BIOGRAFIE
Pi
La storia dei Pink Fairies è a dir poco complicata. Secondo Piero Scaruffi, il gruppo si formò su iniziativa di Twink (John Charles Alder, classe 1944, nato a Clachester, nell'Essex inglese), un batterista che alla fine degli anni '60 era già un mito del movimento psichedelico. Twink cominciò la sua carriera nel 1963, con i Dane Stephens and the Deep Beats, gruppo che nel 1964 cambiò ragione sociale in Fairies. In quel periodo nacque il nomignolo per il quale il batterista è noto ancora oggi (25 novembre 2006): al gruppo giungevano regolarmente dei regali (Wikipedia non dice di più) e Alder riceveva bottiglie di una lozione, Twink, per i suoi lunghi capelli ricci. Dopo tre singoli i Fairies si sciolsero e Twink si unì agli In-Crowd, band che comprendeva anche il futuro Yes Steve Howe. Gli In-Crowd cambiarono nome in Tomorrow e si sciolsero dopo il successo di un album solista del loro cantante, Keith West.
Twink (siamo nel 1967) rimpiazzò Skip Allen nei Pretty Things e poi registrò l'album solista Think Pink (Polydor 1970), con l'assistenza di Mick Farren (anche produttore), all'epoca cantante dei Deviants, del Tyrannosaurus Rex Steve Peregrine Took (Stephen Ross Porter, londinese classe 1949, morto nel 1980) e del chitarrista Paul Rudolph, altro Deviants. Fu a quel punto che Twink lasciò i Pretty Things: i Pink Fairies nacquero dalle registrazioni dell'album Think Pink. Twink, Mick Farren e Steve Peregrine Took si unirono per un concerto all'Università di Manchester (un disastro), ma come già detto, sulla storia dei Pink Fairies la confusione ha un ruolo non trascurabile. Altri dicono, infatti, che il primo concerto dei Pink Fairies si tenne al Roundhouse di Londra. Il nome proveniva da una specie di club etilico composto dai membri dei tre gruppi di provenienza (e quindi, se non sbaglio, Pretty Things, Tyrannosaurus Rex e Deviants, ma chi compose il club di bevitori nello specifico non è chiaro e non bastasse, una fonte inserisce nella congrega anche Syd Barrett, da poco escluso dai Pink Floyd). Il nome completo del club sbevazzante era Pink Fairies Motorcycle Club and All-Star Rock and Roll Band.
Lo stesso Twink racconta che quella del club non fu esattamente una grande idea, ma che in quel periodo si divertirono non poco. I Pink Fairies che esordirono a Manchester avevano delle roadies ragazze, non provavano, non avevano canzoni da esibire e con le parole di Twink, "Noi andammo lì e cominciammo a bere, offrendo un'oltraggiosa esibizione del nulla". I tre capirono che non sarebbe durata e si diedero da fare: il trio, in pratica, esordì discograficamente con un album solista di Mick Farren, (Mona) The Carnivorous Circus (Psycho o Transatlantic 1970). In seguito, però, la confusione ritornò: Twink si unì ai tre Deviants orfani di Mick Farren (Russell Hunter, batteria, Duncan Sanderson, basso e Paul Rudolph, chitarra), per alcuni concerti nell'area di San Francisco e chiamò il gruppo Pink Fairies. Il primo prodotto della band (registrato al Glastonbury Festival?) fu Live at Wembley Festival 1971, seguito dal primo singolo, The snake e dal primo album di studio, Never never land (Polydor 1971). Farren e Took, nel frattempo, unirono a loro le forze di Larry Wallis, chitarrista proveniente dall'Entire Sioux Nation, per formare gli Shagrat.
Twink lasciò i Pink Fairies verso la metà del 1972 (proverà a formare un gruppo con Syd Barrett, gli Stars, ma il progetto morì) e i tre rimasti incisero l'album What a bunch of sweeties (con un quarto componente nella veste di aiuto, in qualità di chitarrista e bassista, Trevor Burton, fondatore e membro dei Move). Rudolph abbandonò i Pink Fairies per unirsi a Robert Calvert prima e agli Hawkwind poi e fu sostituito da Mick Wayne, già con il gruppo di David Bowie (ai tempi di Space oddity...) e con gli Junior's Eyes. A Wayne si aggiunse un secondo chitarrista, il già incontrato Larry Wallis (transitato nel frattempo negli UFO) e con questa formazione, i Pink Fairies incisero un unico disco, il singolo Well well well. Wayne lasciò il gruppo subito dopo. Un tentativo di riesumare la band fu fatto da Russell e Sanderson con Steve Peregrine Took, ma la tossicodipendenza di questi fece naufragare il tutto e i due si unirono nuovamente a Larry Wallis. Il terzo album dei Pink Fairies, Kings of oblivion (Raceaway), vide la luce alla fine del 1973 e a questo seguì un lungo periodo segnato da concerti d'addio, scioglimenti, riunioni e ancora concerti d'addio, sino all'ultimo tour datato 1976 (con un quarto elemento, il chitarrista Martin Stone) e all'ultimo singolo, Between the lines (pubblicato dalla Stiff Records nel 1976).
Nel 1975 si dovrebbe collocare una reunion dei Pink Fairies antichi, con Twink, Russell, Wallis, Rudolph e Sanderson. Nel 1982 la Big Beat pubblicò Live at the Roundhouse 1975, testimonianza di quella reunion. Il gruppo si sciolse e Wallis si unì alla prima formazione dei Motörhead (con Lemmy e il batterista Lucas Fox), coi quali rimase il tempo dell'arrivo di 'Fast' Eddie Clarke (Phil 'Philty Animal' Taylor faceva già parte della congrega). Wallis è il chitarrista del primo album inciso dai Motörhead, On parole, anche se il disco fu pubblicato dopo Motörhead, Overkill e Bomber, ma la sua militanza, a detta di Lemmy, finì il giorno stesso dell'audizione di Eddie Clarke. In seguito, Wallis fece parte di una formazione dei Thin Lizzy a dir poco schizofrenica: il leader Phil Lynott alla voce e al basso, Scott Gorham, Brian Robertson, Gary Moore e Larry Wallis alle chitarre e Rat Scabies alla batteria! I Pink Fairies tornarono brevemente nel 1984 per registrare Pink Fairies - Previously unreleased (Big Beat), ma è difficile capirci qualcosa: Scaruffi scrive che la formazione era composta da Wallis, Sanderson e dal chitarrista Andy Colqhoun (o Colquhoun?), un trio che, nonostante il titolo, incise canzoni nuove, mentre un'altra fonte parla di un terzetto classico, Wallis, Sanderson e Hunter, alle prese con pezzi provenienti dal periodo di What a bunch of sweeties.
Larry Wallis riesumò il nome Pink Fairies nel 1987, in un periodo propizio per il genere spazial-psichedelico in ambito inglese (Ozric Tentacles e dintorni). La formazione, oltre a Wallis, comprendeva Twink, Hunter, Sanderson e Andy Colqhoun. La nuova versione dei Pink Fairies suonò all'Acid Daze Festival, al Finsbury Park di Londra e in seguito, firmò un contratto con la Demon Records per un nuovo album, Kill 'em & eat 'em. Un'altra versione dei Pink Fairies è databile alla metà degli anni '90, imbastita da Twink e Paul Rudolph (e chi altri non si sa) per gli album Pleasure island (pubblicato dall'etichetta del batterista, la Twink, nel 1996), un titolo dimenticato da diverse fonti e No picture (Twink 1997), un lavoro, in questo caso, dimenticato da tutte le fonti, a parte una. Le numerose antologie, rimasterizzazioni e pubblicazioni live le lasciamo da parte. I Pink Fairies compaiono nella raccolta The sixties to seventies in search of space (volumi due e tre).
I Pink Floyd, come molti altri gruppi e artisti inglesi degli anni '60, nacquero nel brodo culturale, psichedelico e turbolento, delle art schools inglesi. George Roger Waters (9 settembre 1943), David Jon Gilmour (6 marzo 1946) e Roger Keith Barrett, detto Syd (6 gennaio 1946), nacquero e crebbero a Cambridge, la città universitaria posta a una cinquantina di miglia da Londra. Con Nicholas Berkeley Mason (Birmingham, 27 gennaio 1945) e Richard William Rick Wright (Hatch End, Londra, 28 luglio 1943), diedero vita ai The Pink Floyd Sound e poi ai Pink Floyd, provenendo dalle seguenti esperienze.
ROGER WATERS
Appassionato di blues e jazz, "tutto, tranne il rock'n'roll", Roger Waters fu compagno di scuola di Storm Thorgerson (Potters Bar, Middlesex, 1944), futuro fondatore della Hipgnosis e designer delle copertine dei Pink Floyd. Lo sviluppo della passione per il rock, coincise con il trasferimento a Londra, quando il giovane Waters s'iscrisse al Politecnico di Regent Streets per studiare architettura e dove conobbe Rick Wright e Nick Mason.
SYD BARRETT
Syd Barrett fu cresciuto in un'atmosfera che incoraggiava l'apprendimento musicale: il padre Max, pianista classico di mano discreta, radunava spesso Syd, le due sorelle e i due fratelli intorno al pianoforte e fu lui a regalare al figlio un banjo e la prima chitarra acustica. L'adolescenza di Syd fu segnata dalla morte del padre (quando il ragazzo aveva 14 anni), evento traumatico ritenuto da amici e conoscenti di capitale importanza nella vita dell'artista. Principalmente interessato alla pittura, il giovane Syd ebbe la sua prima esperienza musicale nel 1962, come chitarrista elettrico di un gruppo di Cambridge chiamato Geoff Motto and the Mottoes. Nel tentativo di far superare al figlio il trauma della perdita del padre, la madre incoraggiò il gruppo al punto che mise a disposizione dei ragazzi uno stanzone della casa come sala prove. A quelle prove assistette spesso Roger Waters.
I Mottoes ebbero vita breve, ma i componenti continuarono con la musica, chi più chi meno e tra questi, il cantante Geoff Motlow, che si unì ai Boston Crabs, la prima band di Cambridge ad ottenere un contratto discografico (la stessa dei futuri Pink Floyd, la Columbia/EMI). Syd, dopo un'altra breve esperienza negli Hollering Blues, cominciò ad esibirsi da solo nel corso di feste private, non mancando di proporre le sue prime canzoni autografe.
DAVID GILMOUR
David era il miglior amico di Storm Thorgerson e unico dei futuri Pink Floyd, con Syd Barrett, a dimostrare interesse verso la musica prima dei diciotto anni (la sua prima passione fu il folker statunitense Pete Seeger, dal quale, tramite un libro con allegato supporto in vinile, imparò i primi rudimenti di chitarra). Durante il periodo scolastico, David diventò un amico intimo di Syd Barrett e con lui, durante le pause per il pranzo, imbastì improvvisati duetti musicali con chitarra e armonica. Gilmour esordì in un gruppo chiamato Newcomers e grazie alla sua innata propensione verso la chitarra, insegnò a Barrett i primi accordi rock. I due suonarono alcuni set acustici in un club di Cambridge e durante un viaggio in Francia in autostop, si esibirono per le strade per racimolare qualche soldo.
Nel 1963 Gilmour entrò a far parte del nuovo gruppo di Clive Welham, uno degli ex-Mottoes di Syd Barrett, i Ramblers. Il gruppo si riformò con un nuovo organico e si ribattezzò Jokers Wild e pur essendo tutti e cinque i membri dei cantanti (o convinti di esserlo), Gilmour diventò la voce solista in numerosi pezzi, oltre che chitarrista. I Jokers Wild cercarono d'imporsi nel ribollente scenario della musica inglese di metà anni '60, arrivando a suonare da supporto a nomi come Animals e Zoot Money. Il gruppo incise pure un disco con cinque canzoni, autoprodotto e stampato in un centinaio di copie da vendere agli amici.
RICK WRIGHT
Appassionato di jazz, Wright conobbe Roger Waters e Nick Mason al Politecnico di Regent Streets, a Londra, studiando architettura.
NICK MASON
Figlio di una ricca coppia di Birmingham, Nick Mason conobbe Roger Waters e Rick Wright al Politecnico di Regent Streets, a Londra.
SIGMA 6 e oltre
Sigma 6 fu il primo gruppo del terzetto Roger Waters (chitarra solista), Nick Mason (batteria) e Rick Wright (chitarra ritmica), una formazione completata da Clive Metcalf (basso), Juliette Gale e Keith Noble (cantanti). I Sigma 6 attraversarono varie fasi, caratterizzate da continui cambiamenti di nome: T-Set, Megadeaths, Architectural Abdabs, Screaming Abdabs e Abdabs. Mason e Waters andarono a vivere insieme, in un appartamento frequentato da altri ragazzi provenienti da Cambridge e tra questi, Syd Barrett e Bob Close (al secolo, Rado Klose). Quest'ultimo aveva suonato come chitarrista in un gruppo chiamato Blues Anonymous e sembrava avere quel minimo di capacità tecniche che ai Sigma 6 mancavano. Il gruppo decise di riposizionare gli strumenti tramite una lotteria (detta 'chi suona che cosa'), mentre Juliette Gale abbandonò i compagni per essere destinata, in futuro, a diventare la moglie di Rick Wright. Metcalf e Noble scomparvero dalla scena, Waters passò prima alla chitarra ritmica e poi al basso, Rick Wright alle tastiere e Mason restò alla batteria.
Bob Close e Syd Barrett entrarono da subito in conflitto sulla direzione musicale da prendere, istituzionale per Close, molto più sperimentale e acida quella di Barrett: Close preferì lasciare. L'intera compagnia formata dai Sigma 6 (e future denominazioni) e dagli amici e conoscenti, fu investita da un'ondata mistico-orientale dalla forma di una religione indiana, detta Sant Mat, corredata di guru e obbligatori trip psichedelici a base di acidi. Syd Barrett fu particolarmente coinvolto in tutto questo.
THE PINK FLOYD SOUND
Con l'ingresso di Barrett, gli ex-Sigma 6 cambiarono ancora nome e su suggerimento dello stesso Syd, diventarono The Pink Floyd Sound, dai nomi di due bluesman statunitensi, Georgia Pink Anderson e Floyd 'Dipper Boy' Council. Il primo repertorio della band era costituito da Rolling Stones sound e integrato con cover celebri, come Louie Louie dei Kingsmen. L'esordio del gruppo su un palco avvenne alla fine del 1965, al Countdown Club di Londra. In quel periodo The Pink Floyd Sound e il gruppo di Gilmour, i Jokers Wild, suonarono spesso nelle stesse serate e in una di queste (piccola curiosità), i set furono 'separati' da un artista folk newyorkese, Paul Simon. Durante un'altra serata, The Pink Floyd Sound proiettarono alle loro spalle un filmato, inaugurando, in soldoni, la pratica dello spettacolo multimediale. Con l'assunzione di Peter Jenner e Andrew King come manager a tempo pieno del gruppo (tramite la società Blackhill Enterprises), The Pink Floyd Sound persero il prefisso e il suffisso e diventarono Pink Floyd. Siamo nell'autunno del 1966.
PINK FLOYD
Uno dei personaggi che hanno contribuito alla carriera dei Pink Floyd, è stato senza dubbio Joe Boyd, statunitense di Boston, già da qualche tempo in Gran Bretagna, dov'era giunto nel 1965 come responsabile europeo dell'etichetta Elektra. Joe Boyd diventerà uno dei più apprezzati produttori della scena musicale degli anni successivi, soprattutto in ambito folk, ma non solo (Fairport Convention, Nick Drake, Incredible String Band, ma anche i REM di Fables of the reconstruction negli anni '80). Prima di trasferirsi in terra inglese, Boyd bazzicava gli ambienti folk del Greenwich Village e dunque, a soli 24 anni (nel 1966), era già in possesso di un'esperienza non indifferente. Alla ricerca di una sala abbastanza grande da poter contenere le folle che riempivano l'All-Saints Hall, una vecchia chiesa sconsacrata, desiderose di emozioni psichedeliche e stroboscopiche, Boyd trovò a Londra un locale in zona centrale, il Blarney Club, in Tottenham Court Road e lo trasformò nel nuovo ritrovo per gli appassionati dei Pink Floyd, l'UFO. L'UFO fu inaugurato il 23 dicembre del 1966, una delle date importanti nella storia del gruppo: da quella serie di concerti, i tre allora comprimari della stella Syd Barrett, svilupparono i primi sintomi di quella sorta di anonimato che avrebbe caratterizzato la loro intera carriera.
Suoni ad altissimo volume, luci, fumi, effetti scenici e i musicisti quasi indistiguibili in una sorta di mosaico indivisibile. Ciò che a quei tempi era un'anomalia, in seguito diventerà uno dei tratti peculiari della band. Syd Barrett, invece, era tutt'altra cosa, un personaggio che chiunque frequentasse l'ambiente a quell'epoca, nessuno escluso, vedeva già come una delle più grandi stelle del rock a venire e che avrebbe influenzato, a livello d'immagine e non solo, artisti come Marc Bolan e David Bowie.
Arnold Layne"
All'inizio del 1967, i Pink Floyd dell'UFO cercarono di dare una svolta decisiva alla loro ancora breve storia, cercando un contratto discografico. Alla luce della fama guadagnata con i light-show dell'UFO, tutti pensarono che sarebbe stata l'Elektra Records di Joe Boyd ad accaparrarseli, ma quest'ultimo era in rotta con il suo boss d'oltreoceano, Jack Holzman. A far firmare il gruppo fu la EMI, ma Joe Boyd non perse l'occasione di produrre il loro primo singolo, "Arnold Layne", registrato ai Sound Tecniques Studios di Chelsea il 29 gennaio del 1967 e pubblicato l'11 marzo. Il 45 giri doveva servire come prova della validità del gruppo prima della firma. Il contratto prevedeva, cosa normale per quei tempi, che il gruppo registrasse agli studi Abbey Road, di proprietà della EMI, con un produttore "interno". "Arnold Layne", nonostante il tema scabroso (la storia di un travestito cleptomane) e la conseguente censura radiofonica, raggiunse un'eccellente ventesima posizione nella classifica britannica dei singoli, uno dei rari piazzamenti del genere di un gruppo che avrebbe sempre puntato, solo ed esclusivamente, sugli album (a parte le rare eccezioni che vedremo).
"See Emily play
Con il risultato di vendite del primo singolo e l'esordio in un tour europeo, i Pink Floyd stavano diventando qualcosa di più di un tentativo. Le registrazioni istituzionali del bis su singolo, secondo quanto diceva il contratto, avvennero agli studi Abbey Road, ma il produttore Norman Smith non se la sentì di lasciare intentata la possibilità di ricreare l'atmosfera di Arnold Layne e spostò la seduta ai Sound Tecniques Studios di Chelsea. La canzone scelta come secondo singolo, inizialmente, s'intitolava Games for May, poi cambiato in See Emily play e fu registrata il 23 maggio 1967. Il singolo scalò la classifica britannica sino al sesto posto e fece entrare per la prima volta i Pink Floyd nella graduatoria statunitense (134° posto).
→The piper at the gates of dawn←
Con See Emily play furono registrate anche le canzoni del primo album dei Pink Floyd, The piper at the gates of dawn, pubblicato il 5 agosto 1967. Il lavoro fu quasi esclusivamente farina del sacco di Syd Barrett, visionario poeta dello spazio siderale della mente, titolo compreso: The piper at the gates of dawn era il titolo del capitolo di un libro di Kenneth Grahame, The wind in the willows, uno dei preferiti di Barrett. L'unica concessione esterna alla conduzione di Barrett, è la canzone Take up thy stethoscope and walk, firmata da Roger Waters, mentre Interstellar overdrive e Pow R. Toc H., i due pezzi strumentali, sono attribuiti al gruppo intero. La voce al megafono che si ascolta all'inizio di Astronomy domine, è del manager Peter Jenner e gli effetti speciali sonori che si possono ascoltare nell'album, oltre alla mano del produttore Norman Smith, devono molto a George Martin, che in quello stesso periodo stava lavorando coi Beatles all'epocale Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band negli stessi studi di Abbey Road. Norman Smith, tra l'altro, era stato il tecnico del suono di tutti gli album dei quattro di Liverpool sino a Rubber soul.
I Pink Floyd di Syd Barrett, secondo la testimonianza di Joe Boyd, erano già finiti la sera del 2 giugno 1967, quando suonarono un concerto affollatissimo all'UFO alla presenza di nomi altisonanti del rock (Jimi Hendrix, Pete Townshend, alcuni Yardbirds e Animals e altri ancora): Boyd raccontò che la luce che brillava costantemente negli occhi di Syd, era scomparsa, sostituita da un vuoto opaco. Per molti protagonisti, quella stagione della psichedelia, delle luci, degli acidi e del fumo illegale, finì il giorno in cui il co-fondatore dell'UFO, John Hopkins, finì in galera, condannato a nove mesi per detenzione di hashish. Dopo una breve parentesi con la guida del solo Joe Boyd, l'UFO chiuse i battenti definitivamente. Gli acidi, nel frattempo, stavano spegnando sempre più la luce negli occhi di Syd Barrett: ad un concerto all'Alexandra Palace, fine luglio 1967, un Barrett catatonico fu letteralmente spinto sul palco, come un automa e secondo testimoni presenti, suonò cose tutte sue, senza alcun rapporto con i pezzi eseguiti dagli altri tre Pink Floyd. Il Melody Maker titolò in prima pagina: 'I Pink Floyd si stanno dissolvendo!'. Jenner, intanto, volò negli Stati Uniti per firmare un contratto con un'etichetta che sapesse spendere la band oltreoceano.
L'Elektra aveva già liquidato il gruppo e alla fine, Jenner firmò per la Tower Records, sussidiaria della Capitol (a sua volta legata alla EMI inglese). The piper at the gates of dawn fu pubblicato negli Stati Uniti in occasione del debutto in concerto dei Pink Floyd, il 26 ottobre del 1967, al Fillmore West di San Francisco. La versione USA dell'album inglese fu drasticamente tagliata e modificata: Astronomy domine e Bike, i pezzi che aprono e chiudono la versione originale, furono tagliati senza tanti complimenti assieme a Flaming e non bastasse, la successione delle altre canzoni fu modificata senza alcuna logica e unilateralmente, all'insaputa del gruppo. I Pink Floyd, oltre al Fillmore West, suonarono anche al Winterland di San Francisco, dove fecero comunella con i Big Brother e con Janis Joplin. Syd Barrett crollò dopo poche date e fece scena muta durante alcuni passaggi televisivi.
Il copione si ripetè dopo il ritorno in Inghilterra, dove Barrett e compagni suonarono alcuni concerti con Jimi Hendrix e altri cinque gruppi, in un formato concertistico usuale per quei tempi: sette gruppi che suonano due set per sera, con un minutaggio rigido e sempre uguale. Hendrix, per esempio, ormai una star, aveva quaranta minuti di tempo, i Pink Floyd esattamente diciassette. Un'impresa impossibile per il Syd Barrett di quel periodo, tanto che spesso il chitarrista dei Nice (i quinti nel programma del tour), Dave O'List, saliva sul palco per sostituirlo, coperto da tonnellate di cerone e facilmente indistinguibile per il gioco di luci psichedeliche dell'esperto Peter Wynne Wilson.
Apple and oranges
Il terzo singolo dei Pink Floyd uscì in concomitanza della tournée con Jimi Hendrix (18 novembre 1967), con le canzoni Apple and oranges, di Barrett e sul retro l'esordio come compositore di Rick Wright, Paint box. In quel periodo era disponibile anche un'altra canzone di Barrett, Jugband blues, il pezzo che avrebbe chiuso il secondo album dei Pink Floyd e la presenza del chitarrista, cantante e autore, in seno alla band. Jenner definì Jugband blues come "la più stringente autodiagnosi d'uno stato di schizofrenia". In crisi finanziaria, la Blackhill Enterprises si procurò degli altri clienti per l'agenzia, tra i quali i Tyrannosaurus Rex di Marc Bolan e Steve 'Peregrine' Took: Bolan accettò la proposta di management perché la Blackhill era la compagnia di Syd Barrett, suo idolo assoluto. Tra gli altri nomi nel carnet della Blackhill, Roy Harper. A quel punto, i Pink Floyd dovettero decidere: cosa fare con Syd Barrett? Peter Jenner e Andrew King, i manager del gruppo, erano fortemente contrari all'idea che Syd Barrett abbandonasse il gruppo, ma poi dovettero arrendersi di fronte all'assoluta inaffidabilità dell'artista, pensando, soprattutto, agli impegni futuri della band. I Jokers Wild di Gilmour, nel frattempo, avevano cambiato repertorio e nome, ed erano diventati Flowers, sciolti i quali, Gilmour e due compagni del gruppo, Ricky Wills e John 'Willie' Wilson, formarono il trio Bullitt.
A Natale del 1967, dopo un abboccamento ufficioso di Nick Mason, a David Gilmour arrivò la proposta da parte dei Pink Floyd, anche alla luce delle idee sempre più bislacche e stravaganti di Barrett (tra le altre, quella di aggregare al gruppo due strani tizi che aveva conosciuto, un suonatore di banjo e un sassofonista). L'annuncio ufficiale dell'ingresso di David Gilmour fu dato dalla Blackhill nel gennaio del 1968. Syd Barrett restò imperturbabile di fronte al nuovo arrivo, non si sa se per ignorare l'avvenimento o se per l'incapacità di comprenderlo. Jenner tentò di imbastire con i Pink Floyd una situazione simile a quella dei Beach Boys: il gruppo in giro a fare concerti e il genio con problemi (Brian Wilson, in quel caso) a casa a scrivere canzoni. I Pink Floyd suonarono qualche concerto con la formazione a cinque, sino al giorno in cui lasciarono a casa di proposito Syd Barrett. L'esclusione ufficiale di Syd Barrett fu annunciata il 6 aprile del 1968. La carriera di Syd si sarebbe prolungata con i due album solisti pubblicati nel 1970, The madcap laughs e Barrett e poi il ritiro definitivo, sino alla morte del 7 luglio 2006.
Con l'uscita di scena di Syd Barrett, i Pink Floyd passarono nelle mani nervose di Roger Waters, anche se il problema fu quello delle canzoni: colui che non faceva più parte del gruppo, era anche il principale compositore, oltre che cantante e chitarrista solista, tre ruoli vacanti diventati due con l'arruolamento di Gilmour (che diventerà anche la principale voce solista). Il secondo album, fortemente influenzato dallo spirito di Barrett, cominciò quella svolta che si sarebbe evidenziata sempre più con il passare degli anni, da una musica istintiva e onirica, a un metodo di lavoro elaborato e fortemente 'controllato'. Sottoposti alla pressione della casa discografica, i Pink Floyd pubblicarono il primo singolo del dopo Barrett, It would be so nice (aprile 1968), scritto da Rick Wright, che si rivelò un insuccesso totale.
Il secondo album del gruppo, A saucerful of secrets, uscì il 29 luglio 1968, a rappresentare il saluto di Syd Barrett dal mondo dei Pink Floyd: l'artista compare con una sua canzone, Jugband blues (la chiusura del disco), e poi, alla slide guitar in Remember a day (di Wright) e forse da qualche parte nella sincopata Corporal Clegg (di Waters, che molti definirono una risposta al Sergente Pepper dei Beatles e che anticipa in qualche modo i temi di The wall). Ad aprire la seconda facciata, la prima della lunga serie di suite che i Pink Floyd avrebbero elargito durante la loro carriera, quella che dà il titolo all'album. Il disco salì sino al nono posto in patria, ma negli Stati Uniti non entrò neppure in classifica. Il gruppo, pur nella confusione del dopo Barrett, sembrò avere le idee molto chiare sulla direzione da prendere, tanto che il produttore, Norman Smith, si lamentò del fatto che, con il passare del tempo nello studio di registrazione, la sua presenza si fece di fatto inutile (soprattutto per quanto riguardò, nel caso in questione, la lunga suite, che Smith definì 'pattume').
I Pink Floyd furono il secondo gruppo, dopo i Beatles, cui la EMI concesse di occuparsi personalmente delle copertine dei propri dischi. In A saucerful of secrets furono coinvolti nella realizzazione della copertina due ex-compagni di stanza di Barrett, Storm Thorgerson e Aubrey 'Po' Powell, i quali si battezzarono Hipgnosis: la copertina del disco diventò il primo lavoro di uno dei più celebri studi grafici in ambito musicale. Il 7 dicembre del 1968 i Pink Floyd provarono ancora la strada del 45 giri, con Point me at the sky e fu un nuovo insuccesso (il lato B, Careful with that axe, Eugene, diventerà un classico da concerto). Fu l'ultimo 45 giri pubblicato dai Pink Floyd in Gran Bretagna sino ad Another brick in the wall, undici anni più tardi.
More e →Ummagumma←
Roger Waters aveva un rimpianto: non aver scritto la colonna sonora di 2001: Odissea nello spazio. Alla fine di luglio 1969 il gruppo pubblicò la colonna sonora del film More, di Barbet Schroeder. L'album salì sino alle prime dieci posizioni in UK (raggiunse il nono posto come picco) e al numero 153 negli Stati Uniti. Nell'ottobre dello stesso 1969, uscì anche Ummagumma, un doppio album composto da un disco di studio e un disco live. Il primo disco, registrato a Birmingham e Manchester, rimane ancora oggi uno dei live imprescindibili della storia del rock, il secondo indugia sulla strada delle suite: quattro pezzi, due per lato, affidati uno ciascuno ai quattro Pink Floyd. I commenti postumi dei quattro distruggono, in massima parte, quelle pretenziosità e da queste parti non si può non essere d'accordo.
Poco prima dell'uscita del doppio album, i Pink Floyd erano stati votati come miglior gruppo dal referendum annuale tra i lettori di Melody Maker, ma nelle singole categorie degli strumentisti non compariva alcuno dei quattro musicisti, a conferma della già trovata (non) identità come gruppo compatto e indivisibile e della 'invisibilità' dei quattro come singole personalità al di fuori dei Pink Floyd. Ummagumma salì sino al quinto posto in UK e per la prima volta fece entrare i Pink Floyd nei primi cento in USA (numero 74).
Con l'aiuto del compositore classico Ron Geesin, i Pink Floyd incisero l'album della vacca, Atom heart mother (pubblicato il 10 ottobre 1970), un lavoro ambizioso e secondo gli stessi Pink Floyd, non risolto del tutto. La partitura scritta da Geesin si rivelò tutt'altro che semplice da sviluppare e a questo si aggiunse la frustrazione di Roger Waters, incapace di leggere la musica ed escluso da gran parte della lavorazione della suite. Alla confusione e alla difficile realizzazione del lavoro, contribuì anche la presenza eterea in studio di Syd Barrett. I 24 minuti della suite del primo lato, furono bilanciati dalle quattro canzoni del secondo, una a testa per Waters, Gilmour e Wright e a fine solchi, uno strano pastiche di rumori firmato a quattro (Alan's psychedelic breakfast). L'album fu il primo numero uno britannico del gruppo, mentre negli Stati Uniti non andò oltre il numero 55. Nonostante il successo, Gilmour arriverà a definire Atom heart mother "un mucchio di ciarpame, per essere onesto".
Waters, data la sua esclusione, disse che se la suite "fosse finita in pattumiera" nessuno avrebbe avuto obiezioni. La famosa copertina con la foto della vacca, realizzata dalla Hipgnosis, scaturì da una conversazione di Thorgerson con un amico, in merito a una famosa carta da parati a vacche di Andy Warhol: "l'immagine defintiva di una vacca: è assolutamente, totalmente vacca". L'album, inoltre, non aveva il nome del gruppo sulla copertina, scelta estremamente coraggiosa, che solo chi può contare su una grande popolarità può permettersi di fare. Incredibilmente, il nome di Ron Geesin non figurò tra i credits dell'album, pur percependo un quinto dei diritti sulla suite (e tenendo conto della mole del suo lavoro, nemmeno il quinto sarebbe logico).
Meddle e Obscured by clouds
Riepilogo della puntate precedenti a livello di album.
The piper at the gates of dawn: l'album di Syd Barrett.
A saucerful of secrets: i Pink Floyd a metà strada tra Barrett e l'autonomia.
More: colonna sonora.
Ummagumma: un grande disco dal vivo e un pretenzioso disco di studio.
"Atom heart mother": un album che si basa su una suite scritta da un compositore esterno ed eseguita da strumentisti in massima parte esterni.
Meddle (pubblicato alla fine di ottobre 1971) è forse il primo album dei Pink Floyd pienamente autonomi e realizzati come gruppo ed è anche il primo lavoro prodotto completamente in casa, senza l'apporto di Norman Smith. Anche se non completamente riuscito, Meddle riuscì a mantenere lo status commerciale del gruppo e raggiunse il terzo posto in UK e il numero 70 in USA. La copertina della Hipgnosis (che rappresenta le onde sonore captate da un orecchio immerso nell'acqua), fu concepita diversamente da Thorgerson, che voleva il primo piano dell'ano di un babbuino, idea comprensibilmente cassata dalla EMI. Nel giugno del 1972 i Pink Floyd pubblicarono la loro seconda colonna sonora, Obscured by clouds, commento musicale al film La Vallée di Barbet Schroeder. Il disco raggiunse il numero 6 britannico (ancora in discesa dopo il primo posto di Atom heart mother e il terzo di Meddle, anche se quest'ultimo, complessivamente, riuscì a vendere più dischi) e per la prima volta, fece entrare i Pink Floyd tra i primi cinquanta negli Stati Uniti (numero 46).
The dark side of the Moon
Secondo l'ex-manager del gruppo Peter Jenner, fu con The dark side of the Moon che i Pink Floyd si liberarono definitivamente di Syd Barrett, anche se, paradossalmente, il disco parlava in gran parte di lui. Il lavoro, inoltre, segnò la definitiva presa dei Pink Floyd da parte del comandante Waters, autore di tutti i testi e l'inizio di una pratica che in seguito diventerà di routine, la prova delle canzoni dal vivo prima della registrazione finale. L'album fu pubblicato nel marzo del 1973 e costituisce uno dei pezzi da novanta dell'intera storia del rock a livello commerciale. Alle spalle del forse irraggiungibile Thriller di Michael Jackson, The dark side of the Moon è tra l'esigua pattuglia che può vantare più di quaranta (40) milioni di copie vendute nel mondo, con Back in black degli AC/DC, il quarto album dei Led Zeppelin, Their greatest hits (1971-1975) degli Eagles, The bodyguard di Whitney Houston e Come on over di Shania Twain (dati raccolti dal sito di Wikipedia).
Nell'ambito statunitense, l'album raggiunse il primo posto della classifica (per la prima volta nella storia del gruppo, mentre in UK, incredibilmente, si fermò alla seconda posizione), che mantenne per una sola settimana, ma a quella se ne aggiunsero altre 740 di permanenza tra i duecento dischi più venduti: sono quindici anni consecutivi. Dal disco fu tratto il singolo Money, pubblicato negli Stati Uniti e arrivato al numero 13 della classifica. Il missaggio finale fu opera di Chris Thomas, personaggio che partecipò giovanissimo alle sessions dell'album bianco dei Beatles (The Beatles), suonando il mellotron e l'harpsichord e poi produsse lavori della Climax Chicago Blues Band, John Cale, Procol Harum, Roxy Music, Sex Pistols, Pretenders, INXS e molti altri. Altra figura fondamentale del disco, fu l'ingegnere del suono Alan Parsons, già un veterano come tecnico dei Pink Floyd e pure lui, come Chris Thomas, proveniente dall'aura dei Beatles (lavorò come apprendista del suono all'album Abbey Road). Fu di Parsons, per esempio, l'idea degli orologi di Time. Infine, la celeberrima copertina della Hipgnosis con il prisma, ispirata, secondo Thorgerson, da Rick Wright.
Wish you were here
La cosa difficile fu continuare, dare un seguito al disco precedente. I Pink Floyd passarono i due anni seguenti in vari progetti, familiari, di lavoro e quant'altro, compresi il divorzio di Roger Waters (nel 1975) e un tentativo di registrazione nell'autunno del 1973 (Household objects), pezzi strumentali suonati con oggetti casalinghi, progetto che fu poi abbandonato. Il gruppo, nel frattempo, aveva abbandonato la Capitol, l'etichetta discografica per il mercato statunitense e si era accasato alla CBS. Gilmour suonò in diversi concerti con i Sutherland Brothers and Quiver, in sostituzione di Tim Renwick. Wish you were here, pubblicato nel settembre del 1975, fu una lunga analisi personale sul progetto di autodistruzione che aveva interessato Syd Barrett e fu composto da una lunga e consueta suite sul primo lato e da tre canzoni (e conclusione della suite) sul secondo: l'album raggiunse la prima posizione su entrambe le sponde dell'Atlantico. Have a cigar, per un abbassamento della voce di Waters e per il rifiuto di Gilmour di esibirsi su un "testo così lamentoso", fu cantata da Roy Harper.
Mentre i Pink Floyd erano negli studi di Abbey Road, il giorno del matrimonio di Gilmour, intenti al missaggio dell'album, comparve una persona che nessuno riconobbe, obesa, con capelli e sopracciglia rasate, in impermeabile bianco e con una busta di plastica in mano. Fu Gilmour il primo a vederlo, ma pensando a un tecnico della EMI, si girò dall'altra parte. Waters, seduto al mixer, fu avvicinato da Wright appena entrato, che gli chiese se avesse riconosciuto quel tizio. Waters rispose di no, che pensava fosse un suo amico e Wright gli chiese di sforzarsi, di guardarlo bene e fu allora che il bassista capì e scoppiò in lacrime: la visione di quel tizio, Syd Barrett, "obeso, calvo e matto", lo sconvolse. Barrett disse a qualcuno dello studio che se i Pink Floyd avessero avuto ancora bisogno, lui era pronto. Rimase ad assistere a parte delle operazioni di missaggio e poi, accompagnò la truppa in un bar per brindare alle nozze di Gilmour, dando segni di squilibrio, secondo alcuni. Svanì nella notte, così com'era venuto. Da quel che ne so, nessuno di loro lo avrebbe mai più rivisto.
I Pink Floyd partirono il giorno successivo per un tour statunitense e dopo la presentazione britannica del nuovo album, scomparvero per diverso tempo. Quando tornarono, due anni dopo, sembrò che sul mondo musicale (e non solo, ma non divaghiamo) dell'isola albionica fosse passato un uragano.
Animals
Bernie Rhodes, socio di Malcolm McLaren nella faccenda Sex (il negozio) e in seguito manager dei Clash, incrociò per la prima volta il futuro cantante dei Sex Pistols, John Lydon, per la strada, mentre indossava una maglietta dei Pink Floyd "modificata" personalmente: al di sopra del logo strappato e del nome, Lydon aveva scritto a penna Odio (i Pink Floyd, dunque). Il gruppo, con altri colleghi definiti da allora dinosauri (Rolling Stones, Who, Kinks, Led Zeppelin, per nominare i più famosi), fu tra i più attaccati dai quattro quarti e dalle contumelie del punk. Nonostante questo, Nick Mason arrivò a produrre il secondo album dei Damned, pubblicato nel 1977 (anche se il gruppo lo ritenne in seguito un errore dovuto a una serie di sfortunate coincidenze: i Damned desideravano essere prodotti da Syd Barrett). Animals fu inciso nei nuovi studi del gruppo, i Britannia Row e pubblicato nel gennaio del 1977. In classifica il disco raggiunse il numero 2 in UK e il numero 3 in USA. Il giorno della pubblicazione, i Pink Floyd partirono per sei mesi di tour, da una parte all'altra dell'Atlantico e fu durante una di queste date, l'ultima, che scattò una molla in Roger Waters, quella che fece aprire lo scatolone immenso del successivo The wall.
Il tour di Animals fu di una complessità sino ad allora mai vista, funestato da continui problemi tecnici e da una divisione ormai quasi incolmabile tra i quattro Pink Floyd. Il 6 giugno 1977, all'Olympic Stadium di Montreal (per la prima volta il gruppo si esibiva negli stadi), Waters fu attirato dalla faccia di un ragazzo della primissima fila, una faccia che non gli piaceva e dalla quale non riusciva a distogliere lo sguardo. Il ragazzo, vistosi guardato sempre più attentamente dal bassista, si agitò in misura ancora maggiore, in preda a una sorta di estasi, sino al momento in cui Roger Waters gli si avvicinò il più possibile e gli sputò in faccia. David Gilmour, dopo quell'episodio, non tornò nemmeno sul palco per il bis, lasciando l'incombenza del suo strumento al secondo chitarrista di quel tour, Snowy White, mentre Waters annunciò che quella sera i Pink Floyd non riuscivano più a suonare le loro vecchie canzoni e dopo un blues improvvisato, chiusero i battenti.
Waters dirà che i successivi concerti dei Pink Floyd, stante la situazione di lontananza tra musicisti e spettatori, diventata un muro metaforico, si sarebbero tenuti dietro un muro vero e proprio. Le riflessioni di Waters sul muro tra artista e pubblico, sono molto simili alle conclusioni alle quali giunsero i punk, che vollero abbattere le barriere tra star e platea, ma Waters, proprio con tournée come quella di Animals, era tra i principali ideatori e responsabili di quella situazione (con i gruppi progressive in genere e con i mastodonti da stadio, come i Led Zeppelin). Quale senso finale dare a queste riflessioni, non è chiaro, essendo assolutamente contraddittorie tra parole e parte attiva responsabile di quella stessa situazione.
The wall
The wall, l'ultimo album dei Pink Floyd come quartetto, è tutta farina del sacco di Roger Waters, a parte alcune melodie ideate da Gilmour. Il progetto iniziale prevedeva sin da subito lo sviluppo di The wall come album (doppio), film e la vera e propria opera teatrale da sviluppare in concerto. Waters aveva in serbo anche le canzoni di quello che diventerà il suo primo album solista del dopo Pink Floyd, Pros and cons of hitch hiking e fece scegliere agli altri tre membri quale delle due proposte prendere in considerazione immediatamente. Fu scelto The wall, un concept-album basato sulla vita di una rockstar, Pink, che mischia le vite e le manie mentali di Waters stesso con quelle di Syd Barrett, con riferimenti sparsi a livello politico, religioso, educazionale e quant'altro. La produzione, per la prima volta da molti anni, non fu attribuita ai Pink Floyd, ma a un team composto da Waters, Gilmour, Bob Ezrin e James Guthrie.
I Pink Floyd irruppero nelle classifiche di tutto il mondo con il singolo Another brick in the wall (part 2), cantato da un coro di scolari di una scuola nelle vicinanze degli studi Britannia Row, su un ritmo profondamente disco-music: il 45 giri arrivò al numero uno inglese una settimana dopo la pubblicazione, il 16 novembre 1979, vendendo alla fine più di un milione di copie, uno dei maggiori successi inglesi in piccolo formato di sempre; e questo da un gruppo che non pubblicava un singolo in patria dal lontano 1968! Negli Stati Uniti il singolo restò per quattro settimane al numero uno. Il doppio album The wall, pubblicato alla fine di novembre del 1979, conquistò il primo posto negli Stati Uniti e il terzo in Gran Bretagna, ma soprattutto, segnò la fine del quartetto a nome Pink Floyd. Il progetto, interamente di Waters, lasciò piuttosto freddi gli altri Pink Floyd e in particolare Rick Wright, in un brutto momento della sua vita, che il bassista si sentì in dovere di escludere dal gruppo unilateralmente. Il tour di The wall fu ancora più imponente del precedente, sconfessando, in pratica, le riflessioni di Waters che partarono alla nascita stessa dell'album.
Oltrepassando il limite del ridicolo, Waters rifiutò la proposta di un organizzatore di Philadelphia, intenzionato ad aggiungere due date alle dodici già programmate per il tour statunitense, in seguito alle centinaia di migliaia di richieste di coloro rimasti senza biglietto. Waters rifiutò, ricordando agli altri Pink Floyd (che avrebbero accettato con entusiasmo delle date aggiuntive, di fronte ai due milioni di dollari di possibili guadagni) che il senso originario di tutta la storia di The wall era proprio quello di un'invettiva contro il rock da stadio: senza parole... Accecato dalla megalomania, Waters fece di tutto per poter interpretare la parte di Pink nel film di Alan Parker, ma tutti si resero conto ben presto che il bassista non era un attore, nemmeno passabile. Non fu facile per il regista far recedere Waters, ma alla fine lo convinse e reclutò per la parte il cantante irlandese dei Boomtown Rats, Bob Geldof. Pur giudicando The wall "una montagna di coglionate", Geldof accettò la parte per la stima nei confronti di Parker e per i soldi che gli avrebbe fatto guadagnare. Il film, intitolato Pink Floyd The Wall, uscì nel 1982 (anteprima londinese datata 14 luglio).
The final cut
Nel luglio del 1982 uscì un nuovo singolo dei Pink Floyd, When the tigers broke free, anteprima, nelle intenzioni, alla pubblicazione dell'intera colonna sonora del film Pink Floyd The Wall, ma lo scoppio della guerra tra Gran Bretagna e Argentina per le isole Falkland (o Malvinas), cambiò i piani di Roger Waters: piani che videro nettamente contrario David Gilmour. Secondo il chitarrista, Waters ritornò con l'idea del nuovo album usando canzoni già scartate per The wall. La guerra tra i due si fece durissima, al punto che Waters minacciò di bloccare l'intera lavorazione se Gilmour non avesse rinunciato alla sua posizione di co-produttore. Con Rick Wright già escluso dalla formazione, Gilmour e Mason furono ridotti a semplici ospiti di quello che si può ritenere il primo album solista di Waters, che canta tutte le canzoni eccetto una (lasciata a Gilmour), produce, scrive e compone.
Una testimonianza del chitarrista è emblematica dell'atmosfera: "Si arrivò a un punto tale che fui costretto a dire: 'Se ti serve una chitarra solista, sai dove trovarmi. Telefona e te la faccio'." The final cut, pubblicato nel marzo del 1983, raggiunse il numero uno in UK e il numero 6 negli USA. Il disco fu l'unico dei Pink Floyd a non usufruire di una tournée promozionale, logicamente, parrebbe, visto quanto raccontato, ma invece fu Waters ad annullare i progetti già in cantiere, che Gilmour e Mason avevano già accettato con entusiasmo (soliti motivi pecuniari, immagino). Il terzetto si divise, in maniera ufficiosa e tutt'altro che amichevole e la parola, negli anni successivi, passò agli avvocati.
IL RESTO
Nel 1984 Gilmour pubblicò il suo About face e Waters il vecchio progetto The pros and cons of hitch hiking, mentre anche Wright si rifece vivo con il duo Zee (per poi scomparire nuovamente). La tournée di Gilmour iniziò bene, a Londra, continuò male in altre città inglesi (dove non riusciva a riempire un cinema) e fu un disastro in America, dove le scarse prevendite fecero annullare alcuni concerti canadesi. A Waters non andò molto meglio a livello di pubblico pagante, irritando ancor di più il bassista per le continue richieste di pezzi dei Pink Floyd, alle quali veniva contrapposto un fermo no! Dopo la tournée di Gilmour, cominciarono a circolare le voci su un possibile ritorno dei Pink Floyd (Gilmour o peggio ancora, Mason e Wright, non avrebbero mai potuto raccogliere da soli il pubblico che avrebbero radunato come Pink Floyd: affermazione lapalissiana, ma data la natura anonima - ora forse un po' meno, ma non di molto - dei singoli Pink Floyd, di per sé logica). I contatti iniziarono ad intensificarsi tra Gilmour e Mason e l'eventualità che i Pink Floyd potessero tornare in pista si fece concreta, ma nel dicembre del 1985, Roger Waters informò ufficialmente la EMI e la CBS della sua intenzione di lasciare il gruppo.
L'intento iniziale di Waters era quello di liberarsi di Steve O'Rourke, il manager dei Pink Floyd e per fare questo, era necessario l'assenso di Gilmour e Mason. Waters aveva già un altro manager personale, ingaggiato in maniera illegale, secondo O'Rourke, ma in ogni caso, lo stesso O'Rourke era ancora responsabile degli affari dei Pink Floyd. Per l'assenso di Gilmour e Mason, Waters era disposto a offrire in contropartita l'esclusiva del nome Pink Floyd, sicuro del fatto che i due non l'avrebbero mai più utilizzato o non avrebbero saputo cosa farne: i due rifiutarono e Waters uscì ufficialmente dal gruppo. Mason e Gilmour cercarono di coinvolgere il sempre più apatico Wright per ricostituire tre quarti della band e sfidare così lo scetticismo di Waters. Con la produzione di Bob Ezrin e David Gilmour, i nuovi Pink Floyd pubblicarono A momentary lapse of reason (1987), salito sino al terzo posto in UK e USA. Qualche mese prima, saputo del nuovo progetto Pink Floyd, Roger Waters aveva dato inizio a una causa presso l'Alta Corte di Giustizia, per sciogliere la Pink Floyd Music Ltd, una holding che dal 1973 si occupava di tutti gli aspetti burocratici e finanziari della band: sciolta la società si sarebbe frantumato anche il nuovo progetto di Gilmour e Mason.
Waters mirò a rendere la sua figura indispensabile nelle future decisioni dei suoi ex-compagni, con l'intento chiaro di bloccare qualsiasi progetto. Come disse Peter Jenner, Waters pretendeva che non esistessero i Pink Floyd senza di lui, ma allo stesso modo, come aveva sostenuto lo stesso Jenner all'epoca, non sarebbero dovuti esistere i Pink Floyd senza Syd. Loro, invece, andarono avanti con quel nome, senza la forza artistica che li aveva creati e suonando le canzoni di Barrett. La controversia si concluse con un nulla di fatto per Roger Waters e i Pink Floyd hanno continuato per tutti questi anni, pubblicando anche un secondo album di studio, The division bell (1994), che ha raggiunto il numero uno sia in UK che in USA. Data la lunghezza del papiro proposto, penso sia davvero tutto (e lo è per davvero). La maggior parte delle notizie e le citazioni, sono tratte da "Pink Floyd - Lo scrigno dei segreti", di Nicholas Schaffner, Arcana 2002. I Pink Floyd compaiono nella raccolta Underground & psychedelic.
→PIXIES←
"Il rock è divertimento... ma anche RUMORE": così la pensava Black Francis in tempi insospettabili (pensiero tratto da un articolo del dicembre 1987, quando i Pixies avevano a malapena pubblicato il primo mini-LP, Come on pilgrim). Charles Michael Kittridge Thompson IV, alias Black Francis, conobbe Joey Santiago (filippino emigrato negli Stati Uniti all'età di sette anni) frequentando il college a Boston e in poco tempo, nel periodo in cui divisero la stessa camera al college, i due scoprirono di amare il rock in maniera viscerale e decisero di fondare un gruppo dal nome di Pixies In Panoply. La bassista con due nomi maschili, John Murphy (o Kim Deal, dopo il divorzio dal marito), fu reclutata con un annuncio di questo tipo: 'Cercasi bassista femminile interessata a Hüsker Dü e Peter, Paul & Mary'. Fu la ancora John Murphy a portare nella concrega un collega di lavoro del marito, David Lovering, il quale, abbandonati gli elettrodomestici da vendere, si dedicò alla batteria da percuotere. Lovering, tra l'altro, era l'unico che potesse vantare un qualcosa che assomigliasse a una minima competenza musicale.
Dopo aver registrato un paio di demotape, i quattro furono convinti dalle concittadine Throwing Muses a rivolgersi ad un'etichetta d'oltreoceano, dove s'erano accasate pure loro da qualche tempo, la britannica 4AD di Ivo Watts. Il responsabile ultimo di tutta la faccenda fu Gary Smith, il manager delle Throwing Muses, che indusse i ragazzi a registrare una manciata di canzoni e poi spedì il nastro alla 4AD, che lo pubblicò così com'era: Gary Smith si ritrovò come produttore di uno dei debutti più importanti degli anni '80, Come on pilgrim (1987). Lo stesso Gary Smith diventò manager pure dei Pixies e per qualche tempo, i due gruppi bostoniani ebbero una carriera parallela. Il mini-LP fu un successo travolgente per le classifiche indipendenti, ma in linea con il pensiero di Black Francis, il successivo Surfer rosa (1988) risultò praticamente speculare. Convocato alla consolle Steve Albini, i Pixies sommersero le loro canzoni di quel rumore che si diceva all'inizio, a differenza dei suoni quasi bucolici di Come on pilgrim. Fu ancora un successo travolgente per il mondo delle indie, tanto che Surfer rosa fu nominato disco dell'anno da due settimanali influenti come Melody Maker e Sounds (entrambi inglesi: Come on pilgrim non fu nemmeno pubblicato negli Stati Uniti, ma con Surfer rosa la situazione cambiò anche oltreoceano).
Mentre la divorziata John Murphy, ora Kim Deal, accomunò le proprie aspirazioni frustrate all'interno del gruppo (il parere di molti) a quelle di Tanya Donelly (chiusa, sempre secondo i molti di cui si diceva, da Kristin Hersch nelle Throwing Muses), fondando le Breeders, per il gruppo di Black Francis fu la volta del terzo prodotto, Doolittle (Gil Norton alla produzione), in quello stesso 1989 che vedrà i Pixies impegnati in un tour estenuante. Non contenti, i quattro parteciperanno pure alla raccolta benefica-tributo a Neil Young, The Bridge, con una delle migliori interpretazioni in assoluto (Winterlong). Bossanova, del 1990 (ancora Gil Norton al banco di produzione), non fece che confermare la genialità della formula musicale del gruppo. Per l'ultimo atto della prima fase, secondo autorevoli pareri, la dittatura di Black Francis si fece palese e assoluta: Trompe le monde (1991), prodotto ancora una volta da Gil Norton, sembra intagliato su miniere sonore di diamante, secco e diretto come un montante di Cassius Clay. Il gruppo si sfaldò dopo quell'ultima dimostrazione d'imprevedibilità musicale, nel 1993 e lascerà un'eredità difficilmente quantificabile (faccio solo un nome: Nirvana).
Black Francis, diventato Frank Black, intraprenderà una carriera solista di discreto successo, Kim Deal continuerà con le sue incursioni musicali e degli altri due so molto poco (un gruppo in comune, i Martinis). Nel 1998 uscì Pixies at the BBC, raccolta di live-sessions registrate negli studi della BBC e nel 2001, Complete b-sides, antologia che raccoglie i lati B dei singoli del gruppo. C'è una coda, però: nel 2004 i Pixies si ritrovano dopo poco più di dieci anni, suonano i primi concerti assieme e scrivono le prime canzoni in comune da una decade a questa parte. Dovrebbe arrivare anche un nuovo album, secondo voci insistenti, ma non è così e i Pixies scompaiono ancora una volta, proprio come i folletti del loro nome.
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