BIOGRAFIE

Ol


MIKE OLDFIELD

Nato a Reading nel 1953, Michael Gordon Oldfield abbandonò ben presto la famiglia e la scuola per suonare nei club, formando un duo con la sorella Sally, Sallyangie, che fu anche il nome col quale il musicista debuttò a livello discografico (due 45 giri e un album). La coppia si separò (siamo alla fine degli anni '60) e Mike formò i Barefoot, gruppo dalla vita brevissima e poi si unì come bassista ai The Whole World, un ensemble che comprendeva Kevin Ayers (ex-Soft Machine). Dopo aver lasciato il gruppo, Oldfield cominciò a lavorare al progetto che diventerà Tubular bells, ma nessuna casa discografica accettò questa specie di riedizione del Bolero di Ravel. Una serie di avvenimenti portò Oldfield in contatto con Richard Branson, proprietario di uno studio di registrazione, Manor e di una compagnia che vendeva dischi per corrispondenza (la Virgin Mail Order Record Company). Oldfield, nel frattempo impegnato come musicista con il musical Hair e che già aveva ricevuto un rifiuto da Branson, venne ricontattato e cominciò a lavorare allo studio Manor.

Il lavoro fu titanico e costoso (decine di strumenti diversi, migliaia di sovraincisioni e le difficoltà tecniche conseguenti), ma quando Branson cominciò a proporlo ad alcune case discografiche, ricevette solamente rifiuti e alla fine, decise di pubblicarlo con una propria etichetta e fu così che nacque la Virgin Records, il cui primo titolo del catalogo è proprio Tubular bells (1973). L'album fu un successo straordinario: quindici settimane al primo posto della classifica britannica, milioni di copie vendute (una decina, se non ricordo male), l'inserimento dell'intro nella colonna sonora de L'esorcista (il film di William Friedkin, tra i più visti e discussi di quel periodo) e l'acclamazione di parte della critica. Rimane ancora oggi l'album più venduto dell'intero catalogo Virgin. Il successo fu travolgente per il timido Mike, che conobbe un periodo tremendo: il suicidio della madre, l'alcool e la droga.

Il seguito fu registrato da un Oldfield in precarie condizioni su insistenza di Branson: Hergest ridge, 1974, ripetè la formula vincente di Tubular bells (non del tutto, ma era difficile ripetere l'impresa), aspetto che, secondo alcuni, rimarrà immutato per tutta la carriera del musicista e compositore a livello artistico (eccettuata la parentesi pop di grande successo d'inizio anni '80). Il terzo album, 1975, fu Ommadawn, il quarto Incarnations (1977), un doppio con una suite divisa in quattro parti. Dopo il doppio live del 1979 (Exposed), nello stesso anno uscì il nuovo album Platinum. In QE2 (1980) troviamo per la prima volta Maggie Reilly, la voce angelica dei successi futuri (da questo album fu tratta la canzone inserita nella raccolta della Virgin Cash cows). Il periodo pop, già annunciato da alcune parti di QE2, stava per cominciare in pieno. Five miles out (1982) fu un buon successo anche per merito di una canzone come Family man (ripresa anche da Daryl Hall & John Oates), ma fu con il successivo Crisis che Oldfield scalò le classifiche di tutta Europa, per merito della voce di Maggie Reilly e di una canzone tanto bella quanto ossessiva come Moonlight shadow (e senza dimenticare l'altra canzone affidata alla voce della Reilly, Foreign affairs).

Discovery (1984) tentò di ripetere il successo di Crises, ma in Italia non fu così. Dopo la colonna sonora del film Le urla del silenzio (1984), Oldfield si prese una pausa sino al 1987 di Islands. Earth moving (1989), secondo gli esperti, è il peggior prodotto della ditta Oldfield, totalmente votato al pop più commerciale. La reazione fu Amarok (1990), disco totalmente sperimentale (sempre secondo i soliti esperti). Con Heaven's open, l'album del 1991, Mike Oldfield chiuse con un sospiro di sollievo il suo rapporto con la Virgin, che si era fatto burrascoso. Dopo la firma con la Wea, Oldfield ripartì da zero, con Tubular bells II, un sequel musicale di cui non si sentiva la mancanza (ma chi sono io per affermarlo?), e fu un buon successo. The songs of the distance Earth, 1995, continuò sulla strada della ricerca musicale di un Oldfield che aveva ormai abbandonato le contaminazioni pop degli anni '80. Il mai domo artista pubblicò nel 1996 Voyager, l'anteprima del sequel del sequel, Tubular bells III (1998): come ha scritto Il Mucchio Extra, al peggio non c'è mai fine e infatti è così.

Nel 1999 addirittura due album per Mike Oldfield, Guitars, lavoro a tema (le chitarre, per chi non avesse capito) e come stupirsi, il sequel del sequel del sequel, The millennium bells. Nel 2002, invece di inaugurare gli anni 2000 con un originale 2000 bells, Oldfield è tornato con Tr3s Lunas e nel 2005 con Light + shade e per ora è finita così.


WILL OLDHAM

Attore e musicista nato nel 1970 a Louisville, Kentucky (USA), Will Oldham è conosciuto anche come Bonnie 'Prince' Billy e sotto le varie forme di Palace (Palace Brothers, Palace Music e Palace Songs), il gruppo da lui guidato dall'inizio degli anni '90. Il debutto discografico di Will Oldham, There is no-one what will take care of you, sotto la forma di Palace Brothers, fu pubblicato da Drag City nel 1993 e fu seguito da Days in the wake (a nome Palace, Drag City 1994), Viva last blues (come Palace Music, Drag City 1995, prodotto da Steve Albini), Arise therefore (come Palace, Palace Music 1996) e dal primo album attribuito a Will Oldham, Joya (Drag City 1997). I see a darkness (Palace Records 1999), invece, fu il primo lavoro a nome Bonnie Prince Billy, seguito, con la stessa ragione sociale, da Ease down the road (Palace Records 2001), Master and everyone (Drag City 2003), Sings greatest Palace Music (Drag City 2004), il live Summer in the Southeast (Drag City 2005) e The letting go (registrato in Islanda, Drag City 2006).

Numerosissime le partecipazioni di Will Oldham ai lavori di altri artisti, come il terzo capitolo delle American recordings di Johnny Cash (American III: solitary man, 2000, con una canzone dello stesso Oldham e la sua partecipazione ai cori). La carriera cinematografica di Will Odlham, iniziata con il film Matewan di John Sayles (1987), comprende una quindicina di pellicole. Will Oldham compare nella raccolta Il Mucchio Extra n° 4.


Riepilogo biografie della e nella pagina

Johnny Cash

Mike Oldfield - Will Oldham

Torna all'indice Biografie

Torna alla "prima pagina" musicale