BIOGRAFIE
Mor
I Morgans fanno parte di quella cerchia di nomi misteriosi che gravitano attorno alla figura di Chlöe Le Fay, non meno misteriosa a sua volta. Il gruppo (o quello che è) è presente nella tripla raccolta Flesheaters - The return of the undead e in rete lo si rintraccia solo nelle pagine che parlano di questa o di altre raccolte dedicate al gothic-dark, come Flesh, fangs & filigree (1996, con la canzone Red or dead), Gothic erotica (1998, con le canzoni Red or dead e Say, quest'ultima presente anche in Flesheaters), Bride of darkness (1999, con il pezzo Crying by the kiss), A gothic masterpiece (1999, con Half girl/Half Jesus), Dark songs (2000, con la solita Say: tutte pubblicate dall'etichetta Dressed To Kill) e molte altre con titoli simili e repertorio che si ricicla dall'una all'altra con minime differenze. Esiste un nome che richiama il nostro, Morgans Baby, fondato da Peter Pumpkin Dixon e Chlöe Le Fay negli anni 2000, ma del quale si sa poco o nulla. Il nome Morgans dovrebbe essere all'origine anche del mistero Snagrom (vedi), ma poco o nulla è possibile riferire anche in questo caso. Adieu.
Prima dei Them
George Ivan Morrison nasce il 31 agosto 1945 a Belfast, Irlanda del Nord. Il giovane George, già cresciuto a suon di musica grazie alla passione del padre per i dischi di jazz e blues e alla madre cantante, lasciò la scuola e a quindici anni diede il via a una carriera ancora in corso (oggi: 21 novembre 2006). Le prime esperienze del giovane irlandese, a dire il vero, risalivano a qualche tempo prima, quando, ancora dodicenne, intraprese un tour con gli Hospital Stage Productions (non si sa con quale ruolo). Alla fine del 1957, il giovane George entrò nel suo primo gruppo vero e proprio, gli Sputniks, alla chitarra e voce, con Walter Blakely (washboard, l'asse da lavare, strumento tipico del bluegrass), Billy Ruth (chitarra), John McLean (al tea-chest bass...) e Gil Irvine (allo zobo, definito dalla fonte wind instrument).
Nel 1959, con George Jones (chitarra), Billy McAllen (chitarra), Roy Kane (batteria e voce) e sé stesso al sassofono e voce, Morrison fu il membro di un gruppo che cambiava nome ogni settimana: Thunderbirds, Four Jacks, Aces e Jokers furono solo alcuni dei moniker usati dai quattro (il primo fu Thunderbirds). Al gruppo si unì in seguito anche il pianista Bill Dunn, con Morrison anche nei Deanie Sands & the Javelins (gruppo formato da Morrison - chitarra, sax e voce - Bill Dunn, Evelyn Boucher, voce, George Jones, chitarra, Billy McAllen, chitarra e Roy Kane, batteria). Quest'ultimo gruppo si trasformò in Monarchs nel 1960, con George Jones, Van Morrison, Billy McAllen, Roy Kane e il tastierista Wesley Black. In quel periodo (1960), Van Morrison, dopo aver lasciato la scuola, per mantenersi lavava i vetri, mentre i Monarchs si allargarono con l'aggiunta di Jimmy Law (voce), Davey Bell (sax), Leslie Holmes (tromba) e un certo Ronnie (trombone). Tra il 1961 e il 1962, l'irlandese fece fugaci apparizioni con gruppi quali Half Cuts (con George Jones e tale Geordie Sproule), Great Eight (con Harry 'Mac' Megahey, sax e tromba e non si sa chi altri), con il combo dello stesso Megahey (Harry Mac Showband), Olympics (con Harry Baird), e Regents Showband (ancora con Harry Baird).
Nel 1963 Morrison riprese l'attività con i Monarchs, che dopo qualche concerto mutarono formazione: ai soliti George Jones, Van Morrison, Billy McAllen e Wesley Black, si aggiunsero il già conosciuto Harry Mac Megahey, George Hethrington (voce) e Laurie McQueen (batteria). Nel giugno del 1963 il gruppo iniziò un tour scozzese, poi passò in Inghilterra e infine, nell'agosto di quell'anno, in Germania. Non è chiaro, dalle dichiarazioni raccolte, come il gruppo sia diventato un sestetto nel luglio del 1963 (in soldoni: chi se n'era andato?). Il diciassettenne Morrison suonò per quattro mesi in Germania, al ritmo di quattro set a serata. I Monarchs, ancora con la formazione a sette citata poco sopra, diventarono International Monarchs, con una formazione mutata (il ritorno di Roy Kane alla batteria e la sostituzione di Hethrington con 'King' Oliver Trimble alla voce - Hethrington e McQueen lasciarono il gruppo a Francoforte). La prima apparizione discografica di Van Morrison risale al novembre del 1963, in un singolo attribuito a Georgie and the Monarchs, Boo-Zooh/O twingy baby. I Monarchs tornarono a Londra, dove si sciolsero subito dopo. Van tornò poi a Belfast e in seguito si unì ai Manhattan Showband, con George Sproule, Billy McAllen e Herbie Armstrong. Nel frattempo, il singolo di Georgie and the Monarchs aveva raggiunto il numero 4 della classifica tedesca.
Nella primavera del 1964, i Manhattan Showband suonarono a Newcastle, dove videro in concerto l'Alan Price Set, il gruppo che diventerà Animals. Ritornato a Belfast, Morrison si unì come sassofonista agli Orchid e poi ai Golden Eagles (Brian Rossi all'organo, Herbie Armstrong alla chitarra, Van Morrison all'armonica, sax e voce e Tito Tinsley al basso; il gruppo, in ogni caso, comprendeva undici elementi, nove ragazzi e due ragazze). Altra esperienza nel 1964 con i Gamblers, un gruppo formato nel 1962 e comprendente, nel momento dell'arrivo di Morrison (al sax e voce), Billy Harrison (chitarra e voce), Alan Henderson (basso), Ronnie Millings (batteria) e Eric Wrixon (tastiere): siamo arrivati finalmente al sodalizio dal quale nasceranno i Them.
I Gamblers avevano sostituito i Tornados come backing-band del rocker Billy Fury. Dopo l'arrivo di Morrison, i Gamblers, che chiamavano sé stessi I Qualcosa, decisero di cambiare nome e di adottarne uno che fosse breve e di una singola parola. I Them esordirono dal vivo il 17 aprile 1964 al Rhythm & Blues Club di Belfast, davanti a una quarantina di persone. I Rolling Stones avevano suonato all'inaugurazione dello stesso club, qualche tempo prima. Nel maggio del 1964, i Them registrarono le prime session di studio, per la produzione di Peter Lloyd. Il gruppo firmò un contratto discografico con la Decca Records e volò a Londra per registrare l'esordio, dopo la sostituzione di Wrixon con Patrick 'John' McAuley. Nel luglio del 1964, durante le session allo studio della Decca a West Hampstead, i Them registrarono numerose canzoni, tra le quali Gloria. Dopo aver suonato in tour con i Pretty Things e aver supportato il bluesman Jimmy Reed, i Them tornarono a Belfast. L'esordio del gruppo, il singolo Don't start crying now/One two brown eyes, fu pubblicato il 4 settembre 1964. In quello stesso periodo, i Them apparvero per la prima volta in televisione, durante uno show della ITV.
Il secondo singolo, Baby, please don't go/Gloria, fu pubblicato il 6 novembre del 1964 (si vocifera che in Baby, please don't go ci sia la chitarra di Jimmy Page): il disco scalò le classifiche sino al secondo posto irlandese, al quinto britannico, al primo olandese e al numero 108 statunitense. La terza versione dei Them durò poche settimane, quando Ronnie Millings lasciò il gruppo e fu sostituito da Patrick John McAuley, che passò dalle tastiere alla batteria. Con il ritorno di Eric Wrixon alle tastiere, si suppone che McAuley sia rimasto alla batteria (siamo nel dicembre del 1964), ma all'inizio del 1965, Wrixon fu rimpiazzato da Jackie 'Griffith' McAuley, fratello di Patrick. L'EP Them uscì sul mercato nel febbraio del 1965, il terzo singolo, Here comes the night, nel marzo successivo (raggiungendo il numero 2 britannico e il numero 24 statunitense). I rapporti tra Van Morrison e il resto del gruppo cominciarono a incrinarsi: Jackie McAuley disse che il rosso irlandese non pronunciò una sola parola per tre giorni interi "e noi vivevamo con lui 24 ore al giorno!". Proprio Jackie McAuley lascerà il gruppo nell'aprile del 1965. La sesta versione dei Them fu un quartetto durato il tempo di qualche concerto.
In seguito ci fu ancora un ritorno di Eric Wrixon, per circa sei settimane. Wrixon fu rimpiazzato da un altro ritorno, quello di Ronnie Millings (alle tastiere, bisogna ricordarlo: Millings era stato il batterista dei Them). La nona versione dei Them non è chiara: nel gruppo arrivò il tastierista Peter Bardens, ma secondo alcuni, Ronnie Millings passò alla batteria, anche se non si capisce dove finisca e a fare cosa, Patrick John McAuley. Millings, in ogni caso, abbandonò il gruppo che si apprestava a registrare il primo album (tarda primavera del 1965). Them fu pubblicato in Irlanda del Nord alla fine di maggio del 1965 e in Gran Bretagna il 10 giugno: il disco (che alcuni citano come The angry young Them, la scritta che appare sul retro-copertina) sarà il più venduto della classifica irlandese del 1965, l'ottavo in Gran Bretagna e raggiungerà il numero 54 della classifica USA. Il singolo tratto dall'album, One more time/How long baby, il quarto del gruppo, arrivò al numero uno in Irlanda e al numero 4 in UK, mentre in USA non fu nemmeno pubblicato. Durante l'estate del 1965, Billy Harrison lasciò i Them, sostituito da Joe Boni o Joe Baldi (dopo una breve parentesi come quartetto: decima e undicesima versione della band). Poco tempo dopo, fu Patrick McAuley a lasciare, rimpiazzato da Terry Noone.
Il quinto singolo, (It won't hurt) Half as much/I'm gonna dress in black, pubblicato nell'agosto del 1965, fu registrato dalla formazione comprendente Harrison e McAuley. Al gruppo, in fase di sfaldamento, giunse la notizia che Billy Harrison e Patrick McAuley avevano fondato una band dal nome Them, rivendicando il possesso del moniker. La tredicesima versione della band, rimessa in piedi da Van Morrison e Alan Henderson, comprendeva Joe Boni (o Baldi), rimpiazzato in breve tempo da Jim Armstrong, il ritornato Eric Wrixon, il sassofonista Ray Elliott e il batterista John Wilson. Wrixon, come sempre, se ne andò dopo poco tempo, e i Them in versione quintetto registrarono allo studio londinese della Decca. I Them di Patrick McAuley (che in qualche caso si facevano chiamare Some of Them), nel frattempo, con un altro ex, il fratello Jackie 'Griff' McAuley, un certo Ken (Billy Harrison) e addirittura, un certo Mark (si vocifera fosse lo stesso Van Morrison!), iniziarono un braccio di ferro con i Them veri e propri. Il sesto singolo dei Them veri, Mystic eyes/If you and I could be as two (novembre 1965), raggiunse il numero 33 in USA, ma fu un fallimento in UK. Un secondo album del gruppo fu completato verso la fine del 1965.
Il gruppo tenne dei concerti in Gran Bretagna e in Europa, ma il batterista John Wilson, troppo giovane per ottenere il permesso di girare il vecchio continente, fu sostituito da un session-man del quale non si conosce il nome e nel gennaio del 1966, fu rimpiazzato da Dave Harvey. Il 12 gennaio del 1966, uscì il secondo album dei Them, Them again, nel periodo in cui la causa tra il gruppo di Van Morrison e i Them dei McAuley arrivò in tribunale. Nel marzo del 1966 fu pubblicato il settimo singolo del gruppo, Call my name/Bring 'em on in e mentre l'album si fermava al numero 138 di Billboard, i Them registrarono l'ultima session della loro storia. Maggio 1966, ottavo singolo, Richard Cory/Don't you know, nel periodo in cui il gruppo intraprese un tour statunitense. Dopo l'apparizione al programma televisivo American bandstand, i Them furono ingaggiati per diciassette (o diciotto) serate al Whisky A Go-Go di Los Angeles, per un totale di ventiquattro concerti.
Durante la permanenza losangelena, i Them supportarono Captain Beefheart & His Magic Band (e con loro, durante una serata, si esibì anche Frank Zappa) e i Doors e durante l'ultimo concerto, Jim Morrison e i Doors salirono sul palco per suonare con il gruppo una jam-session sul tema di Gloria e una versione di In the midnight hour: il supergruppo comprendeva due tastiere, due chitarre, due batterie, il basso di Alan Henderson e i due Morrison, Van e Jim. Le tensioni tra i membri del gruppo aumentarono sempre più e dopo un breve tour alle Hawaii, Van Morrison lasciò i Them per tornarsene a Londra, lasciando gli altri a Los Angeles. Il nono e ultimo singolo della band, uscì nell'agosto del 1966, I can only give you everything/Don't start crying now. La sedicesima versione dei Them, dopo il ritorno a Belfast, vide anche Van Morrison in una formazione a quattro comprendente Alan Henderson, Jim Armstrong e il nuovo batterista Sammy Stint, un cugino di Van.
Verso la fine di settembre 1966, i Them suonarono gli ultimi concerti. Van Morrison cominciò le audizioni per fondare un nuovo gruppo (composto dal chitarrista Eric Bell, il batterista Joe Hanratty e il bassista Mick Brown). Alan Henderson continuò con una nuova versione dei Them, che pubblicò l'album Now and Them nel 1968 (e ulteriori reunion sino al 1979), mentre Van Morrison diede il via alla sua lunghissima carriera solista.
Van Morrison: solista
Le prime incisioni soliste di Van Morrison, risalgono all'inizio della primavera del 1967, guidate dal proprietario e fondatore dell'etichetta Bang, Bert Berns. Dalle session scaturì il primo singolo solista di Van Morrison, Brown-eyed girl (numero 10 nella classifica USA). Con le session di quel periodo furono imbastiti un paio di album, a partire da Blowin' your mind! (1967), pubblicato senza il consenso dell'autore, secondo una sua stessa intervista rilasciata a Rolling Stone nel 1969. Da The best of the Van Morrison (1967) in poi, gli album che hanno attinto al periodo Bang sono almeno sei (contando Blowin' your mind!). La morte di Bert Berns, i problemi finanziari e la scimmia alcolica, spinsero Van Morrison verso una pericolosa china discendente, dalla quale si risollevò firmando un contratto con la Warner Bros e pubblicando il suo primo, autentico album solista, il celeberrimo Astral Weeks (1968). L'esordio non ebbe alcun successo presso il pubblico, a differenza della critica, a dir poco in visibilio.
Da Boston (dove si era spostato dopo la morte di Bert Berns), Morrison si trasferì nell'area di Woodstock e nel 1970 pubblicò Moondance, numero 29 della classifica USA e considerato da alcuni critici addirittura superiore ad Astral weeks. La produzione dell'ex Them non conobbe soste: His Band and the Street Choir (1970), Tupelo honey (1971) e Saint Dominic's preview (1972, numero 15 di Billboard, con la splendida Jackie Wilson said (I'm in heaven when you smile), ripresa anche dai Dexy's Midnight Runners del secondo album, Too-rye-ay). Hard nose the highway (1973) fu inciso da un Van Morrison estremamente prolifico, tanto che fu la Warner Bros a convincere l'autore a non incidere un doppio album con tutto il materiale a disposizione. Alcune canzoni scartate da quelle session furono utilizzate per il successivo Veedon fleece (1974, pubblicato dopo il live It's too late to stop now) e il resto, con l'antologia di outtakes The philosopher's stone, pubblicata dalla Polydor nel 1998. Morrison, nel frattempo, si era separato dalla moglie, la violinista Janet Planet, in un periodo in cui cominciò a soffrire sempre più spesso di panico da palco, un'ansietà e una fobia che prende il performer prima o durante un concerto.
Morrison annunciò un album in preparazione, che sarebbe dovuto uscire nel 1975 e del quale anticipò anche il titolo (che cambiò più volte), un progetto che alla fine fu abbandonato (molte canzoni vedranno la luce nell'antologia del 1998 già citata). Nel 1976 Van Morrison partecipò al saluto straordinario della Band, tenuto al Winterland di San Francisco, la sua prima apparizione su un palco dopo molto tempo. Il ritorno discografico fu un album dal titolo emblematico, A period of transition (1977), prodotto in coppia con Dr. John, seguito da Wavelenght (1978), Into the music (1979) e Common one (1980), i dischi che spinsero sino in fondo la scoperta spirituale abbracciata dall'autore in quel periodo. Gli anni '80 si aprirono con Beautiful vision (1982) e continuarono con Inarticulate speech of the heart (1983), Live at the Grand Opera House Belfast (1984), A sense of wonder (1985, dopo l'abbandono della Warner Bros e il passaggio alla Mercury) e una lista (quasi) infinita che continuerà schematicamente: No guru, no method, no teacher (1986), Poetic champion compose (1987), Irish heartbeat (1988, con il gruppo folk irlandese Chieftains), Avalon sunset (1989) e per concludere gli anni '80, Enlightenment (1990).
Gli anni '90 si aprirono con Hymns to the silence (1991) e continuarono con Too long in exile (1993), un album che vide la partecipazione di John Lee Hooker e un ritorno di Van Morrison nelle zone alte della classifica di Billboard (numero 29). La critica, invece, si dimostrava sempre più indifferente verso i lavori dell'irlandese. La lista degli album continua con Days like this (1995, numero 33 di Billboard), How long has this been going on (1995, registrato dal vivo al Ronnie Scott's Club di Londra con Georgie Fame and Friends), Tell me something: the songs of Mose Allison, disco di un quartetto che comprende Van Morrison, Mose Allison (autore di tutti i pezzi), Georgie Fame e Ben Sidran, pubblicato dalla Verve nel 1996 (numero uno nella classifica jazz di Billboard) e l'album canonico The healing game (1997). Back on top (Pointblank/Virgin 1999) fu un ritorno alle atmosfere rhythm'n'blues dopo anni di sonorità jazz e un buon successo nella classifica di Billboard (numero 28), seguito da The skiffle sessions - Live in Belfast (2000, registrato dal vivo nel 1998 con Lonnie Donegan e Chris Barber), You win again (Virgin 2000, in coppia con Linda Gail Lewis), Down the road (Universal 2002, numero 25 di Billboard e numero 6 in UK), What's wrong with this picture? (Blue Note 2003).
Non mancano che Magic time (Geffen 2005) e l'ultimo titolo a tutt'oggi (21 novembre 2006), Pay the devil (Lost Highway 2006), un live con materiale del 2005. Van Morrison compare anche nella colonna sonora del film The king of comedy.
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