BIOGRAFIE

Pro


PROBLEM

Uno dei gruppi veterani della scena svedese degli anni '80. Provenienti da Malmö, i Problem si unirono in gruppo nel 1977 e la loro attività fu costante sino alla metà degli anni '80 (un paio di album - il secondo s'intitola Gandhi's bar - singoli vari e la partecipazione alla compilation A real cool time). Essendo un gruppo svedese di quella scena garage-punk che dominò (scherzo...) quegli anni, il loro nome è inesistente in rete, come per la quasi totalità dei colleghi.


PROFESSIONALS

È il gruppo formato nel 1980 da Steve Jones (chitarra) e Paul Cook (batteria) dopo l'avventura Sex Pistols, ma la storia non è così semplice. Come accennato nella mini-recensione di Kick down the doors (la canzone dei Professionals presente in Cash cows, la raccolta licenziata da quei birichini della Virgin), tra gruppo e casa discografica sorsero una miriade di problemi. Il primo singolo dei Professionals per la Virgin, datato luglio 1980, fu Just another dream, ma come denunciano gli stessi Cook e Jones attraverso il loro sito, il disco non salì in classifica, nonostante vendite più che buone, la promozione radiofonica e il video girato da Julien Temple. L'album, programmato per l'agosto 1980, fu posticipato di mese in mese. I Professionals pubblicarono un altro paio di singoli per la Virgin con la formazione iniziale, Steve Jones, Paul Cook e il basso di Andy Allen. A fine ottobre 1980, Allen fu cacciato e al suo posto arrivò Paul Myers (ex-Subway Sect), con l'aggiunta di un secondo chitarrista, Andy McVeigh.

La Virgin continuò ad annunciare il nuovo album che i Professionals, invece, rimandavano ad oltranza. L'etichetta pubblicò comunque la raccolta Cash cows con la canzone dei Professionals, Kick down the doors, annunciata come facente parte del disco di prossima uscita Join the Professionals (a dire il vero, il titolo citato sul retro-copertina di Cash Cows è The Professionals). Fu Andy Allen a denunciare la Virgin per aver pubblicato il brano senza il suo permesso. Sul loro sito, Jones e Cook raccontano che Kick down the doors "sfuggì brevemente" al loro controllo e in effetti, il tribunale diede ragione a Andy Allen e la Virgin si vide costretta a ritirare la raccolta dal mercato, per sostituire la canzone dei Professionals con un brano dei Magazine. La contesa portò i Professionals a registrare nuovamente tutte le canzoni già pronte, per eliminare in maniera assoluta la presenza di Andy Allen (il bassista denunciò Jones e Cook anche per il suo contributo non pagato al singolo Silly things dei Sex Pistols, epoca The great rock'n'roll swindle). La versione originale dell'album Join the Professionals, con il basso di Andy Allen, fu pubblicata nel 1990 dalla Limited Edition Records.

Nel 1981 i Professionals girarono Stati Uniti e Gran Bretagna in tour e alla fine dell'anno, finalmente, l'album arrivò nei negozi. I didn't see it coming uscì con una bella copertina (un pugile in primo piano, che si becca un diretto in piena faccia da una mano con le classiche fasce bianche del boxeur, ma senza guantoni e il titolo del disco: Non l'ho visto arrivare), ma non fu accettato benevolmente dalla critica e tantomeno dai fans. Il gruppo visse una situazione kafkiana, secondo il sito di Jones e Cook, odiato da tutti senza nessuna ragione particolare. Nel 1982 i Professionals ripartirono per un tour negli Stati Uniti, tralasciando la Gran Bretagna; durante il tour, supportarono in alcune date i Clash, che a quel tempo stavano costruendo il loro momento di gloria commerciale in seguito alla pubblicazione di Combat rock. Steve Jones si chiese qualcosa del tipo: "Ma perchè dovremmo supportare noi loro, quando furono loro a supportare noi?" (riferimento al periodo in cui furono i Clash a fare da spalla ai concerti dei Sex Pistols, ma erano altri tempi, caro Steve).

L'attenzione nei loro confronti, dopo la novità dell'album, scemò sino all'interesse zero e i Professionals si sciolsero in quello stesso 1982, complice anche i problemi di salute di Steve Jones.

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CHUCK PROPHET

"In ogni caso, l'offensiva musicale dei Green On Red s'ispirava più alla torta di mele che non alla psichedelia": così scrive All Music Guide (per la firma di Denise Sullivan) parlando di Chuck Prophet. Chitarrista e compositore straordinario, Chuck Prophet (IV) comincia la sua storia con un appuntamento: lui non c'era ancora... La madre e il padre di Chuck s'incontrarono per il loro primo appuntamento al Palladium di Hollywood (California), il luogo dove Chuck suonerà il suo primo concerto con i Green On Red. I due si sposarono, i medici dissero che lei non avrebbe mai potuto avere figli e nonostante la medicina e le sue certezze, in sequenza arrivarono tre bambine e un maschietto, il nostro Chuck (il IV penso si riferisca a quello). Il ragazzo si trasferì a San Francisco per frequentare il college, dove, per mantenersi, trovò lavoro come modello (il nostro aveva le fattezze necessarie...). Delle prime imprese musicali di Chuck non si trovano notizie dettagliate, nemmeno nell'intervista-biografia rintracciabile nel sito ufficiale.

La discografia parla di un esordio costituito da una raccolta dal vivo pubblicata in cassetta, come chitarrista di Steve Yerkey (nella canzone We watch our wives), rocker che il nostro accompagnò all'inizio degli anni '80 (anno più, anno meno). Prima dell'esordio con i Green On Red, Chuck suonò (tra gli altri) nei dischi di Peter Accident (l'EP Living in the city, Dangerous Rhythm Records 1982), Rhythm Round-Up (Wild game, Dangerous Rhythm Records 1983) e Eddie Ray Porter (When the morning falls, New Rose 1985). Nel 1985 Chuck Prophet entrò nei Green On Red di Dan Stuart, coi quali debuttò in Gas, food, lodging (1985) e poi continuò, come membro sempre più insostituibile, con il successivo No free lunch (Enigma 1986) e dopo un contributo a Hand of fate dei True West (CD Presents 1986), con il discusso The killer inside me (1987), l'ultimo album di un gruppo vero e proprio dal nome Green On Red. Dal successivo Here comes the snakes (Ariole 1988), la band si ridusse al duo Chuck Prophet/Dan Stuart, che mise in fila altri tre album, This time around (China 1989), Scapegoats (1991) e Too much fun (1992).

Nel 1990 il chitarrista aveva già pubblicato l'album solista d'esordio, Brother Aldo (Fire Records), seguito da Balinese dancer (China 1993), Feast of hearts (China 1994), Homemade blood (Cooking Vinyl 1997), The hurting business (Hightone 1999), Other love (New West 2002) e Age of Miracles (New West 2004), con gli Age of Miracles. Tra un proprio lavoro e l'altro, il chitarrista californiano continuò a collaborare sui dischi altrui e questi di seguito sono solo alcuni dei nomi: i Naked Prey di Kill the messenger (Fundamental 1991, anche come co-produttore), nell'omonimo di Calvin Russell (Last Call 1997), Life'll kill ya di Warren Zevon (Artemis 2000) e Not to much to be loved as to love di Jonathan Richman (prestando la sua voce "qui e là"), ma, come ripeto, è solo una lista parziale. Chuck Prophet compare nella raccolta IndieWorld.

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PROTEX

Gruppo di Belfast, Irlanda del Nord, inizialmente conosciuto come Protex Blue, esattamente come la canzone del primo album dei Clash. Il gruppo sorse dalle ceneri di altre due band, i Peasants (i più datati) e la Incredible Boring Band. Quest'ultimo gruppo suonava cover dei Thin Lizzy e dei Dr. Feelgood, ma all'esplodere del punk, i ragazzi sentirono la necessità di confrontarsi con Buzzcocks e Ramones (i loro numi tutelari). Il gruppo cambiò nome in Protex Blue, con questa formazione: Aidan Murtagh (voce e chitarra), David McMaster (chirarra e voce), Paul Maxwell (basso e voce) e Owen McFadden (batteria). I Protex Blue esordirono dal vivo il quattro luglio 1978, alla Methodist Church Hall di Knock e dopo numerosi concerti nei dintorni di Belfast, accorciarono il nome in Protex e registrarono una session per Downtown Radio, dove conobbero Terry Hooley, il produttore del loro singolo d'esordio. Il 45 giri Don't ring me up fu pubblicato alla fine del 1978 da Good Vibrations (e in Inghilterra da Rough Trade; la canzone compare nella raccolta The Indie Scene, capitolo 1978).

Il gruppo apparve in uno spettacolo televisivo della BBC, The Kid Jensen Show e poi suonò un concerto a Portrush in compagnia degli X-Dreamysts: entrambi i gruppi furono ingaggiati dalla Polydor. I Protex esordirono per la major con il singolo I can't cope (1979) e nell'estate del 1979, alla fine della scuola (i quattro erano ancora giovanissimi studenti), si trasferirono a Londra, da dove partirono per un tour con i Boomtown Rats. In seguito alla pubblicazione del terzo singolo, I can only dream, i ragazzi intrapresero due tournée statunitensi (furono ripresi all'Hurrah Club di New York per il film Shell Shock Rock, di John T. Davies). Un EP contenente tracce dal vivo fu preparato e mai pubblicato dalla Polydor, mentre il quarto singolo, invece, uscì nel 1980 (A place in your heart). Ripetendo la storia dell'EP live, i Protex registrarono un intero album, Strange obsession, prodotto da Chas Chandler, ma né la band e tantomeno l'etichetta, furono soddisfatti del risultato finale e il disco rimase nel cassetto. Si era ormai nel 1981, il fenomeno (o quel che era) new-romantic stava esplodendo, i nostri se ne tornarono a casa e il gruppo si sciolse.

La Good Vibrations ha pubblicato un cd antologico nel 2001, Listening in..., composto di tutte le canzoni dei quattro singoli e di una Peel Session registrata nel gennaio del 1979. Non è finita: nel 2003 la FF Records è uscita con cd che raccoglie le nove canzoni dei 45 giri, con l'aggiunta di demo e rarità (All we wanna do is rock'n'roll).


Riepilogo biografie della e nella pagina

Buzzcocks


Green On Red


Magazine


Naked Prey

Problem - Professionals - Chuck Prophet - Protex

Ramones - Jonathan Richman


Sex Pistols


True West

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