L'ultima apparizione di Arik Marshall con i Peppers fu in un cartone animato: il gruppo fu immortalato da Matt Groening per un episodio dei suoi Simpson e come scrive Jeff Apter (a ragione), "il suo canto del cigno con i Peppers fu originale quanto la cancellazione di John Frusciante dalla copertina di Rolling Stone". Ancora una volta fu Lindy Goetz a sentenziare che Arik Marshall "era un grande chitarrista, ma non era uno dei Red Hot": quasi le medesime parole riservate a Jack Sherman. Sembra che il problema, oltre al carattere timido e introverso di Arik (all'opposto degli altri Peppers), risiedesse nella sua limitata capacità compositiva, aspetto che nei Peppers ha sempre pesato e non poco.

AAA

Il gruppo riprovò con Dave Navarro, ma costui respinse ancora una volta l'invito. Per risolvere l'inghippo, i tre, componenti di uno dei più famosi gruppi a livello mondiale, fecero quello che potrebbe fare una qualunque band alle prime armi: pubblicarono un annuncio sul giornale gratuito LA Weekly, un errore enorme, tenuto conto che il numero di telefono elargito fu inondato da migliaia di chiamate, tutte inutili ai fini della vicenda. La soluzione, come sempre, arrivò per caso, da un concerto dei Mother Tongue al quale era presente Anthony Kiedis.

JESSE TOBIAS

Jesse Tobias, l'ennesimo chitarrista dei Red Hot Chili Peppers, è nato il primo aprile 1972 in Texas, da una famiglia di origini messicane e al momento della sua entrata nel gruppo, poteva vantare nient'altro che quella esperienza nei Mother Tongue. Come ogni ingresso nella band, anche quello di Jesse Tobias fu accompagnato da dichiarazioni entusiaste di qualche membro della band, in questo caso, lo scopritore del chitarrista, Anthony Kiedis: e come altre volte in passato, la permanenza del nuovo chitarrista durò pochissimo, esattamente un mese. In questo caso, la scusa ufficiale sembra rintracciabile in un'incompatibilità tra il nuovo arrivato e Flea (che da quanto racconta questa storia, riesce sempre ad essere l'amicone di tutti), ma come scrive Apter, "è una strana coincidenza che appena Tobias fu licenziato, Dave Navarro, improvvisamente, si rese disponibile". Ciò che rese quell'episodio la peggior gestione di un avvicendamento nel gruppo (che pure se ne intendeva in materia, vedi il caso dell'ingaggio di John Frusciante), fu che dopo il licenziamento fulmineo dai Red Hot Chili Peppers, i Mother Tongue si rifiutarono di riaccogliere il loro ex compagno (che in seguito suonò per Alanis Morissette). Il 5 settembre 1993 fu ufficializzato l'ingresso nella band del lungamente corteggiato Dave Navarro.

DAVE NAVARRO

Dave Navarro è nato il 7 giugno 1967 a Santa Monica, California. Ancora ragazzino, Dave prese in mano la sua prima chitarra ascoltando le canzoni di Jimi Hendrix e formò le prime band ai tempi della scuola primaria (South Dakota Railroad) e secondaria (Dizaztre). La tragedia che segnò la sua vita, dopo il divorzio dei genitori, fu l'uccisione della madre e di una sua amica per mano di un compagno della prima, John Riccardi, quando Dave aveva quindici anni. Il libro di Jeff Apter parla della madre e della sorella come vittime dell'uomo, ma mi sento di escluderlo dopo aver consultato numerose fonti (l'omicida fu arrestato grazie a una trasmissione televisiva, diversi anni dopo...). Nel 1986 Navarro entrò come chitarrista nei Jane's Addiction di Perry Farrell e vi rimase sino allo scioglimento del 1991, quando il primo Lollapalooza servì anche da tour d'addio della band. Le solite dichiarazioni di entusiasmo dei Peppers (in particolare di Flea), non trovarono adeguata risposta nel nuovo membro, che all'epoca del suo arrivo non aveva nemmeno un album dei Red Hot Chili Peppers (e senza tenere conto del suo totale disinteresse verso il basket, sport del quale i Peppers erano fanatici). Aspetti, quali più quali meno importanti, che avrebbero pesato non poco sul nuovo sodalizio.

RIVER PHOENIX

Oltre ai problemi di intesa con il nuovo chitarrista, i Red Hot Chili Peppers dovettero registrare un esaurimento nervoso di Flea dovuto a un affaticamento cronico, per il quale il bassista ricorse a un periodo di analisi. Il periodo nero di Flea comprese anche la morte del grande amico River Phoenix, un avvenimento che lo sconvolse come pochi altri. Quella sera, notte di Halloween del 1993, Flea era in un club di Los Angeles, proprietà dell'attore Johnny Depp, ad assistere a un concerto dello stesso Depp in gruppo con il cantante Gibby Haines dei Butthole Surfers e John Frusciante, in una delle sue ultime apparizioni prima di scomparire nel baratro solitario della tossicodipendenza. Tra i presenti c'era anche River Phoenix, che nei bagni del locale comprò una dose di eroina da sniffare di elevata purezza: l'attore si sentì male quasi immediatamente, tornò al bar dove c'erano la sorella e il fratello, cominciò ad avere delle convulsioni e quando arrivò l'ambulanza era già in arresto cardiaco. Arrivato all'ospedale, River Phoenix fu dichiarato morto, un'ora circa dopo la sniffata: sull'ambulanza era salito anche Flea. L'autopsia rivelò un cocktail di stupefacenti letale, l'ultimo viaggio dell'attore ventitreenne.

È ben noto agli amanti dei REM che Monster, l'album del 1994 del gruppo di Athens, è nato dalla sofferenza di Michael Stipe dopo le morti degli amici River Phoenix e Kurt Cobain (anche se l'intento originario era ben diverso), ma Flea quella morte l'aveva vissuta in prima persona, ancor più di quella di Hillel Slovak. La lavorazione per il successore di Blood sugar sex magik (un compito da far tremare le vene ai polsi di chiunque) cominciò nel giugno del 1994, ma senza Anthony Kiedis, impegolato in non meglio precisati problemi personali, tanto da far pensare (anche grazie a una dichiarazione del 1999, sibillina, ma non del tutto) che il cantante fosse ricaduto nella dipendenza da droghe. Lo stesso Flea confermerà questa ipotesi in un'altra intervista del 1999, riferendosi ai giorni correnti: la battaglia di Kiedis contro la dipendenza, insomma, è stata lunga e travagliata. Il battesimo di Dave Navarro come componente dei Red Hot Chili Peppers, avvenne sul palco di Woodstock, in occasione del concerto celebrativo del venticinquennale del celeberrimo e famigerato festival del 1969. Il concerto dei Peppers, tra trovate sceniche e qualità musicale, lasciò tutti soddisfatti, un po' meno lo scontroso Dave Navarro.

IL SOLISTA JOHN FRUSCIANTE

La preparazione dei brani dell'album successivo proseguì tra uno studio e l'altro di Los Angeles, mentre all'inizio di novembre 1994 ci fu un segnale da un ex peperoncino: l'album solista di John Frusciante, Niandra LaDes and usually just a t-shirt (pubblicato dall'American Recordings di Rick Rubin), secondo Jeff Apter, "dimostrava, in modo disturbante, che le voci della discesa di Frusciante negli inferi della droga avevano un forte fondamento di realtà". Registrato completamente in solitario, in uno studio casalingo a quattro piste, il disco comprendeva una sola altra presenza, la voce di River Phoenix in un paio di pezzi.

OUT IN L.A.

Con il nuovo album faticosamente in gestazione, i Red Hot Chili Peppers dovettero assistere impotenti alla pubblicazione di una nuova antologia (Out in LA) da parte della EMI, l'ex etichetta dei nostri che raschiò il fondo del barile alla ricerca di qualsiasi rimasuglio fosse rimasto negli archivi, canzoni rimissate, dal vivo, demo e inediti. Il disco raggiunse il numero 82 di Billboard e a tutt'oggi è stato venduto in meno di mezzo milione di copie: insomma, anche per gli sciacalli non è sempre domenica. Il nuovo album, il sesto della band, dal canto suo, continuava ad essere rimandato, dalla fine del 1994, a marzo e poi maggio e infine, estate del 1995. Il disco fu pubblicato il 12 settembre 1995.

One hot minute

Ciò che rese evidente la differenza tra i Red Hot Chili Peppers del passato e quelli presenti, fu la chitarra di Dave Navarro: Jeff Apter, citando parzialmente un'altra fonte non specificata, scrive di un suono di chitarra simile "a un incrocio tra Led Zeppelin e Cure". One hot minute si rivelò essere una sorta di cugino di Monster dei REM, concentrato per buona parte sulla morte di persone vicine a Kiedis (autore dei testi): dettaglio non peregrino, le persone di cui parla Kiedis sono le stesse che avevano ispirato i testi di Monster a Michael Stipe, Kurt Cobain e River Phoenix. Altri pezzi parlano della tossicodipendenza di Anthony Kiedis, facendo pensare, a chi è riuscito a leggere tra le righe, che la scimmia del cantante all'epoca fosse tutt'altro che acqua passata. In ogni caso, la tossicodipendenza, che per un motivo o per un altro, si era portata via Cobain e Phoenix, s'insinua nelle canzoni che non parlano degli stessi: una sorta d'interscambio o una sottile richiesta d'aiuto? Nel periodo di fine registrazioni, il processo contro l'omicida della madre di Navarro arrivò al dibattimento e il chitarrista era l'unico testimone importante.

La vicenda, straziante e durissima a livello psichico, portò Navarro all'esaurimento nervoso. Non bastasse, con la condanna dell'omicida alla pena di morte, Dave Navarro, che si era augurato per anni di vedere morire l'omicida della madre, ma da sempre contrario alla pena capitale, vide il mondo rovesciarsi e la sua psiche non riuscì a venirne a capo. Tutti elementi, non fossero bastati i testi di Kiedis, che ammantarono la chitarra di Navarro e l'intero album, di una spessa cortina di cupo pessimismo, molto lontano dal divertimento goliardico e cazzone di un tipico prodotto dei Red Hot Chili Peppers. Il chitarrista, inoltre, non risparmiò critiche all'album appena pubblicato, aspetto molto raro nel mondo del business musicale (solitamente, i propri lavori che non convincono vengono distrutti a distanza di tempo, non di certo durante la promozione). One hot minute (prodotto da Rick Rubin) raggiunse il numero 4 nella classifica di Billboard, vendendo cinque milioni di copie in tutto il mondo, dei quali due negli Stati Uniti, un grosso passo indietro commerciale rispetto al precedente Blood sugar sex magik. Il gruppo, entrato per la prima volta nella classifica britannica con l'album precedente, al numero 25, nella terra d'Albione portò il nuovo album sino al numero 2.

Dei cinque singoli tratti da One hot minute, il solo Aeroplane (guarda caso, il più nettamente riconducibile ai peperoncini passati) scalò la classifica di Billboard, sino al numero 45. Gli altro quattro, Warped, My friends, Coffee Shop e Shallow be thy game, ottennero piazzamenti nelle classifiche alternative (con Friends al numero 1 della chart rock), ma rimasero sconosciuti alla graduatoria principale. Dopo alcune esibizioni di presentazione in patria e in Europa, il gruppo era pronto per cominciare un tour di tre mesi, quando Chad Smith si ruppe un polso e tutto dovette essere rinviato. Con le vendite del nuovo album già in caduta libera, la rinuncia ai concerti fu una costrizione dolorosa. Il tour potè prendere il via nel febbraio del 1996 e si concluse tra alti e bassi: i Red Hot Chili Peppers, nonostante le polemiche suscitate dal video di Warped (un bacio tra Kiedis e Navarro), non erano più al centro dell'attenzione. Piuttosto che battere il ferro ormai raffreddatosi, i quattro decisero di prendersi una lunga pausa, nel periodo in cui l'ex peperoncino Frusciante stava toccando il fondo della sua spirale autodistruttiva.

IL POZZO DI JOHN FRUSCIANTE

Sfrattato più volte, in condizioni fisiche e mentali ai limiti della decenza umana, senza più alcun interesse che non fosse la dose successiva ("Non m'interessa se vivo o muoio"), John Frusciante si mantenne in contatto con il solo Flea durante quel lungo periodo. Con l'ex batterista dei Jane's Addiction, Stephen Perkins, Flea e Frusciante avevano imbastito un trio dal nome Three Amoebas, ma il bassista restò di sasso quando lesse l'articolo-intervista pubblicato da Robert Wilonsky del New Times LA. Il chitarrista era nel periodo del suo secondo LP solista, Smile from the streets that you hold (agosto 1997, Birdman Records), quando gli fu detto che se non avesse sostituito i denti marci con delle protesi, sarebbe potuto morire d'infezione. Leggere di sé stesso in quell'articolo, probabilmente, riuscì nell'intento di smuovere il non ancora trentenne Frusciante, completamente al verde, senza più un amico, una casa e un soldo. John, ricoverato in una comunità di recupero, ricevette la visita del bassista, arrivato in maniera inaspettata con Anthony Kiedis e qualche tempo dopo salì sul palco dei Thelonius Monster, raggiunto da un Flea raggiante.

ADIOS NAVARRO

Sul lato principale della vicenda Peppers, le cose si mettevano di male in peggio. Kiedis e Chad Smith provocarono l'annullamento di una serie di concerti estivi, il primo rompendosi alcune costole cadendo dalla bicicletta, il secondo slogandosi una spalla ruzzolando a terra con la sua Harley. Il cantante ne approfittò per ricadere nella tossicodipendenza da eroina. Navarro e Flea, incapaci di starsene seduti ad aspettare, colsero un'occasione presentatasi alla fine del 1997. La pubblicazione dell'antologia Kettle whistle, raccolta di pezzi inediti, demo e registrazioni live dei Jane's Addiction, propiziò l'idea di un tour di ricostituzione della band losangelena, alla quale il chitarrista rispose prontamente. L'indisponibilità del bassista Eric Avery, suggerì a Navarro l'ipotesi Flea, che accettò senza alcun tentennamento, confermando le voci che ormai circolavano sempre più insistentemente su una progressiva dissoluzione dei Red Hot Chili Peppers. Anche Chad Smith collaborò con Navarro, nel costituendo progetto Spread, mentre Kiedis scomparve in Messico per bucarsi in solitudine, secondo il manager Lindy Goetz, l'uomo che ormai si stava stancando del proprio ruolo e pensava ad un'uscita di scena.

Durante il tour con i Jane's Addiction, Flea si rese conto di quanto fosse diversa la condotta di Dave Navarro rispetto ai concerti con i Red Hot Chili Peppers: il chitarrista era molto più sciolto, in un modo che non sarebbe mai riuscito a fare nei peperoncini. Le sue ore nei Red Hot Chili Peppers erano ormai contate. Kiedis cercò una via di recupero viaggiando da solo in India e scampando per l'ennesima volta alla morte per incidente durante il deragliamento di un treno. L'ultimo giorno per Dave Navarro nei Red Hot Chili Peppers, fu in occasione dell'unico concerto tenuto della band in tutto il 1997, in Giappone: durante un grande festival alle pendici del monte Fuji, il set dei Peppers fu interrotto da un uragano che pose fine al concerto e alla permanenza del chitarrista nella band. L'annuncio ufficiale fu dato il 3 aprile 1998, accompagnato da voci che spiegavano l'allontanamento di Navarro con la fine della sua relazione con Anthony Kiedis (rumori provocati dal già citato bacio tra i due nel video di Warped). Fu lo stesso Navarro, nelle dichiarazioni del dopo Red Hot Chili Peppers, a suggerire un'ipotesi per il suo sostituto: "Ho e ho sempre avuto un rispetto mostruoso per tutti loro. E dico anche che il mio musicista preferito è John Frusciante".

LA STANCHEZZA DI LINDY GOETZ

Lindy Goetz, con il possibile, annunciato ritorno di John Frusciante, la nuova tossicodipendenza di Kiedis (forse rientrata, forse no) e la carriera solista di Flea in fase di avvio, decise di averne abbastanza e dopo quindici anni, durante i quali "avevo realizzato tutto quello che volevo con la band", decise di mollare i Red Hot Chili Peppers.

JOHN FRUSCIANTE È TORNATO NEL GRUPPO

Flea decise di non dare seguito alle proprie voglie di carriera solista e tentò di rimettere insieme quel che rimaneva della band, un terzetto che nel mulinare frenetico degli anni '90, era ormai passato in secondo piano. Il primo dettaglio da risolvere, in vista del possibile ritorno, era senz'altro il rapporto impossibile tra Frusciante e Kiedis durante l'ultimo periodo di permanenza nella band del chitarrista e la visita del cantante alla clinica di recupero, da questo punto di vista, era già stato un passo avanti. Durante un incontro con Kiedis e Chad Smith, Flea propiziò il ritorno di John Frusciante: il batterista se ne disse entusiasta, il cantante un po' meno, ma solo per i loro rapporti burrascosi e/o indifferenti del dopo Blood sugar sex magik. Frusciante, al di là dei problemi tossici, si era allontanato da Kiedis e dalla band per il suo rifiuto verso la celebrità e il mondo delle rockstar: sarebbe stato diverso questa volta? Il chitarrista confermò che l'eventualità era possibile e che dopo sei anni passati ad autodistruggersi, era venuto il momento di porre fine alla discesa e di cominciare a risalire.

L'artefice di tutto questo era il minuscolo bassista con lo sguardo da pazzo, colui che in quel periodo dovette affrontare la separazione da Marisa Pouw, l'attrice australiana sua compagna da molti anni. I quattro riuniti cominciarono a provare nel garage di Flea e da quelle session nacque la canzone che darà il titolo al nuovo album, Californication.

Californication

La nuova canzone guida dell'album 1999 dei Red Hot Chili Peppers, era nata nella mente di Kiedis durante i suoi viaggi in paesi esotici, dove si rese conto della potenza colonizzatrice dell'idea California (musica e cinema in particolare), in posti dove anche colossi mediatico-commerciali come la Coca Cola avevano problemi ad attecchire. Il nuovo album stava nascendo tra problemi a non finire: il reinserimento non semplice di Frusciante, dopo anni di solitudine, il difficile superamento della separazione di Flea dalla sua compagna e la nuova tossicodipendenza di Kiedis, non facevano pensare al meglio. Con la canzone già composta, Anthony Kiedis riuscì a centrare un aspetto dell'idea California che il sottoscritto non può non condividere: "Ci sono i tipi più assurdi, abietti, superficiali, maniaci della liposuzione che vogliono diventare famosi per un minuto. E ci sono le montagne, i deserti, gli oceani e la storia creativa più bella di qualsiasi altro posto del mondo". Al di là delle evidenti esagerazioni, il concetto è perfettamente condivisibile e non può non stupire il fatto che esca dalla penna di un tipo come Anthony Kiedis, che dell'immagine e del suo essere una celebrità ha fatto una ragione di vita: predicare bene e razzolare male, si potrebbe dire, ma è proprio questa lampante contraddizione che dona forza insospettabile alla riflessione.

Californication, l'album, pubblicato il l'8 giugno 1999 e prodotto dal solito Rick Rubin, non riuscì ad accendere grandi speranze di successo nei membri della band: erano passati quattro anni dal parziale insuccesso di One hot minute e otto dalla deflagrazione di Blood sugar sex magik. La scena musicale, rispetto all'inizio degli anni '90, era profondamente cambiata e ormai i nostri peperoncini potevano dare l'idea di un gruppo di matusa ancora imprigionato in un'idea sonora di vecchia data. Nulla di tutto questo: Californication è ancora oggi il disco più venduto dei Red Hot Chili Peppers in tutto il mondo, con il suo totale di quindici milioni di copie, un risultato che supera l'apparentemente imbattibile Blood sugar sex magik. A livello piazzamenti, l'album ha raccolto un numero 3 statunitense e un numero 5 britannico, mentre tra i singoli, il tormentone Scar tissue è salito sino al numero 9, Californication al 69 e Otherside al 14 (la durissima Around the world ha raccolto piazzamenti nelle classifiche alternative e Road trippin', infine, un numero 30 britannico). La mossa per riportare il nome Red Hot Chili Peppers tra i desideri musicali dei giovani (e meno giovani), ideata dal nuovo management della band, l'agenzia Q Prime, fu un mini tour di cinque date lanciato con lo slogan Stop all'odio, dopo il recente massacro alla scuola Columbine.

Il risultato della strategia viene riassunto magnificamente da Jeff Apter: "Se era vero che non fregava niente a nessuno dei Red Hot Chili Peppers nel 1999 [come dichiarato dal direttore di un negozio di dischi di Chicago], qualcuno aveva dimenticato di dirlo alla stampa e agli acquirenti dei dischi". Il terzo posto di Billboard, dietro a fenomeni pop di squisita falsità come New Kids on the Block e Ricky Martin, riportarono in auge nel migliore dei modi il nome Red Hot Chili Peppers. La restante parte del 1999 e tutto il 2000, furono trascorsi suonando in tutto il mondo, a cominciare dal trentesimo anniversario di Woodstock, quello che si rivelò come il giusto epitaffio finale di un inganno (durante il concerto dei Peppers, per cause non inerenti alla musica, ma alla condizione disumana delle centinaia di migliaia di persone, scoppiò un incendio, seguito da scontri e arresti). Woodstock fu seguito da un concerto sulla Piazza Rossa di Mosca, davanti a 300.000 persone e il periodo positivo fu incorniciato dal Grammy Award vinto da Scar tissue come miglior canzone rock.

Prima dei lavori per il seguito di Californication, un sempre più ritrovato John Frusciante pubblicò il terzo album solista, To record only water for ten days (Warner Music Group 2001), scritto e suonato completamente dal solo autore. Il disco sul quale i quattro Peppers iniziarono a lavorare nel dicembre del 2001, in realtà potrebbe essere considerato opera totale di John Frusciante, un tizio che secondo tutti i testimoni, ormai non faceva che vivere e respirare musica.

By the way

Alla fine del 2001, il gruppo ricevette un riconoscimento dal MAP, Musicians Assistance Programme, un'associazione che aiutava i musicisti con problemi di dipendenza e durante un concerto di beneficenza, a dicembre del 2001, propose per la prima volta alcune delle nuove canzoni. Con la consueta produzione di Rick Rubin, By the way fu pubblicato il 9 luglio 2002, accompagnato dal singolo con la canzone che lo titola. L'album raggiunse il numero 2 di Billboard e tra le altre classifiche elencate da Wikipedia, compare un solo altro numero 2, in Francia: Gran Bretagna, Svezia, Australia, Olanda, Nuova Zelanda, Italia, Irlanda, Austria, Germania e Finlandia non si accontentarono sino a quando il disco non conquistò la vetta. L'album ha venduto, a tutto il 2007, otto milioni di copie. Dei quattro singoli, il solo Universally speaking non entrò nella classifica di Billboard: By the way salì al 34, The Zephyr song al 49 e Can't stop al 57.

Le dichiarazioni dei protagonisti, come sempre, parlarono del miglior disco in assoluto del gruppo, ma per quanto mi riguarda, la prima volta che sentii The Zephyr song mi chiesi, "Chi sono 'sti tizi mosci che imitano oltre ogni limite i Red Hot Chili Peppers, ma che non possono essere i Red Hot Chili Peppers?". Pensai anche ad una specie di parodia, non fosse che mancava ogni possibile guizzo che facesse sorridere o altro: poi scoprii, con mio grande rammarico, che erano proprio loro. Jeff Apter viene in mio soccorso, giudicando The Zephyr song "forse la canzone più leggera e superficiale che la band avesse mai inciso, con un testo ridicolo da dimenticare" e dunque, facendomi pensare che il resto del disco possa anche essere ascoltabile. Spiace che Apter concluda la sua riflessione con un "ma questo non ne diminuiva l'allegria", ma cercherò di passarci sopra quando (e se) deciderò di acquistare l'album. Il tour mondiale di By the way fu lunghissimo e toccò realmente il globo intero (esclusa la solita Africa, ma quella è solo Africa). Continuando con la consueta striscia infinita di concerti, i quattro peperoncini, oramai cresciuti, pubblicarono la prima antologia a cura della Warner Brothers, Greatest hits, un milione di copie vendute per un numero 18 di Billboard.

JOHN 'STAKANOV' FRUSCIANTE

Nel 2004 fu la volta di Live in Hyde Park, il primo disco dal vivo del gruppo, pubblicato in Europa, Australia, Nuova Zelanda e Giappone, ma non negli Stati Uniti: il disco ha conquistato la vetta della classifica britannica. Per il mercato statunitense era uscito nel 2003 il DVD Live at Slane Castle, venduto in più di mezzo milione di copie. L'inarrestabile John Frusciante non si fermò per un solo minuto e nel 2004 pubblicò sei album solisti (?!), Shadows collide with people (febbraio, Warner Music), The will to death (luglio, Record Collection, come i successivi), l'EP DC EP (settembre, prodotto da Ian MacKaye dei Fugazi), Inside of emptiness (ottobre), A sphere in the heart of silence (novembre) e Curtains (sforando nell'anno successivo, febbraio 2005). Jeff Apter, nell'epilogo del suo libro (Fornication - La storia dei Red Hot Chili Peppers, pubblicato nel 2004 - in Italia settembre 2005, Arcanalibri - dal quale sono tratte la quasi totalità delle notizie e delle citazioni di questa lunghissima scheda), raccoglie una consueta sentenza dell'ex manager del gruppo, Lindy Goetz, colui che più di chiunque altro ha contribuito a portare i Red Hot Chili Peppers sulle vette mondiali: "Oggi sono una Chrysler, quando li ho conosciuti erano una Hyundai".

Stadium arcadium

Arriviamo al capitolo finale di Stadium arcadium, l'album pubblicato il 5 maggio 2006 e che ha già venduto più di sette milioni di copie, raggiungendo il numero 1 in tutte le classifiche elencate nella tabellina di Wikipedia (Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia, Francia, Svezia, Olanda, Nuova Zelanda, Austria, Germania e Finlandia), alle quali aggiungere Giappone, Norvegia e Italia. Da notare il numero 1 di Billboard, il primo a livello di album per la band di Flea e Kiedis. La solita occhiata al settore singoli: Desecretion smile ha raccolto poco, Hump de bump qualcosa di più nelle classifiche alternative, mentre Tell me baby (numero 50) e Snow ((Hey ho)) (sic; #22) hanno scalato la classifica generale. Un discorso a parte merita Dani California.

Dani California

La canzone, pubblicata su singolo tra aprile e maggio 2006 nelle varie parti del mondo e arrivata sino al numero 6 di Billboard e al disco di platino, è stata accompagnata da uno dei video più divertenti, irriverenti e autoironici che abbia mai visto (ok, non posso proprio definirmi un fanatico dei videoclip, ma qualcuno ne vedo ogni tanto). Non essendo proprio un capolavoro di canzone (trattasi di una classica melodia alla Red Hot Chili Peppers, secondo alcuni scopiazzata da un pezzo di Tom Petty, Mary Jane's last dance e in effetti, gli accordi di chitarra e la sezione ritmica sono praticamente uguali), è facile pensare quanto possa aver inciso il videoclip sulla vendita finale del singolo (numero 6 di Billboard, la più alta posizione raggiunta dal gruppo in casa dopo Under the bridge e numero 2 in UK), ma poi viene un dubbio: quanti avranno capito, tra i più giovani, a chi si riferiscono i numerosi travestimenti della band? Io stesso confesso di averli recepiti a pieno solo dopo numerose visioni e ho 43 anni (quasi 44: oggi, 1 giugno 2008) e un discreto trascorso come ascoltatore di musica rock.

Al di là di questo, il video di Dani California mi ha fatto capottare dalle risate la prima volta che l'ho visto a MTV per caso (solo per caso può succedere, dato che non ho la televisione a casa). L'idea che ho scoperto essere alla base del video, è una sorta di storia del rock da ripercorrere nei poco meno di 5 minuti di durata, cosa che ha leggermente raffreddato l'entusiasmo verso quella che secondo me era vera e propria satira con palate di autoironia; e non è detto che la versione ufficiale non sia altro che, appunto, una versione ufficiale e che l'intento reale fosse proprio quello colto dal sottoscritto alla prima visione (e sminuito, chessò, per far incazzare un po' meno i coinvolti in prima persona). Ho scovato forum dove si disquisisce certosinamente sul chi è questo e/o quello e aiutato dai più esperti e credibili, voglio provare a raccontare questo autentico pezzo di bravura (diretto da Tony Kaye, già vincitore di un Grammy Award con un video dei Soul Asylum e con un curriculum nutrito).

Anni '50: rockabilly/rock'n'roll

Si comincia con un sipario che si apre e con le immagini in bianco e nero dei quattro, abbigliati da rockabillies anni '50. Flea ha un enorme contrabbasso, Frusciante il classico chitarrone di quel periodo (potrebbe essere una Gretsch) e Chad Smith una batteria essenziale da rock'n'roll dei primordi. Anthony Kiedis, camicia e pantaloni neri e giacca bianca, si dimena esattamente come Elvis Presley: poco più di venticinque secondi.

Rock'n'roll, Beat e British Invasion

L'immagine rimane in bianco e nero e si passa agli anni '60, non più di dieci secondi di un quartetto che richiama inequivocabilmente i Beatles, cosa che nei forum tutti citano, dimenticandosi, però, degli spessi occhiali di corno indossati da tutti e quattro. Chi altri potrebbero richiamare alla memoria quegli occhiali, se non Buddy Holly, il rocker texano morto giovanissimo, che influenzò (è l'esempio che ho in mente) gli inglesi Hollies sin dal nome? Allan Clark, uno dei due cantanti del gruppo, con Graham Nash, da quel che ricordo, s'identificò a tal punto nel suo idolo, da portare degli occhiali esattamente identici. Un'influenza, quella di Buddy Holly, innegabile anche per il quartetto identificato da tutti nelle immagini, i Beatles.

Fine anni '60 e psichedelia

Il segmento successivo ci porta alla fine degli anni '60 e ai colori sfavillanti e psichedelici di quel periodo irripetibile nella storia della nostra musica. Sembra semplice riconoscere nei nostri la Jimi Hendrix Experience, che però era un trio. Altrettanto facile individuare in Anthony Kiedis un Jimi Hendrix sui generis, ma quanta somiglianza con il Prince di un quindicennio dopo! Tenendo conto, soprattutto (come fosse possibile dimenticarlo), che il chitarrista di Seattle è stato una delle principali influenze del genietto di Minneapolis (Seattle-Hendrix, Minneapolis-Prince...). Come non pensare che i nostri, nell'impossibilità di stringere a terzetto un quartetto, si siano sbizzarriti nel fondere passato e futuro (rispetto a quel passato) e se ne siano sbattuti altamente dell'ordine cronologico? Stupisce non poco rilevare come pochi nei forum che si citavano, abbiano colto l'immagine di Prince in quell'Anthony Kiedis truccato, ma poi mi rendo conto del tempo che passa velocemente e di come Prince, per i più giovani, sia un oggetto del tutto sconosciuto. Detto che molti riconoscono nei tre (Chad Smith in pratica non si vede, confermando l'ipotesi trio, anche se un trio formato da voce, basso e chitarra) anche i Cream, il segmento dura più di una ventina di secondi.

P-funk e glam

Il quarto segmento è più difficilmente interpretabile. Secondo alcuni pareri, Kiedis sarebbe abbigliato da George Clinton periodo Parliament (e in effetti, il disco volante che atterra alla fine del segmento, riprende la copertina di un disco dei Parliament, Mothership connection). L'abbigliamento di Kiedis, pantaloni bianchi lucidi, vestagliona bianca enorme con collo di pelo e nastro bianco intorno alla nuca, mi fa pensare a quegli eccessi glam che deflagrarono nella prima parte degli anni '70, senza dimenticare le pacchianate di Elton John. Flea, senza alcun dubbio, potrebbe ricordare i KISS (la passione adolescenziale di Hillel Slovak e Jack Irons), ma anche (gli occhiali) lo stesso Elton John. Poi si scopre una copertina dei Funkadelic di George Clinton con un bassista vestito praticamente come il Flea del video e che indossa gli stessi occhiali con la stella sulle lenti. Il problema sorge con chitarrista e batterista. Chad Smith, con baffoni e capelli ricci, mi ricorda qualcuno, ma morissi se riesco a togliere il dato dalla memoria e anche Frusciante non è identificabile. In conclusione, si potrebbe dividere il segmento in due parti: Funkadelic/Parliament e ignoti (alcuni parlano di Frusciante come di un Joe Perry giovane). Durata del segmento, 24 secondi.

Glam rock

Il segmento seguente rimane nell'ambito glam, ma si sposta in quell'area ambigua abitata da David Bowie (Flea è la sua copia), New York Dolls (Chad Smith) e Alice Cooper (John Frusciante). L'unico che non mi è riconoscibile è Kiedis, abbigliato con un completo celeste lucido con tanto di cilindro. Alcuni parlano di Boy George, tutti gli altri ripetono David Bowie (come argomento generale del segmento). Al di là dell'assurdità cronologica (che come già accennato, non ha tutta questa importanza secondo il sottoscritto), è indubbio come Kiedis si esibisca in plateali movimenti da "checca", come quando si vuol prendere in giro un omosessuale con atteggiamenti femminei. Il segmento, che dura ventinove secondi, ha un finale straordinario (mi piacerebbe sapere come sono nate tutte le idee): Flea/David Bowie si produce in un salto altissimo a gambe aperte, che non può non ricordare le imprese di un Pete Townshend e subito dopo, parte il sesto segmento, dedicato al punk settantasettino inglese. Gli Who possono essere considerati come gli autentici antesignani, quelli più lontani nel tempo, del punk inglese del 1977 (anche se in quel periodo furono sbeffeggiati esattamente come gli altri dinosauri) e la sequenza Who-David Bowie-punk non potrebbe essere più perfetta (David Bowie fu d'importanza capitale per i punkers inglesi). Un piccolo capolavoro di sintesi.

Punk!

Il capitoletto punk dura dodici secondi d'immagini in bianco e nero (a parte gli ultimi fotogrammi a colori) velocissime, con Kiedis che imita perfettamente Johnny Rotten (una parodia perfetta e divertentissima che si avvicina e molto, alla presa per il culo) e un Flea che ricorda altrettanto chiaramente Sid Vicious, ma i frammenti si susseguono velocemente e ciò che resta è la sensazione perfetta di quel periodo. Nei forum qualcuno accosta ai logici e imprescindibili Sex Pistols, i Green Day, argomento sul quale mi sento di soprassedere (ma il bianco e nero mi sembra abbastanza esplicito da questo punto di vista).

Goth

Il settimo capitolo è nettamente ascrivibile al rock gotico, ma in ambito metallico e statunitense: il nome principale che esce dai forum è quello dei Misfits di Glenn Danzig e niente da dire, dalle foto rintracciabili è perfettamente possibile (qualcuno aggiunge Marilyn Manson). Dodici, tredici secondi.

Hair Metal

L'ottavo segmento ci porta a casa dei nostri Red Hot Chili Peppers, la California del cosiddetto Hair Metal, quella vagonata di gruppi che, come amo scrivere, pensava più agli appuntamenti dal parrucchiere che agli studi di registrazione (e il nome, Capelli Metal, è esplicito da questo punto di vista). I nomi principali che escono dai forum sono quelli di Mötley Crüe e Poison, ma sono le pagliacciate inscenate da Kiedis, soprattutto, ma anche dagli altri tre, a renderlo un frammento di spassosità infinita, soprattutto per coloro che a quell'epoca (metà anni '80) rabbrividivano di fronte a quelle immagini e a quelle canzoni: sentimenti, da quel che si vede nel video, condivisi dai nostri peperini. Quando vidi il video la prima volta, ebbi una sorta di crisi di riso, a livello d'infarto: con le sue mossettine, Kiedis è assolutamente fantastico. Il pezzo dura trentadue secondi, il più lungo in assoluto, ma bisogna aggiungere un elemento. Dalle immagini oscure e inquietanti di Glenn Danzig e soci, si passa ai colori dell'hair metal, ma anche la melodia si addolcisce, con tanto di coretti melliflui ed esilaranti: canzone pensata per il videoclip? Dubito che possa essere così e d'altronde non conosco la versione dell'album e non so se i Peppers siano arrivati al punto di modificare l'arrangiamento per adattarlo alle immagini.

Grunge e Nirvana

Il nono segmento, e siamo al punto cruciale, inizia da una candela che brucia: "Meglio bruciare che spegnersi lentamente". È il Neil Young di My my, hey hey (Into the black), citato da Kurt Cobain nella lettera d'addio scritta prima di spararsi. Il primo piano della candela sfuma nell'immagine di un Anthony Kiedis assolutamente perfetto nella parte di Kurt Cobain agli MTV Unplugged (novembre 1993), golfino verde da bancarella molto simile, broncio tipico, aria mesta... Quando vidi il video la prima volta, queste immagini mi diedero il colpo di grazia: non mi rotolai per terra solo per mantenere un filo di dignità. A mente fredda, poi, si pensa a quella candela iniziale, al fatto che i Peppers conoscevano molto bene Kurt Cobain, che come lui hanno avuto problemi di tossicodipendenza che hanno portato uno di loro alla tomba... Insomma, non si capisce dove finisca lo sberleffo (evidente, a mio parere) e inizi la dedica verso un collega e amico che ha fatto una brutta fine. Al termine del segmento, la candela si spegne, come si era spenta la breve vita di Kurt Cobain. Si potrebbe ricordare che il successo mondiale dei Nirvana iniziò alla Fairfax High School, la scuola da dove partì la storia dei Red Hot Chili Peppers e dove fu girato il video di Smells like teen spirit: non si finirebbe più di trovare agganci e citazioni. Quattordici secondi.

Red Hot Chili Peppers

Il finale è riservato agli stessi Red Hot Chili Peppers (che dunque si considerano parte integrante della storia del rock e come dargli torto?), con un Kiedis molto somigliante a Iggy Pop (altra somiglianza che nei forum è passata sotto silenzio), ma non voglio farmi prendere la mano: il suo modo di muoversi sul palco, eccessivo e probabilmente autoironico, in quei pochi secondi mi ha ricordato anche il Mike Patton dal vivo visto tanti anni fa in un video, quando era nei Faith No More. Da ricordare le polemiche che hanno sempre contrapposto i Red Hot Chili Peppers ai Faith No More versione Mike Patton, considerati dei semplici imitatori, quando non di peggio. Come scritto, però, non voglio esagerare con le interpretazioni. I poco meno di due minuti finali sono dedicati all'assolo di Frusciante, devoto a Jimi Hendrix e al punk (gli accordi ripetuti) e al ripasso velocissimo di fotogrammi, in forma sparsa, dei vari segmenti. Un capolavoro, il più bel videoclip che abbia mai visto.

THE END

Breve finalino. Dopo il tour di Stadium arcadium, Anthony Kiedis ha dichiarato a Rolling Stone che il gruppo, al momento, si è preso un periodo di pausa. Il cantante è preso dalla nascita della prima figlia, Everly Bear, Flea sta sperimentando nuove idee musicali, Frusciante è impegnato con la sua carriera solista, mentre Chad Smith è in Giappone a lavorare con un gruppo jazz. È proprio tutto. I Red Hot Chili Peppers fanno parte di due raccolte della mia discoteca, Danger Zone e The Beavis and Butt-Head Experience.

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RED LORRY YELLOW LORRY

Il gruppo si formò a Leeds nel 1981, per opera del chitarrista e compositore Chris Reed, al quale si unirono il cantante Mark Sweeney, il bassista Steve Smith e il batterista Mick Brown. Dopo l'abbandono di Sweeney, Reed prese le redini anche del canto, aggregando al gruppo un secondo chitarrista, Martin Fagan. Red Lorry Yellow Lorry furono immediatamente iscritti nel filone del gothic rock inglese, influenza principale i Joy Division, anche se i quattro di Leeds hanno sempre rivendicato come ispirazione primaria la musica dei Killing Joke. Dopo aver registrato una serie di demotape, il gruppo firmò un contratto con l'indipendente Red Rhino e pubblicò il primo 45 giri alla fine del 1982, Beating my head. In breve, dopo un solo disco, Fagan e Smith lasciarono il gruppo, sostituiti da Dave Wolfenden (chitarra) e Paul Southern (basso). Seguirono una serie di altri 45 giri ed EP, sino al debutto su album, Talk about the weather (1985, con il nuovo bassista Leon Phillips), che raggiunse il numero uno nella classifica indie britannica.

Per la Red Rhino, Red Lorry Yellow Lorry pubblicarono un altro album, Paint your wagon (1986, con il nuovo batterista Chris Oldroyd) e poi firmarono per la Situation Two, sussidiaria della Beggars Banquet. I due album Nothing wrong (1988, con una formazione ufficiale a tre: non so se le parti di batteria furono opera di un session-man o di una drum-machine, come mi sembra di ricordare) e "Blow" (1989, con il nuovo batterista 'Chill' Chillington), compresi i singoli del periodo, non riuscirono a scalare minimamente le classifiche (anzi, nemmeno ad entrarci) e l'etichetta scaricò il gruppo all'inizio degli anni '90. Il quinto e ultimo album del gruppo di Leeds, Blasting off (1991, con il solito Chris Reed, Gary Weight al basso, il marchingegno Korky alla batteria e rumori vari e il batterista in carne e ossa George Schultz), fu pubblicato dall'etichetta californiana Sparkhead e subito dopo, Reed sciolse le fila. Nel 1987 il gruppo ebbe una fase come Lorries, il nome con cui erano conosciuti dai fans (un EP pubblicato dalla Homestead di New York, Crawling mantra).

La band o meglio, Chris Reed si è rifatto vivo con il nome Red Lorry Yellow Lorry nel 2003, proponendo quattro nuove canzoni, disponibili solo tramite il sito ufficiale Internet e ha ricominciato a girare la Gran Bretagna in tour, ma non si sa con quali musicisti. Le principali antologie: Smashed hits (1987), The singles 1982 - 87 (1994), Generation (1994) e The very best of (2001). Red Lorry Yellow Lorry compaiono nella raccolta Flesheaters - The return of the undead.


Riepilogo biografie della e nella pagina

Alice Cooper - Angelic Upstarts


Bad Religion - Chuck Berry - Black Flag - Blasters - Blues Project - Butthole Surfers - David Byrne


Captain Beefheart - Cher - Circle Jerks - Cockney Rejects - Cramps


Dead Kennedys - Deep Purple - Def Leppard - Depeche Mode


Brian Eno


Fixx - Flea - Foetus


Gang of Four - Gonads


Nina Hagen - Jimi Hendrix - Hitmen [UK] - Hollies - Human League


Iggy Pop


Jan & Dean - Jane's Addiction - Joy Division


Johnny Kannis - Kinks - KISS


Lydia Lunch


Madness - Marilyn Manson


New Order - New York Dolls - Nirvana - Gary Numan


Oingo Boingo - Orchestral Manouvres In the Dark


Police - Pretenders - Psychedelic Furs - Public Image Limited

Red Alert - Red Aunts - Red Devils - Redd Kross - Red Guitars - Red Hot Chili Peppers - Red Lorry Yellow Lorry

Lou Reed - Todd Rundgren - Run DMC


Sex Pistols - Sly & the Family Stone - Soul Asylum - Soundgarden - Squeeze


Talking Heads - Things - Pete Townshend


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