BIOGRAFIE
Man
Gruppo gallese formato nel 1968 dai precedenti Bystanders, composti a loro volta da Jeff Jones (batteria), Ray Williams (basso), Clive John (organo), Micky Jones e Vic Oakley (chitarre). Con la partenza di Oakley e l'arrivo di Roger 'Deke' Leonard, già nei Jets e in seguito nei Dream, i Bystanders cambiarono nome in Man. Il gruppo esordì su album nel gennaio del 1969, con l'album Revelation, pubblicato da Pye Records, seguito nel settembre del 1969 da Two Ozs of plastic with a hole in the middle (pubblicato da Dawn, una sussidiaria della Pye Records). Dopo il passaggio alla Liberty Records, il gruppo pubblicò il terzo album, Man (marzo 1971), con i nuovi Martin Ace al basso e Terry Williams alla batteria (in seguito nei Rockpile e nei Dire Straits). Quarto album nei negozi nel novembre del 1971, dal titolo lunghissimo, Do you like it here now? Are you setting in alright? (United Artists, come i successivi), prodotto per la prima volta dal gruppo stesso.
Il quinto album (Be good to yourself at least once a day, novembre 1972) registrò i cambiamenti al basso (Will Youatt) e all'organo (Phil Ryan), ma a mancare è il chitarrista Roger Deke Leonard, sostituito dall'ex organista Clive John. L'album fu prodotto dai Man e da Dave Edmunds, mentre l'ingegnere del suono fu Roy Thomas Baker. Con Back into the future (settembre 1973, prodotto da Vic Maile), Clive John sparì sul serio, sostituito da Tweke Lewis, mentre con Rhinos Winos and Lunatics (maggio 1974, prodotto da Roy Thomas Baker) i cambiamenti riguardarono il basso (l'arrivo di Ken Whaley), l'organo (Malcolm Morley) e il ritorno alla chitarra di Roger Deke Leonard. Ottavo album pubblicato nell'ottobre del 1974, Slow motion, con una formazione ridotta per la prima volta a un quartetto, per la partenza dell'organista Malcolm Morley. I cambiamenti di The Welsh connection (marzo 1976): una nuova etichetta (MCA), un nuovo bassista (John McKenzie) e il ritorno dell'organista Phil Ryan, per formare nuovamente un quintetto. The Welsh connection fu l'ultimo album della prima fase dei Man, che si sciolsero subito dopo la pubblicazione.
La pausa discografica durò sino all'inizio degli anni '90, quando il gruppo si riformò con Micky Jones (chitarra), Roger Deke Leonard (chitarra), Martin Ace (basso) e John Weathers (batteria) e registrò l'album The twang dynasty (Road Goes On Forever, novembre 1992). Il successivo Call down the Moon uscì nel novembre del 1994, pubblicato da Hypertension e registrato dalla stessa formazione della reunion. Endangered species (Evangeline Recorded Works, giugno 2000) vide il ritorno di Phil Ryan (tastiere) e il nuovo Bob Richards alla batteria. Undrugged (Point, aprile 2002) è un album acustico che fu registrato nel corso degli anni (almeno sei) e con formazioni diverse: non compare Phil Ryan (il tastierista è Gareth Thorrington), mentre i batteristi sono due, Bob Richards e il vecchio Terry Williams. Arriviamo all'ultimo lavoro dei Man, Diamonds and coal, pubblicato il 23 novembre del 2006 da Point e caratterizzato da un cambiamento quasi totale della formazione, tanto che è arduo riconoscervi il gruppo precedente: l'unico rimasto dei vecchi è Martin Ace al basso, gli altri sono George Jones (chitarra), Josh Ace (chitarra) e i già noti Gareth Thorrington e Bob Richards. I Man fanno parte delle triple raccolte The metal box (volume uno) e The sixties to seventies in search of space (volume due).
Gruppo franco-ispano-magrebino nato nel 1987 a Sevres, periferia di Parigi e guidato da Manu Chao, Mano Negra potrebbe essere l'esempio illuminante del significato di crossover: nulla a che vedere con i gruppi (soprattutto californiani) che dalla metà degli anni '80 cominciarono a mischiare lo scibile musicale mischiabile, ma nello stesso tempo, medesima voglia di gettare in un grande paiolo tutte le passioni a sette note possibili, con grande personalità e un profumo mediterraneo inconfondibile (ma senza dimenticare una delle più grandi influenze del gruppo, i Clash). Manu Chao, francese nato da genitori spagnoli, al secolo Josè-Manuel Thomas Arthur Chao, fondò il gruppo dopo un'esperienza negli Hot Pants. L'esordio su 45 giri fu Mala vida, un piccolo successo indipendente e il debutto su album Patchanka, pubblicato nel 1988, indicante già nel titolo (un tipo di danza spagnola ossessiva e oltraggiosa) la filosofia e la denominazione scelta dal gruppo stesso per la propria musica.
Firmato un contratto discografico con la Virgin, Mano Negra dilagò nel resto dell'Europa e del mondo: il secondo album, Puta's fever (1989), fu un successo internazionale, anche grazie all'indefessa attività live del gruppo, tra i quali impegni, è possibile citare la partecipazione ad Arezzo Wave '90 (e relativa compilation). Impegnati in progetti concertistici sempre più sfiancanti e originali, i ragazzi trovarono il tempo di incidere King of bongo (1991), l'album meno compiuto della Mano Negra, dove la stanchezza si sente in maniera palpabile e nonostante questo, ancora un ottimo lavoro. Il gruppo era in progressivo disfacimento, ma ci vorrà l'ennesimo progetto pazzesco per porre la parola fine. L'Expreso del hielo è un tour itinerante compiuto a bordo di un treno in Colombia, in compagnia di altri artisti di strada, un'idea meravigliosa, ma allo stesso tempo piena di insidie tali da portare all'esaurimento. Con registrazioni risalenti a un paio d'anni prima, nel 1994 uscì l'ultimo album a nome Mano Negra (nel frattempo interessata da continui cambi di formazione), Casa Babylon. Manu Chao, dopo qualche anno di stop, inizierà una carriera solista di straordinario successo.
'Gli altri gruppi suonano, i Manowar UCCIDONO!'. Questo il messaggio semplice e pacifico che apre il sito ufficiale dei Manowar. Lasciando perdere l'animo gentile dei nostri paladini del metallo epico e medievale, vediamo come nacque quella che secondo molti è la più grande fonderia sonora dall'epoca delle martellate di Efesto. Joey DeMaio era un roadie dei Black Sabbath (responsabile di chitarre-basso ed effetti pirotecnici) e fu durante il tour britannico di Heaven and hell, nel 1980, che incontrò a Newcastle tale Ross the Boss (al secolo Ross Funichello), il chitarrista del gruppo di supporto, gli Shakin' Street. Ross the Boss potrà anche essere nominato come tale, ma nel suo ruolino di marcia figura un nome a dir poco importante per la musica statunitense, Dictators. I due si piacquero e spinti da Ronnie James Dio, la divinità vocale di quei Black Sabbath, decisero di mettere in piedi un gruppo metallico con tutti i crismi. DeMaio (basso) e Ross the Boss (chitarra), reclutarono il cantante Eric Adams (al secolo Louie Maurillo) e il batterista Karl (o Carl) Kennedy e fondarono i Manowar. Dopo la registrazione di un demotape nel 1981, Kennedy abbandonò il gruppo e fu rimpiazzato da Donnie Hamzik.
L'album di debutto, Battle hyms, pubblicato nel 1982 da Liberty Records, vide la partecipazione, che più straordinaria non si può, di Orson Welles, in veste di narratore, un'esperienza che si ripeterà di lì a poco. Con il secondo lavoro, Into the glory ride (1983), la batteria passò nelle mani di Scott Columbus e l'etichetta diventò la Megaforce, mentre il 1984 fu l'anno di ben due lavori dei Manowar, Hail to England e Sign of the hammer (quest'ultimo pubblicato da 10 Records). Tra il primo e il secondo lavoro, i Manowar ritrovarono nel loro studio il genio di Orson Welles, per la registrazione del singolo Defender (1982). I primi album dei Manowar furono accolti da critiche entusiaste e da buoni risultati commerciali, tanto che il gruppo diventò una specie di mito per i fans del metallo più duro: per il tour inglese di Hail to England, c'informa il sito di Wikipedia, i Manowar dovevano fare da spalla ai danesi Mercyful Fate, ma i ruoli furono invertiti a furor di popolo. Fighting the world, il lavoro del 1987, vide il passaggio alla major Atlantic e la riproposizione della vecchia Defender (datata 1982), a due anni dalla morte di Orson Welles.
Kings of metal (1988), considerato dai fans come il capolavoro del gruppo, attirò sui Manowar critiche feroci per alcuni testi all'apparenza misogini e nazisti (si dice...), insinuazioni respinte dagli esperti manowariani e dal gruppo stesso. Dopo il tour mondiale, Ross the Boss decise di essere stanco della vita on the road e lasciò il gruppo. Il sostituto del chitarrista, David Shankle, fu scelto da una rosa infinita di candidati. Scott Columbus lasciò il gruppo per poter stare vicino al figlio gravemente ammalato e fu sostituito da Kenney Earl Edwards, in arte Rhino. La nuova formazione incise un unico album, The triumph of steel (1992) e cominciò un tour lungo un biennio. I Manowar del 1996 (Louder than hell, pubblicato dalla nuova etichetta dei nostri, la Geffen) si presentarono con il nuovo chitarrista Karl Logan e il vecchio batterista Scott Columbus. Il gruppo scomparve a livello di pubblicazioni e il mercato accolse due lavori dal vivo, Hell on wheels (BMG 1997) e Hell on stage (Metal Blade 1999). Un nuovo lavoro di studio uscì nel 2002, Warriors of the world (Nuclear Blast), l'ultimo sino a questo momento per quanto riguarda i Manowar: il successivo è già stato annunciato e dovrebbe uscire per la fine del 2006 (oggi: 27 settembre 2006) con il titolo di Gods of war. I Manowar compaiono nella raccolta Hell comes to your house.
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