BIOGRAFIE

Numeri


13th FLOOR ELEVATORS

I 13th Floor Elevators nacquero sul finire del 1965 ad Austin, Texas (Stati Uniti), quando lo studente di filosofia e psicologia Tommy (Thomas James) Hall, musicista di jug nei Conqueroo, sviluppò una particolare versione elettrica del suo strumento (l'electric jug) e pensò di provarla fondando un nuovo gruppo. Hall si unì ai Lingsmen e poi, con tre loro componenti (Stacy Sutherland, chitarra solista, Benny Thurman, basso e John Ike Walton, batteria) e il cantante (e chitarrista ritmico) degli Spades, tale Roger Kynard Roky (dalle prime due lettere dei due nomi) Erickson, fondò il nuovo gruppo. Roky Erickson, diciassettenne, aveva all'attivo un piccolo successo locale con la sua band, You're gonna miss me, pubblicato nell'agosto del 1965 dalla Zero Records. Il nuovo gruppo scelse come nome 13th Floor Elevators (gli Ascensori del Tredicesimo Piano), riferimento sia alla superstizione sulla presunta sfortuna del numero tredici, a causa della quale in molti dei più alti edifici statunitensi manca il tredicesimo piano (e dunque, nessun ascensore vi si potrà mai fermare), sia alla lettera numero tredici dell'alfabeto inglese, corrispondente alla M, iniziale di marijuana.

Il gruppo debuttò dal vivo nel dicembre del 1965 e diventò in breve tempo tra i più popolari della città. In breve, per la band arrivò anche un contratto discografico one-off, definibile come un colpo e via, sfruttato per registrare una nuova versione di You're gonna miss me. Nella primavera del 1966, dopo numerosi concerti e alcune apparizioni televisive, i 13th Floor Elevators firmarono un contratto con l'etichetta di Houston (Texas) International Artists, che avrebbe permesso una distribuzione nazionale. L'etichetta ristampò You're gonna miss me e il 45 giri salì sino al numero 55 di Billboard, riscuotendo un particolare successo in quella che stava diventando (era già diventata) l'area psichedelica per eccellenza del paese, la baia di San Francisco. Il gruppo usava la definizione di musica psichedelica, per definire i propri suoni, sin dall'inizio del 1966 e con i concerti al Fillmore e all'Avalon di San Francisco, influenzò non poco le band di quella città, alcune delle quali aprirono quegli stessi concerti (i Great Society, i Quicksilver Messenger Service e i Big Brother and the Holding Company, dove militava la loro concittadina Janis Joplin).

Il gruppo trovò a San Francisco l'atmosfera (e le droghe...) giusta per una lunga permanenza e tornò a in Texas, a Dallas, solo per registrare l'album di debutto necessario per capitalizzare il successo del 45 giri. The psychedelic sound of 13th Floor Elevators fu pubblicato nel novembre del 1966, con la band già ritornata sulle sponde della baia di Frisco. L'album seguì di pochi giorni la pubblicazione di Psychedelic lollipop, il debutto dei newyorkesi Blues Magoos, il disco che può vantare il primo titolo con la parola psychedelic. In quel periodo uscì un terzo disco con il termine lisergico, Psychedelic moods, dei Deep. Il debutto dei 13th Floor Elevators fu venduto in 140.000 copie circa, una cifra a dir poco considerevole e il più grande successo del quintetto. Nel luglio del 1967 Erickson e compagni entrarono in studio per le registrazioni del secondo album, con una formazione comprendente la nuova sezione ritmica composta da Danny Galindo (basso, anche se il nuovo bassista, inizialmente, fu Ronnie Leathermann, durato poco, ma presente in due canzoni dell'album) e Danny Thomas (batteria).

Easter everywhere fu pubblicato nel novembre del 1967, accolto con recensioni positive, se non entusiaste, dalla critica, ma i piani della International Artists per imporre il gruppo a livello nazionale, non andarono a segno, anche per la mancanza di un successo sullo stile di You're gonna miss me. Le tensioni tra gruppo ed etichetta aumentarono anche a causa del massiccio uso di droghe da parte dei componenti e della incipiente (o già presente?) insanità mentale di Roky Erickson. Mentre l'etichetta spingeva per un terzo album a stretto giro temporale (che aveva già un titolo, Beauty & the beast), la polizia teneva d'occhio con particolare riguardo Roky Erickson e le sue sostanze: all'epoca, in Texas, per una canna si potevano prendere vent'anni di carcere. Un primo arresto di Erickson non ebbe seguito per un cavillo legale, ma con il secondo il cantante finì davanti a un giudice, che ne constatò l'instabilità mentale. Roky Erickson finì in un istituto psichiatrico, dove trascorse i successivi tre anni e mezzo.

L'International Artists provò a sfruttare le disavventure giudiziarie pubblicando l'album dal vivo The 13th Floor Elevators live (gennaio 1968), che una fonte designa come una raccolta di tracce di studio con aggiunta postuma di applausi e rumori del pubblico. Il terzo e ultimo album della band, Bull of the woods (dicembre 1968), fu un tentativo del chitarrista Stacy Sutherland di mantenere vivo il sodalizio e di diventarne, possibilmente, il leader. Nel disco sono presenti sia Roky Erickson (in almeno quattro canzoni), che la formazione di Easter everywhere e non manca neppure Ronnie Leathermann, bassista per poco tempo prima dell'arrivo di Danny Galindo (in alcuni pezzi è presente un ulteriore bassista, Duke Davis). Dopo il rilascio di Roky Erickson, furono messi in atto diversi tentativi di far risorgere i 13th Floor Elevators, ma la rivalità tra Tommy Hall e Stacy Sutherland rese la questione impossibile. Sutherland, tossicodipendente eroinomane, fu ucciso dalla moglie durante una lite, nel 1978.

Roky Erickson intraprenderà una carriera solista segnata da lunghissimi silenzi ed improvvise esplosioni di pubblicazioni (come successe a metà anni '80). La vita di Roky, al di là della musica, sarà segnata da altri problemi con la giustizia, ma  al momento (21 dicembre 2006) sembra essere particolarmente in forma, tanto che ha tenuto concerti sia nel 2005 che nel 2006. I 13th Floor Elevators fanno parte della doppia raccolta in vinile Nuggets e della tripla raccolta in cd The sixties to seventies in search of space.

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101'ers

Non saranno tutti d'accordo con le mie fisime emozionali, ma quando sento il nome Clash mi viene ancora un groppo alla gola. Eppure, posso scrivere senza tema di smentite che io il punk non l'ho vissuto direttamente (ero un adolescente italiano orientato, al massimo, verso Edoardo Bennato), ma questi sono gli strani meccanismi generati dai suoni, della musica e dei nomi. La storia degli 101'ers è fondamentale e allo stesso tempo, marginale per capire quello che succederà con i Clash: fondamentale, perché in questo gruppo si fece le ossa un certo Joe Strummer e marginale, perché i batteri del punk che infetteranno i Clash furono generati dall'altra fonte dello Scontro, i London SS (e da tutto il marasma che circondava quel gruppo e le sue derivazioni). I 101'ers erano un onesto ed energico gruppo di pub-rock, nulla a che vedere, vien da pensare, con la rivoluzione dei suoni che arriverà con i Ramones e i Sex Pistols, ma come ben sanno i più scafati osservatori delle cose musicali, una branca importante del movimento che sconvolse le isole inglesi negli anni '76/'77, si generò proprio a partire dall'energia fumigante del pub-rock.

Siamo nel 1972, Joe Strummer (nato John Graham Mellor il 21 agosto 1952 ad Ankara, in Turchia, dove il padre svolgeva il suo lavoro di diplomatico) aveva appena abbandonato la scuola d'arte che frequentava a Londra e si era trasferito a Newport, in Galles. In quei giorni, in cui si faceva chiamare Woody, per la sua grande passione verso Woody Guthrie, si unì a un gruppo chiamato magniloquentemente The Rip Off Park Rock'n'Roll All Stars. La band cambiò nome in Vultures (1973), con Woody/Joe Strummer alla chitarra. Nel 1974 il nostro Woody inglese suonava in Gran Bretagna e in giro per l'Europa da solo, per le strade, con una chitarra e la sua voce come unici strumenti, ma nel contempo, a Londra formò una band, El Huaso and the 101 All Stars, abbreviato prima in 101 All Stars e infine, in 101'ers. Il nome uscì dal numero civico dello squat (casa occupata abusivamente) di Walterton Road che i ragazzi abitavano a Londra, ma è solo una delle ipotesi. Alcuni dicono, infatti, che il nome provenga dalla Room 101, la stanza 101 del romanzo 1984 di George Orwell. Il gruppo si era formato nel 1974 ed aveva suonato il primo concerto nell'estate di quell'anno, al Telegraph Pub di Brixton, come supporto dei Matumbi.

La formazione era composta da Woody/Joe Strummer alla chitarra e voce, Richard Nother alla batteria, Pat Nother (fratello di Richard) al basso e Simon Cassell e Alvaro-Peña Rojas ai sassofoni. In seguito, si aggiunsero Antonio Narvaes alla batteria (ma non è chiaro se il gruppo si esibisse con due batteristi o cosa) e Jules Yewdall alle maracas. Nel 1975 i 101'ers suonarono più volte in un pub di Ladbroke Grove, l'Elgin, quasi una loro seconda casa. La formazione del 1975 si era ridotta a un più essenziale quartetto, con Joe Strummer (che aveva abbandonato il nomignolo Woody) alla chitarra e voce, Richard Nother (diventato Snakehips Dudansky) alla batteria, il chitarrista Timperley e il bassista Mole (in seguito sostituito da Dan Kelleher). Il gruppo registrò una manciata di canzoni durante alcune session e da queste, uscì il debutto discografico, il 45 giri Keys to your heart, pubblicato dalla neonata etichetta Chiswick Records nel 1976, quando Joe Strummer aveva già lasciato i 101'ers (il brano è presente nel capitolo 1977 della raccolta The Indie Scene).

Il cantante e chitarrista lasciò il gruppo (decise di...) dopo una serata al Nashville Rooms di West Kensington, a Londra, il 3 aprile 1976, cartello principale i 101'ers e supporto quattro tizi dal nome esplicito, Sex Pistols: Joe Strummer vide i Sex Pistols dal bancone del bar, in compagnia di Lee Brilleaux dei Dr. Feelgood e in quel momento la sua vita cambiò. Strummer si rese conto della pochezza del suo gruppo confrontata con la rivoluzionaria condotta di quei quattro teppisti: i 101'ers dovevano quasi pregare il pubblico dei pub per farsi ascoltare, i Sex Pistols, al contrario, se ne fregavano e anzi, cercavano lo scontro (The Clash!). Come racconterà lo stesso Strummer nel documentario Westway to the world, di Don Letts, durante i primi cinque secondi della prima canzone dei Sex Pistols il cantante capì che il suo gruppo era un nulla di fatto, era finito. I 101'ers suonarono l'ultimo concerto (con il chitarrista aggiunto Martin Stone) il 5 giugno del 1976, al Clare Hall di Hayward Heath, a sud di Londra e poi, con una storia complicata, Joe Strummer si unì ai Clash.

Richard Nother Dudansky ebbe la possibilità di seguire Joe Strummer, ma la cosa fu impossibile per l'immediata antipatia tra questi e il manager dei Clash, Bernie Rhodes. Timperley fondò i Passions, gruppo dal discreto successo, Dudansky passò di gruppo in gruppo, suonando anche, per breve tempo, con i Public Image Ltd. di John Lydon e con le Raincoats, mentre Dan Kelleher tornò alla sua band precedente, i Derelicts. Mole è morto nel 1999, Joe Strummer, come noto, ci ha lasciato nel 2002. Nel 1981, data la costante attenzione di cui erano oggetto i Clash, la Chiswick pubblicò un singolo contenente due canzoni, Sweet revenge e Rabies (From the dogs of love), registrate il 4 marzo 1976. Nello stesso anno, 1981, uscì un album/raccolta, Elgin Avenue breakdown, pubblicato da Andalucia e ristampato su cd da Astralwerks (USA) e EMI (Europa) nel 2005, con il titolo di Elgin Avenue breakdown revisited, con l'aggiunta di alcune tracce che, alla fine, racchiudono l'intero repertorio registrato dal gruppo.

Il progetto della ristampa su cd fu pensato dallo stesso Joe Strummer poco prima della sua morte e fu portato a termine dalla vedova del nostro, Lucinda Tait, con l'aiuto di Richard Dudansky Nother.

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1000 MEXICANS

I 1000 Mexicans furono descritti da un giornalista come 'l'equivalente della squadra di calcio olandese degli anni '70, con il loro calcio totale'. Il trio, formato nel 1983 e composto da Julian Griffin, Michael Harding e Andrew Hobday, con il primo singolo, The art of love (Whaam Records, agosto 1983), provocò una recensione iperbolica da parte del noto Adam Sweeting di Melody Maker, qualcosa come, 'non c'impiegheranno molto i 1000 Mexicans a diventare il più grande gruppo del mondo'. Il gruppo aveva già pubblicato la cassetta Chinese whispers (Cracknorm Music, maggio 1983) e dopo il primo 45 giri, seguirono gli altri singoli The last pop song (Abstract Records, gennaio 1984) e Under construction (Abstract Records, giugno 1984), gli EP Diving for pearls (Fire Records, novembre 1984) e Criminal! (Play It Again Sam, ottobre 1985) e prima di quest'ultimo, l'unico album, Dance like ammunition (Fire Records, marzo 1985). Il trio raccolse qualche successo in paesi come la Spagna e il Portogallo, ma nel 1986 si sciolse senza lasciare traccia. Nel 1993 la Still Music pubblicò l'antologia Music while you work.

L'etichetta del loro unico album, la Fire Records, nel suo sito parla dei tre come di entità uniche nel mondo musicale, anche se spende ben poche parole sulla loro storia: 'tre uomini, 10,000 idee e 27 strumenti, inclusi lo xilofono e probabilmente, anche il secchiaio della cucina'. La stessa Fire Records conclude il pezzullo scrivendo che, dopo la loro dipartita, 'il resto è un mistero'. Penso sia tutto. I 1000 Mexicans fanno parte del capitolo 1985 della serie The Indie Scene.


20/20

L'idea dei 20/20 nacque nel 1975 tra due amici di Tulsa, Oklahoma (USA), Steve Allen (voce e chitarra) e Ron Flynt (basso e voce). Seguendo l'esempio di altri due ragazzi di Tulsa, Phil Seymour e Dwight Twilley, che dopo essersi trasferiti a Los Angeles, raggiunsero il numero 16 di Billboard con il 45 giri "I'm on fire" (con il nome di Dwight Twilley Band), Steve Allen arrivò nella metropoli californiana e riuscì ad ottenere un contratto con la Bomp di Greg Shaw. Raggiunto da Ron Flynt e con l'aiuto di Phil Seymour, Allen imbastì un trio con il batterista Michael Gallo, attivo con lo strumento da otto anni, ma senza alcuna militanza in un gruppo. Con la registrazione del singolo d'esordio, Giving it all/Under the freeway, il trio diventò ufficialmente 20/20 (1978). Alla ricerca di un chitarrista solista, i 20/20 provarono con Peter Case, da poco orfano dei Nerves, ma desideroso, al tempo stesso, di un gruppo dove poter essere cantante e autore (e di lì a poco, formò i Plimsouls).

Con il chitarrista solista, trovato nella persona di Chris Silagyi (inizio del 1979), i 20/20 registrarono un demotape di quindici canzoni e continuarono ad esibirsi in concerti che li imposero come una delle band più eccitanti di Los Angeles, al punto che Clive Davis, presidente della CBS, s'interessò a loro (la fonte di questa biografia non lo scrive, ma i dischi CBS dei 20/20 furono pubblicati da Portrait, una sussidiaria della major; non cambia molto, ma tanto per precisare). Con un contratto tra le mani e il produttore Earle Mankey pronto in uno studio di registrazione (il Sound City di Van Nuys), il quartetto incise l'album d'esordio, 20/20 (1979). Il disco fu preceduto da un altro paio di 45 giri, Tell me why? e Cherie, quest'ultimo pubblicato anche in Francia e in Italia. Il successo dell'album e dei singoli, propiziò la partecipazione del gruppo al programma televisivo American Bandstand, in un periodo in cui sembrava che il mondo fosse ai loro piedi (sensazioni degli stessi protagonisti). Il secondo album, Look out!, pubblicato nel 1981 (preceduto di poco dall'EP Strange side of love), fu prodotto da Richie Podolor, il famigerato tecnico del suono dei dischi della Chocolate Watch Band.

A questo punto della storia, l'ottima fonte biografica (la principale per questo pezzo) si lancia in difesa del cosiddetto power-pop, un genere che allora si stava sviluppando in nome (cito la fonte) della concretezza dei suoni, della semplicità delle composizioni e lontano, dunque, dal progressive, dal rock da stadio, dalla disco-music e dallo stile cantautoriale (alla James Taylor, presumo), che verso la fine degli anni '70 infarcivano le classifiche di vendita. Molti nomi eccellenti erano già stati marchiati come power-pop, continua l'autore, tra i quali i Nazz di Todd Rundgren, i Badfinger, i Raspberries e non ultimi, i concittadini dei 20/20, la Dwight Twilley Band: i 20/20 furono tra le prime nuove band ad entrare nel novero, ma tutto questo subì il contraccolpo del successo dei Knack, un gruppo che con una sola canzone (la strafamosa My Sharona, popolare in tutto il mondo), diede il colpo di grazia alla scena, scatenando una reazione contro i gruppi della stessa area musicale (20/20 e Plimsouls tra questi). Un lungo discorso, forse anche corretto, per arrivare al punto cruciale: i 20/20 si videro chiusa la strada di un successo genuino, basato sulle proprie attidudini sonore e prova ne fu il fallimento commerciale del secondo album (una sorta di reazione al tormentone My Sharona).

A quel punto, i 20/20 si ritrovarono senza etichetta discografica, cacciati dalla Portrait e pubblicarono il terzo e ultimo album con una sigla casalinga, Mainway Records. Sex-Trap (1982, con il nuovo batterista Dean Korth e senza Silagyi), ancora una volta, fu acclamato dalla critica, tanto che la Enigma Records lo ristampò nel 1983, ma le cose non funzionarono nemmeno in questo caso. Scoraggiati, delusi e con debiti ingenti, i 20/20 si sciolsero. Nel 1995 spuntò l'idea di riformare il gruppo, magari con il nome di 40/40, sulla scia di una raccolta di gruppi power-pop propiziata dalla rivista Yellow Pills, Yellow pills, vol. 1: the best of american pop, pubblicato da Big Deal nel 1993. Allen, Flynt e il batterista Bill Belknap (che aveva lavorato a lungo con Flynt durante il lungo iato), si ritrovarono nello studio dell'ultimo, a Tulsa e registrarono il quarto album dei 20/20, a tredici anni dal terzo, 4 day tornado (Oglio Records). Il trio girò in tour in tutto il sud e sud-ovest degli Stati Uniti e nel 1998 ritornò con il quinto album, Interstate 20/20 (ancora Oglio Records). Negli ultimi anni, i tre si sono dati ad altri progetti, personali e non. Un ulteriore album dei 20/20 potrebbe arrivare a breve (oggi, 5 luglio 2007). I 20/20 fanno parte della raccolta Steppin' into the '80s.


24 GRANA

I 24 Grana (da una moneta in uso al tempo del regno di Ferdinando D'Aragona) si formarono a Napoli nel 1995, con Francesco Di Bella (voce), Armando Cotugno (basso), Renato Minale (batteria), Pierpaolo Rossi (tastiere), Andrea Esposito (percussioni) e Giuseppe Fontanella (chitarra). Nel 1995 il gruppo partecipò al concorso Emergenze Rock, classificandosi al terzo posto nella finale nazionale di Roma e in seguito, firmò un contratto con l'etichetta Sintesi 3000. Nel 1996 il gruppo debuttò all'interno della raccolta Napoli sound system, con il brano Regina e nello stesso anno, pubblicò il primo EP, 24 Grana. Il primo album arrivò nel 1997, Loop, seguito da un'intensissima attività concertistica e da una serie di apparizioni televisive. Ancora 1997 (o 1998? Le due date non provengono da fonti diverse, ma dallo stesso sito!) per Live. Su commissione del Teatro San Carlo di Napoli, nel 1999 i 24 Grana scrissero la colonna sonora del balletto Roc e la suonarono dal vivo durante le quaranta repliche e nello stesso anno, portarono a termine l'album Metaversus, inserito da Il Mucchio Extra nella lista dei cento migliori dischi italiani di sempre.

Dopo un'annata 2000 zeppa di concerti e partecipazioni televisive e radiofoniche, i 24 Grana pubblicarono il lavoro successivo nel 2001, K-album e nel 2002, come testimonianza del tour infinito di quegli anni, Overground live 2002. Tra una colonna sonora e l'altra e una partecipazione e l'altra (raccolte, trasmissioni e quant'altro), il gruppo arrivò al quarto album, UnderPOP (2003). La cronologia delle formazioni non viene fornita dalle fonti usate, con l'eccezione dell'ultimo album di studio, UnderPOP, firmato dal quartetto comprendente Di Bella, Cotugno, Minale e Fontanella. I 24 Grana fanno parte della raccolta Il Mucchio Extra n° 3.


39 CLOCKS

Definiti da qualcuno i Velvet tedeschi e da qualcun altro gli anticipatori degli Spacemen Three, i 39 Clocks si formarono ad Hannover alla fine degli anni '70. Il duo, formato da Jürgen 'J.G.39' Gleue (voce, chitarra e basso), Christian C.H.39' Henjes (voce, chitarra, organo, violino), con l'ausilio di una drum-machine e già noto sin dal 1976 come Killing Rats e The Automats, debuttò nel 1980, con un singolo pubblicato da No Fun Records, DNS e con l'album Pain it dark. In seguito, dopo la creazione della Psychotic Promotion, l'etichetta dei 39 Clocks, la coppia pubblicò il 45 giri Aspetando Godo (sic) e l'album Subnarcotic (entrambi 1982), dopo il quale i due si separarono. Nel 1983 uscì una raccolta pubblicata da Flicknife Sharp, Blades in your masquerade e nel 1985 un'antologia di demo e inediti, Cold steal to the heart (pubblicata da What's So Funny About, come i successivi). Il terzo album arrivò nel 1987 in occasione di una reunion, 13 more protest songs e nel 1993 fu la volta di un'altra antologia, The original psycho beat. 39 Clocks sono presenti nella raccolta Flesheaters - The return of the undead.


.44 MAGNUM

Gruppo heavy-metal giapponese formato nel 1982 da Tatsuya Umehara (voce), Satoshi 'Jimmy' Hirose (chitarra), Hironori Yoshikawa (basso) e Satoshi Mayawaki (batteria). Nella formazione è transitato anche il batterista Naoki Yokota. L'esordio discografico fu pubblicato da Moon Records nel 1984, l'album Danger, seguito da Street rock'n'roller (1984), dagli EP Four figures e Live (entrambi 1985) e dal resto della produzione: Actor (1985), Live act II (doppio dal vivo, 1986), Love or money (1987, dopo il passaggio alla Invitation), Emotional color (1988), Still alive (Danger Crue 1989) e dall'ultimo Ingition, arrivato dopo una pausa discografica di tredici anni, nel 2002 (pubblicato da East-West Japan). Direi che possiamo fermarci qui, anche perché quasi tutte le pagine (poche) che parlano dei .44 Magnum, sono in lingua giapponese, idioma che da queste parti risulta particolarmente sconosciuto. I .44 Magnum fanno parte della raccolta The metal machine.


45 GRAVE

Gruppo formato dal batterista Don Bolles, cacciato dai Germs dal leader Darby Crash per gli atteggiamenti provocatori dei Vox Pop, un suo gruppo parallelo (non si finisce mai d'imparare). La cacciata di Bolles pose praticamente fine ai Germs. Bolles, pur continuando con i blasfemi Vox Pop, formò i 45 Grave, con Paul Cutler (produttore e in seguito chitarrista degli ultimi Dream Syndicate), Dinah Cancer (pseudonimo di Mary Sims, voce), Rob Graves (basso, Bags e Gun Club) e Paul Roessler (tastiere). Secondo un paio di Rockerilla, della partita faceva parte anche Pat Smear, chitarrista dei Germs. L'esordio su 45 giri fu Black cross (Goldar Records 1981), l'unico album di studio Sleep in safety (Enigma 1983, la stessa etichetta che li inserì nella raccolta The Enigma variations) e un album dal vivo (con il gruppo sciolto già dopo Sleep in safety) pubblicato dalla Restless nel 1988, Only the good die young. La stessa Restless pubblicò un'antologia nel 1990 (Autopsy).

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999

I 999 (il numero d'emergenza britannico, i nostro 113 e 112, insomma) si formarono a Londra nel 1976 per l'iniziativa di due compagni di scuola, Nick Cash (voce e chitarra) e Guy Days (voce e chitarra solista). Con l'aggiunta della sezione ritmica formata da Jon Watson (basso) e Pablo Labritain (batteria), la band nacque ufficialmente. Il quartetto debuttò dal vivo nel gennaio del 1977, al Cricket Club di Northampton e nel giro di qualche mese, suonando a Londra, raccolse un buon numero di fans, chiamati da allora The Crew. Il gruppo esordì con un singolo pubblicato nel settembre del 1977 da Labritain, l'etichetta del gruppo, I'm alive, seguito da altri due classici dei 999 a 45 giri, Nasty nasty (ottobre 1977) e Emergency (gennaio 1978). Il primo album, senza titolo, uscì nel marzo del 1978, seguito nell'ottobre dello stesso anno da Separates, dal quale fu tratto il singolo Homicide, censurato dalla BBC e nonostante questo, salito sino ai primi 40 posti della classifica britannica.

All'inizio del 1979, i 999 affrontarono il loro primo tour statunitense, baciato da pubblico in estasi e locali strapieni, pur in assenza di un contratto a stelle e strisce e dunque, con dischi reperibili solo d'importazione (notizie raccolte dal sito ufficiale: se le biografie fossero un po' più imparziali la ridicolaggine starebbe alla larga). La biografia ufficiale, in pratica, si ferma a questo punto, anche se i 999 sono attivi a tutt'oggi (6 dicembre 2006), ma quando c'è poco da dire è difficile continuare e raccontare altri 25 anni di nulla o poco più. Questa è la sintesi del resto. The biggest prize in sport, album del 1979 pubblicato da Albion, con Ed Case al posto di Pablo Labritain, all'epoca sotto le armi. Il 12 pollici The biggest tour in sport (Polydor 1980, pubblicato solo negli Stati Uniti). Gli album Concrete (1981), 13th floor madness (1984), Identity parade (1984: un bootleg?), Face to face (Labritain 1985) e una serie di antologie e album dal vivo. A seguire, un album dal vivo pubblicato solo negli Stati Uniti, Live in L.A. 1991 (Triple XXX), con Danny Palmer al basso, un nuovo disco nel 1993, You us it (Anagram Records), una raccolta di inediti, rarità e brani dal vivo, The Albion punk years (Anagram 1996), Scandal in the city (dai titoli delle canzoni presenti, un'altra raccolta, ma non so dire di più; Line 1997).

Gli ultimi anni: Live in Nashville 1979 (Anagram 1997), Emergency, i classici del gruppo riregistrati per l'occasione, pubblicato da Receiver nel 1997 (con Arturo Brassick al basso, anche se in copertina compare Jon Watson), Takeover (Get Back Records 1998), Slam! (Overground 1999, raccolta di demo dei primi anni '80), Dancing in the wrong shoes (1999), English wipeout (Overground 2001, due cd con due concerti registrati nel 1979 e nell'agosto del 1977) e Outburst (Overground 2003, demo e inediti del periodo 1977-1979). È tutto. I 999 compaiono nelle seguenti raccolte di casa mia: Indie punk classics, Urgh! A music war, The punk generation, volumi 1 (Punk rock will never die), 2 (Nasty nasty) e 3 (Heat of the street) e The Indie Scene, capitolo 1977.


Riepilogo biografie della e nella pagina

13th Floor Elevators - 101'ers - 1000 Mexicans - 20/20 - 24 Grana - 39 Clocks - .44 Magnum - 45 Grave - 999

Blues Magoos


Chocolate Watch Band


Dream Syndicate


Gun Club


Nazz


Passions - Public Image Ltd.


Ramones - Todd Rundgren


Sex Pistols


James Taylor

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